Archive | aprile 13, 2009

Precari dell’Istituto di geofisica, a rischio il posto di lavoro

Molti sono stati «precettati» per il terremoto in Abruzzo

Quelli che possono restare a casa sono circa 180, altri 224 si salvano in quanto «stabilizzandi»

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Enzo Boschi, direttore dell'Ingv (Ansa)
Enzo Boschi, direttore dell’Ingv (Ansa)

ROMA - Circa 400 lavoratori e ricercatori dell’Ingv (Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia) non hanno un contratto a tempo indeterminato e molti di loro rischiano di perdere il posto di lavoro per effetto della legge Brunetta sulla Pubblica amministrazione, nonostante molti siano stati «precettati» per il terremoto in Abruzzo. Si tratta di circa il 40% dei dipendenti dell’Ingv. Ben il 40% dunque verrebbe spazzato via se il decreto passasse.

POSTI A RISCHIO – Quelli che rischiano veramente il posto sono circa 180 persone, in quanto dei 284 dipendenti con un contratto a tempo determinato, 224 sono «stabilizzandi», ovvero praticamente assunti avendo acquisito con oltre tre anni di contratto a tempo determinato il diritto all’assunzione in base alle precedenti Finanziarie. Quindi di questi sono 60 i non stabilizzandi, ossia che potevano almeno contare sul rinnovo del contratto ma che con la nuova legge non ne avrebbero più diritto. A questi vanno aggiunte 60 persone con assegni di ricerca e altre 60 tra borsisti e dottorandi. Tra i precari vi sono ricercatori, tecnologi, collaboratori tecnici e addetti ai servizi amministrativi e di supporto. La maggior parte non solo rischia di non vedere rinnovato il contratto, ma ha un’anzianità molto alta. Una situazione già più volte denunciata dai sindacati della ricerca e dallo stesso direttore dell’Invg, Enzo Boschi, che il 1° ottobre scorso aveva inviato una lettera al governo per richiamare l’attenzione sulla questione.

ALLERTATI - Appena è scattato l’allarme all’Aquila i sismologi dell’Ingv sono stati subito coinvolti: c’è chi è partito immediatamente dopo la scossa delle 3,32 del 6 aprile per installare la rete di monitoraggio, e chi ha lavorato in sede. Ora sono tutti a disposizione, anche oltre l’orario di lavoro per fronteggiare l’emergenza. L’Ingv esegue infatti il monitoraggio sismico e vulcanico dell’Italia 24 ore su 24 e per 365 giorni all’anno e fornisce alla Protezione civile servizi e consulenza.

CONTRIBUTO - «Da tempo abbiamo messo in luce la necessità di procedere alla stabilizzazione dei precari», ha detto il segretario generale della Flc Cgil, Domenico Pantaleo. «La situazione è curiosa, perché si tratta di lavoratori che, come hanno dimostrato anche con il terremoto in Abruzzo, possono dare un contributo importante. Sono stati i primi che si sono mossi per raggiungere le aeree colpite. Il punto è capire se questi ricercatori servono o meno. Riteniamo sbagliato e ipocrita licenziare questi lavoratori». Sulla stessa linea il segretario nazionale della Uilpa-Ur, Alberto Civica: «La rete sismologica viene garantita soprattutto grazie ai precari, perché l’Ingv è un ente che ha organici molto ridotti. La Protezione civile dà i soldi con il contagocce, il bilancio non è mai consolidato per cui non possono fare assunzioni, non possono aumentare gli organici, e il controllo sismico sta tutto in mano ai precari». Per il segretario confederale della Cisl, Claudio Santini, il terremoto in Abruzzo non fa che «rafforzare la necessità di battersi per la stabilizzazione di questi lavoratori».

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13 aprile 2009

fonte: http://www.corriere.it/cronache/09_aprile_13/sismologi_precari_brunetta_b772ab90-2832-11de-9c1c-00144f02aabc.shtml

Stalking, i rischi e le tutele. Un dramma per 2 milioni di donne

L’analisi del fenomeno in un libro curato dal Forum-Associazione delle donne giuriste

La legislazione in materia, la casistica, e alcuni consigli per difendersi

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di SILVANA MAZZOCCHI

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Stalking, i rischi e le tutele un dramma per 2 milioni di donneLa copertina del libro

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STALKING, ovvero molestie persistenti e rischiose. Un fenomeno molto diffuso nel nostro paese e non solo, ma che in Italia ha avuto un percorso lungo e tormentato prima di essere riconosciuto (per decreto) come reato. Entro fine aprile, pena la decadenza, il Parlamento dovrà trasformarlo in legge e sancire, finalmente, la pericolosità di questo tipo di persecuzione che colpisce solo in casa nostra più di due milioni di donne ogni anno. A volte personaggi conosciuti, ma molto più spesso donne comuni i cui assalitori sono altrettanto frequentemente non degli estranei, ma partner, mariti, ex, amici di famiglia, colleghi di lavoro.
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Essere seguite, pedinate, sommerse da sms e/o mail, molestate con approcci di ogni genere. Anche se non sempre lo stalking si accompagna a comportamenti violenti (non è raro però che si arrivi perfino all’omicidio), le vittime di questi atti persecutori non riescono più a lavorare, ad avere una normale vita sociale, fino a subire gravi danni materiali, psicologici e a volte anche fisici. Tutto quello che è necessario sapere su questa realtà, complementare a quel femminicidio che in un anno fa registrare, solo in Italia, più di cento donne ammazzate (gli ultimi dati ufficiali ne hanno contate 112) è ora raccontato in un libro curato dal Forum-Associazione delle donne giuriste, Stalking e violenza alle donne, (Franco Angeli editore) nel quale avvocate, magistrate, criminologhe e giornaliste analizzano a fondo il fenomeno con analisi comparate e secondo un diverso punto di vista.
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Il risultato è un quadro completo in cui viene descritto l’identikit della vittima e dello stalker, sono declinati la pericolosità e il rischio che questo fenomeno comporta, ed è fornita la rete completa delle legislazioni in vigore negli altri paesi nonché gli effetti delle norme di casa nostra. Non manca, infine, qualche consiglio pratico su come difendersi nella sventurata eventualità di diventare oggetto di stalking. Maria Grazia Scacchetti, fra le curatrici del libro, avvocato e professore associato di Diritto Romano alla facoltà di Giurisprudenza dell’Università degli studi di Modena e di Reggio Emilia, è il vicepresidente del Forum-Associazione Donne Giuriste.
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Stalking, quante sono le vittime in Italia?
“La stragrande maggioranza delle vittime di stalking sono donne. E gli unici dati ufficiali disponibili sono quelli che derivano dall’Indagine sulla sicurezza delle donne condotta dall’Istat nel 2006. La ricerca, (compiuta su un campione costituito da 25.000 donne di età compresa tra i 16 ed i 70 anni) ha misurato la violenza fisica, sessuale e psicologica, nonché i maltrattamenti contro le donne, dentro e fuori la famiglia. Ed è stato rilevato che c’è stato stalking su ben 2 milioni e 77 mila donne al momento della separazione, pari al 18,8% del totale. E’ inoltre emerso che il 48,8% delle donne vittime di violenza fisica o sessuale ad opera di un ex partner, ha subìto anche comportamenti persecutori”.
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La legge tutela le donne da questo tipo di violenze?
“Solo recentemente lo stalking è diventato un reato anche in Italia, con un decreto legge entrato in vigore il 25 febbraio 2009. Si tratta quindi di norme provvisorie che dovranno essere convertite in legge dal Parlamento entro 60 giorni, pena la loro decadenza.

