Crisi, Natale di protesta per i dipendenti Fiat ed Eutelia. Sui tetti ricercatori Ispra / La 500 Made in China
Crisi, Natale di protesta per i dipendenti Fiat ed Eutelia. Sui tetti ricercatori Ispra
Pomigliano d’Arco, operai FIAT sul tetto del Municipio
.
ROMA (26 dicembre) - Il Natale 2009 di precari, cassaintegrati e lavoratori delle aziende in crisi è trascorso negli uffici occupati o in fabbrica o sui tetti delle aziende. Hanno continuato a protestare i lavoratori della Fiat di Pomigliano D’Arco, quelli delle sedi di Eutelia e i precari dell’Ispra (Istituto superiore per la ricerca e la protezione ambientale).
Proteste a Pomigliano d’Arco. Una messa con il vescovo di Nola in Comune: l’hanno passato così il Natale i 93 operai della Fiat di Pomigliano D’Arco che da metà dicembre si sono incatenati in municipio. «La protesta continuerà – spiegano gli operai – fino a quando l’azienda non rinnoverà i nostri contratti. Siamo stati contenti della presenza del vescovo di Nola e della partecipazione di tanta gente alla messa celebrata in Comune, speriamo che tanta solidarietà spinga la Fiat a rinnovare i nostri contratti». E non è stato un Natale migliore per i loro colleghi, circa 5.000 operai da tempo in cassa integrazione. Nè per i dipendenti Fiat di altri stabilimenti: anche a Termini Imerese le proteste e le manifestazioni sono continuate durante le feste.
Eutelia, incontro dopo le feste. Natale tra scrivanie e computer anche per i dipendenti dell’Eutelia, che occupano da giorni sia gli uffici lombardi che quelli romani della società. Anche se, rispetto ai colleghi di altre aziende in crisi, gli ex Eutelia hanno trovato sotto l’albero almeno un primo spiraglio di speranza: il tribunale fallimentare ha deciso il sequestro dei beni dell’azienda e la nomina di tre custodi fallimentari. Che proprio la vigilia di Natale hanno incontrato per la prima volta i lavoratori nella sede della Omega-Agile (società ex Eutelia) sulla Tiburtina. E sul posto, assieme ai dipendenti (1.800 sono a rischio licenziamento, tutti non ricevono gli stipendi da mesi) è stato convocato anche l’ex amministratore delegato dell’azienda, Claudio Massimo Massa, per – come raccontano gli stessi occupanti sul loro blog – un primo passaggio di consegne. Presto i commissari incontreranno anche gli altri dipendenti, quelli che occupano la sede lombarda della società.
Ispra. Sul tetto delle loro sedi, nonostante il freddo, sono invece rimasti i ricercatori precari dell’Ispra. In 500 rischiano di perdere il posto per il mancato rinnovo del contratto. E la situazione non è migliorata a Natale: anzi, i commissari che gestiscono l’istituto hanno deciso di chiudere i cancelli. Tanto che hanno avuto difficoltà ad esprimere la loro vicinanza ai lavoratori anche parlamentari come Marianna Madia e Ignazio Marino, che nel giorno di Natale ha dovuto scavalcare le recinzioni per entrare nell’Istituto. Per fortuna ai dipendenti che protestano viene in soccorso il web: gli occupanti, anche per sentirsi meno soli, si sono collegati online con i «colleghi» dell’ex Eutelia e di altre aziende in crisi.
Le altre proteste. Hanno passato il Natale in fabbrica o impegnati in altre forme di protesta anche i lavoratori di tante altre aziende in difficoltà. Un pò di frutta, panettone e un bicchiere di spumante, ad esempio, sono stato tutto il menù del pranzo di Natale anche per gli operati della Ave Industries di Spinea (Venezia), azienda in crisi occupata dai 100 dipendenti da alcuni giorni.
.
fonte: http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=85496&sez=HOME_INITALIA
____________________________________________________________
La 500 Made in China
.
Aiuti di Stato (nostre tasse, ndr) per produrre all’estero con il marchio “Made in Italy” e licenziare in Italia? Da noi si può!
.
“Hanno regalato ad uno dei miei figli un modellino in scala della nuova Fiat 500. Incuriosito l’ho anch’io osservata e mi sono improvvisamente venuti in mente sia gli operai Fiat di Pomigliano D’arco, di Termini Imerese licenziati, sia al modello reale che viene prodotta fuori dall’Italia (se non erro in Polonia). Ho poi rovesciato lo stesso modellino e, come prevedevo, sotto c’era scritto: “Made in China” (stavolta ho pensato … e che c…o!!!). Questo è piccolo ed emblematico esempio di quello che resta dell’(ex) Marchio Italia grazie ai ns. politici e sindacalisti superpagati ed a manager “bonussati” di cartone che abbiamo. Con questa gente non meritiamo nemmeno il titolo di “repubblica delle banane” solo perchè nemmeno quelle saremmo in grado di produrre “on site” con condizioni climatiche favorevoli. Comunque, Buon Natale a tutti.” Angelo D.
.
…


































Trackbacks / Pingbacks