Crisi, la Cgil si riprende la piazza. Epifani: “Adesso un tavolo col Governo”. Berlusconi: «Si, in testa glielo do»
Berlusconi: “Inutile parlare coi sordi”
Roma, migliaia di persone in strada. Epifani chiede tavolo con il governo. Presenti Franceschini e Veltroni
Brunetta: «Solo una scampagnata»
.
Un’immagine di uno dei cinque cortei che hanno sfilato a Roma
.
ROMA
Il popolo della Cgil è sceso in piazza, ha invaso le strade della Capitale e si è ritrovato al Circo Massimo, oggi piazza in rosso per il colore di migliaia di berretti, palloncini e bandiere del sindacato, con una sola richiesta al governo: misure vere contro la crisi. Una marea umana, fatta di lavoratori, pensionati, precari e studenti provenienti da tutta Italia, che ha animato cinque cortei partiti poco prima delle 9 da altrettanti angoli della città: piazzale dei Partigiani (stazione Ostiense), piazza della Repubblica, piazza Ragusa (stazione Tuscolana), piazza delle Crociate (stazione Tiburtina) e piazza dei Navigatori. A manifestazione finita, dopo il discorso del leader della Cgil Guglielmo Epifani dal maxipalco del Circo Massimo, c’è stata la consueta guerra di cifre sulla partecipazione: 2 milioni e 700mila per gli organizzatori; 200 mila per la Questura di Roma.
.
Epifani ha scelto di sfilare da piazzale dei Partigiani, affiancato dal leader del Pd Dario Franceschini, dal presidente della Regione Puglia Nichi Vendola e da Piero Fassino. A raggiungerli, anche il sindaco di Bologna Sergio Cofferati. Da piazza della Repubblica è partito Walter Veltroni. Ad accogliere i manifestanti, in un Circo Massimo gremito, le note de ’La locomotivà di Francesco Guccini, l’Inno di Mameli, l’Inno alla gioia e poi il folk politico dei Modena City Ramblers, mentre in tanti per le strade intonavano ’Bella Ciaò. Tanti gli slogan: da ’No al governo dei taglì, a ’Non ci basta una vita per andare in pensionè, da ’Il lavoro porta bene, no alla precarieta«, a ’Berlusconi cuoco, sta cucinando bene gli italianì e poi la parola d’ordine: “Futuro sì indietro no”.
.
Applaudito uno striscione che riproduce una vignetta di Cipputi, nella quale due operai si dicono «Questo governo deve farsi le ossa. Le nostre«. »È importante essere qui – spiega Eugenio, 46 anni, operaio di Torino – per protestare contro un Governo che sta cercando di dividere il sindacato«. Gli fa eco Michele, 70 anni, metalmeccanico in pensione: »Noi pensionati non possiamo più andare avanti«. Sfila anche Antonella, 24 anni, precaria: »Questa crisi – dice – danneggia soprattutto i giovani«. Anche gli studenti dell’Onda si sono fatti sentire, in autonomia: hanno lanciato decine di scarpe anti-Gelmini contro l’edificio del ministero della pubblica Istruzione in viale Trastevere.
.
Poi, hanno issato al Circo Massimo uno striscione per chiedere la revoca del protocollo sulla regolamentazione dei cortei nella Capitale, firmato dal sindaco Gianni Alemanno e dalla stessa Cgil. Subito dopo hanno esposto lo stesso striscione che recita ’Per difendere il diritto di sciopero revoca il protocollò sulla balconata in piazza del Campidoglio, creando momenti di tensione con le forze dell’ ordine. È filata liscia, invece, la manifestazione della Cgil. Anche il sindaco di Roma Gianni Alemanno ha ringraziato il sindacato e Epifani »per quelle modifiche del percorso che ci hanno permesso di ridurre i disagi». Unica nota di colore acceso, ancora una volta rosso, è stata quella della vernice lanciata sui muri di una filiale della Banca Popolare di Milano nei pressi della Basilica di Santa Maria Maggiore, al passaggio di uno dei cortei.
.
Silvio Berlusconi è però fortemente innervosito dalle richieste e dalla manifestazione della Cgil e spiega che le cose che il sindacato chiede sono in realtà cose che il governo «sta già facendo». Incontrando a Praga i giornalisti prima del vertice Usa-Ue di domani, Berlusconi dice a che che in piazza c’erano meno di 200mila persone. Il premier assicura anche che il governo sta «già facendo le cose che ci chiedono e lavoriamo perchè nessuno sia lasciato indietro». Silvio Berlusconi interpellato sulla manifestazione di oggi della Cgil esordisce dicendo che «la Questura e il ministero degli Interni ci fanno sapere che non raggiungevano le 200mila persone, altro chè 2 milioni e 700mila. È questo un esempio del sistema comunista che vige ancora in Italia nelle persone che dicono “io odio Berlusconi, è il ghigno del male”».
.
Interpellato sulla richiesta di un tavolo da parte della Cgil il premier di primo acchitto risponde con una battuta: «Si, in testa glielo do», ma subito dopo spiega che «il tavolo ci sarà» però, «le cose che chiedono loro le stiamo già facendo, non lasceremo indietro nessuno: la cassa integrazione continuerà, metteremo i soldi negli ammortizzatori sociali perchè nessuno si senta lasciato indietro o emarginato, perchè lo Stato deve pensare ai cittadini». Insiste Berlusconi, «loro chiedono cose che ho già annunciato, poi in piazza dicono il contrario. Non è possibile, con i sordi non si può parlare, è inutile». Il presidente del Consiglio rivendica poi che «se c’è una parte politica ragionevole siamo noi, e vedendo certi comportamenti viene da dire che non sono cambiati per niente, e con questa gente qua non c’è da ragionare e trovare accordo».