Il merito del decreto è però aver finalmente introdotto nel Codice Penale il reato di stalking, o atti persecutori. Una conquista importante in quanto, prima della sua entrata in vigore, la vittima di stalking poteva essere tutelata penalmente soltanto se tali atti concretizzavano altre fattispecie criminose, quali, ad esempio la violenza privata, la minaccia o le molestie in luogo pubblico, o col mezzo del telefono. Mentre gli atti persecutori che concretizzano lo stalking consistono per lo più in comportamenti (appostamenti, corteggiamenti, e-mails etc.) che esulano da quelli previsti. In Europa sono 8 i paesi che hanno una normativa specifica diretta a punire i comportamenti di stalking (Austria, Belgio, Danimarca, Olanda, Germania, Irlanda, Malta, Regno Unito). Non sempre si tratta di una norma ad hoc e, a volte, lo stalking viene punito facendo ricorso a norme più ampie. Nei restanti paesi europei lo stalking è perseguibile solo se il comportamento che lo costituisce rientra in una delle fattispecie di reato già esistenti. Alcune leggi, in ambito europeo, prevedono anche la possibilità di adottare ordini di protezione”.

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Lei è un avvocato specializzato in diritti delle persone e della famiglia. Sulla base dell’esperienza, quali consigli si sente di dare alle donne vittime di stalking?
“Non esiste un’unica e specifica strategia per affrontare lo stalker. Ogni donna deve individuare gli strumenti più adatti a risolvere la propria particolare situazione, secondo la valutazione del rischio individuale e considerando le risorse che provengono dalle organizzazioni, dai gruppi e dai centri di assistenza alle vittime. Spesso è necessario sperimentare più strategie sino ad individuare quella più adatta al caso personale. L’esperienza maturata dal Modena Group on Stalking, gruppo multidisciplinare costituitosi nel 2003 con l’obiettivo di approfondire anche i percorsi di aiuto per le donne vittime di stalking, ha individuato alcune regole base che, nella pratica, si sono dimostrate efficaci. Eccole. La vittima deve spiegare una sola volta allo stalker che non vuole avere alcuna relazione con lui e non deve mai rispondere alle sue chiamate, né rispedire eventuali lettere o regali ricevuti. Tali gesti potrebbero, infatti, essere interpretati dallo stalker come richieste di contatto. Bisogna poi evitare i luoghi frequentati dallo stalker e conservare le prove di ogni contatto avuto con lui (lettere, e-mail, bigliettini, etc.) documentando, ove possibile, ogni forma di comunicazione su un diario personale o su un’agenda. E’ necessario, infine, procurarsi un secondo numero telefonico solo per gli amici stretti e i parenti, lasciare il vecchio numero collegato ad una segreteria telefonica e registrare tutti i messaggi dello stalker. Tutti questi elementi potrebbero essere fondamentali ai fini di eventuali indagini e per supportare un eventuale processo contro il persecutore. Le vittime di stalking devono inoltre informarne le persone che hanno accanto (familiari, amici, colleghi, etc.) e ricorrere alle diverse agenzie di aiuto, quali l’autorità di polizia locale, gli avvocati e le associazioni che forniscono supporto psicologico alle vittime”.

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Forum-Associazione donne giuriste
Stalking e violenza alle donne
Franco Angeli criminologia
Pag 238, euro 25
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13 aprile 2009
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SESSUALITA’ & SALUTE – Scoperti i nervi che trasformano le carezze in brividi di piacere

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ROMA (13 aprile) – Scoperti, nascosti sotto, la pelle i nervi del piacere, che trasformano una carezza in un brivido piacevole che risale su fino al cervello. Battezzati nervi C-tattili, sono stati scovati da un  gruppo di neuroscienziati capeggiato da Francis McGlone dell’azienda britannica Unilever in collaborazione con l’Università svedese di Gothenborg e l’Università Usa del Nord Carolina. Questi nervi si attivano quando ci sfioriamo o ci lasciamo sfiorare in modo affettuoso: perchè lo sfioramento sia avvertito come una carezza la velocità ottimale della mano che sfiora è di 4-5 centimetri al secondo, è spiegato sulla rivista Nature Neuroscience.

Non solo questi nervi svolgono una funzione relazionale senza pari, permettendo alle mamme di trasmettere affetto ai propri bimbi e ai partner di scambiarsi effusioni amorose; ma «la loro scoperta – afferma McGlone – getta un’affascinante luce sul motivo per cui trascorriamo del tempo prendendoci cura del nostro corpo con massaggi, lozioni e creme da stendere sulla cute. Oltre all’indubbio beneficio fisico, la verità è che proviamo piacere da quest’azione».

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fonte: http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=54324&sez=HOME_SCIENZA


SALUTE – Nelle città inquinate si vive di meno

http://www.greenpeace.org/raw/image_full/china/en/photosvideos/photos/smog-in-hong-kongSmog ad Hong Kong

Studio della Harvard Public Health School

Una riduzione dello «smog» allungherebbe la vita media di quattro anni nelle maggiori megalopoli

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MILANO – Un’aria più pulita nelle città può allungare la vita da alcuni mesi fino a sette anni, a seconda del centro urbano in cui si vive. Lo indica uno studio eseguito in 51 città americane, iniziato nel 1980 da esperti della Harvard Public School di Boston (Massachusetts). Durante il lasso di tempo considerato la vita media si è allungata di due anni e mezzo negli Stati Uniti, grazie soprattutto al miglioramento di dieta, stile di vita, cure mediche e aria più pulita. In particolare l’ultima voce, secondo gli autori dello studio, sarebbe responsabile di un incremento del 15 per cento di questa maggior durata, equivalente ad alcuni mesi. Ma il dato è riferito alle città americane, la cui aria è sì migliorata, ma non era paragonabile a quella di megalopoli come Città del Messico o Pechino. Se i calcoli fossero fatti su questi giganteschi agglomerati urbani l’allungamento dell vita media, a parità di miglioramento potrebbe raggiungere anche i 3-4 anni.

