Archivio | novembre 9, 2010

Usa: è mistero su un missile balistico lanciato dalle coste della California / The mysterious California missile launch that wasn’t

Per gli esperti potrebbe essere un test dimostrativo rivolto alle potenze asiatiche

Usa: è mistero su un missile balistico lanciato dalle coste della California

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NotForSale2NWO | 09 novembre 2010

http://theintelhub.com/2010/11/09/mys… News is reporting that the Pentagon does NOT know who fired the missile and therefore cannot deem the immediate area safe.

Last night a mysterious missile was fired of the coast of southern California. Right now we do not know who fired it or why. This is a very curious incident that could possibly be used as a staged event.

Sources have indicated that there was not only a missile in Southern California but also in Phoenix. Whether this is true remains to be seen. What happened in Southern California was possibly a cover up for the event that took place in Phoenix.

Two rockets in two days?

Read Entire Article
http://theintelhub.com/2010/11/09/mys…

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Il Pentagono dichiara di non sapere chi ha effettuato il lancio, immortalato però dalle telecamere della Kcbs

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MILANO – Per ora è mistero fitto. Ma c’è chi parla di un messaggio ben chiaro lanciato ad una potenza asiatica, in occasione del viaggio del presidente americano Barack Obama proprio in quella zona del mondo. Un missile è stato infatti lanciato lunedì sera dalle coste della California meridionale ma il Pentagono ne ignora l’origine. Lo riferisce la rete tv Cbs che ha mostrato le immagini della scia lasciata dal missile riprese dalla sua affiliata locale Kcbs.

IL LANCIO – Secondo la Kcbs il missile è stato lanciato da una posizione a 56 km a largo delle coste ad ovest di Los Angeles e a nord dell’isola di Catalina. Fonti della base dell’aeronautica di Vanderberg hanno detto che il loro ultimo lancio risale a venerdì sera quando un razzo Delta III ha portato in orbita il satellite italiano Cosmo-SkyMed. L’altra ipotesi, ma la Marina ha finora negato di saperne qualcosa, potrebbe essere il lancio di un missile Slbm da un sottomarino nucleare per esercitazione. La Cbs ha interrogato in proposito l’ex ambasciatore americano presso la Nato Robert Ellsworth che ha detto: «Potrebbe trattarsi del test di un missile intercontinentale lanciato da un sottomarino, per dimostrare principalmente alle nazioni asiatiche che noi siamo in grado di farlo». Ellsworth ha poi spiegato che all’epoca dell’Unione Sovietica test di questo tipo venivano fatti dagli Usa nell’Oceano Atlantico, ma che forse è la prima volta che questo accade nell’Oceano Pacifico.

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Redazione online
09 novembre 2010

fonte:  http://www.corriere.it/esteri/10_novembre_09/missile-lanciato-california-mistero_6911c29a-ec0a-11df-8ec2-00144f02aabc.shtml

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The mysterious California missile launch that wasn’t

By John Herrman | Nov 9, 2010

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Less than 24 hours ago, a local news helicopter spotted a stunning contrail off the coast of California, near Los Angeles. From the helicopter, and to other observers, the contrail appeared to run vertically, as though it had been left by a missile.

One problem! Authorities, including the Pentagon, say that they aren’t aware of a missile launch taking place anywhere near there. This would be deeply alarming if not for one thing: the contrail probably wasn’t left by a missile at all.

Here’s the photo (and accompanying video) that has sent the national press into a frenzy:

This is an alarming sight. It’s a plume that evoke Space Shuttle launches and ICBMs, and it’s right off the coast of a major city. This initial feeling, and the contrail’s outward dissimilarities with cloud and contrail formations usually seen from the ground, have led many news organizations to assume that it was left my some kind of rocket or missile, leading them to speculate further about accidental launches, secret weapons tests, or worse.

Before letting our imaginations run away with us, let’s have a look at another photo:

This photo was taken over a year ago, just next door in San Clemente, California. According to the blog Contrail Science, this contrail was also thought to have been caused by a missile, prompting concern in some circles, albeit to a much smaller degree than we’re seeing today.

The kicker? This contrail, which is arguably even more rocket-like than the one making news today, was caused by a typical commercial jet. Contrail Science explains:

The idea that it’s a missile launch comes from three misconceptions. Firstly that the trail is vertical – it’s not, it’s a horizontal trail, at around 32,000 feet (about six miles)…

Secondly there’s the misconception of direction, that it’s flying away from the viewer, when it’s actually flying towards the viewer. This is because the “base” of the contrail seems wider than the tip. Perspective tells the brain that this mean the base is closer. But actually you can see the base has been greatly spread by the wind…

Thirdly there’s the idea that it goes all the way down to the ground. Now that might be true if the Earth was flat, but the Earth is round, and things go beneath the horizon eventually, no matter how high they are. A plane 200 miles away but five miles up is always below the horizon.

This explanation for the contrail in San Clemente is consistent with today’s contrail in LA, meaning that the so-called rocket contrail is really just one of the hundreds of visible vapor trails left by jet engines above the LA area every day; just another long tail of condensation caused by superheated exhaust fumes. This one was just captured from an odd perspective, in unusual light, at the perfect time. From another location, or a satellite view, it would be utterly unremarkable.

But don’t take my word for it–here’s a Flickr search for “sunset contrails.” Look familiar?

Granted, until a missile launch is completely and totally ruled out, or a flight path compatible with the time and location of the contrail sighting is identified, there’s no way to know for sure what caused this spectacle. Until we hear one way or the other, though, those are our questions. The grand technological apparatus of the US military may be unwieldy, but not to this extent.

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http://t0.gstatic.com/images?q=tbn:ANd9GcTo8EOlfu2JGWrtFKjwxo-bb8ntuWfDQdm069B9Xe8hRpaqMPk&t=1&usg=__2feFxZTY7fPO86gl9aooxEmAI5M=

Deborah Gage, John Herrman

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fonte:  http://www.smartplanet.com/technology/blog/thinking-tech/the-mysterious-california-missile-launch-that-wasnt/5646/

NON E’ IMPOSSIBILE CAMBIARE – CAMBOGIA Da presidente della 20th Century Fox ad angelo nella discarica di Phnom Penh / VIDEO: PBS news story – Scott Neeson & Cambodian Children’s Fund

CAMBOGIA

Da presidente della 20th Century Fox ad angelo nella discarica di Phnom Penh

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Cambodian Children's Fund

(Margaret Conley/ABC)
More Photos

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Scott Neeson, fondatore di Cambodian Children’s Fund gestisce quattro ostelli per 460 orfani, che lo chiamano “papà Scott”. E’ arrivato direttamente da Los Angeles, dove possedeva una villa con piscina, Porsche, BMW, Suv, yacht…e andava alle feste delle grandi star del cinema. “Ma mi sentivo spento”

