Archivio | luglio 6, 2010

La ballata di Bonaveri contro leggi bavaglio e affini

La ballata di Bonaveri contro leggi bavaglio e affini


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di Ste. Mi.

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Germano Bonaveri appartiene alla nuova generazione dei cantautori che raccolgono la rabbia per un’Italia ingiusta e che cercano strade musicalmente e civilmente degne come il premio Tenco per affermarsi. Germano Bonaveri, bolognese, cantautore, qualche anno fa compose il brano Contro. Un titolo che dice molto ma che l’artista ha sentito la necessità di aggiornale alla luce di intercettazioni e politici che legiferano per vietarle quando ciò di cui dovrebbero vergognarsi è quello che dicono.

“Contro giornalisti servi di un padrone, contro opinionisti senza libertà”, canta e dice molto. Con un arrangiamento musicale ricco, memore di un combat folk come di un primo Cammariere o un Ivano Fossati (anche se l’autore magari non condividerà, nell’intonazione lo ricorda, qua e là), Bonaveri non inveisce con male parole, piuttosto elenca con veemenza musicale quanto lo fa e ci fa arrabbiare. “Contro l’immobilismo”, ad esempio, suona e intona con l’urgenza di chi vuole intervenire senza tirarsi indietro perché l’Italia di oggi e soprattutto chi la regola e la comanda “gli fa ribollire il sangue”. E se s che “l’eletta schiera” dei cantautori (per dirla alla Guccini) non ha più il peso che aveva negli anni 70, ciò non frena affatto la sua verve.

Finalista nel 2007 al premio della nuova musica italiana intitolato a Tenco, il 32enne Bonaveri aveva scritto il brano nel 2004 per l’album Scivola via dei Resto Mancha, di cui era uno dei fondatori: ora l’ha aggiornato e ve lo facciamo ascoltare.

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06 luglio 2010

fonte: 
http://www.unita.it/index.php?section=news&idNotizia=100875

MILANO – Expo No Crime, parte la campagna di adesioni / La mafia alla conquista di Expo, ma a Milano c’è chi dice no

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Expo No Crime, parte la campagna di adesioni

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Giulio CavalliGiulio Cavalli
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Gli arresti di ieri a Milano che hanno portato in carcere 15 uomini legati a Francesco Valle (classe 1937), per gli amici Don Ciccio, ha i soliti disgustosi ingredienti della ‘ndrangheta in Lombardia. Le solite caratteristiche che non dobbiamo mai dare per scontate in una Regione in piena fase di alfabetizzazione, che non dobbiamo stancarci di scrivere, che non dobbiamo smettere di raccontare sui giornali, sui blog, per strada, agli amici, nelle istituzioni. La presa di coscienza deve essere un trauma che distrugge i collusi, condanna gli indifferenti e isola i negazionisti.

Ma soprattutto gli arresti ci dicono che le mafie sono già al lavoro su Expo al di là dei toni rassicuranti di qualcuno. Hanno concordato le strategie, oliato le amicizie, stretto nuovi rapporti e sono passate alla “fase d’opera”.

Adesso tocca a noi. Ognuno con il proprio ruolo e la propria storia siamo chiamati ad assumerci la responsabilità di un’azione politica e civile che diventa sempre più urgente: per questo nasce EXPO NO CRIME.

EXPO NO CRIME è il primo intergruppo interistituzionale che vuole coagulare i rappresentati della Regione Lombardia, Provincia di Milano e Comune di Milano in un percorso di vigilanza, dibattito e confronto nella realizzazione di EXPO 2015. Un luogo di partecipazione di politici, associazioni, movimenti, giornalisti, liberi cittadini dove fare domande ma soprattutto provare a costruire risposte. Un segnale chiaro per chi oggi infila il malaffare nelle pieghe della sonnolenza lombarda. Per dire che sappiamo chi sono “le famiglie” e quali sono “i modi” al banchetto dell’Expo ma adesso ci siamo anche noi.

EXPO NO CRIME è la sede che a Milano non deve esistere che si riunisce sotto l’unico simbolo della responsabilità.

Il silenzio è un atto politico e non è nel nostro programma.

Adesso è l’inizio, costruiamolo insieme.

Per adesioni: exponocrime@gmail.com

La campagna è promossa da:

Giulio Cavalli (consigliere regionale della Lombardia dell’Idv)

Chiara Cremonesi (consigliere regionale della Lombardia di Sinistra, ecologia e libertà)

Pippo Civati (consigliere regionale della Lombardia del Pd)

scarica e copia se vuoi il banner di expo no crime

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2 luglio 2010

fonte: 
http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/07/02/expo-no-crime-parte-la-campagna-di-adesioni/35382/

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http://milano.blogosfere.it/images/milano-mafia-mappa-thumb.png

La mafia alla conquista di Expo
ma a Milano c’è chi dice no

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di Davide Vecchi

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Questo è un articolo su qualcosa di cui tanto si parla, ma che ancora non esiste: l’ Expo 2015. E su qualcosa che esiste ma di cui nessuno parla: la ‘ndrangheta a Milano. Lo spiega bene il procuratore aggiunto, Ilda Bocassini: “Expo? Stiamo parlando di una cosa che non esiste”. Esiste, ed è radicata, invece la criminalità organizzata. “Dobbiamo avere mille sensori perché non si può escludere che persone non corrette se ne avvantaggino”.

