Archivio | ottobre 16, 2009

Berlusconi, varie

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LA CARTOLINA DI “PICCOLETTA”

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Fonte: l’Unità

Berlusconi eletto direttamente dal popolo? Balle

La frase “eletto direttamente dal popolo” domina la scena. Il sempre più pensoso Pecorella l’ha usata in modo preventivo per convincere la Corte Costituzionale che al presidente del consiglio devono essere accordate guarentigie speciali, superiori a quelle che toccano alle altre cariche dello Stato. La Corte ha cestinato il suggerimento.

Ora il presidente del consiglio non passa minuto che non ci ripeta “sono stato eletto direttamente dal popolo”. L’affermazione dovrebbe smontare secondo lui l’impianto logico che la Consulta ha opposto al Lodo Alfano: preminente su tutto è l’uguaglianza dei cittadini di fronte alla legge; se per caso si deve derogare al principio essenziale della Costituzione si deve per forza farlo con una legge di rango costituzionale; ma, qui è il punto, una legge costituzionale non può intaccare il principio di uguaglianza. Non c’è scampo per il Lodo Alfano.

Ma è poi vero che Berlusconi è stato eletto direttamente dal popolo? Niente affatto. I cittadini italiani sono stati costretti a votare da una legge elettorale infame che, oltre a impedir loro di votare per chi volevano, li ha obbligati a votare per simboli in cui era stato infilato il logo “Berlusconi presidente” o “Veltroni presidente”. Una forzatura cui a suo tempo la classe dirigente di centrosinistra non seppe e non volle opporre tutte le necessarie riserve di ordine costituzionale. Quali? Per esempio: la repubblica è parlamentare e non presidenziale; imporre il trucco di quella scritta è una precisa lesione alla natura della repubblica. Oppure: nella Parte II della Costituzione, al Titolo III (Il Governo) è contemplato nella Sezione I il Consiglio del Ministri e nel suo contesto il presidente del consiglio compare con chiarezza come primus inter pares. Non c’è una sezione dedicata a lui: infatti la Sezione successiva, la II, è dedicata alla Pubblica Amministrazione. Nell’indice il presidente del consiglio è saltato a piè pari. Secondo Pecorella invece, in virtù della formuletta inserita nel logo del simbolo elettorale, Berlusconi sarebbe primus super pares.

E’ una colossale panzana. La cosiddetta elezione diretta è solo un subdolo artificio iconografico: una scritta nel simbolo e niente di più. Quanto alla vera elezione diretta del presidente del consiglio l’unico caso è quello di Israele. Considerato universalmente un disastro istituzionale, che giuristi di tutto il mondo hanno illustrato e commentato. Ma se proprio Berlusconi ritiene di ispirarsi a Israele potrebbe seguire l’esempio del suo presidente del consiglio Olmert che ha lasciato la carica e si è fatto processare per corruzione. Si è anche detto onorato di aver guidato un paese in cui il capo del governo non ha diritti superiori a quelli di tutti i cittadini. Che dirà il sempre più pensoso Pecorella?

Pancho Pardi

Fonte: MicroMega

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Tecniche di Manipolazione di Massa

