Archivio | aprile 18, 2010

La lettera di un ex ferroviere: “Il carro del disastro di Viareggio deragliato una settimana prima”

{B}Strage a Viareggio: le fiamme alla stazione{/B}

Le fiamme alla stazione di Viareggio dopo il deragliamento del treno

LA DENUNCIA

“Il carro di Viareggio deragliato una settimana prima”
La lettera di un ex ferroviere. Le Fs smentiscono

L’uomo, ex verificatore delle Fs, scrive ai giornali. Una foto e la logica della formazione dei convogli dimostrerebbero che la cisterna potrebbe essere la stessa del piccolo incidente di Vaiano

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 "Il carro di Viareggio deragliato una settimana prima"  La lettera di un ex ferroviere. Le Fs smentiscono  Uno dei carri della tragedia di Viareggio

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VIAREGGIO – ll carro cisterna che causò il disastro della stazione di Viareggio del 29 giugno scorso (32 vittime) era forse già deragliato una settimana prima a Vaiano, sulla linea Firenze-Bologna. Lo afferma il signor Marco Menchini un ex tecnico verificatore delle ferrovie. Menchini, reduce di una lunga malattia, è venuto da poco in possesso di una foto del piccolo incidente di Vaiano (che passò quasi inosservato) e, in base ad una serie di elementi e alla sua esperienza, dice oggi: “Al 99 per cento è lo stesso. Se l’avessero verificato subito, la tragedia di Viareggio sarebbe stata evitata”. Menchini ha messo nero su bianco le sue riflessioni e ha scritto ai giornali. La sua denuncia, ovviamente, va affidata alle verifiche più attente dei tecnici Fs, ma è giusto renderla nota proprio perché si possa controllare e, eventualmente, scartare l’ipotesi.
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LE IMMAGINI DI VIAREGGIO 1-2

IL DOSSIER SULLA TRAGEDIA
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“Sono un ex operaio e tecnico verificatore delle ferrovie – scrive Menchini -. Questa testimonianza è a favore delle vittime e dei familiari della strage di Viareggio avvenuta il 29. 06. 09. Il carro cisterna che ha causato la strage, era deragliato il 22.06.09 a Vaiano sulla linea Firenze-Bologna. Se lo stesso fosse stato controllato sul posto o inviato alla squadra rialzo più vicina (officina) mediante ultrasuoni laser (tecnologia gia esistente 40 anni fa) si sarebbe appurato che l’asse aveva subito dei danni e sarebbe stato sostituito, in 30 minuti di lavoro.
Questa era la prassi di 40 anni fa, oggi la tecnologia ha fatto passi da gigante, treni alta velocità (Roma-Milano) in 3 ore. Ciò e giusto per le esigenze moderne, anche la riduzione di personale può essere accettata, però non a scapito della sicurezza ferroviaria; infatti il settore merci e stato quasi dimenticato: carri obsoleti con oltre 40, 50, 60 anni, non sottoposti a misure preventive di controllo, oltretutto cisterne che trasportano liquidi pericolosissimi che possono esplodere. 32 morti a Viareggio, decine di persone col 60, 70 80, 95% di bruciature su tutti il corpo”.
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“Sono entrato in ferrovia il 15.06.1970 come operaio qualificato nel deposito locomotori a Livorno, già allora veniva un ingegnere da Firenze e controllava gli assi, ogni 1-2 anni venivano fatti questi controlli programmati, oppure se il locomotore o carro aveva subito anche un piccolo deragliamento, magari nel parco merci. Poi sono diventato verificatore, e se succedeva quanto sopra, io fermavo il carro e se non c’era pericolo lo inviavo alla squadra rialzo (officina fs) più vicina per il controllo generale. Il mio compito era di controllare i treni in arrivo e soprattutto in partenza e fare la prova dei freni, poi emettevo un nulla osta chiamato tv 40 che facevo firmare al macchinista in doppia copia , una a me una a lui, poi il capostazione dava il via libera”.
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In stazione vi era un assistente di stazione, oggi formatore, che insieme alla squadra di manovra formavano il treno in base al peso, lunghezza, destinazione, etc; poi l’assistente scriveva tutti i numeri dei carri sulle sponde e in altre parti, poi emetteva in doppia copia (M18) che faceva firmare al capotreno o macchinista, una copia rimaneva agli atti in stazione di partenza e una alla stazione di arrivo o di smistamento. Perciò anche se il carro ha preso fuoco rimane il cartaceo o sul computer del numero dei carri. Quando un carro deraglia a volte ci vogliono dei km prima che il treno si fermi, perciò specialmente se il carro è carico è moltissimo sollecitato e gli assi sono i primi a soffrire perché le ruote battono sulle traversine di cemento. Alcuni testimoni hanno visto il treno della strage che emetteva forti scintilli a circa 20 km da Viareggio, senz’altro il carro era frenato e il surriscaldamento per tanti km, per induzione ha fatto si che l’asse già deteriorato per torsione si rompesse (si nota bene dalla foto). La quasi certezza che il carro della strage era lo stesso deragliato a Vaiano e che a Viareggio era il primo di testa, mentre a Vaiano era l’ultimo di coda, questi tipi di treni sono a composizione bloccata, quando arrivano alla stazione d’arrivo vanno allo scarico o carico , poi il locomotore va in deposito e quando deve ripartire la testa diventa coda e viceversa”.
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“Ho visto personalmente più volte dei carri rimasti frenati essere fermati in stazioni successive a quella dove è stata notata tale anomalia; oggi purtroppo le stazioni sono deserte per la riduzione del personale. Bastava che sulla linea ci fossero rilevatori di calore o telecamere collegate col ‘Dcò e il treno sarebbe stato fermato in tempo evitando la strage. Faccio solo adesso questa denuncia perché sono venuto in possesso delle foto del carro deragliato a Vaiano solo 15 giorni fa”.
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Fin qui il testo della lettera. Menchini, dunque, deduce che il carro possa essere lo stesso a partire dalla foto e dalla sua esperienza in materia di composizione di questo tipo di convogli. Poi, denuncia il fatto che, oggi, un carro protagonista di un piccolo incidente non viene controllato e viene rimesso in servizio in tutta fretta. Questo per risparmiare tempo e denaro. Per la precisione va detto che il carro della tragedia del merci 50325 Trecate-Gricignano (immatricolato dalle ferrovie polacche, proprietario dell’austriaca Kvg, società del megagruppo Usa GATX) era effettivamente il primo di 14 vagoni cisterna agganciati al convoglio. L’incidente fu causato dal cedimento del carrello della cisterna che deragliò trascinandosi dietro altri carri. L’esplosione devastante avvenne in seguito alla fuoriuscita del gas Gpl che, al contatto con l’aria e innescato dalle scintille provocate dallo sfregamento sui binari esplose in un’enorme palla di fuoco che provocò morte e distruzione nella vicina via Ponchielli dove abitavano quasi tutte le vittime e i 25 feriti.
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La smentita delle Fs. “Si si tratta di deduzioni totalmente prive di senso e fondamento”. Le Fs smentiscono la ricostruzione del loro ex tecnico: “I due carri appartenevano a due ditte private distinte, e anche le tipologie di carro sono completamente diverse: il primo era un carro a due assi, mentre  il secondo è un carro a carrelli e quindi aveva quattro assi ed era di dimensioni circa  doppie. Infine anche il trasporto a cui erano adibiti era, come noto, diverso. Stupisce e colpisce il fatto che a sbagliare in modo cosi grossolano sia stato un ex ferroviere (il quale parla addirittura di fantomatici dispositivi ‘ultrasuoni laser’: un concetto impossibile anche dal punto di vista fisico)”.
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18 aprile 2010
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Fini e Berlusconi si preparano al redde rationem di giovedì in direzione

Fini e Berlusconi si preparano al redde rationem di giovedì in direzione

http://gdrimini.files.wordpress.com/2009/11/fini-berlusconi.jpg?w=406&h=274

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Domenica di riflessione per i due cofondatori del Pdl, in vista di una settimana intensa nella quale si deciderà il futuro del partito. Silvio Berlusconi è ad Arcore. Mentre il presidente della Camera Gianfranco Fini è al mare, a scrivere sia l’intervento che terrà alla Direzione di giovedì prossimo, sia il documento che «al 99%», spiegano i suoi, verrà presentato come base di confronto. Nel frattempo gli sherpa sono al lavoro e i contatti tra finiani e resto del Pdl proseguono senza sosta.