Lo rende evidente la realtà. Mentre la società Expo 2015 Spa, a più di due anni dalla vittoria di Milano su Smirne, vola a Parigi ad aggiornare il Bie e presentare il nuovo direttore generale, Giuseppe Sala, nominato mercoledì al posto di Lucio Stanca, le cosche allungano le mani sulle aree dove a Pero dovrebbe sorgere il quartiere espositivo. E lo fanno con la connivenza di politici amici. Ieri all’alba gli uomini della Dda di Milano hanno colpito il clan dei Valle. Secondo l’ordinanza di custodia firmata dal gip Giuseppe Gennari, il clan era riuscito a ottenere le licenze per aprire un mini casinò, una discoteca e anche un’attività di ristorazione nel comune di Pero nell’ambito di un progetto di riqualificazione di quelle zone in virtù del prossimo Expo. E le aveva ottenute grazie all’interessamento dell’assessore comunale di Pero, Davide Valia. C’è anche il presidente della Provincia, Guido Podestà, tra le amicizie vere o millantate da uno degli arrestati, Riccardo Cusenza. Podestà, coordinatore regionale del Pdl, smentisce. Così come il comune di Pero smentisce di aver “rilasciato alcuna licenza”. Rimangono però i 15 arresti ai danni della famiglia Valle compiuti alle prime ore del mattino di ieri.

Intanto, il sindaco Letizia Moratti, il presidente della società, Diana Bracco e lo stesso Sala, volavano a Parigi per relazionare al Bureau international des expositions come procede il cronoprogramma dei lavori in vista del 2015. Il dossier di candidatura non può essere stravolto. Ma le garanzie per i fondi mancano. Così come manca ancora la decisione sull’acquisto o meno delle aree da parte della società. Oltre ai ritardi sulll’avvio dei lavori delle opere pubbliche, metropolitane su tutte. Il presidente del Bie, Jean Pierre Lafon, prima ascolta la relazione della Moratti, e poi “bacchetta” la delegazione milanese. “Ho due osservazioni da fare”, dice: non toccare il dossier e stringere i tempi sui terreni. “Le evoluzioni del progetto e dell’equipe non comporteranno delle modifiche nei documenti del dossier di registrazione che è già stato inviato agli Stati membri”, e “l’acquisizione dei terreni e la sua messa a disposizione della società sia effettiva il più presto possibile”. E conclude: “Dovrà essere tutto pronto per la riunione del comitato esecutivo, a ottobre”. Tre mesi.

La Moratti rassicura. Sui fondi e sui terreni, facendo riferimento a una proposta, condivisa da tutti gli enti locali, per la soluzione del comodato d’uso delle aree. Il governatore Roberto Formigoni frena gli entusiasmi: “Non c’è e non ci sarà alcuna proposta comune di Regione, Provincia e Comune ai proprietari delle aree a riguardo del comodato d’uso dei terreni. Chi lo pensasse – ha concluso duro Formigoni – forse confonde i propri desideri con la realtà”. E così sembra riaprirsi un contrasto interno a Expo. E tre mesi sono pochi, considerando che nei 27 trascorsi dall’assegnazione dell’esposizione ancora non si è trovata una soluzione al riguardo.

Non ha invece perso tempo la criminalità organizzata. “A Milano c’è stata una straordinaria operazione anti ndrangheta, la prima mirata sulle infiltrazioni per l’Expo. Sono stati sequestrati oltre 100 immobili e 28 società per un valore di diverse decine di milioni di euro”, ha detto il ministro dell’Interno, il leghista Roberto Maroni. A cui è chiaro l’interesse delle mafie per l’esposizione. Ed è evidente a molti, anche se sui quotidiani stamani i collegamenti diretti tra Expo e ‘ndrangheta dovevano essere cercati con il microscopio.

Tre giovani consiglieri regionali lombardi si ribellano al silenzio imperante e all’omertà dilagante. Giulio Cavalli, scrittore, registra e attore teatrale sotto scorta dopo aver messo in scena Do ut Des, spettacolo teatrale sui riti e conviti mafiosi. Giuseppe Civati, detto Pippo, considerato uno dei trentenni che potrebbe guidare il ricambio generazionale del Pd. E Chiara Cremonesi, coordinatrice nazionale di Sinistra Ecologia e Libertà.

Oggi hanno dato vita a Expo No Crime. “Il silenzio è un atto politico e non è nel nostro programma”, si legge nella presentazione. Expo No Crime è una commissione antimafia dal basso che avrà come suo punto di riferimento una pagina de ilfattoquotidiano.it, costantemente aggiornata con le notizie sulle operazioni antimafia all’ombra della Madonnina e il calendario di incontri e iniziative. Questa non è una battaglia ideologica. Perché la mafia è mafia solo se ha rapporti con la politica. Altrimenti è solo gangsterismo. E tutti assieme la si può battere.

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2 luglio 2010

fonte: 
http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/07/02/la-mafia-alla-conquista-di-expo-ma-a-milano-ce-chi-dice-no/35593/

Cucchi, graphic novel scaricabile gratuitamente

Cucchi, graphic novel scaricabile gratuitamente

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http://lettura-giornale.liberazione.it/GONJPG/201004/ALTE/giISPE00041220100408.JPEG

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di Luciana Cimino

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Questa è la storia di Stefano Cucchi, un trentenne come tanti, fermato un giorno di ottobre dalle forze dell’ordine per strada, nella capitale dello Stato, e uscito dal carcere 6 giorni dopo. Cadavere. L’esile corpo martoriato dai segni delle percosse. La tenacia della famiglia ha impedito che questa vicenda cadesse nel dimenticatoio, finisse archiviata sotto la voce “morte naturale”. Quale decesso naturale, si è chiesta l’opinione pubblica, obbligata a interrogarsi sulle foto di quell’agonia che la sorella di Stefano, Ilaria, ha coraggiosamente voluto mostrare alla stampa?