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di EMANUELA STELLA

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Da presidente della 20th Century Fox ad angelo nella discarica di Phnom Penh Scott Neeson nella discarica di Phom Penh

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PHNOM PENH. E’ in piedi alle 5 e mezza, quando sorge il sole, e va a dormire dopo mezzanotte. La sua giornata ruota intorno alla discarica tossica di Steung Meanchey, a Phnom Penh, dove il Cambodian Children’s Fund 1, l’organizzazione umanitaria da lui creata, gestisce quattro ostelli per 460 orfani, che lo chiamano “papà Scott”. Un missionario? Certamente, ma non da sempre.  Scott Neeson è l’ex presidente della 20th Century Fox e agli orrori della discarica di Phnom Penh è arrivato direttamente da Los Angeles, dove possedeva una villa con piscina, una Porsche, una BMW, un Suv, uno yacht, e andava alle feste delle grandi star del cinema.  “Ma dopo undici anni di quella vita mi sentivo spento – ha raccontato al “Sunday Times” -  Fare film è un mestiere brutto, spietato, e mi sono reso conto di quanto fosse inutile quello che avevo”.

“Fare qualcosa in quell’inferno”. Nel 2003, prima di passare alla Sony, decise di prendersi cinque settimane di riposo per rimettersi in sesto e scelse Phnom Penh, dove un suo amico aveva aperto un ristorante. Fu lui ha raccontargli della discarica comunale e dei bambini che vivevano e lavoravano li’. Scott andò a “dare un’occhiata” e rimase stravolto: “Undici ettari di spazzatura e di mosche. Col calore, il metano prodotto dalla decomposizione dei rifiuti prende fuoco, e gli incendi durano mesi. E’ un inferno. Ci vivono tremila famiglie e centinaia di orfani – racconta Scott – che frugano tra i rifiuti alla ricerca di qualcosa da vendere, avvolti in strati di stracci per ripararsi dalle fiamme, senza le scarpe. Molti di quei bambini si prostituivano: alcuni erano lì perché i genitori non potevano permettersi di mantenerli, o semplicemente non li volevano. Dovevo fare qualcosa”.

Un rifugio tra l’immondizia. Trascorse le cinque settimane tornò a Los Angeles e assunse il suo incarico alla Sony, ma aveva la testa altrove. Quell’anno andò in Cambogia una settimana al mese, e cominciò a mettere in piedi la sua organizzazione. Poi, nel 2004, la decisione di vendere tutto per trasferirsi definitivamente a Phnom Penh. “Ora di soldi me ne restano molto pochi”, sorride. Il fondo da lui costituito ha creato una sorta di “rifugio” proprio al centro della discarica, dove c’è un ambulatorio in cui vengono curate 1.100 persone al mese. C’è anche un asilo nido per i bambini tra i 2 e i 6 anni abusati o ad alto rischio di abusi, come quelli i cui genitori hanno cercato di venderli, o che sono figli di alcolizzati.

“Ho ricevuto minacce”. “Questo lavoro mi ha reso impopolare presso alcuni padri, per i quali i figli rappresentano la possibilità di fare soldi. Ho ricevuto minacce di morte e la mia manager, che è cambogiana, è stata sfigurata con l’acido perché lavora per me”. La sera, al rifugio, arrivano quelli che Scott chiama “i bambini selvaggi”, quelli che non hanno casa né famiglia ma che non si riesce ad ospitare nei quattro ostelli: il centro gli assicura un pasto caldo e del latte, e dopo cena possono giocare a palla oppure guardare un film con gli altri.

“E la sera mi rilasso e guardo film”. I bambini seguiti dal centro vanno a scuola e imparano un mestiere (è stata appena aperta una scuola per cuochi). Quando torna a casa, a tarda sera, Scott (che ha 51 anni) si distrae con un vecchio film, scelto tra quelli più leggeri: “E’ buffo che proprio il lavoro che mi aveva portato al punto di rottura adesso mi aiuti a rilassarmi”, commenta. “Certo, la solitudine la sento: a Hollywood uscivo con donne bellissime, e ora sono cinque anni che non ho una relazione. La gente mi chiede perché ho abbandonato quella vita, e io rispondo che ho avuto la visione chiara di come avrei potuto cambiare le cose”. Ma non ha ancora trovato la pace: “Avverto molto lo stress, e la notte devo portare un bite perché digrigno i denti”, confida.

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09 novembre 2010

fonte:  http://www.repubblica.it/solidarieta/volontariato/2010/11/09/news/da_presidente_della_20th_century_fox_ad_angelo_nella_discarica_di_phnom_penh-8920601/?rss

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PBS news story – Scott Neeson & Cambodian Children’s Fund

CCFund | 12 gennaio 2010

PBS news piece from March, 2008 on Scott Neeson, an Australian, now an American citizen, who gave up a rich life as a Hollywood movie executive to live and work in Cambodia.

Sì, ma cosa vogliono i finiani?

Sì, ma cosa vogliono i finiani?

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Sì, ma cosa vogliono i finiani?

L’ideologo di FareFuturo propone di mandare Berlusconi al Quirinale. Ma Briguglio e Della Vedova lo escludono sdegnati. Mentre Granata aggiunge: «Il premier cadrà sulla sfiducia a Bondi o subito dopo»

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di Fabio Chiusi

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(09 novembre 2010)