Il clima nel partito non è dei migliori e sono pochi quelli pronti a scommettere su una ricomposizione indolore tra i due leader. Carmelo Briguglio, uno dei deputati più vicini a Fini, ipotizza per la prima volta addirittura la «nascita di un nuovo partito di centrodestra che si riconosca nelle idee del presidente della Camera, legato da un rapporto di coalizione col partito di Berlusconi e con il governo». Ma tra i berlusconiani si minimizza e la prospettiva viene letta più che altro «come una minaccia necessaria ad alzare il tiro nell’ambito della trattativa».

L’ipotesi più realistica, si osserva nella maggioranza del Pdl, è che giovedì venga messo ai voti un documento che potrebbe formalizzare la nascita di una corrente interna che si riconosca nelle istanze dell’inquilino di Montecitorio. Pronta a rafforzarsi in vista del congresso che si terrà entro un anno. Quello dei gruppi indipendenti, aggiungono, sarebbe un passaggio successivo che però porterebbe a una conta interna che al momento vedrebbe Fini «ben al di sotto del 30% che aveva portato come dote iniziale alla costituzione del Pdl». Non più di «otto senatori – assicurano a Palazzo Madama – sarebbero pronti, infatti, a passare con lui».

Favorevole all’idea di un documento da portare in Direzione è il ministro delle Infrastrutture Altero Matteoli che invita i protagonisti della spaccatura a rifuggire «da inutili protagonismi mediatici» perchè l’obiettivo dovrebbe essere «stemperare le tensioni», senza «il tifo di nessuno». Il fatto, si osserva ancora nella maggioranza, è che la trasmissione Tv «L’ultima parola», con un Italo Bocchino e un Adolfo Urso «scatenati», è stata «un vero spartiacque». Prima una ricomposizione sarebbe stata «più a portata di mano». Ora, invece, «tutto è più difficile». I toni di Bocchino contro Maurizio Lupi, si osserva, hanno fatto infuriare non solo il premier, che alcune fonti definiscono «inferocito» per la performance del deputato campano, ma anche la base elettorale. «Abbiamo ricevuto più sms di protesta dopo la trasmissione – racconta un senatore Pdl – che messaggi di congratulazioni per la vittoria elettorale». La contesa, insiste Osvaldo Napoli (Pdl), «è ora più aspra» per colpa «delle dichiarazioni incendiarie e dagli scatti d’umore di qualche colonnello».

E anche tra gli ex-aennini il malumore nei confronti di Bocchino è palpabile. La verità, racconta un fedelissimo del Cavaliere, è che da parte di Berlusconi non c’è più «disponibilità» ad essere conciliante con l’alleato e la voglia di portare la spaccatura alle sue estreme conseguenze sarebbe «tanta». La conta interna intanto è già cominciata. E si parla con insistenza di possibili cambi al vertice delle commissioni parlamentari presiedute dagli ex di An visto che dopo due anni le presidenze di quelle permanenti devono essere riconfermate. «Ma parlare di queste cose – assicura il finiano Fabio Granata – è davvero prematuro. Non ha senso». Ora tutti gli occhi sono puntati all’incontro di martedì tra Fini e i suoi e a quello di giovedì della Direzione. E quest’ultimo, insiste Granata, «non sarà un passaggio neutro». Una decisione, in un senso o nell’ altro, dovrà essere presa.

«Io lavorerò – assicura il neo governatore del Lazio Renata Polverini – affinchè non si arrivi alla spaccatura». Ma se si continuerà a litigare nel partito che ha appena vinto le elezioni, sintetizza il ministro Renato Brunetta, gli italiani «ci rincorreranno con un forcone».

Anche se Fabio Granata sostiene che da parte di Fini «non c’è nessuna retromarcia» e che nulla «si è ricomposto», il documento dei 14 senatori varato sabato (in cui si dice no alle scissioni) viene accolto con soddisfazione dai ‘berlusconianì: «Rappresenta un implicito invito all’unità dei gruppi parlamentari», dicono Maurizio Gasparri e Gaetano Quagliariello. Ma anche il finiano Italo Bocchino cerca di allontanare il dibattito dalle polemiche di chi accusa gli ex aennini di puntare unicamente a nuove «poltrone», per cercare di spostarlo su temi concreti come le «politiche per il Sud».

Fra i pontieri c’è anche Gianni Alemanno, che tuttavia non nasconde una certa preoccupazione: «Stiamo lavorando a una ricomposizione, ma è difficile fare previsioni», riconosce il sindaco di Roma. Nella “guerra” fra i cofondatori, dunque, nessuno dei due arretra, ma neanche attacca. Si lavora dietro le quinte, in attesa della Direzione Nazionale di giovedì. Gli ottimisti sono convinti che si possa arrivare ad un documento in cui da una parte si conceda qualcosa a Fini e dall’altra si dia soddisfazione al premier sul fatto che nel Pdl si deve decidere a maggioranza. Un punto di caduta su cui puntano i “diplomatici”, ma che potrebbe non bastare ai “colonnelli”.

L’affondo di Farefuturo
Ma poi, quante divisioni ha Gianfranco Fini? Al celebre aforisma, implicito sottofondo di questi giorni in cui si parla di ipotesi di gruppi parlamentari autonomi e rischi di scissione nel Pdl, risponde esplicitamente “Ffweb’”, la rivista online della fondazione finiana Farefuturo, assicurando che «l’esercito di Gianfranco Fini è molto più potente di quanto immaginano, dentro il palazzo e tra gente. È molto più numeroso. Molto più convinto. È un esercito senza armi, certo. Senza struttura. Senza generali e senza colonnelli. Un esercito senza retorica. E senza rabbia».

Si tratta, spiega Filippo Rossi in un editoriale per il periodico online della Fondazione presieduta da Gianfranco Fini, di «un esercito d’italiani normali che chiedono alla politica quello che la politica non riesce più a dare. Un esercito che non vuole andare alla guerra perchè è composto da ‘civilì che non amano mettersi la divisa, che non vogliono prendere le armi. Di ‘civilì che coltivano l’arte della discussione e del confronto. Che non hanno una militanza da vantare, un’appartenenza da mettere sul tavolo delle trattative. Di gente, insomma che non capisce, non sopporta, la retorica urlata di una politica autoreferenziale. Di gente che, però, al momento giusto sa scegliere, perchè non è embedded, non è aggregata e non è gregaria». Insomma, un esercito «di gente che pensa con la propria testa. E che non prende ordini e non canta – sottolinea – canzoncine orecchiabili. Perchè è la gente che fa la storia. Perchè sono le idee che fanno la storia. E non la propaganda. È sempre stato così. E sarà sempre così».

Rossi critica la «retorica guerriera degna della penna di qualche giornalista embedded che trasferisce alla pubblica opinione i dispacci dei comandi militari», con le «veline di guerra, bugiarde come tutte la propaganda con le stellette». «Troppi piazzisti di false certezze – osserva – si attardano in elenchi di colonnelli, sergenti, marescialli. È per questo che parlano di ‘truppè, come se le questioni poste in questi mesi fossero solo roba di poltrone, roba di visibilità, roba di posti (e territori) da occupare. È per questo che parlano di ‘fedelissimì come se la politica fosse roba di bande di quartiere. Ne parlano perchè sperano che sia così. Sperano che non ci sia altro rispetto all’unica realtà che conoscono, fatta di numeri, di noi e loro. Niente contenuti, niente ideali, niente di niente».

