AMBIENTE – “Effetto serra? Non esiste”: Pdl all’attacco di Kyoto e Ue

Mozione a firma Dell’Utri: “Cambiamenti climatici modesti, e comunque non dannosi”

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di ANTONIO CIANCIULLO

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I cambiamenti climatici non esistono. E se esistessero farebbero un gran bene. Parola di Pdl. Non è una barzelletta. E’ una mozione che porta, tra le varie firme di esponenti della maggioranza, anche quelle di Dell’Utri, Nania e Poli Bortone. In polemica con la Commissione europea che dà “per scontata l’attribuzione della responsabilità del riscaldamento globale in atto da circa un secolo nell’atmosfera terrestre all’emissione dei gas serra antropogenici”, i parlamentari del centrodestra professano senza esitazione la loro fede scettica. Sostengono che “una parte consistente e sempre più crescente di scienziati studiosi del clima non crede che la causa principale del peraltro modesto riscaldamento dell’atmosfera terrestre al suolo finora osservato (compreso fra 0,7 e 0,8 gradi centigradi) sia da attribuire prioritariamente ed esclusivamente all’anidride carbonica di emissione antropica”.

E se invece il mutamento climatico fosse veramente in atto? Niente paura – si legge nella mozione che verrà discussa giovedì in Senato – sarebbe una gran bella cosa: “Se pure vi fosse a seguito dell’aumento della concentrazione dell’anidride carbonica nell’atmosfera un aumento della temperatura terrestre al suolo, i conseguenti danni all’ambiente, all’economia e all’incolumità degli abitanti del pianeta sarebbero molto inferiori a quelli previsti nel citato Rapporto Stern e addirittura al contrario maggiori potrebbero essere i benefici”.

Non è puro amore del paradosso. Nel mirino ci sono, ancora una volta, gli accordi di Kyoto e l’impegno dell’Unione europea ad arrivare agli obiettivi del 20 – 20 -20, cioè a far correre la macchina dell’industria europea per renderla in tempi rapidi più competitiva sul mercato internazionale aumentando l’efficienza e diminuendo la dipendenza dai combustibili fossili: “Gli obiettivi intermedi e le relative sanzioni introdotte dal cosiddetto Protocollo di Kyoto e dal cosiddetto Accordo 20-20-20 si muovono in antitesi alla dinamica degli investimenti in ricerca”.


Al testo presentato dalla maggioranza verrà contrapposta una mozione dell’opposizione. “Quelle della maggioranza sono affermazioni che fanno a pugni con il consenso scientifico e politico maturato in tutta Europa sui mutamenti climatici e danno la misura della marginalità del governo italiano rispetto al modo in cui i principali paesi industrializzati stanno organizzandosi per rispondere alle due crisi che si intrecciano: la crisi economica e la crisi climatica”, commenta Roberto Della Seta, capogruppo pd in commissione Ambiente.
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31 marzo 2009
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EFFETTO SERRA

