Archivio | novembre 3, 2010

“Ci fa vergognare”. Lo sfogo della scorta: non siamo Carabinieri per fare la guardia alle escort del premier

“Ci fa vergognare”

Lo sfogo della scorta: non siamo Carabinieri per fare la guardia alle escort del premier. Ci fanno fare i tassisti per i festini, quando nostri colleghi sono morti per magistrati o politici

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di Gianni Barbacetto

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“Non ne possiamo più. Non siamo diventati carabinieri per fare la guardia alle escort del premier. Molti nostri colleghi sono morti mentre facevano la scorta a magistrati o politici che difendevano lo Stato. E noi, invece… È mai possibile essere ridotti cosi?”. A parlare sono alcuni “ragazzi” dei servizi di scorta. Carabinieri allenati a difendere le “personalità” loro affidate fino a mettere a rischio la propria vita. “Ma qui ci fanno fare i tassisti dei festini. Per questo, dopo essere stati tanto zitti e obbedienti, ora vogliamo, a nostro rischio, far sentire la nostra voce”. Cominciano i racconti, che si incrociano, si intrecciano e si sommano.

“Le feste ad Arcore si tengono nei giorni del fine settimana, dal venerdì al lunedì. Molte sono proprio di lunedì. Nell’estate si moltiplicano. Noi accompagniamo le personalità fino alla villa e poi aspettiamo fuori. Vediamo un giro di ragazze pazzesco. Arrivano con vari mezzi. Moltissimi Ncc, le auto a noleggio con conducente. Alcuni pulmini, di quelli da 10-15 posti. Una volta abbiamo visto alcune ragazze scendere da due fuoristrada di quelli massicci. Alcune ragazze le porta direttamente Emilio Fede nella sua auto, altre scendono dalla macchina di Lele Mora con targa del Canton Ticino”.

“L’estate scorsa abbiamo visto molte feste alla villa di Arcore. Altre volte abbiamo accompagnato le nostre personalità in ristoranti di Milano, come ‘da Giannino’, in via Vittor Pisani, zona stazione Centrale. O in una casa privata di zona Venezia. Che ne sappiamo noi di che cosa succede là dentro? Ce li immaginiamo, magari fanno uso di droghe o infrangono la legge e ridono di noi, dicendo: noi siamo qua al sicuro, abbiamo anche i carabinieri che ci proteggono. E che gente c’è a quelle feste? Noi per arruolarci nell’Arma dobbiamo dimostrare di essere puliti per due generazioni, i nostri padri e i nostri nonni, e finiamo a far la guardia a gente che magari pulita non è”.
“Sì, la scorsa estate ad Arcore c’era un gran via vai. Ruby? No, non me la ricordo, ma sa, sono tante, tutte uguali, tutte giovani… Abbiamo riconosciuto una giornalista. E Flo, quella che ha partecipato alla ‘Pupa e il secchione’. Poi una bionda che era stata al Grande Fratello… Molte si capisce che sono straniere, tante hanno la cadenza napoletana. Poi alcune escono a fine festa, altre si fermano lì per la notte, ma è difficile tenere la contabilità, c’è un tale via vai…”.

“Ci è capitato di fare missioni all’estero e di incontrare colleghi stranieri che fanno il nostro stesso lavoro: ci sfottono per questa storia delle feste, delle ragazze. Ma è mai possibile che dobbiamo vergognarci, noi che vorremmo lavorare per le istituzioni e difendere lo Stato? Abbiamo orari massacranti, turni di otto ore al giorno che spesso diventano dodici. Facciamo anche 120 ore di straordinario, ma ce ne pagano al massimo trenta, a 6 euro e mezzo all’ora, più un buono pasto da 7 euro. Va bene, non ci lamentiamo, è il nostro lavoro. Ma lo vorremmo fare per lo Stato, non per questa vergogna. Vorremmo proteggere le personalità delle istituzioni, non gente che ci fa vergognare davanti al mondo”.
“Comunque non ci lamentiamo del nostro stipendio. Solo ci chiediamo se è giusto che una ragazza giovane e carina senz’altra esperienza politica prenda 15 mila euro al mese, perché è stata fatta diventare consigliere regionale. Il presidente? Con noi è gentile. Qualche volta è venuto a salutarci, a raccontaci qualche barzelletta. Una volta ci ha fatto, ammiccando, una battuta: ‘Eh, beati voi che adesso andate a casa a dormire, a me invece tocca trombare’. Un’altra volta ci ha portato qualche ragazza e ce l’ha presentata. Una notte ci ha mandato una ragazza che ci ha fatto la danza del ventre…”.

“A fine serata riportiamo le personalità a casa. Vediamo alcune ragazze uscire e tornare verso Milano, altre restano nella villa per la notte. Capita che dobbiamo scortare personalità che fanno il giro a riaccompagnare le ragazze nei residence milanesi, alla Torre Velasca o in corso Italia. L’ultima magari se la portano a casa. E noi dobbiamo accompagnare la nostra personalità fino alla porta dell’appartamento: è imbarazzante salire in ascensore con un signore anziano e una ragazzina. Pensiamo alle nostre figlie e diciamo che non ci piace questo mondo. Sarà moralismo, ma non ci piace”.

Da il Fatto quotidiano del 3 novembre 2010

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fonte:  http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/11/03/%E2%80%9Cci-fa-vergognare%E2%80%9D/74945/

Quelli del Family Day si accorgono oggi che Silvio va ad escort?

Quelli del Family Day si accorgono oggi che Silvio va ad escort?

Patrizia D’Addario – fonte immagine

Dopo i casi Ruby e Macrì il responsabile del Forum delle famiglie chiede a Berlusconi di rettificare e distinguere prima della Conferenza nazionale. E la D’Addario? Sono nati ieri?

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di Alessandro D’Amato (Gregorj)

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La presenza di Silvio Berlusconi alla Conferenza nazionale della famiglia “ci imbarazza”. A dirlo è un cattolico, e che cattolico: è il presidente del Forum delle associazioni familiari, più noto come Forum delle famiglie. E la presa di posizione ha dell’incredibile; infatti, va letta fino in fondo per capire che quello che chiedono le associazioni che qualche anno fa hanno organizzato il Family Day. Non un’abiura, ma un distinguo. Come da cattolica tradizione.

SILVIO, UN DISTINGUO, TI PREGO – Francesco Belletti, in vista dell’appuntamento in programma a Milano dall’8 al 10 novembre prossimi, dopo le polemiche seguìte alle notizie sulla frequentazione di escort da parte del premier, ricorda infatti: “La sua presenza era prevista fin dall’inizio” ma alla luce degli ultimi eventi “ci imbarazza, è un fatto delicato. Il dibattito sui comportamenti pubblici e privati del premier non ci vede in sintonia”. Ma, ed ecco il punto fondamentale, “se Berlusconi sarà capace di proteggere il valore della famiglia, sarà sostenuto da noi – e qui l’avvertimento suona quasi mafioso – Non ce la sentiamo di dire ‘non si deve presentare’ ma da qui a lunedì mattina, quando è in programma il suo intervento, deve mandare un segnale diverso da quanto ha fatto finora. Deve fare una dichiarazione di impegno forte di distinzione fra la vita privata e l’impegno pubblico”. Insomma, è tutto qua. Berlusconi prima del giorno X deve fare una dichiarazioncina di distinguo tra vita pubblica e privata, e sarà tutto perdonato. Infatti subito dopo è arrivato Carlo Giovanardi a gettare acqua sul fuoco: “Sono d’accordo con quanto detto dal presidente del forum delle associazioni familiari, Francesco Belletti, circa il valore aggiunto della presenza del presidente del Consiglio dei ministri all’apertura della 2° Conferenza nazionale sulla famiglia, che si terra’ a Milano dall’8 al 10 novembre”, ha detto il senatore del Pdl e sottosegretario di Stato alla presidenza del Consiglio dei ministri, con delega alla famiglia, che poi ha aggiunto: “Condivido anche le preoccupazioni di Belletti che l’attenzione mediatica invece di concentrarsi su importanti questioni che riguardano milioni di italiani enfatizzi soltanto le sterili polemiche di questi “.