.
4 aprile 2009
fonte: http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/politica/200904articoli/42536girata.asp
…
Gli ebrei d’Italia: vietate il raduno delle destre. Forza Nuova rilancia con due nuove iniziative
I centri sociali: provocazione. Appello di 55 eurodeputati
.
MILANO — Da mezza Europa arriveranno i gruppi dell’estrema destra neofascista. E dall’Europa, ieri, è giunta la più decisa protesta contro il raduno organizzato da Forza Nuova a Milano. Cinquantacinque europarlamentari hanno aderito all’appello dell’Associazione partigiani affinché la riunione di domani sia vietata. Cinquantacinque firme che hanno un peso specifico importante tra le oltre 20 mila già raccolte. Ancor più dura la posizione delle Comunità ebraiche italiane: quell’incontro «è una sfida contro i fondamenti democratici dello Stato italiano». Forza Nuova però rilancia: oltre al convegno «Popoli e tradizione contro banche e poteri forti», ha annunciato, sempre per domani a Milano, altre due iniziative. Una davanti alla basilica di Sant’Ambrogio, l’altra in piazza Affari. Manifestazioni non autorizzate (anche perché non è stato chiesto alcun permesso). Ma che l’area antagonista legge come «l’ennesima, intollerabile provocazione».
Il rischio di tensione resta alto, tanto che il dispositivo di ordine pubblico prevede l’impiego di oltre 1.300 uomini tra polizia e carabinieri. Dovranno isolare l’hotel Dei Cavalieri, in piazza Missori, che ospita il raduno di Forza Nuova, e sorvegliare l’intero centro di Milano per evitare contatti con i gruppi che protesteranno (previsto l’arrivo di 2-4 mila persone). L’Anpi ha invitato la città a «commemorare le vittime del nazifascismo». Ad aprire la protesta in piazza sarà proprio l’associazione partigiani, la stessa con cui sfilò l’allora candidato sindaco Letizia Moratti il 25 Aprile 2006, accompagnando in corteo il padre, medaglia d’argento della Resistenza. Sul raduno di Forza Nuova, il sindaco ha spiegato: «Sono manifestazioni di idee, e salvo che non ci sia un problema di ordine pubblico non mi sento di intervenire».
Il presidente delle Comunità ebraiche italiane, Renzo Gattegna, chiede però un intervento delle istituzioni contro «un evento pericoloso sul piano ideologico e politico, del quale non viene negata l’ispirazione razzista. I principi della Costituzione, oltre che declamati, devono essere applicati senza incertezze o valutazioni di opportunità». Per evitare la presenza a Milano di Front national, British national party e Proti grammi (cipriota), hanno firmato 55 eurodeputati appartenenti a 5 gruppi parlamentari sui 7 presenti a Bruxelles: «Un messaggio — spiega Vittorio Agnoletto, Prc/Sinistra europea — che testimonia come il sentimento antifascista sia patrimonio comune del continente».
Ieri studenti e centri sociali hanno manifestato davanti alla prefettura, chiedendo che «il convegno eurofascista non abbia spazio». Domani saranno in piazza della Scala con un «happening culturale». E ieri, all’Hotel Dei Cavalieri che affitterà la sala a Forza Nuova, sono arrivate le prime telefonate di disapprovazione. Rispondono all’appello «al boicottaggio» lanciato in Internet.
.
Gianni Santucci
04 aprile 2009
.
…
Berlusconi furioso con la stampa italiana: “Mi calunniano, tentato da azioni dure”
Da Praga duro attacco del premier, irritato dagli ultimi video con lui protagonista
“La misura è colma, mi viene da mandarli al diavolo”. Replica la Fnsi: “No alle minacce”
Poi annuncia: “Se mancano fondi per la cig potremmo fermare le opere pubbliche per un anno”
.
Silvio Berlusconi a Praga
.
Maturità, il rebus delle ammissioni: In 300mila rischiano di stare a casa / Gelmini: smantello la scuola perchè è di sinistra
La Maestronza con la penna rossa. Di Christian Rizzi
_____________________________________________________________
Per essere idonei serve la sufficienza in tutte le materie
Ma il “regolamento Gelmini” non c’è
.
di SALVO INTRAVAIA
.

ROMA – Caos sulla maturità: quasi 300 mila rischiano di non essere ammessi agli esami. A due mesi dalla conclusione delle lezioni, i ragazzi dell’ultimo anno non sanno ancora con quali regole si giocheranno l’ammissione agli esami di Stato. Le norme varate due anni fa dall’allora ministro della Pubblica istruzione Giuseppe Fioroni, che dovrebbero entrare in vigore proprio quest’anno, o quelle contenute nel Regolamento sulla valutazione degli alunni approvato dal Consiglio dei ministri lo scorso 13 marzo? Il tutto, mentre il ministero ufficializza il taglio di 42 mila cattedre dal prossimo settembre: 11.300 posti alle superiori, 13 mila alla scuola primaria e oltre 17 mila alle medie dove, secondo la Uil, salteranno 9.500 cattedre di Italiano e 2.500 di Tecnologia.
