Archive | aprile 23, 2009

Sisma Sicilia sud-orientale? NON E’ PREVEDIBILE

ORMAI SONO QUALCHE MIGLIAIO I LETTORI DI SOLLEVIAMOCI CHE SI SONO INTERESSATI ALLA QUESTIONE SU UN POSSIBILE FUTURO (PROSSIMO) TERREMOTO DELLA SICILIA SUD-ORIENTALE. LO ABBIAMO POTUTO DESUMERE DALLE PAGINE VISITATE, CHE IL NOSTRO BLOG RIPORTA NELLE SUE STATISTICHE, FORNITECI GIORNALMENTE E IN AUTOMATICO. SINTETICAMENTE: PREMESSO CHE LA SICILIA, COME GRAN PARTE DELL’ITALIA PERALTRO, E’ A FORTE RISCHIO SISMICO, NULLA PUO’ FAR PREVEDERE UNA CATASTROFE IMMINENTE.

solleviamoci

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DAL SITO

il sito dei geologi italiani

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LA DOMANDA

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Siciliana

Buonasera a tutti, mi sono rivolta a questo forum perchè forse solo qua potrò ricevere una risposta seria visto che in materia siete molto più preparati di una qualsiasi persona che invece è ignorante in materia ma che magari per l’amor di avere 5 minuti di gloria azzarda risposte.
Vi scrivo da cittadina normale non da esperta e la mia non è una domanda tecnica, posso dirvi che da giorno 6 Aprile le vite di molti sono cambiate, forse è la suggestione, forse i Mass Media che ci tartassano con immaggini crude, ma io in giro avverto molta paura, molta ansia…quasi una psicosi da terremoto oserei dire.
Prima dl 6 Aprile nessuno parlava di sisma…purtroppo devono prima succedere le disgrazie e poi ci preoccupiamo se le nostre case sono o non sono antisismiche…credo che la prevenzione vada fatta prima che accada l’irreparabile!
Comunque sia non ho capito la questione che più ci riguarda da vicino ossia Sicilia Orientale…già il titolo del vostro topic è inquietante smile addirittura in internet fra vari forum vaga la notizia non so messa in giro da chi visto che di fonti ufficiali non ce ne nemmeno la traccia che è previsto un sisma in sicilia orientale entro fine mese…mi vergogno pure a farvi questa domanda perche dentro di me dico “non è possibile prevedere e addirittura specificare la data di un sisma”…pero’…a voi risulta una notizia del genere? O sono solo bufale uscite fuori da deficenti? Purtroppo anche fra ragazzi e bambini nelle scuole non si parla d’altro…addirittura si mensiona Giuliani e su una sua presunta previsione anche per noi siciliani…voci…
Forse la notizia che poi qualcuno ha gonfiato con l’aggiunta di dati imminenti è questa http://www.radiortm.it/Notizia.asp?id=22340
Le dichiarazioni di questo Signore sicuramente sono un pò inquietanti e forse al posto suo mi sarei espressa diversamente, non si può dire ad un’intera regione che avverrà un terremoto catastrofico con tot morti…se voleva dire che in sicilia abbiamo fatto zero in termini di prevenzione edilizia poteva farlo diversamente a mio parere…per me la natura non si puo controllare e nessuno saprà mai se un sisma arriverà come quando e dove arriverà…ci sono solo dei cenni statistici ma io credo nella mia ignoranza che non possono darci risposte certe al 100%, o sbaglio?
Ora chiedo a voi che sicuramente ne sapete più di me è possibile veramente prevedere un sisma?
Lo so voi non siete il Padre Eterno siete esseri umani come noi…certe risposte sono impossibili da dare…però non si capisce più nulla dal 6 di aprile da nord a sud si prevedono terremoti ovunque…è psicosi o c’è qualcosa di reale?
E qual’è la vera situazione nella nostra sicilia orientale?
Vi ringrazio vivamente per l’attenzione e vi auguro di raggiungere ottimi risultati tramite i vs studi.

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LA RISPOSTA

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Nello Lo Monaco Offline, loc. Ragusa

Siciliana, le tue paure e le tue domande sono quelle di molti.
Difficile rispondere in poche righe.
Avresti già molte risposte se avessi letto tutto questo post, ma mi rendo conto che sono 14 pagine, troppo lungo…
Sintetizzo pertanto alcuni concetti base, se vuoi potrai poi fare altre domande forse più mirate.

1. Non è vero che si prevede un terremoto in Sicilia orientale entro fine mese.
Chi fa questa affermazione è uno scriteriato.

2. In questa zona ci si attende un forte sisma già da parecchi anni, quindi potrebbe accadere anche oggi, ma non vi sono elementi che consentano una sua previsione (data, ora, luogo) più di quanto non fosse un mese fa.

3. La stragrande maggioranza dei geologi, di cui questo luogo virtuale è il forum nazionale, concordano sul fatto che gli esperimenti di Giuliani vadano seguiti con rigore scientifico per valutare se da questi esperimenti ci potranno essere miglioramenti alle conoscenze che oggi si hanno dei fenomeni; al momento attuale, non è scientificamente possibile predire ora, data, luogo, entità di un terremoto; chi afferma il contrario afferma una cosa al di fuori della scienza, e chi ci crede fa un atto di fede.

4. Non è vero che qui si parla di terremoti solo da 15 giorni, se ne parla da anni anche se sicuramente non adeguatamente, e se è stata molto carente la messa in atto di prevenzione (maggiore informazione, esercitazioni, adeguamento sismico edifici, ecc.)

5. I fenomeni di “psicosi” come dici tu, ma forse sarebbe meglio dire “fobie collettive”, sono frequenti e riguardano vari argomenti: incidenti aerei, stragi del sabato sera, stupri, ecc. insomma i media a ondate si appropriano di un tema e lo propinano in ogni salsa; bisogna stare attenti a non cadere in trappola.

In definitiva, questo mi sembra il luogo adatto per chiarirti le idee, ti suggerisco di farti portavoce di quanto viene fuori d questo forum, al fine di contribuire anche tu a portare tra i cittadini cultura scientifica e non dati da cartomante.

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fonte: http://www.geoforum.it/ubbthreads.php?ubb=showflat&Number=64707&page=15

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UN ALTRO ATTENTO LETTORE (CHE RINGRAZIAMO) CI HA SEGNALATO QUESTO ARTICOLO

RAGUSA – 23/04/2009

Ragusa: la voce, messa in rete da qualche balordo, ha scatenato l´allarmismo generale
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Sisma a fine mese nella Sicilia sud orientale? Gli esperti rassicurano: è solo una bufala

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Nessuna anomalia in provincia nella rilevazione del gas radon. Intanto l´Ausl 7 sta procedendo alla valutazione del rischio sismico degli ospedali

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Foto

Nessun rischio sismico nella Sicilia sud orientale, né nei prossimi giorni, né nei prossimi anni. Stando alla voce, del tutto infondata, messa in rete da qualche balordo, il sisma di magnitudo 7.1 della scala Richter dovrebbe investire la Sicilia sud orientale entro la fine del mese. Gli esperti rassicurano: si tratta senza dubbio di una bufala. Gli eventi sismici non possono essere previsti a distanza di giorni o anni, come accade per i meteoriti che, dallo spazio, potrebbero penetrare nell’atmosfera terrestre o disintegrarsi nei pressi.