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family day280 Quelli del Family Day si accorgono oggi che Silvio va ad escort?

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IL FORUM DELLE FAMIGLIE - Insomma, in primo luogo il Berlusconi puttaniere privato non ci interessa, ci basta che nei fatti sostenga la famiglia (cattolica): questa è la tesi di Belletti. Ma d’altro canto, non si capisce che cosa abbia oggi che non va il presidente del Consiglio. Nel senso: qualcosa che non va e che non andasse anche prima. Le storie di cui oggi si parla (Ruby, Nadia, escort pagate per fare sesso, e un po’ di marijuana – ohibò, che scandalo – un tentativo di interessarsi della sorte di una minorenne in modi un po’ irrituale) sono esattamente le stesso che qualche tempo fa, nemmeno tanto, hanno coinvolto il premier. Il caso D’Addario – forse a Belletti dovrebbe ricordare qualcosa questo nome – anzi ha visto ‘addebiti’ molto più stringente nei confronti del premier: le sue telefonate, pubblicate dall’Espresso, con la escort pugliese. All’epoca il Forum delle famiglie non chiese conto al premier di quanto accadeva, né del frasario utilizzato nei messaggi e nei discorsi con la D’Addario. Eppure era molto più scabroso di quanto uscito oggi.

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Ruby (“Il mio papà mi frustava”; si vede non abbastanza, n.d.m.) – fonte immagine

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UN PO’ TARDI - Quelli del Family Day, insomma, si sono accorti soltanto oggi che Silvio ha rapporti con le escort? Eppure, scorrendo i comunicati stampa  del loro sito internet, molto attenti all’economia e al fisco in chiave familiare, giustamente prodighi di ringraziamenti per la sensibilità di Boffo in occasione delle dimissioni da Avvenire, pronti a perorare l’obiezione di coscienza nell’aborto, nel periodo in cui scoppiò lo scandalo D’Addario di imbarazzo nei confronti del premier non ce n’è per niente. Anzi: negli ultimi tempi Berlusconi non è stato mai nominato nei titoli dei comunicati, per dire quanto gliene è fregato delle polemiche sulle varie Noemi, D’Addario, Montereale e via ricordando. Per non parlare delle foto di villa Certosa con in braccio le varie veline e velone. Oggi i piissimi del Family Day chiedono a Berlusconi un distinguo. Senza rendersi conto che lui potrebbe anche rispondere: “Da dove spuntate, di grazia?”. Quando è arrivata la sentenza Mills, quella Previti, quella Dell’Utri, evidentemente a Belletti andava tutto bene. Corruzione di giudici, frodi fiscali, concorsi esterni in associazione mafiosa? Robetta: ci vuole una puttana per smuovere un cattolico.

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nadia1

Nadia Macrì – fonte immagine

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03 novembre 2010

fonte:  http://www.giornalettismo.com/archives/92994/quelli-family-day-accorgono-oggi/

BANDA LARGA – Tornano gli incentivi, ma bisogna fare in fretta

BANDA LARGA

http://www.cattivamaestra.it/photos/uncategorized/2008/04/26/banda_larga.jpg

fonte immagine

Tornano gli incentivi
ma bisogna fare in fretta

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Da oggi la nuova tranche di contributi per i giovani che attivano una linea broadband fissa o mobile. Sconto di 50 euro, fino a esaurimento dei 110 milioni stanziati. Tutte le modalità, operatore per operatore

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di ALESSANDRO LONGO

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Tornano gli incentivi ma bisogna fare in fretta

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DA OGGI tornano gli incentivi statali per i giovani che attivano linee a banda larga, fisse o mobili. Per usufruire dello sconto di 50 euro sarà bene affrettarsi perché è probabile che, come già accaduto nella precedente tornata di contributi 1, i fondi vadano esauriti in pochi giorni.

La cifra stanziata dal governo è di 110 milioni: equivalgono a quelli inutilizzati da altri settori nel precedente giro di incentivi. Il settore banda larga li aveva esauriti, invece, e adesso potrà attingere a un nuovo tesoretto, che però dovrà dividere con motorini, lavatrici, nautica e macchine agricole.

Gli operatori hanno pubblicato sui propri siti le modalità con cui offrono questo sconto, ma ci sono alcune regole comuni. Gli incentivi sono riservati a chi ha tra i 18 e i 30 anni (per l’esattezza, è necessario non averne compiuti 31 il 6 aprile). L’utente inoltre non deve avere già usufruito della prima tranche di contributi statali. Per le offerte mobili, l’utente che rispetta questi due requisiti deve coincidere con l’intestatario del contratto. Nel caso di banda larga fissa (Adsl), invece, basta che faccia parte del nucleo familiare. Se queste condizioni sono rispettate, e i fondi non sono ancora esauriti, l’operatore eroga lo sconto promesso al cliente.

Le differenze tra i vari operatori riguardano le modalità di erogazione dello sconto e l’ambito di offerte al quale questo si applica.

Telecom Italia darà i 50 euro “sul primo Conto Telecom Italia utile e comunque non oltre il secondo Conto dall’attivazione dell’offerta” e solo per le offerte Internet Senza Limiti e Tutto Senza Limiti. Tim applica gli incentivi agli Internet Pack, che includono chiavetta e connessione banda larga mobile per un anno.

Vodafone gioca sia sul fisso sia sul mobile. Per gli incentivi, chiede di “acquistare una Vodafone Internet Key 7.2 ricaricabile a solo 1 euro con 3 mesi di navigazione inclusa (fino a 30 ore al mese)”, si legge in una nota di oggi. “In alternativa tutti i clienti possono beneficiare di uno sconto di 50 euro attivando una delle offerte Internet Facile fruibili con Internet Key 7.2, Internet Key 28.8, Internet Key WiFi, Mini PC e Tablet oppure attivando una nuova linea Vodafone Adsl”.

Wind applica gli incentivi sulle opzioni Mega Ore, Mega 100 Ore, Mega Unlimited e Internet No Stop, accreditando 50 euro su una sim ricaricabile o, in caso di abbonamento, scontandoli dalla fattura. Per l’adsl, sconta i 50 euro sulle offerte Tutto Incluso e Libero Absolute. Wind chiarisce che “l’erogazione del contributo di 50 euro è condizionato esclusivamente dall’accettazione della richiesta da parte del Ministero dello Sviluppo Economico. Wind pertanto non è responsabile per la mancata accettazione della prenotazione, né sarà tenuta ad erogare sconti o bonus compensativi”. Altra clausola: “in caso di recesso anticipato entro 122 giorni dall’attivazione dell’offerta TuttoIncluso e/o Absolute Adsl, Wind si riserva di richiedere la restituzione degli sconti fruiti dal cliente per effetto del contributo statale”.