Pochi giorni fa a Milano, il ministro dell’Istruzione Mariastella Gelmini è stata categorica: “Con un 5 non si può essere ammessi agli esami: ci vuole più rigore nella valutazione degli apprendimenti, severità e disciplina nel giudizio sui comportamenti”. Tra alunni, genitori e capi d’istituto c’è preoccupazione. E i sindacati consigliano al ministro di rinviare di un anno le novità contenute nel regolamento. “Sarebbe stato meglio definire le regole prima dell’inizio dell’anno scolastico – dice Giorgio Rembado, presidente dell’Associazione nazionale presidi – Del resto, sul regolamento si sono levate critiche di esperti ed esponenti della stessa maggioranza che chiedono il rinvio al prossimo anno delle novità introdotte”. A Torino i presidi paventano un’ecatombe, con l’80 per cento di non ammessi nei professionali.
E il direttore dell’Ufficio scolastico del Piemonte, Francesco de Sanctis, annuncia che istituirà una task force per rispondere alle perplessità degli insegnanti. “Sarebbe paradossale cambiare le regole a poche settimane dagli esami”, dice Luca De Zolt, portavoce della Rete degli studenti. Ma è anche un esponente della maggioranza a criticare l’operato della Gelmini. Il sottosegretario alla Presidenza del consiglio, Carlo Giovanardi, è piuttosto diretto. “Si può discutere – dice Giovanardi – se ci debba applicare un simile rigore, ma eventualmente deve entrare in vigore quando gli studenti e le famiglie sanno quali sono le regole del gioco e non a partita già iniziata”.
Fino al 2008 potevano essere ammessi agli esami tutti, anche coloro che riportavano dei 4. Era il consiglio di classe a valutare l’opportunità di fare sostenere gli esami o meno. La norma di Fioroni prevede invece che per essere ammessi alla maturità occorre la media del 6 ma rischia di essere superata senza mai entrare in vigore. Perché il “regolamento Gelmini” inasprisce ulteriormente le regole: almeno 6 in tutte le materie, condotta compresa. A rischiare sono due ragazzi su tre, i 298 mila studenti che nella pagella del primo quadrimestre hanno collezionato almeno un’insufficienza. Se la norma, come ha ribadito la Gelmini, entrerà in vigore da quest’anno i professori si ritroveranno a risolvere un dilemma: assegnare il “6 politico” a quei ragazzi che vogliono portare agli esami o sbarrare la strada a migliaia di ragazzi? Già lo scorso anno oltre 4 studenti su 100 sono stati fermati prima di presentarsi davanti alla commissione. Ma quest’anno a rischiare sono molti di più.
.
4 aprile 2009
_____________________________________________________________
Gelmini: smantello la scuola perchè è di sinistra
.
«La scuola non appartiene alla sinistra e al sindacato ma appartiene agli italiani. È iniziata una rivoluzione della responsabilità e a chi non si riconosce nei valori della sinistra voglio dire che è finita l’oppressione culturale». Lo ha detto il ministro dell’Istruzione Mariastella Gelmini, in un passaggio del suo intervento al congresso nazionale del Pdl.
La fine dell’oppressione culturale- «Abbiamo messo mano alla scuola partendo da un assunto: la scuola non appartiene alla sinistra o al sindacato, la scuola appartiene al paese e agli italiani. Qualcuno ha sempre considerato la scuola come un luogo dove alimentare ideologie vecchie e bocciate dalla storia, un luogo separato dalla realtà. Ebbene io vi dico: è finita un’epoca, è finita l’epoca dell’indottrinamento ideologico. Nella scuola è cominciata al rivoluzione della responsabilità e del merito, unica vera leva di mobilità e progresso sociale. Io dico -ha concluso il ministro- ai tanti insegnanti e ai tanti ragazzi che non si riconosco nelle idee e nei valori della sinistra: l’oppressione culturale è terminata».
..
Fonte: libero
http://www.libero-news.it/pills/view/9104
.
fonte: http://www.futuroscuola.org/gelmini-smantello-la-scuola-perche-e-di-sinistra/
…
Cgil, il sindacato in piazza con oltre 2 milioni di lavoratori
.
di Malcom Pagani
.
Arriva al microfono quando il sole è già alto e nel grande anello è ormai impossibile farsi spazio. E’ determinato, concentrato, diretto. Guglielmo Epifani ce l’ha fatta. Un corteo enorme, una partecipazione spaventosa. La fotografia in carta carbone di un lontano 23 marzo di qualche anno fa. Sono giunti a centinaia di migliaia, da Belluno e da Prato, da Enna e da Napoli. «Non era scontato» dice orgoglioso il segretario generale della Cgil tra gli applausi. Prima di lui hanno parlato studenti e precari, operai e medici. Chiude Epifani, con la consapevolezza che non è il giorno giusto per dimenticare le ragioni dell’adunata. Il lavoro. La crisi. Le risposte che mancano. Gli basta appena nominare Berlusconi, per far sì che i fischi coprano anche il rumore dei tanti elicotteri che volteggiano sulle teste dei manifestanti. «Il governo fa molto meno di quello che serve ma non va bene aspettare che passi la nottata, è da quella che dipende il nuovo giorno. Perché l’esecutivo non ha voluto, non vuole fare di più? Stanziando solo 4 miliardi per fronteggiare la crisi, non percependo l’urgenza di serie politiche industriali, per l’edilizia, per i servizi pubblici, per le piccole e medie imprese ha mostrato disinteresse e sottovalutazione». Quindi, conseguente, la richiesta. «Bisogna aprire un tavolo vero di confronto per affrontare in modo serio, ordinato, coerente, la crisi».
