Prima di Report: Intercettazioni, appello della Gabanelli / Libertà di stampa, per evitare un ulteriore declassamento dell’Italia, tocca alla società civile mobilitarsi
PRIMA DI REPORT
Intercettazioni, appello della Gabanelli
«Se non siete d’accordo, fatevi sentire»
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«Se non siete d’accordo con questo provvedimento, fatevi sentire nelle sedi competenti perchè presto sarà legge». Si è concluso così un breve appello lanciato da Milena Gabanelli, prima della sigla di apertura della puntata di stasera di Report su Rai 3, in cui la conduttrice ha spiegato le possibili conseguenze del disegno di legge sulle intercettazioni in corso di approvazione da parte del Parlamento: «Se la legge fosse già in vigore, per esempio non sapremmo nulla dello scandalo che riguarda i grandi appalti». La giornalista ha poi ricordato che il provvedimento prevede che gli autori delle registrazioni e delle riprese effettuate senza il consenso dei diretti interessati rischieranno fino a 4 anni di carcere, a meno che non si tratti di giornalisti professionisti. «Distinzione sottile ma di sostanza perchè una buona parte dei giornalisti che lavorano nei programmi di inchiesta sono iscritti all’albo dei pubblicisti: non potranno più entrare dentro gli ospedali e documentare come certi medici trattano i pazienti oppure dentro i cantieri dove vengono violate le norme che riguardano la sicurezza sul lavoro». «Siccome un’informazione completa serve a scegliere in libertà e i destinatari di questa informazione siete voi – ha concluso Milena Gabanelli -, valutate, se non siete d’accordo fatevi sentire nelle sedi competenti».
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23 maggio 2010
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Libertà di stampa, per evitare un ulteriore declassamento dell’Italia, tocca alla società civile mobilitarsi
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Roma, 04.05.2010 | di Tana de Zulueta (da Articolo21.org)
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Si è celebrata il 3 maggio la Giornata ONU sulla libertà di stampa che rappresenta l’occasione per ricordare e celebrare i principi fondamentali della libertà di stampa e di rendere omaggio solenne ai giornalisti che hanno perso la vita nell’esercizio della professione. Con l’occasione, l’Unesco, ente delegato dall’ONU a trattare il tema, ha convocato per oggi una conferenza internazionale sulla libertà di stampa e “il diritto di sapere” nella città di Brisbane, in Australia. In vista di questo convegno, l’organizzazione, che si occupa di educazione, scienza e cultura in seno all’ONU, ha fatto appello ai suoi stati membri di “riaffermare e mettere in atto i loro impegni internazionali al fine di garantire e promuovere la libertà di informazione”. Bene. Temo, però, che nessuno di questi stati, nemmeno quelli che più brutalmente si fanno beffa di questi principi, si preoccuperà più di tanto delle parole pronunciate nella lontana città di Brisbane.
La “Giornata mondiale della libertà di stampa” fu istituita dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite nel dicembre 1993 come occasione per promuovere “azioni concrete” e iniziative finalizzate a difendere la libertà della stampa, ma anche come opportunità per valutare la situazione della libertà di stampa nel mondo. La “Dichiarazione di Brisbane”, votata oggi dai delegati, dice le cose giuste, in particolare sull’importanza dei media e di un’informazione libera nel garantire il rispetto dei diritti umani, nella lotta alla corruzione e per sostenere una democrazia funzionante. Ma in assenza di denunce, o anche di una graduatoria dei violatori della libertà di stampa, rimangono concetti ai quali è fin troppo facile sottoscrivere — nella tranquilla convinzione che alle parole seguirà ben poco di concreto. L’Unesco si definisce l’unico organismo delle Nazioni Unite ad avere il mandato per difendere la libertà di stampa e di espressione insito nella sua costituzione. Ma sappiamo, purtroppo, che ci vorrà ben’altro che la “diplomazia silenziosa” a cui l’organizzazione si affida per promuovere i suoi obiettivi per smuovere governi come quello della Russia di Putin. O anche il nostro.
Nella stessa settimana in cui l’ONU celebra il diritto di sapere, il governo italiano riafferma la sua intenzione a fare votare una legge sulle intercettazioni che viola questo principio. Come ricorda il rapporto annuale del Rappresentante per la libertà dei media dell’OSCE — e come Articolo 21 segnalò in ottobre dell’anno scorso, riportando i contenuti della sua lettera, indirizzata a Silvio Berlusconi e ai presidenti delle due Camere. Le notizie riportate dalla stampa su numerose inchieste in corso — sulla ricostruzione dell’Aquila, sulla compravendita delle case del ministro Scajola, sulle pressioni dello stesso Berlusconi sull’AGCOM, per citarne solo alcune — dimostrano quanto è importante l’opera di controllo dell’informazione sull’attività del governo. Un principio riaffermato oggi a Brisbane (anche con il voto del rappresentante del governo italiano) ma che il nostro governo intende svuotare, cancellando, di fatto, buona parte della cronaca giudiziaria e del giornalismo d’inchiesta.
Oggi, sempre in occasione della giornata mondiale sulla libertà di stampa, l’organizzazione americana Freedom House ricorda che l’Italia è l’unico paese membro dell’Unione Europea ad essere stato retrocesso nella categoria dei paesi “parzialmente liberi” per colpa della concentrazione dei media e del controllo, senza pari nel mondo occidentale, dello stesso Berlusconi sull’informazione televisiva nel nostro paese.
Per evitare un ulteriore declassamento dell’Italia, tocca, oggi più che mai, alla società civile di continuare la propria mobilitazione a difesa di una informazione libera e plurale.
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fonte: http://www.liberainformazione.org/news.php?newsid=10968
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GENZANO (ROMA) – Disabile con stampelle urta vettura: picchiato selvaggiamente da automobilista
Chi avesse notizie è pregato di farle pervenire al più presto
Commissariato P.s.
V. Chatillon, 2
00045 Genzano Di Roma
Tel.: (+39) 069395681
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Disabile con stampelle urta vettura: picchiato selvaggiamente da automobilista
«Non vede come sto?». Poi calci e pugni. L’aggressore è fuggito, polizia chiede collaborazione ai cittadini di Genzano
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ROMA (23 maggio) – Non si potevano avere dubbi sul suo status. Il disabile che camminava con l’ausilio delle stampelle, ma ciò nonostante è è stato picchiato selvaggiamente per una questione di viabilità, l’altro ieri mattina a Genzano da un automobilista che dopo l’aggressione è fuggito ed è ora ricercato dagli agenti del commissariato locale.
La vittima, un cinquantenne del posto con problemi motori, è stato malmenato sotto gli occhi attoniti dei passanti che hanno chiamato la polizia e prestato i primi soccorsi. L’uomo al quale è stata riconosciuta un’invalidità all’80 per cento, è stato trasportato d’urgenza all’ospedale del posto e medicato per contusioni varie, tutt’ora è sotto shock. Secondo una prima ricostruzione del fatto da parte della polizia che ha aperto un’indagine sulla vicenda e lavora per individuare il responsabile del fatto, il disabile M. P., stava attraversando via Guidobaldi per dirigersi ai Servizi sociali del Comune, quando ha urtato di striscio una vettura di passaggio. Il conducente della Volkswagen di colore verde questo l’unico elemento in mano alla polizia è andato subito su tutte le furie e ha cominciato a imprecare contro l’uomo nonostante le sue condizioni di salute e la sua evidente invalidità.
L’aggressione è avvenuta in una strada a senso unico del centro storico, poco dopo le 10. «Ma non ha visto come cammino?», ha tentato di difendersi M. P. mostrando all’aggressore le stampelle. Ma le parole dell’invalido non sono servite a placare l’animo dell’automobilista che invece per tutta risposta è sceso dalla macchina e lo ha picchiato strattonandolo fino a farlo cadere in terra. Poi ha cominciato a tempestare il disabile con calci e pugni. Poi è salito in macchina, ha ingranato la marcia e a tutto gas è scappato.