DIFFERENZE DA ZONA A ZONA - I danni arrecati alla salute dall’inquinamento delle città sono generati da diversi agenti, fra cui riscaldamento e scarichi dei veicoli mossi da motore a scoppio. A questo proposito, rilevazioni fatte proprio a Boston, hanno permesso di rilevare che l’inquinamento dell’aria era maggior fino a cinque volte in tratti di strada percorsi liberamente da camion spinti da diesel e automobili, rispetto a tratti vietati ai camion. E, sempre a Boston, l’inquinamento nelle zone in cui si concentrano gli arrivi e le partenze dei pendolari, può essere cento volte più alto rispetto ad altre zone della città.

FUMATORI NON FUMATORI - Va da sè che chi abita in prossimità di queste zone soffre un maggior rischio legato all’inalazione di microparticolati e altri agenti inquinanti, che possono scendere in profondità nei polmoni ed entrare nei vasi , mettendo la salute di queste persone in una condizione di rischio non dissimile da quella dei fumatori.

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13 aprile 2009

fonte: http://www.corriere.it/salute/09_aprile_13/inquinamento_accorcia_vita_e23d7a42-281b-11de-9c1c-00144f02aabc.shtml

Cristo su sedia elettrica in chiesa: Polemica nella cittadina di Gap

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Durante le festività pasquali esposta la ‘Pietà’ dell’artista Paul Fryer, una scultura che non raffigura Gesù sulla tradizionale croce ma su una sedie elettrica. Il vescovo della diocesi difende la scelta

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Parigi, 13 aprile 2009 - E’ polemica a Gap, cittadina nel sud della Francia, dove per le festività pasquali è stata esposta una scultura di Cristo morto su una sedia elettrica, e non sulla croce. L’opera, intitolata ‘Pietà‘ (in italiano) e realizzata dall’artista britannico Paul Fryer, ha suscitato vive reazioni, “in maggioranza positive”, ha osservato il vescovo della diocesi, mons. Jean-Michel di Falco. ’’Questa opera non lascia indifferenti, ma parlare di polemica è falso’’, ha detto il religioso.

Commenti di fedeli e visitatori – accanto alla foto della scultura – sono pubblicati sul sito della diocesi di Gap e sono in gran parte favorevoli all’iniziativa. ’’La croce non era l’equivalente, all’epoca romana, della sedia elettrica?’’, si chiede uno dei fedeli. Un altro osserva: ‘’Oggi entriamo in una chiesa senza neanche guardare Cristo sulla croce. Alloro dico grazie a mons. di Falco di svegliarmi’’.

Ci sono, però, anche voci discordanti: “L’ esposizione di quest’opera non ha il suo posto in una cattedrale il Venerdi’ Santo’’. Oppure: ‘’Se è arte, avrebbero potuto metterla da qualche altra parte”.

L’opera di Fryer fa parte della collezione d’arte dell’ uomo d’affari francese Francois Pinault, proprietario di Palazzo Grassi a Venezia.

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donte: http://quotidianonet.ilsole24ore.com/2009/04/13/164708-cristo_sedia_elettrica_chiesa.shtml

La Bonino dalla parte di Santoro: «Non capisco le contestazioni» / Di Pietro contrattacca: «L’indecenza è voler pilotare l’informazione»

http://www.clandestinoweb.com/images/stories/111AAANUOVOCLANDESTINO/ITALIA/TV/annozero.jpg

http://www.kattoliko.it/leggendanera/images/topics/croce.jpg

Dopo Di Pietro anche la Radicale difende il conduttore di AnnoZero

«E’ una questione di tono? Se sono state dette delle cose non vere si può chiedere l’intervento della magistratura»

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Emma Bonino (Ansa)
Emma Bonino (Ansa)

ROMA – Dalla parte di Santoro, dopo gli attacchi di Fini e Berlusconi sulla puntata di AnnoZero dedicata al terremoto, si schiera Emma Bonino: «Io non sono una grande estimatrice di quel modo di fare informazione, ma non ho capito cosa si contesta: è questione di tono?» ha detto la Bonino, nella consueta intervista settimanale a Radio Radicale, rispondendo a una domanda sulle polemiche sulla puntata di AnnoZero di giovedì scorso.

«SI SONO DETTE FALSITA’? C’E’ LA MAGISTRTURA»- «La libertà di espressione – ha aggiunto – ha un limite solo, quella della menzogna. Se si contesta che siano state dette falsità, c’è la magistratura; se si contesta lo sciacallaggio sulle emozioni, mi sembra un tema decisamente vago. E poi il punto è un altro: i partiti, gli stessi autori che non hanno consentito il funzionamento della Commissione di vigilanza, che l’hanno bloccato per mesi nonostante impegni inderogabili, che ancora non hanno predisposto le regole sulla par condicio, niente tribune, niente accessi, niente controllo, e poi alla fine scoppia un caso Santoro». «Lo ripeto: o in quella trasmissione sono state dette falsità o calunnie, oppure chiedo da che pulpito viene la predica. La Vigilanza ha degli obblighi che ha disatteso per interventi partitocratici, partitici, chiamateli come volete. Oggi la stessa Vigilanza – ha concluso – trova come caso espiatorio Santoro, che magari, non lo so, se lo merita pure, ma non mi sembra questo il tema».

CICCHITTO: «ANNOZERO VUOLE DESTABILIZZARE IL QUADRO POLITICO» - Ad attaccare invece AnnoZero è stato invece Fabrizio Cicchitto, presidente dei deputati del Pdl: «’Annozero” è una trasmissione che ha obiettivi politici chiarissimi. Essa è collegata a un gruppo politico-giudiziario che ha come terminale giornalistico Travaglio e come punto di riferimento politico Di Pietro; in mezzo c’è una operosa componente giudiziaria che ha punti di riferimento in alcune procure, da quella di Palermo a quella di Potenza. L’obiettivo di questo network è quello di destabilizzare il quadro politico. Certamente di questo nucleo il dottor Santoro è la punta di diamante mediatica». Lo afferma Fabrizio Cicchitto, presidente dei deputati del Pdl.

LA PRESIDENTE DELLA PROVINCIA: «TRASMISSIONE CORRETTA» – «I servizi di AnnoZero hanno evidenziato alcune falle che ci sono state ma in più occasioni sono emersi complimenti sia da parte di Santoro che da Ruotolo che era in collegamento, nei confronti di questa massa enorme di volontari che è venuta qui ad aiutarci». E’ questa l’opionione della presidente della provincia de L’Aquila, Stefania Pezzopane, espressa in un’intervista pubblicata sul quotidiano on line di Articolo 21. «Penso che bisogna aprire indagini su ben altre questioni. Le nostre richieste sono state disattese e vorrei capire perchè. Non capisco perché l’informazione non possa evidenziare problemi che stiamo vivendo, ci sono ed è giusto che una trasmissione ne parli. Al contrario ho notato uno scaricamento di responsabilitá sul comune dell’Aquila sia da parte del sottosegretario sia da parte del membro della Commissione grandi rischi, presenti in studio. Questa lettura unilaterale non ci serve, ribadisco che lo sforzo è enorme, ma abbiamo bisogno di solidarietà e non di usare il terremoto per un regolamento di conti con il giornalismo».