Parole che scaldano l’Italia che prova a resistere, che viaggia da ieri e tornerà a casa solo domani. I cassaintegrati di Pomigliano d’Arco e quelli quasi esclusivamente africani di Afragola, i lavoratori del tessile di Prato, le donne e i bambini che si aggirano con palloncini colorati. La gente distesa sui prati, i volti che di manifestazione in manifestazione, si incontrano nuovamente. Sono le speranze ad essere mutate, in quel caleidoscopio di illusioni tradite che questa stagione governativa propone. Un popolo preoccupato, colorato e comunque composto, «nella migliore tradizione del sindacalismo italiano» come suggerisce Antonio Bassolino e conferma Sergio Cofferati, che quando gli chiedono quanto sia diversa la sua stagione da quella attuale frena i confronti e dice soltanto: «Sono iscritto alla Cgil, era ed è il “mio” sindacato».
Mancano Cisl e Uil ed Epifani non lo dimentica: «Abbiamo scelto di stare in campo anche quando gli altri non ci hanno consentito di fare le battaglie che avremmo dovuto intraprendere insieme». Non c’è solo protesta ma una fitta teorie di proposte a controbilanciare: «Bisogna decidere subito di estendere la durata della cassa integrazione ordinaria, per evitare che il passaggio a quella straordinaria voglia dire ristrutturazioni, mobilità, licenziamento dei lavoratori. Investimenti e Mezzogiorno, la possibilità di chiedere il blocco effettivo dei licenziamenti per tutta la durata della crisi, per discutere delle condizioni e del reddito di pensionati, lavoratori e precari. E infine, il tema della lotta all’evasione fiscale e della restituzione del Fiscal drag».
Il segretario della Cgil ha sottolineato che è difficile fare previsioni sulla crisi, «ma se la ricchezza del Paese scenderà davvero del 4% quest’anno, la caduta non potrà essere affrontata né con battute né con misure non all’altezza. Lo dico con il cuore in mano: dietro a queste cifre ci sono milioni di persone e molte imprese. Un calo di queste dimensioni non vuol dire tornare a sei-sette anni fa, ma per molti è un ritorno nel vuoto». Applausi a scena aperta. Grida, piedi che battono sul terreno, abbracci. E’ finita, si sciama verso una primavera crudele, più confortati. La questura parla di 200.000 persone. Erano molte di più. Non è il dato più importante. Fondamentale è lo spirito. Gambe in marcia, cuori pulsanti. Nessuno si rilassi. La Cgil rimarrà vigile: «È stata una delle più grandi e più belle manifestazioni di sempre. Rappresenta quella parte d’Italia che vuole superare la crisi ma che chiede serietà rispetto ai propri problemi, alla propria condizione». Quella ci vuole, insieme a molto altro.
.

____________________________________________________________
LE VIDEO INTERVISTE
LA FOTO GALLERY
____________________________________________________________
4 aprile 2009
fonte: http://www.unita.it/news/83681/cgil_il_sindacato_in_piazza_con_oltre_milioni_di_lavoratori
…
VERTICE NATO: Guerriglia a Strasburgo, 50 feriti Incendiato e distrutto un hotel
Nella città francese giornata di disordini e violenze, attorno al corteo di protesta contro il vertice Nato

I black bloc danno alle fiamme ciò che trovano sul loro cammino. Salta il programma delle first lady
.
STRASBURGO – Sono già almeno 50 i feriti nei disordini scoppiati alle proteste contro il vertice Nato a Strasburgo, in una situazione sempre più fuori controllo. Dopo che il corteo principale, composto da migliaia di persone, ha preso il via nei pressi della riva francese del Reno, decine di giovani incappucciati hanno appiccato incendi a un posto di frontiera francese abbandonato e a un albergo (che è stato completamente distrutto dalle fiamme), e hanno saccheggiato una stazione di rifornimento e una farmacia.
Gli scontri più duri si sono verificati nei pressi del Ponte d’Europa che collega Francia e Germania. E che dista 5 chilometri dal Palazzo della Musica e dei Congressi, dove si tiene il summit. La maggior parte dei feriti è stata provocata dai lanci di lacrimogeni e dai proiettili di gomma, sparati dalle forze dell’ordine in assetto antisommossa. Gli scontri sono molto duri: i manifestanti distruggono vetrine e assaltano bar e negozi. Fumo sta uscendo da alcune finestre dell’hotel Ibis, non lontano dalla centralissima Place Kleber nel cuore della città vecchia. La struttura, evacuata in precedenza, è bruciata completamente. Dopo tutti questi episodi, i manifestanti pacifici si sono seperatidai black bloc, e hanno invitato con i megafoni a dividersi dai gruppi più violenti.
Il tutto dopo una mattinata già all’insegna delle scaramucce con la polizia. Migliaia di manifestanti, divisi in più tronconi, si erano avvicinati fin da questa mattina all’alba al centro di Strasburgo, blindato per l’apertura del vertice Nato. Le forze dell’ordine sono intervenute, lanciando gas lacrimogeno. Sono finora 27 le persone arrestate.