Alcune persone hanno assistito alla scena e sono intervenuti in aiuto al disabile che poco dopo ha raccontato la sua triste avventura alla polizia. Anche le assistenti sociali che dagli uffici hanno sentito le urla di aiuto, sono uscite fuori per soccorrere l’uomo ed è ora caccia aperta all’autore dell’inqualificabile gesto. Anche se la polizia ha pochi indizi in mano per arrivare al colpevole.
In base alle scarne testimonianze raccolte tra i passanti e secondo il racconto fornito dalla vittima, si tratterebbe probabilmente di un italiano, di età compresa tra i 35 e i 40 anni. Il dato certo è che era alla guida di una Volkswagen verde ma nessuno è riuscito a prendere il numero della targa.
La polizia quindi si rivolge all’intera cittadinanza per chiedere collaborazione, considerata la brutalità dell’episodio. La vittima, come ha detto poi agli agenti avrebbe anche tentato di filmare la targa dell’auto, ma il cellulare è finito in strada quando l’aggressore lo ha strattonato gettandolo a terra. Quando poi si è rialzato si è accorto che il videofonino non aveva ripreso nemmeno una parte della targa. La vittima ha avuto una prognosi di oltre dieci giorni.
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fonte: http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=103219&sez=HOME_ROMA
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DONNA & LAVORO – Essere madre? Un abuso di diritto
Essere madre un abuso di diritto
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Perché è tanto difficile far valere il concetto cha l’essere madre non sia una “giusta causa” di licenziamento e neanche una “grave discriminante” di una possibile assunzione?
L’arcano aveva già cercato di svelarmelo anni fa la rappresentante di un partito politico e mi viene cortesemente ricordato, in uno dei commenti arrivati sul blog, dalla fondatrice di un’associazione femminile: le donne hanno perso il diritto alla maternità perché troppe donne se ne sono approfittate.
Il ragionamento tipicamente femminile di onnipotenza intrisa di mea culpa mi colpisce più di ogni rivendicazione casalinga, più di ogni banale teoria psico e sociologica a sostegno della maternità fulltime.
“Abuso di diritto”, lo ha definito la persona che mi ha inviato il messaggio. Abuso di diritto, nello specifico, vorrebbe significare che migliaia di donne si sono finte in gravidanza a rischio per poter usufruire dello stipendio senza lavorare durante la maternità. Bisogna però sapere che il riconoscimento di una maternità a rischio non avviene per autodichiarazione bensì con il certificato medico di un ginecologo che deve successivamente essere verificato e confermato dagli specialisti del servizio sanitario nazionale, nonché rinnovato con ulteriori accertamenti secondo scadenze definite. E se, come possibile ma comunque da verificare, ci fossero certificazioni false, eventualmente imputabili sarebbero i medici e non le dipendenti in gravidanza.
A sostegno dell’apologia del licenziamento mi viene fornito inoltre un paragone numerico: il numero delle gravidanze a rischio nel pubblico impiego è il doppio di quelle tra le libere professioniste. Ovviamente a nessuno sarà venuto in mente che una dipendente statale gode di una maggiore garanzia nel poter usufruire dei propri necessari diritti senza incorrere in licenziamenti punitivi o pretestuose decurtazioni di stipendio, e che una dipendente a tempo determinato o a partita iva non sia più sana e meno a rischio ma semplicemente costretta a rischiare la propria gravidanza per non rischiare di perdere il lavoro.
Un contributo decisamente più schietto me lo fornisce Stefania Boleso, la manager milanese obbligata ad autoeliminarsi dopo la prima gravidanza. Invitata come ospite ad un corso di formazione dal titolo “Leadership al femminile” incontra una quarantenne rampante che la illumina sull’ovvietà della sua vicenda: “E’ inutile nascondersi, la maternità per l’azienda è un problema. Ed è un problema pure per le donne che restano in ufficio, perché si devono dividere il lavoro di chi non c’è e quindi sobbarcare dei compiti extra, senza che nessuno riconosca loro un extra compenso per questo”. Probabilmente neanche questa imprenditrice in carriera sa che l’azienda contribuisce solamente nella misura del 20% alla paga di una dipendente in maternità, e che usufruisce inoltre dei contributi previsti per la sostituzione temporanea, pratica che darebbe lavoro, almeno per qualche mese, anche ad un’altra donna. Se poi l’azienda incassa il contributo e non provvede all’assunzione temporanea, si capisce che il problema non è imputabile neanche questa volta all’assente gravida.
E’ inconcepibile come si tenti di giustificare con ogni pretesto l’illegalità, ricorrendo persino al tranello dell’abuso, e si abbia la pretesa di abolire arbitrariamente un diritto se non risponde al proprio personale tornaconto. Quello che accade nei confronti della maternità è la cartina tornasole di un intero sistema basato sull’arroganza, la prepotenza e l’assoluto disprezzo delle leggi e che vorrebbe oltretutto convincerci che siamo noi ad averne abusato.
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23 maggio 2010
fonte: http://www.unita.it/index.php?section=news&idNotizia=99078
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Militia, nel mirino i legami dei neofascisti con frange di ultrà della Lazio
Militia, nel mirino i legami dei neofascisti con frange di ultrà della Lazio

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ROMA (23 maggio) – Ci sono anche i contatti con la tifoseria più estremista biancoceleste nell’inchiesta del pool antiterrorismo di Roma coordinata dal Luca Tescaroli su ”Militia”, il movimento neofascista e xenofobo che, secondo gli accertamenti del Ros e le intercettazioni, puntava al salto di qualità e a un’azione violenta contro Riccardo pacifici, presidente della comunità ebraica di Roma.
Un’indagine ancora lontana dalla chiusura e balzata alle cronache solo per la perquisizione eseguita venerdì dal Ros. Un decreto firmato in fretta dal pm Luca Tescaroli, proprio per evitare i rischi di un salto di qualità e il passaggio dalle azioni dimostrative a quelle violente. Dal silicone nelle serrature dei negozi di commercianti ebrei, messo in atto nel gennaio del 2009 quando ventidue esercizi (otto gestiti da ebrei) si trovarono con le saracinesche bloccate, alle armi. E intanto sono gli stessi carabinieri del Raggruppamento operativo speciale, delegati alle indagini, a esaminare i rapporti dei neofascisti con gli ultras della Lazio, protagonisti di scontri violenti e già coinvolti nelle inchieste dell’antiterrorismo. E’ del 2008 l’operazione firmata dal procuratore aggiunto Pietro Saviotti, che ha visto poi condannare per associazione a delinquere, lesioni e incendio a fini di odio razziale alcuni tra i protagonisti della guerriglia, scatenata a Roma l’11 novembre 2007. Dalle intercettazioni, anche in quel caso, emergeva con chiarezza il progetto xenofobo.
Intanto oltre a Stefano Schiavulli, ritenuto l’anima violenta dell’organizzazione, Massimiliano De Simone, Giuseppe Piersitè e Maurizio Boccacci, leader storico della destra estrema, tutti indagati per apologia di fascismo, diffusione di idee fondate sull’odio razziale e violazione della legge Mancino, c’è la posizione di altre dieci persone all’attenzione della procura. I magistrati hanno individuato anche contatti tra ”Milita”, «organizzazione di stampo nazional rivoluzionario», e le fasce più estreme della tifoseria laziale legate da sempre agli ambienti ”neri”. Indagini ancora in corso. Ed è questo uno dei punti sui quali la procura sta cercando di fare chiarezza. I magistrati vogliono stabilire, tra l’altro, quanto in alto puntasse l’organizzazione e quali legami avesse con gli ambienti dell’eversione di estrema destra. Non a caso la massima attenzione è rivolta a quelle intercettazioni nelle quali emergono i nomi dell’estremismo degli anni buii. E’ il 29 marzo quando Schiavulli viene contattato telefonicamente da due amici che si trovano al concerto della ”Compagnia dell’anello”, gruppo storico della destra più nera. L’informazione è chiara «Ci sono tutti i personaggi storici dell’ambiente… Stefano Delle Chiaie, Francesco Bianco e Luigi Aronica».