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18 aprile 2010

fonte:  http://www.unita.it/index.php?section=news&idNotizia=97584

EMERGENZA VULCANO – L’Enac: “Domani alle 7 riaprono i cieli italiani” La giornata più nera: 20 mila voli cancellati

L’Enac: “Alle 7 riaprono i cieli italiani”
La giornata più nera: 20 mila voli cancellati

I danni ammontano ad oltre 136 milioni di euro. A terra sono rimasti 7 milioni di viaggiatori. Alle 7 riapre lo spazio aereo del nord Italia, ma l’Europa resta divisa in due. Vertice straordinario dei ministri Ue

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L'Enac: "Alle 7 riaprono i cieli italiani" La giornata  più nera: 20 mila voli cancellati
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Dopo un’altra giornata nera, la quarta e la peggiore, che ha visto la paralisi quasi totale del trasporto aereo europeo, domani almeno metà dei voli sarà assicurato. Ma l’Europa resta divisa in due a causa della nube di ceneri vulcaniche che ancora persiste sui Paesi centro-settentrionali.
E mentre cresce il bilancio dei danni economici causati dal blocco dei voli – tema su cui è stato convocato nelle prossime ore un Consiglio straordinario dei ministri dei trasporti Ue che si terrà in videoconferenza – compagnie aeree, società aeroportuali ma anche associazioni dei piloti, chiedono di riconsiderare le misure precauzionali finora adottate polemizzando con le autorità europee e nazionali.
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Cancellati altri 20 mila voli
-  E’ stato toccato il picco delle cancellazioni: oltre l’80% dei voli programmati. Su oltre 24.000 collegamenti in programma, ne sono stati effettuati poco più di 4.000. E la conta dei danni diventa sempe più pesante. I passeggeri ‘vittime’ del blocco dei voli sono stati finora 7 milioni, secondo i conteggi dell’organizzazione degli aeroporti europei. Le perdite subite dai 313 scali paralizzati hanno già raggiunto quota 136 milioni di euro, superando l’impatto negativo causato dagli attacchi terroristici dell’11 settembre.
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Riunione straordinaria della UE -Consapevole della situazione venutasi a creare nel settore del trasporto aereo e in quelli ad esso collegati, il presidente della Commissione Ue Josè Manuel Barroso ha deciso di insediare un gruppo di lavoro ‘ad hoc’ per esaminare se e cosa può essere fatto per contenere i danni subiti da compagnie e altri operatori. In campo è scesa anche la presidenza di turno spagnola dell’Unione, che ha convocato per domani pomeriggio un Consiglio straordinario dei ministri dei Trasporti per fare il punto della situazione sia dal punto di vista economico che da quello operativo.

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Domani operativo il 50 % dei voli - Dopo un incontro svoltosi nel quartier generale di Eurocontrol tra dirigenti dell’agenzia per la sicurezza del trasporto aereo, presidenza Ue e il commissario ai trasporti Siim Kallas, è stato annunciato che domani, grazie allo spostamento della nube, almeno la metà dei 28.100 voli programmati in Europa sarà operativa. E che nelle prossime ore si lavorerà, ha spiegato Kallas, per assumere “decisioni europee coordinate non più basate solo su supposizioni teoriche ma su previsioni e valutazioni pratiche basate sui voli di prova effettuati dalle compagnie”.
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Spazio aereo dell’Italia del Nord riaperto dalle 7 di mattina
– L’Enac, l’Ente nazionale del volo, ha deciso la riapertura degli aeroporti del nord Italia a partire dalle 7 di domani mattina.
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La situazione negli aeroporti – Diversi Paesi hanno annunciato oggi la riapertura immediata o per domani dei loro spazi aerei, anche se in alcuni casi dettando particolare condizioni. Così hanno fatto Italia, Austria, Polonia, Serbia, Finlandia, Croazia. La Spagna, dopo aver chiuso alcuni scali – tra cui Barcellona – per qualche ora, ha dato il via libera al sorvolo di tutto il suo territorio. In Francia restano invece chiusi gli aeroporti di Parigi e in Germania lo snodo cruciale di Francoforte (aperto solo per poche ore nel pomeriggio di oggi) e altri importanti scali. Mentre si attendono notizie sulla riapertura del Belgio e dell’Olanda (che ha però già autorizzato alcuni voli merci). Resta chiusa anche gran parte dello spazio aereo della Gran Bretgna, dove la situazione è così grave che il premier Gordon Brown ha convocato una speciale riunione con i ministri più coinvolti per valutare il da farsi.
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Quattro giorni di caos – Ma ecco un riassunto dei giorni caotici vissuti dal trasporto aereo dopo l’eruzione del vulcano islandese.
13-14 APRILE: Alle 23 locali del 13 aprile viene registrata una nuova eruzione del vulcano sotto il ghiacciaio Eyjafjallajokull, tornato in attività dopo 200 anni il 20 marzo. Il 14 l’eruzione viene confermata visivamente: la colonna di cenere e detriti si leva per 8 km. Le autorità ordinano l’evacuazione di circa 800 persone dall’area. Nella tarda serata la Norvegia blocca parzialmente il proprio spazio aereo.
15 APRILE: Alle prime luci dell’alba, i disagi si estendono. I cieli scandinavi chiudono uno dopo l’altro. Alle 13 italiane chiude l’aeroporto di Heathrow, a seguito dello stop su tutta la Gran Bretagna. In poche ore, il blocco si propaga sul continente, in Belgio, Olanda, Danimarca, Francia. Centinaia di voli diretti in Nord Europa vengono cancellati in tutto il mondo. A fine giornata, Eurocontrol conta 8.000 voli soppressi, una flessione del 27% rispetto al traffico previsto. Secondo una stima della britannica Civil Aviation Authority (Caa), almeno 400 mila passeggeri rimangono a terra. Il vulcanologo britannico Bill McGuire ipotizza che l’eruzione possa durare anche un anno.
16 APRILE: L’eruzione continua e la nube di cenere si muove verso sud-sudest. Le chiusure si estendono alla Repubblica Ceca, alla Polonia – dove sono previsti dopo due giorni i funerali del presidente Lech Kaczynski -, Ungheria e Romania. A fine giornata sono 17.000 i voli cancellati (-59,2%). L’Enac dispone il blocco su tutto il Nord Italia fino alle 14 del giorno dopo.
17 APRILE: Chiudono anche lo spazio aereo tedesco e quello bielorusso. In Francia, il blocco degli aeroporti di Parigi viene prorogato al lunedì. In Usa, l’aeroporto JFK di New York diventa una vera e propria tendopoli. Eurocontrol stima l’annullamento di 18.000 voli (-78,4%). Trenitalia registra il tutto esaurito verso Parigi, Basilea, e le altre città europee collegate con Milano. Gli esperti islandesi registrano l’intensificazione dell’eruzione del vulcano.
18 APRILE: Eurocontrol annuncia la cancellazione di 20 mila voli (-84%). Dall’inizio dell’emergenza i voli annullati salgono così a 63.000. Lufthansa, Air France e British avviano test che si concludono “con successo”: l’associazione delle compagnie europee chiede di rivedere lo stop. L’Enav effettua un volo di ricognizione sull’Italia. Riapertura e chiusura a singhiozzo di aeroporti in Germania, Polonia, nel sud della Francia, mentre hanno riaperto tutti in Spagna.
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Protezione civile italiana – Approfondire e verificare la presenza di cenere pericolosa sui cieli del Nord Italia, anche perchè il modello proposto dalle autorità inglesi potrebbe essere esagerato. E per questo un aereo appositamente attrezzato sta sorvolando i nostri cieli per studiare meglio il fenomeno scaturito dall’eruzione del vulcano islandese. Ed è stata costituita un’unità di crisi composta da scienziati dell’Ingv per analizzare i modelli provenienti dall’Inghilterra sulla presenza delle ceneri nell’aria.
Sono le parole del capo della Protezione Civile, Guido Bertolaso, che, al termine di una riunione del comitato operativo dedicato all’emergenza Vulcano, ribadisce che lo stop ai voli terminerà domani mattina, ma che intanto si sta cercando di conoscere meglio il pericolo “cenere”, anche perchè finora non sarebbe stata rilevata la sua presenza nella nostra atmosfera.
Bertolaso ha poi aggiunto che ci si sta comunque organizzando “per garantire i trasporti via terra cercando di ridurre al minimo i disagi per i viaggiatori”. Quella del vulcano islandese Eyjafallajokull è “un’eruzione imponente” che “non si esaurirà nelle prossime ore”. E dunque, i problemi provocati dalla nube di cenere sui cieli europei, “proseguiranno per diversi giorni”.
La giornata “nera”  del trasporto aereo italiano si riassume in queste cifre: oltre 700 voli cancellati tra Malpensa e Linate, 500 a Fiumicino, 120 a Capodichino, per citare soltanto gli scali più grossi: del tutto chiusi gli aeroporti di Firenze e Pisa. E una parte dei viaggiatori rimasti appiedati e costretti a bivaccare nelle sale d’attesa degli aeroporti – dove in tanti hanno trascorso un’altra notte su giacigli di fortuna oltre che su brandine messe a disposizione dalla Protezione civile – ha preso d’assalto le stazioni ferroviarie.
E c’è pure chi, pur di tornare a casa, non ha esitato a spendere sino a 2000 euro per un viaggio in taxi.
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18 aprile 2010
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FRANTUMARE L’ITALIA? – Bossi: «La Padania è una nazione: deve avere autonomia, ci tengono da schiavi» / Galasso: L’ Italia unita, Risorgimento compiuto

