Caso Mills, nuova protesta contro il Tg1. Ed arriva la solidarietà di FareFuturo
Caso Mills, nuova protesta contro il Tg1
Ed arriva la solidarietà di FareFuturo
La mobilitazione di “Valigia Blu” per chiedere a Minzolini una rettifica dopo che aveva definito “assoluzione” la prescrizione del reato per Mills accusato di falsa testimonianza pro-Berlusconi. E l’associazione di Fini chiede “esami di riparazione” per il direttore del telegionale
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di CARMINE SAVIANO
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Augusto Minzolini
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AI CANCELLI della Rai per la terza volta in 68 giorni. Nuova tappa della mobilitazione del gruppo “La Valigia Blu”, che da più di due mesi chiede una rettifica al Tg1. Sit-in si sono svolti davanti a molte sedi regionali della Rai. Sotto accusa l’edizione del 26 febbraio scorso: fu definita “assoluzione” la prescrizione concessa all’avvocato inglese David Mills, accusato di falsa testimonianza pro-Berlusconi.
I membri del gruppo: “Vogliamo che l’informazione sia corretta e veritiera. E non asservita al potere politico” hanno protestato a Roma e Milano, Napoli e Perugia, Torino e Bari. E una delegazione della “Valigia Blu” è arrivata anche ai cancelli della Bbc, la televisione pubblica inglese. Una mobilitazione che ha sfruttato le possibilità di organizzazione messe a disposizione dai social network. Tutto, infatti, è partito da Facebook. Da una pagina – “la dignità dei giornalisti e il rispetto dei cittadini” – forte di 200mila iscritti. Tutti raccolti intorno ad alcuni messaggi: “Prescrizione non è assoluzione” e “Fuori i partiti dalla Rai”.
Numeri, valori e slogan che per adesso non sono serviti a raggiungere lo scopo. Resta, infatti, il silenzio dei vertici della Rai sull’intera vicenda. “Dovete ammettere l’errore e dovete scusarvi”, scrive su Facebook Arianna Ciccone, ideatrice della “Valigia Blu”. “E quando un cittadino vi scrive una lettera avete il dovere sacrosanto di rispondere! Il vostro silenzio è indegno, indecente e indecoroso”. Parole dure. Sottoscritte da 200mila cittadini.
Che sul web incitano ad andare avanti. Ad insistere fin quando non arriverà la rettifica. “Coraggio ragazzi, dobbiamo far sentire che hanno il fiato sul collo”. E ancora: “Forza, solidarizzo completamente con voi”. E il Tg1 di Minzolini non viene accusato solo per le notizie false date sul caso Mills. Negli ultimi giorni, la Valigia Blu ha allestito una sorta di osservatorio per valutare la qualità delle notizie fornite dal telegiornale di Rai Uno. E non vengono risparmiate critiche per come è stata trattata la notizia delle dimissioni di Claudio Scajola. O per come viene tradotto lo striscione portato dagli operai greci sul Partenone. E “Popoli d’Europa Ribellatevi” diventa “Popoli d’Europa Unitevi”.
E, stamattina, la “Valigia Blu” ha ricevuto solidarietà da Fare Futuro Web Magazine, il quotidiano on line della fondazione del presidente della Camera Gianfranco Fini. In un articolo di Fabio Chiusi – intitolato “Esami di riparazione per il Tg di Minzolini” – si legge: “C’è anche una materia che il Tg1 dovrà recuperare a settembre: l’informatica. La Rete in redazione infatti viene usualmente associata agli ordigni rudimentali dei terroristi di matrice islamica, ai social network che allontanano i giovani dai veri strumenti di cultura. Per superare quest’ultimo esame Minzolini sarà costretto a dotare i suoi di un manuale che consenta di andare oltre lo strabismo digitale di questi mesi. Chissà che non riescano a vedere, tutti insieme, gli oltre duecentomila cittadini che armati di firme e di una Valigia Blu fanno – e proprio in Rete – il tifo per loro”.