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Nella puntata di ieri, mercoledì 14 Ottobre, di Ballarò il Ministro Alfano si è lanciato in una affermazione piuttosto bizzarra: “Le procure hanno iniziato a produrre accuse nei confronti di Silvio Berlusconi solamente dopo il suo ingresso in politica avvenuto nel 1994; prima di tale data nessuna procura lo aveva mai accusato di alcunchè. E’ una persecuzione politica.”.
Nulla di più falso.
Se andiamo ad interrogare il web, troviamo vari documenti che dimostrano l’ennesima balla raccontata da questi signori di discutibile correttezza, politica e istituzionale.
Cerchiamo di fare chiarezza.
Nel 1983, che è precedente al 1994, la Guardia di Finanza aveva posto sotto controllo le utenze telefoniche del Cavaliere in quanto sospettato di finanziare “un intenso traffico di stupefacenti dalla Sicilia, sia in Francia che in altre regioni italiane. Il predetto sarebbe al centro di grosse speculazioni edilizie e opererebbe sulla Costa Smeralda avvalendosi di società di comodo.” L’indagine andò avanti senza accertare nulla di penalmente rilevante e venne archiviata nel 1991.
Nel 1987 la rivista Epoca affermò in un articolo che il Cavaliere avesse corrisposto del denaro a Licio Gelli all’atto della sua iscrizione nella Loggia Massonica P2. Silvio Berlusconi querela la rivista per diffamazione e, sotto giuramento, nega tutto.
Fu in seguito accertato che la quota di iscrizione venne effettivamente pagata, nell’ordine di 100.000 Lire, e Silvio Berlusconi venne processato per il reato di Falsa Testimonianza su esposto dei giornalisti della rivista, tutti assolti in precedenza. Il dibattimento si conclude nel 1990. Berlusconi viene dichiarato colpevole, decisione poi confermata in Cassazione nel 1991, ma il reato è estinto per intervenuta amnistia nel 1989. E anche qui siamo prima del 1994.
Gli altri rinvii a giudizio effettivamente avvengono successivamente al 1994, vuoi perchè i tempi di indagine su fatti precedenti al 1994 richiedevano fisiologicamente dei tempi lunghi e vuoi perchè il resto è avvenuto in seguito.
Non staremo qui a dilungarci elencando pedissequamente le beghe giudiziarie del Cavaliere. Se lo facessimo ne verrebbe fuori un elenco piuttosto lungo e sarebbe una sorta di copia e incolla.
Chi volesse documentarsi può farlo visitando le fonti citate in calce.
Ogni giorno assistiamo a dichiarazioni come quella del Ministro Alfano che vogliono far passare per vere cose che vere non sono. E’ il metodo che questi signori attuano per plagiare l’opinione pubblica ormai da 3 lustri.
Se una frase viene ripetuta all’infinito, sebbene palesemente falsa, alla fine capita che ci si crede.

http://it.wikipedia.org/wiki/Procedimenti_giudiziari_a_carico_di_Silvio_Berlusconi

http://www.societacivile.it/primopiano/articoli_pp/berlusconi/processi.html

http://italiadallestero.info/archives/7984

http://abbronzati.blogspot.com/2009/10/tecniche-di-manipolazione-di-massa.html

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L’Aquila. Quattro gradi sottozero. Terremotati in tenda grazie a Berlusconi

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Editoriale di Alessandro Cardulli
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Niente telecamere, niente servizi su ordinazione, niente Porta a Porta in edizione speciale che spazza via tutte le altre trasmissioni per far posto a Berlusconi che racconta quanto è bravo, unico al mondo, a dare casa ai terremotati abruzzesi in tempi così rapidi. Una bugia grande come una casa, è proprio il caso di dire. All’ Aquila, infatti, sotto le tende ci sono quasi settemila persone.

La notte la temperatura scende sotto zero, ieri meno quattro gradi. Nei paesi si va anche oltre. Le stufette elettriche fanno quello che possono. Poco, ben poco. Ci sono ancora una sessantina di tendopoli. Non fanno più notizia. Rivediamo, allora, l’abbondanza di informazioni sui telegiornali pubblici e o privati, sui quotidiani berlusconiani e su quelli “ indipendenti” in occasione della consegna delle case.
Gli aggettivi per incensare il presidente del Consiglio si sprecano. Senza pudore gli scribacchini aggregati alla Banda Berluscotti intervistano terremotati dell’Aquila quelli che per primi entrano in una casa . Li fanno sfilare, li riprendono nella loro felicità. Berlusconi e il suo “ socio” Guido Bertolaso hanno fatto trovare perfino il frigorifero pieno. Arredate di tutto punto, tutti elementi di prima qualità, fa notare il capo del governo, mentre le telecamere indugiano sui vari ambienti, la cucina con gli armadietti ripieni di piatti, pentole, posate, tutte roba di prima qualità, continua la litania di Berlusconi, quasi fosse un “ piazzista” che deve collocare la sua merce.

Naturalmente non dice che quelle case le ha donate la Provincia di Trento, amministrata dal centro sinistra. Così come è naturale che il presidente di quella Provincia non venga invitato a partecipare alla trasmissione. Se vuole si accomodi fra il pubblico. C’è il sindaco dell’Aquila, Cialente, che tenta di introdurre i veri problemi da affrontare, subito, perché poi verrà il freddo. Gli si toglie gentilmente la parola perché giorno di festa. Si fanno parlare “ esperti” che inneggiano ad un record mondiale in merito alla costruzione di case provvisorie , di un miracolo effettuato da San Silvio, santo subito e dall’arcangelo Guido che lo tutela. Facce felici di persone che ritrovano la loro intimità, escono dalla tende.

