RADIO VATICANA – Elettrosmog, i genitori delle vittime scrivono al Papa: sospendere trasmissioni / La lettera
RADIO VATICANA
Elettrosmog, i genitori delle vittime
scrivono al Papa: sospendere trasmissioni

Dopo la perizia del gip che stabilisce un nesso tra i decessi per leucemia e le antenne di Radio Vaticana, da Cesano la lettera al Pontefice
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ROMA – « Santità, noi, che oggi ci permettiamo di rivolgerci alla Sua Santità, siamo genitori provati dal dolore per i nostri figli. Alcuni di noi se li sono visti strappare in tenera età dalla leucemia infantile, altri, più fortunati, hanno visto loro negata la serenità dell’infanzia, trascorsa tra ospedali e delicati interventi…». I genitori di Cesano, il paese alle porte di Roma confinante con gli impianti della Radio Vaticana, hanno scritto una lettera al Papa. Ricordano i risultati della perizia che è stata resa nota da poco nel nuovo procedimento per omicidio colposo intentato contro i vertici della radio pontificia.
LA RICHIESTA – «Le chiediamo, Santità, in ragione del medesimo senso di umana partecipazione che ha sempre ispirato i Suoi atti, di voler valutare l’opportunità di sospendere l’utilizzazione degli impianti di Santa Maria di Galeria almeno fino a quando non sia maturato nel mondo scientifico una ragionevole certezza sugli effetti delle onde elettromagnetiche sui bambini…», scrivono i genitori dei 19 bambini colpiti dalla leucemia, un dato che oltre dieci anni fu già dichiarato “anomalo” dalla prima indagine epidemiologica effettuata dal servizio dell’Asl. (Leggi il testo integrale della lettera)
IL COMITATO «BAMBINI SENZA ONDE» – A rendere pubblica la lettera è Augusto Rossi, il papà che molti anni fa decise di condividere nel paese il dramma di una figlia ammalata, lo fece affiggendo accanto alla porta del forno un manifesto scritto a mano in cui si invitavano i residenti colpiti dallo stesso tipo di malattie a incontrarsi. «Era il 1998 – spiega Augusto Rossi -. Eravamo andati a vivere nel paese tre anni prima, nel ’96 mia figlia che era piccolissima si ammalò, ad ematologia dell’Umberto I dove fu ricoverata scoprimmo nei lettini vicini altri due bimbi colpiti da leucemia, due bimbi di Cesano, Giulia e Francesco che ora purtroppo non ci sono più». Il comitato che sorse – “Bambini senza onde” – raccolse rapidamente buona parte del paese, al primo incontro con il presidente della XX circoscrizione i cesanesi scoprirono che c’erano già grossi faldoni accumulati sul problema delle potenti trasmissioni in onde corte della Radio del Vaticano, emissioni che furono controllate solo in seguito dall’Asl Rme con la scoperta di una situazione fuori controllo: 18 volt metro intorno alle abitazioni più vicine all’impianto radiofonico. Scattò allora la denuncia che ha portato al primo processo al termine del quale Costantino Pacifici e il cardinale Tucci, i due imputati superstiti (Pasquale Borgomeo, direttore della radio, era nel frattempo deceduto) sono stati condannati al risarcimento in sede civile con prescrizione però del reato di “getto pericoloso di cose”. La perizia attuale è scaturita invece da un nuovo grado di giudizio che su iniziativa dei Pm Pesci ed Amendola procede per omicidio colposo nei confronti dei vertici della radio pontificia. La perizia consegnata da poco, che stabilisce il nesso tra emissioni radiofoniche e malattie oncologiche infantili, è stata ordinata cinque anni fa.
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Paolo Brogi
14 luglio 2010
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La lettera al Papa dei genitori dei 19 bambini colpiti dalla leucemia
«Le richiediamo di prendere posizione sulle responsabilità individuali oggetto del procedimento penale in corso»
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Santità,
noi, che oggi ci permettiamo di rivolgerci alla Sua Santità, siamo genitori provati dal dolore per i nostri figli. Alcuni di noi se li sono visti strappare in tenera età dalla leucemia infantile, altri, più fortunati, hanno visto loro negata la serenità dell’infanzia, trascorsa tra ospedali e delicati interventi.
È notizia di questi giorni che un accertamento tecnico, condotto in una sede giudiziaria con spirito neutrale ed animo sereno da un esperto scelto da un giudice terzo, ha rilevato l’evidenza scientifica che la vicinanza delle nostre abitazioni agli impianti di Radio Vaticana ha contribuito ad aumentare il rischio di ammalarsi per i nostri figli, troppo a lungo esposti, inermi ed inconsapevoli (alcuni ancora nel grembo materno), alle insidie sconosciute delle onde elettromagnetiche che scaturivano dalla quella stazione radio. Non abbiamo né la presunzione né la competenza per intrattenerLa sulle problematiche tecniche che la complessa questione investe e tanto meno Le richiediamo di prendere posizione sulle responsabilità individuali oggetto del procedimento penale in corso.
Le chiediamo, tuttavia, che la Chiesa non rimanga sorda all’allarme che, oggettivamente, l’esito di questo autorevole accertamento diffonde e che eviti, per il futuro, il rischio di concorrere a causare una maggiore diffusione della leucemia infantile. Le chiediamo, Santità, in ragione del medesimo senso di umana partecipazione che ha sempre ispirato i Suoi atti, di voler valutare l’opportunità di sospendere l’utilizzazione degli impianti di Santa Maria di Galeria almeno fino a quando non sia maturato nel mondo scientifico una ragionevole certezza sugli effetti delle onde elettromagnetiche sui bambini. Una misura provvisoria che, con il ricorso ad alternative e non meno efficienti tecnologie, non impedirebbe alla Chiesa di raggiungere i suoi fedeli sparsi nel mondo ma che con certezza potrà evitare che un domani tornino ad essere attuali, rivolte ad altri genitori, le Sue stesse parole: “molti di voi avete sperimentato che, quando eravate sufficientemente coraggiosi per parlare di quanto vi era accaduto, nessuno vi ascoltava … è comprensibile che voi troviate difficile perdonare o essere riconciliati con la Chiesa”.
Con fiducia nel Suo paterno ascolto, Le inviamo i nostri sentimenti di filiale devozione.
A nome dei genitori dei 19 bambini colpiti dalla leucemia nei dintorni di Radio Vaticana
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14 luglio 2010
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ENERGIA – Inaugurato a Priolo il “solare di Archimede”
ENERGIA
Inaugurato a Priolo il “solare di Archimede”

La centrale Enel si avvale di un’intuizione dello scienziato vissuto 23 secoli fa, attualizzata da Carlo Rubbia. L’impianto rimarrà in funzione anche di notte o con le nuvole. “Unico nel suo genere, punta di diamante del progresso”
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di VALERIO GUALERZI
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L’impianto di Priolo
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Rispetto a 23 secoli fa il nemico è cambiato, ma il luogo e il modo per combatterlo è rimasto lo stesso. All’epoca c’erano i romani da tenere fuori Siracusa, ora va sconfitto il riscaldamento globale riducendo le emissioni di anidride carbonica. L’arma rimane però uguale: specchi per concentrare la forza del sole. La geniale intuizione che Archimede mise in pratica nel 212 a. C. per neutralizzare le navi nemiche è tornata oggi d’attualità a pochi chilometri dalla sua Siracusa con l’inaugurazione a Priolo della prima centrale italiana a solare termodinamico. Un impianto pilota (che non a caso porta il nome dell’antico saggio della Magna Grecia) dalla limitata capacità (circa 5 MW di potenza), ma tecnologicamente all’avanguardia, grazie alla capacità del premio Nobel Carlo Rubbia di attualizzare l’intuizione di Archimede.
