DALL’AIFA – Antibiotici, Italia ai primi posti nell’abuso: “L’eccesso sta facendo crescere i livelli di resistenza a questi farmaci” / NATUROPATIA – Antibiotico naturale: argento colloidale
Antibiotici, Italia ai primi posti nell’abuso
“Si possono risparmiare 413 milioni l’anno”
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L’allarme dell’Aifa che presenta la nuova campagna di comunicazione per sensibilizzare medici e cittadini: “L’eccesso sta facendo crescere i livelli di resistenza a questi farmaci”. Campania, Puglia e Sicilia totalizzano il 60% dei consumi extra. Tutte al Nord le regioni virtuose
Ferruccio Fazio, ministro della Salute
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ROMA – Solo la Grecia e Cipro fanno peggio. Dietro di loro, l’Italia è il paese europeo con il più alto consumo di antibiotici e anche il più alto tasso di antibioticoresistenza. La colpa, dicono i numeri, è soprattutto di Campania, Puglia e Sicilia che insieme totalizzano quasi il 60% dell’intero “eccesso” nazionale di consumo. Partendo da questa situazione, l’Agenzia italiana per il farmaco, d’intesa con l’Istituto superiore di sanità, ha avviato oggi la campagna di comunicazione “Antibiotici, difendi la tua difesa. Usali con cautela”, volta a sensibilizzare i cittadini su un uso corretto di questi medicinali.
La campagna, giunta alla terza edizione, ha altri due obiettivi salienti: limitare gli eccessi della spesa in questa direzione (destinando le somme recuperate alla ricerca) e combattere il fenomeno (in crescita) della resistenza agli antibiotici. Due sono anche i messaggi fondamentali rivolti ai medici ed ai cittadini: intanto, gli antibiotici vanno presi solo quando è necessario e nei modi stabiliti dal medico nella necessaria prescrizione; inoltre, gli antibiotici non curano le malattie virali: quindi non vanno presi per raffreddori e influenza.
Un uso scorretto di questi medicinali, afferma lo slogan della campagna, rischia infatti di rendere i batteri più resistenti alle difese e di neutralizzare “l’arma preziosa” rappresentata appunto dagli antibiotici. La campagna di comunicazione preseguirà fino alla fine di gennaio 2011 attraverso spot televisivi, inserzioni sui giornali e locandine affisse su autobus e in aeroporti e stazione ferroviarie.
Le precedenti campagne, ha detto il ministro della Salute, Ferruccio Fazio, hanno avuto un bilancio positivo: a seguito della prima edizione, sarebbero calati il consumo di antibiotici (-8%) e la spesa relativa ad essi (-18,5 milioni di euro). Dopo la seconda campagna, la diminuzione dei consumi avrebbe toccato ’11%, mentre la spesa sarebbe scesa di 56 milioni di euro.
Secondo gli studi dell’Aifa, solo nel 2009 la spesa per antibiotici si è attestata su un miliardo e 38 milioni di euro e su questa somma circa 413 milioni (il 3,7% della spesa farmacuutica convenzionata) avrebbero potuto essere risparmiati con un consumo più appropriato. In particolare, secondo l’Aifa, se tutte le regioni si allineassero al consumo medio di quelle più virtuose (Bolzano, Friuli Venezia Giulia, Liguria, Veneto e Valle D’Aosta) con 17,25 dosi medie giornaliere ogni 1.000 abitanti, si potrebbe ottenere un risparmio quantificato in 316,6 milioni di euro, mentre se il costo per dose media giornaliera fosse in tutte le regioni pari a quello della Lombardia (1,66 euro) si otterrebbe un risparmio di 155,8 milioni di euro.
Riducendo le prescrizioni, infine, le Regioni potrennero anche contenere la propria spesa sanitaria in termini che inciderebbero, ad esempio, nel Lazio per il 29%, in Puglia per il 43% e in Sardegna per il 20%.
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17 novembre 2010
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NATUROPATIA
Antibiotico naturale: argento colloidale
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Prima dell’avvento degli antibiotici nel 1938 l’argento colloidale era considerato come uno dei fondamentali trattamenti per le infezioni. E’ stato provato essere efficace contro più di 650 differenti malattie infettive, a confronto degli antibiotici chimici che forse lo sono contro una mezza dozzina.
L’argento si trova naturalmente nel terreno come minerale-traccia ed è uno degli elementi essenziali richiesti dalle piante, dagli animali e dall’uomo. Una volta lo ottenevamo naturalmente da terreni organici per mezzo della frutta, delle verdure, noci, grano e legumi. Oggi, la maggior parte delle piante cresce su terreni impoveriti e fertilizzati chimicamente, molti dei minerali importanti come ferro, zinco, rame, magnesio e cromo e minerali-traccia come l’argento non sono più disponibili per la nostra alimentazione.
Il dott. Gary Smith, un ricercatore, ha indicato che l’argento può essere collegato con l’appropriato funzionamento delle naturali difese del corpo e che le persone con un insufficiente apporto di argento nella dieta possono essere predisposte alle malattie.
Tests medici non hanno trovato effetti collaterali dall’uso di argento colloidale prodotto in modo appropriato e non si sono registrate interazioni o interferenze con altri medicinali. Studi di laboratorio hanno stabilito che il vero argento colloidale ha un effetto trascurabile sulla flora batterica, mentre è fortemente efficace contro le infezioni e per eliminare vari microbi, virus, funghi, ecc.
L’ente aerospaziale americano, NASA, ha ricercato 23 differenti metodi per purificare l’acqua e ha scelto un sistema a base di argento per i suoi space shuttle. Non solo la NASA, ma più di metà delle compagnie aeree mondiali usano filtri all’argento per l’acqua al fine di proteggere i passeggeri da malattie e da dissenteria. Anche i Russi nelle loro stazioni spaziali utilizzano filtri di argento negli impianti idrici. L’argento colloidale è insapore, inodore e non brucia su parti sensibili.