3 Italia ha ripristinato la formula precedente: grazie agli incentivi, sconta l’acquisto della chiavetta (a 1, 21 o 31 euro, da 19, 39 e 49 euro del prezzo ufficiale) e in più accredita una ricarica da 32 euro. Time Small, con gli incentivi, è gratis per 6 mesi (anziché 9 euro). Time Medium a 4 euro per 6 mesi (anziché 14 euro). Time Large a 9 euro per 6 mesi (anziché 19 euro). 

TeleTu fa valere i 50 euro in bolletta, per le offerte Adsl + Telefono.

Fastweb applica 50 euro di sconto sulle offerte di rete fissa Parla&Naviga Casa, Naviga Casa, Tutto Fastweb Decennium, Joy, Joy Key, Joy Sim e tutte quelle di rete mobile Naviga Mobile. L’incentivo sarà disponibile per chi si abbona online sul sito a partire dall’8 novembre.

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03 novembre 2010

fonte:  http://www.repubblica.it/tecnologia/2010/11/03/news/incentivi_banda_larga_le_mosse_degli_operatori-8713526/?rss

Ecco i veleni Ilva che stanno uccidendo Taranto / VIDEO LE IENE: TARANTO VELENI NELL’ARIA – ILVA (GRUPPO RIVA – LOMBARDIA)

Ecco i veleni Ilva che stanno uccidendo Taranto

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di Salvatore Maria Righi

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Altroché che corro dei rischi, guardi qui»: Fabio Matacchiera si accarezza la calibro 9 che sta nella fondina, sotto alla felpa. Non gli servirebbe, probabilmente, se non facesse l’ambientalista e non cercasse di liberare Taranto dalla diossina e dagli altri veleni. Ha ricevuto minacce piuttosto serie, da quando ha creato il Fondo anti-diossina, una onlus che ha scelto la trasparenza (tutti la contabilità è sul web) per raccogliere fondi e usarli per fare analisi e rilievi. Per misurare, cioè, quanti veleni ci sono nell’aria e nell’acqua della città dei due mari, del castello aragonese, ma anche delle nuvole rosse che di notte si muovono nel cielo sopra alle ciminiere, inquietanti e rumorose.

L’Ilva e le sue 10 milioni di tonnellate di acciaio all’anno, la più grande d’Europa, è una cattedrale gotica che produce ricchezza e preoccupazioni a ritmo industriale. «Vent’anni fa era un ambiente di lavoro altamente nocivo, ora la situazione è ancora oscura e l’azienda non fa nulla per chiarirla»: il professor Giorgio Assennato non è ecologista barricadero, ma il direttore dell’Arpa regionale per la prevenzione e la protezione dell’ambiente. Da i dati che hanno raccolto in primavera sul quartiere Tamburi relativi alle emissioni di benzoapirene, oltre il 90% accertato viene proprio dalla cokeria dell’Ilva, si è messo in moto la macchina politica che ha portato il governo, a cavallo di Ferragosto, ad emettere a tempo di record un decreto che ha messo il bavaglio a norme e controlli fino al 2013. Un provvedimento che è difficile non immaginare scritto su misura per una grande impresa, quella che cinquant’anni fa nasceva come Cosider e poi è diventata Italsider, e che unica nel panorama italiano non ammette nel suo perimetro monitoraggi o controlli, come ricorda Assennato, a parte quelli previsti per legge sui camini per le emissioni standard. L’Arpa ha messo tre sensori due anni fa, ma tutti rigorosamente fuori dai muri e dai cancelli della fabbrica. Diventeranno presto sette e serviranno per tenere d’occhio gli Ipa, idrocarburi policiclici aromatici tra cui il famigerato benzoapirene.

Capita allora che passeggiando per il Tamburi, dove nei secoli scorsi percuotevano appunto quegli strumenti per avvisare la città dell’arrivo via mare dei saraceni, si cammini dentro un paesaggio lunare, anzi da Marte, con marciapiedi, strade e muri arrossati in modo innaturale da sbuffi di polveri, in termine tecnico «sloppate», che scappano via durante il ciclo produttivo da crepe, fessure e altri punti di cattivo funzionamento. Una coppia di signori è affacciati al primo piano della loro appartamento Iacp di Via Lisippo, un budello di case basse che stanno letteralmente sotto all’Ilva, sul lato del parco minerario dove per chilometri vengono stivate le materie prime necessarie al ciclo produttivo. C’è un costone di terra coperto da una pallida erba e una rete arrugginita a dividere queste abitazioni dal mostro di ferro, l’Ilva è grande due volte e mezzo Taranto. «Non c’è una famiglia dove non ci sia un morto o un malato di tumore o di altre malattie gravi: io sono stato operato due volte alla gola, molti hanno problemi di tiroide» racconta Oronzo, ricordando il pappagallino che per sbaglio una notte di qualche tempo ha dimenticato in balcone, con la gabbia. «La mattina l’ho trovato seccato, morto. Siamo costretti a vivere barricati in casa, perché di notte scoppia l’inferno tra nuvole, fumi e rumori e dobbiamo sigillarci dentro».

Tra gli effetti collaterali che sono il prezzo pagato da questo rione per una cattedrale industriale che impiega migliaia di tarantini, ci sono anche le ondate di scarafaggi che di notte escono dalle vasche dove finiscono, mescolati alle materie prime che le navi portano da tutto il mondo, e marciano su queste stradine fino a ricoprirle completamente: «Qualche notte fa ho visto l’asfalto che si muoveva, tutto nero, mi sono spaventata, erano quegli insetti» rincara Ornella, che vive qui dal ’56 e ci ha cresciuto due figli, ma come il marito non vede vie d’uscita. Non sanno dove andare e nessuno vuole più venire qui, dove le case sono fuori mercato per i prezzi precipitati e per un sentimento diffuso di abbandono, in questo rione di operai e lavoratori che negli anni 70 era una roccaforte del partito comunista. Perfino l’asfalto si è contaminato, con gli anni, e rifarlo è diventato un problema.
Qualche centinaio di metri alle spalle, passando per un mucchio di eternit abbandonato a cielo aperto, come se l’amianto in tutto questo fosse problema trascurabile, c’è il cimitero di San Brunone, il camposanto di Taranto.

Tombe nuove e vecchie, ornamentali, tutte ricoperte da un velo di ruggine rossa che si posa in modo incessante. Il grande cimitero è ai piedi della fabbrica e tempo fa l’Ilva, per dimostrare il suo cuore, regalò delle fontanelle a chi va a trovare i defunti: un cilindro di cemento e un rubinetto, il tutto su piattaforma di ghisa rigorosamente della casa, certo non uno sforzo enorme per una delle principali imprese italiane. Ma non ci sono solo le notti colorate e rumorose di questa gente che vive sotto al parco minerario, i paurosi sfiati e le esplosioni, le urla degli operai e dei capireparto. Ci sono anche i tumori aumentati del 600% negli ultimi 5 anni, anche se poi si scopre che a Taranto non esiste un registro per queste malattie, come se dimenticare fosse più semplice che viverci.

C’è il 93% di emissioni da polveri sottili che proviene dall’area industriale, l’unica città d’Europa che vive questo vassallaggio verso la sua zona produttiva e per i reparti e le filiere che portano pane, ma anche tutto il resto. C’è il mercurio che finisce in acqua dall’Ilva e che è un’incognita su cui, come tanti altri aspetti di questa città di mare e veleni, associazioni come PeaceLink danno battaglia e bussano alle porte dei magistrati. C’è un’inchiesta penale, nella procura guidata dal dottor Franco Sebastio, che attende gli incidenti probatori su diossina e benzoapirene, i grandi imputati alla sbarra di Taranto e e delle nostre coscienze.

