Un congresso di svolta moderata. |
| di Giorgio Cremaschi
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Sempre più veloce è il riavvicinamento a Cisl e a Uil. Il 1° Maggio a Rosarno, che giustamente il congresso della Fiom ha criticato per l’ambiguità dei contenuti, è un modo per tacere le differenze sull’arbitrato, sulla Bossi-Fini, sulle politiche discriminatorie del Governo, che Cisl e Uil nei fatti sostengono.
In secondo luogo la politica contrattuale della Cgil è stata pubblicamente annunciata da Guglielmo Epifani con brutale chiarezza al congresso della Fiom. Si è detto che la Cgil è per il rientro nell’accordo separato e che, alla verifica di esso, tra due anni, questo verrà fatto. Infine, il valore simbolico degli inviti alla Presidente della Confindustria e al Ministro del Welfare. Nessuno può negare il significato politico e non di pura cortesia di questo fatto. Questo è il segno evidente di una maggioranza che si vuole riappacificare, che mette la sordina ai presidi davanti a Montecitorio sull’arbitrato, mentre si prepara ad applaudire, come è avvenuto al Congresso della Flai, chi ha varato quella legge. A tutto questo si aggiunge un clima di irrigidimento nella vita democratica interna dell’organizzazione, una spinta alla centralizzazione che viene anche confermata da alcune modifiche richieste per lo Statuto. Una Cgil più centralistica, più intollerante verso il dissenso e, soprattutto, più disposta all’unità con Cisl e Uil che a quella interna con la propria minoranza. Salvo sorprese, questo è quanto si annuncia nel Congresso della prossima settimana. Sta alla minoranza organizzarsi per rispondere e continuare nella propria iniziativa. Roma, 29 aprile 2010
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