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La Terra soffoca per l’inquinamento, anche il clima sembra impazzire. Al termine di un ventennio che ha visto crescere di quasi mezzo grado la temperatura media sulla Terra e aumentare il numero e l’intensità degli eventi meteorologici estremi (uragani, inondazioni, ondate di calore, siccità), in molti ormai ipotizzano che siamo già entrati nell’era dell’effetto serra. Certo l’effetto serra è una minaccia sempre più concreta, che rischia di diventare incontrollabile se continuerà ai ritmi attuali l’immissione nell’atmosfera dei cosiddetti “gas di serra’, sostanze prodotte dalle attività industriali – in particolare l’anidride carbonica, prodotta dalla combustione di carbone petrolio e gas – o liberate per effetto di fenomeni, come la deforestazione, causati dall’uomo. I rischi sono elevatissimi, perché un aumento ulteriore anche di pochi decimi di grado della temperatura terrestre innescherebbe una terribile reazione a catena: parziale scioglimento delle calotte polari, innalzamento del livello di mari e oceani, tropicalizzazione del clima in molte regioni oggi temperate (compresa parte dell’Italia). In base al Protocollo di Kyoto, firmato nel 1997, ogni Paese o gruppo di Paesi ha sottoscritto un proprio obiettivo di riduzione delle emissioni di anidride carbonica. Tra i Paesi industrializzati, responsabili di gran parte delle emissioni che minacciano il clima e cui tocca perciò lo sforzo maggiore per una loro riduzione, solo l’Unione europea ha in parte tenuto fede ai suoi impegni; quanto all’Italia, malgrado alcuni positivi passi in avanti — siamo stati uno dei primi Paesi ad adottare una “energy-carbon tax”, imposta che grava sugli usi energetici a maggiore impatto climalterante -, l’obiettivo di ridurre del 6,5% le emissioni di CO2 entro il 2010 resta lontanissimo. Ora il fallimento della Conferenza dell’Aja, dove l’Europa non è riuscita ad imporre a Stati Uniti e Giappone l’accettazione di misure incisive per curare la febbre del pianeta, mette tutti davanti a un bivio: o i governi, le forze politiche, i sistemi economici, gli stessi consumatori si muoveranno in fretta per fermare l’aumento delle emissioni che stanno alterando il clima, oppure tra pochi anni dovremo fronteggiare non più una minaccia, ma una drammatica realtà.
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COS’E’ L’EFFETTO SERRA

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Alcuni dei gas presenti nell’aria, detti “gas serra”, hanno la capacità di assorbire il calore di quella quota di radiazioni solari che una volta “rimbalzate” sulla superficie terrestre sfuggirebbero poi verso lo spazio: più cresce la loro concentrazione, e più aumenta la quantità di calore intrappolata nell’atmosfera e dunque, tendenzialmente, la temperatura sul nostro pianeta. Sono “gas serra’ l’anidride carbonica (C02), i clorofluorocarburi (CFC), il metano (CH4), l’ossido di azoto (N20), l’ozono troposferico (03). La concentrazione dei ‘gas serra” nell’atmosfera cresce sia per l’aumento delle emissioni sia, nel caso dell’anidride carbonica, per la sistematica distruzione di milioni di ettari di foresta: gli alberi, infatti, agiscono da veri e propri “accumulatori” di carbonio, e per ogni ettaro di foresta bruciato cresce quindi di un po’ la quantità di anidride carbonica liberata nell’aria, e con essa l’effetto serra.  A partire dalla rivoluzione industriale, la concentrazione dei “gas serra” nell’atmosfera è progressivamente aumentata: era di 280 parti per milione alla metà dell’Ottocento, è oggi di 370 parti per milione. Parallelamente, si è verificato anche un graduale aumento della temperatura media, che negli ultimi anni ha subìto un’accelerazione: gli anni ’90 sono stati il decennio più caldo a memoria d’uomo, e al ’98 è toccato il record di anno più caldo mai registrato
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LE CAUSE

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A provocare l’effetto serra sono l’anidride carbonica, i clorofluorocarburi, il metano, l’ossido di azoto, l’ozono troposferico: gas la cui concentrazione aumenta sempre di più per una serie di cause tutte legate ad attività umane. Gran parte della responsabilità per il progressivo riscaldamento del nostro pianeta va addebitata al modello energetico dominante: l’80% delle emissioni di anidride carbonica, il principale “gas serra”, proviene dalla combustione del carbone, del petrolio e del metano, dunque dall’attività delle centrali termoelettriche, dai fumi delle industrie, dagli scarichi delle automobili. Ma sotto accusa ci sono anche i fertilizzanti azotati usati in agricoltura, che oltre ad alimentare il fenomeno dell’eutrofizzazione che sta uccidendo decine di laghi e mari, tra cui l’Adriatico, sono anche responsabili di buona parte delle emissioni di ossido di azoto.
Infine altri due “imputati” di primo piano sono i clorofluorocarburi responsabili della distruzione della fascia di ozono, la cui produzione per fortuna è in rapida diminuzione, e la deforestazione, che nelle foreste tropicali procede al ritmo di un campo di calcio al secondo. Quanto alla parte di ‘colpa” delle varie aree geo-politiche del mondo, il dato che salta subito agli occhi e che oltre la metà delle emissioni di anidride carbonica e degli altri “gas serra” viene dai Paesi industrializzati – Stati Uniti, Unione europea, Canada, Giappone, Australia – dove vive appena un quinto della popolazione mondiale.
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GLI EFFETTI