CARO BOSSI, SIA CHIARO UNA VOLTE PER TUTTE: L’ITALIA E’ UNA, E NON SI TOCCA!

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Bossi: «La Padania è una nazione: deve avere autonomia, ci tengono da schiavi»

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Il Pd: il leader leghista conferma che vuole la secessione

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ROMA (18 aprile) – Umberto Bossi rilascia un’intervista a El Pais, parlando di Padania nazione, e si riapre la polemica sulla Lega secessionista. Fra le altre cose dette al quotidiano spagnolo, il leader leghista ha sostenuto che Berlusconi ha il progetto di diventare presidente della Repubblica: «Se Berlusconi vuole essere presidente, «sa che attraverso il Parlamento non ci riuscirà». «Lei crede che lo voglia?» ha chiesto l’intervistatrice. «Sì», è stata la risposta.

Secondo Bossi la Padania è «una nazione», che deve «avere la sua autonomia. Ci tengono come schiavi, e diamo loro tutti i soldi. Il Nord vuole essere padrone della sua casa, e che la sua casa sia riconosciuta». Il leader leghista ha parlato anche della riforma federalista, affermando che i decreti attuativi saranno pronti in dicembre, con la legge finanziaria. Il ministro delle Riforme ha spiegato che dopo l’approvazione del governo, discuterà con l’opposizione: «Sì, negozierò. Ma dopo l’adozione in Consiglio dei ministri». Bossi ha aggiunto che «i comuni del Nord» devono ottenere «quello che meritano, sono stanchi di aspettare».

A proposito delle riserve di Fini sulla conduzione delle riforma da parte della Lega, Bossi ha detto: «Abbiamo un sacco di voti. Senza di noi, sono deboli. Fini sa fare i conti e quindi sa che ha bisogno della Lega. Sa che fuori dalla coalizione di governo non ha alcun posto. O quantomeno non cosi importante». Il ministro ha affermato che il premier Silvio Berlusconi gli ha garantito: «Le faccio io (le riforme), con Calderoli. Siamo una coppia ben allenata. Parliamo con Berlusconi e con Giulio Tremonti. Poi portiamo le riforme al Consiglio dei ministri». Bossi ha infine confermato di essere contrario al voto degli immigrati regolari: «No, no, per nulla. Votano i nostri. E che votino per la Lega».

Il Pd: Bossi conferma che vuole la secessione. «Nella sua versione estera, Bossi, forse credendosi al riparo, riacquista il dono della chiarezza e rivela che la Lega non ha abbandonato i suoi intenti secessionisti», commenta Filippo Penati, coordinatore della segreteria di Pierluigi Bersani. «Bossi è tornato infatti a far risuonare toni e termini, tipici del campionario leghista delle origini, che credevano ormai abbandonati. Verrebbe da pensare che gli atteggiamenti di maggiore responsabilità e rispetto istituzionali assunti in questi ultimi tempi altro non siano che una copertura tattica e che il vero scopo della sua azione di governo sia un ritorno alle vecchie parole d’ordine secessioniste. Anche considerando che governa moltissime istituzioni locali e ha un ruolo importante a livello nazionale è giunto il momento che la Lega chiarisca una volta per tutte le sue posizioni e la smetta con questo sdoppiamento tra partito di lotta e partito di governo».

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fonte:  http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=98566&sez=HOME_INITALIA

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IERI E OGGI Mentre si parla di federalismi e localismi, Galasso rivisita l’ evoluzione del nostro Paese come nazione

L’ Italia unita, Risorgimento compiuto

http://www.identitanazionale.it/italia2011.jpg

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«I valori risorgimentali non muoiono affatto nell’ Italia unita»: ecco un’ affermazione chiara, perentoria, che magari farà arricciare il naso a qualcuno dei «revisionisti» in servizio permanente, ma che caratterizza, invece, una linea di indirizzo storiografico che è anche testimonianza di coerenza etico-politica (merce oggi rara, fra tanti Girella e Camaleonti e Tartufi ). A sostenere questa tesi è Giuseppe Galasso in un libro dal titolo di per sé programmatico, che piacerà al nostro presidente Ciampi, L’ Italia s’ è desta, appena uscito nella nuova serie dei «Quaderni di storia», fondata da Spadolini. Il proposito di Galasso è esplicito: mostrare, senza la retorica trionfalistica (che pure non è mancata) ma senza neppure il settarismo denigratorio (tuttora diffuso), che il processo di formazione della nostra identità nazionale è stato lungo, complesso, non sempre rettilineo, e tuttavia il nostro paese ha saputo consolidarsi e andare avanti, «fuori dalle chiusure provinciali o campanilistiche» magari ricorrenti. In questa prospettiva diventa netto lo sforzo di Galasso di «rivisitare» i momenti-chiave di un cammino che non si deve limitare in un’ ottica di breve periodo ma che, viceversa, va attentamente seguito e «recuperato» lungo un arco plurisecolare, così da renderci conto del come e del perché – falliti gli altri progetti di soluzione federale o confederale – abbia acquisito «validità storica e morale» l’ unificazione del nostro paese in uno Stato nazionale. Certo, occorre parlare di una «nazione difficile»; e Galasso, che alle vicende del mezzogiorno ha dedicato penetranti ricerche, è il primo a riconoscerlo, respingendo però con solidi argomenti le accuse pretestuose di chi, per esempio, vorrebbe denunciare – in base a chissà quale «dimensione razziale» – la pretesa diversità fra gli «europei» della Valle Padana e i «mediterranei» del Sud Invece, i saggi qui raccolti valgono a farci prendere consapevolezza che proprio nella dimensione storica «di lunga durata» (per dirla con Braudel) le molteplici esperienze (ambientali, economico-sociali, politiche) di un paese così composito come il nostro servono a spiegarci i diversi livelli di modernizzazione e di sviluppo raggiunto. Tuttavia, Galasso respinge chi, privilegiando nuovi modelli di localismi e separatismi, vorrebbe mettere sotto accusa la struttura dello Stato nazionale; anzi, ci spiega che lo Stato nazione «è una delle creazioni più originali della civiltà europea e dell’ esperienza politica di tutto il mondo». Con la conseguenza che anche il cammino dell’ Italia «dal Risorgimento alla Repubblica» non va isolato, perché come non deve mai perdere i legami con le proprie «radici» (lo dimostrano i diversi caratteri del suo regionalismo), così ha altrettanto bisogno di intensificare i rapporti con l’ Europa. Infatti, L’ Italia s’ è desta ha anche un trasparente valore augurale, purché non risorgano certe incaute vocazioni mediterranee. Arturo Colombo Il libro di Giuseppe Galasso, «L’ Italia s’ è desta», Le Monnier, pagine VIII-328, euro 20,80