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06 maggio 2010
fonte: http://www.repubblica.it/politica/2010/05/06/news/protesta_minzolini-3871579/?rss
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Nuovo Codice della Strada: Ecco la versione definitiva
Nuovo Codice della Strada
Ecco la versione definitiva
Fra le novità limiti di velocità invariati rispetto alla normativa attuale, obbligo del casco per i giovani ciclisti fino a 14 anni, mentre i motociclisti che vogliono portare con sè giovanissimi dai 5 ai 12 anni dovranno dotarsi di un seggiolino da agganciare alla sella. Immediate le polemiche: “Troppe le spinte lobbistiche, troppi i gruppi di pressione economica messi sotto protezione”, spiega l’Asaps
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di VINCENZO BORGOMEO
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Ci siamo: prende corpo il nuovo Codice della Strada con importanti modifiche. Ossia limiti di velocità invariati rispetto alla normativa attuale, obbligo del casco per i giovani ciclisti fino a 14 anni, mentre i motociclisti che vogliono portare con sè giovanissimi dai 5 ai 12 anni dovranno dotarsi, secondo quanto stabilirà un decreto ministeriale, di un seggiolino apposito da agganciare alla sella. Sono alcune delle principali novità del Codice della strada che ha appena avuto il via libera dal Senato sotto forma di disegno di legge. Il provvedimento è stato approvato con 138 voti favorevoli, 3 contrari e 122 astenuti. A favore hanno votato Pdl e Lega. Si sono astenuti i senatori del Pd, dell’Italia dei Valori, del Gruppo Misto e delle Autonomie.
Sono venuti meno gli emendamenti sugli autisti delle auto blu (proposta divenuta un ordine del giorno), Sui 150 in autostrada, sul divieto di fumo in auto, e sulla riduzione di un terzo della multa nel caso di pagamento entro dieci giorni. In quest’ultimo caso, pur essendoci stata l’unanimità in commissione, la proposta è stata cassata dal ministero dell’Economia che l’ha giudicata fonte di minori introiti.
Introiti che andranno per il 50% agli accertatori e per il 50% agli enti proprietari delle strade. E’ passato, invece, l’emendamento in base al quale la sospensione della patente può essere revocata dal prefetto per le strette esigenze familiari o di lavoro di chi ha subito la sanzione, ma in tal caso il periodo temporale di sospensione viene comunque allungato.
Immediate le polemiche: “Questa riforma del Codice della strada – spiega Giordano Biserni, presidente dell’Asaps – sta diventando sempre più sorprendente. Dalla tolleranza zero si sta passando alla tolleranza 100, anzi 150 visto che si voleva assurdamente elevare anche il limite di velocità. Dopo l’accantonamento del provvedimento che limita l’apertura degli orari dei locali della notte voluto dal sottosegretario Giovanardi, dopo l’ipotesi di elevare i limiti di velocità a 150 nelle autostrade, dopo la ‘sospensione della patente per 3 ore al giorno, con l’emendamento grappino, per chi ha particolari esigenze di lavoro o sociali (chi è che non ne ha alzi la mano!). Il pacchetto di provvedimenti, pur con alcuni aspetti positivi, quando sarà varato (se sarà varato in questa stesura) a parere dell’Asaps non contribuirà minimamente ad elevare il livello della sicurezza stradale. Troppe le spinte lobbistiche, troppi i gruppi di pressione economica messi sotto protezione”.
“Ci auguriamo – spiega poi Carmelo Lentino, portavoce di BastaUnAttimo la campagna nazionale per la sicurezza stradale e contro le stragi del sabato sera promossa da AssoGiovani e dal Forum Nazionale dei Giovani – che alla Camera dei Deputati nel provvedimento di riforma del codice della strada siano inseriti interventi più incisivi soprattutto per quanto riguarda la reale educazione stradale. Come già ribadito – continua Lentino – servono interventi che possano realmente portare ad un cambio di marcia nel nostro Paese per contrastare le stragi che ogni giorno si verificano sulle strade. Servono norme che abbiano realmente effetti reali e per la sicurezza sulle strade va fatto ogni sforzo sempre mantenendo quel clima di condivisione utile per interventi di questa portata”.