Tutti usciranno, tutti avranno una casa. E’passato poco tempo e la realtà è molto cruda, drammatica. Ma le telecamere non arrivano, gli inviti non vengono inviati, L’Aquila, l’Abruzzo, le migliaia di terremotati sono come desaparecidos. Anzi, quasi quasi, magari senza dirlo apertamente, si dà loro la colpa se vivono a rischio congelamento. Si fa capire che potrebbero andare negli alberghi, visto che la stagione estiva è conclusa, raggiungere gli oltre venticinquemila aquilani che vivono negli hotel, nelle pensioni. Testardi questi abruzzesi che hanno lavoro all’Aquila e non vogliono perderlo, che vogliono continuare a mandare i figli a scuola non a Pescara o nelle altre località marine. Gli anziani in particolare vogliono restare dove hanno trascorso tutta la loro vita. A Piazza d’Armi, dove la tendopoli è stata smontata, ci sono una ventina di famiglie, anziani appunto, che non se ne vogliono andare in un albergo lontano. Affrontano il gelo, il fango si augurano che non arrivi subito la neve.

Ci viene da pensare a quanti consigli vengono dati, in primo luogo proprio agli anziani sul come evitare l’influenza, quella normale e quella che non si sa più cosa sia. Gli anziani abruzzesi evidentemente sono esclusi, quasi che la miglior cura sia quella del freddo Non si pensa neppure lontanamente a dare inizio ai lavoro di ricostruzione dei centri storici dell’Aquila e degli altri paesi. Non è ancora possibile far partire le ristrutturazioni delle case delle fasce A, B e C. Dopo le “feste” berlusconiane, con orchestra Bertolaso, ora tutti i nodi vengono al pettine. Gli enti locali hanno visto svuotati i loro poteri di intervento. Tutto è stato affidato a questo signore che si presenta sempre in tuta, forse si mette l’abito della domenica solo per partecipare, così si dice agli incontri ravvicinati a Villa Grazioli. Siamo al fallimento. C’è da sperare che gli enti locali, Comune e Provincia dell’Aquila in primo luogo, la Regione, si rimbocchino le maniche e intervengano con provvedimenti d’urgenza. Le case su ruote possono essere rapidamente montate facendo tirare un respiro di sollievo a tante famiglie. Farebbe piacere, infine ascoltare l’opinione del giornalista Augusto Minzolini, direttore del Tg1, che ha rivendicato, appunto, la “libertà di opinione.” Ma siamo certi che questa nostra curiosità non sarà soddisfatta. Non a caso Berlusconi lo ha insediato al telegiornale di maggior ascolto della Rai.

http://www.dazebao.org/news/index.php?option=com_content&view=article&id=7044:laquila-quattro-gradi-sottozero-terremotati-in-tenda-grazie-a-berlusconi&catid=39:opinioni&Itemid=156

Pavia: iniziativa su Pacchetto Sicurezza

Lunedì 19 ottobre,

alle ore 20:00,

nella sala Scapolla, corso Garibaldi 20 a PAVIA

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l’Associazione Ci Siamo Anche Noi

Associazione "Ci siamo anche noi" - Onlus

ha organizzato un incontro con l’avv. Enrico Belloli del NAGA di Milano
sui contenuti del

“Pacchetto Sicurezza”

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varato a luglio e in corso di applicazione, e le sue conseguenze per la popolazione immigrata e in generale.

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La relazione sarà preceduta da proiezione di documentario sul tema immigrazione, con spuntino etnico, e seguita da domande, risposte e dibattito

Siete invitati a partecipare e a spargere la voce!

Il tema è quasi dimenticato ma molto importante.

L’avv. Belloli aveva tenuto
un primo incontro in aprile, quando ancora  il “pacchetto” era in discussione e ci eravano mobilitati per non farlo passare.
Ora è realtà e occorre conoscerne i contenuti, che i mass media hanno comunicato in modo superficiale o semplicemente becero,
e discutere come affrontarne praticamente le conseguenze, spesso molto pesanti per i migranti.

Due liete notizie in questo panorama un po’ tetro:

* A Pavia oltre ai corsi di Italiano, con sempre più insegnanti, ore, allievi, e qualità di insegnamento, abbiamo avviato un corso di  alfabetizzazione (persone che non sono mai andate a scuola),
e un corso di informatica.
* Inoltre:
l’Associazione ha filiato! così festeggia il suo 5° compleanno.