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Se le emissioni dei “gas di serra” in atmosfera proseguiranno ai ritmi attuali, dovremo attenderci nei prossimi decenni un riscaldamento globale del pianeta compreso tra 1 e 3,5 gradi centigradi. Le conseguenze di questo aumento della temperatura sarebbero catastrofiche a vari livelli.
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INNALZAMENTO DEL LIVELLO DEI MARI
Il riscaldamento provocherebbe il parziale scioglimento dei ghiacci e un’espansione termica degli oceani, con un innalzamento prevedibile del livello dei mari di 15-95 centimetri. Regioni come la Florida, la Louisiana, la zona costiera giapponese o il Delta del Po, Paesi come il Bangladesh o l’Egitto, arcipelaghi come le Isole Marshall, città come Atene, Boston, Tokyo, Nuova Delhi, Amsterdam, Londra, Leningrado, Venezia o Trieste potrebbero venire parzialmente sommerse.
ALTERAZIONI CLIMATICHE
I periodi di siccità, che già in questi anni si sono estesi dalle latitudini equatoriali a molte regioni temperate in Europa e negli Stati Uniti, si moltiplicherebbero, e vaste aree intensamente coltivate che oggi forniscono grano e cibo a tutto il mondo, come le grandi pianure nordamericane ma anche in parte la Pianura Padana, potrebbero diventare zone aride non adatte all’agricoltura. Al tempo stesso, l’aumento della temperatura produrrebbe un’intensificazione e una maggiore estensione di eventi meteorologici estremi come alluvioni, inondazioni, cicloni tropicali.
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EFFETTI SANITARI
Quanto più crescerà la temperatura sulla Terra, tanto più aumenterà anche l’incidenza e la diffusione di malattie tropicali. Secondo alcune stime, per esempio, se non verrà fermato l’effetto serra la parte della superficie terrestre a rischio-malaria passerà dal 45% al 60%.
DISTRUZIONE DELLE SPECIE ANIMALI
La febbre del pianeta accelererebbe l’estinzione di migliaia di specie animali e vegetali, non più in grado di sopravvivere nelle mutate condizioni climatiche. Lo scioglimento dei ghiacci potrebbe compromettere irrimediabilmente interi ecosistemi. Tra le specie più a rischio orsi polari e pinguini, salmoni e trichechi, foche e tigri, e poi ambienti già oggi fortemente minacciati come le barriere coralline. Infine, si assisterebbe alla crescente tropicalizzazione di mari “temperati” come il Mediterraneo, dove la fauna e la flora autoctone verrebbero progressivamente soppiantate da specie provenienti dai mari del sud.
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I RIMEDI