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03 novembre 2010

fonte:  http://www.unita.it/index.php?section=news&idNotizia=105414

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TARANTO VELENI NELL’ARIA – ILVA (GRUPPO RIVA – LOMBARDIA)

cochise1787 | 28 ottobre 2010

Arsenico, Cianuri, Cromo, Fenoli, Idrocarburi policiclici aromatici (IPA), Mercurio, Nichel, Piombo, Rame, Zinco, Azoto, Cadmio, Carbonio organico totale (TOC), Fosforo. QUESTI SONO I VELENI CHE L’ILVA(GRUPPO RIVA – LOMBARDO) SVERSA NELL’ARIA, COSI LE INDUSTRIE DEL NORD CI FANNO MORIRE DI CANCRO

RIFIUTI Taverna del Re, feriti cinque agenti Consigliere Pd: “Manganellato senza motivo” / VIDEO: Scontri Taverna del Re 2 Novembre 2010; Tammurriata della Munnezza

Taverna del Re, feriti cinque agenti
Consigliere Pd: ‘Manganellato senza motivo’

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La denuncia di Giovanni Russo, di Giugliano. La polizia ha deciso di allontanare i manifestanti che si trovavano davantoi al sito. Alcune persone sedute a terra, sono state sollevate di peso

Taverna del Re, feriti cinque agenti Consigliere Pd: 'Manganellato senza motivo' Proteste a Taverna del Re

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Quattro agenti del reparto mobile della polizia ed un funzionario della Digos sono stati colpiti da pietre ed oggetti contundenti lanciati dai manifestanti a Taverna del Re. Funzionario ed agenti sono andati in ospedale, dove i medici li stanno medicando. Due manifestanti sono rimasti contusi durante la carica della polizia per aprire un varco ai camion carichi di rifiuti. La polizia ha deciso di allontanare i manifestanti.

Nonostante i nuovi incidenti e la tensione nell’area sono 27, fino alle 14,30 i camion che hanno sversato nel sito di stoccaggio, secondo quanto riferito dalle forze dell’ ordine.

“Ho ricevuto una manganellata in testa e un calcio nei testicoli. Tutto senza alcun motivo”. E’ la denuncia di Giovanni Russo, giovane consigliere di minoranza di Giugliano, esponente del Pd e tra i partecipanti al presidio che da giorni sta protestando contro i nuovi sversamenti di rifiuti nel sito di Taverna del Re.

“C’è stato un lancio di oggetti da parte dei manifestanti soprattutto balle di cartone, proprio quando è ricominciato il passaggio dei compattatori. A questo la polizia ha reagito con delle manganellate. Io  – racconta Russo -  ne ho ricevuta una in testa. Poi le forze dell’ordine hanno tentato di spostarci ma in modo violento, a differenza di quanto è avvenuto nei giorni scorsi. Noi – racconta – stiamo tentando di rallentare il passaggio dei mezzi, oggi eravamo circa 200 persone ma stiamo protestando in modo pacifico. Tra di noi ci sono molte ragazze e madri di famiglia”.

LEGGI La Ue chiede un’azione immediata

Le forze dell’ordine hanno deciso di allontanare all’improvviso i manifestanti che si trovano dinanzi al sito di Taverna del Re. Alcune persone sedute a terra, sono state sollevate di peso e poi la polizia ha spinto i manifestanti verso la strada. Un’operazione che solitamente avviene solo quando passano gli autocompattatori, ma questa volta i mezzi non si sono visti. Due persone sono state caricate a bordo di un’auto della polizia. I manifestanti che non avevano opposto resistenza sono stati allontanati ed ora vengono tenuti a distanza da un ingente schieramento di forze dell’ordine. Ci sono alcune persone che lamentano di essere state strattonate e che ora sono in attesa di essere soccorse.

La polizia ha effettuato una carica mettendo in fuga un gruppo di persone, composto soprattutto da giovanissimi. Gli automezzi sono entrati lungo il tratto di strada, provenienti da Ischitella. Al momento del passaggio dei mezzi sono volate sedie, aste di legno e pietre. I manifestanti però dicono che non hanno responsabilità in merito al ferimento di uno dei funzionari presenti sul posto che è stato soccorso dai suoi stessi colleghi

Le tensioni erano scoppiate già da questa mattina. Alcuni manifestanti hanno posizionato lungo la strada che porta al sito di stoccaggio di Taverna del Re, alla periferia di Giugliano, rami d’albero e vecchi copertoni d’auto per rallentare la corsa degli autocompattatori. Cresce la presenza di manifestanti in zona.

Con gli studenti delle scuole cittadine, ma anche degli altri comuni del circondario, è arrivata anche una delegazione di mamme del centro storico. La zona continua ad essere presidiata dalle forze dell’ordine.

I mezzi, provenienti per la maggior parte dalla città di Napoli, dopo aver scaricato i rifiuti, sono usciti a fatica dalla discarica presidiata dai cittadini che contestano la decisione del presidente della Provincia di Napoli, Luigi Cesaro, di riaprire il sito che già accoglie oltre sei milioni di ecoballe di spazzatura.

Napoli
, autisti del Comune affiancano Asia. Palazzo San Giacomo ha deciso di mettere a disposizione 25 conducenti a sostegno dell’azienda municipalizzata che raccoglie i rifiuti in città per consentire orari di lavoro “più umani”. Lo ha  comunicato l’assessore all’Igiene urbana Paolo Giacomelli prima della seduta del Consiglio comunale. Sono 25 gli autisti del Comune “con abilitazione alla guida di mezzi compattatori” che andranno ad aiutare i colleghi in forze all’Asia. “A causa delle manifestazioni di protesta davanti alle discariche -  ha spiegato Giacomelli – gli autisti dell’azienda hanno sopportato orari di lavoro insostenibili derivanti dalle lunghe attese davanti alle discariche, anche di cinque ore, prima di poter scaricare e tornare indietro”. Conducenti cui l’assessore comunale ha rivolto il proprio apprezzamento per “non aver dato defezioni nemmeno durante questi giorni di festa”

Incendiato un camion. Un autocompattatore incendiato in via Zabatta, al confine con San Giuseppe Vesuviano, e ancora blocchi. E’ il bilancio di un’altra notte di tensioni nel sito dove da ieri sono ripresi gli sversamenti. L’autista del mezzo per il trasporto dei rifiuti è stato fatto scendere, poi è stato appiccato il fuoco alla cabina di guida.

Sono 23 i camion che sono riusciti a sversare fin’ora, passando dalla rotonda di via Panoramica, epicentro della protesta contro lo sversatoio. I primi tre mezzi sono transitati senza problemi. Il quarto è stato bloccato dai manifestanti, uno dei quali si è sdraiato sotto al mezzo fermo. Sono intervenute le forze dell’ordine che hanno fatto alzare l’uomo e spostato gli altri manifestanti. Nelle ore successive, quando ormai il presidio era scemato intorno alle 3, è passata una colonna di cinque compattatori scortati da auto della polizia.

Fiaccolata a Giugliano. Ieri sera lungo le strade del centro di Giugliano un lungo corteo – oltre cinquemila persone – che hanno chiesto il rispetto del protocollo siglato due anni fa tra il sottosegretario Bertolaso e il sindaco di Giugliano, Giovanni Pianese, col quale si sanciva che il sito di Taverna del Re non avrebbe mai più riaperto, anche perché situato in una delle aree più inquinante della provincia di Napoli. Nessun problema nello sversatoio napoletano del quartiere di Chiaiano. Al momento la situazione è tranquilla in tutti e tre gli impianti.