Ma l’organizzazione avrebbe messo in atto anche una campagna contro il sindaco di Roma, Gianni Alemanno. Schiavulli è ritenuto l’autore di uno striscione piazzato in via Salaria: un metro e trenta di lunghezza per sei metri: «Alemanno con l’Anpi (associazione nazionale partigiani ndr) il più infame di tutti quanti».
E adesso ”Militia” avverte il sindaco e promette di diffondere «al momento giusto» un dossier ”pesantissimo” sul suo passato politico. «Alemanno non faccia lo stupido – ha detto Schiavulli in conferenza stampa, riportando le parole di Boccacci – se tiro fuori delle cose su di lui, come sindaco dura solo un’altra mezz’ora».
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fonte: http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=103187&sez=HOME_ROMA
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LA NUOVA FINANZIARIA – Manovra, i finiani avvertono “Non si tocchino i ceti deboli”
Manovra, i finiani avvertono
“Non si tocchino i ceti deboli”
Granata: “Si attacchino sprechi e classi agiate”. Bocchino: “Si coinvolga il partito nella discussione”. Il ministro Brunetta: “Non ci saranno salassi, stiamo ancora lavorando”
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Giulio Tremonti e Silvio Berlusconi
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Subito dopo anche Italo Bocchino dice la sua. “E’ auspicabile – sostiene il senatore – che Berlusconi coinvolga tutto il Pdl e la coalizione in scelte che vanno valutate con attenzione. La crisi economica internazionale e le decisioni dell’Europa richiedono una manovra significativa che deve però puntare sul taglio degli sprechi e delle spese lievitate negli ultimi anni cercando di evitare interventi orizzontali che rischiano di essere impopolari. E’ auspicabile che Berlusconi coinvolga tutto il Pdl e la coalizione in scelte che vanno valutate con attenzione per evitare che valutazioni soltanto contabili creino problemi nel rapporto tra governo e pubblica opinione”.
Ed è il ministro Renato Brunetta che spiega come tutto sia ancora da definire. “Ci saranno riunioni importanti a tutti i livelli, parlamentare, politico e sindacale – dice il titolare della Funzione pubblica – finchè il provvedimento approderà in consiglio dei Ministri e sarà il presidente del Consiglio a rappresentare il decreto o lo strumento normativo che si deciderà di utilizzare e a presentarlo al Paese”. Brunetta poi ha sottolineato di non poter dire “assolutamente nulla” ma che comunque “l’Europa ci chiede una manovra di rigore, il presidente del Consiglio ha detto che non verranno messe le mani nelle tasche degli italiani, non ci saranno aumenti delle tasse nè salassi rispetto ai loro redditi. Tutto è ancora in fieri, stiamo lavorando”.
L’opposizione incalza governo e Pdl. “La distanza inquietante – ha detto Rosi Bindi – non è quella, definiamola legittima, che corre tra maggioranza e opposizione. La distanza maggiore è quella che c’è all’interno del governo. Abbiamo visto il ministro Tremonti annunciare una manovra di 30 mld in tre anni e Berlusconi dire che tutto questo verrà fatto senza interventi che andranno a penalizzare i cittadini”. E l’Idv aggiunge: “Il governo vuole chiudere la stalla dopo che i buoi sono già scappati. Per due anni Berlusconi ci ha detto che il peggio era alle spalle, senza che Tremonti avesse il coraggio di smentirlo, e adesso invece si vengono a chiedere nuovi sacrifici agli italiani, già in ginocchio per la crisi economica”.
TASSE, STANGATA DOPPIA – Agenda Tremonti
con l’espresso in edicola
Agenda Tremonti
Ecco, passo passo, la manovra da oltre 25 miliardi del ministro: condono, sanità, blocco degli stipendi pubblici. E nella Fase 2 anche la casa e le pensioni

Giulio Tremonti
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L’estate più fredda degli ultimi vent’anni per gli italiani è iniziata sabato 15 maggio. Da Francoforte, capitale finanziaria della Germania, è partita una serie di indiscrezioni, poi di commenti ufficiali, sulla sterzata che lo Stato più forte dell’Unione europea ha chiesto ai partner sul fronte dei conti pubblici. La nuova parola d’ordine è “Schuldenbremse”, letteralmente un “freno ai debiti”. In pratica, stando alla volontà del cancelliere tedesco Angela Merkel, tutti i paesi europei dovrebbero impegnarsi a non spendere più di quanto incassano con le tasse. Berlino lo ha scritto nella Costituzione: entro il 2016 il deficit pubblico non dovrà superare lo 0,35 per cento della ricchezza prodotta ogni anno (il Pil), mentre dal 2020 i vari Stati federali – i Länder – non potranno più fare debiti.
Prelievo fiscale: i dati della Commissione europea
Per quanto a Roma si preparassero al peggio, l’accelerazione della Merkel ha colto di sorpresa il governo di Silvio Berlusconi. Per giorni gli apripista della maggioranza avevano sondato il terreno, suggerendo tagli all’acqua di rose. Il ministro della Semplificazione, il leghista Roberto Calderoli, aveva buttato lì l’idea di una mini-sforbiciata del 5 per cento agli stipendi dei parlamentari, che con i loro 200 mila euro netti l’anno – per 16 ore di lavoro la settimana – sono i più alti d’Europa. Il capo partito Umberto Bossi, con la provocazione di “tagliare gli stipendi ai magistrati”, aveva invece lanciato un messaggio: se c’è da colpire, la Lega ha nel mirino i dipendenti pubblici, categoria dove elettoralmente è meno forte.

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DAGLI STATALI 6,4 MILIARDI
Dopo l’attacco tedesco, però, è toccato al ministro dell’Economia, Giulio Tremonti (il taglio del 5 per cento è “un aperitivo”, ha detto), gettare fumo attorno alle ipotesi che i suoi stessi sottosegretari avevano fatto circolare per testare le reazioni. Lo stillicidio comprende: un super-ticket da 10 euro sulla sanità; il congelamento del contratto dei dipendenti pubblici; un taglio agli stipendi dei dirigenti; e, per tutti gli italiani, una riduzione dal 2011 delle finestre temporali (oggi 2 per l’anzianità e 4 per la vecchiaia) durante le quali chi ha maturato il diritto può effettivamente andare in pensione (risparmio: 1,5 miliardi). Misure capaci di creare malcontento. Stando ai calcoli della Cisl, con il solo congelamento dei contratti, medici, infermieri e gli addetti della sanità perderebbero da qui al 2012 circa 1,4 miliardi, i dipendenti della scuola 1,8. L’intero pubblico impiego, universitari, vigili del fuoco, poliziotti e forze armate, un totale di 6,4 miliardi.
Il ministro ha però scelto di prendere tempo per studiare la manovra che, dal 2011, dovrebbe portare tagli alla spesa e nuove entrate per una cifra compresa fra i 25 e i 30 miliardi. “Si preoccupino falsi invalidi e evasori”, ha detto. Uno slogan sacrosanto ma non troppo convincente: l’intero costo delle pensioni d’invalidità, legittime e fasulle, si ferma a 16 miliardi, mentre sul fronte della lotta all’evasione il governo – reduce dalla mega sanatoria sui patrimoni all’estero – sta approntando due nuovi condoni: uno già annunciato sulle liti tributarie pendenti in Cassazione e l’altro, atteso, sui cosiddetti immobili fantasma, scoperti grazie a una ricognizione aerea completata sotto il governo Prodi (si tratterebbe di un milione di immobili, per un gettito di 1,5 miliardi).
OCCHI APERTI A BRUXELLES
Se l’affondo della Merkel riuscirà, dunque, Tremonti rischia di essere costretto in un secondo momento a varare riforme più profonde di quelle ammesse finora. Nei primi colloqui con Bruxelles, infatti, la diplomazia della Commissione europea ha messo le mani avanti: “Non ci sono richieste specifiche ma le questioni sul tavolo sono chiare”, dice una fonte a “L’espresso”. Le priorità suggerite per la Fase 2 sono da far tremare qualsiasi governo: controllo del debito; più competitività, anche attraverso una diminuzione del costo del lavoro; aumento dell’occupazione di giovani e donne e allungamento dell’età pensionabile; apertura dei servizi.