Per circa due ore la polizia aveva bloccato ai manifestanti l’accesso al punto di raccolta previsto per la manifestazione, scatenando il lancio di pietre, sbarre, mattoni, e anche molotov. Una telecamera di videosorveglianza è stata distrutta. Poco dopo mezzogiorno un drappello di manifestanti si è staccato da uno degli spezzoni di corteo e ha dato fuoco a una stazione di servizio e a un ex edificio della polizia, le vecchie dogane, ormai abbandonato, sulla riva francese del ponte dell’Europa.
Il gruppo di manifestanti violenti, i black bloc, ha preso la testa del corteo di protesta anti Nato della sinistra radicale, composto da circa 3-4 mila persone e ha anche eretto barricate sul ponte con l’aiuto di segnali stradali e pneumatici bruciati. Sul versante tedesco, intanto, la polizia aveva vietato ai manifestanti di unirsi al corteo e ha minacciato il corteo di intervenire con cannoni ad acqua.
L’alto rischio di nuovi scontri ha avuto una conseguenza sul vertice: la polizia francese ha cancellato parte del programma delle first lady, che avrebbero dovuto visitare un ospedale per malati di cancro. Lo riferiscono fonti dell’Eliseo. Il programma per le consorti – tra cui in realtà c’è anche il marito di Angela Merkel – prevede anche la cattedrale di Strasburgo, uno dei monumenti più famosi della città alsaziana. I manifestanti già ieri avevano tentato di avvicinarsi al centro, ma erano stati respinti dalle forze dell’ordine.
____________________________________________________________
____________________________________________________________
4 aprile 2009
…
TESTAMENTO BIOLOGICO: Vogliamo essere LIBERI DI DECIDERE!
Ci rendiamo conto che, da un po’ di tempo, vi sottoponiamo con troppa frequenza petizioni ed iniziative da firmare – online o personalmente – ma… la situazione in Italia è grave: l’attacco che qualsiasi aspetto della vita democratica sta subendo è massiccio e non conosce tregua.
Secondo noi però nessuno di questi aspetti può aspettare – dalla richiesta di giustizia per chi ancora l’aspetta alla non privatizzazione dell’acqua, dalla possibilità di scegliere se essere tenuti artificialmente “in vita” alle leggi di iniziativa popolare, al ripristino di monumenti profanati, al NO al nucleare – per parlare solo di Italia.
Quindi, oggi parliamo di testamento biologico – che è una scelta che riguarda tutti, finché ancora si può…
Chi non volesse essere tenuto artificialmente in vita con alimentazione ed idratazione forzata – come previsto dalla legge Calabrò – si affretti a compilare e firmare il modulo: noi l’abbiamo scaricato da qui, dove ci sono anche tutte le indicazioni necessarie.
Sempre da Liberi di decidere riportiamo queste considerazioni di Alfredo Zuppiroli:
“Di fronte a quanto accaduto oggi, 26 marzo 2009, con l’approvazione della legge Calabrò, la prima reazione è quella di sconcerto e vergogna, per appartenere ad un Paese dove la progressiva demolizione dei principi fondanti di uno stato di diritto, laico e civile, viene perpetrata con sistematica pervicacia. A queste reazioni emotive poi subentra il tentativo di argomentare, di fare ancora uso della logica, nella speranza che le palesi contraddizioni insite in questa legge generino reazioni positive nel Paese, e non solo un coro di lamenti fine a se stesso. Abbiamo infatti ancora un po’ di tempo a disposizione, seppur risicato, per provare a modificare la situazione. Al di là dei contenuti ideologici (basterebbe l’art. 1 con la sua “indisponibilità” della vita), al di là della palese irrisione che il centrodestra manifesta verso la maggioranza del Paese che secondo i sondaggi si è espressa a favore delle direttive anticipate, al di là del cinico e strumentale atteggiamento del capogruppo Pdl Maurizio Gasparri che dedica la giornata di oggi “a chi non c’è più”, è evidente che la superficialità, le sgrammaticature professionali che contraddistinguono questa legge non potranno che generare una serie di ricorsi. Questa legge stravolge alla base il fondamento di ogni relazione sanitaria, che è il “consenso informato“, posto alla base della legittimazione degli atti medici a partire dal mai troppo citato articolo 32 della Costituzione. Una delle contraddizioni più palesi è che la nuova legge non tocca la validità del consenso alle cure quando un cittadino è capace di esprimersi nel pieno delle sue facoltà; invece, nel momento in cui questo cittadino si fa debole, fragile, meritevole di tutela ma incapace di esprimersi, la legge invalida i suoi diritti e le sue espresse volontà di consentire o dissentire dai trattamenti sanitari. Finché io sono “bello, giovane e forte”, posso dire alt a qualunque trattamento, se non lo voglio; quando invece perdo la mia capacità di relazionarmi con il mondo quel mio stesso alt non ha più valore, il mio corpo diventa proprietà di una legge che non solo mi obbliga a non scegliere, anzi mi impone di subire una serie di trattamenti che devono essere iniziati per forza. In due parole: da soggetto divento oggetto…Alla faccia dell’articolo 3 della Costituzione, che ci ricorda che “Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali”.