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03 novembre 2010

fonte:  http://napoli.repubblica.it/cronaca/2010/11/03/news/emergenza_rifiuti_proteste-8690540/

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Scontri Taverna del Re 2 Novembre 2010

NapoliUrbanBlog | 02 novembre 2010

http://www.napoliurbanblog.com/
Gli scontri tra polizia e manifestanti durante l’emergenza rifiuti in Campania a Taverna del Re (Giugliano) Campania.

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Tammurriata della Munnezza Taverna del Re (NA) 02-11-2010

NapoliUrbanBlog | 02 novembre 2010

http://www.napoliurbanblog.com

 

Berlusconi: «Fini autoescluso dal Pdl» Ma altri due deputati passano con Fli / RUBY – Briguglio, Fli: “Dopo l”affaire’ non possiamo restare al governo”

Esodo dal popolo della libertà: Toto e Rosso tra i finiani. Bossi: il governo va avanti

Berlusconi: «Fini autoescluso dal Pdl»
Ma altri due deputati passano con Fli

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Il premier: «La maggioranza che nomina il presidente della Camera si aspetta che condivida il programma»

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MILANO – Mentre Silvio Berlusconi riunisce in mattinata i suoi a Palazzo Grazioli per un vertice del Pdl in vista della direzione nazionale prevista giovedì, altri due deputati lasciano il partito del premier per passare con “Futuro e Libertà”: si tratta di Daniele Toto (nominato coordinatore regionale in Abruzzo) e Roberto Rosso (che assume l’incarico di coordinatore dei finiani in Piemonte). Li hanno presentati Italo Bocchino e Adolfo Urso nella sede della fondazione Farefuturo. Bocchino sottolinea che con questo ingresso il gruppo «ne guadagna in termini non solo parlamentari ma anche di radicamento» fornendo così ulteriori basi per la crescita del «partito-movimento che andiamo a costituire». Denis Verdini, coordinatore del Pdl, minimizza l’esodo di parlamentari: si tratta, afferma, di un «assestamento naturale, nel passato abbiamo assisto anche a defezioni più grandi. Ognuno si assume le sue responsabilità».

L’INTERVISTA A VESPA – Nel frattempo, escono altre anticipazioni del nuovo libro di Bruno Vespa. In un’intervista rilasciata 10 giorni fa, il premier risponde ad alcune domande sul futuro della maggioranza e, in particolare, sull’alleanza con Gianfranco Fini. Secondo il capo del governo, il presidente della Camera si è «autoescluso» dal Pdl sancendo una scissione «preparata da tempo». Stando così le cose, sarà possibile continuare a essere alleati? «In politica mai dire mai» risponde Berlusconi. «C’è sempre la speranza – dice però il presidente del Consiglio – che tutti gli elettori del centrodestra possano ritornare sotto un’unica bandiera per un vero cambiamento del Paese. Capisco che i parlamentari del nuovo gruppo si siano sentiti in dovere di seguire Fini che li aveva indicati personalmente nelle liste elettorali. Ma in loro esiste anche la consapevolezza di un dovere di lealtà nei confronti degli elettori che li hanno votati sotto il simbolo del Popolo della Libertà, un simbolo in cui compariva il nome di Berlusconi come candidato presidente. Anche recentemente alcuni di loro mi hanno confermato la loro lealtà: ‘Stiamo con Gianfranco, ma mai contro Silvio’». «Il Popolo della Libertà, lo ripeto per l’ennesima volta, – sostiene Berlusconi – non ha mai messo nessuno alla porta, ma ha subito una scissione che evidentemente era stata preparata da tempo e aspettava soltanto un pretesto per consumarsi. Dunque, non si tratta di un’espulsione, bensì di un’autoesclusione». «Fini non è mai stato cacciato – sostiene il premier. – Noi parlavamo di Fini come presidente della Camera e non come componente del partito. L’unico elemento concreto di quel documento fu il deferimento ai probiviri dei tre elementi più oltranzisti nell’azione critica nei confronti del governo. In ogni caso, quando una maggioranza nomina il presidente della Camera o del Senato, si aspetta, come minino, che essi condividano il programma legislativo che questa maggioranza e il suo governo presentano nella Camera di loro competenza».

LA POSIZIONE DI FLI – Non si fa attendere la risposta dei finiani. «A tutti gli italiani è chiaro che Gianfranco Fini è stato espulso dal Pdl» ribadisce Bocchino. «Contro Fini – precisa il caogruppo Fli alla Camera – è stato emanato un editto, che ne ha dichiarato l’incompatibilità con il partito senza contraddittorio e discussione. Per noi, però, è acqua passata, ora c’è un movimento che sta crescendo sul territorio e in Parlamento». Quali saranno le prossime mosse? È possibile l’appoggio esterno al governo? «Da Berlusconi e dalla direzione del Pdl – sottolinea Urso – attendiamo risposte sulle riforme annunciate, per le quali aspettiamo ancora l’agenda, e sul patto di legislatura con le altre forze di maggioranza», a partire da Pdl e Lega. «Berlusconi deve governare – aggiunge Bocchino. – Il nostro dovere non è staccare la spina ma ricordare al premier che il suo dovere è governare. Rischiamo però di apparire come quelli che chiedono l’accanimento terapeutico». «Ora bisogna capire cosa vuole fare – sottolinea Bocchino – ha risposto picche al patto legislativo proposto da Fini a Mirabello, ora aspettiamo. Gli chiediamo solo che governi il paese sulla base del programma elettorale. Se sarà quello, ci troverà disponibili».

IL SENATUR - Torna a parlare anche Umberto Bossi. Dopo l’incontro di martedì con il premier, il ministro per le Riforme ribadisce il sostegno della Lega all’esecutivo. «Il governo va avanti fino a quando regge, e secondo me reggerà a lungo» dichiara il Senatùr. A proposito delle ultime notizie sulle feste di Berlusconi, e sulle rivelazioni di nuove escort, Bossi si confessa «un po’ preoccupato anche per l’immagine internazionale, perché questo è un paese che deve vendere i titoli di stato». Comunque, rivela ai cronisti, «ieri gli ho dato un consiglio da amico». Un consiglio politico o personale? «Personale, ma tanto non ve lo dico, perché Silvio è un amico e io non tradisco gli amici».
Redazione online
03 novembre 2010

fonte: http://www.corriere.it/politica/10_novembre_03/berlusconi-pdl-vespa-fini_f30163d8-e738-11df-a903-00144f02aabc.shtml

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RUBY: BRIGUGLIO, DOPO ‘AFFAIRE’ NON POSSIAMO RESTARE IN GOVERNO

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(AGI) – Roma, 2 nov – “A un mese dalla fiducia - scrive il Deputato di Futuro e Liberta’ Carmelo Briguglio sul sito di Generazione Italia- che abbiamo rinnovato all’esecutivo, non c’e’ stato alcun miglioramento dell’azione di governo che anzi e’ paralizzata, come ha dovuto constatare la stessa presidente di Confindustria. E il caso Ruby, a mio parere, e’ il segno che noi, noi di Futuro e Liberta’, non possiamo piu’ stare in questo esecutivo e nemmeno con questo presidente del Consiglio, inadatto a svolgere funzioni di governo e responsabile della crescente perdita di prestigio dell’Italia nel mondo. E allora che fare? Innanzitutto bisogna uscire dal governo. Il tempo e’ scaduto e non possiamo condividere la responsabilita’ politica del governo Berlusconi-Tremonti-Bossi, con il quale abbiamo poco da condividere. E dobbiamo separare il nostro destino da quello di un premier che non ha piu’ ne’ il sostegno ne’ la stima del mondo dell’economia, ne’ della Chiesa cattolica, ne’ delle cancellerie europee e occidentali, ne’ del blocco sociale che lo ha sostenuto in questi anni. Sono convinto – conclude Briguglio – che Berlusconi abbia perso anche il consenso politico e personale della maggioranza del popolo italiano” .