Già, troppi. Nel frattempo sulla strada si continuano a stendere lenzuoli bianchi. Come prima e, anzi, anche più di prima, specie fra i giovani +11%, specie di notte +32%. Si era parlato di lotta all’uso dei droga, alcol, uso del telefonino, scarse distanze di sicurezza, mancate precedenze, di pirateria stradali. Tutte cose ormai dimenticate perché – è ovvio – per contrastare queste violazioni servono agenti sulle strade. Ma fino a oggi non si è visto nessun aiuto alle forze dell’ordine.
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06 maggio 2010
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“Viaggiatori rom schedati sui treni” I controllori si ribellano: è razzismo / «Niente cibo a chi non lavora» Manifesti anti-rom in Slovacchia
“Viaggiatori rom schedati sui treni”
I controllori si ribellano: è razzismo
Polemica per il modulo da compilare sulla Roma Tiburtina-Avezzano. I ferrovieri scrivono alla Carfagna Ma Trenitalia dichiara: quella carta mai usata
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di ELEONORA CAPELLI
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ROMA – Segnalare e contare “eventuali passeggeri di etnia rom” che salgono e scendono dal treno alla fermata di Salone, tra Roma Tiburtina e Avezzano. La “selezione” è affidata a controllori e capotreni alle prese con un modulo prestampato di Trenitalia, secondo l’azienda però mai in pratica utilizzato, che non menziona passeggeri senza biglietto o molesti, ma semplicemente gli appartenenti all’etnia rom.
Un asterisco tra voci burocratiche, proprio sopra la casella “annotazioni”, che ha scatenato la denuncia dei ferrovieri del sindacato autonomo Fast Ferrovie, che conta 3mila iscritti soprattutto tra i macchinisti. Con un piccolo giallo: Ferrovie dello Stato sostiene che il modulo non è mai stato impiegato, ma evidentemente ha circolato abbastanza per provocare la reazione di capotreni e addetti, scandalizzati dalla prospettiva di dover compilare quelle caselle.
Con una lettera indirizzata al ministro per le Pari Opportunità Mara Carfagna chiedono di correggere il modulo “dall’evidente intento discriminatorio”. “La richiesta ai capotreni di indicare viaggiatori di etnia rom, meramente in quanto tali e senza alcun’altra motivazione, non può avere altra lettura che la discriminazione – scrive al ministro il segretario di Fast, Piero Serbassi – Noi crediamo che tutto ciò non possa essere tollerato. Per questo siamo a chiederle un intervento”. Intervento che però, secondo Ferrovie dello Stato non è necessario, perché il modulo non è stato poi “attivato”. “E comunque tutto quello che facciamo è per la sicurezza dei viaggiatori – spiegano dall’azienda – la fermata di Salone è nei pressi di un enorme campo nomadi, è stata chiusa nel 2002 per ragioni di sicurezza e riaperta solo dal primo aprile. La questione è molto seria, in passato ci sono state minacce ai viaggiatori, nessuno voleva più prendere il treno in quella stazione. La riapertura è stata concessa solo a patto di controlli molto rigidi sulla sicurezza, con tanto di telecamere. La questione di quell’area è nota a tutte le amministrazioni”.
Gli addetti si pongono però anche problemi pratici. “Come fa il personale a stabilire che il cliente in questione sia inequivocabilmente di etnia rom? – chiede Serbassi nella lettera – il viaggiatore di etnia rom va segnalato anche se regolarmente in possesso di biglietto?”. La questione finisce su un blog di ferrovieri che citano Bertolt Brecht: “Vennero a prendere gli zingari, e fui contento perché rubacchiavano. Quando presero me non c’era rimasto nessuno a protestare”.
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06 maggio 2010
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I gruppi di attivisti per i diritti umani: «Vogliono solo alimentare l’odio»
«Niente cibo a chi non lavora»
Manifesti anti-rom in Slovacchia
Polemica per l’iniziativa del partito ultra-nazionalista:
i cartelloni raffigurano un uomo seminudo e tatuato
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| I manifesti anti-rom |
MILANO – È polemica in Slovacchia dopo la comparsa di alcuni manifesti elettorali a sfondo razzista fatti affiggere dal Partito Nazionale Slovacco, noto per il suo atteggiamento xenofobo e ultranazionalista, in vista delle elezioni generali del prossimo 12 giugno. I cartelloni raffigurano un uomo di etnia rom, seminudo, tatuato e con una vistosa catena d’oro al collo, accompagnato dalla scritta «Non diamo da mangiare a chi non vuole lavorare».