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Colombo Arturo

Pagina 23
(5 agosto 2002) – Corriere della Sera

MILANO – Tenta la rapina “armato” di un biglietto: “Sono un padre disperato. Devo farlo”

http://www.cittafutura.net/local/cache-vignettes/L220xH220/Disperazione-e5ea4.jpg

Tenta la rapina “armato” di un biglietto
“Sono un padre disperato. Devo farlo”

Per due volte è entrato nella sede di una banca e per due volte è stato costretto a rinunciare al colpo: le casse erano vuote. A quel punto il goffo malvivente si è allontanato, facendo perdere le sue tracce

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Ha cercato di rapinare una banca con biglietto: “Sono un padre di famiglia disperato. Devo fare questa rapina. O una pistola”, recitava il testo (con errore grammaticale compreso). Per due volte, fra le 13 e le 13.30, l’aspirante bandito è entrato nella sede della Banca Intesa San Paolo in piazza Gabriele Rosa a Milano. E per due volte è stato costretto alla fuga a mani vuote: “Non abbiamo un euro in cassa”, ha risposto al rapinatore quasi dispiaciuta l’impiegata. A quel punto il goffo malvivente si è allontanato, facendo perdere le sue tracce. Solo intorno alle 15.30 il direttore della filiale ha avvisato la polizia che ha avviato una serie di indagini.

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18 aprile 2010

fonte:  http://milano.repubblica.it/cronaca/2010/04/17/news/tenta_la_rapina_armato_di_un_biglietto_sono_un_padre_disperato_devo_farlo-3417022/

LIBERI!!!

Io sto con Emergency


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SONO LIBERI!

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Domenica 18 aprile. Matteo Dell’Aira, Marco Garatti e Matteo Pagani Guazzugli Bonaiuti, fino a oggi detenuti in una struttura dei servizi di sicurezza afgani, sono stati liberati, non essendo stato possibile formulare alcuna accusa nei loro confronti.

Finalmente, dopo una settimana d’angoscia, e senza aver potuto beneficiare delle garanzie previste dalla costituzione e dalla legge afgane vigenti, potranno contattare le loro famiglie e i loro colleghi.

Ringraziamo tutti coloro che hanno lavorato insieme a Emergency per il rilascio, in Italia, in Afganistan e nel mondo.

Gli avvocati di Emergency continuano a seguire la situazione dei collaboratori afgani ancora trattenuti dai servizi di sicurezza, dei quali non abbiamo notizie né in merito alle loro condizioni di salute, né alla loro condizione giuridica, né al luogo presso il quale sono tuttora trattenuti.

fonte: http://www.emergency.it/

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SPECIALE ERUZIONE VULCANO – La nube non si ferma. «Coprirà l’Italia» / Problemi di viaggio: 10 risposte per affrontare l’emergenza

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La nube rallenta l’aeroporto
presi d’assalto treni e alberghi

Capodichino, cancellati 130 voli su 184. File e disagi fino a domani.  Bloccati artisti e musicisti: saltano alcuni spettacoli a “Linea d’ombra” a Salerno. Restano in Francia studenti in gita scolastica a Parigi Disdetta di atleti alla maratona 

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di CRISTINA ZAGARIA

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La nube del vulcano islandese Eyjafjallajokull manda il tilt anche Capodichino, con un effetto a cascata dovuto alla chiusura di tutti gli aeroporti del Nord Italia e del Nord Europa. Ieri da Napoli sono partiti praticamente solo i voli per Catania e Palermo e i vacanzieri diretti a Sharm el Sheikh. Sono complessivamente 130 (70 quelli in partenza e 60 quelli in arrivo) i voli cancellati ieri nell’aeroporto di Capodichino su un totale di 184. File in biglietteria per spostare le prenotazioni e gran lavoro per i banchi informazioni per tutta la giornata. E la situazione è andata peggiorando di ora in ora, con l’annuncio dell’Enac della chiusura degli aeroporti fino a domani mattina alle 8. Nel pomeriggio l’unico volo che è partito è stato quello delle 19.20 per Roma. Cancellati all’ultimo momento i voli per Pisa e Ancona.

Disagi e ripercussioni per la cancellazione dei voli anche sulla maratona “Città di Napoli-Trofeo Banco di Napoli”, con circa una quindicina di partecipanti che via mail hanno avvisato di essere impossibilitati ad arrivare. “Si tratta di partecipanti che arrivano dal nord Italia e uno da Bruxelles. Non sappiamo bene quanti riusciranno ad arrivare – dicono dall’organizzazione dell’evento sportivo – magari usando mezzi alternativi”. A causa del blocco internazionale dei voli sono saltati anche diversi spettacoli alla “Linea d’Ombra-Festival Culture Giovani” a Salerno. Ieri hanno disdetto la loro partecipazione il regista Diederik van Rooijen, autore del film “Bollywood Hero”, l’attrice olandese Lotte Verbeek protagonista del film “Nothing Personal” (miglior attrice al Festival di Locarno 2009), e i musicisti Dani Siciliano e Pantha du Prince, attesi per la serata del “Club Festival”.

E i disagi si protrarranno anche per tutta la giornata di oggi e domani, con gruppi di turisti stranieri costretti a rimanere in città e gli alberghi vicino all’aeroporto presi d’assalto. “Che giornate. Arrivano turisti ad ogni ora. Siamo in emergenza da due giorni – esclama trafelata Rosa del banco informazione dell’hotel Carlo III – Abbiamo tante prenotazioni inaspettate di turisti, soprattutto stranieri, costretti a rimanere a Napoli per il blocco dei voli, ma abbiamo anche tante disdette di turisti che sarebbero dovuti arrivare. Per fortuna così c’è ancora qualche stanza libera”.

E se c’è chi non parte c’è anche chi non riesce a tornare. Una delegazione di studenti di Torre del Greco, in gita di fine anno a Parigi, da due giorni è bloccata in Francia. Ieri mattina i genitori degli alunni, che sarebbero dovuti tornare a Capodichino già venerdì, ha incontrato il preside del liceo classico “Gaetano De Bottis” per chiedere spiegazioni. “Ci ha assicurato – dice uno dei genitori – che i nostri figli sono attentamente seguiti dai professori e che stanno bene”

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18 aprile 2010

fonte:  http://napoli.repubblica.it/cronaca/2010/04/18/news/la_nube_rallenta_l_aeroporto_presi_d_assalto_treni_e_alberghi-3429169/?ref=rephp

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Nube vulcanica isola la Puglia

http://ilsecoloxix.ilsole24ore.com/r/IlSecoloXIXWEB/mondo/foto_trattate/2010/04/16/SIN500_EUROPE-AIR-_0415_11-457--499x285.JPG

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La chiusura della maggior parte degli scali aerei del Nord Europa per il progressivo avanzamento della nube di cenere fuoriuscita dal vulcano islandese, sta provocando disagi a molti aeroporti anche in Italia. L’Enac ha disposto «l’interdizione al volo strumentale di tutto il Nord Italia fino ai 35mila piedi, cioè 10.668 metri, da oggi sino alle alle 8:00 di lunedì 19 aprile. Per tutto il fine settimana saranno quindi chiusi Milano Linate, Malpensa, Bergamo, Torino, Venezia e Bologna.

L’estensione dell’interdizione
al volo strumentale in tutto il Nord Italia è stato disposto dall’Enac “in quanto non accennano a diminuire su tale spazio aereo le negative condizioni determinate dalla nube del vulcano islandese Eyjafjallajokull’’.