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02 novembre 2010

fonte:  http://www.agi.it/politica/notizie/201011021809-pol-rt10332-ruby_briguglio_dopo_affaire_non_possiamo_restare_in_governo

Rifiuti, l’Ue: “Ora azioni immediate”. Ancora camion in fiamme a Terzigno

3/11/2010 (13:8) – L’EMERGENZA

Rifiuti, l’Ue: “Ora azioni immediate” Ancora camion in fiamme a Terzigno

Il commissario all’Ambiente: «La situazione in Campania ci preoccupa ancora molto». Nella cava Sari si ricomincia  a sversare, caos a Giugliano

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Sotto il camion l’ultrà dei rifiuti sfida i poliziotti

Si sono infilati sotto i camion per fermare gli autocompattatori pieni di spazzatura che tentano di entrare a Taverna del Re
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La Commissione europea chiede all’Italia «azioni immediate» per far fronte all’emergenza rifiuti. «La situazione dei rifiuti in Campania ci preoccupa ancora e chiediamo azioni immediate per far fronte all’emergenza», ha affermato il commissario europeo all’Ambiente.
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Janez Potocnik ha riferito di aver avuto un breve incontro con il ministro dell’Ambiente italiano, Stefania Prestigiacomo. «Noi continuiamo a monitorare ma devono essere prese al più presto delle misure per cambiare la situazione», ha insistito Potocnik.
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Intanto, questa notte, proteste a Terzigno e Giugliano hanno accompagnato il conferimento di rifiuti nella discarica nell’ex Cava Sari e nel sito di stoccaggio dell’ex ecoballe. A Terzigno hanno scaricato finora 23 camion, ma intorno all’1,30 un gruppo di manifestanti ha isolato un autocompattatore, costretto l’autista a scendere e gli hanno dato fuoco. A Giugliano hanno sversato 17 mezzi, il presidio di manifestanti si è un pò infoltito ma non si sono registrati incidenti. Nessun problema nello sversatoio napoletano del quartiere di Chiaiano.
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Al momento la situazione è tranquilla in tutti e tre gli impianti. Sulla situazione rifiuti in Campania lancia un invito alla società civile, alle forze politiche e sociali affinchè vi sia un cambio di rotta per affrontare i problemi, il presidente della Regione, Stefano Caldoro. «In Campania – dice – non si può dire soltanto ’nò su temi cruciali come rifiuti, sanità, infrastrutture. Occorre un cambio di mentalità. Basta con questi atteggiamenti negativi. Lavoriamo per dar vita a comitati del Si».
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MULTIMEDIA

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La escort Nadia: sesso a pagamento con il premier e con Brunetta / Chi ha rapito Ruby Rubacuori?

La escort Nadia: sesso a pagamento
con il premier e con Brunetta

L’ amica di Perla Genovesi parla del denaro ricevuto
Il ministro: dichiarazioni fuori dalla grazia di dio

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di Cristiana Mangani
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Nadia Macrì, la escort sentita dai pm ROMA (3 novembre) – L’inesauribile mondo delle escort oggi è quello di Nadia Macrì, 28 anni, di Reggio Emilia. Se avesse partecipato alle selezioni per fare la velina a “Striscia la notizia”, probabilmente questa ragazza bruna dai profondi occhi neri, si sarebbe aggiudicata gli stacchetti nel notiziario satirico di Mediaset. Invece, è anche lei al centro dell’inchiesta giudiziaria di Palermo su droga e sesso a pagamento, e aggiunge alla già ben nutrita rassegna di incontri a caro prezzo, altre seratine con premier e ministri. Sì perché Nadia, oltre a raccontare di aver incontrato intimamente il premier, dietro pagamento di 5 mila euro, dice di aver avuto rapporti mercenari anche con il ministro Renato Brunetta. Con lui, però, si sarebbe accontentata di 300 euro. Il responsabile della Pubblica amministrazione si è detto sgomento per le dichiarazioni e ha commentato: «Sono fuori dalla grazia di Dio».

Ma andiamo con ordine. Nadia finisce nell’inchiesta siciliana, perché amica di un’altra escort, Perla Genovesi, ex collaboratrice di un parlamentare, coinvolta in un giro di cocaina e festini. Racconta ai pm di Palermo, i primi giorni di ottobre, di aver avuto due incontri sessuali a pagamento con il presidente del Consiglio, in una sua villa a Milano e poi a villa Certosa, aggiungendo di essere stata introdotta a Berlusconi anche da Lele Mora ed Emilio Fede. Negli ambienti investigativi la notizia viene confermata. I verbali sono stati secretati e gli atti verranno inviati da Palermo alla procura di Milano. Macrì sostiene che, a fare da tramite tra lei e il premier sarebbe stato pure un politico emiliano di cui, però, non ricorda il nome. I “ricordi” vanno avanti per ore, ma non sempre i magistrati sembrano convinti del suo racconto. Siamo al 2009-2010 quando la escort sarebbe riuscita a entrare nel giro delle feste del premier. Qui i ricordi sono confusi, quantomeno nella ricostruzione temporale. Nadia dice di avere visto Berlusconi una volta, non ricorda se la prima o la seconda, in una sua villa a Milano, ma non sa se si tratti di Arcore. I due avrebbero parlato, poi il premier le avrebbe regalato degli Swarovski e l’avrebbe invitata ad andare con lui in Sardegna. Dopo alcuni giorni, insieme a un’altra ventina di ragazze, si sarebbero visti a Villa Certosa e lì, dopo una cena a cui avrebbero partecipato anche altre persone, si sarebbe consumato il rapporto sessuale, per il quale afferma di aver ricevuto una busta con 5000 euro.

Nell’altra occasione i due si sarebbero visti a Milano. Anche in questo caso ci sarebbe stato un rapporto sessuale e un’altra busta con 5000 euro. Ai pm la giovane non lesina particolari, come quando racconta di un presunto incontro a luci rosse avvenuto in una vasca idromassaggio con il premier e altre ragazze. «Ma lei cosa fa nella vita?», le avrebbe chiesto il Cavaliere. «Presidente, faccio le marchette, che vuole che faccia?», avrebbe risposto la Macrì. «Sì, ma lei non lo dica», sarebbe stato il suggerimento. Nel verbale ci sono anche le dichiarazioni che riguardano il ministro Brunetta. La Macrì sostiene di aver avuto con lui un rapporto sessuale in cambio di 300 euro, vestiti e gioielli. Del capo del dicastero della Pubblica amministrazione ricorda il momento in cui si sono conosciuti, quando lui non era ancora ministro: è intorno al 2005.