Può essere preso per via orale, messo su una garza o cerotto e applicato direttamente su tagli, graffi, ferite aperte, ustioni, porri e verruche o usato su acne, eczema e irritazioni della pelle.
Si possono fare gargarismi, mettere gocce negli occhi, per irrigazioni vaginali, anali, atomizzato o inalato dal naso o attraverso i polmoni.
Il dottor Robert O. Becker, dalle sue ricerche e sperimentazioni sull’uso dell’argento in medicina, ha dedotto che la deficienza di argento nell’organismo è responsabile dell’improprio funzionamento del sistema immunitario e che l’argento è di beneficio non solo per combattere i microrganismi patogeni. Infatti può anche essere di aiuto nella maggiore stimolazione della ricrescita di tessuti danneggiati, per persone ustionate e persino i pazienti più anziani hanno notato un più rapido ristabilimento. Qualsiasi varietà di germi patogeni resistenti agli antibiotici sono eliminati dall’argento. Il dott. Bjorn Nordstrom, del Karolinska Institute, Svezia, ha utilizzato per molti anni l’argento quale trattamento per il cancro. Ha raccontato di aver guarito pazienti che erano stati abbandonati da altri medici perché considerati ormai incurabili. Il dott. Gary Smith, un medico ricercatore, sostiene che l’argento possa essere collegato al corretto funzionamento delle difese immunitarie del corpo.
SICURO ED EFFICACE, TUTTI I BATTERI, FUNGHI E VIRUS DANNOSI SONO DISTRUTTI ENTRO 6 MINUTI DI CONTATTO CON L’ARGENTO E NESSUN ORGANISMO PATOGENO PUÓ SOPRAVVIVERE IN PRESENZA ANCHE DI MINUSCOLE TRACCE DI ARGENTO.
Prima del 1938 l’argento colloidale era considerato uno dei fondamenti del trattamento antibiotico. Quando furono scoperti gli antibiotici l’uso dell’argento fu abbandonato.
L’argento è efficace contro 650 fra germi, funghi e virus patogeni. Aiuta a ridurre le infiammazioni e favorisce la stimolazione della ricrescita dei tessuti danneggiati. È un rimedio per le infezioni e favorisce un rapido risanamento. Aiuta a rinforzare le naturali difese del corpo (quando preso giornalmente).Non si conoscono effetti collaterali o tossicità. Può essere preso sia internamente che per uso esterno. Ricavato dall’elemento minerale purissimo: l’argento (non contiene sostanze chimiche).
Uno dei migliori e più sicuri antibatterici generali conosciuti. Sicuro nell’utilizzo, anche su bambini. Non si sono registrate incompatibilità dell’uso con altri farmaci. Senza odore né sapore, sicuro anche per l’uso negli occhi e orecchie. L’organismo non sviluppa dipendenza o intolleranza.
UNICO AVVERTIMENTO: Donne in gravidanza o persone allergiche ai minerali-traccia dovrebbero consultare un medico prima di assumere il prodotto.
USO SUGGERITO: Per un miglior utilizzo, tenere 20 gocce sotto la lingua per circa un minuto, poi deglutire e quindi bere un bicchiere di acqua o succo di frutta. Ripetere anche 3 volte al giorno se necessario. Non si conoscono reazioni secondarie a somministrazioni notevolmente superiori a quelle consigliate (anche 100ml/giorno) . L’acqua può essere purificata aggiungendo mezzo cucchiaio da cucina ogni 3,5 litri, agitare bene e attendere 6 minuti prima di bere.
Tratto da Naturmedica
Puoi leggere:
Antibiotici naturali. I rimedi vegetali ad azione antibiotica privi di effetti collaterali negativi di Petra Neumayer
Curarsi senza Antibiotici. Danni e alternative naturali. La difesa naturale dalle infezioni. Antidoti agli antibiotici. Candida. di Leon Chaitow
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fonte:
http://www.bimbonaturale.org/node/182
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Camorra, preso il boss dei Casalesi: Antonio Iovine. Proprio ora: Solo un caso? / VIDEO: SAVIANO NDRANGHETA LEGA NORD
Camorra, preso il boss dei Casalesi: Antonio Iovine
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Jole Santelli chiede la parola in aula alla Camera e annuncia l’arresto del capo dei casalesi Antonio Iovine: «Una vittoria per la sicurezza e per la parte buona di questo paese», dice la vicepresidente dei deputati del Pdl. Parole che sono accolte da un applauso bipartisan. «Si aggiunge un altro successo delle forze dell’ordine e di questo governo e del ministro Maroni», sottolinea. Poco prima il Tg di Mediaset aveva rilanciato con enfasi tutto l’elenco degli arresti del Viminale. Solo un caso?
ALFANO: «FIRMO SUBITO PER IL 41 BIS»
«Firmerò subito la richiesta di 41 bis». Lo ha affermato il ministro della Giustizia, Angelino Alfano, parlando con i giornalisti a Montecitorio dell’arresto del camorrista Antonio Iovine. «Una ulteriore conferma – aggiunge – che la squadra Stato vince e l’antimafia giocata batte quella parlata».
IL BOSS DELLA CAMORRA
Una perquisizione è in corso nella casa di Casal di Principe in cui è stato arrestato dalla polizia Antonio Iovine. Il boss è stato bloccato all’interno dell’abitazione e non in un nascondiglio, ma gli investigatori vogliono comunque accertare se nell’edificio vi siamo dei bunker o siano stati nascosti documenti o armi. Secondo quanto si apprende, l’appartamento di proprietà di una persona frequentata dal boss dei Casalesi, si trova in via Cavour.