Sono nate Ci Siamo Anche Noi di Genova e di Milano, con decine di nuovi volontari che organizzano due nuove scuole di italiano per stranieri e attività per l’integrazione e il contrasto al razzismo.
Centinaia di nuovi lavoratori immigrati e di italiani si conosceranno e collegheranno intorno alla nostra associazione.

E’ ancora poco, ma è un raggio di speranza

Ti aspettiamo lunedì!

Roberto a nome di tutti

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http://www.cisiamoanchenoi.net/

ricevuto via mail, nde

Alte scariche dello Stato

14 ottobre 2009
Nel mondo libero un cittadino comune può criticare anche aspramente un potente, che ha tutte le armi per difendersi. Se invece è un potente a offendere un cittadino, questo deve avere giustizia perchè non ha altro usbergo che il “giudice a Berlino”. In Italia accade esattamente il contrario: se un politico insulta un quivis de populo, quello si protegge con lo scudo spaziale dell’insindacabilità parlamentare; viceversa basta una pallida critica per far scattare la lesa maestà. Soprattutto se il malcapitato ha espresso le sue critiche nel circondario di Roma, dove ha sede il vecchio (e a tratti redivivo) porto delle nebbie. Forte coi deboli e debole coi forti, una fetta della magistratura romana si propone come surrogato del fu lodo Alfano: botte da orbi a chi critica il potere. A meno che le offese non vengano da Berlusconi. L’ultima impresa è l’incriminazione di Maurizio Belpietro e Antonio Di Pietro per vilipendio al capo dello Stato. Il direttore di Libero è reo di avere sbeffeggiato Napolitano, accusandolo di non aver anticipato il rientro da Tokyo e di aver ritardato il rimpatrio delle salme dei parà caduti a Kabul. Il titolo era senz’altro feroce: “La dignità dello Stato non vale un fusillotto”. Si può dissentire, ma non c’è nulla che somigli al vilipendio.

Di Pietro invece ha definito “atto di viltà e abdicazione” la firma di Napolitano sotto “la legge criminale” dello scudo fiscale. Anche qui si può obiettare, ma non negare a un leader d’opposizione il diritto di criticare un atto politico. L’anno scorso la Procura di Roma inquisì per vilipendio Beppe Grillo (aveva osato paragonare Napolitano al dio del sonno) e Sabina Guzzanti (aveva spedito dantescamente Ratzinger all’inferno). Poi, bontà sua, fece archiviare Grillo per diritto di satira e la Guzzanti perchè Alfano aveva negato l’ok. In compenso non s’è mai accorta degli insulti sanguinosi vomitati da Berlusconi sugli ultimi tre presidenti della Repubblica: Scalfaro (“golpista”), Ciampi (“di parte”) e perfino Napolitano. Che quando preannunciò il niet al decreto Englaro, si sentì dare dell’assassino dal premier: “La sua lettera introduce l’eutanasia”, “è grande il rammarico che ci sia stato impedito di salvare una vita”. Ma in quei giorni la Procura di Roma era in letargo. Come l’altra sera quando, a Porta a Porta e Matrix, il Cavaliere ha accusato il Presidente di avergli promesso di subornare i giudici costituzionali perchè avallassero una legge incostituzionale. Cioè di attentato alla Costituzione. Questo sì è vilipendio. Infatti la Procura di Roma, con un concetto piuttosto elastico dell’obbligatorietà dell’azione penale, ha seguitato a dormire. Russava anche sui casi Saccà, Sanjust e voli di Stato, quando fece archiviare Berlusconi con memorabili arrampicate sugli specchi del diritto e del rovescio. Poi si ridestò per perseguitare il fotografo Zappadu. E tornò a sonnecchiare su Letta e Alfano (per il quale ha addirittura preannunciato un’archiviazione che ancora non c’è). Intanto Josè Saramago dà del “delinquente” a Berlusconi e del “cretino” a Bush, come già Michael Moore. Cose che càpitano nei paesi liberi. Come scrisse un giudice il 30 giugno 1971, la stampa libera “deve servire ai governati, non ai governanti. Il potere del governo di censurare la stampa è stato abolito perché la stampa rimanesse per sempre libera di censurare il governo”. Purtroppo era il giudice Hugo Black, della Corte Suprema degli Stati Uniti.

da Il Fatto Quotidiano n°19 del 14 ottobre 2009

La guerra in Iraq e i pozzi all’Eni: ora è tutto chiaro?