Macrì all’epoca era accusata di maltrattamenti nei confronti del figlio. È Perla Genovesi a farle incontrare Brunetta nel suo studio, per capire se poteva darle una mano. Lo confermerà lei stessa ai pm di Palermo. A questo punto, però, secondo Nadia, il ministro l’avrebbe messa in contatto con l’avvocato Carlo Taormina perché l’aiutasse. Aggiunge poi di aver rivisto Brunetta in un’altra occasione e di avere avuto un rapporto sessuale con lui. La ragazza prosegue dicendo che lei avrebbe voluto continuare la relazione, ma che, dopo qualche telefonata, i rapporti tra i due si sarebbero interrotti. Il responsabile della Pubblica amministrazione fa fuoco e fiamme. Conferma di aver aiutato la ragazza, ma di non aver mai avuto rapporti con lei. Sono affermazioni «fuori dalla grazia di Dio – dice – Vengo ora informato che la signora Macrì avrebbe reso dichiarazioni che non esito a definire folli. La verità è solo una: questa persona mi è stata presentata nel corso di un convegno. In lacrime mi ha esposto le sue serie difficoltà personali e familiari. La conoscenza si è esaurita in quell’unica occasione, priva di qualsiasi altro risvolto. Per i suoi problemi gli indicai l’avvocato Taormina. Non l’ho più rivista né sentita». E l’avvocato del premier, Niccolò Ghedini, aggiunge: «È una tempesta di carta. Terminerà anche questa nuova assurda vicenda che arriva da Palermo». Nadia forse verrà sentita dai pm di Milano. Intanto sul suo profilo Facebook sembra già aver preso le distanze dai suoi presunti “benefattori”. Del premier pubblica un video e commenta: «Silvio, hai rotto».

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fonte:  http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=125281&sez=HOME_INITALIA

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Chi ha rapito Ruby Rubacuori?

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La vicenda della diciassettenne Karima El Mahroug e del settantaquattrenne Silvio Berlusconi si racconta da sola.

C’è poco da spiegare, se sentiamo raccontare di qualche facoltoso ed anziano signore e del regalo di una collana di Damiani o della promessa di una lussuosa Audi ad una ragazzina senza arte nè parte: una storia vecchia come il mondo. Un’amicizia indiscutibilmente profonda, se vede il potente Berlusconi affannarsi nella notte per sottrarre la giovane alla cella.

Se c’è poco da dire sul legame tra i due, se non nell’abuso di potere pubblico e nelle conseguenze politiche che  automaticamente comporta, molto ce ne sarebbe riguardo la storia di Karima, la ragazzina quattordicenne di Letojanni, affidata a servizi del Comune, arrivata poco dopo nella Milano da bere e rimastaci con un certo agio, a quanto pare.

Come è possibile che una ragazzina fuggita dalla casa famiglia possa inserirsi nel giro delle escort, addirittura lavorando “regolarmente” in locali notturni, senza neanche avere una carta di identità con se?

Quanti adulti “sbagliati” o distratti ha incontrato Karima  mentre diventava Ruby Rubacuori?   E quanti di loro erano datori di lavoro o uomini delle istituzioni?

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fonte:  http://minimamoralia.blog.lastampa.it/minima_moralia/2010/11/chi-ha-rapito-ruby-rubacuori.html

Cgil, Susanna Camusso segretario. Ha avuto il 79,1% dei voti / Cremaschi, Fiom: Perchè no a Susanna Camusso

Cgil, Susanna Camusso segretario
Ha avuto il 79,1% dei voti

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La sindacalista milanese, da 35 anni militante della maggiore confederazione italiana, è la prima donna alla guida di un sindacato confederale. Come accadde per Epifani una parte della Fiom ha votato contro

Cgil, Susanna Camusso segretario Ha avuto il 79,1% dei voti Guglielmo Epifani e Susanna Camusso

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ROMA – Susanna Camusso è la nuova leader della CGIL. Il Comitato direttivo nazionale ha eletto quest’oggi il nuovo segretario generale e, per la prima volta nella storia centenaria del movimento sindacale confederale italiano, a ricoprire questo incarico sarà una donna.

Con 125 voti a favore, pari al 79,1%, 21 contrari, 12 astenuti, 0 schede nulle, per un totale di 158 votanti su 162 aventi diritto,  il Comitato direttivo della CGIL, riunitosi questa mattina al centro congressi di via dei Frentani a Roma, ha sancito, attraverso l’elezione a scrutinio segreto, che a succedere a Guglielmo Epifani sarà Susanna Camusso (leggi l’intervista di Roberto Mania) 1.

Dei 21 voti contrari una parte viene dai rappresentanti della Fiom che lamentano un “problema di democrazia e una spinta autoritaria interna”, come ha detto Giorgio Cremaschi, membro della segreteria nazionale della Fiom. Si ripete in sostanza quello che accadde con Epifani, – che ha guidato la Confederazione per otto anni – che ebbe anch’egli l’80% dei voti mentre si espressero contro una parte dei delegati Fiom e del Pubblico impiego.

La sindacalista milanese al vertice del più rappresentativo sindacato italiano, che vanta circa 6 milioni di iscritti, ha militato nella Cgil per 35 anni.

”Grazie a tutto il direttivo, grazie a chi ha sostenuto questa ipotesi e a chi l’ha contrastata. Il compito che avrò è essere il punto di direzione di tutto e di tutti”. Così Susanna Camusso ha iniziato il suo discorso rivolto al direttivo della confederazione. Visibilmente commossa, ha detto che ”davanti al sindacato c’é un’avventura difficile, non solo per l’attacco alla Cgil ma anche per lo stato in cui si trova l’Italia. Dobbiamo pensare ai lavoratori che attendono risposte”, ha affermato. Se gli 8 anni appena trascorsi sotto la guida di Guglielmo Epifani sono stati difficili, ”riapriamo con un mandato altrettanto difficile”. Punti di riferimento del nuovo mandato della confederazione saranno lealtà e fiducia: ”La lealtà – ha proseguito Camusso – sarà il tratto del gruppo dirigente. E la fiducia è un punto di riferimento per le nostre azioni”.

Un lunghissimo applauso, una vera e propria standing ovation, ha salutato il breve discorso della Camusso, visibilmente commossa ed emozionata. Prima della lettura dei risultati del voto erano state molte le attestazioni di stima ricevute da compagni ed amici. In particolare le è stata regalata una serie di corni portafortuna, uno da scrivania, un portachiavi e un ciondolo che lei ha accolto sorridente.

Con la scelta di una donna ”si è superato un ritardo inaccettabile” ha detto il segretario uscente Guglielmo Epifani, ricordando che per una donna nel mondo del lavoro ”è tutto più difficile”. ”Sarà una grande segretaria della Cgil – ha affermato – sarà la mia segretaria”.

Altrettanto positiva la dichiarazione del capogruppo del Pd in commissione Lavoro, Cesare Damiano: ”L’elezione di Susanna Camusso a segretario generale della Cgil è un passaggio di portata storica”. La speranza dell’esponente del Pd è che l’elezione di Camusso ”sia di stimolo per un paese che è sempre stato avaro di riconoscimenti nei confronti delle donne e della loro professionalità. Questa scelta, soprattutto oggi, proprio quando si assiste da parte di chi governa ad atteggiamenti indegni di un paese civile, costituisce un segnale doppiamente importante”, ha concluso Damiano.

Altri apprezzamenti ed auguri sono arrivati da numerosi esponenti del mondo politico e sindacale, tra cui il segretario dell’Idv Antonio Di Pietro, il vice presidente del Senato Vannino Chiti (Pd), il presidente della Provincia di Roma Nicola Zingaretti, il segretario del Psi Riccardo Nencini, quello dell’Ugl Giovanni Centrella, la segretaria confederale della Cisl Liliana Ocmin (“mi auguro che possa portare alla Cgil una ventata di apertura, di rinnovamento e di innovazione”, ha detto).