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17 novembre 2010
fonte:
http://www.unita.it/index.php?section=news&idNotizia=105967
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SAVIANO NDRANGHETA LEGA NORD (1)
la vera mafia è quella dei colletti bianchi, è nei “palazzi”, la vera mafia è quella che da 150 anni sfrutta il sud italia, è quella che dopo l’unità d’italia chiuse le scuole x 15 anni, che porto’ da 5 a 28 le tasse, che fece pagare agli italiani del sud la tassa sull’emigrazione, che da 150 anni costringe gl’italiani del sud ad emigrare, che da 150 anni avvelena la nostra terra, che da 150 anni aiuta con le norme, con gli attentati, le mafie…
monologo di Saviano a “vieni via con me” del 15/11/2010
SAVIANO NDRANGHETA LEGA NORD (2)
La crisi del debito irlandese colpisce le banche italiane
La crisi del debito irlandese colpisce le banche italiane

Male in Borsa gli istituti che hanno investito nei titoli di Stato per gonfiare gli utili in tempo di crisi
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L’Irlanda sull’orlo del crack. La Grecia, scampata di poco alla bancarotta, che non risce a rimettere ordine nei suoi conti. Mentre il Portogallo è costretto a lanciare l’allarme sul suo bilancio pubblico. Insomma, è notte fonda sull’Euro e sull’Europa. E certo non aiutano a smorzare la tensione le parole pronunciate ieri dal presidente Ue, Herman Van Rompuy. “I problemi di bilancio di alcuni Paesi potrebbero mettere a rischio la stessa sopravvivenza dell’euro”, ha dichiarato van Rompuy alla vigilia dell’importantissimo vertice Ecofin, la riunione dei ministri delle Finanze dei 27 Paesi membri, in programma oggi. Il problema è quello bilancio pubblico irlandese, a rischio default soprattutto a causa dei conti dissestati delle sue principali banche.
A questo punto l’ipotesi in discussione è quella di un’iniezione di liquidità a favore del governo di Dublino gestita dalla Ue. Obiettivo finale: far fronte a una ricapitalizzazione degli istituti di credito in difficoltà. I tedeschi però frenano, mentre i politici irlandesi tentano di sottrarsi alle misure di austerità che sarebbero imposte da Bruxelles in cambio degli aiuti.
Si vedrà, forse già oggi. In Borsa però sanno bene che anche il Portogallo se la passa male e la Grecia è tutt’altro che fuori pericolo. Ma l’effetto domino finisce per colpire anche Spagna e Italia, percepiti come paesi a rischio. Ed ecco che il rinnovato allarme sul debito sovrano innesca un’ondata di ribassi che si concentra in particolare sui titoli finanziari. Innanzitutto le banche, quindi, che perdono terreno a Madrid, come a Parigi e Francoforte. E ovviamente anche a Milano. Dopo i pesanti ribassi di ieri, i titoli degli istituti più importanti oggi in Borsa hanno aperto la seduta con rialzi marginali, quasi sempre inferiori all’1 per cento. Come dire che gli investitori, già pessimisti in partenza sul nostro sistema bancario, adesso che trema l’euro si fidano ancora meno. L’esposizione di queste banche verso i Paesi nella bufera, (Irlanda, Portogallo e Grecia) non sembra al momento allarmante. Intesa a giugno (ultimo dato disponibile) aveva in portafoglio titoli greci per 650 milioni, su attività complessive per decine di miliardi. Il rischio Irlanda del Monte Paschi supera di poco i 180 milioni, mentre il Banco Popolare nei conti semestrali ha dichiarato bond greci per 83 milioni.
Non sono questi però i numeri che mettono in allarme analisti e investitori. Il fatto è che le banche nostrane da un anno e più stanno acquistando titoli di stato italiani in misura molto superiore al passato. Semplificando al massimo si può dire che i banchieri risparmiano sui crediti alla clientela per accumulare attività finanziarie, in gran parte obbligazioni pubbliche relativamente sicure e a rendimento elevato. Quello che ci vuole per dare una spinta ai profitti in una fase di magra, a dir poco, dell’attività tradizionale. Qualche esempio. A fine settembre Intesa dichiarava attività finanziarie per 188 miliardi, quasi il 20 per cento in più di fine 2009. Le attività negoziabili del Monte dei Paschi, per la maggior pate costituite da titoli pubblici, sono aumentate da 38 a 54 miliardi nei primi nove mesi di quest’anno.
Tutto bene, se non fosse che le turbolenze sui mercati finanziari hanno cambiato le carte in tavola. Se c’è bufera sull’euro, se Irlanda e Grecia temono il crac, anche il rischio Italia aumenta, come dimostra l’aumento a livelli record del differenziale di rendimento tra i Btp italiani e i bund tedeschi. Risultato finale: calano le quotazioni dei titoli di stato italiani, proprio quelli di cui hanno fatto incetta gli istituti di credito. In teoria, quindi, c’è la possibilità concreta che le banche siano costrette a svalutare i loro attivi per allinearli alle nuove quotazioni. Va detto che i manager bancari dispongono di margini di manovra piuttosto ampi nella classificazione contabile dei titoli proprio per evitare pesanti perdite provocate dall’adeguamento ai prezzi di mercato.
A ben guardare però dai bilanci emerge già qualche dato negativo. Nella semestrale aggiornata a giugno, il Monte dei Paschi segnalava che il patrimonio netto del gruppo si era ridotto di 881 milioni per effetto della svalutazione di titoli di stato italiani. E l’effetto negativo è proseguito anche nei mesi estivi se è vero, come risulta dalla relazione trimestrale di settembre, che l’apposita riserva da valutazione si è ridotta di altri 70 milioni circa. Anche nei conti di Intesa questa stessa riserva ha perso circa 180 milioni in nove mesi a causa della svalutazione di titoli in portafoglio. Sono perdite consistenti, ma non drammatiche. Almeno per adesso.
Nel frattempo però la Banca d’Italia ha lanciato un salvagente agli istituti. Un provvedimento ad hoc varato a maggio stabilisce che le minusvalenze sui titoli di Stato dell’area Ue non vanno detratte dal patrimonio di vigilanza, il parametro utilizzato per misurare la solidità dei bilanci. Un aiutino che al momento vale decine di milioni per le banche principali.