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Scritto da Simone Pomi – 15 ottobre 2009

Apprendere che l’Eni ha ottenuto il controllo in Iraq del giacimento petrolifero di Zubair , «uno dei maggiori al mondo», potrebbe definitivamente servire a far sparire ogni dubbio a quelle persone che ancora oggi non ha capito del tutto il perchè della missione“Antica Babilonia” del contingente italiano in Iraq. Eravamo a Nassirya non solo per motivi umanitari e di pacificazione, ma anche per un altro molto meno lodevole: Il petrolio. Parole pesanti chiaramente, ma che purtroppo trovano riscontro in un’inchiesta del 2005 a cura di Sigfrido Ranucci per RAI News 24. Questa indagine svelava retroscena agghiaccianti, e documenti alla mano, raccontava di un vecchio accordo risalente alla metà degli anni novanta tra Saddam e l’Eni per lo sfruttamento di questo giacimento e dimostrava che ben sei mesi prima della guerra il ministero delle Attività Produttive aveva commissionato al docente Giuseppe Cassano, esperto di statistica economica, una ricerca in questo settore.

«Un dossier che confermava che non dovevamo lasciarci scappare l’occasione in caso di guerra di basarci a Nassiriya, “se non vogliamo perdere – scriveva Cassano – un affare di 300 miliardi di dollari».

Sempre secondo questa inchiesta «i nostri carabinieri avevano pertanto scortato barili di petrolio e sorvegliato oleodotti». All’indomani dell’attentato a Nassiriya Claudio Gatti inviato del Sole24ore scriveva che secondo fonti C.I.A. il gesto non era solo contro il nostro contingente militare, ma anche rivolto proprio all’Eni. Un ex funzionario dell’intelligence americana lo spiegava cosi:

«Per i nemici della pacificazione dell’Iraq riuscire a tener fuori dal paese tecnici e aziende straniere è addirittura più importante che cacciare le truppe occupanti. Le truppe offrono un bersaglio e un nemico utile da avere, mentre i tecnici stranieri potrebbero contribuire a rimettere in moto l’economia del Paese e quindi stabilizzarlo. Che è esattamente il contrario di ciò che gli attentatori vogliono».

L’Eni infatti rinviò per motivi di sicurezza l’accordo che già allora, secondo fonti americane, vedeva il colosso italiano in pole position, e le parole dell’ ex amministratore Vittorio Mincato del “cane a sei zampe” lo ribadirono:

«Noi avevamo un interesse per quella zona e lo confermiamo. Contavamo di chiudere i colloqui in corso entro l’anno ma i fatti di oggi confermano quanto temevamo: se ne parlerà l’anno prossimo».

Oggi, passati 6 anni, l’a.d. Eni è Paolo Scaroni e ad accordo concluso ci spiega che il campo di Zubair, vicino Bassora «è uno dei pochi in grado di produrre più di un milione di barili al giorno» e che «l’obiettivo di innalzare la produzione del campo da 200.000 barili al giorno a 1,125 milioni entro sette anni potrebbe richiedere investimenti per circa 10 miliardi di dollari». Bella missione di pace.

Abruzzo, ultim’ora

TERREMOTO: PISANU, PERICOLO MAFIA AUMENTA CON L’ORDINARIETA’

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(AGI) – L’Aquila, 15 ott. – “Ci saranno molte piu’ imprese impegnate, molti piu’ soggetti coinvolti e quindi la vigilanza dovra’ essere piu’ minuta e puntuale. Oggi ha funzionato bene perche’ ci siamo trovati in una fase di alta concentrazione delle decisioni e dei sistemi di vigilanza. Quando passeremo alla fase successiva, la gestione non sara’ piu’ di emergenza ma ordinaria e dunque ci saranno molti piu’ centri di decisione coinvolti ed e’ chiaro che si moltiplicheranno per i malintenzionati, le occasioni per interferire”. Lo ha dichiarato il Presidente della commissione parlamentare antimafia, Giuseppe Pisanu, rispondendo alle domande dei giornalisti che chiedevano spiegazioni sul passaggio dalla fase dell’emergenza a quella della vera e propria ricostruzione.
Pisanu da questa mattina e’ impegnato insieme ad altri 14 parlamentari nelle audizioni del Prefetto dell’Aquila Franco Gabrielli, del capo della protezione civile nazionale, Guido Bertolaso e del Procuratore capo della Repubblica dell’Aquila, Alfredo Rossini. Nel pomeriggio e’ previsto anche un incontro informale con la presidente della Provincia dell’Aquila, Stefania Pezzopane e con il sindaco dell’Aquila, Massimo Cialente.