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La minaccia dell’effetto serra è conosciuta da molti anni, ma i governi faticano maledettamente a compiere gli atti necessari per fermarla. Il petrolio e gli altri combustibili fossili, cui si deve gran parte delle emissioni, continuano a farla da padroni nei sistemi energetici dei Paesi più ricchi, mentre restano al palo le fonti “pulite” e si fa pochissimo per promuovere il risparmio energetico. In base al Protocollo di Kyoto firmato nel 1997, le nazioni industrializzate hanno preso l’impegno di ridurre le emissioni di anidride carbonica di almeno il 5% entro il 2008-2012 rispetto ai livelli del ’90: un obiettivo troppo timido, visto che m olte delle conseguenze previste in caso di riscaldamento del pianeta sono già in parte una realtà, e in ogni caso un obiettivo che rimane lontanissimo. In particolare l’Italia, che si è impegnata a ridurre del 6,5% entro il 2010 rispetto al ’90 le emissioni di CO2, finora ha fatto assai poco per centrare l’obiettivo, tanto che al ’98 le nostre emissioni erano addirittura cresciute di oltre il 5%. Un ritardo, oltretutto, doppiamente autolesionista, perché quasi tutte le misure utili ad abbattere le emissioni di CO2 servirebbero anche a combattere l’inquinamento atmosferico e a ridurre la dipendenza energetica del nostro Paese dal petrolio. Legambiente con questa petizione chiede ai Capi di Stato e di Governo del “G8″ che si riuniranno a Genova il prossimo luglio di concordare una posizione comune capace di superare lo stallo registrato alla Conferenza dell’Aja, sulla base di un programma di azione che consenta il raggiungimento degli obiettivi stabiliti nel Protocollo di Kyoto; in particolare, chiede al governo italiano di adottare misure concrete ed incisive per diminuire i consumi energetici e incentivare le fonti rinnovabili. Questi gli interventi proposti: installare nei prossimi 20 anni 10 mila megawatt di turbine eoliche e 10 mila tetti fotrovoltaici, che ricavano elettricità dall’energia solare; spostare in 6 anni il 4% dei passeggeri e il 5% delle merci dal trasporto su strada a quello su rotaia e via mare; dimezzare negli edifici esistenti i consumi di energia per uso domestico, incentivando in particolare l’utilizzo di lampade ad alta efficienza, la diffusione di elettrodomestici a basso consumo, il passaggio dagli scaldabagni elettrici a quelli a metano o ad energia solare. Questo programma consentirebbe di raggiungere l’obiettivo di ridurre del 6,5% le emissioni di CO2, ridurrebbe del 50% da oggi al 2020 la nostra dipendenza dal petrolio, ci farebbe risparmiare oltre 150 mila miliardi.
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BUCO DELL’OZONO

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L’ ozono , la cui molecola è costituita da tre atomi di ossigeno, è un gas bluastro, molto reattivo. Circa il 90% dell’ ozono terrestre è situato nella stratosfera , lo strato di atmosfera da 10 a 40 kilometri al di sopra della superficie terrestre, dove viene continuamente generato e distrutto dalle radiazioni UV (ultraviolette). Solo una piccola parte dell’ ozono è nella troposfera, lo strato atmosferico interno, dove hanno luogo i fenomeni meteorologici . L’ozono troposferico viene principalmente prodotto mediante reazioni fotochimiche dovute ad altri gas inquinanti, specialmente al di sopra delle grandi città. L’ ozono può essere pericoloso ? Il sottile strato di ozono nella stratosfera difende la vita sulla terra dalle pericolose radiazioni UV provenienti dal sole. L ‘ ozono a livello del suolo è dannoso , essendo molto reattivo ed irritante per gli occhi. Lo strato di ozono è in pericolo ? La quantità totale di ozono è sostanzialmente stabile in un ciclo naturale. Cosi’ è stato per milioni di anni. Negli ultimi decenni, secondo rilevamenti eseguiti nell’ atmosfera, lo strato di ozono sta diventando più sottile, specialmente sopra l’ Antartide, dove appare periodicamente un “buco” nello strato di ozono . Recentemente, nel 1997, è stato scoperto un altro “buco” sopra il Polo nord. Secondo gli scienziati, alcune sostanze chimiche sono le principali responsabili del problema. Queste sostanze chimiche sono chiamate “sostanze che consumano l’ ozono” ( ODS, Ozone Depleting Substancies) e comprendono molti gas contenenti cloro o bromo, come : i clorofluorocarburi (CFC) , che contengono cloro, fluoro e carbonio, usati nei frigoriferi e come agenti espandenti nelle schiume; gli “Halons”, usati come antifiamma; il bromuro di metile, usato in agricoltura. Dopo la seconda guerra mondiale, i CFC sono stati ampiamente utilizzati, soprattutto perchè chimicamente inerti e, di conseguenza, non tossici ed estremamente stabili. I CFC non vengono sciolti dalla pioggia : dopo diversi anni, trasportati dai venti, raggiungono inalterati la stratosfera . Qui vengono degradati dalla intensa radiazione UV, e mediante queste reazioni vengono creati liberi atomi di cloro. Ognuno di questi può distruggere molte migliaia di molecole di ozono prima di essere allontanato dall’ atmosfera; il cloro è un catalizzatore per la distruzione dell’ ozono. Il bromo (proveniente per esempio dal bromuro di metile ) è un catalizzatore anche più efficace del cloro. Quali sono gli effetti della riduzione dello strato di ozono ? La riduzione dello strato di ozono causerà un incremento delle radiazioni UV a livello del suolo. Un eccesso di raggi UV è stato associato a bruciature della pelle, cancro della pelle, cataratte, e danni ad alcuni raccolti e ad organismi marini. Cosa si può fare per interrompere la riduzione dello strato di ozono? Sostituire i CFC e le altre ODS con sostanze compatibili con l’ ambiente . Sono in corso ricerche per identificare le migliori sostanze alternative ; attualmente gli HCFC ( idroclorofluorocarburi), che contengono idrogeno, cloro, fluoro, carbonio, stanno rimpiazzando i CFC, poichè sono meno dannosi per lo strato di ozono. In futuro anche gli HCFC verranno banditi. Il “Protocollo di Montreal ” è il trattato internazionale per la protezione dello strato di ozono, che regola l’ accordo per bandire le sostanze nocive per l’ ozono stratosferico. Secondo il Protocollo di Montreal e i successivi emendamenti i CFC e gli Halon avrebbero dovuto essere banditi entro l’ anno 2000. Comunque, anche se il consumo di tutti i gas che distruggono l’ ozono cessasse completamente, occorrerebbero molti anni prima di un completo recupero dello strato di ozono, a causa della persistenza degli stessi gas nell’ atmosfera. I gas che provocano l’ effetto serra sono responsabili della riduzione dello strato di ozono ? I più importanti gas che provocano l’ effetto serra ( biossido di carbonio, metano, ossidi di azoto ) non sono nocivi per lo strato di ozono. Comunque i CFC e lo stesso ozono troposferico contribuiscono all’ effetto serra. Sfortunatamente alcune sostanze usate per sostituire i CFC, come gli HCFC, sono meno pericolosi per l’ ozono, ma contribuiscono anch’ essi all’ effetto serra.
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AEREOGRAMMA CHE RAPPRESENTA LA PERCENTUALE DEI GAS CHE CAUSANO IL BUCO DELL’OZONO
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PIOGGE ACIDE