Eppure questa voce, messa in rete da qualche sciacallo che trova divertente scatenare inutili allarmismi, è stata sufficiente a creare il panico, essendosi diffusa a macchia d’olio. Alla nostra redazione sono giunte alcune e-mail di lettori preoccupati. Ribadiamo quanto riferito dagli esperti in materia: nessun terremoto è previsto nella Sicilia sud orientale. E, d’altronde, non è di certo un evento prevedibile, aldilà dell’infondatezza della notizia del sisma previsto per fine mese.

RILEVAZIONE DEL GAS RADON: LE CENTRALINE NON REGISTRANO NESSUNA ANOMALIA

Anche Giuseppe Alessandro, responsabile della rilevazione del gas radon nel sottosuolo della provincia di Ragusa, chiarisce che non sussistono rischi e che non si sono registrate anomalie. Le centraline di rilevamento sono ubicate a Ragusa, Modica e Scicli, e servono a monitorare la quantità di gas radon che si forma nel sottosuolo e che, se in eccesso, potrebbe dar luogo a fenomeni sismici.

Tutto rientra nella norma, anche se si tratta di dati puramente indicativi e non utilizzabili per effettuare previsioni di eventi sismici, che, lo ribadiamo ancora, non sono possibili. L’attività maggiore di gas radon si registra nei pressi di Modica, stando a quanto rilevato dalla centralina, ma la possibile attività sismica è invece riscontrabile alle pendici dei Monti Iblei.

L´AUSL 7 STA PROCEDENDO ALLA VALUTAZIONE DEL RISCHIO SISMICO DEGLI OSPEDALI

L’Ausl 7 di Ragusa si attiva per la prevenzione sismica degli ospedali, attuando la valutazione del rischio sismico, ma non di certo per un terremoto previsto in tempi brevi. La presidenza del dipartimento della Protezione civile, servizio sismico regionale, ha comunicato all’azienda l’ammissione a cofinanziamento delle prime indagini preliminari per la valutazione di sicurezza delle opere infrastrutturali di rilevanza strategica ai fini della Protezione civile. 62 milioni 264mila euro per l’ospedale «Busacca» di Scicli – Padiglione «N»; 124 milioni 485mila euro per l’ospedale «Maggiore» di Modica; 107 milioni 870mila euro per l’ospedale «Regina Margherita» di Comiso e infine 44 milioni 884 mila euro per la residenza sanitaria assistita di Ragusa. A carico dell’Ausl 7 la rimanente spesa di 37mila 722 euro, già deliberata, pari al 10% della spesa complessiva.

Per ognuno di questi interventi l’Ausl 7 ha proceduto alla nomina dei responsabili unici del procedimento, dei geologi e degli ingegneri la cui indagine sugli edifici è in corso e le cui perizie tecniche valuteranno i livelli di rischio degli strutture in questione. I progetti di adeguamento seguiranno le indicazioni di tale indagine, tenendo anche conto dell’elevato rischio sismico di tutta la zona iblea.

SOTTO MONITORAGGIO ANCHE GLI ISTITUTI SCOLASTICI

Saranno monitorati anche gli edifici scolastici. La protezione civile di Ragusa di concerto con la prefettura, i comuni e l’amministrazione provinciale avvia dal prossimo mese una campagna di monitoraggio degli edifici di tutta la provincia in ossequio alle direttive emanate dal governo e dal dipartimento della protezione civile. Nel corso di un incontro tenuto oggi nella sede dell’ufficio provinciale della protezione civile presieduto da Chiarina Corallo è stato deciso infatti che i tecnici verificheranno le condizioni di staticità degli edifici, le loro condizioni strutturali, oltre a prendere visione di tutti quegli elementi necessari, ytra cui mobili ed arredamenti, per garantire uno standard di sicurezza.

I controlli partiranno a metà del prossimo mese e continueranno per tutto il tempo necessario. I tecnici della protezione civile saranno affiancati dai responsabili comunali e dai funzionari degli uffici tecnici e dai responsabili della sicurezza di ciascuna scuola. Sotto particolare attenzione gli edifici costruiti negli anni 60’, 70’ e quelli storici come il palazzo degli studi di Modica.

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fonte:  http://www.corrierediragusa.it/public/articoli/5604-sisma-a-fine-mese-nella-sicilia.asp

VIDEOINTERVISTA DE LE IENE – Essere veramente bambini dipende da quale lato del mondo nasci

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Questa è l’intervista doppia del programma “le Iene” fatta a due bambini di 12 anni..uno palestinese e l’altro israeliano..

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fonte: http://www.forumpalestina.org/news/2009/Aprile09/23-04-09IntervistaIene.htm

No dal Molin ricevuti al Congresso Usa

http://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/7/76/State_of_the_Union.jpg

Washington, Stati Uniti | 23 aprile 2009

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Una manifestazione contro la base

Una manifestazione contro la base
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La protesta contro la realizzazione della base Usa a Vicenza e’ entrata, oggi, nelle aule del Congresso degli Stati Uniti.
A riferirlo in videoconferenza da Washington e’ stata Cinzia Bottene, portavoce del movimento ‘No Dal Molin’, i cui esponenti si sono dati appuntamento in Piazza dei Signori a Vicenza.

“Siamo stati ascoltati con grande interesse dai componenti della sottocommissione – ha detto – che per molti aspetti non sembravano essere al corrente del dissenso esistente a Vicenza rispetto al progetto della base americana al Dal Molin.”

“Abbiamo ricevuto assicurazioni circa la volonta’ di molti componenti della commissione – ha aggiunto Bottene – di approfondire e chiarire alcuni aspetti importanti, come quelli della tutela ambientale.”
In citta’ ieri sera si erano registrati momenti di tensione quando la polizia aveva obbligato i manifestanti a togliere le tende piantate davanti al muro della caserma Usa Ederle, una tensione poi stemperata anche grazie all’intervento dell’assessore comunale Antonio Marco Dalla Pozza che ha fatto da tramite fra i contestatori e la polizia. Sempre oggi il movimento ‘No Dal Molin’ ha lanciato un manifesto che chiama alla mobilitazione i vicentini per il prossimo 4 luglio.