Di Vittorio Malagutti dal Fatto Quotidiano del 17 novembre 2010 (aggiornato alle 13.00)
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Traffico di rifiuti a Pavia, sette arresti, sigilli all’impianto Riso Scotti Energia
Traffico di rifiuti a Pavia, sette arresti
sigilli all’impianto Riso Scotti Energia
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Ai domiciliari c’è anche il presidente del consiglio di amministrazione dell’azienda, Giorgio Radice
Nella struttura, secondo gli inquirenti, venivano bruciate anche materiali pericolosi per l’ambiente

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Giorgio Radice, presidente del consiglio di amministrazione della Riso Scotti Energia, una delle società della galassia del gruppo Riso Scotti, è agli arresti domiciliari nell’ambito di una inchiesta della Procura di Pavia su traffico illecito di rifiuti e produzione illegale di energia da rifiuti. L’operazione, denominata “Dirty Energy”, è stata condotta dal Corpo forestale di Milano e rappresenta il bilancio di un anno e mezzo di indagini. L’inchiesta conta 12 indagati: sette le persone destinatarie di una ordinanza di custodia cautelare ai domiciliari. “Non ci sono atti di indagine sugli impianti di produzione del riso”, precisano comunque i vertici del Corpo forestale lombardo.
Il Corpo forestale ha eseguito 60 perquisizioni, sequestrando un impianto di coincenerimento e 46 automezzi: il giro d’affari stimato è di quasi 30 milioni di euro nel solo periodo 2007-2009. Oltre all’arresto di Radice, è stato disposto il sequestro preventivo dell’impianto di coincenerimento della Scotti Energia a Pavia, situato in via Angelo Scotti, e la misura cautelare degli arresti domiciliari nei confronti di: Massimo Magnani, direttore tecnico dell’impianto; Giorgio Francescone, consigliere delegato e responsabile dell’impianto; Cinzia Bevilacqua, impiegata amministrativa dell’impianto; Marco Baldi, direttore del laboratorio di analisi chimiche Analytica srl di Genzone (Pavia); Silvia Canevari, tecnico responsabile del laboratorio Analytica; Alessandro Mancini, intermediario e Amministratore Unico della Mancini Vasco Ecology srl di Montopoli in Valdarno (Pisa).
L’impianto di coincenerimento utilizzava nella produzione di energia elettrica e termica, secondo gli inquirenti, oltre alle biomasse vegetali, rifiuti di varia natura – legno, plastiche, imballaggi, fanghi di depurazione di acque reflue urbane ed industriali e altri materiali misti – che per le loro caratteristiche chimico fisiche superavano i limiti massimi di concentrazione dei metalli pesanti – cadmio, cromo, mercurio, nichel, piombo ed altri – previsti dalle autorizzazioni. Dalle indagini svolte è stato possibile accertare il coinvolgimento di diversi impianti di trattamento dei rifiuti provenienti dal circuito della raccolta urbana, dall’industria e da altre attività commerciali in Piemonte, Lombardia, Veneto, Friuli Venezia Giulia, Emilia Romagna, Toscana e Puglia, impegnando oltre 250 guardie forestali su tutto il territorio.
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17 novembre 2010
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INFORMATE MARONI, GRAZIE – ‘Ndrangheta, Dia: “Interazione tra cosche e aziende lombarde”
‘Ndrangheta, Dia: “Interazione tra cosche e aziende lombarde”
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di Redazione Il Fatto Quotidiano
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Nel nord Italia e soprattutto in Lombardia c’è una “costante e progressiva evoluzione” della ‘Ndrangheta che, ormai radicata da tempo su quei territori, “interagisce con gli ambienti imprenditoriali lombardi”. Lo sottolinea l’ultima relazione della Direzione investigativa antimafia consegnata al Parlamento e relativa al primo semestre del 2010. Secondo il documento, la ”consolidata presenza” in alcune aree lombarde di “sodali di storiche famiglie di ‘ndrangheta” ha “influenzato la vita economica, sociale e politica di quei luoghi”.
La relazione sottolinea anche il “coinvolgimento di alcuni personaggi, rappresentati da pubblici amministratori locali e tecnici del settore che, mantenendo fede ad impegni assunti con talune significative componenti, organicamente inserite nelle cosche, hanno agevolato l’assegnazione di appalti e assestato oblique vicende amministrative”.
Per penetrare nel tessuto sociale, le cosche – che in Lombardia godono di una certa autonomia ma dipendono sempre dalla “casa madre” calabrese come ha dimostrato l’inchiesta “Crimine” che ha ricostruito l’organigramma della ‘Ndrangheta – si muovono seguendo due filoni: “quello del consenso e quello dell’assoggettamento”. Tattiche che, sottolineano gli esperti della Dia, “da un lato trascinano con modalità diverse i sodalizi nelle attività produttive e dall’altro li collegano con ignari settori della pubblica amministrazione, che possano favorirne i disegni economici”. Con questa strategia, e favorita da “una serie di fattori ambientali”, si consolida la “mafia imprenditrice calabrese” che con “propri e sfuggenti cartelli d’imprese” si infiltra nel “sistema degli appalti pubblici, nel combinato settore del movimento terra e, in alcuni segmenti dell’edilizia privata” come il “multiforme compartimento che provvede alle cosiddette ‘opere di urbanizzazione’”.
Secondo la Dia dunque, si assiste a un vero e proprio “condizionamento ambientale” da parte della ‘Ndrangheta che è riuscita “a modificare sensibilmente le normali dinamiche degli appalti, proiettando nel sistema legale illeciti proventi e ponendo le basi per ulteriori imprese criminali”. E la penetrazione nel sistema legale dell’area lombarda, è favorita da “nuove e sfuggenti tecniche di infiltrazione, che hanno sostituito le capacità di intimidazione con due nuovi fattori condizionanti: il ricorso al “massimo ribasso” nelle gare d’appalto e la “decisiva importanza contrattuale attribuita ai fattori temporali molto ristretti per la conclusione delle opere”.