Complessivamente sono 39 i voli oggi in partenza cancellati dalla Puglia verso gli scali dell’Italia settentrionale o altre destinazioni europee, mentre 40 sono i voli in arrivo previsti, ma mai atterrati.

Situazione difficile già da ieri per gli scali pugliesi dove i disagi nei collegamenti aerei verso il Nord si sommano a quelli ferroviari verso la capitale provocati dalla frana di Montaguto. Ieri erano stati cancellati i voli da e per Stoccarda e Monaco (AirBerlin), Parigi e Londra (entrambi RyanAir) mentre dall’aeroporto Papola Casale di Brindisi sono stati soppressi i voli da e per Bruxelles e Eindhoven (entrambi RyanAir) e il volo da e per Colonia (AirBerlin).

Da Aeroporti pugliesi fanno sapere che la situazione si sta evolvendo di ora in ora e quindi non è prevedibile ancora quali altri voli saranno cancellati e, soprattutto, per quanto tempo. Per essere aggiornati sull’evoluzione dei voli può essere consultato il sito della «Gazzetta».

L’Italia è diventata così l’ultima tappa della lunga marcia della mega nuvola che ieri ha investito gran parte dei paesi dell’Europa orientale.

Dopo 24 ore di black out in gran parte degli aeroporti del Nord Europa, con ripercussioni sui viaggi in tutto il mondo e 17.000 voli cancellati le compagnie aeree cominciano a fare i conti dei danni, quantificandoli in duecento milioni di dollari al giorno, mentre i metereologi non fanno prevedere nulla di buono per le prossime ore.

E fra gli esperti si fa sempre più netta la sensazione che questa crisi superi di gran lunga quella provocata dall’attacco alle torri gemelle di New York quando per tre giorni vennero annullati tutti i collegamenti aerei fra Usa ed Europa.

Eurocontrol, l’organismo per la sicurezza aerea che raccoglie quaranta paesi Ue e non, fa sapere che non si possono attendere cambiamenti significativi nelle prossime 24 ore. Molti paesi che hanno chiuso il proprio spazio aereo già da giovedì, manterranno la restrizione ancora per molte ore. È il caso di Gran Bretagna, Francia, Germania, Belgio. Olanda. A questi ieri si sono aggiunti Austria, Romania, Paesi baltici, Repubblica ceca. È andata un pò meglio all’Irlanda e alla Svezia che hanno potuto riprendere l’attività.

Anche la Polonia è off limits, gettando un’ombra sull’organizzazione dei solenni funerali del presidente Lech Kaczynski, deceduto insieme alla moglie e ad una delegazione di 94 persone in un incidente aereo la scorsa settimana, ai quali dovrebbe partecipare un numero senza precedenti di delegazioni internazionali.

La sicurezza dei passeggeri non è in discussione, ribadiscono come un mantra al quartier generale di Eurocontrol, sottolineando che le misure di interdizione al volo valgono per tutti i voli commerciali e che puntano proprio a scongiurare ogni tipo di pericolo.

Lunedì prossimo ci sarà un consulto in teleconferenza fra Eurocontrol, gli stati che vi aderiscono, la Commissione Ue e le competenti organizzazione dei controllori di volo per fare il punto dell’emergenza per essere pronti per la ripresa non appena gli effetti della nuvola si faranno sentire di meno. Gran parte delle compagnie aeree sono riuscite a far rientrare i propri mezzi ed equipaggi e quindi sono sostanzialmente pronte a riprendere il traffico non appena i cieli verranno riaperti.

E anche ieri il blocco dei voli ha colpito un vip. È stata la volta della cancelliera tedesca Angela Merkel che di rientro dagli Stati Uniti ha dovuto fare tappa a Lisbona, dove dovrebbe rimanere fino a stamattina. L’impossibilità di rientrare in aereo ha spinto il comico britannico John Cleese a coprire la distanza fra Olso e Bruxelles in taxi. Per la gioia dei tre autisti che si sono alternati al volante e che hanno intascato 3.800 euro.
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ORE 15:21 – DISAGI PER LE IMPRESE, I FIORI DA MOLFETTA VIAGGERANNO SUI CAMION PER IL NORD EUROPA
Il Gruppo Ciccolella diMolfetta, società quotata in Borsa e prima produttrice di rose e anthurium in Europa, ha deciso di dirottare, utilizzando il proprio sistema logistico di trasporti via gomma, parte del prodotto distribuito in Italia verso il mercato continentale, facendo fronte alla domanda di approvvigionamento olandese ed europeo in crisi a causa della chiusura degli aeroporti.

Un blocco che
– fa rilevare l’azienda – sta provocando “seri problemi anche al settore florovivaistico, soprattutto a causa della deperibilità del prodotto, che non può arrivare in ritardo sui mercati”. Per il settore florovivaistico soprattutto, “i tempi commerciali – secondo l’azienda – devono tener conto dei tempi biologici dell’agricoltura, ma non possono prescindere dai tempi logistici; tempi di consegna delle merci, quindi, ma anche mantenimento delle condizioni di qualità delle merci alla consegna e, perciò sul piano della competitività il fattore “tempo” diventa strategico.

ORE 16:17 – NEL NORD ITALIA AEROPORTI CHIUSI SINO A LUNEDI’
Rimarrà chiuso fino alle 8 di lunedi, invece delle 20 di sabato, lo spazio aereo del Nord Italia. L’estensione dell’interdizione al volo strumentale in tutto il Nord Italia è stato disposto dall’Enac “in quanto non accennano a diminuire su tale spazio aereo le negative condizioni determinate dalla nube del vulcano islandese Eyjafjallajokull’’.
Attualmente, sottolinea l’Enac, “non è invece necessario procedere all’allargamento del blocco per ulteriori spazi aerei italiani. L’aeroporto di Fiumicino si conferma quindi aperto al traffico, pur registrando un elevato numero di cancellazioni e ritardi dei voli”.

L’Enac aggiornerà le proprie disposizioni con una frequenza di 24 ore, per fornire a passeggeri, operatori del trasporto aereo, tour-operator e tutti gli altri soggetti dell’industria dell’aviazione civile un quadro di riferimento meno precario possibile, nonchè consentire alla Protezione Civile italiana di portare assistenza, ove richiesto, ai molti passeggeri che in scali italiani stanno subendo i disagi per effetto del blocco. L’imponderabilità dell’andamento delle attività effusive del vulcano e la variabilità delle condizioni meteorologiche imporranno comunque di seguire costantemente l’evolversi della situazione, in modo da poter assumere, se necessario, le dovute decisioni, con la prontezza operativa richiesta in situazioni eccezionali come quella in atto.

ORE 20:15 – IN DIFFICOLTA’ GRUPPO DI DISABILI FOGGIANI
A causa della chiusura degli aeroporti del Nord Europa, una quindicina di disabili pugliesi che, con le loro famiglie, si trovavano a Bruxelles per partecipare ad un convegno stanno tornando in pullman a casa, a San Nicandro Garganico (Foggia). È quanto riferisce il segretario nazionale di ‘Sfida’, Dino Di Tullio, che è assieme al gruppo composto da una quarantina di persone. Attualmente il mezzo che sta riportando a casa i disabili si trova in Francia; durante la notte farà una breve sosta a Milano, e raggiungerà il foggiano nel primo pomeriggio di domani.
I disabili a Bruxelles hanno partecipato, nella sede della Regione Puglia, ad un convegno sull’integrazione scolastica. «Voglio ringraziare il console italiano a Bruxelles e la prefettura di Foggia – dice Di Tullio – per l’aiuto che ci hanno dato: c’è stata tantissima attenzione attorno a noi».