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fonte: http://www.rainews24.it/Notizia.asp?NewsId=115871

E’ morto Paride Batini, leader dei portuali genovesi

Per trent’anni ha diretto la Compagnia unica merci varie e l’ha condotta nella difficile trasformazione in impresa

Domani i funerali. Saranno celebrati da don Andrea Gallo

E' morto Paride Batini leader dei portuali genovesiParide Batini

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GENOVA – E’ morto Paride Batini, leader storico dei camalli del porto di Genova e console della Compagnia unica merci varie (Culmv), da tempo malato gravemente. Batini aveva 75 anni ed era malato da tempo. E’ deceduto nella notte. Ne ha dato notizia questa mattina la Culmv. Era nato nel 1934 a Vicopisano (Pisa) ed era arrivato a Genova da bambino
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LE IMMAGINI
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Batini ha guidato la Culmv per 26 anni. Lui, comunista duro e puro (era iscritto al Pci e, in seguito fu abbastanza vicino a Rifondazione) è stato il leader della lotte più dure contro la ristrutturazione del porto genovese che passò in pochi anni da quindicimila a tremila posti di lavoro, ma è stato anche l’uomo che ha condotto i portuali sulla strada dell’imprenditoria. Per non morire, infatti, la Culmv seppre trasformarsi in impresa che fornisce mano d’opera ai terminalisti e che gestisce anche un terminal in proprio.

Batini, che pur pisano di origine, parlava quasi sempre in genovese (e in genovese svolgeva le sue famose relazioni alle assemblee della Compagnia) è stato un condottiero di grandi lotte ma era, in fondo, un uomo di mediazione e di trattativa. Usava dire che nelle trattative si doveva saper tirare al massimo la corda, senza mai spezzarla. E così faceva mantenendo aperti canali di comunicazione con gli avversari politici e con l’establishment che combatteva la sua concezione dell’organizzazione del lavoro in porto. Quando tutto sembrava perduto, era lui a muoversi. Famosi i suoi incontri notturni nei vicoli della città vecchia con l’allora presidente dell’autorità portuale D’Alessandro nei quali si cercava di risolvere situazioni di complicatissima gestione. Famosi anche i vertici con il sindaco Cerofolini e gli incontri con il cardinal Siri simboli di una città divisa tra interessi diversi, ma sempre pronta a cercare una soluzione ai suoi problemi. Famosa la sua visita improvvisa all’allora ministro dei trasporti Prandini: lo andò a cercare una domenica mattina nella sua casa in campagna. Lo tirò giù dal letto per avviare un dialogo che, altrimenti, pareva impossibile.

Aveva iniziato a dieci anni a muoversi sui moli genovesi, e per 17 anni era stato ‘occasionale’, cioè precario, un termine caro con cui intitolò l’autobiografia, messa giù con l’aiuto di un nipote: “perchè se la scrivevo io chissà quanti errori di ortografia” diceva, scherzando sul fatto che era arrivato solo alla quinta elementare. Il Console aveva infatti lasciato la scuola a dieci anni e aveva iniziato subito a scaricare e caricare merci sulle navi in arrivo a Genova, dove era arrivato con uno zio da Vicopisano (Pisa). Il padre lo vedeva poco perchè in nome dell’ antifascismo era spesso nel mirino delle autorità.

Negli anni Sessanta era in piazza, ventiseienne, contro il governo Tambroni e contro lo svolgimento del congresso del Msi, insieme agli altri diecimila camalli.
Al vertice della Culmv lo hanno portato il carisma, la pacatezza e la capacità di decidere velocemente per trovare, nei momenti più delicati, soluzioni cruciali: qualità che gli hanno riconosciuto amici e avversari.

Aveva consolidato le sue capacità contrattuali nelle infinite vertenze sindacali, nei duri testa a testa con i terminalisti e gli armatori, nella quotidiana lotta “per dare dignità al lavoro”, come amava ripetere. Non perdeva mai il senso della realtà. L’anno scorso, gli fu chiesto se poteva essere scelto lui come commissario del porto: “ho altro da fare – rispose – come mettere insieme il pranzo con la cena”.

Era indagato nell’inchiesta sul presidente dell’ Autorità Portuale Giovanni Novi, con l’accusa di truffa, insieme con tanti altri protagonisti della vita portuale genovese, per un fondo messo a disposizione della Culmv e ora sotto l’esame dei giudici. Batini evitò commenti, si limitò a spiegare che non cambiava nulla: “vado al lavoro, come ogni giorno, e se non basta ecco la mia busta paga di duemila euro al mese e con 53 anni di versamenti”.

Viveva a Calizzano,
nell’entroterra di Savona, e ogni giorno era al terzo piano della palazzina della Culmv per cercare di garantire il lavoro ai 1200 camalli. “Il lavoro è il valore dei valori – diceva – l’elemento fondamentale nella vita della Compagnia”. Rispettava tutti, anche quei camalli più giovani con i quali di recente erano nati contrasti per la linea da seguire. Perchè era sempre convinto che è giusto lottare per idee e diritti: “in porto, pur nel rispetto di una gerarchia operativa non diventi mai come ‘Fracchia’, parli il tuo dialetto, ti porti dietro il tuo quartiere, discuti di ciò che avviene. Quando esci, il tuo lavoro esce con te, viene nella tua vita, nella tua casa e ripeti il percorso inverso”.

I funerali di Batini saranno celebrati domani mattina da don Andrea Gallo, fondatore della Comunità di San Benedetto e grande amico del console. Le esequie si svolgeranno nella Sala chiamata del porto, presso la stessa Culmv, sulla spianata di San Benigno a pochi passi dalla Lanterna. I portuali si fermeranno per tre ore per potergli dare l’ultimo saluto. La camera ardente sarà allestita sempre alla Sala chiamata del porto e sarà aperta oggi pomeriggio dalle 18 alle 22 e domattina a partire dalle 7.