Grandi impianti solari termodinamici (detti anche a concentrazione o Csp) sono già in funzione con successo in particolare in Spagna e Stati Uniti, ma l’invenzione sviluppata dal fisico italiano durante la sua presidenza dell’Enea ha dato una marcia in più a questo tipo di fonte rinnovabile. Rispetto al metodo “tradizionale” che usa lunghe file di specchi a parabola per concentrare il calore del sole su un tubo dove scorre olio, la centrale Enel utilizza degli speciali sali fusi realizzati dall’azienda umbra Angelantoni 1 (con una partecipazione societaria della tedesca Siemens) su brevetto Enea.
Questi sali rispetto all’olio usato per creare vapore in grado di alimentare normali turbine per la produzione di elettricità raggiungono infatti temperature molto più elevate (550 gradi anziché 400) permettendo all’impianto di restare in funzione quasi a ciclo continuo, senza doversi fermare nelle ore di buio o in caso di nuvole.
La centrale Archimede non è quella che in gergo viene chiamata “stand alone”, ma è stata affiancata a un impianto tradizionale dove aiuta a far girare le stesse turbine alimentate a gas. “E’ un impianto unico nel suo genere che aumenta l’efficienza energetica di circa il 20-25% e consente di avere la disponibilità dell’energia accumulata anche di notte o in condizione di cielo coperto”, ha sottolineato l’ingegner Livio Vido, direttore di ingegneria e innovazione di Enel. “E’ la punta di diamante di un processo e di un progresso continuo nelle energie rinnovabili da parte dell’Enel”, ha aggiunto il direttore generale dell’azienda Fulvio Conti all’inaugurazione. “E’ un prototipo – ha precisato – costato 60 milioni di euro capace di generare un meccanismo industriale ridotto di costi se realizzato in larga scala in tante parti del mondo”.
La partecipazione di un colosso come Siemens al progetto italiano conferma infatti le grandi prospettive del solare termodinamico e in particolare del termodinamico a sali fusi. Anche in vista del grande progetto Desertech avviato da un cartello di grandi imprese europee (tedesche in primo luogo) per realizzare decine di impianti di questo tipo nell’Africa settentrionale e sahariana. In una recente audizione al Senato, l’Anest (Associazione nazionale energia solare termodinamica) ha inoltre sottolineato come esistano in Italia le potenzialità per realizzare entro i prossimi dieci anni centrali per 3-5000 MW creando oltre 30 mila posti di lavoro.
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14 luglio 2010
fonte: http://www.repubblica.it/ambiente/2010/07/14/news/centrale_priolo-5591763/?rss
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Armata Brancaleone? No grazie: io sto con Don Chisciotte! Condividi
Armata Brancaleone? No grazie: io sto con Don Chisciotte
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Ricevo via mail questo appello (prologo):
Verso l’assemblea di settembre (uniti si vince divisi si perde)
L’appello per una unità d’azione tra le varie forze che stanno a sinistra del PD continua a raccogliere adesioni significative.
E’ un fatto molto importante. Ciò significa che vi sono le condizioni per invertire la tendenza alle divisioni che si è manifestata in questi anni.
Come compagne e compagni di Rifondazione Comunista siamo impegnati nella costruzione della Federazione della Sinistra e in autunno si terrà, finalmente, il congresso costitutivo: Prc, Pdci, Socialismo 2000, Lavoro-Solidarietà, rappresentanti di movimenti altermondialisti, del femminismo, dell´ambientalismo si mettono assieme in un progetto comune.
Tutto questo è importante, ma non sufficiente. A sinistra del PD, oltre alle forze impegnate nella costruzione della Federazione, ci sono altri soggetti.
Con loro dobbiamo trovare le forze possibili dell´unità e della collaborazione.
Il successo della raccolta delle firme per il referendum sull´acqua dimostra che questa unità produce risultati e apre la possibilità di vincere qualche battaglia.
Proprio per discutere le forme di questa unità e le proposte su cui lavorare assieme, già in settembre i firmatari terranno una prima Assemblea nazionale.
Tutto questo è importante e positivo. Aderiamo e facciamo aderire.
La sinistra torni a giocare un ruolo importante nella politica italiana
Siamo donne e uomini di sinistra che hanno preso parte alle tormentate vicissitudini culminate nella disfatta del 2008. Oggi, nella diaspora della sinistra italiana, facciamo riferimento a organizzazioni e movimenti diversi.
Alcuni di noi svolgono ruoli dirigenti in partiti o associazioni, altri – dismessa la militanza attiva – contribuiscono in altre forme alla battaglia politica o vi partecipano da semplici cittadini, con immutata passione.
Siamo dunque diversi. Ma siamo anche uguali. Questa comunanza significa per noi convenire su talune fondamentali priorità: i diritti del lavoro, l´occupazione e il reddito delle classi lavoratrici; l´inalienabile titolarità collettiva dei beni primari, a cominciare dall´acqua, dalla conoscenza e dall´ambiente; la democrazia partecipativa, garantita dalla Costituzione repubblicana nata dalla Resistenza antifascista.
Sulla base di queste opzioni condivise, l´attuale situazione sociale e politica del Paese ci appare grave e densa di pericoli. Guardiamo con allarme alle pesanti conseguenze della crisi economica sulle condizioni di vita di grandi masse di cittadini italiani e migranti. Riteniamo (e la «manovra correttiva» ora minacciata dal governo ci rafforza in tale convincimento) che la drammatica crisi che investe gli anelli più deboli del contesto europeo sancendo il fallimento dell´Europa liberista di Maastricht e di Lisbona renda ancor più preoccupante anche nel nostro Paese la prospettiva delle classi subalterne. Consideriamo intollerabili il dilagare della povertà e della precarietà; l´attacco governativo alle tutele giuridiche del lavoro dipendente e al diritto dei lavoratori a una contrattazione collettiva solidale, autonoma e democratica; la distruzione dello Stato sociale e il controllo oligarchico sui mezzi di informazione; il diffondersi della corruzione e dell´evasione fiscale e l´imposizione di un sistema politico bipolare che nega rappresentanza e voce a milioni di elettori. Riteniamo concreto il rischio di svolte autoritarie in un contesto segnato dalla rottura della coesione sociale e dalla recrudescenza di pulsioni razziste alimentate da chi accarezza disegni populisti e progetta la distruzione istituzionale dell´unità nazionale.