Tra i fronti caldi, ci sono casa, pensioni, spesa sociale, consumi. Temi sui quali il governo cercherà sponde nell’opposizione: “Se si chiedono sacrifici, bisogna saper offrire responsabilità e leadership forte, che Berlusconi non ha. Se l’interlocutore è Tremonti, le cose cambiano”, dice Enrico Letta, uno dei leader dell’ala del Pd disponibile al dialogo. A patto, però, “che Tremonti esca dalla logica dei condoni e dell’ammiccamento agli evasori”.
L’ICI MASCHERATA
Dialogo o meno, una delle questioni aperte è certamente la casa. Il passato è noto. L’abolizione dell’Ici sulla prima casa ha aperto una ferita di 3,3 miliardi nei conti dei Comuni. I sindaci lombardi, in proporzione i più colpiti, in aprile si sono riversati in piazza a Milano per protestare. In teoria, l’architettura fornita al federalismo dalla legge delega esclude il ritorno di tasse patrimoniali sulla prima casa. Chiamare Ici la nuova tassa che attende gli italiani, dunque, è in linea di principio scorretto.
Nei fatti, però, il modo per arrivare a una stretta è già segnato. Calderoli sta lavorando a una tassa sui servizi comunali, dalla raccolta dei rifiuti all’illuminazione stradale, che dovrebbe essere pagata da chi della casa usufruisce: il proprietario, se è lui ad abitarla, oppure chi l’affitta. “Il nostro obiettivo è quello della semplificazione delle entrate tributarie”, ha detto il ministro, sostenendo che la “service tax” dovrebbe inglobare alcuni dei balzelli attuali. Il buio sui dettagli, tuttavia, offre un’occasione: basta stabilire un livello di tassazione che colmi il buco di 3,3 miliardi lasciato dall’Ici e il gioco è fatto.
La questione, però, è delicata. Se il meccanismo di pagamento – come è stato ipotizzato – fosse parificato all’imposta sui rifiuti (legata in parte ai metri quadrati e in parte agli abitanti), per le famiglie numerose sarebbe un salasso. Per quelle povere, poi, al danno si unirebbe la beffa: la cancellazione dell’Ici ha beneficiato maggiormente chi abita in appartamenti di pregio. Per superare il problema, il modo migliore suonerebbe come una clamorosa marcia indietro: “La soluzione più semplice, che garantirebbe la maggior progressività, è legare la nuova tassa alle rendite catastali”, dice Gilberto Muraro, uno dei più accreditati studiosi italiani di federalismo fiscale. Sul tema, il Pd si dice pronto: “Rifiutiamo il dialogo se non si parte dalla premessa che non si devono fare tagli a ricerca e scuola. Detto ciò siamo pronti a discutere di tutto, a cominciare da come ridurre la spesa sanitaria: prima, però, il governo reintroduca l’Ici”, afferma il senatore Lucio D’Ubaldo.
L’ETÀ DELLE DONNE
Sia Tremonti che il ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi, si sono finora mostrati prudenti sulle pensioni, sostenendo a più riprese che il sistema è in equilibrio. Il loro attendismo si presta però anche a una critica: più che cautela, la loro è mancanza di coraggio. La Lega, forte del crescente successo fra gli operai del Nord, non vuole pagare dazio. E Sacconi teme di compromettere il rapporto con Cisl e Uil, che gli è utile per mettere nell’angolo la Cgil su altri temi caldi.
Se finora nel mirino sono finiti solo gli statali, nemico pubblico numero uno nella propaganda governativa, è però chiaro che una stretta generalizzata è nell’ordine del possibile, soprattutto se Berlino stringerà la presa. Lo sostiene un esperto come Giuliano Cazzola, Pdl, vice-presidente della commissione Lavoro della Camera: “Il problema è quale contributo può dare il sistema previdenziale al risanamento del bilancio”. E lo dice con chiarezza anche Stefano Saglia, sottosegretario allo Sviluppo: “La mia opinione è che prima o poi, per arrivare a risanare davvero i conti, si dovrà mettere mano a una riforma più incisiva della previdenza. Il Paese saprà capire la gravità della situazione: la popolazione invecchia e l’Italia non può permettersi di essere il posto dove si va in pensione prima”, spiega. Cosa fare, allora? “La mia proposta è portare l’età per la pensione di vecchiaia delle donne del settore privato da 60 a 62 anno entro il 2013″, dice Cazzola, che calcola in un miliardo i risparmi che verrebbero. Sulla questione, però, il Pd fa muro, almeno fino a quando il governo non combatterà gli evasori.
LOTTA AGLI SPRECHI
Difficile trovare qualcuno contro. Difficile anche farla, come dimostra il continuo aumento della spesa pubblica, anche nel 2009, quando pure sono entrati in vigore alcuni tagli dolorosi, come quelli alla scuola. Il governo promette una serie d’interventi: tagli a consulenze, gettoni di presenza per le poltrone nelle società pubbliche, auto blu. La chiave decisiva però è il federalismo e, come ha ammesso lo stesso Tremonti, proprio “la spesa per gli invalidi è cresciuta da 6 a 16 miliardi da quando il potere di spesa è in mano alle Regioni”. È parere diffuso che il governo abbia perso un’occasione quando, nei primi passi del federalismo, ha salvato le province, difese dalla Lega assieme alle migliaia di poltrone che si portano dietro. Se qualcosa è stato annunciato per una serie di enti, dalle comunità montane in giù, nulla sembra essere in cantiere per riorganizzare interi pezzi dell’amministrazione pubblica, dalle prefetture alla motorizzazione.
Secondo Bruno Tabacci, deputato di Alleanza per l’Italia, dev’essere evitato il rischio che i tagli agli sprechi siano il paravento per un nuovo attacco allo Stato sociale. “Prendiamo la sanità: tagliare vuol dire colpire gli sprechi, non ridurre i servizi. Si controllano solo due cartelle cliniche su cento, occorre fare di più. Bisogna andare a verificare le convenzioni con i privati, un mondo molto opaco”, dice Tabacci.
FORZIERE BANKITALIA
Un anno fa Tremonti tentava l’ultimo attacco alle riserve auree della Banca d’Italia. Fu respinto con una reprimenda del presidente della Banca centrale europea, Jean-Claude Trichet: la misura “desta preoccupazioni per l’indipendenza della Banca d’Italia”, aveva detto in appoggio al governatore Mario Draghi. Chi conosce Tremonti sostiene che una nuova sortita non gli spiacerebbe ma, obiettivamente, ora sembra arduo, con l’euro sotto attacco e la Bce schierata a difesa del debito pubblico.