La Dia ripercorre le fasi delle operazioni ‘Parco Sud’ e ‘Cerberus‘ della Guardia di finanza di Milano ed evidenzia il “forte interesse delle cosche verso l’edilizia”. Le indagini hanno consentito di individuare “nuove filiazioni delle ‘ndrine Barbaro-Papalia di Platì, presenti nella zona Sud-Ovest del capoluogo lombardo, evidenziando ulteriormente la capacità militare e di assoggettamento ambientale”.
Sono così affiorati, prosegue la relazione, “i legami con imprenditori ed amministratori, realizzati dai nuovi vertici criminali, che hanno portato all’arresto del vicepresidente di una società per azioni, di un ex sindaco di Trezzano sul Naviglio, vertice pro-tempore del consiglio di amministrazione di aziende pubbliche operanti nel settore della tutela e gestione delle risorse idriche dell’area milanese, nonché di un componente del Consiglio comunale e di un geometra dello steso Comune”.
In sintesi, è la conclusione, “si è avuto modo di apprezzare la presenza sul territorio lombardo di esponenti della ‘ndrangheta residenti nella regione che, con modalità diverse dalla consolidata prassi mafiosa del controllo ambientale, hanno conseguito più preganti interessi economici”.
Nelle conclusioni si sottolinea la necessità di un ”razionale programma di prevenzione” che consenta di bloccare le possibili infiltrazioni della ‘Ndrangheta “in previsione delle opere previste per l’Expo 2015”, mentre si augura che lo Stato “coinvolga non solo le autorità istituzionalmente deputate alla vigilanza, ma anche tutti i soggetti a vario titolo coinvolti” e “consenta di individuare per tempo eventuali criticità”.
Il cosiddetto “ciclo degli inerti”, la cantieristica e la logistica collegata, la manodopera e le bonifiche ambientali “costituiscono i settori – scrive la Dia – maggiormente esposti al rischio di infiltrazione dell’intero indotto che si muove attorno alle grandi opere, agli appalti pubblici e privati”.
Ma c’è di più: secondo la Dia, infatti, il “condizionamento ambientale” delle cosche su parte dell’economia lombarda, va inteso come “partecipazione ormai pacificamente accettata di società riconducibili ai cartelli calabresi a determinati segmenti, in espansione, del settore edile, sia pubblico che privato”.
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17 novembre 2010
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Rapporto Fao Food Outlook – Crisi e clima fanno aumentare il prezzo del cibo. E dove c’è fame ancora più caro
Presentato a Roma il rapporto Fao Food Outlook
Crisi e clima fanno aumentare il prezzo del cibo. E dove c’è fame ancora più caro
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Il costo delle importazioni alimentari aumenterà dell’11 % per i paesi più poveri e del 20% per quelli con deficit alimentare. Crollo delle riserve di orzo, grano e mais
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| I cambiamenti climatici riducono le produttività dell’agricoltura, sostiene la Fao |
MILANO – Mangiare costerà di più. E se nell’opulento Occidente l’aumento dei prezzi della materie prime sarà avvertito meno, nei paesi più poveri o in via di sviluppo questo fattore avrà importanti ripercussioni sul tessuto sociale. L’allarme viene dalla Fao, l’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione, che questa mattina a Roma presenta il rapporto sulle commodities alimentari. «Prevediamo – dicono gli esperti della Fao – che al termine del 2010 il costo delle importazioni alimentari aumenterà dell’11 per cento per i paesi più poveri e del 20 per cento per i paesi a basso reddito con deficit alimentare. Il costo totale delle importazioni alimentari a livello mondiale con tutta probabilità supererà nell’anno in corso il tetto dei mille miliardi di dollari, in linea con il record registrato nel 2008».
PREVISIONI – L’agenzia dell’Onu avverte la comunità internazionale che si annunciano tempi non facili, a meno che nel 2011 la produzione delle principali colture alimentari non aumenti in modo significativo. Infatti, anche a causa di sfavorevoli condizioni atmosferiche e contrariamente alle previsioni precedenti, la produzione cerealicola mondiale sembra avviarsi verso una contrazione annuale del 2 per cento, a fronte di un aumento previsto dell’1,2 per cento solo lo scorso giugno. Gli stock cerealicoli potrebbero così ridursi notevolmente. Secondo la Fao, le quantità di cereali immagazzinate nel mondo caleranno del 7 per cento, quelle di mais del 12 per cento, di grano del 10 per cento, mentre l’orzo subirà un crollo del 35 per cento. Solamente le riserve di riso si prevedono in aumento, con una crescita dei volumi nell’ordine del 6 per cento. Inevitabilmente queste variazioni di quantità si rifletteranno sui prezzi, sia all’ingrosso che finali. Secondo la Fao, «il volume della produzione del prossimo anno sarà cruciale per la stabilità dei mercati internazionali».
I PICCHI DELLO ZUCCHERO – Sotto osservazione, oltre ai cereali, anche altre derrate, come i semi di soia, lo zucchero e il cotone. In particolare lo zucchero è stato nei mesi scorsi una delle prime ragioni dell’aumento dei prezzi del paniere alimentare globale, tanto da superare i massimi da trent’anni a questa parte. Ma sui massimi livelli di prezzo c’è anche la manioca, un tubero coltivato in Sudamerica, al massimi da 15 anni, mentre in misura più contenuta, ma ugualmente preoccupante, è cresciuto anche il livello dei prezzi dell’intero settore ittico. Nel dettaglio, la produzione cerealicola è attesa a 2.216,4 milioni di tonnellate, in calo dalle 2.263,4 milioni di tonnellate della raccolta precedente (-2,1 per cento), con stock finali pari a 512,5 milioni di tonnellate in flessione dai 552,4 milioni di tonnellate precedenti (-7,2 per cento). Colpisce la parabola dello zucchero, che tocca i massimi di prezzo a fronte di una produzione in crescita sostenuta (+7,75 per cento) a 168,8 milioni di tonnellate, con la produzione che supera i consumi e i prezzi ugualmente in tensione.