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Quando l’anidride solforosa e altri gas prodotti dalla combustione del carbone e del petrolio si disperdono nel cielo e ricadono a terra sotto forma di acidi con la pioggia, gli effetti sull’ambiente, sui monumenti e sulla salute umana sono devastanti. Anche se sembra una contraddizione, bisogna dire che molti dei problemi legati alle piogge acide sono in parte il risultato di precedenti interventi dell’uomo per ridurre l’inquinamento. Ad esempio, dopo che nel 1952 a causa dello smog a Londra morirono oltre 4.000 persone, il governo britannico varò nuove leggi per il controllo delle emissioni inquinanti. In particolare le centrali termoelettriche furono obbligate a costruire delle ciminiere molto più alte per disperdere fumi e gas prodotti dalla combustione del petrolio e del carbone. In seguito a questo intervento, molte città inglesi ebbero finalmente un’aria più pulita. Peccato che a pagarne le spese furono gli abitanti delle circostanti regioni su cui l’inquinamento inglese, trasportato dai venti, ricaddeva sotto forma di pioggia , nebbia o neve. Altri responsabili delle piogge acide sono i veicoli a motore che affollano le strade delle nostre città. Infatti ad essi deve attribuirsi più del 50% delle emissioni di biossido di azoto. L’Italia da sola, libera ogni anno circa due milioni di tonnellate di anidride solforosa e più di un milione e mezzo di tonnellate di ossidi di azoto, provenienti per circa la metà dalle centrali termoelettriche. Il 10% dei boschi italiani è già danneggiato dalle piogge acide, responsabili anche del degrado dei monumenti. L’anidride solforosa infatti a contatto con la pietra calcarea trasforma il carbonato di calcio in gesso, facilmente dilavato dall’acqua piovana.
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6 Responses to “AMBIENTE – “Effetto serra? Non esiste”: Pdl all’attacco di Kyoto e Ue”

  1. redazione says :

    I Cambiamenti climatici sono un serio problema per la nostra terra, bisogna intervenire finchè è possibile, anche noi ne parliamo:wwwilfaromag.com

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