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23 aprile 2009
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http://img362.imageshack.us/img362/6738/batinixz2.jpg

Batini, l’uomo che traghettò
i camalli dentro al porto dei privati

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23 aprile 2009| Alberto Quarati

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GENOVA -Negli ultimi 25 anni è stato il protagonista assoluto delle banchine genovesi. Nove conferme alla guida della Compagnia unica lavoratori merci varie. Si è confrontato, ma più spesso ha combattuto, con sei presidenti diversi, prima del Consorzio Autonomo, poi dell’Autorità portuale, come è definito l’ente di governo del porto dal 1994 in poi. Paride Batini, il console della Compagnia Unica. L’intera storia del porto si è sviluppata intorno alla sua figura. Intorno a quello che a tutti gli effetti era un disegno politico: mantenere i “camalli” genovesi autonomi. Servi di nessuno, per dirla senza peli sulla lingua. Le ragioni? Per capirle, bisogna risalire a quello che è ribollito per secoli sotto la Lanterna. Quando fino alla fine dell’Ottocento il lavoro in porto era una condizione di semi-schiavitù, e i gli emissari dei padroni erano i “confidenti”, oscuri personaggi che nell’ombra di Sottoripa selezionavano i migliori, i più forti, o semplicemente i più disperati, adatti a scaricare dai bastimenti la merce che affluiva a Genova. La conquista dei diritti è arrivata nel corso del tempo, i lavoratori del porto hanno saputo affermare con dure lotte corporazioni e organi di rappresentanza. Nel 1946 è nata la compagnia. Unica. Che riuniva tutte le decine e decine di mansioni presenti in porto, eccetto i carbuné della Pietro Chiesa e carenanti delle Riparazioni Navali. Portuali da una parte, imprenditori dall’altra, lo Stato in mezzo. L’assetto delle banchine genovesi, oggi come allora. Ma in mezzo, c’è stata l’evoluzione dei traffici, il decollo tra gli anni Cinquanta e gli anni Settanta. Poi, il crollo. Perché il mondo era andato avanti, e il pachiderma Genova non era più in grado di tenere il passo.

ALLA GUIDA DEI LAVORATORI IN UN PORTO SENZA NAVI
Batini è arrivato alla guida della Compagnia nel 1984. Gli anni Ottanta, quando il porto era vuoto. E sovrappopolato. Troppo personale rispetto alle esigenze delle merce, troppo grande la Compagnia. Il rischio della macelleria sociale era forte. Si sarebbe messo in ginocchio un sistema dove lavoravano oltre 7.000 persone. E’ così che si apre la stagione delle riforme, dei “Libri Blu” di Roberto D’Alessandro, il manager che prese il posto del “filosofo” Dagnino alla presidenza del Consorzio Autonomo. Nasce lì l’idea del porto suddiviso tra tanti “terminal operator”, tante società a capitale misto pubblico-privato che gestiscono i singoli pezzi dello scalo. Batini, da buon politico, riprende le idee maturate già negli anni Settanta, combatte per cambiare volto alla Compagnia, senza snaturarla.

BATINI IN GIACCA E CRAVATTA: LA COMPAGNIA-IMPRESA
L’inizio degli anni Novanta vede un inedito Batini in giacca e cravatta. Batini imprenditore: il suo obiettivo, diventare operatore portuale. “Ma lei ci pensa ancora a Lenin?” risposta: “Diciamo che ci penso un po’ un meno”. Ma le cose cambiano ancora, nel momento in cui, con la riforma della legge sui porti, i privati prendono il sopravvento sul pubblico nelle banchine. Il monopolio dei camalli sulle operazioni di carico e scarico crolla. Tutto da rifare, per la Compagnia. Le direttive europee impediscono ai camalli di avere un terminal e allo stesso tempo fornire la manodopera agli imprenditori. Posizione dominante a cui va messo uno stop, chiedono i terminalisti, i privati che finalmente sono arrivati al controllo delle banchine. E allora Paride Batini decide un’altra svolta: vende le quote nel Multipurpose, il pezzo di porto dove i camalli svolgevano l’intero ciclo operativo, e sigla un nuovo patto con gli imprenditori, il patto sul lavoro, con cui si assicura la fornitura di manodopera in esclusiva per tutto il porto.

LE INCHIESTE DELLA MAGISTRATURA
Il resto è cronaca di oggi, più controversa: quel patto, sostiene oggi la magistratura, andava contro le leggi nazionali, quella del 1994 appunto che trasformava in legge la privatizzazione dei porti, iniziata quasi come un’esperienza pilota a Genova qualche anno prima. Sono questi gli anni più controversi di Batini alla guida della Compagnia che, dopo aver ridotto i suoi organici negli anni precedenti, torna ad operare con più di mille soci. Genova cresce, e nel 2003 torna ad essere il primo porto del Mediterraneo, dopo decenni. E di nuovo, torna ad essere inadeguata: ora è troppo piccola per la montagna di merce che arriva sulle sue banchine. Batini, e siamo nel 2004, stringe un patto di ferro col nuovo presidente del porto, il “broker” Giovanni Novi. Un’alleanza che assicura alla Compagnia la sopravvivenza in anni difficili – troppi numerosi i portuali, i bilanci non quadrano – ma che è ora sotto la lente della magistratura. Troppi patti, troppe cose non chiare sotto l’amministrazione Novi. Tanto che, nel 2008, anche Batini viene messo sotto inchiesta. Novi viene arrestato, poco dopo la fine del suo mandato.

L’ULTIMA TRATTATIVA
Alla guida dell’Authority arriva Luigi Merlo, che impone un cambio di passo nella gestione del lavoro. I patti degli anni precedenti non hanno più valore, bisogna adeguarsi alla legge nazionale. Gli ultimi mesi della sua vita sono per Batini mesi di trattative, e ancora scontri con l’Autorità portuale, come ai tempi del Cap, il consorzio autonomo del porto. Ma ancora una volta la Compagnia, pur tra mille resistenze e tensioni, cambia volto: si adegua alla legge sui porti, a breve parteciperà alla gara pubblica per la fornitura di manodopera in porto. Finisce il monopolio sancito dal patto sul lavoro, inizia l’era del rispetto della legge sui porti. La Compagnia di oggi, è figlia dei vent’anni di guida di Paride Batini.

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fonte: http://ilsecoloxix.ilsole24ore.com/genova/2009/04/23/1202240090075-uomo-che-traghetto-camalli-dentro-porto-privati.shtml

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http://www.terraligure.it/blog/don_gallo1.jpg

Il ricordo di don Gallo: «La città ora è orfana»

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Il fondatore della Comunità di San Benedetto al Porto: «non ho pianto per la morte di mio fratello al quale ero molto legato, ma per Paride ho pianto»

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«Con la scomparsa di Paride la città diventa orfana. Batini è stato un baluardo, il più grande difensore del porto e della dignità dei suoi lavoratori»: don Andrea Gallo si dice molto colpito dalla morte dell’amico e confessa, «non ho pianto per la morte di mio fratello al quale ero molto legato, ma per Paride ho pianto».

Sarà il prete fondatore della Comunità di San Benedetto al Porto a celebrare i funerali domattina alla Sala chiamata della Compagnia unica, ma spiega: «non ci sarà Messa, solo una benedizione ed un saluto».

«Sono stato al suo fianco nelle lotte più dure – racconta il religioso -. E quando aveva bisogno di comunicare con qualcuno del clero io ero la sua longa manus, mi diceva “don scrive un po´ tì” e io l’ho fatto, almeno in tre occasioni».