Il caso di Stefano, e quelli di Giuseppe Uva, di Stefano Gugliotta, di Federico Aldrovandi, per quanto diversi tra loro, con l’impressionante sequela di suicidi nelle carceri (32 dall’inizio dell’anno più una sessantina di morti “da accertare”) mai come adesso hanno imposto a politici e cittadinanza una riflessione sullo stato della detenzione nel nostro paese.

Con l’intento di diffondere l’assurda vicenda di Cucchi è nata dalla penna di Luca Moretti e Toni Bruno la graphic novel “Non mi uccise la morte”, uscita qualche mese fa per le edizioni Castelvecchi. La novità è che la graphic novel sarà scaricabile dal 7 luglio interamente gratis sul sito di racconti www.terranullius.it. «Il sito – spiegano i curatori – ha una sezione, “Longplayings” nella quale mettiamo a disposizione libri il download gratuito. E’ un modo per combattere la “proprietà intellettuale” che imbriglia storie che invece sono nate per seguire la loro vera natura di libertà. Le storie appartengono a tutti, non esiste diritto d’autore».

La scelta di “Non mi uccise la morte” è stata obbligata, perché, dicono ancora da terranillius.it, «tutti devono conoscere la storia di Stefano, in questo particolare caso la massima divulgazione dell’opera è ancora più importante!». Nelle tavole in bianco e nero scorrono l’arresto, l’arrivo in carcere, le percosse, il calvario, la morte in solitudine all’ospedale quando c’era una famiglia fuori che chiedeva sgomenta spiegazioni. E la faccia trasfigurata del ministro Giovanardi che dirà, senza vergogna, che Cucchi è morto perché «anoressico, drogato, sieropositivo».

Tutto falso, come falsa è stata sin da subito la ricostruzione della vicenda. Ora c’è un processo in corso. E la pubblicazione di queste tavole, perché tutti leggano e si facciano un opinione. Il titolo era d’obbligo. Quando la vicenda divenne pubblica comparvero per le stradi di Roma dei manifesti funebri anonimi che recitavano una frase presa in prestito da “Un blasfemo” di Fabrizio De Andrè (dall’album ispirato all’antologia di Spoon River “Non al denaro, all’amore, né al cielo”): “Non mi uccise la morte ma due guardie bigotte, mi cercarono l’anima a forza di botte”.

http://www.globalproject.info/public/resources/images/max/cuc_02_672-458_resize.jpg

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06 luglio 2010

fonte: 
http://www.unita.it/index.php?section=news&idNotizia=100871

Caso Claps, nel sottotetto della cattedrale trovato il dna di due uomini

Caso Claps, nel sottotetto della cattedrale
trovato il dna di due uomini

Due diversi Dna sono stati estratti da residui di sperma isolati su un materasso. Venerdì nuovi accertamenti

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Elisa Claps ROMA ( 6 luglio) – Tra i numerosissimi reperti sequestrati nel sottotetto e nei locali attigui della Chiesa della Trinità di Potenza, dove il 17 marzo scorso è stato ritrovato il cadavere di Elisa Claps, è stato isolato dai periti nominati dal gip di Salerno il Dna di due diverse persone di sesso maschile. Lo ha riferito oggi ai consulenti delle parti, nel corso di un incontro che si è svolto a Roma – secondo quanto apprende l’ANSA – il professor Vincenzo Pascali, Direttore dell’Istituto di medicina legale dell’Università cattolica di Roma, che coordina un gruppo di periti.

Due diversi Dna sono stati estratti da residui di sperma isolati su un materasso
che era nel sottotetto, un terzo Dna da residui di sperma trovati in uno strofinaccio sequestrato nei locali del centro culturale Newman, che ha sede nei locali della canonica sottostanti al sottotetto. Due dei Dna – uno proveniente dai residui isolati dal materasso, l’altro da quelli dello strofinaccio – sono risultati sovrapponibili e, dunque, di una stessa persona. Il terzo Dna è risultato diverso dai primi due, e, dunque, di un’altra persona.

I due Dna saranno confrontati nei prossimi giorni con quello di Danilo Restivo, unico indagato per il delitto di Elisa Claps e detenuto nel Regno Unito per l’omicidio di una sarta inglese. Il materiale genetico di Restivo sarà estratto da oggetti personali sequestrati dalla polizia inglese, rimasti finora sigillati e aperto oggi in presenza dell’avvocato Mario Marinelli, legale del’indagato. Restivo, infatti, in assenza del suo legale, non aveva voluto sottoporsi a prelievo di sangue o saliva al momento dell’arresto.

Venerdì prossimo la polizia scientifica di Potenza effettuerà nuovi accertamenti nel sottotetto della chiesa della Trinità su richiesta di Eva Sacchi, uno dei periti nominati dalla Procura generale di Salerno, competente sull’omicidio di Elisa Claps. La chiesa è sotto sequestro dall’1 aprile e dal 17 marzo, giorno del ritrovamento del cadavere, è interdetta al pubblico, con sospensione di tutte le funzioni religiose. Nel nuovo sopralluogo gli esperti di ricerca tracce dovranno fare accertamenti sul bottone rosso trovato sotto la salma mettendolo a confronto con l’abito talare del precedente parroco, don Mimì Sabia, deceduto nel 2008. Altri accertamenti riguardano il pavimento del sottotetto e le tegole del tetto per un confronto con delle tracce trovate sotto le suole delle scarpe di Elisa Claps.