La Fao avverte del pericolo: «I prezzi internazionali potrebbero ancora salire se la produzione l’anno prossimo non aumenterà, in modo significativo, per mais, semi di soia e grano». Anche il prezzo del riso, la cui offerta è al momento più che adeguata rispetto ad altri tipi di cereali, potrebbe risentirne, se i prezzi delle altre principali colture alimentari dovessero continuare a lievitare.
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Stefano Righi
16 novembre 2010(ultima modifica: 17 novembre 2010)
fonte:
http://www.corriere.it/economia/10_novembre_16/righi-fao_0a8796c0-f1b2-11df-8c4b-00144f02aabc.shtml
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| Food Outlook | |||||
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Cile: 33 donne scendono in una miniera abbandonata per difendere il lavoro
Un vecchio giacimento di carbone ora trasformato in attrazione turistica
Cile: 33 donne scendono in una miniera abbandonata per difendere il lavoro
The women want the goverment to take notice of them – fonte immagineMinacciano lo sciopero della fame per l’occupazione delle zone colpite dal terremoto di febbraio
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| L’ingresso della miniera Chiflón del diablo |
SANTIAGO – Sono 33, come i minatori salvati in ottobre dalla miniera di San José. Solo che questa volta sono donne e si sono calate volontariamente all’interno di una miniera abbandonata . Minacciano uno sciopero della fame per difendere i posti di lavoro delle zone del Cile colpite dal terremoto e dallo tsunami lo scorso 27 febbraio. Le 33 donne sono scese a 500 metri di profondità nella miniera Chiflón del diablo, nei pressi di Lota, a circa 500 chilometri a sud di Santiago. Si tratta di una vecchia miniera di carbone, trasformata in un sito turistico, con le gallerie aperte ai visitatori. Il gruppo afferma di rappresentare più di 12 mila persone nel centro-sud del Cile che chiedono di lanciare un piano urgente per l’occupazione nel bilancio 2011. «Abbiamo fatto diversi tentativi, ma il governo non ci ha ascoltati, allora abbiamo deciso di ricorrere a questa misura», ha dichiarato Brigida Lara, portavoce del gruppo in superficie, citata dal quotidiano Tercera.
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Redazione online
17 novembre 2010
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Saviano risponde a Maroni: «Perché la Lega tace sulla mafia al Nord?»
Saviano risponde a Maroni: «Perché
la Lega tace sulla mafia al Nord?»

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ROMA (16 novembre) – Non si placano le polemiche dopo la puntata di lunedì di Vieni via con me, che ha fatto registrare un nuovo record di ascolti per Rai 3. Il ministro dell’Interno Roberto Maroni ha definito «infamanti» le parole di Roberto Saviano, che ha parlato di rapporti tra ‘ndrangheta e Lega al nord. «Se la Rai mi impedirà di replicare, giro la questione al Capo dello Stato», ha tuonato il titolare del Viminale, chiedendo l’intervento anche dei presidenti delle camere. Oggi la questione sarà in discussione in cda a Viale Mazzini.
«Si potrebbe fare molto di più anziché prendersela sempre con chi racconta. Si dovrebbe guardare i fatti, andare oltre, non limitarsi a tirare un sospiro di sollievo perché il consigliere regionale leghista non è stato arrestato. Chiedersi perché gli ‘ndranghetisti cercano di interloquire con la Lega. Dire la verità, ossia che c’è un Nord completamente infiltrato», afferma lo scrittore rispondendo all’«attacco immotivato» del ministro dell’Interno. Intervistato da Repubblica, Saviano definisce «inquietanti» le parole di Maroni che lo ha invitato a ripetere le stesse cose dette in tv guardandolo negli occhi. «Mi ha sfidato – spiega – allo stesso modo di Sandokan Schiavone». In ogni caso, l’autore di Gomorra si dice «pronto al confronto con Maroni quando vuole, posso guardare negli occhi tutti. Il ministro ha sbagliato canale». «Non ho fatto altro – precisa – che raccontare l’inchiesta di Ilda Boccassini e di Pignatone. E ho segnalato che il leghista incontrato dal boss Nieri non è stato arrestato. Non cerco lo scontro ideologico – aggiunge – non sono entrato nel merito della vicenda politica». Sul premier Silvio Berlusconi, Saviano poi afferma: «Se vuole venire a fare un elenco come gli altri, nessun problema» mentre definisce «un miracolo», il successo della trasmissione.
Gli ascolti sono «importanti, un fatto positivo. Ma in un servizio pubblico non sono l’unico metro di misura possibile». «C’è una questione di regole che un servizio pubblico ha l’obbligo di osservare: equilibrio, contraddittorio e pluralismo», dice invece al Corriere della Sera, il direttore generale della Rai, Mauro Masi, sottolineando che la trasmissione di Fabio Fazio e Saviano, «anche al di là delle intenzioni degli autori», ha «assunto una precisa natura politica». «Credo che si debba, in nome del pluralismo e dell’equilibrio – spiega Masi – assicurare voce anche a chi rappresenta ulteriori valori della nostra democrazia: per esempio il liberalismo, il federalismo». «Non parlo di partiti – precisa -, ma di valori». Sul ministro dell’Interno, Roberto Maroni, che chiede di avere spazio in trasmissione, il direttore generale della Rai osserva: «Personalmente ritengo che ne abbia pienamente diritto e titolo».
«Vedrò oggi il filmato e deciderò se querelare Saviano», afferma intanto il consigliere regionale leghista della Lombardia Angelo Ciocca che spiega di non aver visto la trasmissione di Fazio e Saviano, ma di essere rimasto «stupito e indignato» dal riferimento fatto dallo scrittore di «Gomorra». «Pensavo di aver chiarito tutto, di aver spiegato. Mi ha chiamato al telefono il presidente del consiglio regionale della Lombardia, Davide Boni per raccontarmi del monologo. Ripeto è una vicenda che ho già spiegato: non sono indagato e non centro nulla con la ‘ndrangheta: domani vedrò il filmato e deciderò se querelare Saviano».