«Nonostante la malattia si sentiva investito di una responsabilità che ha voluto onorare fino all’ultimo, “mi hanno dato i voti – diceva – tengo duro” – spiega ancora don Gallo – E poi l’hanno coinvolto nelle inchieste, “nel nome della legge” dicevano i magistrati, “nel nome dei lavoratori” diceva lui».

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23 aprile 2009

fonte: http://ilsecoloxix.ilsole24ore.com/genova/2009/04/23/1202240399878-ricordo-don-gallo-la-citta-ora-orfana.shtml

Il Senato vota contro l’embargo a Cuba

http://3.bp.blogspot.com/_ZxKAf8oOwtI/R1ADVB80N7I/AAAAAAAAIxM/acaph_ocDxo/s1600-R/Lift_Cuba_embargo_by_Latuff2.jpg

Mozione firmata da Andreotti e Dini

Il parlamento così impegna il governo italiano “a prendere atto che sono realizzate le condizioni perchè il voto dell’Onu per la fine dell’embargo trovi effettiva applicazione”

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Roma, 23 aprile 2009 - Ok all’unanimità dal Senato alla mozione bipartisan che chiede il superamento dell’embargo economico e finanziario messo 60 anni fa dagli Stati Uniti d’America contro Cuba all’indomani della rivoluzione capeggiata dal giovane avvocato Fidel Castro Ruz e dal medico argentino Ernesto ‘Chè Guevara, che portò al rovesciamento del regime di Fulgencio Batista.

La mozione, che porta tra le altre le firme del senatore a vita Giulio Andreotti e del presidente della commissione Esteri del Senato Lamberto Dini, e dei componenti della commissione stessa, impegna il governo «a prendere atto che sono realizzate le condizioni perchè il voto dell’Onu per la fine dell’embargo trovi effettiva applicazione; ad agire in tutte le sedi internazionali per sostenere ogni iniziativa in tal senso e richiedere al tempo stesso alle autorità cubane la liberazione dei numerosi prigionieri politici detenuti nelle carceri dell’Avana».

La mozione impegna poi il governo a promuovere «un coordinamento dell’azione politica dell’Ue per la fine del blocco e per una politica di cooperazione e amicizia per lo sviluppo della democrazia a Cuba».

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ATTACCO AGLI USA Castro: “Obama mente per giustificare l’embargo”

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fonte: http://quotidianonet.ilsole24ore.com/2009/04/23/167492-senato_vota_contro_embargo_cuba.shtml

Cannes, “Vincere” di Marco Bellocchio unico italiano in concorso

http://www.fctp.it/media//pdf/1.jpg

Una scena del film

Il film ricostruisce la storia tragica del figlio segreto di Mussolini

Dovrà vedersela con Loach, Almodovar, Tarantino e altri

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ROMA – Un solo film italiano in concorso – Vincere, regia di Marco Bellocchio – parteciperà al prossimo Festival di Cannes, che si svolgerà dal 13 al 24 maggio. La pellicola ricostruisce la storia tragica di Benito Albino Mussolini, il figlio che il Duce ebbe con l’estetista Ida Dalser e che fu internato a Milano, dove morì nel 1942. I protagonisti sono Filippo Timi e Giovanna Mezzogiorno.

Insomma, una storia forte - che incrocia la Storia con la “s” maiuscola – e un autore veterano e dallo stile inconfondibile, per raccogliere un eredità difficile: lo scorso anno, infatti, sulla Croisette il cinema italiano trionfò. Con gran premio della giuria a Gomorra di Matteo Garrone, e il premio speciale al Divo di Paolo Sorrentino.

In questa edizione 2009, invece, Bellocchio sfiderà, tra gli altri, Quentin Tarantino (con Inglorious basterds, con Brad Pitt e Diane Kruger, ambientato durante la Seconda guerra mondiale); Jane Campion (con Bright star, sugli amori del poeta Ketas), Alain Resnais (con Les harbes folles); Ken Loach (con Looking for Eric, dedicato all’ex calciatore Eric Cantona); Pedro Almodovar (con Los abrazos rotos, in cui torna a lavorare con Penelope Cruz); Lars Von Trier (con Antichrist).

Dunque, come sempre, una selezione di alto livello, capace di coniugare grandissimi autori e presenze divistiche. Ma con una particolarità non da poco, rispetto agli ultimi anni: un solo regista americano (Tarantino) in concorso, in una folta pattuglia di europei e asiatici (Johnnie To, Lou Ye, Park Chan-wook, Ang Lee, Tsai Ming-Liang, il filippino Brillante Mendoza).

L’elenco dei film in concorso è stato rivelato oggi a Parigi, nel corso della tradizionale conferenza stampa di presentazione del festival. Per i cinefili e gli appassionati, l’appuntamento è fra poco più di tre settimane, sulla Croisette. Che parlerà italiano anche sul fronte della giuria: nel gruppo, presieduto dall’icona francese Isabelle Huppert, c’è la nostra Asia Argento.

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23 aprile 2009

fonte: http://www.repubblica.it/2009/04/sezioni/spettacoli_e_cultura/cannes-2009/cannes-2009/cannes-2009.html?rss

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Mussolini, Ida Dalser, il loro figlio Benito Albino: storia di un orrore

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http://images.movieplayer.it/2007/03/14/bellocchio-e-il-figlio-segreto-del-duce-71419.jpg

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L’abbiamo detto altre volte: guardare la televisione ci fa sentire imbecilli. È ciò che una autorevole (per matrimonio) signora definì tempo fa la “televisione deficiente”, e fu l’unica volta che l’esternazione ci sembrò appropriata. Così, quando ci accade di vedere un programma come si deve rimaniamo sconcertati: quasi non ci si crede.

È quello che ci è successo venerdì 14 gennaio. Su Rai Tre, alle 21, è andato in onda uno splendido documentario (ma sarebbe meglio chiamarlo film-inchiesta) su un aspetto sconosciuto della vita e della figura di Mussolini, e degli anni del fascismo: Il segreto di Mussolini. Realizzato da due bravissimi film-makers italoamericani, Fabrizio Laurenti e Gianfanco Norelli, in coproduzione con “La Grande Storia” di Rai Tre e la partecipazione della Provincia Autonoma di Trento. Se volete il nostro parere, un modello di programma, da far vedere nelle scuole di giornalismo televisivo.