Per l’omicidio della ragazza la Procura ha emesso un mandato di arresto europeo (Mae)
nei confronti di Danilo Restivo, detenuto in Inghilterra per l’omicidio della sarta Heather Barnett. Le autorità inglesi finora non hanno concesso la consegna provvisoria richiesta tramite Eurojust e sembrano intenzionate a non farlo perchè ogni 28 giorni notificheranno il mandato a Restivo in videoconferenza. In questo modo il termine dei 30 giorni previsto dalla disciplina del Mae viene volta per volta ri-aggiornato.

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fonte: 
http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=109699&sez=HOME_INITALIA

Lodo Alfano, il Pdl insiste: scudo esteso a premier e ministri anche per vecchi reati

http://filcusum.files.wordpress.com/2008/09/berlusconi-tronfio.jpg?w=500&h=317

Lodo Alfano, il Pdl insiste: scudo esteso
a premier e ministri anche per vecchi reati

Votato a maggioranza in commissione Giustizia il parere sul disegno di legge costituzionale

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ROMA - La commissione Giustizia del Senato ha votato a maggioranza il parere favorevole al disegno di legge costituzionale per lo scudo processuale, il nuovo lodo Alfano attualmente all’esame della commissione Affari costituzionali di Palazzo Madama. Nel documento si prevede che lo scudo venga esteso, per premier e ministri, a processi relativi a fatti antecedenti l’assunzione della carica; e che sia sempre possibile rinunciare allo scudo, dal momento che «il diritto alla difesa è garantito dalla Costituzione», ha spiegato il presidente della commissione Filippo Berselli (Pdl).

I TEMPI - I lavori della commissione Affari costituzionali sul ddl erano stati aggiornati a questa settimana anche in considerazione della necessità di acquisire il parere della Giustizia.

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06 luglio 2010

fonte: 
http://www.corriere.it/politica/10_luglio_06/lodo-alfano-premier-ministri_e1c1bd8e-890f-11df-9548-00144f02aabe.shtml

IMMIGRATI – Maroni tace sugli eritrei e apre un nuovo fronte: l’aeroporto di Malpensa / Luzzatto: «L’indifferenza è un virus»

Maroni tace sugli eritrei e apre un nuovo fronte: l’aeroporto di Malpensa

http://www.touadi.com/wp-content/uploads/2009/07/actu-monde-ouverture-immigrants_articlephoto.jpg

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di U. De Giovannangeli

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[CLREG5N] Aiutateci, siamo innocenti, non lasciateci morire…». Il grido di aiuto dei deportati eritrei nel lager libico, non scalfisce la corazza dell’insensibilità del ministro Roberto Maroni. Per il titolare del Viminale, la pratica è chiusa. Neanche una parola, nemmeno mezza. Dopo aver risolto l’emergenza sbarchi a Lampedusa, «ora l’aeroporto di Malpensa è la frontiera più avanzata per l’ingresso di immigrati clandestini, perchè da un anno Lampedusa è uscita dai traffici di clandestini dalla Libia», sentenzia il ministro.

Secondo Maroni, «i controlli sulle coste libiche hanno chiuso le rotte e nei primi mesi di quest’anno non è arrivato praticamente più nessuno a Lampedusa». Per questo ora l’attenzione delle autorità italiane si sta spostando sugli ingressi via aria, studiati partendo proprio da Malpensa, perché, spiega, «la frontiera aerea è la più insidiosa…». « Cosa intende fare ora il ministro dell’Interno? Chiedere aiuto di nuovo alla Libia di Gheddafi per respingere gli irregolari anche in Lombardia?», commenta Sandro Gozi,capogruppo del Pd nella commissione Politiche della Ue di Montecitorio.

Nessuna pietà
Nessun ripensamento. Il «modello-Libia» va per il meglio e andrebbe esportato. Per mare e nei cieli…Esulta Maroni, è silente Frattini. Ai due ministri consigliamo di prestare attenzione a questa testimonianza: «Ci torturano a tutte le ore, ci insultano e ci picchiano. Prima eravamo in un centro di detenzione, a Misurata. Alcuni di noi erano stati arrestati perché già abitavano in Libia, altri sono stati presi nelle città, altri ancora sono stati respinti dall’Italia lo scorso anno. Anche se avevano il diritto di essere accolti come rifugiati sono stati respinti». Così a CNRmedia uno dei 250 rifugiati eritrei detenuti in condizioni definite «disumane» nel deserto della Libia, senza acqua, cibo nè cure mediche. «Nessuno è morto nel trasporto, ma in molti hanno gravi problemi di salute. Ci sono persone che hanno braccia, gambe, teste rotte – prosegue il rifugiato – Ci sono anche 18 donne bambini. Le torture sono state molto pesanti. Tre persone, appena arrivate qui, hanno bevuto detersivo e sono state portate in ospedale: si è trattato di tentativi di suicidio». «Nessuno può venirci a vedere, nessuno viene a proteggerci, attorno a noi ci sono solo l’Ambasciata eritrea che ci vuole rimpatriare e le autorità libiche. Il problema è ottenere dei visti – aggiunge – abbiamo bisogno di essere riconosciuti come rifugiati, abbiamo bisogno di aiuto da parte della comunità internazionale proprio qui e ora. Perché stiamo morendo nel deserto».

Il Consiglio Italiano per i rifugiati (Cir) ha lanciato un nuovo accorato appello per i rifugiati eritrei detenuti in condizioni disumane nei centri di detenzione libici. «Dal centro di detenzione di Brak arrivano allarmanti notizie sul rischio di vita a cui sono esposti i 245 rifugiati eritrei che, dopo i maltrattamenti subiti negli ultimi giorni, chiedono l’intervento internazionale per salvarsi», si legge in un comunicato del Cir. « Sulla stessa lunghezza d’onda è Amnesty International.