In questo difficile frangente pensiamo che quanto ci unisce debba prevalere su quanto ci ha sin qui diviso e tuttora ci separa. Siamo determinati a batterci per una società più civile e meno ingiusta, ma siamo al tempo stesso consapevoli del concreto rischio di estinzione che oggi incombe sulla sinistra italiana. Tutto ciò ci convince della inderogabile necessità di puntare sulle convergenze e affinità e di privilegiare le importanti battaglie comuni che insieme possiamo combattere e vincere: innanzitutto quella, cruciale, per il rilancio del sistema elettorale proporzionale per tutte le assemblee elettive, a cominciare dal Parlamento nazionale.
Con questo spirito ci rivolgiamo a tutte le forze organizzate della sinistra, affinché in ciascuna si affermi una volontà unitaria, indispensabile a far sì che la sinistra torni a giocare un ruolo importante sulla scena politica italiana.
primi firmatari:
Vittorio Agnoletto, Gianni Alasia, Nicola Atalmi, Saverio Aversa, Katia Bellillo, Marzia Biagiotti, Alberto Burgio, Maria Campese, Loris Campetti, Luciana Castellina, Giusto Catania, Andrea Cavallini, Cesare Chiazza, Stefano Ciccone, Marcello Cini, Paolo Ciofi, Maria Pia Covre, Elettra Deiana, Nino De Gaetano, Piero Di Siena, Stefano Falcinelli, Paolo Favilli, Luigi Ferrajoli, Gianni Ferrara, Francesco Garibaldo, Alfonso Gianni, Haidi Giuliani, Claudio Grassi, Damiano Guagliardi, Margherita Hack, Rita Lavaggi, Raniero La Valle, Orazio Licandro, Giorgio Lunghini, Maria Rosaria Marella, Alberto Marri, Giorgio Mele, Maria Grazia Meriggi, Goffredo Moroni, Roberto Musacchio, Ivan Nardone, Giorgio Nebbia, Simone Oggionni, Franco Ottaviano, Moni Ovadia, Gianni Pagliarini, Manuela Palermi, Valentino Parlato, Roberto Passini, Paola Pellegrini, Ciro Pesacane, Silvana Pisa, Luciano Ponticelli, Marcello Ricci, Luciano Riecco, Tiziano Rinaldini, Giorgio Riolo, Anna Maria Rivera, Raffaele Salinari, Linda Santilli, Elisa Savi, Patrizia Sentinelli, Adriana Spera, Bruno Steri, Aldo Tortorella, Alessandro Valentini, Mario Vegetti, Gianni Vigilante, Massimo Villone, Luigi Vinci, Stefano Vinti, Stefano Zuccherini
aderiscono:
Gero Accardo, Veronica Albertini, Gianluca Alfieri, Massimo Allulli, Daniela Ambrosino, Antonio Antonelli, Luca Antoniazzi, Giancarlo Bandinelli, Michele Barosselli, Luciano Barracco, Enrico Bayma, Gino Bernabini, Edoardo Biancardi, Gabriele Bini, Jacopo Borsi, Pino Brandi, Maurizio Brotini, Tonino Cafeo, Filippo Cannizzo, Mimmo Caporusso, Alberto Celli, Jonathan Chiesa, Rosario Consiglio, Giacomo Conti, Mario Corinaldesi, Giovanna Covolo, Stefano Cristiano, Marco Dal Toso, Virginia De Cesare, Massimo De Santi, Valerio della Croce, Silvia Di Giacomo, Francesco Alberto Domenichini, Marco Donà, Giuliano Ezzelini Storti, Bernardo Fallani, Giuseppe Fazio, Elena Fornasari, Michele Frascarelli, Giuseppe Genchi, Alessandro Genova, Claudio Giambelli, Ivano Gioffreda, Oscar Grasso, Valentina Greco, Antonio Griesi, Chiara Guida, Giancarlo Iacchini, Roberto Iacovacci, Nicola Iannarelli, Filippo Incorvaia, Silvia Iracà, Chiara La Rocca, Diego La Sala, Paolo Laricchiuta, Mauro Lenzi, Alessandro Leoni, Gianluca Lombardi, Alyosha Matella, Evelino Matella, Cristina Mattiello, Andrea Merola, Alessandro Monti, Alaa Nasser, Massimiliano Ortu, Mario Ottavi, Giovanna Pagani, Dimitri Palagi, Andrea Parti, Enrico Pellegrini, Mauro Pinzauti, Federica Pitoni, Salvatore Politini, Maurizio Pucci, Daniele Quatrano, Rita Rossi, Luca Rovai, Stefano Ruggieri, Stefano Russo, Pino Santarelli, Giuliano Sdanghi, Alberto Sorbello, Valentina Steri, Ferdinando Stumpo, Luigi Tamborrino, Alessandro Tedde, Mirco Tincani, Costanzo Toti, Maria Pia Trevisani, Alberto Viscardo Galante, Ivan Xamo.
per aderire: unitasinistra@gmail.com
Laura, spirito libero ed indomito, ha già risposto a modo suo: http://www.facebook.com/note.php?note_id=10150228261305717&comments&ref=notif
Sono d’accordo con lei, ma non mi voglio limitare ad aderire all’”appello per la “sinistra” n.34758674938”: tento quindi di dare il mio contributo.
Tante sono le considerazioni che mi vengono in mente… le elenco in ordine sparso, non in ordine di importanza.
1) A voler essere cattivi – o forse solo obiettivi? – una si potrebbe domandare da dove arriva tutta questa improvvisa esigenza di unità, visto che una bella parte di firmatari brilla per scissioni, più o meno recenti. E passino le uscite di tempi ormai storici, ma alcune sono proprio fresche fresche… allora, o c’è bisogno di unità – ma non da oggi, mi pare! – oppure continuiamo a “costruire cespuglietti sradicando la foresta”.
2) L’appello, ennesimo, è rivolto alle forze che stanno alla sinistra del PD. Be’, a parte che “stare a sinistra del PD” è talmente facile da non poter essere considerata una discriminante (persino Di Pietro e Fini a volte sono più a sinistra del PD), visto che a mettere in crisi certe personalità del suddetto partito basta non più la provocatoria richiesta “ci dica qualcosa di sinistra”, ma persino “ci dica qualcosa”… la domanda mia è: QUANTO più a sinistra del PD? Basta capirsi… e che ne facciamo della “parte sana e rossa” che ancora milita nel PD? O è un appello solo per dirigenti?
3) I firmatari sono “…accomunati dall’appartenenza a una stessa storia e cultura politica…” e convengono su certi diritti inalienabili, “…a cominciare dall’acqua …” e infatti stiamo raccogliendo le firme per un referendum popolare. Però mi giunge notizia che un esponente di RC ed uno di SeL sono entrati nel CdA dell’ARIN, che, stando ad http://www.acquabenecomune.org/raccoltafirme/index.php?option=com_content&view=article&id=482%3Anapoli-due-membri-di-sinistra-ecologia-e-liberta-e-di-rifondazione-comunista-nel-nuovo-cda-dellarin-spa&catid=163%3Anotizie-flash è una SpA (perché nel sito ufficiale dell’ARIN mica è specificato!). Paolo Ferrero, interpellato non solo da me sulla sua pagina ufficiale di FB, non ha finora dato cenni di riscontro.