L’argomento era, almeno per noi, ignoto: la storia tragica e veramente rivelatrice e simbolica del figlio segreto di Mussolini, Benito Albino, e della madre Ida Dalser, di Trento: che il futuro duce aveva conosciuto e frequentato a Milano quando già aveva una figlia, Edda, da Rachele Guidi, in seguito donna Rachele. Benito Albino, che crescendo per colmo di tragica ironia somigliava come una goccia d’acqua al padre degenere (ma con un’aria profondamente triste e segnata), nacque nel 1915, e venne riconosciuto dall’allora giornalista e bersagliere Mussolini, che lo vide per tutto il resto della sua vita solo quella volta. Divenuto poi capo del Governo e duce, cercò in tutti i modi di togliersi dai piedi e di non far apparire pubblicamente quella donna ingombrante e decisa a far valere i suoi diritti, e quel figlio incolpevole, sicuramente in grado di turbare l’immagine di uomo forte e d’onore che la propaganda del regime e lui stesso stavano elaborando. Padre amoroso e marito plurifedifrago andavano bene (era una miscela perfettamente italian style); ma figli illegittimi in giro neanche a parlarne.

Si incaricò della faccenda, in puro stile mafioso, il fratello Arnaldo, direttore del Popolo d’Italia. Così il figlio venne tolto alla madre e affidato a uno zelante fascista di Trento, che ne ebbe più d’una prebenda e una carriera fulminante nella pubblica amministrazione (tale Bernardi, che poi lo adottò per dargli il suo cognome e cancellare quello ben più imbarazzante del duce). La madre, che per tutta la sua tragicissima vita non fece altro che scrivere lettere a qualsiasi autorità per urlare la sua disperazione, senza naturalmente ottenere alcun ascolto (neanche dal papa Pio XI, ovviamente), fu chiusa in un manicomio dal 1926 e fatta passare per pazza. Dal manicomio riuscì a fuggire per raggiungere i parenti da cui riteneva che fosse allevato il figlio; non trovandolo, precipitò ancora di più nella disperazione, venne ripresa e di nuovo internata.

Nel frattempo il povero Benito Albino era arruolato a forza nella Marina, sorvegliato a vista e spedito in Cina; da lì, richiamato da un crudelissimo telegramma con la falsa notizia della morte della madre (che gli era proibito vedere da anni, ma a cui scriveva lettere strazianti sempre intercettate dalla censura), venne sbarcato e arrestato a Brindisi e portato anche lui incredibilmente in manicomio nel 1935, dove sarebbe morto nel 1942, non ancora ventisettenne (dopo che ufficialmente era stato dichiarato caduto in guerra nel 1941). La madre aveva anticipato la sua sorte morendo anche lei in manicomio, a Venezia, nel 1937. Entrambi vennero sepolti in fosse comuni, per una orrenda forma di damnatio memoriae.

Attraverso una indagine storica di prima mano, grazie alla quale una storia piccola diviene storia di un periodo, e che ha portato anche alla scoperta di documenti sconvolgenti (lettere della madre e del figlio, referti medici ad hoc, relazioni della polizia), i due autori mettono insieme un’opera fondamentale, straordinaria per la ricostruzione storica e ambientale, perfetta come montaggio e ricorso alle interviste di sopravvissuti rintracciati per l’occasione e ancora oggi commossi dalla terribilità della vicenda (su tutti l’unico amico, ora novantenne, che fu con il ventenne Benito in Marina, e che non poté aiutarlo: un modello di come si può condurre un’intervista allo stesso tempo asciutta e toccante, più vera del vero, come si dovrebbe fare in televisione). Sbalordisce la consistenza e la ramificazione delle trame che il regime riuscì a mettere in atto per ingabbiare e uccidere questi due poveri innocenti: spie, poliziotti, medici, psichiatri, federali, prefetti, direttori di ospedali, questori, militari. Centinaia di persone legate all’illegalità e all’omertà, e coinvolte nel duplice omicidio legalizzato. Una persecuzione che lascia inorriditi, quasi increduli. Una sineddoche dell’Italia degli anni Venti e Trenta, da studiare a scuola. Il tutto accompagnato da un commento intelligente e sobrio, informato e asciutto, letto dalla voce narrante di Gioiele Dix, bravissimo.

È un modello di come dovrebbe essere usata la televisione pubblica: con serietà e consapevolezza, grande bravura, approfondimento, senza rinunciare all’interesse. Se un domani (che crediamo lontanissimo) un riassetto della Rai dovesse riportarla a essere una cosa più agile e seria, e non becera né “deficiente”, veramente aperta al pubblico interesse e non alle porcherie oggi in auge, quest’opera sarebbe ricordata come una pietra miliare. Come ha scritto in un bell’articolo Sergio Luzzatto (Così il Duce distrusse la famiglia segreta, “Corriere della Sera”, 14 gennaio), è un’opera che fa giustizia del luogo comune oggi strisciante del “duce buono”, e del fascismo come periodo in realtà tranquillo, benevolo, e magari da rimpiangere.

Chiedetelo ai due poveri “folli” Benito Albino e Ida Dalser, più che alla sanissima nipote e ai disinvolti fans del duce “buono”.

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La squadra dl cuore del premier: Letteronze ed ex attrici a Strasburgo / Il segno della farfalla

di Lidia Ravera

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Leggo sui giornali: «In campo troniste, veline e letteronze, arrivano i volti nuovi di Silvio». Guardo la fotografia a colori che correda il testo: quattro signorine scollacciate con sorrisi standard, pose sexy, carni in mostra, spalle gambe decolté. Sono ex-attrici di «Incantesimo». Ex star del Grande Fratello, letteronze (mi sembra una parolaccia ma forse no, forse invece è una qualifica pregiata e soltanto io non lo so, non mi aggiorno mai abbastanza).

Leggo, l’articolo di Francesco Bei che parla di una «tre giorni di formazione politica» in cui, insieme ad alcune «deputate collaudate», le giovanotte vengono iniziate ai misteri della politica. Saranno alcune di loro, pare, a rappresentare il nostro Paese al Parlamento europeo, proposte dal partito di maggioranza in quanto «volti giovani, facce nuove». Lo scopo sarebbe di «dare un’immagine rinnovata del Pdl in Europa». Parole di Berlusconi.

Leggo, guardo. Provo a buttarla a ridere, come s’è fatto tante volte, tutte le volte che abbiamo commentato, in pubblico,in privato, la weltanschaung del Presidente del Consiglio: uomini potenti e competitivi, con molti soldi e senza troppi principi a intralciare il meccanismo dell’accumulazione più donne di complemento, ornamentali da esibire, sexy da possedere, giovani da comprare. Donne come oggetti effimeri (quando i requisiti estetici richiesti appassiscono vengono defenestrate) di corteggiamenti narcistici: più te ne ronzano attorno più sei «arrivato». Donne come yacht, come ville miliardarie, come Ferrari Testa Rossa, status symbol di una classe dirigente che non ama i libri, non capisce l’arte, non conosce la musica, ma la F…sì, quella la onora sempre.