Fonte: agi

TERREMOTO: IN TENDOPOLI A 106 ANNI, NON VADO VIA DALL’AQUILA

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(AGI) – L’Aquila, 15 ott. – Gioconda Mattia e’ una dei seimila aquilani che, nonostante il freddo pungente, ancora sono costretti a vivere nelle tendopoli. Gioconda pero’ e’ un’ospite “particolare”: e’ nata nel lontano 2 aprile 1903 ed ha 106 anni e mezzo. Le ultime candeline le ha spente appena quattro giorni prima del terremoto e adesso vive nel campo di Acquasanta.
“Siamo stati trattati sempre benissimo – racconta la figlia Maria – i volontari sono stati un dono del cielo, ma il problema e’ che adesso non sappiamo dove andare e qui e’ arrivato il freddo. Ci avevano proposto di spostarci in un albergo a Rocca di Mezzo ma e’ evidente che per noi sarebbe stato problematico, vogliamo restare all’Aquila perche’ mia madre ha bisogno di continua assistenza”. Come tutti, anche la signora Maria e la sua famiglia sono in attesa delle graduatorie per i contributi di ristrutturazione: “Sono uscite le graduatorie – spiega – ma il nostro nome non compare”. La loro e’ una casa “B” in zona della Torretta. “Non vogliamo sfruttare la situazione a nostro favore – conclude Maria – fino ad oggi non abbiamo mai chiesto niente, ma finche’ non iniziano i lavori possiamo far ben poco e il freddo e’ gia’ arrivato”.

Fonte: agi

Vento e gelo nella tendopoli de L’Aquila

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In quelle tende si muore di freddo Nelle zone del terremoto, molti rifiutano l’albergo: “qui sono nato e voglio restare”.

Il freddo è arrivato a L’Aquila, 725 metri sul livello del mare, conca ai piedi del Gran Sasso e della catena del Velino Sirente, dove il gelo si incanala con temperature che sfiorano i 20 gradi sotto lo zero. Un freddo che nelle 2000 tende, fa battere i denti, gelare mani e piedi fino a paralizzarne le dita. “Quando lui diventa tutto bianco è finita” dice Maria, 59 anni, fazzoletto di lana che lascia scoperto il viso segnato dalle rughe. ‘Lui’ è il Gran Sasso imbiancato che guarda ma non protegge i 6.000 sfollati che ancora vivono in tenda. A Tempera, San Gregorio, Navelli, San Demetrio, Villa Sant’Angelo,Santo Eusanio, le telecamere non sono mai arrivate. Arriviamo con occhi curiosi e non giudicanti, timorosi per non urtare la sensibilità di chi è giustamente geloso della propria intimità, devastata dal sisma. Niente mensa, niente presidio medico, niente vaccino antinfluenzale, nessuna assistenza nonostante vi siano disabili e anziani.

Si legge la disperazione negli sguardi dei vecchi con i berretti di lana calzati sulla fronte, seduti sui muretti, immobili come statue. Giovanni, 78 anni, fatica a parlare per via dell’asma: “qua sono nato, qua voglio morire”, dice battendo il pugno sul cemento. “Che albergo e albergo! Queste sono cose per signori, io ho lavorato tutta una vita per una casa che non ho più e adesso arrivano loro a dirmi che le case non ci sono e devo andare via. Bravi, proprio bravi”, conclude levandosi il cappello in segno di ironica referenza. Piove, l’aria è tagliente. Domani lo sarà ancor di più, con raffiche di vento previste a 80 km orari. “Resisteranno le tende, già allagate dal temporale dei giorni scorsi?”. È la domanda che si fa Teresa, 68 anni, che si scalda le mani con il respiro mentre esce dalla tenda per raggiungere il bagno. La vita qui, dove il terremoto si è abbattuto sulla povertà, scorre lentamente tra il passo incerto delle donne avvolte nelle coperte e l’allegria muta dei bambini che giocano dentro queste celle frigorifero che si chiamano tende. Bimbi che vanno a scuola, vestiti come eschimesi, per fronteggiare temperature severe. Si vedono mani callose, abituate a resistere, si sentono parole strazianti che ripetono, come una litania: “io in albergo non ci vado”.