Ciocca, consigliere regionale in carica della Lega Nord al Pirellone, eletto con 18 mila preferenze, un numero record in Lombardia, spiega di sentirsi «offeso» dalle parole dello scrittore e da quella che definisce «una giustizia commerciale e mediatica» e di nutrire «massimo rispetto per la giustizia vera». Il nome di Ciocca, che non è indagato, comparve nell’inchiesta della Dda che a Pavia eseguì numerosi arresti per infiltrazioni della ‘ndrangheta negli appalti. Una vicenda che vedeva al centro il direttore di una Asl. «Non conoscevo questo Pino Neri, non avevo alcuna frequentazione con lui e, come ho spiegato più volte, me lo presentò un’altra persona e la foto – dice riferendosi ad una immagine agli atti dell’inchiesta – è stata scattata in una piazza del centro di Pavia (Piazza Petrarca, ndr) dove transitano centinaia di persone. Ho saputo poi che Neri era una avvocato tributarista: insomma incontro e incontravo centinaia di persone e non credo che uno c’è l’abbia scritto sulla fronte che è un mafioso. E poi in più di un’occasione, ultimamente in un intervista a Panorama, il ministro Maroni spiegò che il mio nome non c’entrava nulla con l’indagine. Mi pare vergognoso che il servizio pubblico si presti a tali strumentalizzazioni e che si paghino con soldi pubblici gente come Saviano per dire certe falsità».
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fonte:
http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=127066&sez=HOME_INITALIA
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IL NOSTRO PAESE VISTO DAGLI ALTRI – Newsweek e le grandi donne d’Italia: «Loro non sono le ragazze di Berlusconi» / Italy’s Woman Problem
IL NOSTRO PAESE VISTO DAGLI ALTRI
Newsweek e le grandi donne d’Italia
«Loro non sono le ragazze di Berlusconi»
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2010 French Open: Francesca Schiavone Wins Women’s Title in Historic Match – fonte immagine
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Da Rita Levi Montalcini ad Anna Magnani, da Oriana Fallaci a Miuccia Prada: icone contro gli stereotipi
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MILANO – Tempi duri per le donne che vivono nel Belpaese. Non bastavano le periodiche classifiche che confermano come l’Italia resti il fanalino di coda dell’Europa nel garantire lavoro e benessere al gentil sesso. Negli ultimi tempi, soprattutto a causa degli scandali che hanno coinvolto il premier Berlusconi, i giornali internazionali hanno focalizzato la loro attenzione sull’intramontabile maschilismo italico e sul ruolo apparentemente sottomesso delle donne nostrane. Ma come racconta in un recente reportage Newsweek, non tutte le donne italiane sognano di diventare veline o modelle. L’autorevole magazine americano celebra le grandi donne della nostra storia recente e afferma che queste prominenti figure mettono completamente in discussione gli stereotipi della società berlusconiana. Loro, spiega Newsweek, non sono le ragazze del premier.
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DALLA LOTTE FEMMINISTE AL CINEMA – Una delle prime grandi italiane che compare nel reportage è Anna Maria Mozzoni. Pioniera del femminismo italico, la Mozzoni, che visse tra la metà dell’Ottocento e l’inizio del Novecento, è considerata la prima donna italiana a essersi battuta affinché anche il gentil sesso potesse votare alle elezioni. Nel 1878 rappresentò l’Italia a Parigi nel “Congresso internazionale per i diritti delle donne” e l’anno seguente fondò a Milano la “Lega promotrice degli interessi femminili”. Segue una delle più grandi attrici del cinema neorealista italiano: Anna Magnani. Per rendere chiara la distanza che separa la grandezza e la fierezza femminile di “Nannarella” dagli stereotipi italici odierni il settimanale statunitense riprende una vecchia frase che il premio Oscar amava ripetere al suo truccatore: «Le rughe non me le coprire. Ci ho messo una vita a farmele venire». Tra le grandi donne presenti in rassegna c’è anche Isabella Rossellini. La figlia del grande regista Roberto Rossellini e dell’attrice svedese Ingrid Bergman recentemente ha presentato “Green Porno“, brevissimi cortometraggi che in maniera ironica e seducente raccontano la vita sessuale degli insetti
DALLA SCIENZA AL GIORNALISMO - Nella lista delle grandi italiane non poteva mancare Rita Levi Montalcini. Premio Nobel per la medicina nel 1986 e senatrice a vita dal 2001 , la Montalcini, nonostante abbia superato i 100 anni, continua a partecipare alle sedute di Palazzo Madama. La rassegna continua con Sofia Villani Scicolone, in arte Sofia Loren, una delle donne del Belpaese più conosciute nel mondo grazie alle sue indimenticabili interpretazioni cinematografiche che le hanno garantito ben due Oscar: «Il suo nome – scrive Newsweek – è sinonimo di cinema italiano, di bellezza e rappresenta l’ideale della donna forte del Belpaese». Ma le donne italiane si sono distinte anche nel mondo del giornalismo locale e internazionale. È il caso di Oriana Fallaci e Rosaria Capacchione. La prima è stata una dei più grandi reporter della storia. «Le sue interviste – dichiara Newsweek, riprendendo un vecchio articolo del Guardian di Londra – divennero oggetto di un’autentica venerazione in America». La seconda, esperta di cronaca giudiziaria, è uno dei simboli odierni della lotta contro la criminalità organizzata. Più volte minacciata di morte dai Casalesi, la giornalista vive da anni sotto scorta e nonostante le continue minacce, continua il suo apprezzabile lavoro di cronista per “Il Mattino” di Napoli.