Questa legge ci riporta indietro di anni, di decenni, in piena stagione di paternalismo medico, quando appunto il medico si sentiva autorizzato a non seguire, a volte a trasgredire, le volontà del paziente. Da oggi il medico viene legittimato a non seguire le indicazioni del paziente, vedi il primo comma dell’art 7: “Le volontà espresse dal soggetto nella sua dichiarazione anticipata di trattamento sono prese in considerazione dal medico curante che, sentito il fiduciario, annota nella cartella clinica le motivazioni per le quali ritiene di seguirle o meno“…Alla faccia della “alleanza terapeutica” sbandierata nella legge stessa! E’ facile immaginare il contenzioso, prima che giudiziario, umano che sarà alimentato da una legge che allontana i soggetti morali l’uno dall’altro. Non sfugga poi la farisaica distinzione tra trattamenti sanitari: le “terapie” si possono rifiutare (ci si può dunque lasciar morire rifiutando una trasfusione, una dialisi), le “forme di sostegno vitale”, etichetta sotto la quale sono state ricompresse l’idratazione e l’alimentazione artificiale (ma poi, perché continuano a parlare di “alimentazione”, quando tutta la comunità scientifica parla di “nutrizione”?), non si possono rifiutare. Ecco che allora si introduce una discriminazione tra malati in diverse condizioni cliniche: chi ha un’insufficienza renale terminale oppure una grave anemia può morire in pace negando il consenso alla dialisi o alla trasfusione, mentre chi si viene a trovare in condizione di stato vegetativo permanente, non potendo opporre il rifiuto all’alimentazione e idratazione forzate, è “costretto” dalla legge a rimanere in “vita”…Alla faccia dell’art. 3 della costituzione e dell’uguaglianza dei cittadini di fronte alla legge indipendentemente dalle condizioni personali!
Vorrei poi capire se qualche medico ha dato uno sguardo a questa legge, oltre a colui che l’ha firmata: avrebbe potuto ricordare al legislatore che una persona in stato vegetativo permanente non è solo sottoposta ad idratazione e nutrizione artificiali, ma, ad esempio, ha anche un catetere in vescica e le vengono effettuati periodi clisteri, data l’incontinenza urinaria e fecale: come la mettiamo con questi trattamenti, che la legge ha dimenticato? Non posso rifiutare il sondino nello stomaco, ma posso rifiutare quello in vescica? Non posso rifiutare le sacche di “alimenti” che mi vengono introdotti nel tubo digerente ma posso rifiutare gli antibiotici, gli anticoagulanti, tutti quei farmaci che si usano abitualmente in una persona in stato vegetativo per lungo tempo? Altra contraddizione: perché questa legge, che non mi consente di rifiutare alimentazione ed idratazione (…”il cibo” e “l’acqua” di tanti ipocriti militanti…), mi permette di rifiutare la respirazione artificiale? Non è un “sostegno vitale” anche l’aria? Ancora: ci hanno lasciato il diritto di rifiutare i trattamenti sanitari, e quindi, ad esempio, potremo non dare il consenso alle cure per le piaghe da decubito; potremo cioè morire mangiati dai vermi, ma comunque ben nutriti ed idratati! Si fa appello anche alla Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità per sostenere che “l’alimentazione e l’idratazione, nelle diverse forme in cui la scienza e la tecnica possono fornirle al paziente, sono forme di sostegno vitale e fisiologicamente finalizzate ad alleviare le sofferenze fino alla fine della vita”. Nessuno vuole contestare questo, e tanto meno togliere queste forme di sostegno a chi le richiede o ha manifestato in passato di volersene avvalere: quello che insopportabilmente antidemocratico è che questi trattamenti, invece che restare un “diritto”, come appunto le Nazioni Unite sottolineano, diventino un “dovere”, anche quando questo contrasta con la volontà del singolo cittadino. Mi rendo conto che a caldo, con la legge appena approvata in Senato, prevale lo spirito della protesta su quello della proposta. Ma voglio avere ancora fiducia nella coscienza e nelle capacità di pensare liberamente di tanti cittadini italiani, in primis coloro che istituzionalmente ci rappresentano: non è radicalizzando le posizioni che si va avanti, non è con lo scontro ideologico che la società trae beneficio. Finché continueremo a contrapporre le truppe della “Sacralità della vita” a quelle della “Autodeterminazione” ognuno resterà arroccato nelle sue posizioni e gli esiti dipenderanno, come si è visto oggi in Parlamento, solo da rapporti di Potere. Come possiamo uscirne? Cominciamo a considerare l’autonomia della persona non come un dato di fatto, un a-priori, un’entità “indisponibile”, ma riconosciamo che è il risultato di un processo, di un progetto esistenziale. Cerchiamo di vedere la persona non solo come portatrice di diritti, ma anche come anello di una catena di relazioni, di affetti, di esperienze esistenziali. Proviamo ad articolare il giudizio morale non solo partendo dai principi “non negoziabili”, ma anche contestualizzando la nostra riflessione nel caso concreto cui ci troviamo di fronte. All’Etica della Sacralità o della Qualità della vita affianchiamo l’Etica della Cura, della Relazione, facciamo emergere i soggetti morali in gioco, e smettiamola di ragionare solo in astratto. Questo cambiamento di paradigma è necessario per potersi dotare di uno strumento capace di interpretare la complessità e la multiformità di quanto avviene nella pratica sanitaria e medica di ogni giorno, dove incontriamo malati e non malattie, persone sofferenti per le quali la terapia non può prescindere dalle relazioni che li accompagnano. Riconoscere il soggetto malato piuttosto che la malattia astratta: questa è la sfida che la Medicina attuale sta attraversando, una sfida che richiede una sintesi costante tra i dati biologici e quelli biografici, nella consapevolezza di quell’irripetibile “hic et nunc” che è l’esperienza di malattia. Allora si comprenderà che “idratazione” o “alimentazione” artificiali restano parole prive di senso, buone per slogan mediatici ma avulse dal contesto reale. Provino, coloro che hanno approvato questa legge, a vivere le decisioni di fine vita insieme ai malati, ai familiari, ai curanti; provino a scendere dall’astratto delle dichiarazioni di principio e calarsi nel concreto dei casi specifici, e capiranno (spero) che le donne e gli uomini di questo Paese prendono giornalmente decisioni, magari sofferte, magari nel dubbio, ma sempre inserite in una rete relazionale che non è solo esercizio di diritti o adempimento di doveri. Non solo, dunque, o non tanto, cerchiamo la risposta a domande del tipo: “Che cosa si deve fare?”, oppure “Quali sono i miei diritti?” Proviamo invece a rispondere a questa nuova domanda: “Che persona voglio essere?”, proviamo a vedere l’identità non come un dato di partenza ma come il risultato di un progetto, ed allora realizzeremo davvero lo spirito dell’articolo 2 della Costituzione: “La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità“. Avevamo bisogno di una legge mite, leggera, che sapesse riconoscere ed accompagnare le persone nel momento in cui devono prendere le decisioni più importanti della loro vita, che sapesse valorizzare la fitta rete di relazioni in gioco, invece che una legge fatta per tagliare di netto queste stesse relazioni. Signor ministro Sacconi, lei si sbaglia di grosso quando dice che “con questa legge non sarà più possibile un caso Englaro”. Prima di tutto poteva risparmiarsi questo infelice commento, che tradisce quanto lei ed i suoi amici siete rimasti scottati dalla ostinazione con cui un padre ha voluto che fosse il Diritto, e non una facile soluzione nel segreto di quattro mura private, a dare riposo a quello che restava del corpo di Eluana. Questa legge sembra una rivalsa in risposta ad una sconfitta bruciante, piuttosto che un atto istituzionale. Così tanto vi ha scosso l’incrollabile fiducia nelle istituzioni democratiche da parte di Beppino, vero e proprio eroe civile, che avete concepito una legge che è “contro” qualcuno, invece che “per” tutti. Sono certo che non uno, ma cento, mille, centomila, milioni di Englaro leveranno alta la loro voce nel Paese per rifiutare con fermezza e decisione che il diritto alle cure si trasformi in obbligo di subire cure non volute.
Alfredo Zuppiroli,
Cardiologo, Presidente della Commissione di Bioetica della Regione Toscana
26 marzo 2009″
Potete anche decidere di non compilare il modulo, beninteso: purché sia una scelta vostra e non qualcosa di imposto dall’alto. Opinione tutta nostra.
Come ci vedono all’estero: il Guardian (GB)

Italy: Fascism’s shadow
Silvio Berlusconi‘s central objective as Italian prime minister has long appeared to be dazzlingly and shamelessly obvious. Ever since he strode into the political vacuum created in 1993 by the simultaneous government corruption scandal on the right and the collapse of Italian communism on the left, Mr Berlusconi has used his political career and power to protect himself and his media empire from the law. During the longest of his three periods as prime minister, Mr Berlusconi not only consolidated his already strong grip on the Italian media industry – he now owns around half of it – but passed legislation granting him immunity from prosecution. Then, when that law was ruled unconstitutional, the newly re-elected Mr Berlusconi brought it back in a new guise last year and has had it successfully signed into law.
.

Mr Berlusconi’s success owes something to his own audacity and quite a lot to the deepening weakness of his opponents. The Italian left, in particular, has failed to mount an effective opposition. Yet Mr Berlusconi’s latest action – the merger into his new People of Freedom bloc, completed yesterday, of his own Forza Italia party with the Allianza Nazionale which derives directly from Benito Mussolini’s fascist tradition – may leave a more lasting mark on Italian public life than anything else the populist tycoon has done.
Unlike postwar Germany, postwar Italy never properly confronted its own fascist legacy. As a result, while neofascism has never seriously resurfaced in Germany, in Italy there were important continuities – inherited Mussolini-era laws and officials and the postwar rebirth of the renamed Fascist party among them - in spite of Italy’s nominally anti-fascist public culture. Those continuities have just become stronger. It is a day of shame for Italy.
Nevertheless, the AN has come a long way in 60 years. Its leader, Gianfranco Fini, has discarded the old political garments and led his party towards the centre. He has worked for more than 15 years as Mr Berlusconi’s ally. He talks about the need for dialogue with Islam, denounces antisemitism, and advocates a multi-ethnic Italy – positions which Mr Berlusconi, with his populist anti-gypsy and anti-immigrant campaigns and his fondness for soft-core racism, would struggle to match.

.
Despite its distant liberal origins, modern Italy is historically a rightwing country. Yet it is a very shocking thought that there will be one head of government among the 20 world leaders at the London economic summit this week who has now rebuilt his political base on foundations laid by fascists and who claims that the right is likely to remain in power for generations as a result.