Le condizioni del centro di detenzione di Sebah sono drammatiche – denuncia Amnesty in un comunicato – : oltre al sovraffollamento, l’acqua e il cibo sono insufficienti e i servizi igienici inadeguati. Amnesty ha sollecitato il governo libico a non rinviare forzatamente in Eritrea gli oltre 200 cittadini eritrei, rispettando in questo modo il principio internazionale del «non respingimento» verso Paesi in cui una persona potrebbe essere a rischio di subire tortura o altre forme di maltrattamento o dove «la sua vita, l’integrità fisica e la libertà personale potrebbero essere minacciate» . Se rinviate in Eritrea – incalza Amnesty – queste persone «rischiano di subire la tortura, punizione riservata ai colpevoli di “tradimento” e diserzione».

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06 luglio 2010

fonte: 
http://www.unita.it/index.php?section=news&idNotizia=100845

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Luzzatto: «L’indifferenza è un virus»

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L’indifferenza. Il voltare la testa dall’altra parte “tanto non tocca a me…”, tutto questo noi ebrei lo abbiamo sperimentato sulla nostra pelle con la Shoah. L’indifferenza è un virus letale per la coscienza civile di un individuo, di una comunità, di un Paese. E lo è anche pensare che il tema dell’immigrazione sia in primo luogo un problema di ordine pubblico e non invece, come dovrebbe essere, un problema di soccorso pubblico; d’integrazione e non di respingimenti, di “ponti” da realizzare e non di “muri” da  innalzare. Ed è per tutto ciò che trovo lodevole e condivisibile l’iniziativa assunta da l’Unità a favore dei 245 cittadini eritrei detenuti, in  condizioni degradate e degradanti, in un carcere libico».

Ad affermarlo è una delle figure più rappresentative dell’ebraismo italiano: Amos Luzzatto.
«Occorre – afferma l’ex presidente dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane – sviluppare una iniziativa che metta l’accoglienza ai bisognosi al centro della nostra attenzione e al centro anche degli accordi internazionali che l’Italia sottoscrive».

In questa battaglia di civiltà, rileva Luzzatto, un ruolo di primo piano devono averlo i media che «non sono solo  espressione dell’opinione pubblica ma al tempo stesso la formano».

Duecentoquaranta esseri umani, tra i quali donne e  bambini, sono da giorni detenuti in condizioni disperate, sottoposti a violenze fisiche e psicologiche, in un lager libico. Cosa c’è  dietro l’indifferenza che circonda questa tragedia?

«C’è il principio, nefasto, che non tocca a me e quindi giro la testa dall’altra parte; un modo di pensare e di agire che ha avuto il suo peso ai tempi delle deportazioni della Shoah. È un clima, un  atteggiamento che non sono ancora passati. L’indifferenza alimenta il pregiudizio e viceversa. Per questo ritengo che un appello all’ opinione pubblica quale quello lanciato da l’Unità sia importante e doveroso sostenerlo, soprattutto se è vero che si tratta di persone che, almeno in parte, avrebbero diritto all’ asilo politico».

L’indifferenza si rispecchia anche, tranne lodevoli eccezioni, sui media.

«Un fatto davvero preoccupante. I media, al tempo stesso, esprimono e formano l’opinione pubblica.  Sottovalutareo addirittura tacere su eventi drammatici come questo non contribuisce certo a formare una coscienza civica più matura e aperta ».

Questa indifferenza significa che i più deboli, gli indifesi, fanno meno notizia di altro e altri…

«Non si tratta solo dei più deboli. Si tratta di tutti coloro che non hanno influenza su quello che si ritiene essere l’interesse concreto e materiale del nostro Paese».

Ma non è nell’interesse del nostroPaese salvaguardare i diritti umani in Paesi, come la Libia, con cui l’Italia ha sottoscritto un Accordo di cooperazione?

«Sì, dovrebbe esserlo…».

Ma cosa lo impedisce?

«Due cose: la prima, inafferrabile, è la cultura con la quale si analizza e si reagisce alle notizie internazionali. Questa cultura generale, anch’essa in buona parte indotta, induce molto spesso all’indifferenza e ad una malintesa neutralità. C’è poi un secondo aspetto sul quale ho difficoltà a  pronunciarmi…».

In cosa consiste questo aspetto?

«C’è da chiedersi fino a che punto la nostra politica estera presti attenzione a fatti come quello che l’Unità ha contribuito a far emergere ».

La vicenda dei 245 cittadini eritrei riporta di attualità il tema  dell’immigrazione. È pensabile poter affrontare e risolvere questo fenomeno solo in termini di ordine pubblico e di sicurezza?

«Direi proprio di no. E lo dico non sottovalutando affatto la questione della sicurezza. Il fenomeno dell’immigrazione non è  prioritariamente un problema di ordine pubblico, ma di soccorso pubblico. Finché non si opera questo cambiamento profondo di  angolo di giudizio, problemi come quello di cui stiamo parlando, si moltiplicheranno ».

Solidarietà. E un termine che ha ancora un senso compiuto, reale, un suo diritto di cittadinanza in Italia?

«Io credo di sì, ma ritengo anche che non trovi ancora i canali più adeguati per esprimersi in maniera efficiente, incisiva. È un  problema di canali di comunicazione e di iniziativa da costruire, mettendo l’accoglienza ai bisognosi al centro della nostra  attenzione e anche degli accordi internazionali che l’Italia sottoscrive».