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Ci aveva visto giusto Ezio Greggio. Che introducendo la puntata dell’otto novembre di Striscia la Notizia aveva esordito con una battuta: «Alla convention di Futuro e Libertà, Fini ha detto che Berlusconi deve avere il coraggio di salire al Colle e dichiarare aperta la crisi. E Berlusconi ha subito risposto: “Cribbio, io il coraggio per salire al Colle ce l’ho eccome! Ma non per dare le dimissioni: per rimanerci sette anni, mi consenta!”».
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Un giorno dopo su il Foglio si passa dall’ironia ai ragionamenti politici, tramite le parole di uno degli intellettuali di riferimento del partito finiano, Alessandro Campi. Che, quanto al futuro di Berlusconi, vede un «adeguato compimento della sua eccezionale parabola politica arrivando ad essere eletto al Quirinale». L’idea, dunque, è di un «patto per i moderati», un traghettamento morbido al di fuori del berlusconismo. Con il premier disposto a farsi da parte, lasciando la candidatura a presidente del Consiglio a Gianfranco Fini, ma in cambio di un via libera per la presidenza della Repubblica.
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Un’uscita, quella di Campi, che ha terremotato l’universo finiano, già duramente messo alla prova durante l’estenuante dibattito per giustificare un appoggio al lodo Alfano costituzionale.
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Così le reazioni all’idea del politologo sono tutto fuori che entusiaste: «Berlusconi al Quirinale sarebbe una mossa del tutto inaccettabile per l’elettorato di Futuro e Libertà. Dai giovani come dai meno giovani» , spiega a ?€˜L’espresso’ Gianmario Mariniello, direttore del sito di Generazione Italia e astro nascente dei giovani di Fli. «Basta pensare al boato con cui è stata accolta la richiesta di dimissioni per Berlusconi da parte di Fini a Perugia»
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Già, come è possibile andare “oltre Berlusconi”, come affermato dal presidente della Camera, insieme con Berlusconi? «Né io né la stragrande maggioranza degli italiani lo riteniamo essere la persona più adatta al Quirinale», afferma senza esitazioni Carmelo Briguglio, uno dei “falchi” di Fli. Che spiega: «Pensiamo che non sia adatto non solo per le ultime vicende (l’ennesimo scandalo escort, nda) ma anche per l’incapacità di Berlusconi di liberarsi del suo ruolo di imprenditore – dunque del conflitto di interessi – e della sua posizione di eterno imputato».
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Quanto al tratto di strada da fare da qui al 2013 insieme al Pdl e alla Lega, Briguglio ricorda come sia necessario un «superamento del berlusconismo anche come stagione culturale, come modo di vivere, come stile, oltre che come stagione politica in senso stretto».
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Una posizione non dissimile da quella di Filippo Rossi, direttore del webmagazine della fondazione Farefuturo (di cui Campi peraltro è direttore scientifico). Che in un infuocato editoriale, dopo aver ringraziato ?€˜Repubblica’ («forse l’unico dei grandi quotidiani italiani che ha provato a spiegare davvero il senso culturale della svolta finiana»), cita addirittura Giorgio Gaber: «Non ho paura di Berlusconi in sé, ho paura di Berlusconi in me»: figurarsi di un Berlusconi capo di Stato.
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Dello stesso parere Benedetto Della Vedova, che aggiunge che «anche da parte dello stesso Berlusconi sarebbe improprio accettare l’incarico». Un altro parlamentare finiano, Giuseppe Valditara, sposta il problema sulla Lega: «Un Berlusconi presidente della Repubblica non interessa nemmeno a Bossi», ragiona, «perché significherebbe relegarsi, nel dopo-Berlusconi, a un ruolo marginale come quello del Movimento sociale nella Prima repubblica».
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Lapidario poi il commento di Fabio Granata: quella di Campi, dice, è «meramente una posizione personale di un intellettuale che è totalmente fuori dalle dinamiche politiche». Una ipotesi, aggiunge il membro della commissione Antimafia, che «non è mai stata nemmeno presa in considerazione». Granata, al solito, si spinge poi oltre: «Noi vogliamo costruire un altro centrodestra, con altri valori. E dunque in prospettiva non c’è alcuna possibilità di alleanza con un Pdl ancora legato a Berlusconi».
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Niente Berlusconi presidente della Repubblica, dunque. Quanto al futuro prossimo, invece, i finiani tendono a non sbilanciarsi rispetto alle parole del loro leader a Perugia: ultimatum con dimissioni del premier, e conseguente ingresso dell’Udc nella compagine governativa, oppure ritiro della delegazione di Fli dal governo.
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Riguardo a questa evenienza è sempre Granata a essere più esplicito: «Dopo il ritiro c’è o l’interim o la sostituzione. In entrambi i casi si apre un percorso molto difficile per il governo. Ci sono all’orizzonte almeno tre o quattro provvedimenti su cui potrà cadere, a iniziare dalla vicenda di Bondi (che mercoledì riferirà alla Camera riguardo al crollo di Pompei, nda)».
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Nemmeno una eventuale sfiducia è radicalmente esclusa dallo scenario: «Vedremo nelle prossime settimane», risponde Valditara. «Attendiamo una risposta ufficiale del presidente del Consiglio. Dal giorno dopo, valuteremo», conclude Briguglio.
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La partita è delicatissima e nelle mani di Fini, molto più che dei suoi intellettuali di riferimento. Ma questa volta, falchi o colombe, quelli di Futuro e Libertà sembrano fare sul serio.
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BRUXELLES – Anche la Ue sconvolta per Pompei: “Se l’Italia vuole, pronti ad aiutare”

BRUXELLES

Anche la Ue sconvolta per Pompei
“Se l’Italia vuole, pronti ad aiutare”

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Pompei, l'ingresso prima e dopo

La Schola Armaturarum prima e dopo il crollo di questa mattina all’interno degli scavi archeologici di Pompei

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La Commissione “triste e scioccata” per il crollo della Domus dei Gladiatori, “parte non solo della storia d’Italia, ma dell’Europa e del mondo”. Ma per Zaia il governo deve dare i “soldi prima al Veneto, poi a Pompei”. Bondi riferirà alla Camera domani e al Senato giovedi. Cicchitto: “E’ colpa sua se piove?”. Il capo dello Stato Giorgio Napolitano: “Cambio climatico non può essere alibi”

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BRUXELLES – Il crollo della Domus dei Gladiatori a Pompei ha suscitato scalpore anche a Bruxelles. Dove la Commissione europea si dice “rattristata e scioccata” per l’accaduto e fa sapere che, se le autorità italiane ne faranno richiesta, potrebbe intervenire per aiutare le operazioni di restauro. “E’ ovvio che chiunque abbia un senso della storia sia rimasto sconvolto – dichiara a AdnKronos Dennis Abbott, portavoce della commissaria alla Cultura Androulla Vassiliou – La Domus dei Gladiatori è parte non solo della storia d’Italia e dell’Europa, ma di tutto il mondo”.

Quanto al tipo di aiuto che l’Unione Europea può fornire, “è presto per dirlo – spiega Abbott – la nostra risposta dipenderà da quello che le autorità italiane decideranno”. L’Italia al momento non ha chiesto nulla alla Ue, aggiunge Ton van Lierop, portavoce del commissario alla Politica regionale, Johannes Han, che spiega: “Per i progetti per il turismo e le infrastrutture possono essere utilizzati i fondi europei di sviluppo regionale, ma dobbiamo vedere se le autorità italiane vogliono usare questo denaro per Pompei e poi fare una valutazione”.

L’Italia, dunque, al momento tace. Perché anche su Pompei ci si può dividere. Basta ascoltare le parole del governatore del Veneto, Luca Zaia: “I soldi il governo li deve dare prima al Veneto, poi a Pompei. Si possono fare tutte e due le cose, ma qui abbiamo mezzo milione di persone sott’acqua”.

