DITE LA VOSTRA – Una mini-tassa sul Web per salvare l’editoria / Quotidiani ed i modelli di business online: Perché i giornali sono sestinati a morire

APRIAMO UN DIBATTITO

Come dev’essere l’informazione in Rete, quali regole osservare, quale l’economia di mercato? Tassare a monte (in base alle connessioni) stabilendo un pericoloso precedente (prima ti prendono un dito..) o lasciare che ognuno stabilisca da se il costo dell’accesso ai contenuti? A voi il compito un po ingrato di tentare di dirimere la questione, rispondendo a queste o magari ponendo anche altre domande

solleviamoci

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Una mini-tassa sul Web per salvare l’editoria

23 aprile 2010

| Ilario Lombardo
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Una tazzina di caffè per salvare i giornali. Basterebbe sborsare un euro circa al mese per scongiurare la crisi della stampa ed evitare ai quotidiani, e non solo, di finire a incartare il pesce. Un destino che al di là della vulgata smaliziata che gira tra le redazioni, non è poi tanto lontana dal vero, se la gente continuerà a informarsi tramite il web e i motori di ricerca, che fungono da aggregatori di news. Notizie che però qualcun’altro ha prodotto prima su carta. Ne è convinto Carlo Malinconico, presidente della Federazione degli editori italiani (Fieg) che azzarda una proposta di mini-tassa per chi si connette a internet e usa i contenuti editoriali online. La Fieg ha avviato un’iniziativa nei confronti dei motori di ricerca, Google in testa, per far pagare i contenuti editoriali, ha spiegato Malinconico alla fine della presentazione del rapporto “La stampa in Italia 2007-2009” : «La procedura, però, è lunga e complessa. Nel frattempo – ha suggerito – si potrebbe intervenire con una misura transitoria, anche solo per due-tre anni. Basterebbe un prelievo di entità minima, l’equivalente di un caffè al mese o giù di lì, su chi ha la connessione a Internet per aiutare l’editoria ad affrontare la grave crisi che attraversa».

Il biennio è stato tra i peggiori della storia dell’editoria, e la mazzata maggiore è arrivata da quel pozzo senza fondo che è il web: uno spazio infinito in cui ogni giorno si ammassano e stratificano le notizie sputate fuori dalle rotative dei giornali. Per ora è un’idea, ma la tassa mensile del valore di un espresso ha già un suo precedente europeo: in Germania chiunque possieda un computer paga 17,98 euro al mese, soldi che servono a garantire a tutti la banda larga ma anche a risarcire i quotidiani tedeschi, considerati in crisi per colpa di Google.

Il modello teutonico piace a molti in Europa, tra quelli sarebbero anche disposti a tassare gli introiti pubblicitari che hanno ingrossato le tasche dei colossi di internet come Google e Facebook, mettendo invece in ginocchio la pubblicità e le vendite dei giornali. Del caso Google, ricorda Malinconico, «si sta occupando la Commissione europea, e in Italia l’Antitrust ha aperto un’istruttoria il cui termine però scade a ottobre e probabilmente sarà prorogato. Insomma si annunciano tempi lunghi per trovare un equilibrio con i motori di ricerca, 2-3 anni, e nel frattempo che facciamo?». Ecco allora l’intuizione della gabella sui navigatori del web, un’idea che ha già fatto infuriare internauti e sostenitori del gratis-a-ogni-costo. Per Malinconico servirebbe a traghettare il mondo dell’editoria fuori da una crisi epocale che continua a mangiarsi profitti e fette di mercato. Nei primi mesi del 2010, a fronte di una pallida ripresa della pubblicità sui quotidiani (+0,6%, su una perdita del 16,4% nel 2009), il calo delle vendite pare inarrestabile, e resta sul trend del 6%. «E il governo che ha fatto? – attacca il presidente – Non solo non è intervenuto per attenuare gli effetti di una congiuntura difficile, ma ha operato in senso contrario con la soppressione delle tariffe agevolate, misure che non è improprio definire punitive per il settore».