GASPARRI: «TV DELL’ODIO» «È la tv dell’odio. È la tv del veleno. È uno scempio continuo della verità, che tocca punte tali di aberrazione da essere notoriamente dannosa per la parte politica a cui questa tv è asservita» ha detto invece il capogruppo del Pdl al Senato Maurizio Gasparri

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13 aprile 2009

fonte: http://www.corriere.it/politica/09_aprile_13/santoro_bonino_annozero_b11afe54-2815-11de-9c1c-00144f02aabc.shtml

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http://www.riviera24.it/userdata/immagini/foto/510/2008/11/antonio-di-pietro_1508.jpg

Replica a Berlusconi e Fini su annozero

Di Pietro contrattacca: «L’indecenza è voler pilotare l’informazione»

«Indecente sarebbe far credere che quello che è successo in Abruzzo sia solo colpa del destino»

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ROMA – «Annozero? L’unica indecenza è la pretesa di Berlusconi e Fini di poter pilotare l’informazione al fine di descrivere una realtà che non esiste. E, così, far credere che ciò che è accaduto in Abruzzo sia solo colpa del destino». Lo afferma il leader dell’Italia dei Valori, Antonio Di Pietro, in merito alle dichiarazioni del premier e del presidente della Camera sull’ultima puntata della trasmissione di Michele Santoro sull’emergenza terremoto. «Pretendere di mettere il bavaglio ad un giornalismo che approfondisce la verità dello svolgimento degli avvenimenti è da criminali». Nel corso della trasmissione della Rai era ospite l’ex pm Luigi de Magistriis, candidato per l’Idv alle elezioni europee.

CONSEGUENZE DA PREVENIRE - «Comprendiamo che sia difficile prevedere un terremoto – dice Di Pietro -, ma riteniamo necessario e doveroso prevenirne le conseguenze, specie se si tratta di edifici pubblici di una certa importanza, come la casa dello studente, crollata per l’incuria, la cattiva costruzione e la pessima manutenzione. Altrettanto vero -conclude- è che le finanziarie del governo Berlusconi hanno previsto la riduzione dei fondi per la messa in sicurezza degli edifici pubblici e per la protezione civile».

LE POSIZIONI NEL PD- Giorgio Merlo, Pd, membro della commissione di Vigilanza Rai, plaude invece all’inchiestta annunciata da Garimberti: «Annozero di Michele Santoro ha una deroga particolare dalla Rai, o un contratto particolare, rispetto ai criteri che ispirano il servizio pubblico nel nostro paese?» si chiede, definendo «incredibile» la trasmissione di Annozero sul terremoto in Abruzzo. Santoro «può dire e può fare ciò che vuole, contro chi vuole e a danno di chi vuole a prescindere?». Sul caso interviene anche il Pd Vincenzo Vita, con una posizione diversa, rivolta all’intervento di Fini e Berlusconi: «Ognuno può giudicare come meglio crede la trasmissione di Michele Santoro sul terremoto, ma il problema è che “ancora una volta” c’è un “attacco alla libertà di informazione da parte di Silvio Berlusconi. Non si tratta di dare voti e giudizi sul programma di Santoro, sul quale è legittimo avere opinioni diverse e contraddittorie. Ed è anche doveroso ribadire sostegno e plauso verso il lavoro enorme della protezione civile. Ma qui è in causa la libertà di informazione, ancora una volta messa sotto attacco dal presidente del consiglio che è proprietario di buona metà dei media italiani”. Conclude Vita: “Questo non può passare inosservato ed è augurabile anche che, essendo scattata la ’par condicio’, non solamente ’Anno Zero’, ma l’insieme dei programmi abbiano massima attenzione e rigore”.

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12 aprile 2009

fonte: http://www.corriere.it/politica/09_aprile_12/dipietro_annozero_e210bc60-2798-11de-8b6f-00144f02aabc.shtml?fr=correlati

Somalia, i pirati minacciano gli Usa. Nave italiana ancorata a Lasqorey

http://www.rnw.nl/images/assets/15888381

Messaggio telefonico dopo il blitz per liberare il capitano: “Colpiremo in altri mari”

Deputato democratico a Mogadiscio. Contattato il rimorchiatore Buccaneer

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Somalia, i pirati minacciano gli Usa Nave italiana ancorata a LasqoreyIl capitano della nave Usa Richard Phillips (a destra) subito dopo la liberazione

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http://huntoftheseawolves.net/blog/wp-content/uploads/2007/08/pirate-somalia-general-bg.jpg

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MOGADISCIO – I pirati con base in Somalia annunciano vendetta contro chi, come gli americani, ha preferito la via del blitz contro gli assalitori anziché la trattativa e il pagamento del riscatto. E alzano ulteriormente il tiro: allargheremo il nostro raggio d’azione anche ad acqua molto lontane dalla Somalia, dice uno di loro che cerca di accreditarsi come il capo del gruppo che teneva in ostaggio il capitano americano Richard Phillips, liberato ieri grazie all’intervento della Marina Usa.
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Raggiunto telefonicamente da un’agenzia di stampa nel villaggi costiero di Eyl, una delle roccaforti presunte della filibusta, circa 600 chilometri a nord di Mogadiscio, Abdi Garad accusa gli americani di avere mentito e di avere ucciso i “nostri amici” che “avevano accettato di liberare l’ostaggio senza alcun riscatto”.

Ci saranno ritorsioni, annuncia, contro gli americani: “Intensificheremo i nostri attacchi, anche lontano dalle acque somale e la prossima volta che avremo a che fare con gli americani spero che nessuno si attenda pietà da parte nostra”.

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E per verificare la situazione sul terreno è giunto oggi in Somalia il parlamentare americano Donald Payne, scortato da sei guardie del corpo. Si tratta della prima visita a Mogadiscio di un importante uomo politico Usa da molti anni a questa parte. Il deputato democratico Payne, esperto d’Africa, è giunto a Mogadiscio su un piccolo aereo insieme al ministro degli Esteri somalo Mohamed Abdullah Omaar. Ha incontrato esponenti del governo a Mogadiscio. La visita, notano le fonti, ha avuto lo scopo di dimostrare come sul blitz antipirateria compiuto ieri dalla marina americana vi sia sintonia tra Washington e il governo somalo. In prospettiva dovrebbe servire a coordinare gli sforzi nella lotta alla pirateria che si inserisce nel più ampio obiettivo di dare stabilità alla Somalia, dove al momento il governo non è assolutamente in grado di controllare la situazione.