Quanto al ministro dei Beni Culturali Sandro Bondi, di cui l’opposizione chiede le dimissioni, riferirà domani alla Camera e giovedì in Senato. In attesa dell’intervento in Parlamento, nel governo si schiera in sua difesa il ministro dell’Istruzione Mariastella Gelmini, che scarica le responsabilità sulle sovrintentenze. “E’ ingeneroso dare la responsabilità al ministro Bondi e usare politicamente questo episodio per attaccarlo – dice la Gelmini – Quello che è capitato non è il frutto dell’assenza dei fondi ma è forse dovuto a un’incapacità delle sovrintendenze di badare alla manutenzione e a fare i controlli”.

Per Fabrizio Cicchitto, capogruppo Pdl Camera Deputati, la richiesta di dimissioni di Bondi è “puro sciacallaggio”. “Che avrebbe potuto fare Bondi? – chiede Cicchitto – impedire la pioggia? Un ministro va ritenuto responsabile solo degli errori a lui riconducibili, non può certo esserlo di calamità naturali o del deterioramento di Pompei che dura da decenni”.

Quasi una risposta a Cicchitto le parole del presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano. “E’ vero che c’è stato un cambiamento climatico – afferma il capo dello Stato – ma non è possibile che per il fatto che piove un po’ di più crolli una parte del patrimonio della nostra storia, come è successo a Pompei”.

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09 novembre 2010

fonte:  http://www.repubblica.it/cronaca/2010/11/09/news/ue_pronta_ad_aiutare_pompei-8928830/?rss

Dal Veneto all’Aquila, il martedì nero di Berlusconi contestato ovunque

Dal Veneto all’Aquila, il martedì nero di Berlusconi contestato ovunque

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Padova, Berlusconi contestato da studenti e ricercatori: “Vergogna, mafioso, dimissioni”

DavideT2207 | 09 novembre 2010

09 nov 2010 – Tensione davanti alla Prefettura di Padova dove un gruppo di manifestanti ha contestato l’arrivo del premier Silvio Berlusconi e del ministro Umberto Bossi.
“Vergogna, mafioso, dimissioni” tra gli slogan urlati dai manifestanti che hanno esposto anche cartelli con la scritta “Voi donne e festoni, noi fango e alluvioni”.

Berlusconi a L’Aquila: le proteste [di Fabio Iuliano].wmv

aquilacapitale99

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Il premier paga l’ennesimo pasticcio politico maturato ieri al vertice di Arcore. Con lui anche Bossi. I due hanno tenuto una conferenza stampa a Padova per fare il punto sulle alluvioni che hanno disastrato il nord est

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di Redazione Il Fatto Quotidiano

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Dal Veneto all’Aquila. Per Silvio Berlusconi solo contestazioni. Insomma, quella di oggi per il premier è stata una giornataccia. Per lui contestatori ovunque. Prima a Treviso le vittime dell’alluvione, poi a Padova studenti e ragazzi dei centri sociali e infine in Abruzzo con i terremotati. “Tu Ruby & Noemi, noi alluvoni & problemi” e “Voi donne & festoni. Noi fango & alluvioni” erano gli slogan stampati su alcuni cartelloni. Oppure: “Il nostro buco vale 40 milioni”, era scritto su un lenzuolo di alcuni universitari, mentre in Abruzzo i contestatori mostravano cartelli con scritto “Tu bunga bunga. Noi macerie macerie” e “lo Stato dei magnaccia torna all’Aquila per rifarsi una faccia”.

Il martedì nero del premier è iniziato questa mattina con un potente petardo scoppiato davanti alla Prefettura di Padova. Ecco come è stato accolto l’arrivo del presidente del Consiglio. Urla e slogan, lanciati da un centinaio di ragazzi dei centri sociali. “Dimettiti, mafioso”. Le forze dell’ordine hanno risposto con decisione rimuovendo uno striscione contro il governo. Il premier era in compagnia di Umberto Bossi. I due sono arrivati in città per l’emergenza maltempo che da giorni sta piegando il Veneto. E con il maltempo si sono portati dietro l’ennesimo pasticcio di governo, consumatosi ieri sera nel vertice di Arcore. Riunione da cui è uscita l’ennesimo rimpallo di responsabilità e un’apertura verso Fini. Una situazione di impasse politico che ha dato fuoco alle polveri della protesta. Contro i politici sono partiti slogan e insulti. Da Padova a Vicenza, dove altri manifestanti – circa una ventina di persone – avevano esposto cartelli con scritto “noi nel fango, tu nella mer…”, “Bossi, Berlusconi più soldi meno barzellette”, “Ghe penso mi… Più acqua per tutti”, “Piove, Governo ladro”. Inoltre invitavano il governo ad “andare a casa”. Dopo i vertici di maggioranza di ieri, Berlusconi paga pegno alla Lega ed è andato insieme all’alleato leghista nelle terre colpite dall’alluvione.

Superata la contestazione, il Cavaliere ha annunciato che “entro domani sera ci sarà la decisione sui fondi”.  Poco prima aveva detto: “L’aiuto dello Stato sarà sostanzioso e immediato. Verrà inserito nella finanziaria”. Promesse fatte agli amministratori dei Comuni veneti alluvionati. L’incontro ha avuto come teatro il paese di Monteforte D’Alpone (Verona), uno dei comuni più colpiti. Presenti oltra a Berlusconi e Bossi, anche il capo della Protezione civile Guido Bertolaso, il goverantore del Piemonte Roberto Cota e il presidente della Regione Veneto Luca Zaia. Che ieri ha lanciato la proposta di trattenere l’Irpef per finanziare la ricostruzione.

L’idea è piaciuta a Berlusconi: “Zaia – ha detto il premier – ha fatto bene a farla”. Nessun commento, invece, sulle sue parole spese dal governatore sull’affaire Pompei riportato. “Staremo a vedere la porcheria che sta venendo avanti in queste ore per la Casa dei gladiatori crollata a Pompei – ha dichiarato Zaia al Corriere del Veneto -. Stanno già parlando di un finanziamento di 250 milioni di euro sull’unghia per rimettere le rovine in maniera ordinata”.

Berlusconi ha anche assicurato che “stiamo preparando un elenco dettagliato dei danni” perché “l’Unione europea è in grado di partecipare con una percentuale dei danni che si sono verificati”. Ha aggiunto che “c’è anche la possibilità dei cosiddetti fondi strutturali”, circa 450 milioni di euro dal 2007 al 2013. E poi “c’è lo Stato”: “Domani a Roma la Protezione Civile si incontrerà con il ministro Tremonti e con il governatore del Veneto”.