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18 aprile 2010

fonte: http://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/GdM_dallapuglia_NOTIZIA_01.php?IDCategoria=2699&IDNotizia=327978

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10 risposte per affrontare l’emergenza

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Una guida per sapere che cosa fare se si rimane coinvolti dai problemi di viaggio provocati dalla «nube»

LA SCHEDA

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Volo cancellato che cosa fare
La Carta del Passeggero (regolamento 261/04) prevede che anche in caso di cancellazioni causate da «eventi eccezionali» la compagnia aerea deve offrire al passeggero la possibilità di scegliere tra il rimborso del biglietto oppure l’imbarco su un altro volo, il prima possibile o in una data successiva più conveniente per il cliente. Il vettore è tenuto anche a garantire al cliente un’adeguata assistenza a terra. Nel caso di avverse condizioni meteo determinate da circostanze eccezionali non è previsto invece il risarcimento per i disagi subiti dal passeggero

Come chiedere il rimborso?
«Le norme prevedono che il rimborso sia immediato e in contanti», dice Paolo Martinello di Altroconsumo. È possibile presentare richiesta alla compagnia anche attraverso raccomandata con ricevuta di ritorno. Attenzione: il biglietto va conservato con cura. «Qualora la compagnia non provvedesse al rimborso, si può inoltrare una segnalazione all’Ente nazionale dell’aviazione civile (via posta, fax, email o con modulo online – http://www.enav.gov.it) e all’Antitrust». Ultima strada il Giudice di Pace. Più passeggeri con storie analoghe possono optare per un’azione collettiva

Quale deve essere l’assistenza a terra?
Il vettore deve garantire al passeggero in attesa di un volo successivo pasti, bevande, eventuali pernottamenti, trasferimenti da e per l’aeroporto, due chiamate telefoniche, fax o email. La disponibilità di camere in molte città è esaurita: brandine sono state portate nei principali scali

Se l’emergenza continua?
Ai passeggeri in partenza spetterà solo il rimborso o la riprotezione. «Le compagnie dovranno però garantire assistenza a chi è di rientro o in transito», dicono da Altroconsumo. Nell’assistenza rientra lo studio di soluzioni alternative che permettano ai passeggeri il ritorno a casa

Le «low cost» hanno regole a sé?
Compagnie di linea e «low cost» sono tenute allo stesso modo a rispettare la Carta del passeggero. Segnalazioni di violazioni del regolamento sono state trasmesse agli uffici di Enac e Astoi (l’associazione dei tour operator) da passeggeri di Airberlin («rifiuto di rimborso e assistenza») ed easyJet («rifiuto di rimborso»). Ma anche di Lufthansa («a due passeggeri bloccati a Shangai è stato negato il rientro in economy e l’assistenza in albergo»). Gli ispettori dell’Enac sono al lavoro negli scali italiani: «Le compagnie che non rispettano il regolamento saranno denunciate e sanzionate»

E se si viaggia con tour operator?
«Il tour operator è tenuto a provvedere, per i passeggeri in partenza, al rimborso dell’intero pacchetto», afferma il direttore di Astoi Alberto Corti. Come da Codice del consumo. Per richiedere il rimborso bisogna «rivolgersi entro sette giorni all’agenzia viaggi (dove è stato acquistato il pacchetto) o inviare una email al sito online (se l’acquisto è stato fatto sul web)». Conservare tutta la documentazione. Aggiunge Corti: «Riprotezione e assistenza, soprattutto dei passeggeri di rientro, devono essere garantite dalla compagnia alla quale il tour operator si appoggia»

Il treno è un’alternativa?
Anche oggi Frecciarossa straordinario in partenza da Roma e Milano alle 8 (ferma a Bologna). Trenitalia raccomanda ai viaggiatori di recarsi in stazione solo se diretti verso mete nazionali. Meglio se già provvisti di biglietto acquistato online (www.trenitalia.it) o al call center (89.20.21). Invita invece i passeggeri che vogliono andare all’estero a non considerare il treno un’alternativa: «Tutti i collegamenti sono esauriti fino a venerdì, qualche posto potrebbe rendersi disponibile solo sui treni di giorno». Per raggiungere le isole e il Sud sono disponibili collegamenti via traghetto

L’automobile a noleggio
In alternativa al treno c’è l’auto a noleggio, magari da condividere con più persone (car sharing). Dal tardo pomeriggio di ieri però le principali compagnie del Nord non hanno più vetture a disposizione, le prime rientreranno domani dopo mezzogiorno.

Taxi da prendere con altri
Attenzione a chi offre servizi con autista. Meglio preferire un taxi, esistono tariffe fisse. Quelle di una delle compagnie milanesi: «Mille euro per andare da Milano a Roma, 1.500 per Parigi». Costo che può essere suddiviso tra più passeggeri (fino a sei)

Quando tornerà tutto normale?
Ieri l’Ente nazionale dell’aviazione civile ha disposto la chiusura dello spazio aereo del Nord Italia fino a domani alle otto. In attesa di nuove previsioni e nuovi bollettini, l’Enac mette in guardia: dal momento in cui il sistema aereo ripartirà (a livello italiano ma anche europeo), ci vorranno almeno altri due giorni di riassestamento perché la situazione torni alla normalità. Per non andare incontro a cattive sorprese quindi, sempre che sia possibile, è meglio rinviare ogni viaggio in aereo di qualche giorno

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Alessandra Mangiarotti
18 aprile 2010

fonte:  http://www.corriere.it/cronache/10_aprile_18/scheda-risposte-emegenza_63060ac4-4aba-11df-b267-00144f02aabe.shtml

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Previsioni sullo spostamento e sull’intensita’ del fenomeno

La nube non si ferma. «Coprirà l’Italia»

http://seattletimes.nwsource.com/ABPub/2010/04/15/2011614498.jpg

Nell’atmosfera 200 mila tonnellate di cenere e lava Gli esperti: la nube si rafforza, avremo più piogge

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MILANO —«Il vulcano islandese rimane un serio problema perché continua a eruttare con la stessa intensità alimentando la nube, rafforzandola». La preoccupante diagnosi è di Warner Marzocchi dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia che da Parigi con i colleghi finlandesi, americani e australiani coordina l’osservazione vulcanologica mondiale. «Difficile fare previsioni sull’evoluzione del fenomeno — aggiunge — ma perché le cose cambino ci sono solo due possibilità: che l’eruzione si riduca o che le correnti aeree diffondano altrove ceneri e gas. Ma nulla del genere sta accadendo». Infatti le simulazioni condotte dal Centro fenomeni estremi (Cetemps) dell’Università de L’Aquila, in coordinamento con il Met Office britannico e il centro meteorologico tedesco Wetter, e fornite alla nostra Protezione civile, mostrano come le particelle silicee si stiano distribuendo sull’intera Europa ricoprendo entro mercoledì tutta l’Italia, Sicilia compresa. «Fino a questo momento — precisa il professor Guido Visconti, direttore del centro — sono state riversate nell’atmosfera duecentomila tonnellate di materiale da parte del vulcano islandese e la loro maggior parte si concentra a un’altezza, a seconda della geografia, fra tre e otto chilometri. Oggi sono arrivate sulla Penisola dopo aver attraversato nella notte le Alpi e l’attraversamento dovrebbe aiutare ad abbattere una parte delle ceneri. Il resto si disseminerà in modo diluito sulle varie regioni contribuendo ad intensificare le precipitazioni; cioè potranno aumentare le piogge e la caduta di neve perché le particelle funzionano da nuclei di condensazione. Conseguenze negative sul clima per ora non possono verificarsi perché la nube non è penetrata nella stratosfera innescando meccanismi chimico-fisici negativi. In particolare, l’anidride solforosa presente nella nube non è in quantità tali da generare effetti climatici su vasta scala».