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Il rimorchiatore italiano. Nelle mani dei pirati è ancora il rimorchiatore italiano Buccaneer, con 16 membri d’equipaggio, sequestrato sabato scorso nel Golfo di Aden. Il Buccaneer ha raggiunto la costa di Lasqorey e si è ancorato al largo di questo villaggio della regione autonoma del Puntland, nel nordest della Somalia. “Abbiamo contattato il rimorchiatore italiano, ha gettato l’ancora nella zona costiera di Lasqorey”, ha precisato Abdiweli Ali Tar, responsabile di una società somala di guardacoste incaricata dal governo del Puntland di contrastare la pirateria.
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I 16 membri dell’equipaggio
– dieci italiani, cinque romeni e un croato – si trovano ancora a bordo del rimorchiatore, ha precisato Tar, raggiunto al telefono da Mogadiscio. Lasqorey è situato sulla costa del golfo di Aden, a circa 110 chilometri a ovest del porto di Bosasso, capitale economica del Puntland. Nell’area è giunta ieri la fregata maestrale della Marina militare italiana, adesso in attesa di disposizioni da parte dell’unità di crisi della Farnesina, che opera in coordinamento con la missione dell’Unione europea anti-pirateria Atalanta.

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13 aprile 2009

fonte: http://www.repubblica.it/2009/04/sezioni/esteri/somalia-pirati/somalia-pirati/somalia-pirati.html

DONNE-ZIMBABWE: Religione e povertà causa di matrimoni precoci

http://seattletimes.nwsource.com/art/news/nation_world/aids/dailylife/photos/WG13.jpg

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HARARE, 10 aprile 2009 (IPS) – Mentre ogni mattina le sue coetanee si preparano per andare a scuola, Matipedza (non è il suo vero nome), 14 anni, del distretto di Marange nel Manicaland, prepara la colazione per il marito, di 67 anni.

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di Phyllis Kachere

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Anche se il matrimonio non è celebrato formalmente, è riconosciuto come norma, e la giovane è destinata a lavorare in casa e ad avere presto dei figli.

“Non posso andare
contro [il volere dei] miei, e lasciare mio marito per andare a scuola. E poi, se lo lascio, dove andrei? I miei genitori non mi accoglierebbero certo a braccia aperte”, spiega Matipedza.

Il suo caso non è il solo: migliaia di bambine della provincia orientale di Manicaland vivono un simile calvario: la loro educazione si interrompe a causa del matrimonio precoce, spesso poligamo.

La maggior parte delle giovani in età scolare di Marange, alcune addirittura di dieci anni, sono state sposate dalla chiesa apostolica di Johanne Marange, che professa la poligamia. Quasi tutti i matrimoni vengono organizzati tra uomini adulti, spesso anziani, e giovani minorenni.

Nonostante la recente Legge contro la violenza domestica che vieta il matrimonio con i minori – l’età del consenso sessuale in Zimabwe è 16 anni – è difficile fermare queste pratiche, visto il carattere riservatissimo delle attività della setta.

Nei casi di matrimonio precoce, le giovani sono più esposte a rischi di complicazioni durante il parto, e persino alla morte, ha rivelato un recente studio dell’Ong di Harare Donne e diritti in Africa australe (WLSA, dall’acronimo inglese).

Dallo studio de WLSA è poi emerso che queste giovani sono più soggette ai tumori dell’utero, e a traumi psicologici per le tensioni sociali derivanti dal far parte di un matrimonio poligamo.

I risultati del rapporto hanno costretto le autorità dello Zimbabwe ad impegnarsi per mettere fine alla pratica, che ha costretto migliaia di ragazze dei distretti di Marange, Odzi e Buhera, nel Manicaland, ad abbandonare la scuola.

Secondo le ultime statistiche disponibili del ministero di Educazione, Sport e Cultura, su 10mila giovani iscritte al primo anno scolastico nel distretto di Marange nel 2000, solo un terzo ha completato il quarto anno di istruzione di base nel 2003.

“La grande maggioranza di chi abbandona la scuola lo fa per sposarsi, mentre solo una minima parte lascia per l’impossibilità di pagare l’iscrizione e le tasse scolastiche”, ha dichiarato un alto funzionario del distretto, che ha chiesto di rimanere anonimo.

In gran parte, le giovani abbandonano la scuola a luglio, mese della Pasqua per la Chiesa apostolica Johanne Marange: un’occasione di festività religiosa per celebrare il matrimonio.

Gideon Mombeshora, membro della setta, ha spiegato che quasi tutti gli uomini della chiesa preferiscono sposare giovani minorenni perché è più facile controllarle. “La maggioranza vuole sposare una donna docile. Più giovane è la moglie, più è facile per l’uomo dominarla”, osserva.

“Anche se il matrimonio tra adulti anziani e ragazze minorenni non è previsto dallo statuto della chiesa, si tratta di una pratica profondamente radicata nel nostro sistema di credenze”, ha spiegato Mombeshora.

Il matrimonio precoce è un male sociale che minaccia ogni tentativo del governo di raggiungimento dell’educazione primaria universale, uno degli Obiettivi di sviluppo del Millennio delle Nazioni Unite: e soprattutto per le bambine, che continuano ad abbandonare gli studi, ha segnalato l’ex senatrice Sheila Mahere.

Questa pratica “mette a rischio lo sviluppo economico nazionale, visto che bambine brillanti e intelligenti sono costrette a lasciare la scuola per diventare manodopera a basso costo per la casa”, sostiene Mahere. “Quasi tutte diventano lavoratrici agricole nei terreni dei loro mariti”.

L’Unione per lo sviluppo delle Chiese apostoliche dello Zimbabwe, che riunisce 160 sette apostoliche del paese, cerca di mettere in guardia i leader della chiesa sui pericoli del matrimonio precoce, ma questa posizione si scontra con una fortissima resistenza a livello locale.

“La polizia continua a chiudere un occhio di fronte a questi crimini”, spiega il responsabile di programma dell’Unione Edson Tsvakai. “A volte denunciamo alcuni dei nostri membri alla polizia, ma di rado le accuse vengono prese seriamente, in parte perché alcuni leader della setta hanno stretti legami con le autorità”.

Nel 2007, l’organizzazione non governativa di Harare Girl Child Network riuscì a salvare una bambina di 11 anni che era stata data in moglie ad un uomo di 44, a Buhara. L’uomo fu condannato a sei mesi di carcere. Ma poco dopo, le autorità sospesero la sentenza, e la bambina fu costretta a rifugiarsi in un posto sicuro, poiché l’uomo continuava a pretendere di tenerla come moglie.

Caroline Nyamayemombe, funzionaria del fondo Onu per la popolazione (Unfpa) ad Harare, ha confermato che secondo i suoi studi, le gravidanze di adolescenti sono in aumento in Zimbabwe, e una delle cause principali di mortalità materna.