Intanto la Regione Veneto ha chiesto al presidente del Consiglio e al ministro all’economia e finanze Giulio Tremonti il ripristino straordinario del Fondo unico nazionale per le imprese per poter garantire un adeguato sostegno finanziario alle aziende venete pesantemente colpite nei giorni scorsi. Zaia, dopo l’incontro a Vicenza con il premier, si è detto “fiducioso sull’effetto che avrà sicuramente questa visita”. “Il presidente del Consiglio, il ministro Bossi, il presidente della Repubblica con il quale ho parlato ieri hanno garantito un sollecito intervento. In particolare Bossi mi ha garantito che sarà lui a garantire l’intervento”.

“Se non passa la finanziaria salta il paese”, ha detto Bossi al suo arrivo a Monteforte d’Alpone. Poi, a Vicenza, ha assicurato che “il governo darà gli ‘sgheì”: “Vi ho portato qua Berlusconi e su quello che ha detto potete stare sicuri. Zaia controllerà tutto, Tremonti è Veneto e non vi dovete preoccupare”.

Nel tardo pomeriggio il premier è arrivato all’Aquila, dove doveva consegnare delle onoreficienze della Protezione civile per l’emergenze terremoto e anche qui c’è stato modo di parlare dell’emergenza in Veneto. Berlusconi ha annunciato che “l’Abi (associazione bancaria italiana, ndr) ha deciso di stanziare 700 milioni di euro che facilmente potranno arrivare al miliardo, in prestiti per imprese e famiglie colpite dai disastri in Veneto” e che “l’Unione europea invierà sabato una commissione per vedere i disastri, prevedendo di stanziare il 25% dei fondi per le calamità naturali per gli aiuti alle popolazioni”. Domani invece sarà il governo a decidere “lo stanziamento di un importante contributo che sarà immediatamente utilizzabile dalla Regione Veneto e dai sindaci dei comuni coinvolti”. “Credo di aver degnamente rappresentato come rappresentante del governo il popolo italiano” ha detto il presidente del consiglio facendo riferimento alla situazione post-terremoto.

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09 novembre 2010

fonte:  http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/11/09/in-veneto-arriva-berlusconi-gli-aiuti-saranno-sostanziosi/75957/

QUANDO LE ‘PUTTANE’ HANNO LE GAMBE CORTE – VIDEO, In auto dalla periferia ad Arcore: Ecco come Mora portava le ragazze a B.

Oggi mostra i “viaggi” di Lele Mora ad Arcore

Lele Mora da Berlusconi ad Arcore con due ragazze (Oggi) - leopoldoeva |  09 novembre 2010

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Sul sito di Oggi due filmati ripresi lo scorso luglio documentano i viaggi – il 4 e il 12 luglio – di Lele Mora, oggi indagato per favoreggiamento alla prostituzione, fino alla residenza del premier.

Sono i giorni delle polemiche sulla nomina a ministro di Aldo Brancher, in cui si consuma lo strappo con il presidente della Camera Gianfranco Fini. Negli stessi giorni scoppia anche lo scandalo P3, che coinvolge il senatore Marcello Dell’Utri (condannato in secondo grado per concorso esterno in associazione mafiosa) e l’ex sottosegretario Nicola Cosentino, indagato per concosro esterno in associazione camorristica. Con una certa coincidenza di date il 12 luglio, il giorno del secondo “viaggio” di Lele Mora ad Arcore, Berlusconi interviene a Milano al forum Euromed. Dal palco invita ”gli ambasciatori, rappresentanti di quei paesi che si affacciano sul Mediterraneo, a portare qualche volta, anche belle ragazze. Noi l’apprezzeremmo perche siamo latini. E playboy. Ma non io – precisa ridendo – che ormai sono solo un ‘playold’. Ma ci teniamo alla possibilita’ di conquistare, per senso estetico”.

L’intervista a Ruby

Nel numero in edicola domani di ‘Oggi’, Ruby descrive l’arrivo della consigliera regionale Nicole Minetti in Questura, la notte del 27 maggio, dopo la telefonata di Silvio Berlusconi: “Michelle Oliveira (l’amica brasiliana della giovane marocchina, ndr) ha chiamato la Minetti, che io non conoscevo. Poi è scesa una funzionaria per dire di lasciarmi andare perché ero la nipote di Mubarak. Ho sgranato gli occhi e, mentre stavo per fare domande, la Minetti mi ha detto ‘sssshhh!’. E mi hanno lasciata andare”.

In questa nuova versione di Ruby non sono pochi quindi i nuovi dettagli: il suo stupore nell’apprendere di essere creduta la figlia del leader egiziano e il silenzio intimatole dall’ex igienista dentale, ora consigliere regionale del Pdl. “Qualche giorno prima che venisse fuori tutto – dice ancora la giovane – Niccolò Ghedini, legale del premier, ha sentito il mio ex avvocato, Luca Giuliante. Voleva chiedergli se sono una ragazza tranquilla”.

Maroni riferisce in Parlamento

Per il ministro dell’Interno che oggi ha riferito sulla vicenda, tutto è andato secondo le regole: “Sono stato chiamato a riferire sui fatti che hanno riguardato la questura di Milano nelle giornate del 27 e 28 maggio scorsi. Voglio subito premettere che nella circostanza che mi accingo ad illustrare la Polizia di Stato ha, ancora una volta, confermato le doti di professionalità e di equilibrio del proprio personale che ha applicato con assoluta correttezza tutte le procedure di legge”.

La cronaca dei viaggi

Dai video pubblicati sul sito del settimanale è possibile ricostruire la dinamica degli spostamenti: sotto casa dell’impresario in viale Monza tre persone pattugliano la strada, accertandosi che non ci siano curiosi o persone sospette. Le regazze arrivano in pieno giorno vestite in abiti da sera camminando su tacchi vertiginosi. Suonano al citofono di Mora e salgono nel suo appartamento. Dopo poco sono di nuovo in strada assieme all’impresario e alla “sua scorta”. Poi salgono sulla mercedes scura di Mora e partono alla volta di Arcore. L’auto, arrivata a villa San Martino, varca i cancelli senza che i carabinieri la fermino o effettuino controlli. Una sequenza sconcertante che dimostra come, pur di fare festa, il presidente del Consiglio abbia fatto saltare tutte le regole in materia di sicurezza.