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Guarda l’animazione: come si sta spostando la nube

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IL LASER - Le valutazioni del centro aquilano sono effettuate utilizzando un radar ottico che lancia verso il cielo degli impulsi di luce laser fino a trenta volte al secondo. Dalla riflessione esce l’identikit delle particelle e i dati sono utilizzati per elaborare quei modelli che rivelano l’evoluzione e la distribuzione del fenomeno. Intanto, un’altra novità che ha sorpreso gli studiosi riguarda invece il vulcano. «L’esame delle ceneri raccolte nelle ultime ore — spiega Warner Marzocchi — ha mostrato che la lava è ricca di svariati gas e ciò contribuisce a provocare l’effetto esplosivo che prima si riteneva dovuto soltanto all’interazione con i ghiacci. Si tratta quindi di un tipo di magma particolare che cambia lo scenario chimico solitamente considerato». Le conseguenze per il traffico aereo restano quindi un punto di domanda molto critico. Solo da un paio di decenni si stanno approfondendo le ricerche riguardanti gli effetti delle nubi vulcaniche sui jet e ancora non si sono definiti precisi livelli di rischio in base alle intensità e alle caratteristiche delle particelle. Quindi, per evitare problemi e disastri come in qualche caso del passato stava per accadere, si adotta un principio di precauzione che suggerisce di non far volare gli aeroplani. Prezioso è giudicato il lavoro effettuato nelle ultime ore da un velivolo da ricerca ad elica «Dornier 228» del Natural Environment Research (Nerc) Council britannico. Dotato di particolari sensori sta navigando in prossimità della nube analizzandone caratteristiche e possibili effetti. «Che sono svariati e poco conosciuti — nota Guy Gratton, a capo della Facility for Airborne Atmospheric Measurement del Nerc —. Oltre alla fusione di parti interne e interruzione del funzionamento dei reattori bisogna tener conto che le polveri sono anche elettricamente cariche e causano tuoni e fulmini oltre al fenomeno noto come fuoco di Sant’Elmo per cui l’aereo si circonda di un alone luminescente. Parlando da ingegnere aeronautico, io non metterei oggi un aeroplano in quella nube».

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Giovanni Caprara
17 aprile 2010(ultima modifica: 18 aprile 2010)

fonte:  http://www.corriere.it/cronache/10_aprile_17/eruzione-durata_35925bfc-4a55-11df-8f1a-00144f02aabe.shtml

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Estate/ Caos cenere del vulcano: è allarme. L’ipotesi: ci sarà un’estate fredda

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Di Floriana Rullo

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Non si arresta il cammino della gigantesca nube di cenere provocata dall’eruzione del vulcano islandese, e continua la paralisi dei voli nei cieli del Nord. E l’eruzione del vulcano Eyjafjallajökull in Islanda non è un caso isolato e non sarà nemmeno l’ultima che l’isola offrirà al Pianeta. L’Islanda non è nuova a fenomeni di questo tipo. L’ultima eruzione del Eyjafjallajökull risale a circa 200 anni fa. Vicino ce n’è un altro, che recentemente ha dato segnali di attività, il Katla. Alcuni ricercatori islandesi ritengono che ci potrebbero essere ripercussioni anche su questo secondo vulcano, la cui ultima eruzione risale al 1981, e che stavolta potrebbe anche essere più intensa. Affaritaliani ha intervistato Andrea Giuliacci, metereologo del centro Epson Meteo, per capire che effetti potrebbe avere sulla terra e sull’estate l’eruzione avvenuta in Islanda.

“Tutto dipenderà da quanto materiale in effetti riuscirà a raggiungere la stratosfera. Lo strato più basso dell’atmosfera è la troposfera, tutto ciò che si trova qui ritorna in tempi brevi. Sopra si trova la stratosfera in cui c’è poca turbolenza e se le polveri raggiungono questo strato rimangono anche degli anni. E perchè è importante il materiale vulcanico perchè polveri e ceneri e anidride solforosa possono riflettere parte della luce solare. Quest ultima reagendo con il vaporea acqueo crea l’acido solforico che scherma con grande efficienza la luce solare. Se parte della radiazione solare viene riflessa verso lo spazio invece che raggiungere la terra è chiaro che questa si scaldi di meno.

LE IMMAGINI

In realtà i rischi se ci saranno saranno presenti nelle stagioni successive perchè c’è bisogno che questa polvere una volta raggiunta la stratosfera si distribuisca e crei un velo molto grande e uniforme lungo la parte più alta dell’atmosfera. Una sorta di piccola copertina sopra la terra. Ci sarà più rischio per le stagioni successive.
In passato è già successo nel 1816 Tambora indonesia enorme quantità polvere vulcanica nell’atmosfera e avevano fatto in modo che mancasse il riscaldamento.

LA FREDDA ESTATE- Ma non sarà un anno senza estate come quello dell’anno 1816, conosciuto anche come l’anno della povertà, un anno durante il quale gravi anomalie al clima estivo distrussero i raccolti nell’Europa settentrionale, negli stati americani del nord-est e nel Canada orientale. Il fiume Mississipi gelò in pieno agosto. E furono proprio le gelate e i raccolti persi in New England in questa estate anomala portò alla conquista del west. Ma non fu la sola. La prima metà del 1800 fu molto freddo per via delle eruzioni vulcaniche esplosive (l’etna non può far danni perchè non c’è ciò che proietta verso l’atmosfera). L’eruzione del vulcano Tambora fu anche la causa, in Ungheria, della caduta di neve sporca. Qualcosa di simile accadde anche inItalia, che per un anno circa vide cadere della neve rossa, anche in Sicilia in pieno agosto. I raccolti furono tutti distrutti e la carestia interesso tutta la Penisola. Mentre nel recente passato 1991 con il monte Pignatubo nelle Filippine c’è stato un rallentamento del riscaldamento del pianeta”.

LE IMMAGINI

Insomma come si prospetta questa estate del 2010?
“In generale ci saranno tre aspetti che influenzeranno questa estate. Oltre l’eruzione vulcanica, che fa ipotizzare un clima più freddo ci saranno un sole pigro che emette meno energia. Nulla di preoccupante. Però fa si che riscaldi meno la terra. Ma abbiamo avuto anche il nino (riscaldamento acqua Pacifico). Quando dura fino a inizio privamera in ITalia l’estate è poi solitamente più calda. Facendo il mix avremo quindi un’estate media, non caldissima, ma neanche un’estate fresca. Ma tutto dipende ancora dal materiale vulcanico”.

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17 aprile 2010

fonte:  http://www.affaritaliani.it/cronache/estate_caos_cenere_vulcano_allarme_ipotesi160410.html

Una domenica tutta Bio

L’ITALIA E’ IL SECONDO PRODUTTORE EUROPEO

Piazze invase dai cibi bio

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http://www.lastampa.it/redazione/cmssezioni/cronache/201004images/biologico01g.jpg

Degustazioni e incontri nelle maggiori città italiane

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ROMA
Una festa di sapori, colori e di messaggi positivi
per la salute e l’ambiente, nell’ottica di rafforzare i consumi biologici che già incontrano il consenso degli italiani (+6,9% in valore lo scorso anno). È in questa ottica che il ministero delle politiche agricole alimentari e forestali (Mipaaf) ha promosso, assieme alle Regioni, “Le piazze del bio”, manifestazione che si svolgerà domani in 20 piazze del territorio nazionale.
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«Il biologico è sempre di più un mercato centrale per gli agricoltori e i consumatori italiani – osserva il neo ministro delle politiche agricole Giancarlo Galan – la festa è un’occasione importante per far conoscere nella splendida cornice delle città italiane i prodotti e il lavoro che c’è dietro questo comparto».
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Olio e confetture, formaggi e miele, prodotti ortofrutticoli freschi e vino, pane, cereali e pasta, spumante e grappa, carni ed erbe aromatiche, oli essenziali e cosmetici, tutto rigorosamente biologico, sono alcuni dei prodotti che faranno da vetrina alla manifestazione. L’Italia è il secondo Paese europeo per superficie coltivata a biologico: 1.002.414 ettari, il 7,9% della superficie totale dedicata all’agricoltura.
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Le città che ospiteranno l’iniziativa, che prevede degustazioni, animazioni e approfondimenti sul tema bio sono Aosta, Ancona, Bari, Belluno, Bologna, Bolzano, Campobasso, Chieti, Firenze, Genova, Milano, Napoli, Palermo, Perugia, Potenza, Reggio Calabria, Roma, Sassari, Torino e Udine.
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17 aprile 2010
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