LE REAZIONI – I rom, una delle minoranze etniche più povere ed emarginate dell’Europa centrale, sono spesso bersaglio dei partiti ultranazionalisti di estrema destra. I manifesti oggetto della polemica sono stati portati all’attenzione pubblica da alcuni gruppi di attivisti per i diritti umani, che ora pensano di intraprendere azioni legali contro il partito. «Non fanno che diffondere luoghi comuni sui rom», è l’accusa di Irena Biharova, avvocato del movimento Persone contro il razzismo. «Questo manifesto non ha nulla a che vedere con la libertà di espressione, punta solo ad alimentare l’odio contro i rom». Il Partito Nazionale Slovacco, il cui leader Jan Slota non fa mistero delle sue idee xenofobe, è attualmente al governo nella coalizione guidata dal primo ministro Robert Fico. L’ingresso del partito nel governo formato nel 2006 ha contribuito a inasprire i rapporti con l’Ungheria, «nemico» storico della Slovacchia (fonte: Adnkronos).
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05 maggio 2010
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SALUTE – Per dimagrire la sola dieta non basta
Per dimagrire la sola dieta non basta

Un «sistema di sicurezza» interno fa conservare l’energia anche in situazioni di carenza di calorie, riducendo l’effetto dimagrante della sola restrizione calorica
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MILANO – Chi vuole perdere peso non può limitarsi a dare un taglio alle calorie. Per dimagrire è fondamentale associare l’esercizio fisico alla dieta perché l’organismo, a fronte della riduzione delle calorie, mette in atto una sorta di sistema di sicurezza interno che limita l’attività fisica e quindi il dispendio di energia. A svelare uno dei possibili meccanismi responsabile degli scarsi risultati ottenibili con la sola restrizione calorica è uno studio dell’Oregon Health & Science University (OHSU), pubblicato di recente sull’American Journal of Physiology – Regulatory, Integrative and Comparative Physiology.
PESO E DIETA – Gli scienziati statunitensi sono giunti a queste conclusioni studiando 18 femmine di scimmia (macaco rhesus), dopo averne ridotto l’introito calorico del 30 per cento. Al termine delle prime quattro settimane di dieta previste non è stata registrata alcuna perdita di peso significativa, mentre è stata evidenziata una notevole diminuzione nei livelli di attività delle scimmie. In pratica i livelli naturali di attività fisica degli animali hanno cominciato a diminuire appena dopo l’inizio del regime a basso tenore calorico. Non solo, quando quest’ultimo è stato ulteriormente ridotto per le quattro settimane successive, l’attività fisica degli animali è diminuita ancora di più. Una sorte diversa è invece toccata ad altre tre scimmie alimentate normalmente, ma indotte a svolgere un’ora di esercizio fisico al giorno tramite l’uso di un tapis roulant. Questi esemplari sono andati in contro a una perdita di peso significativa. «Questi nuovi dati avvalorano ancora di più quanto osservato quotidianamente sul piano clinico e già evidenziato anche da altri studi – commenta Michele Carruba, direttore del Centro di studio e ricerca sull’obesità dell’Università di Milano -. La sola restrizione calorica non porta a grandi risultati sul fronte del peso perché si abbassa il metabolismo basale: l’organismo brucia meno calorie e quindi non si dimagrisce in modo rilevante».
INTERVENTO PRECOCE – Se veramente si vuol far muovere la bilancia, all’alimentazione corretta va quindi associata ad altre misure, a partire dall’attività fisica. Ma non solo, come precisa il professor Carruba: «Innanzitutto bisogna premettere che l’obesità è molto difficile da curare e questo spiega perché oggi sempre di più si spinge per un intervento precoce, quando la persona è solo in sovrappeso e non si sono ancora innescati i meccanismi di automantenimento tipici dell’obesità. Se si interviene subito si possono ottenere risultati permanenti e una remissione completa. Se, invece, si agisce tardivamente è necessaria una gestione clinica prolungata vita natural durante perché il rischio di ricaduta è sempre alto». Nel caso di un intervento precoce, in genere, si cerca di individuare i comportamenti sbagliati e gli errori che vengono fatti che, fortunatamente, non si sono ancora consolidati e che è quindi più facile correggere.