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05 luglio 2010

fonte: 
http://www.unita.it/news/italia/100804/luzzatto_lindifferenza_un_virus

Manovra, il governo verso la fiducia. Bersani: totale irresponsabilità

http://www.ilmessaggero.it/MsgrNews/HIGH/20100705_manovra-proteste.jpg

Manovra, il governo verso la fiducia
Bersani: totale irresponsabilità

Giallo su incontro con Regioni: dopo invito di Berlusconi, Fitto e Errani smentiscono. Cresce la protesta dei disabili

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ROMA (5 luglio) - Silvio Berlusconi e il ministro dell’Economia, Giulio Tremonti hanno avuto nel pomeriggio un incontro sulla manovra, decidendo una blindatura totale contro il balletto degli emendamenti: i saldi non si toccano. Al termine hanno diffuso un comunicato nel quale si dice che «il presidente del Consiglio dei ministri, valutati i tempi per la conversione, considerando che il bene comune non è fatto dalla somma dei pur legittimi interessi particolari, sotto la sua responsabilità e nell’interesse del Paese, ha ritenuto di orientare il Governo verso la richiesta di fiducia al Parlamento». Berlusconi e Tremonti «hanno preso atto del buon lavoro finora sviluppato in Parlamento ed hanno valutato tutti i miglioramenti proposti e realizzabili, fermo il vincolo dell’invarianza dei saldi».

Bersani: «È un annuncio di totale irresponsabilità. Ognuno vede che questa manovra va radicalmente cambiata. Il Pd ha presentato proposte alternative che non mutano i saldi. L’esigenza di Berlusconi di ammanettare la propria maggioranza sta mettendo il Paese sempre più nei guai», afferma il segretario nazionale del Partito Democratico Pier Luigi Bersani.

Secondo Di Pietro siamo di fronte alla «mossa di un dittatore
che si chiude nel suo bunker e chiede il voto di fiducia».

Tremonti e Berlusconi, sono orientati a chiudere alle richieste delle regioni ma aprono alle imprese da ieri sul piede di guerra per le norme riguardanti la riscossione e la compensazione di debiti e crediti fiscali, oltre che per quella riguardante i certificati verdi sulla quale oggi è tra l’altro arrivata una nota formale di richiamo dell’Autorità per l’Energia. Norme che, garantisce la numero uno di Confindustria Emma Marcegaglia, dopo aver parlato al telefono con Berlusconi, verranno modificate, tanto che la leader degli industriali ne parla direttamente al passato. «Andiamo verso la soluzione dei problemi – dice – che abbiamo sollevato. Venivano impossibilitate le compensazioni tra debiti e crediti di imposta se c’era un contenzioso, anche solo di 1.500 euro, ma non definitivo, era una penalizzazione molto forte per le piccole e medie imprese. C’era poi un problema legato agli accertamenti fiscali, per il 50% i soldi diventavano immediatamente sequestrabili per le imprese, prima che ci fosse una sentenza di promo grado». Poi, aggiunge, «eravamo contrari al tema dell’articolo 45 sulle rinnovabili, perchè riteniamo invece che sia un settore su cui investire. Mi pare di poter dire che però questi temi dovrebbero essere risolti».

Errani: non posso credere che il governo non voglia incontrarci.
«Ribadisco la mia fortissima preoccupazione. Francamente mi aspettavo oggi che il governo ci dicesse quando ci incontra. Non posso immaginare che il presidente del Consiglio non voglia vedere le Regioni – dice il presidente della Conferenza delle Regioni, Vasco Errani – Quindi mi aspetto per domani mattina, in tempi rapidissimi, la convocazione di questo incontro in tempo per definire il maxiemendamento e per riequilibrare la manovra che diversamente è insostenibile».

Berlusconi incontrerà domani le Regioni.
Dopo la protesta di Errani, è arrivato l’invito di Berlusconi. Si svolgerà domani intorno alle 17 a Palazzo Chigi – secondo quanto si apprende – l’incontro tra il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, la Conferenza delle regioni e le altre realtà delle autonomie locali, incentrato sulla manovra finanziaria del Governo. All’organizzazione del confronto, sollecitato negli ultimi giorni con una serie di iniziative dalle Regioni e dalle Autonomie locali, avrebbe lavorato in queste ultime ore il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Gianni Letta. Secondo indiscrezioni domattina potrebbe riunirsi in forma straordinaria la Conferenza delle Regioni in vista dell’incontro del pomeriggio.

Dopo l’invito Fitto smentisce. «Nella giornata di domani non è previsto alcun incontro a Palazzo Chigi con le Regioni». Così il ministro per gli Affari regionali, Raffaele Fitto, commenta l’ipotesi che domani vi sia un incontro nella sede del governo sulla manovra.

«Le Regioni non sono state convocate a Palazzo Chigi». Così il presidente della Conferenza delle Regioni, Vasco Errani, commenta le indiscrezioni filtrate in serata su un possibile incontro, domani, tra il presidente del Consiglio e le Regioni sulla manovra.

Rush in commissione Bilancio del Senato. Domani (oggi per chi legge) la conferenza dei capigruppo ratificherà l’approdo in Aula del provvedimento mercoledì ed è probabile che il via libera per la Camera arrivi, dunque tra mercoledì sera e giovedì. Nella riunione della Commissione Bilancio si votano intanto gli emendamenti del relatore Antonio Azzollini (Pdl) e quelli finora accantonati. «Partiremo con l’emendamento del relatore sulle pensioni», ha riferito il sottosegretario all’Economia, Luigi Casero. Per l’emendamento sul possibile taglio delle tredicesime per i dipendenti della pubblica amministrazione, tra cui forze di polizia, magistrati, vigili del fuoco, Casero ha riferito che la riformulazione dell’emendamento «non è stata ancora presentata, ma l’emendamento sarà modificato».