Fonte: Guardian del 30/03/09
La versione italiana è stata pubblicata da MicroMega; abbiamo preferito evitare la pubblicazione diretta dell’italiano perché, si sa, noi siamo di parte e chissà cosa siamo capaci di tradurre…(i corsivi grassettati nel testo sono miei, nde)
SALUTE – Allergie? Curatevi con gli antistaminici naturali
La vera opportunità della medicina naturale per le allergie è la prevenzione dell’evento acuto. Le terapie antistaminiche non fanno altro che attendere che il fenomeno allergico si mostri e lanciano l’attacco all’istamina appena muove i primi passi oltre la soglia
.
La medicina naturale, invece, giunge in anticipo e, per questo, la cura dovrebbe essere intrapresa almeno due mesi prima rispetto all’insorgenza classica dei sintomi, scegliendo in modo accurato fra i rimedi più indicati. L’omeopatia, in particolare, sa arrivare al dettaglio, distinguendo addirittura fra i rimedi quelli più adatti per chi aggrava stando all’aria aperta o, viceversa, al chiuso, fra chi sta male fin dal mattino o chi ha un attacco acuto di notte, come ad esempio nell’asma allergica. Riconoscere il proprio rimedio è semplice e una volta trovato va iniziato fin da gennaio per arrivare preparati a primavera.
La seconda meravigliosa opportunità è l’assenza di effetti collaterali. Nel farmaco tradizionale questi effetti sono fastidiosissimi. L’antistaminico comporta grande sonnolenza e deconcentrazione. Il cortisone è efficace ma deve essere utilizzato con parsimonia, poichè il suo uso prolungato crea scompensi al sistema immunitario, oltre ai grandi effetti collaterali quali ritenzione idrica e stanchezza.
Ecco i grandi alleati fitoterapici:
Viola tricolor tintura madre: 50 gocce mattina e sera
E’ utile soprattutto per le forme cutanee, gli eczemi, le orticarie. E’ un ottimo drenante cutaneo, un vero e proprio depurativo della pelle, utile a tutti gli allergici che riportano conseguenze anche alla cute e alle mucose
Plantago Maior: tintura madre: 50 gocce per 2-3 volte al giorno
E’ un antistasminico naturale che riduce le risposte allergiche mitigando i sintomi. E’ ottima nella forma respiratoria, soprattutto in caso di congestione e infiammazione delle mucose orali e respiratorie (rinite, asma allergica)
Ribes Nigrum: macerato glicerico 30 gocce per 3 volte al giorno.
Siamo di fronte al vero fitoterapico cortisonico simile. Se iniziato in anticipo rispetto alla crisi stagionale riesce davvero a fare la differenza sul processo allergico e a moderarne i toni. Questo sistema di controllo si esplica attraverso un potenziamento del sistema immunitario che riesce a controllare la risposta istaminica, che altrimenti sfocerebbe come esagerata.
Viburnum Lantana: macerato glicerico 50 gocce ogni sera
Azione broncodilatatrice abbastanza rapida e immediata. In caso di sintomi acuti la somministrazione può essere ripetuta più volte e si trova anche in forma spray, da spruzzare in bocca anche a più riprese in caso di asma acuta, broncocostrizione.
Dottoressa Stefania Piloni
.
fonte: http://www.lifegate.it/salute/articolo.php?id_articolo=1775
…
La Pfizer pagherà 75 milioni di dollari per i bambini cavia della Nigeria

Firdausi became mentally handicapped, her mother claims, after she was used to test a meningitis drug
.
Lagos | 3 aprile 2009
.
Il gigante farmaceutico americano Pfizer, accusato di aver ucciso nel 1996 nel nord della Nigeria almeno undici bambini e di aver reso invalidi la maggior parte dei circa 200 sopravvissuti alla sperimentazione di un medicinale, ha accettato di versare 75 milioni dollari come risarcimento alle autorità locali. Lo hanno reso noto fonti vicine alla magistratura.
“Pfizer e’ d’accordo, paghera’ 75 milioni di dollari come indennizzo … Il governo dello stato di Kano ha accettato l’offerta – ha riferito la fonte – 35 milioni di dollari andranno ai familiari delle vittime e ai bambini rimasti menomati. Altri 30 milioni di dollari serviranno a ristrutturare l’Ospedale delle malattie infettive dove era stata fatta la sperimentazione”.
I restanti 10 milioni di dollari serviranno a pagare le spese giudiziarie sostenute dallo stato di Kano che denuncio’, sia in sede civile che penale, la Pfizer nel 2006.
La denuncia afferma che la Pzizer nel 1996 somministro’ a 200 bambini un antibiotico sperimentale denominato Trovan, approfittando di una gravissima epidemia di meningite e di rosolia. Undici bambini morirono, i 189 sopravvissuti furono colpiti da gravissimi effetti collaterali: sordita’, paralisi, disturbi del linguaggio, lesioni cerebrali, cecita’.
Il Trovan non e’ mai stato messo in commercio. Pfizer contesta le accuse ma sta affrontando proprio su questa vicenda anche un altro processo, intentato dal governo federale nigeriano che pretende un mega-risarcimento di 6,5 miliardi di dollari.
.
fonte: http://www.rainews24.it/Notizia.asp?NewsId=113302
…





































Commenti recenti