4) Sempre i firmatari guardano “… con allarme alle pesanti conseguenze della crisi economica sulle condizioni di vita di grandi masse di cittadini italiani e migranti”: io invece le pesanti conseguenze me le sento sul groppone, visto che vivo di sussidio di disoccupazione (beata me che ce l’ho!) e di carità familiare. Purtroppo il loro sguardo allarmato non mi riempie la dispensa… e nemmeno il portafogli.
5) Essi considerano “…intollerabili il dilagare della povertà e della precarietà…”, ma il pacchetto Treu non l’ha varato l’attuale governo, mi pare… e se non vado errato la precarietà è iniziata da lì, così come “…il controllo oligarchico sui mezzi di informazione” non è cosa di oggi, e magari qualche responsabilità ce l’hanno anche coloro che non si sono mai voluti occupare di conflitto di interessi, quando erano al governo. Non starò a rifare discorsi stradatati su responsabilità e convenienze, su numeri in parlamento e necessità di sopravvivenza… ma allora mi viene da pensare che “la sinistra” abbia sempre contato un po’ come il due di picche e non sia problema di oggi.
6) Sul “…rilancio del sistema elettorale proporzionale per tutte le assemblee elettive…” non posso non essere d’accordo: non è una novità, ma siamo sempre lì: la famigerata riforma non è stata voluta solo dalla destra, mi sembra… solo che, se lo dico io è per puro interesse personale (nel senso che voglio essere rappresentata), ma se lo dicono loro è lo stesso o il passivo diventa attivo?
Tutto questo (ma se mi ci soffermassi mi verrebbe in mente anche altro, temo) in merito all’appello in sè. Resta poi un’altra considerazione, di carattere generale ma non meno importante (anzi!): ma uno straccio di proposta programmatica no?
E, ancora più importante – almeno per me – anche se questo programma ci fosse, non mi basterebbe. Vedi il discorso sull’acqua al punto 3.
Non ci siamo. Io questo appello non lo firmo e non lo diffondo neppure. E’ generico ed inconcludente. Sembra fatto apposta per poter valere per tutti… ma non per me. Loro che non sono più in parlamento sono preoccupati per la situazione di crescente miseria in cui versano i lavoratori. Io, che sono la nuova miserabile, ho bisogno di fatti e non parole. Non ci sono i soldi, adesso. E prima, che almeno qualcosa c’era? Sarà perché io son nata extraparlamentare, ma il Soccorso Rosso esisteva allora e funzionava, anche se eravamo fuori dalle stanze del potere. Noi ci si sosteneva come si poteva, ma eravamo solidali nei fatti. Ci fosse stato qualcuno – dei firmatari, ché qualcuno almeno dei miei amici “normali” (nel senso di “senza incarichi dirigenziali a vario livello”, che di normale non hanno null’altro, son tutte persone eccezionali) – che avesse detto, chessò, metto le mie competenze a servizio di… gli operai di Pomigliano? I terremotati abruzzesi? Gli immigranti di Rosarno? Giusto per citarne alcuni, che lo sapete tutti quante situazioni tragiche ci sono adesso in Italia. Io di tali voci non ne ho sentite. E voi?
No cari miei. “Siamo diversi eppure uguali”: ma diversi da chi? Uguali a chi? Noi abbiamo l’etica, va bene, ma quale etica? Quella comunista no di certo, perché di comunismo non si può parlare (che già i giovani del PD si ribellano a sentirsi appellare compagni, ma non è questo il punto, visto che l’appello li scavalca) datosi che il suddetto appello è firmato anche da esponenti di SeL, che – Bertinotti docet – non sono comunisti. Allora parliamo genericamente di etica “della sinistra”, diversa da quella che vede un Fassino qualsiasi snobbare un paio di persone che gli chiedono conto di qualcosa. Siamo diversi, diversissimi… al punto che le bacheche dei nostri segretari (purtroppo in questo anche Diliberto, ancorché malato e quindi in parte giustificato, non brilla) pullulano di comunicati – loro, dei segretari e dirigenza varia… anche se qualche rara avis tra i “personaggi noti” fortunatamente c’è – e di domande, proposte, inviti di elettori e/o militanti comuni cui non v’è traccia di riscontro. Siamo talmente diversi che,a volte, preferiamo annullare comizi elettorali perché c’è poca gente… aspettiamo che per grazia ricevuta le piazze si colmino? Be’ allora siete proprio uguali… uguali all’armata Brancaleone. Mi dispiace, anzi non mi dispiace per nulla: io sto con Don Chisciotte.
elena

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PS: lo so che i panni sporchi sarebbe meglio lavarli in famiglia… ma dato che attualmente sono orfana, e non per mia volontà…
ed ora passo la palla a Loris, che sicuramente avrà qualcosa da dire, e a voi tutti.

Sfiducia a Cosentino alla Camera. Casini: «La voteremo» / Roberto Saviano su Nicola Cosentino
Come ridurre tutto a pagliacciata:
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La mozione di Idv e Pd, firmata anche dall’Udc, in aula la prossima settimana
Sfiducia a Cosentino alla Camera
Casini: «La voteremo»
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Il leader Udc: «Non anticipiamo verdetti ma c’è un problema di opportunità per chi sta al governo»
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ROMA – La mozione di sfiducia di Idv e Pd, firmata anche dall’Udc, nei confronti del sottosegretario all’Economia Nicola Cosentino sarà esaminata dall’Aula della Camera la prossima settimana; mercoledì sera o giovedì mattina, subito dopo il decreto legge sulle missioni internazionali. Lo ha confermato la conferenza dei capigruppo di Montecitorio.
LA DECISIONE PRESA DA FINI - Pdl e Lega erano contrarie all’esame della mozione in luglio; la decisione è stata quindi presa dal presidente della Camera, Gianfranco Fini, come previsto quando manchi accordo fra i gruppi sul calendario. Il documento, non essendo prevista la sfiducia diretta per un sottosegretario, a differenza dei ministri, inviterà Cosentino a dare le dimissioni e il Governo a ritirare le deleghe. È stata invece rinviata a settembre la discussione dell’altra mozione, quella riguardante il sottosegretario alla Giustizia, Giacomo Caliendo.
DISSENSO DI CICCHITTO SULLA SCELTA DI FINI - Il presidente dei deputati del Pdl, Fabrizio Cicchitto, ha espresso “netto dissenso” rispetto alla calendarizzazione della mozione di sfiducia nei confronti del sottosegretario all’economia Nicola Cosentino presentata dalle opposizioni. «Contestiamo questo metodo di lotta politica che sta usando l’opposizione per cui ogni giorno, magari chiedendo la diretta televisiva in pieno stile Samarcanda o Annozero, si fanno processi alla Camera», ha aggiunto Cicchitto parlando al termine della conferenza dei capigruppo. «Si era detto poi – ha concluso – di concentrare tutte le energie sulla manovra economica».