STRATEGIA OTTIMALE – «È ormai assodato che l’approccio ideale all’obesità deve essere multidisciplinare e integrato. Non ci si può limitare a dire al paziente di mangiare di meno – fa notare Carruba -. Innanzitutto bisogna intervenire con una terapia cognitivo-comportamentale per motivare la persona a dimagrire e a correggere comportamenti sbagliati ormai consolidati. Di pari passo va fatta un’educazione alimentare e all’attività fisica. Fare esercizio è fondamentale perché permette di rimettere in moto tutta una serie di meccanismi molecolari che, come abbiamo evidenziato anche in alcuni nostri studi, portano alla formazione di nuovi mitocondri, che sono il motore delle cellule. In casi specifici si può integrare questo approccio con una terapia farmacologica che, se ben gestita, può contribuire a favorire la perdita di peso».
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Antonella Sparvoli
06 maggio 2010
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Bankitalia e le manovre della cricca. Nel mirino 15 nuove “operazioni” / Case a prezzi stracciati, inchiesta su 15 vendite
Bankitalia e le manovre della cricca
Nel mirino 15 nuove “operazioni”
Torna in ballo Lunardi, tanti affari con Anemone. Il testimone tunisino: “Ho conosciuto la figlia del ministro, in due occasioni le ho portato delle buste in aeroporto”
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di CARLO BONINI
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Pietro Lunardi
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ROMA – A beneficio degli incubi che agitano in queste ore la maggioranza di centro-destra, a oggi, nel fascicolo di indagine della Procura di Perugia, frulla il nome di un solo altro ex ministro (per altro, come Scajola, non indagato). Di cui “Repubblica” ha dato conto sabato scorso e su cui ora sono cominciate le prime attività investigative di riscontro. Parliamo di Pietro Lunardi, già alle Infrastrutture nel primo governo Berlusconi. E parliamo innanzitutto, ma non solo, delle dichiarazioni con cui lo ha coinvolto nel sistema di relazioni del costruttore Diego Anemone, Laid Ben Fathi Hidri, il cittadino tunisino per 14 anni tuttofare della coppia Balducci-Anemone, ora testimone di due Procure: Firenze e, appunto, Perugia.
“I rapporti tra Balducci e Lunardi erano molto stretti – ha riferito a verbale Fathi – e su incarico di Balducci, in varie occasioni, portai nello studio del ministro, che allora era al settimo piano di un palazzo di Roma in via Parigi della documentazione, che consegnavo a una segretaria di 30 anni (…) In un’occasione ho portato nello studio di Lunardi il catalogo per una tappezzeria che fu poi realizzata da Diego Anemone (…) Ho conosciuto la figlia di Lunardi e, in due occasioni, ho viaggiato da Roma a Milano per portarle delle buste, che le ho consegnato direttamente in aeroporto. In una di tali occasioni, Anemone mi disse di fare attenzione, perché dentro la busta c’era un assegno”. E infine: “Ho portato a Lunardi progetti che mi pare di ricordare predisposti dalla società “Medea”. Ho capito che Lunardi li vistava e li restituiva. Io li portavo a Balducci che, penso, li affidava, quale provveditore ai lavori, a Diego Anemone”. Come è evidente, quelle di Fathi sono affermazioni sufficientemente chiare, quanto generiche. Utili comunque a definire un perimetro di indagine e a fissare un primo punto – questo si già documentato – che, al netto di qualsiasi considerazione di tipo processuale o penale, vuole Lunardi legato da qualcosa di più che da semplice “stima e consuetudine” (come pure ha riconosciuto di recente) alla coppia Balducci-Anemone.