DALLA POLITICA ALL’INDUSTRIA – Nel corso del tempo l’Italia non solo ha avuto grandi donne nella politica nazionale, ma le ha anche esportate in altri paesi. Ne è un esempio Sonia Gandhi, nata a Lusiana in Veneto e vedova di Rajiv Gandhi, già primo ministro indiano. Recentemente Sonia è divenuta presidente del Partito del Congresso, formazione politica al governo nel subcontinente indiano e quest’anno è stata definita da Forbes la nona persona più influente del mondo. Seguono due autentici miti della moda: Miuccia Prada e Donatella Versace. La prima ha trasformato l’azienda paterna in uno dei brand di moda più importanti al mondo, la seconda invece ha preso le redini del marchio “Versace” dopo la tragica morte del geniale fratello Gianni, nel luglio del 1997. Uno dei prodotti italici più famosi nel mondo è il vino. Le tre sorelle Allegra, Albiera e Alessia Antinori hanno contribuito a rendere il proprio marchio unico nel pianeta e continuano con eleganza il mestiere che la famiglia fiorentina porta avanti da più di 600 anni. Chiudono la lista altre due famose donne: Emma Marcegaglia e Carla Bruni. La prima è l’unica donna a essere riuscita a diventare Presidente di Confindustria. La seconda dopo una lunga carriera da modella e cantante, è ormai conosciuta da tutti, dopo il matrimonio con Nicolas Sarkozy, come la Première Dame di Francia
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Francesco Tortora
16 novembre 2010(ultima modifica: 17 novembre 2010)
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Italy’s Woman Problem
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Andreas Solaro / AFP-Getty ImagesItalian Prime Minister Silvio Berlusconi with world champion Italian swimmer Federica Pellegrini.
It’s 8:30 p.m., and all eyes turn to Italy’s most popular satirical news program, Striscia la Notizia (Strip the News). Two middle-aged men stand under a strobe light, one of them holding a belt from which dangles a vaguely phallic string of garlic. A woman slides across the floor on her stomach, wearing a sequined costume with a thong bottom and a deep-V neckline that plunges below her navel. As she stands up, one of the men dangles the garlic in front of her open mouth. She takes it in her hands and rubs it across the side of her face. “Go, turn around, let’s give you a little look,” the other man says, and touches the model’s derrière. “Thank you, doll.”
That’s how prime time is in Italy. The parade of prurience is inescapable, an expression of the rot that’s now manifest at the very top of the Italian government, a reflection of the society’s deeper problem with the evolving role of women. While headlines tell an endless tale of teenage models, paid escorts, and Moroccan belly dancers cavorting with 74-year-old Prime Minister Silvio Berlusconi, the media make it clear that men are men, and women are window dressing. Boycotts, protests, and even complaints are rare, and when they’re voiced, few listen. So while Berlusconi may well be acting like a dirty old man these days, it has to be said that a goodly number of Italian women have been willing to play his demeaning games for a long time.
He might have planned things this way. Long before Berlusconi won his first stint as prime minister in the 1990s, the scandal-ridden media mogul owned 45 percent of Italy’s television market. He gained control of state television—another 50 percent—as head of government. With 95 percent of the TV market now under Berlusconi’s umbrella, his cumulative influence on the way Italian women are seen and see themselves is hard to overstate. So are the negative results for Italy: while other European lands actively promote gender equality as a builder of national prosperity, Berlusconi has led the charge in the opposite direction, effectively stifling women by creating a world in which they are seen first and foremost as sex objects instead of professional equals.
An appalling portrait of Berlusconi’s Italy emerges from the World Economic Forum’s October 2010 Global Gender Gap Report. The WEF looks at such issues as wage parity, labor-force participation, and career-advancement opportunities for women, arguing that closing the gender gap Europe-wide could boost the euro zone’s GDP as much as 13 percent. But as things stand now, Italy would be left leering on the sidelines. In every category but education, Italy lags badly: in labor participation, 87th place worldwide; wage parity, 121st; opportunity for women to take leadership positions, 97th. In the report’s overall ranking, Italy now places 74th in the world for its treatment of women—behind Colombia, Peru, and Vietnam, and seven places lower than it did when Berlusconi returned to office in 2008. “Italy continues to be one of the lowest-ranking countries in the EU and deteriorate[d] further over the last year,” the report says.
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Caso Cucchi, le ultime parole di Stefano
L’audio pubblicato sul sito abuondiritto.it: «questo mio nuovo avvocato»
Caso Cucchi, le ultime parole di Stefano
La voce durante interrogatorio: ««Mi scusi, non riesco a parla’ tanto bene… Soffro di epilessia e celiachia»
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ROMA – «Posso scusi… Sono Cucchi Stefano, nato a Roma l’1 ottobre 1978. Mi scusi, non riesco a parla’ tanto bene… Lavoro con mio padre, sono celibe. Ho precedenti, non per droga». Sono le «ultime parole» di Stefano Cucchi da uomo libero, pronunciate durante l’udienza di convalida dell’arresto il 16 ottobre del 2009 e pubblicate sul sito abuondiritto.it di Luigi Manconi per il quale «Stefano appare già provato, in grave difficoltà, con voce sofferente».
L’INTERROGATORIO – Nella registrazione Cucchi chiede chiaramente di essere assistito dal proprio avvocato di fiducia («richiesta che non viene accolta allora e nemmeno dopo», commenta Manconi) e specifica di soffrire di epilessia, celiachia e anemia. Durante l’interrogatorio il magistrato chiede a Stefano dove voglia che arrivino gli atti del processo se verrà scarcerato e lui risponde, riferendosi al legale presente, «presso il mio nuovo avvocato, vorrei nominarlo gentilmente come avvocato di fiducia». Poi Stefano fa delle dichiarazioni spontanee: «Mi scusi… un’altra cosa: io mi dichiaro tossicodipendente» e quanto alle accuse che gli vengono rivolte dice: «Mi dichiaro innocente per lo spaccio, colpevole per la detenzione, per uso personale». Infine, a domanda degli inquirenti, precisa di essere stato «seguito al Sert di Torpignattara, però il metadone lo compro, non vado al Sert perché ho discusso con certe persone che stanno lì fuori e non ci posso andare. Il metadone lo compro in piazza. Non ci vado più in questi posti, non sono più segnato al Sert anche se ho ancora la esenzione per tossicodipendenza e epilessia, perché soffro di epilessia. Vabbè poi ho pure la celiachia e l’anemia».
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Redazione online
17 novembre 2010
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