Guarda i video sul sito di Oggi

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09 novembre 2010

fonte:  http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/11/09/oggi-mostra-i-viaggi-di-lele-mora-ad-arcore/76008/

Famiglia, ItaliaFutura contro il governo: “Solo uno show fatto di slogan” / Finanziaria, Tremonti e la coperta corta: “Esigenze per 7 miliardi, coperture per 5″

Famiglia, ItaliaFutura contro il governo
“Solo uno show fatto di slogan”

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La fondazione presieduta da Montezemolo attacca: i ministri Sacconi e Giovanardi si sono soffermati solo su inutili questioni ideologiche, senza prospettare alcun serio progetto politico

 Famiglia, ItaliaFutura contro il governo "Solo uno show fatto di slogan"  Il ministro  Sacconi

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ROMA – Dopo aver demolito le scelte in materia di tagli 1 operate dal ministro dell’Economia Tremonti, e l’omofobia del premier 2, ItaliaFutura critica le posizioni espresse dal governo alla Conferenza Nazionale sulla Famiglia. Nel mirino della fondazione presieduta da Luca Cordero di Montezemolo in particolare il ministro Maurizio Sacconi e il sottosegretario Carlo Giovanardi, accusati di aver espresso solo una serie di slogan, senza presentare alcun serio progetto politico.

“La conferenza nazionale sulla Famiglia avrebbe potuto, anzi, avrebbe dovuto essere l’occasione per il governo di parlare seriamente della condizione socio-economica delle famiglie italiane dopo due anni di crisi, e delle misure concrete che il governo ha fatto o intende fare per aiutarle”, scrive l’economista Irene Tinagli sul sito della Fondazione. 3

“Invece il ministro Sacconi e il sottosegretario Giovanardi hanno messo in piedi una sorta di show fatto di slogan, dichiarazioni fortissime e smentite, concentrandosi su questioni ideologiche come la scelta o meno di sposarsi, e tirando in ballo argomenti come l’inseminazione artificiale, criminalizzando quasi le coppie che non si sposano o, peggio ancora, incapaci di procreare naturalmente”.

“Questioni e giudizi morali espressi con tale veemenza e assertività che sarebbero fuori luogo persino in un sermone domenicale, figuriamoci in un appuntamento realizzato sotto l’alto patronato della Presidenza della Repubblica Italiana con rappresentanti del governo, delle regioni, delle associazioni civili e di molti altri componenti della società italiana”, ha insistito l’economista, “uno show che lascia sgomenti non solo e non tanto per il tratto inappropriato degli argomenti e dell’approccio, ma perchè non tocca nessuno dei problemi veri che le famiglie italiane vivono quotidianamente”.

“Si tratta infatti di dichiarazioni che ignorano, per esempio, che oggi quasi il 30% dei giovani ‘attivi’ – quelli che dovrebbero ‘fare famiglia’ – sono senza lavoro, e che tra i fortunati che trovano lavoro il 44% ha tuttavia contratti brevi, a tempo determinato, e che lo stipendio medio di ingresso nel mondo del lavoro non supera i mille euro al mese”, ha ricordato Tinagli.

“Non solo, ignorano anche che le famiglie già formate vivono in condizioni di crescente difficoltà”, con dati “che rendono l’Italia uno dei paesi europei con i più alti tassi di povertà infantile”. “Per questi milioni di famiglie in difficoltà è assai sconfortante sentir dire al sottosegretario, dopo due anni e mezzo di governo, che bisognerà fare una riforma fiscale che agevoli le famiglie anche se non ha idea di quali contorni prenderà o se si chiamerà ‘Quoziente familiare’ o ‘Fattore famiglia’. Dichiarazioni che fanno capire che, in questi anni di governo, non c’è stata ancora nessun tipo di elaborazione o proposta chiara in tal senso, e si deve partire da zero”, ha concluso l’economista.

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09 novembre 2010

fonte:  http://www.repubblica.it/cronaca/2010/11/09/news/famiglia_italiafutura_contro_il_governo_solo_uno_show_fatto_da_slogan-8917660/?rss

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Finanziaria, Tremonti e la coperta corta
“Esigenze per 7 miliardi, coperture per 5″

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Le difficoltà prospettate dal ministro dell’Economia nella riunione con i gruppi parlamentari a Montecitorio. Incertezza anche sugli stanziamenti per l’emergenza maltempo in Veneto

Finanziaria, Tremonti e la coperta corta "Esigenze per 7 miliardi, coperture per 5" Il ministro Tremonti nei banchi di Montecitorio tra il premier Berlusconi e il leader della Lega Bossi

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ROMA – Ci sono “esigenze minime per 7 miliardi” ma attualmente coperture per 5 miliardi. E’ quello che avrebbe indicato il ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, durante una riunione con i gruppo alla Camera, secondo quanto riferito dal capogruppo Pdl Fabrizio Cicchitto. Confermato che nel maxiemendamento che il governo dovrebbe presentare domani entreranno i fondi per università (1 miliardo), ammortizzatori sociali (1,5 miliardi) e missioni all’estero (800 milioni per sei mesi). Previste anche riduzioni ai tagli ai comuni e alle regioni.

Questa possibilità, riferita agli enti locali, è stata ventilata dal ministro dell’Economia, secondo quanto riferiscono i partecipanti alla riunione che si è tenuta a Montecitorio. La riduzione del taglio dovrebbe derivare da un allentamento del patto di stabilità interno: “si lavora ad un ipotesi di questo tipo”, ha affermato il capogruppo della Lega alla Camera, Marco Reguzzoni, uscendo dall’incontro.

Ancora non definiti gli interventi per l’emergenza in Veneto per i gravi danni causati dal maltempo. Non è detto che la Lega ottenga che vengano introdotte in finanziaria misure di questo tipo, ha detto il ministro della Semplificazione, Roberto Calderoli, uscendo dalla riunione tra Tremonti, e i gruppi della maggioranza.

“Se ne è parlato - ha spiegato Roberto Commercio dell’Mpa – si sta facendo una stima”. Ma non è escluso, secondo quanto viene riferito, che le misure per fronteggiare le difficoltà di imprese e cittadini veneti possano entrare in un altro provvedimento.