In barba infatti a qualsiasi separazione di interessi tra il ministro (autorità politica appaltante), il vertice tecnico (il Balducci provveditore) e l’appaltatore di riferimento (Diego Anemone), i tre – Lunardi, Balducci e Anemone – si muovono, per quel che oggi è documentabile, non solo come una combriccola di amici, ma di soci in affari. E non perché lo dica Fathi. Se è certo infatti che Anemone ristruttura la casa di campagna di Lunardi a Basilicanova, in provincia di Parma (“era l’unico a poter realizzare un certo tipo di interventi”, sostiene oggi l’ex ministro), è altrettanto certo che, nel giugno del 2004, grazie ai buoni uffici di Balducci, Lunardi acquista a prezzo vantaggioso da “Propaganda Fide”, la sacra congregazione che gestisce parte importante del patrimonio immobiliare Vaticano (e di cui Balducci è consulente), un intero palazzo in via dei Prefetti. Non solo. Lo stesso Lunardi pensa bene di consigliare al figlio Giuseppe di vendere l’immobile di cui è proprietario in via Sant’Agata dei Goti, a Roma (in pieno centro storico, nel cuore del quartiere Monti), a una srl che oggi è oggetto delle indagini della Guardia di Finanza e della Procura di Perugia: la “Iniziative speciali”, di cui è socia di maggioranza un’anziana signora, madre di Claudio Rinaldi, in quel momento vice di Balducci. L’immobile di Lunardi jr. è gravato da abusi non condonati, appare un oggetto di difficile collocazione. Eppure, il ragazzo è fortunato. Attraverso la società intestata alla madre, a comprare ci pensa appunto Rinaldi, che pure uno sprovveduto non deve essere. Un’operazione curiosa.
Del resto, le mosse della società “Iniziative Speciali”, non appaiono mai dritte. Per dirne una, nel 2007 la srl riceve almeno quattro bonifici. E sono tutte rimesse in contanti di Anemone. Una per 250 mila euro, una per 150, le altre due per importi intorno ai 50. Quali siano i motivi per cui il costruttore debba quel denaro a Rinaldi, in quel momento delegato proprio ai rapporti con il ministero delle Infrastrutture, non è dato sapere. É certo che almeno una parte di quelle somme Rinaldi pensa bene di depositarle a san Marino, provvedendo a un viaggio (documentato dalle intercettazioni telefoniche disposte dalla Procura di Firenze) che vede l’anziana madre accompagnata da Stefano Gazzani, il commercialista di Diego Anemone.
Il lavoro investigativo sugli incroci tra Lunardi e la “cricca” non esaurisce l’orizzonte dell’inchiesta. Sono infatti almeno una quindicina le nuove segnalazioni di operazioni sospette che la Banca d’Italia ha individuato intorno a figure chiave del “sistema Anemone”: l’architetto Angelo Zampolini e il commercialista Stefano Gazzani. E di queste il Nucleo tributario della Guardia di Finanza di Roma ha ricevuto dalla Procura di Perugia l’incarico di venire a capo. Quali fili sarà possibile tirare una volta che queste operazioni verranno decrittate, individuando origine e reali destinatari dei flussi di contante sospetti, al momento non è ovviamente dato sapere. Un fatto, tuttavia, se non altro statisticamente, è possibile annotare. Le quattro segnalazioni originarie di Bankitalia (quelle, per intendersi, che hanno travolto Claudio Scajola e il generale Francesco Pittorru) si sono rivelate “gemelle”. Contanti cambiati in assegni circolari con cui acquistare immobili. É dunque ben possibile che in queste nuove 15 segnalazioni facciano capolino nuove residenze di pregio, altri uomini importanti e “fortunati”. E questa, per l’impaurito Palazzo della Politica, per altro in queste ore percorso dai veleni degli anonimi (uno ne è stato recapitato ieri anche alla Procura di Perugia), non è buona notizia.