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fonte:  http://ilsecoloxix.ilsole24ore.com/p/economia/2010/04/23/AMTkrKdD-salvare_editoria_tassa.shtml

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http://t1.gstatic.com/images?q=tbn:muxdmvoKhI-48M:http://www.masternewmedia.org/images/robin-good-intervista_size450.jpg Robin Good di www.masternewmedia.org

Quotidiani Ed I Modelli Di Business Online: Perché I Giornali Sono Destinati A Morire

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La crisi dell’industria editoriale è davvero pesante. L’idea secondo cui i quotidiani siano destinati a morire non è più semplicemente un’ipotesi. Il modello di business adottato dai giornali da lungo tempo (rivolto alle masse, basato sulla scarsità e diretto dall’alto verso il basso) non ha speranza di sopravvivere o di prolungare la propria agonia nel nuovo mercato della distribuzione dei contenuti digitali.

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Photo credit: Bruce Parrott

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Il giornalista indipendente e pioniere Jeff Jarvis, parla in un’ipotetica relazione rivolta alla Newspaper Association of America, dei dirigenti dei quotidiani e delle loro gravi responsabilità nella determinazione della triste condizione in cui versa attualmente la carta stampata.

I principali errori a livello strategico sono stati:

  • Fallimento nella riorganizzazione e nell’adattamento ai cambiamenti avvenuti nell’economia dei media.
  • Affidamento a piattaforme pubblicitarie inefficienti per troppo tempo.
  • Le accuse ai motori di ricerca e agli aggregatori di contenuti di “rubare” i contenuti senza dare nulla in cambio.
  • Mancato raggiungimento e coinvolgimento delle generazioni più giovani, perdendo così di fatto futuri pubblici.

Ma c’è di più.

Ecco la relazione completa di Jeff Jarvis diretta alla Newspaper Association of America:
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Il Discorso Che la NAA Dovrebbe Ascoltare

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di Jeff Jarvis
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Introduzione

La Newspaper Association of America si è incontrata a San Diego qualche settimana fa, sputando insieme al proprio coro di discepoli la propria cattiveria, lapilli di fuoco presuntuosi e zolfo sulla loro triste situazione.

L’amministratore delegato di Google, Eric Schmidt si è rivolto loro. Prima che accadesse, ho immaginato si rivolgesse loro in maniera gentile perché è il modo in cui si comporta e perché ci sarebbero state alcune centinaia di vecchi editori armati di antiche carabine puntate al suo cuore. Avrebbero bisogno di ascoltare un messaggio diverso, un messaggio secco, in arrivo dall’esterno.

Hanno sprecato tutto.

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Anticipare i Cambiamenti

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Hai avuto a disposizione 20 anni dalla nascita del Web, 15 anni dalla creazione dei browser commerciali e di craigslist, un decennio dalla nascita dei blog e di Google per comprendere i cambiamenti nell’economia dei media e le nuove abitudini della prossima generazione di, come li ha chiamati Rupert Murdoch nativi digitali.

Hai avuto tutto questo tempo per reinventare i tuoi prodotti, servizi e organizzazioni per questo nuovo mondo, per trarre vantaggio dalle nuove opportunità, per riqualificare non solo il tuo staff ma anche i tuoi lettori e i tuoi inserzionisti, per usare il potere dei tuoi megafoni e costruire così ciò che sarebbe venuto dopo. Ma non hai fatto niente di tutto questo.

Hai sprecato tutto. E ora sei arrabbiato.

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La Nuova Realtà Del Business

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Bene, signore e signori, ed è più o meno quello che ho visto prima di me: uomini bianchi, vecchi e arrabbiati, non avete diritto di essere arrabbiati. Invece, siete voi il vero e proprio oggetto della rabbia.

Il pubblico dovrebbe essere arrabbiato per misera amministrazione che avete avuto della stampa e dei suoi servizi diretti alla società. I vostri giornalisti sono arrabbiati per aver perso il lavoro. I vostri tipografi, distributori e addetti alla pubblicità sono arrabbiati con voi per la stessa ragione (e anche con i giornalisti per aver prestato attenzione solo alla loro critica situazione). I vostri inserzionisti si sono arrabbiati con voi per aver usato il vostro potere monopolistico per aver aumentato i prezzi e per aver fornito a lungo piattaforme inefficienti e cattivi servizi. Ma ora questi non sono più arrabbiati perché vi hanno lasciato per migliori canali pubblicitari e per tariffe migliori di un mercato più competitivo.