Lei, la «sacra sineddoche» (una parte per il tutto), che, unita alla squadra del cuore, popola l’immaginario e il tempo libero di quella nuova borghesia raccogliticcia e senza storia che governa l’Italia. Provo a convincermi che devo buttarla a ridere, che non è grave, questa ennesima «carica delle soubrettes». Mi dico: ma dai, non ti sei fatta due risate il 26 aprile del 2007, quando B. alla cerimonia per la consegna dei Telegatti disse alla signorina Yespica «con te andrei dovunque» ( si discettava, mi pare, di ritirarsi in isole deserte) e, nel giro di pochi indimenticabili minuti, sentenziò «la Carfagna…guardatela, se non fossi già sposato me la sposerei»? Hai riso no? E adesso perché non ridi più, ti è peggiorato il carattere? Che sarà mai se qualche Elena Russo, Evelina Manna o Camilla Ferranti sono state raccomandate, sostenute o imposte da B. e dai suoi… non lo sai che da alcuni millenni le donne possiedono soltanto quella forma (transitoria) di potere lì, il potere della bella ragazza, capace di frullare l’ormone testicolare maschile e promettergli soddisfazione in cambio di solidi vantaggi?

Lo so, ma il problema non è la chimica dell’accoppiamento, o il libero mercato del desiderio. Il problema è che B., invece di sposarsela, la signorina Carfagna l’ha fatta Ministro. Il problema è che , cito da intercettazione telefonica, nello spingere il prodotto Manna Evelina, ha detto: «io sto cercando di avere la maggioranza in senato e …questa Evelina Manna può essere…perché mi è stata richiesta da qualcuno con cui sto trattando». Il problema è che, noi, noi donne, vecchie o giovani, belle o brutte, colte o ignoranti, intelligenti o oche, tristi o giulive siamo stanche di essere valorizzate soltanto come merce di scambio, di esistere soltanto in quanto corpi da calendario, di vederci passare avanti, secondo un copione che pare inevitabile, quelle che ci stanno, quelle che lo fanno, quelle che hanno le misure giuste e l’ opportuna avidità, o presunzione o cinismo o disprezzo per le istituzioni.

Possibile che non ne esista una, una sola, fra le giovanotte di coscia lunga, brave a ballare e a cantare, che, alla proposta di un posto in qualche Parlamento europeo o mondiale, dica, per una volta: «No, grazie»? Alla lunga è avvilente. È avvilente non che le liste elettorali del centro destra pullulino di belle figliole, ma che, costoro, siano state, compattamente, rimorchiate nel retropalco del Gran Varietà televisivo.

Anche Debora Serracchiani è giovane e ha un bel musetto,ma si è messa in luce facendo politica, ha convinto con le sue parole, ha avuto il coraggio di attaccare la dirigenza del Pd, ha in testa un progetto, vuole che questo progetto si affermi. Si rinnova così, l’immagine di un partito. Accettando le critiche, valorizzando le intelligenze femminili, spesso più concrete e meno coinvolte negli opportunismi del potere. Non si rinnova l’immagine di un partito ingaggiando un tot di figuranti di bell’aspetto, come se al Parlamento Europeo dovesse andare in scena una commedia. E il Pdl fosse una compagnia di giro e Silvio Berlusconi l’impresario. O il capocomico.

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23 aprile 2009

fonte: http://www.unita.it/news/84161/la_squadra_dl_cuore_del_premier_letteronze_ed_ex_attrici_a_strasburgo

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Il segno della farfalla

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di Concita De Gregorio

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Tempo fa ho conosciuto una giovane procuratrice legale che lavora in un celebre studio di avvocati della capitale. Precaria, molto volitiva, piuttosto bella. Lamentandosi degli incerti del mestiere ed elencandoli ne ha enumerato ad un certo punto uno non censito finora tra i disagi classici dei lavoratori flessibili. «E poi anche alle feste del Presidente ormai ti trovi in compagnia di chiunque. Le prime volte c’erano deputate, attrici, manager. Insomma persone con una professione. Adesso sono soprattutto escort e la mosca bianca sei tu che lavori».

Ho osservato, per prendere tempo, che anche le escort (accompagnatrici da catalogo, ultimamente autrici di libri editi da prestigiose case editrici su «come renderlo schiavo in perpetuo», testimoni di eccezione a certi processi di risonanza transoceanica, ospiti nei talk show a giorni alterni per illustrare le caratteristiche del loro tipo di part time) sono professioniste, lavorano eccome. Lei scuoteva la testa mirando l’oliva con lo stuzzicadenti, sembrava avvilita davvero allora mostrando comprensione ho domandato: ma poi quali feste, scusi? «La festa di compleanno, per esempio». L’ultima volta alla festa di compleanno del Presidente c’erano quasi solo escort e lei si era sentita sola.

È ovvio che a questa storia non ho creduto e non ci credo, si sa che certa gente le spara per darsi un tono, tuttavia per non deluderla le ho chiesto: e cosa avete fatto, alla festa? Brindato, ballato? «Un po’ di tutto, le solite cose per divertirsi, le cose che piacciono a lui, spettacolini». Così, col diminutivo. «Poi ci ha regalato la solita farfalla, le disegna lui. Eccola è questa qui. Ogni tanto incontro una che non conosco con la farfalla al collo e penso ma guarda, anche lei. Una volta, con una, ce lo siamo anche dette: anche tu?».

La farfalla l’ho vista, la portava al collo: ha un bordo d’oro e le ali trasparenti tempestate di piccoli strass. Forse brillanti, può essere. La procuratrice mi ha detto che ne sono state fatte fare centinaia. Che storia inattendibile, no? Certamente falsa però per assonanza mi è tornato in mente quel primario che regalava una Cinquecento a ogni infermiera con cui aveva una relazione, il parcheggio dell’ospedale pieno di macchine uguali e di ostili sguardi obliqui. Così, siccome mi dispiaceva che pensasse che non le credevo, gliel’ho raccontata. «A me una macchina mi avrebbe fatto più comodo», mi ha risposto seria e con un sospiro ha infilzato l’oliva.

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23 aprile 2009

fonte: http://www.unita.it/news/84162/il_segno_della_farfalla

AVVERTENZA: l’immagine di testa è stata prelevata da internet ed è a puro titolo illustrativo, le farfalle riprodotte non sono quelle riferite nel testo.

QUI ABRUZZO – Terremoto, vivere nei campi allagati / Su Facebook il video-appello che sta commuovendo l’Italia

di Patrizio Mecacci

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“Una cosa indescrivibile”, dice Enrico Lulli, idraulico dell’ospedale di Careggi, volontario nel campo di Castel di Ieri –L’Aquila – , dove il PD toscano ha installato uno dei tendoni solitamente utilizzati nelle feste di partito e gestisce una cucina da campo. “La tendopoli è allestita in un campo da calcio. Stamani era tutto allagato, piove ininterrottamente da 36 ore. Guardando il paese la parte sinistra del campo è tutta allagata, ci saranno 15-20 cm di acqua.