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06 maggio 2010
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Case a prezzi stracciati, inchiesta su 15 vendite
Tutti gli affari, i bonifici al commissario dei mondiali di nuoto
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| L’appartamento di Scajola (Ansa) |
ROMA — Ci sono altre quindici operazioni sospette nel fascicolo della procura di Perugia che indaga sugli appalti pubblici concessi per i Grandi Eventi. Passaggi di denaro sui conti gestiti dai componenti della «cricca» che secondo gli inquirenti nascondono compravendite di abitazioni, proprio come è avvenuto per il ministro Claudio Scajola. E fanno presumere, viste le cifre impegnate, che anche i nomi dei beneficiari possano essere dello stesso calibro. La verifica della documentazione bancaria è affidata agli investigatori della Guardia di Finanza. E almeno una parte sembra riconducibile all’architetto Angelo Zampolini, il collaboratore dell’imprenditore Diego Anemone che ha già ammesso di aver accettato di mettere a disposizione i propri depositi per questo tipo di pratiche. È stato l’esame dei documenti forniti dagli istituti di credito a rivelare invece tre bonifici effettuati nel 2007 dallo stesso Anemone a Pietro Rinaldi, il commissario per i Mondiali di Nuoto indagato per corruzione. Versamenti per un totale di 500.000 euro che secondo l’accusa sono il prezzo della corruzione. Verifiche e accertamenti sono stati delegati dai pm Sergio Sottani e Alessia Tavarnesi anche sul ruolo dell’ex ministro delle Infrastrutture Pietro Lunardi, al quale, secondo il racconto di Laid Ben Hidri Fathi— il tunisino che per anni è stato autista di Angelo Balducci e il factotum dell’imprenditore—furono consegnate alcune buste, alcune anche tramite la figlia.
Gli assegni per le case
Incrociando i risultati dei controlli effettuati presso «l’Anagrafe dei rapporti con gli operatori finanziari » con quelli negli istituti di credito sono stati scoperti alcuni «transiti » anomali di soldi da un conto corrente ad altri. E adesso si indaga su queste transazioni che si ritiene possano nascondere il versamento di tangenti, sia pur mascherato. Ad insospettire gli inquirenti è stata soprattutto la scelta di ricorrere sempre alle stesse persone per concludere gli affari: il funzionario della Deutsche Bank che provvedeva a trasformare i contanti depositati in assegni circolari sempre di piccolo taglio—dunque con la speranza di eludere i controlli antiriciclaggio — e il notaio che si occupava delle stipule. Tutti i rogiti sono registrati con una cifra minima, sempre molto inferiore al valore effettivo dell’immobile. Possibile che il pubblico ufficiale non abbia mai avuto il dubbio che ci fosse un passaggio di titoli e dunque una consistente parte del prezzo versata «in nero»? È presumibile che al termine delle verifiche su queste operazioni, spetti proprio a lui chiarire di fronte ai pubblici ministeri che cosa è accaduto in occasione delle compravendite. Anche perché alcuni trasferimenti sarebbero stati occultati utilizzando società per non svelare l’effettivo beneficiario dell’acquisto.
Le buste di Lunardi
Hidri Fathi ha parlato di «vari soggetti, anche ministri» destinatari delle buste inviate da Anemone e Balducci, ma l’unico nome che ha fatto è quello di Lunardi. Lo ha accusato di aver preso «il 10 per cento dell’importo di ogni progetto approvato da Balducci che poi lo affidava ad Anemone». Per riscontrare le sue dichiarazioni si stanno esaminando tutti gli appalti che il costruttore si è aggiudicato in quegli anni e sulle procedure seguite, verificando anche il ricorso alla trattativa privata. Ma i controlli affidati ai carabinieri del Ros si concentrano anche su altre circostanze. Passaggi di società e compravendite di immobili che potrebbero nascondere interessi comuni con alcuni protagonisti della «cricca». In particolare desta sospetto l’acquisto effettuato da Claudio Rinaldi di un appartamento in via Sant’Agata dei Goti, al quartiere Monti di Roma, di un appartamento di proprietà del figlio di Lunardi. L’immobile era infatti in pessime condizioni e gli investigatori vogliono stabilire se davvero, come sostiene Rinaldi, il prezzo pattuito gli abbia consentito di «fare un affare» o se invece la vendita sia servita a schermare una divisione di denaro tra i due. L’indagine dovrà anche chiarire i termini dell’acquisto da parte della famiglia Lunardi di un intero palazzo in via dei Prefetti, sempre nella Capitale, dall’ente religioso Propaganda Fide del quale Balducci era consigliere. A occuparsi del rogito fu, pure in questo caso, il notaio che aveva firmato quello di Scajola e tutti gli altri atti.