Ma di fatto, voi siete i soli a comportarvi come arrabbiati.

Un mesetto fa avete sbattuto i piedi per terra come bambini contro Google e gli aggregatori. Come osano linkare i vostri siti e non pagarvi? Oh, vorrei tanto che Eric Schmidt vi dicesse che è disposto a soddisfare il tuo desiderio e che Google non pubblicherà più link con i vostri siti.

Attenti a ciò che desiderate. Perdereste un terzo del vostro traffico. Se gli altri aggregatori (io lavoro con uno in particolare), i blogger (sono uno di questi) e Facebook decidessero di fare lo stesso, perdereste la metà del vostro traffico. Nella maggior parte dei siti, solo il 20% del pubblico giornaliero nota la vostra homepage e la sua ricercata veste grafica; 4/5 dei lettori invece arrivano sul vostro sito attraverso ricerche e link diretti.

Nella “link economy“, invece dell’economia ormai fuori moda basata sui contenuti e che tu utilizzi, Google, gli aggregatori e i blogger ti forniscono un valore; dovrebbero essere retribuiti per il valore che apportano. Vi sareste dovuti alzare e ringraziare il Signor Smith di non avervi mai chiesto nulla. Ma non l’avete fatto, perché vi sei rifiutato di riconoscere la nuova realtà del business.

Avete sprecato anche questo.

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Perdere le Generazioni Future

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La vostra incavolatura con Google non c’entra nulla poi con il vostro problema più grosso: la stragrande maggioranza del tuo pubblico potenziale che non visita mai il vostro sito, tutti i giovani che non leggeranno mai il vostro giornale.

Ricordate tutti quanti l’intuizione di uno studente universitario pubblicata sul New York Times un anno fa, l’unica che vi ha tenuto sveglio tutta la notte. Ripetiamola insieme: “Se la notizia è davvero importante, sarà lei a trovarmi”. Cosa stai facendo per far conoscere le tue notizie? Aspetti ancora che siano i lettori a venire da te, sul tuo sito o in edicola, solo per l’attrazione magnetica del tuo vecchio brand. Ma questo non accadrà e lo sai.

Avete perso un intera generazione. Avete perso il futuro delle notizie.

Avete sprecato tutto.

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Mosse Disperate

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Avete avuto una generazione per reinventare da zero il business ma hai hai fatto troppo poco. Anche io faccio certamente parte dell’accusa perché ho speso tutta la mia vita in questo settore: colpevole. Non ho alzato abbastanza il volume degli allarmi (mi sembrava già fosse troppo alto di per sé) o realizzato abbastanza il cambiamento (non a sufficienza). Ho sprecato l’occasione, anche io. Ma nessuna Ave Maria recitata all’ultimo momento ci salverà dai nostri errori.

Non avendo approfittato degli ultimi due decenne per reinventare il business dell’informazione, non riuscirai ad operare un salvataggio in due mesi, prima che i creditori arrivino e bussino alla tua porta. Quella è stata la tua peggior preghiera: aumentare i debiti e continuare a mungere queste mucche per anni. La malattia delle vacche da mungere pazze, ecco di cosa hanno sofferto in molti di voi.

Altre mosse disperate: fantasticare improvvisamente che potete risolvere qualsiasi cosa semplicemente nascondendoti dietro un muro (per parlare con Google e i suoi miliardi di lettori!) e chiederci un compenso perché pensate che noi “dovremmo” pagare. Da quando il business plan è stato costruito sul “dovere?” Non ho visto nessun conto economico appropriato che giustifichi il sogno di tutti voi. Se ne avete uno, per favore alzatevi e mostratecelo ora… la penso così.