Per i conti pubblici, il vero oro sarebbero invece le risorse sottratte al fisco dagli evasori. In primavera, per frenare l’enorme evasione sull’Iva, il governo ha predisposto la reintroduzione dell’obbligo di comunicare l’elenco dei clienti e dei fornitori nelle transazioni commerciali con i paradisi fiscali. Il provvedimento, però, prevede dei margini di discrezionalità del ministero nel decidere quale tipo di transazioni devono essere effettivamente monitorate e, almeno in via teorica, apre la strada a una stretta più ampia. Curiosamente, gli elenchi dei clienti e dei fornitori per tutte le transazioni erano stati aboliti proprio da Tremonti nel 2008, subito dopo il suo ritorno al ministero, e da allora il gettito dell’Iva non ha fatto che calare. Delle due l’una: o Tremonti si è pentito e ora ha deciso di riprendere la lotta all’evasione; oppure cerca un capro espiatorio, gli evasori che trafficano con l’estero, rinunciando a prendere quelli che il nero se lo fanno in casa.
ha collaborato Alberto D’Argenzio
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Il segreto per ottenere i sacrifici
“Tagliare le spese non basta, anche perché si rischia di farlo proprio nei settori da cui si può ripartire”. È questa l’opinione di Alan Kirman, professore emerito di Economia all’Università di Aix-Marseille III e all’Ecole des Hautes Etudes en Sciences Sociales. Nato a Londra e francese d’adozione, Kirman sarà ospite venerdì 4 giugno al Festival dell’Economia di Trento, dove parlerà di come i comportamenti economici degli …
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20 maggio 2010
fonte: http://espresso.repubblica.it/dettaglio/agenda-tremonti/2127446&ref=hpsp
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Gaza, devastato campo estivo per bimbi. Minacce all’agenzia Onu per i profughi
Gaza, devastato campo estivo per bimbi
Minacce all’agenzia Onu per i profughi
Commando armato incendia la struttura, allestita sulla spiaggia dall’Unwra per fa giocare i piccoli palestinesi durante l’estate. Lettera con proiettili a John Ging, che accusa: “Atto di estremisti”
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GAZA – E’ stato un raid veloce e spietato, quello di una trentina di uomini armati dal volto coperto che ha letteralmente devastato, all’alba di oggi, un campo estivo per i bambini della Striscia di Gaza, organizzato dall’Unwra, l’agenzia Onu per i profughi palestinesi. I vandali hanno legato una guardia all’ingresso, dato fuoco alle tende e danneggiato i bagni della struttura. L’attacco non è stato rivendicato, ma gli aggressori hanno lasciato una lettera con tre pallottole nella quale minacciano di uccidere John Ging, responsabile dell’Unwra nella Striscia, se continueranno le attività a favore dell’infanzia.
Il campo è uno dei 35 realizzati dall’Unwra per l’annuale programma estivo “Summer game”, destinato a 250mila bambini e ragazzi dei campi profughi. Malgrado l’attacco, ha affermato Ging, “l’Unwra continuerà a fornire il sostegno necessario ai bambini di Gaza, sottoposti a stress fisici e psicologici”. Questo, ha commentato, “è vandalismo legato all’estremismo, un attacco contro la felicità dei bambini”.
L’amministrazione di Hamas a Gaza ha condannato l’attacco al campo dell’Onu. Tuttavia in passato il dipartimento per i diritti dei profughi, che fa capo al movimento islamico, ha accusato l’Unwra di “invadere culturalmente le menti dei bambini” promuovendo idee a favore del “perdono, la coesistenza e per dimenticare il passato”. Hamas dispone di propri campi estivi per i bambini.
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23 maggio 2010
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La P2 e il ddl intercettazioni
La P2 e il ddl intercettazioni
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tutti gli articoli dell’autore
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Qualche sera fa, in via Veneto, entrava Edward Luttwak all’hotel Flora, usciva Licio Gelli dall’Excelsior. Il Flora era il quartier generale tedesco negli anni di guerra. L’Excelsior, in anni più recenti, teatro di un’altra guerra, silenziosa e lunga. Una guerra di cospirazione. Le due auto blu si sono incrociate. Gelli, 91 anni compiuti ad aprile, scende a Roma molto più di rado. Non tutti i mercoledì come era solito fare. Ha qualche piccolo problema di salute, spiega uno dei tre intermediari che tra Pistoia, Arezzo e Montecatini occorre interpellare in sequenza per avere notizie dello «zio», così vogliono lo si chiami al telefono, mai nomi al telefono, si sa. Riceve a villa Wanda, si spinge a Roma «solo per questioni delicatissime e urgenti di massimo livello».
Quale possa essere stata la questione delicatissima e urgente di queste settimane, le cronache dominate dalla cricca di Anemone e dall’urgenza che il presidente del Consiglio avverte per una legge bavaglio che ammutolisca giornali e tg, si può chiedere, ma non è lecito sapere. «Che domanda impertinente». La stessa risposta che Licio Gelli mi dette sette anni fa, quando il 28 settembre andai a intervistarlo a villa Wanda. Sente ancora Silvio Berlusconi, lo vede? «Che domanda impertinente». In quella lunga conversazione mi disse cose che a ripensarci oggi – la privacy, il ddl sulle intercettazioni – conservano un loro interesse: il suo Piano di Rinascita democratica diceva che era necessario redigere «una nuova legislazione sulla stampa in senso protettivo della dignità del cittadino, sul modello inglese». La privacy. Disse: «Guardo il Paese, leggo i giornali e penso: ecco qua che tutto si realizza poco a poco, pezzo a pezzo. Forse sì, dovrei avere i diritti d’autore. La giustizia, la tv, l’ordine pubblico. Ho scritto tutto trent’anni fa». Ancora dal Piano di Rinascita della Loggia massonica P2, Silvio Berlusconi aveva la tessera numero 1816. «Qualora le circostanze permettessero di contare sull’ascesa al governo di un uomo politico (o di una equipe) già in sintonia con lo spirito del club è chiaro che i tempi di procedimento riceverebbero una forte accelerazione». Le circostanze lo permettono. Chi ha condiviso quel progetto è oggi alla guida del Paese. Non solo alla guida suprema. È nei gangli vitali delle burocrazie, nelle segreterie felpate, nei ministeri, nelle anticamere. È un club, come lo definiva Gelli, i cui nomi fanno capolino di continuo tra le carte delle inchieste sulla corruzione, nomi a volte anonimi per il grande pubblico ma notissimi, invece, tra chi conta.
Martedì scorso a «Ballarò» Antonio Di Pietro, reduce da Firenze dove era stato sentito dai magistrati come testimone, ha risposto alla domanda «che cosa le hanno chiesto, lei cosa ha detto». «Non posso dire cosa ho detto, ma molte sarebbero le domande da farsi. Per esempio chiediamoci cosa ci fa Bisignani a palazzo Grazioli». Cosa ci fa? Ha domandato il conduttore, Floris. «Eh, cosa ci fa…». Luigi Bisignani, grande esperto della storia della P2.
Dunque i palazzi sono ancora questi, la storia non si capisce se non si riparte da lì. Per dirlo con le parole del Venerabile maestro: «Se le radici sono buone la pianta germoglia». Ha germogliato.
Brevi estratti dal Piano di Rinascita, che magari chi ha meno di trent’anni non lo ricorda o non l’ha letto mai. A proposito di stampa e tv. «Acquisire 2 o 3 giornalisti per ciascun quotidiano o periodico in modo tale che nessuno sappia dell’altro. L’azione dovrà essere condotta a macchia d’olio o meglio a catena da non più di 3 o 4 elementi che conoscano l’ambiente». Le gratifiche economiche adeguate. «Dissolvere la Rai tv», «abolire il monopolio Rai». Fin qui, ha germogliato. Punto centrale: «Controllare la pubblica opinione media nel vivo del paese». La prosa non è delle più felici ma il senso preciso: la pubblica opinione media, la massa dei cittadini. Nel vivo del paese: un controllo capillare. Addomesticare la pubblica opinione attraverso le tv. Procedere di seguito ad «alcuni ritocchi alla Costituzione».
Anche sui ritocchi ci siamo
Lavorare a dividere il sindacato, disarticolare la magistratura: questa è la parte più corposa del piano. Anche quella più meticolosamente perseguita. Sarebbe interessante fermarsi su altri dettagli: la «legislazione che subordini il diritto di residenza alla dimostrazione di possedere un posto di lavoro e un reddito sufficiente», per esempio, di cui Bossi è oggi paladino. Bossi, di cui Gelli dice: «Si è creato la sua fortezza con la Padania, ha portato molti parlamentari, è stato bravo. Ma aveva molti debiti…». La stampa, per finire. «Nuova legislazione sulla stampa in senso protettivo della dignità del cittadino sul modello inglese (oggi diciamo privacy). Obbligo di pubblicare ogni anno bilanci e retribuzioni. Abolire tutte le provvidenze agevolative».