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09 novembre 2010

fonte:  http://www.repubblica.it/economia/2010/11/09/news/finanziaria_tremonti-8923650/?rss

 

NELL’INFERNO DI HAITI – Sulle colline del colera

NELL’INFERNO DI HAITI

Sulle colline del colera

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Bambini ammalati di colera a Port de Paix (Michele Farina)

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In tre settimane oltre 500 vittime. Camioncini trasformati in ambulanze, flebo appese ai rami

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Dall’inviato  Corsera MICHELE FARINA

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Il dottor Tony Alessi
Il dottor Tony Alessi

HAITI – Love è steso sul pavimento del deposito medicine, gli occhi svuotati, una maglietta bianca con le vele azzurre. Avrà 10 anni. Lo zio che l’ha portato in spalla tutto il giorno fino a Port de Paix gli sta vicino, con le scarpe senza più suola. Un altro ago: sotto la mia inutile torcia il dottor Tony Alessi cerca la giugulare. L’estremo tentativo di trovare una vena per la flebo. Ma ormai è tardi, il cuore batte troppo fioco e il corpo ha ristretto i vasi, questa sera quando è arrivato Love era già solo pelle raggrinzita e occhi scavati. Le suore di madre Teresa per mezz’ora hanno cercato un varco nei piedi, nelle mani, alle tempie. «Dio neppure la giugulare» mormora Tony. L’ultimo gesto del bambino: stringe il pugno destro. He’s gone». Se ogni morte è inaccettabile, morire di colera a 10 anni dopo aver superato un terremoto e un uragano forse di più. In tre settimane le vittime a Haiti hanno superato quota 500, con 7mila casi ufficiali. Ma è certo che sia un censimento in difetto. Come difettosa è la risposta delle autorità.

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Haiti, le emergenze sanitarie Haiti, le emergenze sanitarie Haiti, le emergenze sanitarie

Haiti, le emergenze sanitarie Haiti, le emergenze sanitarie Haiti, le emergenze sanitarie Haiti, le emergenze sanitarie Haiti, le emergenze sanitarie_____________________________________________________________

VESTITI BENE - Il colera può uccidere in 6-7 ore prosciugando il corpo a forza di vomito e diarrea, ma dal colera basta poco per salvarsi: fluidi reidratanti, sodio. Qualche sacca di flebo endovena. Così sull’ondeggante camioncino di padre Rick – diventato ambulanza all’aperto e mezzo anfibio lungo l’allagata strada nazionale numero 1 – stamattina ho visto rinascere un vecchietto sdentato che sembrava moribondo, la piccola Denise, un altro ragazzino di nome Love, una signora anziana ormai più di là che di qua: i parenti la portavano sopra la testa su una vecchia branda con le molle arrugginite, una gonna improbabile con figure di Topolino. I malati sulla strada erano vestiti bene. Un po’ come tutti, quando si va dal medico o in ospedale. L’abito buono perché non si sa mai. Solo che qui nel nord di Haiti spesso gli ospedali sono un disastro e i medici un miraggio. Il colera li ha resi più sfuggenti.

camion-ambulanza
camion-ambulanza

CADAVER KIT - Quattro giorni fa è arrivato l’appello di suor Patsy delle Sorelle della Misericordia: all’ospedale di Port de Paix, 200 mila abitanti, i malati di colera erano abbandonati. «Di notte non c’è un medico, un’infermiera. Siamo andate noi con le nostre flebo ad aiutare. Ma la situazione è insostenibile». Così padre Rick Frechette, direttore di Nph Haiti, è partito con i suoi ragazzi e due camioncini di aiuti dall’ospedale Saint Damien a Port-au-Prince, costruito dalla Fondazione Francesca Rava. Sacchi di riso, acqua, materassi di gomma piuma, fluidi per il colera. Prima notte sul cassione del camion a Gors Morne, in riva a un rigagnolo diventato fiume per le forti piogge. Al buio non c’è modo di passare. Ci proteggiamo dalla pioggia con i sacchi di plastica , i cadaver kit che serviranno a seppellire le vittime del colera. All’alba da oltre il fiume arrivano i primi pazienti, caricati su moto che sfidano la corrente. Vengono assistiti su uno dei camioncini. L’altro, a trazione integrale, prosegue.

LA FLEBO E IL RAMO - I ragazzi locali ci guidano nel trovare il punto migliore per il guado. Cominciamo a prendere a bordo malati di colera e parenti, con posti aggiuntivi su una jeep. Denise portata in braccio dallo zio. Le sacche di fluidi appese a un ramo d’albero che in mano a padre Rick diventa uno strano bastone pastorale. Sei ore per una trentina di chilometri tra colline di banani e scarpate. Fino al mare. Port de Paix. Il centro di assistenza delle suore di Madre Teresa è un avamposto contro l’epidemia. Una cinquantina di malati. Flebo, pulizia. «Il colera è dappertutto» dice sorella Patsy. L’ospedale pubblico fino a domenica non aveva un reparto apposito. Pazienti mischiati. E dalla sera alla mattina l’abbandono totale. Lo visitiamo nel pomeriggio: Medici senza frontiere finalmente ha creato un centro colera in un’ala fatiscente.

La cappella trasformata in ospedale
La cappella trasformata in ospedale

CHIESA OSPEDALE - Anche la chiesina è piena di brande. Ci torniamo la sera, 10 minuti di macchina. Le suore portano un bimbo di 2 anni che si è aggravato. Troviamo un medico e due infermiere locali, queste ultime sedute a una scrivania mentre in una sala contiamo le flebo funzionanti: 2 su 15. «Ma non c’è paragone rispetto alle notti precedenti» dicono le suore. Il medico ci chiede di andare a comprare un rasoio con cui rade la tempia del piccolo e trova una vena buona per la flebo. Love non sarà così fortunato: arriva dalle suore quasi completamente disidratato. Tony, dottore italo-americano volontario dal Connecticut, è subito pessimista. Ma anche lui ci prova fino alla fine. Love viveva a Corail. Lo zio racconta che ha cominciato a star male al mattino: lungo la costa in barca e poi a piedi lo ha portato a Port de Paix. Un giorno di viaggio. Senza incrociare nessuno che potesse salvarlo.

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08 novembre 2010(ultima modifica: 09 novembre 2010)

fonte: fonte:  http://www.corriere.it/esteri/10_novembre_08/haiti-colera-farina_ee02f97c-eb8a-11df-bbbd-00144f02aabc.shtml

Montacarichi cade dal quinto piano, un operaio morto e due feriti

Incidente sul lavoro nel centro direzionale di Milanofiori, Assago

Montacarichi cade dal quinto piano, un operaio morto e due feriti

Incidente sul lavoro ad Assago: un operaio di un'azienda di trasporti è morto e altri due sono rimasti feriti per il crollo di un montacarichi (Fotogramma)

Stavano trasportando un armadio. Il montacarichi si è spostato e la vittima è precipitata nel vuoto

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L'intervento dei vigili del fuoco (Photoviews)
L’intervento dei vigili del fuoco (Photoviews)

MILANO – Un drammatico incidente sul lavoro è accaduto martedì mattina in una palazzina del centro direzionale di Milanofiori ad Assago, cintura sud-ovest di Milano. Un operaio 41enne, Massimo Bertasa, di Cologno Monzese, è morto e due suoi colleghi sono rimasti feriti per il crollo del montacarichi con il quale stavano tentando di spostare un contenitore metallico per i server dagli uffici dell’azienda informatica T-Systems Italia Spa, che si trova al quinto piano della palazzina, al primo piano interrato. La palazzina in cui si è verificato l’incidente si trova nello stabile denominato D3, strada 2. L’edificio, di sei piani, è composto quasi interamente da uffici e vi lavorano tre grosse aziende nei settori informatici e ingegneristici. Sul posto si sono recati i vigili del fuoco, che hanno aiutato nelle operazioni di recupero dei feriti, la Polizia locale per gli accertamenti e i carabinieri della compagnia di Corsico, oltre al 118 che ha trasportato i due operai in ospedale. Anche il sindaco di Assago, Graziano Musella, ha effettuato un sopralluogo.