I carabinieri, la protezione civile e il sindaco sono continuamente presenti e cercano di risolvere il problema. Per ora Lucio col suo trattore prova a fare i solchi per il deflusso dell’acqua, mentre i vigili urbani insieme a un’idropompa del marito del sindaco cercano di allontanare il pantano. Stanotte tutti gli abitanti della tendopoli sono andati a dormire al bocciodromo vicino, mentre una ventina di persone, le più giovani e i volontari del campo, sono rimasti a dormire nelle tende circondate dall’acqua. Tutto si rallenta, perché l’emergenza principale dell’allagamento ritarda l’arrivo della spesa, la preparazione dei pasti, i rifornimenti, la vita delle persone.”

“La tensione sta salendo: noi cerchiamo di fare il massimo, ma la situazione è davvero al limite” – dice Manuela Abate, partita da Morreale, in provincia di Palermo, per gestire la cucina e coordinare il lavoro dei volontari. “Oggi sono arrivati tre volontari di Alessandria della polizia municipale, di supporto al campo, e stanno continuando i turni dei volontari del Partito democratico toscano, anche nel campo di Goriano Sicoli, il paese a 6 km di distanza. Dicono che l’epicentro si stia spostando a Sulmona, dove stanotte tutti hanno dormito in macchina, e a Castel di Ieri non vogliono rientrare nelle case perché si teme una scossa più forte. Finché trema non ci tornano. Gli anziani hanno dormito in macchina e al bocciodromo.


I bambini giocano a fare saltare le pietre
nel “laghetto” grande mezzo campo di calcio. La farmacia, allestita in una delle tende della protezione civile, è allagata e inagibile: la farmacista è stata portata dentro con la carriola, per tentare di sistemare qualcosa. I tavoli ed i bagni chimici sono stati rovesciati dal vento, la tenda per i pranzi e tutte le tende le abbiamo dovute piantare di nuovo nel terreno, stanotte erano allagate ed erano usciti tutti i picchetti. Almeno il tendone portato dalla Toscana ha garantito un riparo. Mancano gli stivali per le persone, non c’è modo di spostarsi tra le tende. Ora è arrivata una camionetta dei pompieri. Dicono che fino a sabato pioverà: così non sappiamo quanto potremo andare avanti.”

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22 aprile 2009

fonte: http://www.unita.it/news/84139/terremoto_vivere_nei_campi_allagati

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Su Facebook il video-appello che sta commuovendo l’Italia

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Clicca qui per vederlo

Il dolore, le lacrime e la sofferenza della tragedia abruzzese
montate insieme ad immagini che parlano di speranza.
La speranza che per una volta la politica andasse davvero incontro
alla gente e ai suoi bisogni. La speranza, che sembra essere stata
definitivamente tradita, che il governo decidesse di accorpare referendum
ed elezioni amministrative per destinare quei 460 milioni alle popolazioni terremotate.
Tutto questo in un video che “gira” su Facebook e che sta commuovendo l’Italia.

Clicca qui per vederlo

18 aprile 2009

Roma, vietata proiezione su G8 Genova. Alemanno: scelta sbagliata, rimedieremo

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Il Nuovo Cinema Aquila, comunale, non concesso perché la manifestazione era un’iniziativa politica

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ROMA (22 aprile) – Sullo schermo dovevano scorrere le immagini del film in dvd “Governare la paura” e poi in sala ci foveva essere il dibattito sull’ominomo libro. Il tutto per ricordare il G8 di Genova. Invece è arrivato il divieto perché la manifestazione è. una iniziativa politica. «La decisione del IV e XV dipartimento del Comune di Roma non ha precedenti. È la prima volta che il Comune esercita una censura sulla programmazione di un evento (la presentazione del libro libro+dvd Governare con la paura). La sala era regolarmente affittata dal Pd romano. A nostro parere, informare la cittadinanza su quanto accadde nei nefasti giorni del G8 di Genova fa parte di quell’arricchimento culturale che il Partito Democratico ha fra i suoi programmi. Ci dispiace per Deaglio, Cremagnani e Concita de Gregorio che avrebbero dovuto partecipare al dibattito. E soprattutto per i cittadini del quartiere e della città che avrebbero voluto assistere alla proiezione, al dibattito e approfondire quanto accaduto in quei terribili giorni del luglio 2001. Proietteremo comunque G8/2001 in un’altra struttura del quartiere».

La denuncia viene da una nota dei consiglieri comunali del Pd Paolo Masini, Massimiliano Valeriani e di Gianluca Santilli, membro dell’esecutivo romano del Pd e consigliere del Municipio Roma 6. In una nota, il co-autore del libro, Beppe Cremagnani, ha sottolineato: «La decisione del Comune di Roma di vietare la presentazione di questo lavoro, che si doveva tenere al Nuovo Cinema Aquila con Massimo D’Alema e Concita De Gregorio, è gravissima. La motivazione del divieto – prosegue Cremagnani parlando a www.insiemearoma.it – è ancora più assurda, si dice che non si può fare perché è una iniziativa politica. E da quando fare politica è vietato? Siamo tornati ai tempi del Duce quando nei negozi veniva scritto qui è vietato parlare di politica? Alla vigilia del 25 aprile è questo il modo di ricordare la Liberazione?», conclude Cremagnani.

Alemanno: scelta sbagliata. In serata è arrivata la puntualizzazione del sindaco. «Non sapevamo nulla di questo divieto che è stato deciso in autonomia dal capodipartimento competente. Crediamo si tratti di una scelta sbagliata dovuta a motivi tecnici e faremo di tutto per revocarla e poter far svolgere ugualmente la manifestazione».

La polemica però non si è placata. «Il sindaco non se la può cavare scaricando le colpe sugli amministrativi quando dietro questo diniego c’è una ben chiara volontà politica, figlia di un clima di intolleranza che in questi mesi pervade la nostra città. Vietare un’iniziativa pubblica organizzata dal maggior partito di opposizione è un segnale, che anche in prossimità della festa di liberazione del 25 aprile, sarebbe stato da non dare». Lo ha affermato in una nota il segretario romano del Pd Riccardo Milana. «Se Alemanno come dice non era al corrente e in disaccordo non può far altro che rimuovere dall’incarico gli autori di questo irresponsabile atto di censura», ha aggiunto Marco Miccoli, responsabile organizzazione del Pd di Roma «Il fatto che il diniego sia giunto solo tre ore prima dell’inizio della manifestazione proprio mentre durante lo svolgimento del consiglio del Municipio VI veniva presentata da un consigliere del Pdl un question time proprio su questo argomento mi lascia pensare», ha affermato Gianluca Santilli, membro dell’esecutivo romano del Pd e consigliere del VI Municipio.

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fonte: http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=55559&sez=HOME_ROMA


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