Creare un’Agenzia centrale che controlli le notizie locali. Acquisire alcuni settimanali da battaglia, settimanali popolari. Oggi diremmo rotocalchi. Quelli che vendono migliaia di copie e si trovano nelle sale d’attesa dal dentista, dal pediatra, dal barbiere: quelli che arrivano più lontano dei settimanali d’inchiesta, del resto – con le nuove leggi sulla privacy o dignità del cittadino che dir si voglia – destinati a scomparire. Di Berlusconi, quel giorno di sette anni fa, Gelli mi disse: «Berlusconi è un uomo fuori dal comune. Ricordo bene che già allora, ai tempi dei nostri primi incontri, aveva questa caratteristica: sapeva realizzare i suoi progetti. Un uomo del fare. Di questo c’è bisogno in Italia: non di parole, di azioni». Della corruzione, delle tangenti, degli appalti e delle cricche: «In fondo Mani pulite è stata solo una faccenda di corna. Lei crede che la corruzione sia scomparsa? Non vede che è ovunque, peggio di prima, molto più di prima?».
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23 maggio 2010
fonte: http://www.unita.it/index.php?section=news&idNotizia=99054

fonte immagine: Il piano di rinascita democratica
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LifeGate per la giornata mondiale della biodiversità
LifeGate per la giornata mondiale della biodiversità

La rana dagli occhi rossi, uccelli dal piumaggio paradisiaco, molluschi a forma di stella filante, ma anche mais blu, riso rosso, zucche trombetta, cactus depurativi e un tesoro di piante medicinali. Questa è la varietà di esseri viventi del mondo, questa è la biodiversità
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La Convenzione sulla Biodiversità (o CBD, Convention on Biological diversity) nasce come un trattato internazionale che è stato redatto a Nairobi, in Kenya, il 22 maggio 1992 e che è stato poi sottoscritto da 192 paesi a partire dal summit di Rio de Janeiro (la storica conferenza sui cambiamenti climatici) qualche settimana dopo.
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Da allora, il 22 maggio si celebra la Giornata Mondiale della Biodiversità. Obiettivo della convenzione firmata nel 1992 è quello di tutelare la diversità biologica del pianeta, usare in modo sostenibile i suoi elementi, dividerne i benefici in modo giusto ed equo tra tutti gli esseri umani. Intenti ottimi, che però per molto tempo restano tendenzialmente sulla carta.
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Quando nel 2002, al summit di Johannesburg, ci si rende conto che l’estinzione di specie animali e vegetali anziché diminuire aumenta, viene fissato un limite di tempo, un anno entro cui la tendenza deve assolutamente essere invertita.
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E’ così che il 2010 diventa l’Anno Internazionale della Biodiversità, quello in cui centrare l’obiettivo.
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L’IUCN, Unione Internazionale per la Conservazione della Natura, lancia un’iniziativa, il Countdown 2010, per sensibilizzare le persone e i governi, diffondere informazioni, promuovere azioni concrete per fermare la perdita di biodiversità. Ma a che punto siamo? Secondo il terzo rapporto “Global Biodiversity Outlook” del Programma Ambientale delle Nazioni Unite, presentato a Nairobi il 10 maggio, dal 1970 ad oggi abbiamo ridotto la popolazione animale del 30%, le foreste di mangrovie del 20% e i coralli del 40%. Sempre secondo questo rapporto ONU, il problema della perdita di diversità biologica potrebbe avere grosse ripercussioni anche a livello economico.
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Cosa c’entra la biodiversità con…? La medicina, il cibo, la salute, il riscaldalmento globale? Molti aspetti della nostra vita dipendono dalla ricchezza della natura, e la nostra qualità della vita può migliorare con lei. La biodiversità non è un tema lontano da noi, non è in mano (solo) all’Onu, ai governi, alle organizzazioni di difesa della natura. |
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Enpa e LifeGate insieme per salvare il mare Per sensibilizzare gli italiani sui comportamenti ecosostenibili a tutela dell’ambiente marino e dei suoi abitanti, con la stagione estiva ormai alle porte, viene lanciata la campagna divulgativa “Salviamo il Mare”. L’appuntamento è, per tutta l’estate, a bordo delle motoveliero d’epoca Maud, in questi giorni ancorato presso il cantiere nautico Jesus di Fiumicino. |
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La biodiversità per il futuro dell’agricoltura all’Auditorium Parco della Musica a Roma Volete sapere da dove viene il cibo che mangiamo, e cosa succederà all’agricoltura con i cambiamenti climatici? ”La biodiversità è la nostra assicurazione per il futuro dell’agricoltura”. A Roma è possibile esplorare questo mondo all’auditorium Parco della Musica, dal 20 al 23 maggio, con un’iniziativa di Bioversity International, con il Comune di Roma, Ifad, Ministero dell’Agricoltura, Oxfam e Trattato Internazionale dei Semi. |
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Il Wwf al festival Cinemambiente di Torino con Anima Mundi La 13° edizione del celebre festival ambientalista è realizzato con la partnership del WWF. “Nell’anno dedicato dall’ONU alla biodiversità sottolineiamo che questa non è solo una bellezza del nostro paese ma anche una straordinaria ricchezza che è insensato erodere” ha detto Isabella Pratesi, responsabile conservazione del WWF italia. E’ stata istituita una “menzione Wwf” per individuare, tra i corti internazionali, quello che meglio rappresenta le tematiche del rapporto tra uomo e ambiente. Inoltre – evento speciale Wwf – sabato 5 giugno, ore 16,30, al Cinema Massimo viene riproposto al pubblico lo splendido lungometraggio “Anima Mundi” di Godfrey Reggio, realizzato nel 1991 per la prima campagna sulla biodiversità del WWF internazionale, grazie alla donazione di Bulgari. |
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A Roma il festival del cinema sulla biodiversità L’edizione di quest’anno del Festival Internazionale Audiovisivo del Centro Crocevia è speciale. Dal 20 al 23 maggio 2010 a Roma, Auditorium Parco della Musica, vengono presentati otto corti e dieci lungometraggi in concorso (tra cui tre animazioni) da ogni parte del mondo, selezionati su 135 video. I temi: biodiversità, sovranità alimentare, le ricchezze naturali e culturali svincolate dal diritto di proprietà individuale come risposta alla povertà, al disagio sociale e alle fame fra i popoli più indigenti. |
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Fotocopie & foreste Xerox Corporation ha annunciato che nei prossimi quattro anni rinnoverà l’investimento di un milione di dollari per la seconda fase della Forest Conservation Partnership con l’organizzazione The Nature Conservancy. Le attività realizzate durante la prima fase dell’accordo ha avuto come obiettivo principale la protezione della foresta boreale canadese. Le foreste identificate come High Conservation Value si distinguono per l’importanza di aspetti quali la conservazione, la biodiversità e i valori sociali. |
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La biodiversità in volo sulle ali (e le zampe) degli uccelli Uno studio finanziato dall’Unione Europea nel 2005 ha rivelato una dinamica soprendente e sconosciuta della propagazione della varietà biologica nel mondo. Semi di piante e uova di organismi acquatici usano gli uccelli come veicoli per volare lontano. Anche per questo lle aree di approdo dei migratori, spesso aree acquatiche o umide, sono zone propizie per la vita e importantissime per gli equilibri naturali. |
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30 semi moderni contro 300.000 antichi Le sementi tradizionali, selezionate in millenni di esperienze agricole umane, perfettamente adattate alle più diverse condizioni ambientali, rappresentano la memoria storica e biologica dell’agricoltura. Purtroppo negli ultimi 50 anni sono scomparse dal pianeta circa 300.000 varietà vegetali. Questo processo si è intensificato negli ultimi anni e si pensa che circa un quinto delle specie vegetali ed animali non sopravviverà a lungo. |
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fonte: http://www.lifegate.it/it/eco/profit/impatto_zero/habitat/biodiversita_22maggio2010.html
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Luca Mercalli. Uno sguardo all’ambiente e al cielo
Luca Mercalli, il noto meteorologo e climatologo, ci ha parlato di ambiente, di biodiversità e di cultura. E di quello che fa per salvaguardare il pianeta nella sua vita di tutti i giorni
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Nel libro “Filosofia delle nuvole”, sulle tracce di un interessante percorso culturale costellato di riferimenti letterari, racconta di aver costretto la famiglia ad un viaggio in Svizzera per poter acquistare libri di meteorologia introvabili in Italia all’inizio degli anni ottanta. Una passione che è diventata il suo lavoro. Dal 1993 dirige la rivista di meteorologia Nimbus, insegna all’Università, si occupa di temi ambientali ed energetici ed è noto ai più per la partecipazione ad un famoso programma televisivo. Abbiamo parlato con lui di clima, in una chiave più personale e meno istituzionale. Ecco cosa ci ha risposto.