L’INCIDENTE – Ancora da chiarire la dinamica del sinistro. Intorno alle 9.20 i tre operai, due italiani e un albanese, dipendenti di un corriere esterno, hanno preso in consegna il «rack» di alluminio per trasportarlo dal quinto piano al primo piano interrato. Secondo indiscrezioni trapelate dopo i rilievi tecnici effettuati sul posto, la squadra di operai avrebbe commesso un’azione non ortodossa. A quanto sembra, mentre due operai (quello deceduto e il ferito più grave) si trovavano nell’ascensore, un altro o forse due si sarebbero posizionati sul tetto (uno è rimasto ferito lievemente, un altro è rimasto illeso perché sarebbe riuscito ad attaccarsi ai cavi del montacarichi). Il pubblico ministero Claudio Gittardi ha disposto il sequestro del montacarichi. Il passo successivo, una volta ricevuta la relazione dai carabinieri di Assago che stanno effettuando gli accertamenti, sarà l’apertura di un’inchiesta per omicidio colposo e lesioni colpose.

«OPERAZIONE DI ROUTINE» - «Vorremo precisare che l’incidente non è avvenuto alla T-Systems ma nelle strutture comuni del palazzo, che con noi non hanno alcuna attinenza diretta – si legge in una nota diffusa dall’azienda -. Gli operai sono venuti a ritirare un rack (un contenitore di server elettronici, ndr) chiamati non da noi ma dalla società che doveva recuperare l’attrezzatura. Era peraltro un’operazione di routine, dato che movimentare questi materiali è per noi cosa quasi quotidiana». La T-Systems ha precisato anche che il rack «non pesava più di 100 chili» e che «la portata del montacarichi è di due tonnellate».

IL MONTACARICHI - E’ possibile che la sciagura sia stata causata da una manovra sbagliata. Il montacarichi potrebbe essersi disassato, per cause ancora da chiarire, durante la discesa, ovvero potrebbe essersi verificato un problema a una delle guide che lo tengono correttamente in asse mentre scende. Ipotesi, queste, che devono però ancora essere suffragate dalle relazioni tecniche ufficiali. Parla di uno strumento «vecchio ma a posto», uno degli impiegati che lavorano nella palazzina. «Aveva una trentina d’anni – ha detto l’uomo ai giornalisti all’esterno del palazzo in cui è avvenuto il fatto – ma era manutenzionato regolarmente ogni paio di mesi».

I FERITI- I due operai rimasti feriti sono Giuliano Pasquale, 31 anni, originario di Cosenza, ricoverato al Niguarda, e Giovanni Kazari, 34 anni, albanese regolarmente immigrato in Italia, trasportato all’ospedale Humanitas di Rozzano. Pasquale è il più grave: ha riportato una lesione alla colonna vertebrale a livello lombare (L1-L2) che però – come apprende l’Ansa dall’ospedale Niguarda – non interessa il midollo spinale. L’operaio è cosciente ed è stato sottoposto anche a una Tac che ha dato esito negativo, escludendo dunque danni cerebrali. Kazari è stato il meno sfortunato dei tre: ha riportato fratture multiple al costato e un leggero trauma cranico. «E’ in condizioni relativamente buone rispetto all’incidente che ha subito», spiega all’Ansa l’ospedale Humanitas. Al momento non sono previsti per lui interventi chirurgici, anche se l’uomo sarà tenuto ancora sotto stretto monitoraggio per scongiurare complicazioni. Attualmente si trova ancora in pronto soccorso, in attesa di delineare meglio il suo quadro clinico e di decidere il suo ricovero in reparto.

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Redazione online
09 novembre 2010

fonte:  http://milano.corriere.it/milano/notizie/cronaca/10_novembre_9/precipita-ascensore-assago-1804128017537.shtml

PAGLIACCIATE – Adro, torna il caso del Sole delle Alpi: la Lega lo vuole nello stemma comunale

Adro, torna il caso del Sole delle Alpi
la Lega lo vuole nello stemma comunale

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Il consiglio ha approvato una mozione della maggioranza per modificare il gonfalone
Il sindaco Lancini al centro delle polemiche per i simbolia scuola: “Ripariamo un torto”

Adro, torna il caso del Sole delle Alpi la Lega lo vuole nello stemma comunale Il sindaco di Adro, Oscar Lancini

Il gonfalone del Comune di Adro è pronto per un restyling: sarà inserito il Sole delle Alpi, il simbolo padano che nei mesi scorsi ha acceso i riflettori sul piccolo comune bresciano. Dopo la scuola, il primo cittadino Oscar Lancini ci riprova. In consiglio comunale è stata approvata una mozione, presentata dal gruppo di maggioranza della Lega Nord, per cambiare lo stemma comunale.

La scuola con i simboli leghisti

Soddisfatto il sindaco. “Nel gonfalone precedente c’era un errore – spiega Lancini – perché era stato tralasciato un importante simbolo della nostra storia”. Una riparazione fatta, rimarca il primo cittadino “rispettando la legge, la Costituzione e quanto previsto dal regolamento del consiglio comunale”.

Una mozione che per alcuni suona come una nuova provocazione dopo l’introduzione sui banchi di scuola dei simboli padani. Sulla vicenda, dopo l’intervento delle massime cariche istitutzionali, è ancora in corso una guerra fatta di carte bollate. In attesa di una risoluzione, “il nostro obiettivo”, non nasconde Lancini “è di ripristinare quanto avevamo stabilito. In quella scelta – conclude – non c’è niente di sbagliato”.

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09 novembre 2010

fonte: http://milano.repubblica.it/cronaca/2010/11/09/news/adro_si_riaccende_il_caso_del_sole_delle_alpi_ora_il_sindaco_lo_vuole_nello_stemma_comunale-8923260/?rss

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