Controreplica di Fabrizio Alfano, il portavoce del presidente Gianfranco Fini: «Fino a quando le regole attribuiranno al presidente della Camera la facoltà di decidere la calendarizzazione di un provvedimento quando non c’è l’accordo tra i capigruppo, Fini continuerà ad assumersi la responsabilità di calendarizzare i provvedimenti in assoluta libertà di coscienza».
CASINI: «LA VOTEREMO» – «Abbiamo già presentato in passato la sfiducia a Cosentino e la voteremo». Lo ribadisce il leader dell’Udc, Pier Ferdinando Casini, a margine dell’Assemblea annuale di Confcooperative. «Siamo garantisti e non vogliamo anticipare verdetti – precisa Casini – ma c’è un problema di opportunità per chi sta al governo. La vicenda che ha coinvolto il governatore Caldoro è veramente una cosa preoccupante e vergognosa».
MARONI: «NELLA LEGA NON SAREBBE SUCCESSO» – Il ministro dell’Interno Roberto Maroni, in un’intervista pubblicata dal «Corriere della Sera» ha detto che «la P2 fu una cosa seria, qui mi sembra ci siano più ombre che sostanza. Ma Scajola si è dimesso senza essere indagato. Gli interessati o il loro partito devono valutare se non lasciare provochi danni al governo o al partito stesso. Noi nella Lega faremmo così». Il ministro ha anche detto che «nella Lega non può accadere un caso Cosentino».
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14 luglio 2010
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Roberto Saviano su Nicola Cosentino
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a Linea notte intervento di Roberto Saviano sul caso di Nicola Cosentino accusato di avere avuto rapporti con il clan dei Casalesi
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VIDEO – «Life», ecco il volto della natura invisibile
Animali mai visti prima e dettagli fino ad ora sconosciuti: al via la nuova serie tv
«Life», ecco il volto della natura invisibile
Tremila giorni di riprese in sette continenti: in Italia le immagini della Natural History Unit della Bbc
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MILANO — Ippopotami capaci di volare, delfini che formano cerchi perfetti nell’acqua per catturare i pesci, camaleonti che rubano il cibo direttamente dalle tele dei ragni. Nel mondo, sono tutte cose che capitano ogni giorno. Solo che nessuno le ha mai viste. Fino ad ora. Perché quello che per l’occhio umano è impossibile da codificare è stato invece catturato dalle super telecamere ad alta velocità della Bbc, che hanno ripreso scene da addirittura ottomila fotogrammi al secondo. Rendendo, di fatto, visibile l’invisibile.
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LA NATURA IN ALTA DEFINIZIONE – Ed così che è nato quello che per molti sarà il vero evento televisivo di questa estate: «Life» (per l’Italia, la voce e il volto della serie sarà quello di Tessa Gelisio, che così racconta il suo approccio con queste immagini). Da quest’oggi, ogni mercoledì, in prima serata su Retequattro, andrà in onda questa incredibile serie naturalistica realizzata dalla Natural History Unit di Bbc: il più importante dipartimento del mondo di riprese televisive dedicato alla natura e agli animali. Dieci episodi girati in alta definizione — per un budget di oltre 12 milioni di euro — che raccontano come mai prima d’ora gli animali, le piante e la loro spettacolare lotta per la sopravvivenza.
TREMILA GIORNI DI RIPRESE – Enorme lo sforzo produttivo che si riflette nei numeri: 3mila giorni di riprese, 4 anni di lavoro, 7 continenti visitati. Cifre che però hanno reso possibile la realizzazione di immagini finora mai viste, come lucertole che camminano sull’acqua. Oppure quelle che hanno catturato la lingua saettante del camaleonte nel momento in cui intrappola un insetto o ancora l’ansiogena caduta di una minuscola rana, salva per miracolo dopo essersi aggrappata alla fogliolina di un albero. E così, senza rendersene sempre conto, ci si ritrova commossi o divertiti dalla magia della natura. Suggestioni autentiche che per ora hanno già regalato sei nomination agli Emmy Awards, per questa straordinaria serie tv.
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La conduttrice Tessa Gelisio: la vita sul pianeta è un animal show (13 luglio 2010)
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Chiara Maffioletti
13 luglio 2010(ultima modifica: 14 luglio 2010)
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World’s Most Powerful Predator – Life of Mammals – BBC
Before human beings had weapons, as David Attenborough describes in The Life of Mammals, the Siberian tiger was the most powerful killer on Earth. Amazing footage of this beast in action from the BBC. Visit http://www.bbcearth.com for all the latest animal news and wildlife videos and watch more high quality videos on the new BBC Earth YouTube channel here: http://www.youtube.com/bbcearth
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NUOVA P3 – Nome in codice “Cesare”. Silvio informato su tutto
Nome in codice “Cesare”. Silvio informato su tutto

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«Dovremmo raggiungere… Chiamiamolo così, cerca di capire: Cesare. Che sarebbe Cesare». Il 28 settembre 2009 Flavio Carboni è al telefono con Maria, una collaboratrice del presidente della Sardegna Cappellacci. Ma chi è questo “tale” Cesare il cui nome ricorre decine di volte nelle carte dell’inchiesta sulla nuova loggia P3? Cesare che va informato delle manovre sulla Consulta per il Lodo Alfano, Cesare a cui va riferito delle notizie (false) che vedrebbero Caldoro coinvolto in una storia di trans, Cesare a cui va detto degli affari sull’eolico in Sardegna. La risposta la danno i carabinieri in una nota ad una delle informative agli atti dell’inchiesta (nota n. 15 pag 12 segue informativa nr. 474/1- 50-3-44). Cesare, scrivono, «è pseudonimo utilizzato per riferirsi al Presidente del Consiglio». È la chiave di volta. Cesare è Silvio Berlusconi, il deus ex machina che si muove dietro le quinte di tutte le manovre della nuova loggia. Sempre informato, sempre presente un passo indietro. «Mio cugino Cesare vuole sapere», dice Arcangelo Martino il 30 settembre 2009 in piena manovra di salvataggio per il Lodo Alfano. «Mio nipote Cesare», fa eco Pasquale Lombardi. Del resto che i due stiano lavorando alacremente per pilotare il verdetto della Consulta Cesare-Berlusconi lo sa bene. «Io la settimana prossima mi incontro con Cesare – svela a Lombardi Nicola Cosentino il 2 ottobre – lui è rimasto contento per quello che gli stiamo facendo per il 6 (la data inizialmente prevista per la pronuncia sul Lodo Alfano (ndr) e allora giustamente ci deve dare qualche cosa e ci deve dare te e non m’ha scassa’ o’ cazz’». Quando il verdetto si avvicina, i conteggi si moltiplicano. Il gruppetto di Carboni è ottimista visto il lavoro fatto, e il 25 settembre Arcangelo Martino è euforico con Carboni: «Diglielo a Cesare!».