I bonifici a Rinaldi
Case, soldi, utilità: il gruppo Anemone si conferma un pozzo che appare senza fondo. E nuovi indizi emergono contro Rinaldi. Tra le contestazioni non ci sono soltanto le autorizzazioni concesse alle strutture sportive dell’amico costruttore in vista dei Mondiali di Nuoto. Perché nel 2007, quando era uno dei vice di Balducci con delega alle Infrastrutture, il funzionario ha ricevuto da lui tre bonifici. Uno da 250.000 euro, gli altri due da 50.000 euro ciascuno, che si sommano a 150.000 euro trasferiti a San Marino. Per trasferire questi fondi sarebbe stata utilizzata la società «Iniziative speciali srl» intestata alla madre di Rinaldi, Mimma Giordani. Durante il suo interrogatorio Rinaldi li ha giustificati come il provento di consulenze. «Il mio assistito — spiega l’avvocato Titta Madia — ha sempre svolto attività professionale privata e in questa veste ha collaborato con il gruppo Anemone». Una spiegazione che non ha convinto i magistrati e che sembra evidenziare un conflitto di interessi.
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Fiorenza Sarzanini
06 maggio 2010
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GRECIA – I black bloc in tempo di crisi, sessanta gruppi pronti a tutto
I black bloc in tempo di crisi
sessanta gruppi pronti a tutto

Gli sconquassi dell’economia hanno serrato le file degli ultrà. Il filosofo Spourdalakis: “È la fine della politica”. Da più di un anno attentati contro banche, ministeri, market, chiese e commissariati
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di ANAIS GINORI
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“Sono sconvolto. Non voglio credere a quello che sta succedendo” dice al telefono lo scrittore Nikos Dimou, che conosce bene la frammentata galassia anarchica. Negli anni Settanta, le proteste dei ragazzi di Exarchia aprirono la prima crepa nella dittatura militare. “E’ come se, ogni volta, tornassimo indietro. Siamo fermi al 1974 – racconta – prigionieri del mito di quella rivolta”. Il fascino di Exarchia è esattamente questo spirito bellico e radicale che pervade ogni sua espressione, dalle scritte sui muri alle case occupate. La toponomastica è inglese perché i militanti che arrivano da tutta Europa devono subito capire dove si trovano. Il punto d’incontro è “Alexis Grigoropoulos square”, in memoria del ragazzo ucciso da un agente nel dicembre 2008, durante scontri che sembrano un triste trailer di quello che sta avvenendo.

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Negli ultimi mesi, il livello della violenza si è alzato. E sono spuntate nuove sigle, che hanno rivendicato azioni mirate, anche omicidi. “Lotta Rivoluzionaria”, sulla lista dei gruppi terroristici dell’Ue e considerata erede della storica organizzazione “17 novembre”, ha ucciso un poliziotto. Un altro gruppo, “Cospirazione delle Palle di Fuoco”, ha firmato l’omicidio di un deputato del Pasok. Ci sono gruppi anche di estrema-destra, come le “Forze patriottiche della polizia”, che hanno attaccato un centro di accoglienza per gli immigrati.
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“Esistevano in Grecia alcune ‘cellule dormienti’ – spiega Thonos Dokos, direttore della fondazione di ricerca Eliamep – la situazione economica ha permesso a questi gruppi di risvegliarsi e di trovare nuove reclute”. Il filosofo politico Michalis Spourdalakis era dentro alla manifestazione. Ha visto i black bloc staccarsi dal corteo ed entrare in azione. Definisce quei ragazzi armati di molotov “gioventù disincantata”. “Questa rivolta – osserva – è la fine della speranza politica. Negli anni Settanta almeno si combatteva contro la dittatura, c’erano le ideologie. Adesso non rimane più nulla”. Solo rabbia e furore cieco. Contro tutti, contro nessuno.

































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