Il ministro del Welfare, Maurizio Sacconi, si è detto ”fiducioso” che sotto la guida della nuova segretaria la Cgil potrà riprendere ”relazioni unitarie” con le altre organizzazioni sindacali. A margine dell’incontro Fiat-sindacati, il ministro ha espresso ”un sentito augurio al nuovo segretario sottolineando l’importanza che si tratti di una donna per la prima volta al vertice di una delle maggori organizzazioni sindacali anche se – ha ricordato – c’é il precedente di Renata Polverini con l’Ugl. Sono fiducioso – ha aggiunto – che riprendano in primo luogo relazioni unitarie tra le organizzazioni sindacali come premessa anche per migliori relazioni industriali e migliori rapporti anche con le istituzioni”. Sacconi ha rivolto ”un saluto sinceramente affettuoso a Guglielmo Epifani al quale – ha osservato – sono legato, nonostante le divergenze politiche-sindacali che abbiamo avuto in questi due anni, da un rapporto di amicizia che non è venuto meno”.

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03 novembre 2010

fonte:  http://www.repubblica.it/economia/2010/11/03/news/cgil_susanna_camusso_segretario_ha_avuto_il_79_dei_voti-8701239/?rss

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Perchè no a Susanna Camusso

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di Giorgio Cremaschi

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Il fatto che una donna sia eletta per la prima volta segretaria generale della Cgil è sicuramente un fatto importante e positivo. Ma sarebbe un’offesa alla storia delle donne di questo sindacato far derivare solo da questo fatto un giudizio favorevole alla candidatura di Susanna Camusso. Il mio è contrario.Susanna Camusso viene candidata segretaria generale della Cgil sull’onda di una campagna mediatica che non ha avuto precedenti nella storia degli insediamenti dei segretari generali dell’organizzazione. Una parte rilevante di tale campagna, sempre più insistente negli ultimi giorni, punta a presentare la nuova segretaria generale come colei che riporterà finalmente la Cgil nell’alveo della concertazione del patto sociale, superando le ambiguità di Epifani e mettendo a posto la Fiom.

Non ci sono state sufficienti smentite a questa campagna promozionale e la storia del dirigente sindacale Susanna Camusso la presenta come naturale interprete di una linea moderata e, come si dice oggi in tutti i palazzi della politica, “riformista”.Ma non è solo una questione di tendenze filosofiche. C’è una stretta immediata che la Cgil deve affrontare. La piazza del 16 ottobre ha chiesto con forza lo sciopero generale. Nello stesso tempo la Confindustria, alla fine delusa anch’essa da Berlusconi, tenta un patto sociale che ha al centro la produttività del lavoro, cioè le scelte di Marchionne contro i lavoratori Fiat. La Cgil ha annunciato lo sciopero in piazza, ma poi l’ha tolto dall’agenda e si è seduta al tavolo delle trattative dichiarandosi disposta a negoziare a livello confederale sulla produttività. Una scelta di questo genere sarebbe un regalo senza precedenti alle posizioni più oltranziste e retrive del padronato italiano. Tuttavia nel quadro di crisi politica in cui sta precipitando il paese, la spinta a un pateracchio sulla produttività è fortissima. Come dimostra il recente accordo unitario sull’apprendistato in cui Cgil e Regioni di sinistra hanno sostanzialmente accettato la linea della Gelmini sulla formazione aziendale e quella di Sacconi sul mercato del lavoro.

Siamo al dunque, nelle prossime settimane i lavoratori che sono scesi in piazza il 16 ottobre e quelli in lotta in questi giorni possono ricevere dalla Cgil conferme e sostegni oppure terribili delusioni. Speriamo che non sia così ma in ogni caso è bene che la nuova segretaria sappia che se davvero dovesse seguire gli indirizzi verso cui la spingono tanti sospetti estimatori, si troverà contro una parte rilevante dell’organizzazione. E’ bene che tutto sia chiaro fin da subito.

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02 novembre 2010

fonte:  http://www.pdcirieti.it/scuola-lavoro-sindacato/349-perche-no-a-susanna-camusso.html


INIZIATIVE – Lunedì tutti in piazza contro il Cav.

Lunedì in piazza contro il Cav.

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http://www.bastardidentro.it/misc/bastardidentro/data/images//b/bunga_city_2010-10-30.jpg

fonte immagine

Lanciata on line l’iniziativa “Per un Paese normale”: fuori da Montecitorio a Roma e davanti a tutte le prefetture nelle altre città. Obiettivo: “Far uscire l’Italia dalla spirale di degrado e malcostume in cui il premier ci ha trascinati”

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di Adriano Botta

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“Siamo alla frutta, il nostro Paese è piombato in una situazione politica, sociale, economica e culturale non più sopportabile. Anche un bambino si accorgerebbe che l’Italia è allo sbando”.

Inizia così l’appello “Per un Paese normale” lanciato on line martedì mattina da un gruppo di attivisti, giornalisti e blogger che lanciano una nuova manifestazione per dare la spallata a Silvio Berlusconi: fra gli altri, il giurista Guido Scorza, il sociologo Emanuele Toscano e Carlo Maria Cananzi, il promotore del No-B. day Gianfranco Mascia, l’avvocato Ernesto Maria Ruffini, i docenti universitari Elisa Paolino e Arturo Di Corinto.

L’appuntamento, ancora da organizzare nei dettagli, si terrà l’8 novembre prossimo, lunedì, principalmente a Roma (davanti a Montecitorio, dalle ore 15) e in tutte le città italiane, nei luoghi più simbolici e dove possibile davanti alle prefetture.

L’evento è stato lanciato su Facebook nella pagina del Popolo Viola, che ha aderito all’iniziativa insieme ad altre associazioni.

Secondo i promotori, “il Presidente del Consiglio forza le istituzioni, trasferisce l’impunità di cui pensa di godere a minorenni che dovrebbero essere affidate ai servizi di recupero e racconta frottole alla Questura”. E poi: “Che la situazione italiana sia arrivata ai suoi livelli più bassi se ne sono accorti – finalmente! – anche i suoi ex alleati politici e il maggiore partito di opposizione. E’ arrivato il momento di fermare questa spirale di degrado e malcostume in cui il Premier ci ha trascinati, e manifestare tutti insieme, cittadini, forze politiche e movimenti della società civile, il nostro dissenso e la nostra indignazione”.

L’iniziativa, che avviene in contemporanea con la riapertura settimanale delle Camere e poco dopo l’atto fondativo di Futuro e Libertà a Perugia, vuole essere soprattutto una pressione dei cittadini di qualsiasi partito nei confronti dei parlamentari, perché “stacchino la spina” al Cavaliere rinchiuso nel bunker delle sue bugie.

Nata per protestare contro gli abusi di potere del premier – come la telefonata in questura e l’illegale collocamento di ‘Ruby’ presso la consigliere regionale Nicole Minetti – la manifestazione si va arricchendo in queste ore di nuovi contenuti: in particolare contro le esternazioni omofobe di Berlusconi (“meglio guardare le ragazze che essere gay”) e contro la minaccia di sospendere le pubblicazioni ai giornali che pubblicano intercettazioni.

Oltre che attraverso Facebook, chi vuole aderire o avere più informazioni può andare sul sito del Popolo Viola.

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02 novembre 2010

fonte:  http://espresso.repubblica.it/dettaglio/lunedi-in-piazza-contro-il-cav/2137454

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