E che Cesare sia pienamente della partita lo dimostra anche una intercettazione del 19 ottobre in cui si parla di una cena organizzata a casa di Verdini per parlare proprio del Lodo. «Bisogna vedere se c’è… se c’è Cesare», si chiede Carboni. «A me pare che non c’è», gli risponde Martino. Il lavoro ai fianchi sugli uomini della Consulta è incessante. Il 23 settembre “il gruppetto” si è riunito a pranzo, e Lombardi aggiorna sulla conta dei favorevoli e dei contrari in seno alla Corte Costituzionale il sottosegretario alla Giustizia Giacomo Caliendo che ha dovuto lasciare il tavolo in anticipo. «Abbiamo fissato che ogni giorno, ogni settimana bisogna che ci incontriamo per discutere tra di noi e vedere ando stà o’ buono e ando sta o’ malamente – spiega – E poi ammo vedè Cesare quanto prima». Che poi, quando Carboni e Martino si accordano per vedersi e raggiungere casa di Verdini, il faccendiere sardo arrestato è costretto persino a spiegare che «non è al Grazioli, eh!».
Del resto tutto si riferisce a Cesare-Silvio, e Carboni si vanta a più riprese di aver parlato con lui al telefono con Lombardi e Martino: dalle prime notizie sulla campagna diffamatoria contro Caldoro fino alle manovre sugli affari dell’eolico. «Fratello mio, gente che… hanno fatto muovere questi, perché sennò», sorride Martino il 30 settembre con Carboni. «Ma gente riferita al Cesare?», chiede Carboni. «Alle pecore! Al Cesare eh..», conclude Martino.
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14 luglio 2010
fonte: http://www.unita.it/news/italia/101173/nome_in_codice_cesare_silvio_informato_su_tutto
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Gaza, Amalthea verso porto egiziano. I libici: circondati da marina israeliana
Gaza, Amalthea verso porto egiziano
I libici: circondati da marina israeliana

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GERUSALEMME (14 luglio) – È riuscita a superare le difficoltà tecniche della nottata e ha ripreso la sua navigazione il cargo Amalthea che trasporta aiuti umanitari donati dalla Libia alla popolazione palestinese di Gaza. Secondo la radio militare israeliana la nave «sembra diretta» adesso verso il porto egiziano di el-Arish. La Amalthea, hanno aggiunto le fonti, viene comunque seguita da vicino da imbarcazioni della marina militare israeliana per accertarsi che non tenti a sorpresa di forzare il blocco marino imposto a Gaza. Il premier israeliano Benyamin Netanyahu, aggiunge il sito web di Yediot Ahronot, segue da vicino gli sviluppi della situazione.
Il cargo noleggiato dai libici che cerca di raggiungere Gaza era rimasto bloccato nella notte in alto mare per un guasto al motore ed è tenuto sotto stretta sorveglianza dalla marina israeliana. Non è chiaro dove sia diretto il cargo: se verso Gaza (come afferma la Fondazione Gheddafi, che l’ha noleggiato e caricato con 2.000 tonnellate di aiuti) o verso il porto egiziano di Al Arich (come rivela la sicurezza egiziana). «A causa di un guasto al motore, la nave avanza lentamente. Ma al momento, si è fermata – ha spiegato nella notte da Tripoli il direttore esecutivo della Fondazione Gheddafi, Youssef Sawan -. La marina israeliana ci impedisce di muoverci. Otto navi da guerra israeliane circondano il cargo e gli impediscono di procedere verso Gaza».
La radio pubblica israeliana aveva riferito che l’Amalthea ha gettato l’ancora a causa di un guasto al motore. La radio ha trasmesso una conversazione fra la marina e il cargo, nella quale un membro dell’equipaggio (probabilmente il comandante cubano) dice «il mio motore principale è fuori servizio, stiamo lavorando per ripararlo». Un portavoce militare israeliano ha riferito che «la marina israeliana ha cominciato i preparativi per fermare la nave se tenta di violare il blocco marittimo».
Partita sabato sera dalla Grecia, la Amalthea contava di arrivare stamani a Gaza. Un responsabile dei servizi di sicurezza egiziani ha detto che «la nave di aiuti libica arriverà domani mattina nel porto di Al Arich, dove ha avuto l’autorizzazione dalle autorità egiziane a scaricare il suo carico». Ma il direttore della Fondazione Gheddafi ha risposto che «il cargo non si dirige verso il porto di Al Arich. Mantiene la prua verso Gaza.- Non cambierà direzione» Secondo la radio israeliana la Amalthea si trova a 30 miglia da Port Said (Egitto).
Ieri il capitano, piegandosi in apparenza alle pressioni israeliane, ha chiesto alle autorità egiziane del porto di el-Arish (Sinai settentrionale) il permesso di attraccare. Ma in seguito gli organizzatori libici della missione hanno ribadito che la Amalthea non ha rinunciato al proprio obiettivo originale di raggiungere il porto di Gaza: una decisione a cui la marina militare israeliana si oppone. Secondo la radio militare, la Amalthea (che batte bandiera moldava) è seguita da vicino da corvette israeliane, mentre i membri dell’unità di elite “Flottilla 13″ sono pronti ad assumere il suo controllo – se necessario – per condurla al porto israeliano di Ashdod.
Nei giorni scorsi i dirigenti israeliani hanno ribadito che gli aiuti umanitari libici possono essere inoltrati a Gaza via terra: da el-Arish o da Ashdod. Intanto a Gaza il deputato Jamal al-Khudari (presidente del Comitato popolare di lotta al blocco israeliano) ha riferito di aver perso i contatti radio con la Amalthea. A suo parere la missione ha gi… conseguito un successo importante: l’aver sensibilizzato ancora una volta l’opinione pubblica internazionale sulle difficoltà provocate alla popolazione di Gaza dal blocco marino mantenuto da Israele.
Freedom flottiglia: deputata araba della Knesset perde privilegi parlamentari. La deputata araba israeliana Hanin Zuabi che era a bordo della nave turca Mavi Marmara, teatro lo scorso maggio di un sanguinoso blitz israeliano, è stata privata ieri dalla Knesset di tre importanti privilegi parlamentari. Lo riferisce l’edizione on line del quotidiano israeliano Haaretz. Con 34 voti a favore e 16 contrari, una commissione della Knesset, al termine di un infuocato dibattito, ha revocato alla Zuabi – del partito nazionalista Balad – il diritto di uscire dal Paese, anche in caso sia implicata in un crimine, le ha tolto il passaporto diplomatico e il diritto di poter disporre degli appositi fondi della Knesset per coprire eventuali spese legali. «Mi state punendo per vendetta – ha detto Zuabi – io ho il diritto e il dovere di lottare per i miei diritti e i valori» in cui credo. «Lei non ha posto in seno alla Knesset israeliana – le ha ribattuto il parlamentare del Likud Yariv Levin, presidente della commissione che ha deciso per la revoca dei privilegi – lei è indegna di possedere la cittadinanza israeliana e mette in imbarazzo i cittadini di Israele, il Parlamento, la popolazione araba e la sua famiglia». Una deputata di Israel Beitenu (destra radicale) ha consigliato alla Zuabi di rivolgersi al presidente iraniano Mahmud Ahmadinejad e «chiedergli un passaporto diplomatico iraniano». Il partito Balad ha condannato la decisione, definendola «razzista e anti-democratica».