“Le giovani vengono date in moglie a uomini spesso più anziani del loro stesso padre, e questo scenario ha contribuito moltissimo al problema delle complicazioni durante la gravidanza. Queste pratiche nocive dilagano in alcuni distretti del paese”, ha segnalato.

È la povertà, oltre alla religione, a spiegare il fenomeno: l’80 per cento delle adolescenti incinte provengono da famiglie povere, secondo i dati dell’Unfpa.

“Le adolescenti incinte hanno più probabilità di abbandonare la scuola, compromettendo così la loro futura capacità di guadagno e quindi la possibilità di uscire dalla povertà”, ha aggiunto Nyamayemombe.

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fonte: http://ipsnotizie.it/nota.php?idnews=1422

In Abruzzo la terra continua a tremare: aumentano gli sfollati, preoccupa il freddo

http://www.ilmessaggero.it/MsgrNews/HIGH/20090413_terremoto2.jpg

Ai primi 55mila se ne aggiungono 3.800 nelle valli Subequana e Peligna

Le vittime sono 294, non si scava più alla ricerca di sopravvissuti

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ROMA (13 aprile) – In Abruzzo non si scava più: non ci sono più nomi sulle liste dei dispersi e, oltretutto, sono stati abbondantemente superati i limiti di tempo che possano far sperare di trovare persone ancora vive sotto le macerie. Stabilito il rientro in servizio di tutti i dipendenti del Comune dell’Aquila a partire da domani, 14 aprile. L’unica eccezione riguarda coloro che hanno subito dei lutti familiari entro il quarto grado. Ieri pomeriggio sono stati celebrati i funerali di altre quattro vittime, tre delle quali componenti di un’intera famiglia, i cui corpi erano stati recuperati sabato.

Sono 294 le vittime accertate, dopo che nell’ospedale di Teramo è deceduto ieri notte per le ferite Tommaso Iovinitti. Aveva 59 anni. L’uomo era ricoverato nel Reparto di Rianimazione Generale dell’Ospedale di Teramo ed è morto intorno alle 2. La giovane Eleonora, l’ultima persona recuperata viva da sotto le macerie, invece, pur rimanendo in prognosi riservata, respira spontaneamente, è vigile e cosciente ed ha potuto vedere la sua mamma. La Asl teramana spiega che altri 5 pazienti, sono stabili, seppur ancora in condizioni critiche e quindi in prognosi riservata.

Il freddo. Il maltempo aumenta l’emergenza nelle tendopoli. Da questa mattina un forte vento, con pioggia a tratti, sta interessando gran parte dell’area disastrata. Questo rende necessario, per gli uomini della Protezione Civile e i volontari, accelerare le operazioni di completamento delle strutture con la fornitura di tutte le attrezzature che le rendano sufficientemente autonome. In particolare, la prima emergenza riguarda il completamento e la fornitura di coperte e di stufe da riscaldamento per far fronte all’emergenza freddo. Ed è il freddo a preoccupare gli sfollati nell’aquilano. «L’organizzazione è buona – raccontano nelle tendopoli -, ma è arrivato il freddo e questo ci fa capire cosa sarà a ottobre. Aiutateci, non fateci passare quì l’inverno», implorano in molti. Un inverno che da queste parti è particolarmente rigido e lungo. Al Com 2 di S.Demetrio – 1.800 persone e il cui numero continua a crescere – mancano i termoconvertitori: «Noi – dice un giovane – possiamo resistere, ma bambini e vecchi, no».

Lo sciame sismico non si placa e, anzi, si allarga ancora e si allargano anche i suoi effetti. La scorsa notte, una scossa di magnitudo 3.1 è stata registrata con epicentro Monti della Laga, nel Parco Nazionale d’Abruzzo, in una fascia che interessa tre regioni: Abruzzo, Marche e Lazio. Almeno nove le scosse, di intensità variabile tra i 3.4 e i 2.8, ma gli epicentri sono stati registrati in tre distretti sismici diversi: tre volte nell’Aquilano, due volte nella Valle dell’Aterno e due nei Monti della Laga, con una profondità variabile dai 9,8 ai 10,1 chilometri. Delle numerose scosse, solo tre sono state avvertite in modo molto distinto dalla popolazione e sono quelle che hanno avuto come epicentro la zona dell’Aquila. Dall’inizio del mese, secondo quanto riportato dal sito dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia, nella zona dell’Aquila vi sono state oltre 80 scosse, delle quali tre oltre i cinque gradi, compresa quella di lunedì notte, pari a 5,8 gradi con epicentro a 8,8 chilometri di profondità. In serata due scosse avvertite dalla popolazione: alle 20.05, di magnitudo 3.4; la seconda alle 20.09, di magnitudo 3.0. Le località prossime all’epicentro delle due scosse – che sono state avvertite dalla popolazione – sono L’Aquila, Pizzoli e Barete, Fossa, Villa S. Giovanni e S. Demetrio.

Cresce anche il numero degli sfollati: circa 3.800 in più, di cui 3.100 ricoverati nel Com (Centro operativo misto) 7 di Sulmona, provenienti dalle valli Subequana e Peligna. Quelle sfollate dai 14 comuni che fanno parte del Com sono 3010. I sindaci di questi Comuni hanno fatto richiesta di 506 tende di 3030 brande e 3080 coperte. I paesi della Valle Subequana più colpiti sono Castelvecchio Subequo (350 sfollati), Castel di Ieri (200), Molina Aterno (150) e Goriano Sicoli (180) e Secinaro (200). A Sulmona sono 1200. Sono state richieste anche tre tende di pronto soccorso, quattro cucine da campo e 27 bagni chimici oltre a cinque generatori di energia elettrica. Il materiale è iniziato ad arrivare già dall’altra sera sono cominciate le operazioni di consegna nei paesi interessati. E altri 680 sfollati si contano in altri 8 comuni della zona – Campo di Giove, Cocullo, Corfinio, Gagliano Aterno, Raiano, Roccacasale, Roccapia e Villalago – che non sono stati ancora inseriti nelle liste dei Com. Il dettaglio vede Campo di Giove con 100 sfollati, Cocullo (50); Corfinio (100); Gagliano Aterno (120); Raiano (200); Roccacasale (50); Roccapia (40) e Villalago (20. I sindaci di questi paesi oltre a chiedere l’inserimento tra i Comuni danneggiati dal sisma hanno avanzato anche la richiesta al responsabili del Com di Sulmona, di 117 tende, 680 brande e 680 coperte. Il sindaco di Gagliano Aterno che risulta di questi centri, il più danneggiato, ha fatto richiesta anche di tre bagni chimici, un generatore di corrente e una cucina da campo.