Ancora mosse disperate: fantasie secondo cui cavalieri bianchi di alcune fondazioni arrivino, comprino il tuo giornale e ti lascino esattamente al tuo posto. Sussidi governativi (abbiamo mai discusso di questo pericolo?)… passare al no-profit, come questo potesse improvvisamente eliminare l’esigenza di sostenere il business… pensare in maniera errata e presuntuosa che Google o le aziende che operano via cavo ti debbano dei soldi, come se tu avessi un diritto divino sui guadagni e sui clienti persi. No, niente di tutto questo salverà i giornali e almeno nel tuo subconscio, lo sai. Conosci la verità.

Avete sprecato tutto.

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Possibili Soluzioni?

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Quindi cosa potete fare ora? Due anni fa, forse anche solo l’anno scorso, avrei detto che avreste avuto il tempo per creare network, strutture e piattaforme che avrebbero potuto sostenere l’ecosistema futuro delle notizie

  • Avrei detto che avreste potuto ridefinire il tuo team di lavoro per assumere nuove responsabilità: organizzare e supportare quell’ecosistema, allevare i migliori, allenare le persone ad essere i migliori.
  • Vi avrei consigliato di offrire ai membri del vostro staff l’opportunità di partecipare a questo ecosistema e di creare attraverso di esso un business.
  • Vi avrei detto di trarre vantaggio dalle possibilità che il Web fornisce (fai ciò che sai fare meglio, offri link per il resto).
  • Avrei detto che abbiamo bisogno di inventare nuove forme di marketing capaci di aiutare quelle aziende un tempo conosciute come aziende pubblicitarie.

In realtà, ho fatto tutto questo. Ma la crisi economica ha solo accelerato la tu caduta. Non ha causato il declino, l’ha solo accelerato. Quindi ora, per molti di voi, non c’è più tempo. E’ semplicemente tardi.

La cosa migliore che alcuni di voi possono fare è uscire dagli schemi e creare un luogo per la prossima generazione di nativi digitali che comprendano la nuova economia e la società e di preoccupino dell’informazione e la reinventino, costruendo da zero il futuro. C’è una grossa opportunità in questo senso.

Avete sprecato tutto, ancora una volta.

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AGGIORNAMENTI: Quando Eric Schmidt è salito sul palco del NAA, come ha raccontato Staci Kramer di PaidContent, ha espresso un ironico sconcerto all’AP mentre li seguiva, dato che Google ha “un accordo più che milionario con l’Associated Press non solo per distribuire i suoi contenuti, ma anche per ospitarli sui nostri server”. Dopodiché ha castigato gli editori.

Schmidt è andato giù pesante sulle preoccupazioni dovute alla proprietà intellettuale e all’uso corretto: “Dalla nostra prospettiva, seguiamo la questione con molta attenzione ed esiste sempre una certa tensione intorno all’uso corretto… Vorrei incoraggiare chiunque a pensare in termini di ciò che i lettori vogliono. In via definitiva sono loro i consumatori e se ignorate una parte considerevole di essi, non ne avrete più nemmeno uno.”

Giusto, ignorare i consumatori non è un modello di business valido. Non più.
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Informazioni sull’autore

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Jeff Jarvis scrive di media e informazione su Buzzmachine. E’ professore e direttore del programma di giornalismo interattivo presso la nuova Graduate School of Journalism della City University of New York. E’ editore consulente e partner di Daylife, una startup incentrata sulle news. Scrive editoriali sui nuovi media per il Guardian ed è ospite dei suoi Media Talk USA podcast. Fa anche il consulente per molti media.

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Photo credit:
Anticipare i Cambiamenti – Helder Almeida
La Nuova Realtà Del Business – Editorial
Perdere le Generazioni Future – Picsfive
Mosse Disperate – Herbert Kratky
Possibili Soluzioni? – Nikolai Sorokin

Questo articolo è stato scritto in origine da Jeff Jarvis per Buzz Machine ed è stato pubblicato per la prima volta il 7 aprile 2009 come “The speech the NAA should hear“.

La versione italiana è stata scritta da Davide Fotia.

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Venerdì, 08 Maggio 2009
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