Grecia, sciopero contro piano austerità: paese bloccato. Scontri polizia-anarchici / Gros: “Rischio argentino per la Grecia”

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Grecia, sciopero contro piano austerità: paese bloccato. Scontri polizia-anarchici

http://www.ilmessaggero.it/MsgrNews/HIGH/20100224_atene7.jpg

Atti vandalici contro banche e supermercati, lacrimogeni per disperdere manifestanti, pietre verso agenti

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ATENE (24 febbraio) - Grecia oggi paralizzata da uno sciopero generale contro il piano di austerità, mentre una task force congiunta Ue-Fmi ha cominciato a vagliare se le misure annunciate dal governo per far fronte alla crisi siano sufficienti. E mentre Atene continua a criticare l’Ue per il suo comportamento prima e durante la crisi, una commissione d’inchiesta parlamentare, proposta dal governo greco per investigare le responsabilità politiche della crisi, potrebbe se necessario anche decidere di ascoltare il commissario europeo Joaquin Almunia.

Lo sciopero ferma aerei, treni, navi, scuole, uffici, supermarket, banche, ospedali, tribunali e provoca un black out informativo in virtù dell’adesione dei giornalisti. Gli autobus urbani saranno solo parzialmente colpiti dalla protesta ma le manifestazioni previste nel centro di Atene e delle altre principali città paralizzeranno il resto dei trasporti. Lo sciopero, convocato dal sindacato del settore privato, Gsee, ha trovato l’adesione anche della confederazione dei dipendenti pubblici, Adedy, e del sindacato comunista Pame, che avevano già incrociato le braccia lo scorso 10 febbraio.

Lo sciopero generale
è sostenuto dall’opposizione di estrema sinistra, con il Partito comunista (Kke) che ha chiamato a «una grande rivolta contro le barbare misure» che il governo ha preso e potrebbe prendere.

«Il popolo greco è ben consapevole che la situazione fiscale del Paese è terribile…ma le misure (adottate dal governo, ndr) non sono corrette», ha denunciato il capo del sindacato Gsee, Yiannis Panagopoulos, chiedendo «un’equa distribuzione degli oneri in modo che i lavoratori dipendenti e i pensionati non paghino il prezzo per una crisi che non hanno creato loro». Il piano di austerità adottato dal governo prevede la riduzione del deficit dal 12,8% al 2,8% nei prossimi quattro anni attraverso il congelamento dei salari pubblici e il blocco delle assunzioni, l’aumento dell’età pensionabile a 63 anni entro il 2015 e l’aumento delle tasse sulla benzina, gli alcolici e i tabacchi.

Scontri polizia- anarchici. La polizia è intervenuta oggi con gas lacrimogeni al centro di Atene contro un gruppo di giovani, verosimilmente anarchici che hanno vandalizzato banche e supermarket ed hanno poi attaccato gli agenti a colpi di pietre. Gli incidenti, senza gravi conseguenze, sono avvenuti ai margini delle grandi manifestazioni odierne in occasione dello sciopero generale contro il piano di austerità. Tra gli slogan degli scioperanti vi erano anche volantini anarchici inneggianti alla «guerra contro lo Stato e le banche».

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Video Sciopero generale in Grecia

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fonte:  http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=92557&sez=HOME_NELMONDO

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Gros: “Rischio argentino per la Grecia”

Daniel Gros, direttore del Centre for European Policy Studies di Bruxelles

L’economista: «C’è bisogno di un Fondo monetario europeo»

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di MARCO ZATTERIN
CORRISPONDENTE DA BRUXELLES
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La Grecia come l’Argentina, un’altra crisi finanziaria sotto una bandiera biancoazzurra. Per Daniel Gros, direttore del Centre for European Policy Studies di Bruxelles, una delle più influenti think-tank planetarie, tutto congiura perché Atene faccia la fine di Buenos Aires. «In quel caso ci sono voluti due anni perché si arrivasse al peggio – spiega -. Dopo l’allarme iniziale, ci fu il primo intervento del Fmi, con un piano di risanamento parallelo che indebolì ulteriormente il sistema». Washington, allora, intervenne una seconda volta, in misura più forte per tranquillizzare i mercati, e anche in quel caso non ottenne nulla. Il terzo tentativo di salvataggio portò al definitivo tracollo. «Adesso ci sono tutti i segnali perché la storia sia sul punto di ripetersi».
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Non ha l’aria della Cassandra, Gros, eppure nei suoi scenari le buone notizie appaiono merce rara. A margine della presentazione del libro scritto insieme con la giornalista austriaca Sonja Sagmeister (s’intitola «Nachkrisenzeit», ovvero l’Era del dopo crisi) ammette che i greci la tempesta «l’hanno vista sinora solo sui giornali». La sua teoria è che i problemi veri arriveranno fra due anni, a meno che non via sia un intervento di riequilibrio profondo, cosa sulla quale non sembra scommettere. «Ci sono Paesi che potrebbero avere problemi analoghi, come Spagna e Portogallo, anche se i segnali non sono evidenti». In altre parole, «la Grecia può fare bancarotta» e altri possono seguire.
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Gros non vede male l’Italia, come invece alcuni commentatori del Nord Europa hanno preso a indicare nelle frasi ipotetiche che illustrano il bollettino sulle difficoltà di alcune capitali del Club Med comunitario. «Vi proteggono il risparmio interno – afferma il tedesco – e la politica del rigore di Tremonti che ha avuto ragione a non reagire con maggiore deficit alle difficoltà». Altri Paesi soffrono il debito finanziario: «Potrebbe succedere qualcosa in Portogallo e anche nel Regno Unito». Che fare? La proposta che Gros sostiene da tempo è la creazione di un Fondo monetario europeo, uno strumento pronto a pagare in caso di necessità. «Se dimostriamo di essere in grado di scongiurare una bancarotta – dice l’economista – è probabile che non succeda». L’alternativa è spingere la Grecia a riforme draconiane. Difficile. «Il taglio dei salari pubblici – argomenta il tedesco – è un elemento che giudico secondario, soprattutto nei confronti del taglio dei salari privati». Cosa che, ammette, il sistema ellenico non sembra pronto a considerare.
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Il guaio per l’Europa è che l’evoluzione della crisi «sarà lenta». Non una questione di settimane, come è successo con l’Islanda, «qui ci vorranno anni». L’economista tedesco sottolinea che i greci hanno avuto tutto il tempo per correggere la situazione e non ne hanno profittato. «Ora sono costretti, ma sarà lunga: dire dieci anni, vuol dire essere ottimisti». Basta guardare il Giappone, insiste, «sono passati vent’anni dallo choc iniziale e stanno ancora cercando di digerirlo». Di buono c’è che Gros non pare impensierito dall’instabilità dell’euro. «Se tiene l’Eurozona con la Grecia, la moneta unica diventerà più attraente», rivela: persino Londra potrebbe essere interessata ad aderirvi. Nel frattempo, che risposta può dare l’Ue? «Invece che riproporre la strategia di Lisbona si può fare qualcosa di vero – risponde il tedesco – cominciando dal rafforzamento della strategia per la ricerca e lo sviluppo, pensata in modo che l’intervento pubblico sia più efficace».
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La chiave del futuro sono il capitale umano e l’innovazione. Questo salverà l’Europa. Prima, però, bisogna salvare la Grecia. Durissima, ma non ancora impossibile.
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23 febbraio 2010
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