Grazia, 30 anni, vive al nord. Qui ha i genitori che stringe a sé come fossero figli. “Sono io che proteggo loro, adesso, sono spauriti. Temo che non ce la facciano a sopportare l’inverno. Mia madre ha la bronchite cronica ma purtroppo non posso portarli con me”. Anna Pacifica Colasacco nel suo blog (MissKappa, fino a 3mila contatti al giorno) fin dalla prima scossa non ha mai smesso di fotografare la realtà, dietro il palcoscenico delle dentiere donate e delle ville a disposizione millantate. Anna aveva un laboratorio di restauro, viveva a Costa Masciarelli, in pieno centro storico, in una casa vincolata dalla soprintendenza che non è ancora stata puntellata come le altre. Da sei mesi vive in un container che si è comperato con un mutuo. “Il G8 non solo non ci ha portato nulla, ma ha ritardato di oltre due mesi la ricostruzione, fatta con gli occhi rivolti agli interessi delle imprese. Cosa che ha portato a saltare la fase intermedia, passando dalle tende alle case contro il nostro volere e ha segnato la comunità”.

C’è chi ora vive, come topi in gabbia, in case finte dove c’è tutto, dalle forchette agli strofinacci allo zerbino colorato davanti alla porta, ad eccezione della possibilità di riempirle di vita vera. E a Piazza D’Armi la disperazione si fa protesta. Che blocca il traffico in prossimità della rotonda di Santa Barbara Si tratta del campo tante volte mostrato in tv come modello d’efficienza, di organizzazione tempestiva nei soccorsi, un’immagine falsata dal bisogno del Premier di trasformare tutto, anche le catastrofi, in passerelle mediatiche. Ora il sole che non riscalda più né cuore né pelle è una morsa di gelo che fa paura anche ai maghi della ricostruzione. “Entro la fine del mese saranno smontate tutte le tendopoli in Abruzzo”, aveva detto Bertolaso il 15 settembre, nei giorni della consegna delle casette di Onna, a Porta a Porta. Le parole pesano se poi le azioni mancano. E pesano quelle della lettera firmata da Bertolaso e dal Sindaco de L’Aquila, Cialente (Pd), per chiedere ai cittadini di accettare di essere spostati negli alberghi: “in attesa di festeggiare il Natale in un clima più sereno”. La firma di Cialente suscita perplessità. Perchè “aveva sostenuto la proposta, una delle poche contrarie al volere della Protezione Civile, di realizzare case mobili mentre ora si allinea”, srive Anna pacifica sul suo blog. Sotto le tende arriva un’altra lettera di Bertolaso: “scrivo perché non mi sento ma sono aquilano, non mi sento ma sono terremotato. Si passa dai giorni del lutto e della solidarietà a quelli duri del tempo che rallenta, delle televisioni che non hanno più inviati. Resto qui, credo in coscienza di aver conquistato il diritto e l’onore di vivere insieme a voi”. Pura retorica sentenzia Carlo, studente di 19 anni: “cosa altro ha in mente? Ha già contribuito ad affossare ogni nostra rivendicazione è meglio che torni da Papi”. Mentre Giulia, studentessa liceale che si dice credente, affida il commento a Benedetto XVI, citando l’enciclica Caritas in veritate: “la solidarietà senza sussidiarietà scade nell’assistenzialismo che umilia il portatore di bisogno”. Questi aiuti senza coinvolgimento, “elargiti dall’alto come “miracoli” di efficienza e di amore – dice Giulia – mi umiliano”.

“Chiedevamo partecipazione, invece qualcuno ha detto ‘ghe pensi miaggiunge Paolo, 21 anni, che mostra il volantino distribuito nelle tendopoli. C’è scritto: “Non camminare davanti a me, potrei non seguirti; non camminare dietro di me, non saprei dove condurti; cammina al mio fianco e saremo sempre amici”. Intanto nelle zone residenziali semideserte della città, a ridosso dei cassonetti, ci sono montagne di rifiuti bagnati dalla pioggia. Ma la vera emergenza, di cui nessuno parla, resta quella delle macerie non ancora rimosse che contengono materiali altamente tossici Come l’eternit.


da Il Fatto Quotidiano n°20 del 15 ottobre 2009

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