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fonte: 
http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=109528&sez=HOME_ECONOMIA

Appalti Trenitalia, cinque arresti. Pm: “Gare truccate in modo seriale”

Appalti Trenitalia, cinque arresti
Pm: “Gare truccate in modo seriale”

Operazione della Finanza di Napoli su richiesta dei pm Woodcock e Curcio: 5 ordinanze di custodia a carico di due ex dirigenti e tre imprenditori. L’accusa: pilotare l’affidamento dei lavori di manutenzione di carrozze e locomotori. Uno degli arrestati chiama in causa anche l’arcivescovo di Napoli

Appalti Trenitalia, cinque arresti Pm: "Gare truccate in modo  seriale"

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NAPOLI - Tangenti per pilotare gare e l’affidamento ad imprese private (per lo più della zona di Napoli) di appalti e commesse relative alla manutenzione, alla rottamazione e, in generale, a tutti i lavori riguardanti carri e locomotive di Trenitalia spa. Questo il sistema di corruzione delineato dai pm partenopei Francesco Curcio e Henry John Woodcock, che hanno coordinato l’inchiesta su una presunta associazione per delinquere che coinvolge ex dirigenti della società e imprenditori.

Gli appalti ammontano ad oltre 10 milioni di euro e, in alcuni casi, è emerso che erano stati affidati con trattative private dirette e singole, in modo irregolare, a imprese riconducibili a parenti di uno dei dirigenti della società pubblica. Le ipotesi di reato sono l’associazione per delinquere finalizzata alla turbata libertà degli incanti, corruzione, riciclaggio e reimpiego dei proventi illeciti in attività economiche, mentre il valore delle aziende ammonta a circa sei milioni di euro.

Si tratterebbe di un’organizzazione finalizzata a “pilotare in modo sistematico e seriale” gli appalti riguardanti Trenitalia spa in cambio di tangenti: questa l’accusa che i magistrati della Procura di Napoli muovono  a carico delle cinque persone – due ex dirigenti della società, licenziati di recente, e tre imprenditori – nei cui confronti è in corso di esecuzione da parte della Guardia di Finanza un’ordinanza di custodia cautelare.

Gli arrestati sono Raffaele Arena, ex dirigente responsabile del servizio manutentivo di Trenitalia, e Fiorenzo Carassai, ex responsabile di una sezione di manutenzione della società, e gli imprenditori napoletani Giovanni e Antonio De Luca, titolari della società ‘Fd Costruzioni’, impresa al centro dell’inchiesta. Arresti domiciliari, invece, per Carmine D’Elia, ritenuto socio occulto di Arena.

Secondo l’accusa, al centro dei “fatti criminosi” vi sarebbero la società ‘Fd Costruzioni srl’ di Napoli, dei fratelli Giovanni e Antonio De Luca, che operano proprio nel settore ferroviario, ed altre aziende alle quali i due dirigenti di Trenitalia destinatari delle misure cautelari – Raffaele Arena e Fiorenzo Carassai – avrebbero indebitamente affidato gli appalti. Dietro il pagamento di tangenti o l’affidamento delle commesse a società controllate e gestite da Arena tramite dei parenti.

Arena e Carassai sono accusati,
sia nel periodo in cui erano titolari delle loro rispettive posizioni di vertice all’interno di Trenitalia, sia dopo il venir meno del rapporto di lavoro con la società, di aver “costantemente esercitato una pervicace, quanto insidiosa attività, sistematicamente diretta a turbare e ‘pilotare’ le commesse conferite da Trenitalia”, per anni e con un volume d’affari di milioni di euro, anche con la complicità di altri dirigenti attualmente ancora in servizio.

Secondo l’accusa si tratta di un vero e proprio “sistema criminale” ben strutturato e “ancora a tutt’oggi operativo”, in cui “più che la libera concorrenza viene in rilievo un mercato manipolato ed egemonizzato da un cartello di imprese amiche”. E’ una vicenda in cui tutto viene gestito “al di là di parecchio del Codice Penale”, come ammettono due dei protagonisti in una delle tante intercettazioni riportate negli atti dell’inchiesta.

Sempre secondo l’accusa,
Arena – attraverso assegni e bonifici intestati alla moglie – avrebbe ricevuto denaro in cambio degli appalti, mentre in alcuni casi le stesse società aggiudicatrici sarebbero a lui riconducibili. Carassai, invece, per il tramite del figlio Leonardo, anch’egli indagato, avrebbe ottenuto un’ingente somma di denaro per finanziare un’iniziativa industriale e altre somme erogate nel tempo.

Nell’inchiesta spunta anche il nome dell’arcivescovo di Napoli, cardinale Crescenzio Sepe, anche se in questo caso il cardinale è solo citato in una intercettazione e non è in alcun modo coinvolto nelle accuse (a differenza dell’inchiesta di Perugia sui grandi appalti dove è indagato per corruzione) ma soltanto chiamato in causa da alcuni degli arrestati. In una conversazione intercettata il 5 maggio, Giovanni De Luca, assieme al fratello Antonio, chiede alla sorella Anna un intervento presso il cardinale di Napoli.  Il giorno dopo, al telefono con l’altro fratello Antonio, Anna De Luca riferisce che “il cardinale ha rifiutato di fissarle un incontro con Moretti”, amministratore delegato delle Ferrovie dello Stato.