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fonte: http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=110524&sez=HOME_NELMONDO
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Dai puzzle tossici ai frullatori pazzi: il difetto di fabbrica diventa di casa
Dai puzzle tossici ai frullatori pazzi
il difetto di fabbrica diventa di casa
Dal 2004 quadruplicati i prodotti ritirati dal mercato. Solo il 30% degli acquirenti risponde agli appelli delle aziende a restituire gli oggetti dannosi. Nel 2009 sono stati sequestrati quasi duemila articoli in Europa. Il 60% veniva dalla Cina
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di ETTORE LIVINI
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Un esercito di pericolosi killer è entrato alla chetichella negli ultimi cinque anni nelle case degli italiani. Si sono nascosti nella stanza dei bimbi, nei frigo, in bagno o in garage. Innocui all’apparenza, micidiali quando entrano in azione: Barbie velenose, auto che non frenano, passeggini-ghigliottina, fasce anti-cellulite che bruciano la pelle al posto del grasso. Le avanguardie più stravaganti e “pop” del nuovo incubo domestico del globo: i prodotti nati col difetto di fabbrica. Le mozzarelle Avatar (quelle che diventano azzurrine) sono solo l’ultimo caso.
L’elenco delle trappole casalinghe pare il catalogo di un film di Argento: frullatori trincia-dita, binocoli accecanti made in China, peluche assassini, bolle di sapone (scoperte due settimane fa in Italia) piene di batteri pseudomonas putida. Refusi dell’era della qualità globale che si moltiplicano più velocemente di un virus: dal 2004 il numero degli articoli difettosi richiamati volontariamente dalle aziende o sequestrati dagli 007 anti-frode europei – cibo e medicinali esclusi – si è quadruplicato. Nel 2009 secondo il Rapex, la centrale continentale di protezione dei consumatori, i casi sono stati 1.993. Quasi 500 giocattoli, 395 capi d’abbigliamento, 196 auto e 138 piccoli elettrodomestici.
In Italia solo nell’ultimo mese sono state bloccati e tolti dal mercato un “tappeto-puzzle” per bambini all’acetofenone, occhiali da sole per moto così scuri da rischiare di causare incidenti e un asciugacapelli della Hello Kitty reo, per un banale problema di saldatura, di mandare in corto circuito gli impianti elettrici di casa. “La globalizzazione corre (il 60% dei prodotti sequestrati nella Ue arriva dalla Cina, ndr) e i controlli di qualità non sono più quelli di una volta – prova a spiegare Francesca Magno, che ha studiato il fenomeno al dipartimento di economia aziendale dell’Università di Bergamo -. Quando si produce a ritmi forzati i margini d’errore crescono e, alla fine, il difetto di fabbrica è sempre in agguato”.
Il problema, per il consumatore, è doppio. Primo: essersi preso la fregatura. Secondo: non sapere di essersi preso la fregatura. E avere in casa, chiuso nello sgabuzzino degli elettrodomestici o (peggio ancora) tra i giochi dei bimbi, uno di questi insospettabili killer della stanza accanto. “Chiariamo una cosa – dice Raffaele Ippolito, legale di Adiconsum -. Il codice del consumo è esplicito: la responsabilità della sostituzione e del ritiro di questi oggetti è in capo a chi li ha messi sul mercato. E sempre lui deve rispondere dei danni”. Peccato che, una volta venduto un prodotto avariato, recuperarlo non sia poi così facile. “Noi facciamo il possibile per pubblicizzare l’elenco degli interventi della Ue”, spiega un portavoce del Rapex. La colonna infame di Bruxelles è un sito della Commissione europea dove settimana per settimana viene riportata la lista dei casi incriminati. Anche il governo americano ha la sua versione a stelle e strisce all’indirizzo della Food and Drug Administration. Il fatto è che ben pochi hanno il tempo, la voglia o anche solo le informazioni giuste per controllare se la loro Barbie è stata colorata con il piombo (è capitato nel 2007 alla Mattel) o se la barretta di cioccolata Cadbury in frigo (Usa e Cina, 2009) è di quelle ripiene di salmonella. E così centinaia di phon “elettrici”, bolle di sapone batteriologiche, puzzle tossici & C. rischiano oggi di essere ancora in circolazione in giro per l’Italia.
“L’unico obbligo reale per le aziende, una volta scoperto il difetto di fabbrica, è quello di pubblicizzarlo”, dice Ippolito. La caccia all’acquirente è un’altra storia. Si fa, di solito, solo quando c’è un rischio reale di dover pagare troppo per eventuali danni a persone. Il compito più facile in questo caso ce l’hanno i produttori d’auto. Le vetture difettose hanno tutte un numero di targa e di telaio e un registro dei proprietari. E nel 79% dei casi, calcola una ricerca della Rutger University, vengono ritrovate e riparate. Degli 8 milioni di Toyota richiamate a inizio 2010, già il 45% è stato rintracciato. Vita facile anche per i 12 milioni di bicchieri di Shrek in dotazione ai punti vendita McDonald’s. Quando si è scoperto che il mostro verde era stato impresso con un prodotto tossico come il cadmio, sono stati subito ritirati.
Il discorso è diverso per i beni di largo consumo. Inseguire i compratori delle mozzarelle Avatar, dei forni da bambini Easy Bake Oven (che oltre ai biscotti cucinavano anche le dita) o delle tende-assassine dell’Ikea è un lavoro assai più complicato. In genere, dice la Rutgers, la percentuale di successo è del 30%. Pubblicità e spot tv servono a poco. Sei mesi dopo il ritiro del mini-forno della Hasbro, i cui rischiosi effetti collaterali erano stati evidenziati senza badare a spese su tutti i mezzi di comunicazione, si erano registrati lo stesso altri 249 incidenti. Stesso discorso per il burro alle noccioline Peter Pan, eletto in America come residenza da simpatiche (e tossicissime) colonie di salmonella. La casa produttrice ha battuto tutti i 50 Stati Usa a caccia di barattoli, ha asfaltato tv e stampa di annunci. Ma non ha potuto impedire altri cento ricoveri in ospedale a distanza di mesi. Non solo: secondo la Rutgers, paradossalmente, il 12% degli americani mangia lo stesso il cibo anche quando ha scoperto che è avariato.
C’è qualche modo per proteggersi oltre ai siti internet ufficiali? La tecnologia sta sperimentando nuove strade. Sull’iPhone (peraltro vittima nella quarta versione di un fastidioso “difettuccio” all’antenna) esiste un’apposita applicazione “albo richiami”. Il colosso Usa degli ipermercati Costco registra sulle carte fedeltà dei suoi clienti tutti gli acquisti per rintracciare più facilmente gli acquirenti di prodotti difettosi. E i danneggiati, in molti casi, hanno impugnato l’arma della class action per cercare di avere un risarcimento. “In Italia il diritto al pagamento è scritto nel codice del consumo – conclude Ippolito -. Basta fare una contestazione ufficiale, anche se poi, per quantificare la cifra, serve un giudice”.