I numeri forniti dal presidente del Consiglio Silvio Berlusconi dicono che ad oggi sono 55 mila le persone assistite. Di queste 21.899 si trovano negli hotel di Teramo, Pescara, Chieti e Ascoli Piceno mentre altre 33.306 persone sono ospitate nelle 106 tendopoli sparse sul territorio.

La Protezione Civile ha rivelato che sono oltre 100 gli ingegneri dei Vigili del fuoco che si aggiungeranno alle 91 unità già operative sul posto per accelerare le operazioni di controllo della stabilità degli edifici danneggiati dal sisma. E sono in arrivo anche esperti da paesi dell’Unione Europea.

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13 aprile 2009

fonte: http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=54266&sez=HOME_INITALIA


ARGENTINA: Il baratto va contro corrente / E in Italia? C’è Zerorelativo..

http://www.basurillas.org/blog/wp-content/uploads/2009/01/redglobaldetrueque.jpg

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di Gabriela Cerioli (IPS/IFEJ)

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BUENOS AIRES, 8 aprile 2009 (IPS) – Il vecchio sistema del baratto compirà a maggio 14 anni di nuova vita in Argentina. Dopo l’auge raggiunto con il crollo economico del 2001, oggi questa forma di scambio ha un profilo più basso, ma riunisce decine di migliaia di persone in tutto il paese. Gli economisti però non sono fiduciosi sul suo futuro.

Un “Club de trueque” nel quartiere di Chacarita, a Buenos Aires

Foto: Gabriela Cerioli
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In Argentina sono attivi circa 500 Club del Trueque, “circoli del baratto”, di cui fanno parte decine di migliaia di persone. Non sono più i tre milioni che nel 2002 cercavano affannosamente aiuto da questo sistema economico, ma sono il doppio che nel 2008, affermano i suoi promotori.

Il “Club del Trueque” è uno spazio di scambio di alimenti fatti in casa, vestiario, kit scolastici, piccoli interventi di ristrutturazione nelle case di falegnameria, ferramenta, muratura e elettricità, oggetti d’arte, servizi medici e odontoiatrici, educativi e turistici, ecc.

Gli organizzatori registrano un aumento del 50 per cento nel numero dei partecipanti rispetto allo scorso anno, in coincidenza con l’inizio di una certa inquietudine economica legata al conflitto tra il governo e il sindacato agricolo, per l’aumento delle tasse sulle esportazioni.

Proprio per questa affluenza, il circolo più antico del paese, creato il 1 maggio 1995 a Bernal, nel sud suburbano di Buenos Aires, sta traslocando in uno spazio più ampio.

“La prossima settimana ci sarà la riapertura”, ha annunciato Rubén Ravera, uno dei fondatori del Club del Trueque o Red Global del Trueque (RGT) in Argentina. “Si raccomanda che il numero dei partecipanti in ogni centro non superi i 100: è l’unico modo per stabilire relazioni più personali, rafforzando la fiducia e altri valori relazionali tra i partecipanti”, ha osservato.

Secondo Ravera, è difficile calcolare il volume degli scambi, ma “dal 1995 c’è una crescita, lenta ma continua. Il baratto funziona attraverso accordi telefonici, posta elettronica e faccia a faccia”, ha spiegato.

Perché il mercato del baratto “multireciproco” funzioni, tutti gli utenti devono consumare proporzionatamente a ciò che offrono. “Ha un ottimo effetto sull’autostima, soprattutto nel caso dei giovani e delle casalinghe, che possono dare valore a capacità che prima non venivano valutate”, ha sottolineato Ravera.

Belén Rodríguez, una donna di 30 anni che non ha mai avuto un lavoro regolare, ha cominciato preparando da mangiare e riciclando vestiti. “Grazie al lavoro manuale ho poi cominciato a produrre oggetti d’artigianato, che oggi scambio con altri servizi”, ha raccontato, mentre si avvaleva delle prestazioni di una parrucchiera interessata ai suoi oggetti.

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http://www.icarodigital.com.ar/diciembre2001/Economia/diario%20puntal%206.jpgMoneda del Club del Trueque

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Angela Mariño apprezza “il contributo semplice di persone che esprimono affetto. Le tortitas, un tipo di dolce, non sono sempre perfette, le empanadas sono caserecce, i maglioni hanno qualche filo fuori posto. Niente è perfetto, ma ogni cosa è abbondante”, ha assicurato.

Ma non tutto viene fatto in casa. La donna riconosce che ciò di cui avrebbe più bisogno dal Club del Trueque è conoscere un gruppo di giovani che la aiutino a tenere il computer sempre aggiornato.

Qualcuno partecipa anche con tutta la famiglia. Fausto Torres e la sua famiglia vengono una volta alla settimana. “Il risultato è molto positivo”, ha detto.

“Portiamo budini, torte, cornetti, empanadas, panini, panettoni e pane speziato, che scambiamo con una varietà incredibile di altre cose: auricolari, pile, lanterne, lampadine, CD, vestiti, e persino occhiali”, ha raccontato.

Ma il mondo non è già troppo globalizzato per tornare al sistema primitivo del baratto orientato alla sussistenza?

“Questo sistema ha un futuro nel mondo di oggi, nella misura in cui vediamo con nuovi occhi l’attività stimolante dell’associativismo. Il baratto non è sinonimo di sussistenza, né di allontanamento dall’economia. È un’attività complementare, per comprendere gli esclusi dal sistema”, sostiene Horacio Krell, promotore della Unión de Permutas de Argentina, una associazione che promuove lo scambio di beni e di servizi.

Il ritorno al baratto sarebbe possibile, secondo Krell, attraverso l’educazione, “ridando valore ad una cultura del lavoro che promuova un capitalismo basato sull’economia reale, non sui proventi finanziari”.

Secondo Ravera, “il modello inclusivo” del Club del Trueque ha “un potenziale enorme per sviluppare l’economia di piccole comunità e contenere le crisi che si avvicinano”.

Ma diversi economisti consultati non lo considerano fattibile sul lungo periodo, mentre il ministero dell’Economia non ha risposto a ripetute sollecitazioni.

Lo sviluppo sostenibile ha a che vedere con il livello di consumo, che è molto difficile da ridurre, ha sottolineato Carlos Leyba, docente di economia politica dell’Università di Buenos Aires (UBA). “Se smettessimo di consumare, aumenterebbe l’esercito dei disoccupati”, ha affermato.

Leyba, che dirige il gruppo di ricerca del Centro de Estrategias de Estado y Mercado, crede che prendere in esame il ritorno al baratto sfiora il terreno della filosofia.

“Sembrerebbe quasi di regredire, perché in genere [questo sistema] si attiva quando la moneta smette di avere un senso. In un mondo che avanza in funzione del commercio internazionale, con le multinazionali che frammentano la produzione e fabbricano in paesi terzi, le retribuzioni sarebbero impossibili senza denaro”, ha sostenuto.