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06 luglio 2010

fonte: 
http://www.repubblica.it/cronaca/2010/07/06/news/trenitalia_appalti-5416321/?rss

Amarsi a Londra al tempo delle caste: Una coppia indiana sfida la tradizione

Amarsi a Londra al tempo delle caste
una coppia indiana sfida la tradizione

Lei è una bramina, la classe dei più ricchi. Lui un paria, la categoria degli impuri. La religione vieta il matrimonio, gli amici li abbandonano ma loro, due avvocati, non si arrendono: “Basta alle discriminazioni”. E ottengono una clausola nella legge inglese

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dal corrispondente di Repubblica ENRICO FRANCESCHINI

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Amarsi a Londra al tempo delle caste una coppia indiana sfida la  tradizione

LONDRA - Giulietta e Romeo, al tempo delle caste. Solo che il tempo è oggi, e il luogo è Londra. Due ragazzi inglesi, ma di origine indiana. Lui un “intoccabile”, la categoria degli impuri e dei miserabili; lei una bramina, la classe più alta, quella dei custodi della fede e del sapere. Due giovani innamorati, divisi da un’antica tradizione che vieta le unioni tra membri di caste differenti, ufficialmente messa al bando quando l’India acquisì l’indipendenza, in realtà ancora osservata da molti. Umiliati, offesi, spinti da colleghi, parenti e amici a separarsi, questi due moderni Giulietta e Romeo  -  diversamente dai predecessori shakesperiani  -  sono rimasti insieme, si sono sposati, hanno avuto un figlio. E un giorno hanno raccontato la loro storia alla camera dei Lord, affinché l’arcaico sistema delle caste sia vietato dalla legge britannica e perseguito come forma di discriminazione.

I nomi dei protagonisti non sono noti. Il Times di Londra, che rivela la vicenda, concede loro l’anonimato per proteggerli da ulteriori vessazioni. Chiamiamoli perciò come i due personaggi creati dalla fantasia di Shakespeare. Premessa: la costituzione indiana del 1949 abolì le caste, riservando specificatamente una quota di posti di lavoro nel pubblico impiego a coloro che provenivano dalle caste più basse, o dalla sottocasta dei “dalit”, gli impuri, i paria, gli intoccabili, ai quali nell’India del passato venivano assegnati i mestieri più infami, come raccogliere feci nelle strade. Ma un’ampia parte della società indiana ha continuato a rispettare le caste: con i bramini sulla sommità della piramide sociale, seguiti dalla casta dei guerrieri e dei governanti, quindi da quella di agricoltori e commercianti, poi da quella dei servi. E quando milioni di emigranti indiani sono sbarcati nel Regno Unito, molti hanno portato con sé l’antica legge che proibiva i matrimoni tra appartenenti a caste diverse.
Giulietta, figlia di bramini, non è religiosa. Si laurea in legge, inizia a lavorare come praticante in un importante studio legale, in una città delle Midlands, cuore dell’Inghilterra. Lì un giorno i suoi occhi incontrano quelli di un altro giovane di estrazione indiana: Romeo, praticante nel suo stesso studio. E’ amore al primo sguardo. E, per un po’, va tutto bene. Ma quando colleghi, amici e familiari scoprono che lui proviene da una famiglia di “intoccabili”, la loro relazione diventa uno scandalo. Anche i senior partner dello studio sono indiani. Cominciano a fare pressioni su Giulietta perché lasci il fidanzato. Maltrattano lui, cercano di allontanarlo. Due brillanti carriere si arenano per una chiara forma di discriminazione.

I due giovani si rivolgono a un avvocato specialista di queste cause. Senonché l’Equality Act, la legge che punisce discriminazioni sulla base del sesso, della religione, della razza, non ne prevede sulla base delle caste. E’ ovvio: siamo in Gran Bretagna, nel ventunesimo secolo, dove può esistere il razzismo ma non certo la discriminazione tra bramini e intoccabili, no? E invece sì, esiste anche quella. Giulietta e Romeo non demordono. Si sposano. Hanno un figlio. Non ricevono cartoline d’auguri e doni da parenti ed amici: sono diventati, a tutti gli effetti, due intoccabili. Ma non si arrendono nemmeno davanti a questo. Ottengono un’udienza a porte chiuse davanti a una commissione della camera dei Lord. Raccontano la loro storia. E i Lord, impressionati, aggiungono – due mesi fa – una piccola clausola all’Equality Act, includendovi la discriminazione sulla base delle caste. In autunno il parlamento deciderà se vietarla espressamente per legge.

Il pregiudizio di casta provoca abusi e violenze, anche oggi, anche tra gli indiani d’Inghilterra. Gli intoccabili sono sottoposti a prese in giro e bullismo. Uno confessa che a scuola i compagni lo costringevano a pulire i gabinetti. Altri parlano di rapporti d’affari interrotti, di amori vietati. Nel 2005, una giovane londinese di 25 anni fu massacrata dal padre, dal fratello e dai cugini, perché aveva confessato di amare un uomo di una casta inferiore. Ma le organizzazioni induiste non ammettono volentieri il problema, temendo che riconoscere l’esistenza del sistema delle caste serva a colorare con uno stereotipo razzista tutta la loro comunità, facendola passare per retrograda. “Invece di occuparsi delle caste dell’India”, dice in proposito Bharti Tailor, segretario generale dell’Hindu Forum of Britain, “perché gli inglesi non si preoccupano delle loro insuperabili differenze di classe? Non è forse una casta anche la famiglia reale?”. Come che sia, Giulietta e Romeo sperano che la loro storia abbia un lieto fine. Anche gli amori difficili possono essere felici.

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06 luglio 2010

fonte: 
http://www.repubblica.it/esteri/2010/07/06/news/india_matrimonio-5417101/?rss

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