Sarah Ferguson intasca mazzetta: In video sul News of the World / “Andrew said to me: ‘Tell him £500,000′. Look after me and he’ll look after you”
Sarah Ferguson intasca mazzetta
In video sul News of the World
La duchessa di York cade nella trappola del tabloid. Un reporter con telecamera nascosta le chiede di introdurlo al principe Andrew. “Le aprirò qualunque porta”, risponde. E fa sua una borsa con 40mila dollari
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dal corrispondente di Repubblica ENRICO FRANCESCHINI
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LONDRA – Mezzo milione di sterline per “vendere” l’accesso a suo marito, il principe Andrea, secondogenito della regina Elisabetta, e i favori che da questo accesso potrebbero risultare. Uno scandalo trascina nel fango Sarah Ferguson, duchessa di York, da molti anni divorziata da Andrea, dal quale ha avuto due figlie, le principesse Eugenia e Beatrice. Ed è uno scandalo che allunga le sue ombre fino allo stesso Andrea e alla famiglia reale britannica, sollevando il sospetto che parte di quei soldi sarebbero stati destinati a lui.
Dietro la sensazionale rivelazione c’è uno dei giornali più affamati di scoop del Regno Unito, e forse del mondo: il News of the World, di proprietà di Rupert Murdoch, il più grande editore della terra, con 3 milioni di copie il più diffuso trai domenicali britannici. Uno dei modi per scovare notizie scottanti, per il News of the World, è controverso e provocatorio: inviare suoi giornalisti, sotto false spoglie, a indurre in tentazione celebrità di vario tipo, registrando e filmando tutta la scena, per poi sbatterla in prima pagina se l’incauto vip è caduto nella trappola. Ovvero se ha dimostrato una propensione a farsi corrompere o a compiere azioni improprie. Anni fa, ad esempio, mentre lo svedese Sven Goran Eriksson era allenatore dell’Inghilterra, un reporter del News of the World, travestito da sceicco arabo, gli diede appuntamento a Dubai proponedogli di diventare l’allenatore di un club inglese che lo sceicco avrebbe successivamente acquistato, ricoprendo d’oro Eriksson. Il quale ci credette e fece decisamente una figuaraccia quando la storia finì sul giornale.
Ma il nuovo scoop è ben più clamoroso. Un giornalista del News of the World ha finto di essere un businessman che cercava di entrare in contatto con il principe Andrea per ottenere da lui favori che lo aiutassero nei suoi affari. Con questa storiella, il reporter ha avvicinato Sarah Ferguson e le ha chiesto aiuto per conoscere appunto il suo ex marito. L’ha incontrata due volte, in un albergo a New York e in un ristorante a Londra. Lei ha accettato con entusiasmo. Somma pattuita per l’opera di lobby: 500 mila sterline, quasi 600 mila euro. La conversazione comincia in modo innocuo: “Andrea non accetta mai soldi, nemmeno un penny: è più bianco del bianco”, dice Sarah al reporter. “Siamo la coppia divorziata più felice del mondo”, ha confidato poi Sarah al suo interlocutore. I due sono poi tornati a discutere di denaro. “Ho chiesto ad Andrea di incontrarla”, dice poi la duchessa. “Io non parlo mai di soldi – prosegue – ma, visto che ora siamo in affari insieme, lo farò”. Ed è qui che si parla del bonifico da 500 mila sterline. “Avrà un ritorno dieci volte superiore – promette la duchessa di York – io le posso aprire tutte le porte.
“Andy mi ha detto 500 mila sterline”, dice testualmente Sarah, per indicare quanto sarebbe costata la “consulenza” del marito, lasciando intendere che lui era d’accordo. Quindi la duchessa intasca per sé, subito, 40 mila sterline, in contanti, ossia in “nero”, e avverte di volere ricevere in futuro una “percentuale” sui profitti ricavati dalla collaborazione fra l’uomo d’affari e il principe.
“Non ho un soldo, sono rovinata”, spiega lei, sostenendo che il divorzio l’ha lasciata con appena 17 mila euro di alimenti all’anno e che ora si ritrova praticamente sul lastrico, pur facendo parte della famiglie reale. Tutta la vicenda è oggi in prima pagina sul News of the World e sul suo sito, con fotografie in cui si vede Sarah davanti a un tavolino su cui sono poggiate mazzette di sterline.
Da Buckingham Palace, per ora nessun commento. Un portavoce della duchessa di York sostiene di non saperne niente e accusa il giornale di avere imbastito una provocazione. Il giornale si difende affermando che l’idea di tendere una trappola a Sarah è nata dopo che si erano diffuse voci secondo cui due uomini d’affari avevano ottenuto favori dal principe Andrea, e lo avevano conosciuto attraverso la duchessa. Per qualcuno, queste operazioni sono un abuso della privacy e un imbroglio. Per il News of the World, fanno parte di una battaglia per rivelare all’opinione pubblica i comportamenti scorretti dei potenti.
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23 maggio 2010
fonte: http://www.repubblica.it/esteri/2010/05/23/news/la_duchessa_di_york_prende_mazzetta-4276166/?rss
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“Andrew said to me: ‘Tell him £500,000′. Look after me and he’ll look after you”
Desperate Fergie lies to make money out of Prince

By Mazher Mahmood, Investigations Editor, 23/05/2010
THE Duchess of York is shamelessly plotting to sell access to her trade envoy ex-hubby Prince Andrew for £500,000.
Greedy Sarah Ferguson, 50, was filmed on Tuesday night taking a $40,000 (£27,000) cash down-payment from an undercover News of the World reporter.
Unknown to the Prince, Fergie PROMISED to introduce us to him, CLAIMED he’d help fix lucrative deals and DEMANDED a cut of all profits. She vowed: “Look after me and he’ll look after you. . . you’ll get it back tenfold. I can open any door you want.”
As the Duchess of York set out her stall, she blatantly put a price tag on an introduction to Britain’s unsuspecting trade envoy Prince, opening the door to lucrative international deals.
Behind her ex’s back, Fergie claimed to have discussed it with him and lied: “Andrew said to me, ‘Tell him £500,000.’
“He knows that he’s had to underwrite me up to now because I’ve got no money. So if you want to meet him in your business, look after me and he’ll look after you. . . you’ll get it back tenfold.”
The greedy 50-year-old Duchess, who believed she was dealing with a rich businessman, was then filmed at a secret meeting pocketing an extra $40,000 down-payment in cash.
Along the way she also INSISTED on one per cent commission on any deals we might strike due to her royal connections, and DEMANDED we wire the main £½million backhander into her private HSBC bank account.
After the shady deal was sealed with a handshake just before midnight on Tuesday Fergie again tried to drag unwitting Prince Andrew, also 50, into it. She bragged: “That opens up everything you would ever wish for. And I can open any door you want. And I will for you.”
Her astonishing offer will shock the Queen, the royal family and the Government, for the loose cannon Duchess’s ludicrous claims that Prince Andrew – unpaid UK Special Representative for Trade and Investment – could be party to such a scam jeopardise Britain’s global reputation for honesty and fair play.
And her willingness to give an unvetted businessman access to her Who’s Who contacts book of the world’s most influential figures raises huge security fears.