Il vero mal di testa, però, è quello delle aziende coinvolte: i richiami di inizio 2010 sono costati alla Toyota 30 miliardi di dollari in pochi giorni in borsa, 5 miliardi di danni e otto cause. La MacLaren, per decenni sinonimo di qualità nel mondo dei passeggini, ha visto i suoi ricavi segnare il passo quando, un anno fa, è stata costretta a riparare o sostituire un milione dei suoi prodotti, dopo che a 15 bambini erano state amputate le falangi rimaste intrappolate nei meccanismi del loro mezzo. Non è un caso insomma che, vista l’escalation di casi di questo genere, molte aziende preferiscano ormai assicurarsi contro il rischio dei difetti di fabbrica: la Perrier grazie a una copertura specifica ha ritirato negli Usa un milione di bottiglie di acqua minerale dopo che in alcune erano state trovate tracce di benzene senza spendere un dollaro di tasca sua. Nell’era del capitalismo fast food, dove risparmio e velocità contano più della qualità, è più semplice salvarsi la coscienza firmando una polizza che evita di mettere sul mercato bollicine profumate all’idrocarburo aromatico.
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14 luglio 2010
fonte: http://www.repubblica.it/cronaca/2010/07/14/news/prodotti_difettosi_ritirati-5571994/?rss
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I lavori di casa Scajola al Colosseo pagati con i soldi dell’appalto Sisde
I lavori di casa Scajola al Colosseo pagati con i soldi dell’appalto Sisde
Il rapporto della Gdf ai magistrati umbri. Un altro favore del costruttore Anemone all’ex ministro. Perugia, i pm riascoltano 400mila telefonate
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dall’ inviato di Repubblica CARLO BONINI
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PERUGIA – I lavori di ristrutturazione, come anche di “piccola manutenzione ordinaria”, dell’appartamento di Claudio Scajola vennero pagati con i soldi dello Stato. I 200 mila euro per rimettere a nuovo il “mezzanino” vista Colosseo di via del Fagutale e le poche migliaia necessarie a cambiare qualche plafoniera, rubinetto o interruttore difettoso, non uscirono dalle tasche dell’ex ministro, ma furono caricati dal costruttore Diego Anemone (che dell’appartamento, come svelato da “Repubblica”, aveva curato la ristrutturazione), sui costi dell’appalto che il suo gruppo aveva ottenuto per la sistemazione, tra il 2004 e il 2005, dell’ex “caserma Zignani”, destinata a nuova sede di uno dei reparti dell’allora Sisde, la nostra intelligence interna.
La certezza che Anemone, dopo aver comprato per 900 mila euro i due terzi della casa all’”inconsapevole” Scajola e avergliela “a sua insaputa” ristrutturata (i lavori furono effettuati dalla ditta del gruppo “Amp”), presentò il conto ai contribuenti è documentata dall’ultima informativa del Nucleo di polizia tributaria della Guardia di Finanza di Roma ai pm Sergio Sottani e Alessia Tavarnesi. Dai riscontri documentali e testimoniali che la sostengono. A cominciare dai “ricordi” dei piccoli imprenditori che lavorarono in subappalto per il gruppo Anemone nel cantiere della “Zignani” e che oggi confermano come sui costi della sede del Sisde vennero caricate le fatture di via del Fagutale.
Sono carte quelle della Finanza che confermano il “metodo” di Diego Anemone, lesto ad accollare al committente “pubblico” i costi della corruzione (già l’inchiesta di Firenze aveva accertato che il prezzo delle tende per la villa di campagna di Montepulciano di Angelo Balducci era stato fatturato da una delle imprese di Anemone alla Protezione Civile come spesa sostenuta per i lavori del G8 alla Maddalena). Ma, soprattutto, sono carte che, per la prima volta, stabiliscono un nesso diretto tra la “fortuna immobiliare” dell’ex ministro e l’appalto per la sede del Sisde. Che avvicinano il giorno in cui il suo nome verrà iscritto al registro degli indagati (la posizione processuale di Scajola, ad oggi, resta quella di “persona informata dei fatti”). Che confermano oggi, come documentato da “Repubblica” il 17 giugno scorso, che a tenere insieme l’acquisto e la ristrutturazione di via del Fagutale con la lievitazione dei costi dell’appalto per la caserma Zignani (da 3 a 12 milioni di euro) non è una semplice coincidenza temporale. Non fosse altro per un secondo, cruciale dettaglio, documentato, anche questo, nell’informativa della Finanza. Sull’appalto “Zignani”, Anemone caricò, con quelli di Scajola, anche i costi sostenuti per soddisfare le urgenze immobiliari del generale e dirigente del Sisde Francesco Pittorru, di sua moglie e della figlia (nell’aprile del 2004, il costruttore acquista al generale un appartamento in via Merulana 71 per 285 mila euro. A giugno del 2006, una seconda casa in via Angelo Poliziano per 520 mila). E non a caso, perché proprio il 10 ottobre di quel 2004, Pittorru assunse al Sisde la guida della Direzione tecnico-logistica del Servizio. Quella che avrebbe dato semaforo verde alla lievitazione dei costi della “Zignani” liberandosi di chi, in via Lanza, aveva inutilmente provato a eccepire.
Ma da Perugia le pessime notizie per Scajola e il governo di cui ha fatto parte fino a due mesi fa, non finiscono qui. I pm Sottani e Tavarnesi hanno deciso di procedere, autonomamente, con i propri ufficiali di polizia giudiziaria, al “riesame” e “riascolto” delle 400 mila telefonate registrate dal Ros dei carabinieri nei due anni di indagini condotte dalla Procura di Firenze. Convinti che le conversazioni che in quella fase furono ritenute “irrilevanti” dagli investigatori, e dunque non vennero trascritte, potrebbero diventare al contrario “cruciali” alla luce di quanto l’indagine ha acquisito dal 10 febbraio scorso in avanti. A convincere la Procura, qualche settimana fa, la circostanza che una recente delega al Ros di individuare conversazioni non trascritte tra Balducci e Lunardi ha fatto emergere almeno una decina di conversazioni “di sicuro interesse investigativo” nella vicenda del palazzo di via dei Prefetti e della ristrutturazione della sede di piazza di Spagna di Propaganda Fide. Insomma, se i pm hanno ragione, di qui a settembre, un nuovo ascolto “con il senno di poi” di tutte le conversazioni dei principali indagati - Balducci, Anemone, Bertolaso – potrebbe nuovamente portare l’inchiesta nel cuore di palazzo Chigi e in quello dei ministeri al centro di questa vicenda: le Infrastrutture e il Turismo, che aveva delega sulla Ferratella.
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14 luglio 2010
fonte: http://www.repubblica.it/politica/2010/07/14/news/casa_scajola_ristrutturata-5571859/?rss
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