L’economista dell’UBA Carlos Melconian, fondatore e direttore di M&S Consultores, è stato categorico: “Il baratto non ha spazio né futuro”.

Il consulente e consigliere
Roberto Cachanosky, della Universidad Católica Argentina, è della stessa opinione: il baratto “è un meccanismo preistorico… Nel caso di un crollo monetario mondiale, qualsiasi tentativo di ripristinarlo sarebbe transitorio, di breve termine e sarebbe come uscire dal sistema, fino alla ricomposizione del sistema monetario”, ha sostenuto.

Antonio Brailovsky, economista, storico e professore universitario, prende in considerazione un’altra prospettiva.

“Il baratto ha funzionato in Argentina in un momento di emergenza. Ma la gente accetta un’economia senza denaro, o preferisce essere scandalosamente povera e utilizzare una qualche forma di moneta? La gestione del denaro ha a che vedere con l’identità, è un aspetto culturale molto forte”, ha commentato.

Per questo, “l’idea del baratto
in un’economia di poveri senza denaro è instabile”, ritiene Brailovsky, ex difensore del Pueblo Adjunto para Medio Ambiente della città di Buenos Aires.

Di fronte a questa instabilità,
esistono invece le reti sociali del microcredito, ha suggerito Brailovsky, concepite dalla Grameen Bank dell’economista del Bangladesh Muhammad Yunus, premio Nobel per la pace 2006, come un progetto sul lungo periodo.

Ma contro tutti i pronostici, i club non si sono svuotati. E le ragioni non sempre sono economiche.

Ricardo Jordán fa parte della rete dei Club da diversi anni. In questo modo copre il 25 per cento dei suoi bisogni basilari. Discendente da una famiglia scozzese, è un abile artigiano, ma oggi la sua specialità è la coltivazione biologica e la falegnameria.

“Quando sono arrivato al Club del Trueque avevo perso tutto: il lavoro, il mio amor proprio e la mia dignità. Ero morto”, ha dichiarato. “Ma adesso ho ricominciato a vivere”.

* Articolo della serie prodotta da IPS (Inter Press Service) e IFEJ (acronimo inglese per Federazione Internazionale dei Giornalisti Ambientali) per la Alleanza dei comunicatori per lo sviluppo sostenibile (http://www.complusalliance.org)

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Come vivere senza soldi

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di Héctor Rojo – Diagonal, Spagnada Carta n° 6 – gennaio 2006(abstract)
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Il trueque, il baratto, è un sistema di scambio antico quanto l’uomo. Questo meccanismo commerciale ha bisogno di tre elementi per funzionare: la necessità, la solidarietà e la fiducia. Dopo l’apparizione del denaro, il peso del baratto è stato sempre più ridotto nell’ambito del mercato, ma il trueque è oggi una forma di resistenza al modello economico globale. In Spagna esistono diversi progetti legati allo scambio di beni, servizi e saperi volti a dimostrare come sia possibile ridurre la dipendenza dal denaro. In ogni rete in cui si pratica il trueque le persone si accordano sulla forma e sul valore del meccanismo di scambio. In molti casi non si tratta del classico baratto, del genere “prodotto in cambio di prodotto o servizio in cambio di servizio”, ma di uno scambio regolato da unità di valore fittizio come crediti e ticket: nondimeno, i partecipanti alla rete consumano e guadagnano in relazione al valore delle attività che realizzano.

Il trueque organizzato è nato a Counterbay, in Canada, nel 1983, come risposta alla crisi economica che quella regione stava soffrendo, e man mano si è esteso in molte zone del mondo. Il suo maggior successo è stato in Argentina negli anni della crisi. L’esperienza canadese è arrivata anche in Spagna, dove si è tradotta, tra le altre cose, nella creazione del Club de trueque di Zarautz nel 1997; il club si è poi sciolto nel 2002. Secondo Eduardo Troncoso, uno dei fondatori, in Europa la situazione è molto diversa, perché la società “vive in una bolla” con livelli di ricchezza che non le consentono di pensare a un’alternativa al dominio della moneta. Inoltre, Troncoso riconosce che la difficoltà del trueque sta proprio nella mentalità e nelle capacità della popolazione. Tra le attività del club di Zarautz si distinsero una panetteria, una frutteria e una scuola d’inglese e informatica, tutti settori commerciali in cui si potevano usare crediti e ticket. (…)

Un altro progetto, nato alla fine degli anni ’90, è quello della Cooperativa de Trueque El Foro di Madrid, che nel suo periodo più florido arrivò a coinvolgere 80 prosumatori. Funziona attraverso un bollettino in cui si annunciano le offerte, soprattutto servizi, e i mercatini che si tengono nel corso dell’anno. Anche se non si utilizzano buoni, esiste tuttavia un registro per evitare eccessi di servizi tra i partecipanti; se qualcuno commette abusi ci sono dei risarcimenti, ma finora non è mai successo. Per misurare il valore dei servizi si usa lo standard di un’ora di lavoro, equivalente a 10 foros (1 foro vale 60 centesimi di euro). Nuovi progetti stanno sostituendo quelli pionieristici. Come quello avviato un anno fa dalla rete di prosperità di Madrid, che scambia servizi al costo di un’ora ricevuta per ogni ora offerta. Un sabato al mese, inoltre, si tiene un mercato in piazza della Prosperità, dove i partecipanti possono scambiare oggetti (…).

L’associazione trueque delle isole Baleari, denominata Cor, è stata creata nel 2003 e conta oggi alcune decine di membri che scambiano principalmente servizi e che ogni tre mesi organizzano incontri e seminari. Secondo Shalabha Beltràn, uno dei partecipanti, Cor serve a condividere e a evitare le relazioni sociali mediate dal denaro e dal potere, e così trarre vantaggio dall’abbondanza dei saperi e delle conoscenze collettivi. Per gli scambi si usano i cors, i cuori, e ogni membro comincia con 100 unità cor che deve amministrare con oculatezza, in modo che tutti ricevano e tutti diano. A Cordoba, il collettivo Kotruco usa la posta elettronica per offrire beni e servizi. (…)

La rete di scambio delle conoscenze, invece, funziona in diverse città della Catalogna, come Castelldefels, Girona, Barcellona, L’Escala e Matarò. Il progetto è nato per iniziativa di alcuni professori universitari e docenti. Vi si scambiano non solo conoscenze reciproche; è possibile iscriversi a un corso, ma in cambio bisogna tenerne un altro; quando il numero di seminari è eccessivo, si chiudono le offerte e ci si può iscrivere solo ai corsi già esistenti.

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Autore: Luca
Pubblicato: 2006/2/17

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E in Italia? C’è Zerorelativo

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Video di ZR su Rai 3 a “Cifre in Chiaro” del TG3

Video di ZR su Rai 3 a “I nostri soldi”

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VAI AL SITO http://rosso.kommunity.it/files/2009/03/zero-relativo.jpg

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