We began investigating the scandal after a close royal associate blew the whistle and told us Fergie was already cashing in on unknowing Andrew by setting up deals with foreign businessmen. She even claimed she had set up a new company last month to handle the dodgy transactions.
And the News of the World has details of TWO tycoons she boasted she had introduced to Prince Andrew.
After our investigators infiltrated her close circle of associates, Fergie agreed to a private meeting with our man, posing as an international tycoon, without once checking his credentials.
That first meeting was at a New York hotel, after Fergie had primed her aides to try to persuade our man to pay a hefty advance fee of $40,000.
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Then – again without any security checks – brazen Fergie texted our man on Monday to arrange a dinner meeting back in London at the exclusive Mosimann’s dining club the following night. In a bid to keep the deal under wraps, she sent an advance party of two assistants to the Belgravia restaurant with a detailed seven-page confidentiality agreement they claimed the Duchess wanted signed BEFORE the dinner date.
The contract would effectively prevent our reporter ever discussing anything he had spoken about with Fergie to anyone – a voluntary gagging order.
But even though our reporter refused to sign the document, cash-strapped Fergie still turned up and willingly chatted away.
At a discreet corner table the grinning Duchess – who was wearing a blue suit – immediately dragged her unsuspecting former husband into the negotiations by claiming: “I did ask Andrew about meeting you.”
FERGIE: I never talk about money ever, but since we’ve got business hats on I’m going to…
REPORTER: Sure.
FERGIE: So I said to Andrew, well what do I do because really I think you two could really do some good business together and I think, I think what would happen is that you would. He never makes money because he’s ambassador for trade.
REPORTER: Of course, sure.
FERGIE: So he wouldn’t want to.
REPORTER: No of course, no, no.
FERGIE: But I can. So he would. . . introduce you to whoever, but it wouldn’t be about HIM it would be about ME.
The Duke and Duchess of York divorced in 1996 but have remained close friends.
And as she tucked into her £12.50 pea soup accompanied by a £95 bottle of burgundy, she made it clear she was willing to try to exploit that closesness.
FERGIE: I could bring you great business. I’d like to think that if I, for example, if I introduced you to…
REPORTER: Andrew for example?
FERGIE: Andrew for example. . . and he opened up doors for you which you would never possibly do.
Then, depending if it was a very big deal with I don’t know, I can’t imagine, then each deal you and I discuss the percentage of it.
REPORTER: Absolutely.
FERGIE: And so that’s what we would be doing.
REPORTER: That’s absolutely clear, no problem whatsoever.
Fergie then insisted any such arrangement must be kept secret – even from the aides who had just left the restaurant.
And she proceeded to describe how she planned to manipulate her relationship with the Prince to her advantage behind his back.
FERGIE: Perhaps he might just mention to me some of the, you know. . .
REPORTER: Viable projects?
FERGIE: Some really interesting things which I might find interesting. And I’ll look into them and maybe then they will ask me to find investments, in which case I might come to you.
At that point the Duchess made her totally unfounded allegation that Andrew suggested the £500,000 introduction fee. She assured our man it would be “a good investment”.
As the £30 main course of lamb and vegetables arrived, attention turned to the $40,000 advance.
When told that the bundles of $20 notes were waiting for her at our man’s apartment around the corner, she promised him a kiss on payment.
Throughout the dinner suspicious Fergie kept asking if our man was a reporter from the News of the World or another paper. But the thought of cash in hand proved more convincing than her fears.
At one point conversation moved to Fergie’s daughters, Princesses Beatrice and Eugenie. Beatrice recently became the first royal to complete the London marathon.
When our undercover reporter said he wished he’d sponsored her, greedy Fergie quipped: “No, you’re sponsoring the mother!”
After our reporter picked up the £223.25 dinner bill plus £50 tip, Fergie happily jumped into the back of a limo with him – again carelessly risking her personal security – and was chauffeured to the Mayfair flat.
There she boasted about her privileged position and proclaimed: “I’m a complete aristocrat. Love that don’t you? I love it. It’s tremendously fabulous. But I’ve never admitted that to anyone by the way!” As she relaxed on the sofa with a glass of wine, Fergie asked our man to donate one per cent of profits from any business deals to her charity, set up to build schools in Asia.
But she soon remembered that charity begins at home.
FERGIE: Next! On to the next thing, £500,000, when you can, to me. . . open doors.
REPORTER: It would be Prince Andrew?
FERGIE: Yeah.
REPORTER: Is that a deal?
FERGIE: Yeah.
REPORTER: But I’ve got to give you $40,000.
FERGIE: Yeah.
REPORTER: Which I’ve got now as a deposit. Which is in my safe. But how am I going to give it to you? I haven’t got a bag.
At that point the grinning Duchess made a silent “Gimme!” motion with her hand. She then accompanied our man into the next room, watched as he pulled out wads of crisp notes from the safe and carried them into the lounge, and then gasped: “Oh my God, you are a genius!” She said the money would go towards paying school fees for an old friend in the States. But as she stared at the pile of cash before her Fergie was prompted to get down to business again – and the outstanding £500,000.
FERGIE: Yeah OK but then if you want to go and do a big deal with Andrew, then that’s the big one.
REPORTER: I do. Of course. OK, no, of course. So you need 500,000 in pounds. . .
FERGIE: But that’s in wire transfer.
REPORTER: That has to be in wire transfer, I mean obviously.
FERGIE: That’s a wire transfer that’s completely above board. And that goes straight to wire transfer.
REPORTER: Who do we send that to?
FERGIE: You send it to the bank account that I tell you to send it to.
REPORTER: If you give me the bank account details I’ll arrange that, no problem at all.
FERGIE: Then that, is then like, then you open up all the channels whatever you need, whatever you want, and then that’s what and then you meet Andrew and that’s fine. And that’s, that’s when you really open up whatever you want.
The Duchess then boasted of her special bond with Andrew. “He’s so amazing,” she said. “We’re the happiest divorced couple in the world.”
But then she stretched credulity by claiming her ex told her he’d happily play along with her cash-for-access plot.
FERGIE: And as Andrew said, ‘Listen, if he’s (our reporter) going to be kind enough to want to play, then Andrew will play.’
REPORTER: Let’s play!
FERGIE: And he (Andrew) says, ‘Let’s play, we’ll play’ as long as it’s nothing to do with him. . . But you will be his friend.
I will listen to the friendship talk between you two. And then I do it.
REPORTER: OK.
FERGIE: You two talk.
REPORTER: Right
FERGIE: I listen.
REPORTER: OK.
FERGIE: Then I activate. . . he meets the most amazing people. And he just throws them my way.
REPORTER: He throws them your way, fantastic. Well, and you throw them my way.
FERGIE: Yes. But, we, we, I’ve never said that. . . he never does accept a penny for anything. . .he does not and will not and he is completely whiter than white.
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How she lied about Prince Andrew
FERGIE: So I said to Andrew, ‘Well, what do I do?’ Because really I think you two could really do some good business together and I think, I think what would happen is that you would, he never makes money because he’s ambassador for trade.
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FERGIE: If you want to go and then if we want to do a big deal with Andrew, then that’s the big one.
REPORTER: I do. Of course. OK. No, of course. So you need 500,000 in pounds. . .
FERGIE: But that’s in wire transfer.
REPORTER: That has to be in wire transfer, I mean obviously.
FERGIE: That’s a wire transfer that’s completely above board. And that goes straight to wire transfer.
REPORTER: Who do we send that to?
FERGIE: You send it to the bank account that I tell you to send it to.
REPORTER: If you give me the bank account details I’ll arrange that, no problem at all.
FERGIE: Then that, is then like then you open up all the channels whatever you need, whatever you want, and then that’s what and then you meet Andrew and that’s fine. And that’s, that’s when you really open up whatever you want.
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FERGIE: And as Andrew said, ‘Listen, if he’s going to be kind enough to want to play, then Andrew will play.’
REPORTER: Let’s play!
FERGIE: And he says ‘Let’s play, we’ll play’ – as long as it’s nothing to do with him.
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