Archive | gennaio 29, 2011

P2, NON C’E’ PIU’ RELIGIONE.. – Anche Gelli scarica Berlusconi “Sta disfacendo l’Italia”

Anche Gelli scarica Berlusconi
“Sta disfacendo l’Italia”

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In un’intervista al Tempo, il fondatore della P2 dà un giudizio negativo sul premier e sul governo e parla del “puttanaio delle ultime settimane”: il Cavaliere “non avrebbe dovuto farlo, o quantomeno avrebbe dovuto utilizzare sistemi più riservati”

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Berlusconi sta disfacendo l’Italia. Parola di Licio Gelli. Anche il fondatore della P2 scarica quindi il premier, che è stato uno degli appartenenti alla loggia massonica. Gelli esprime un giudizio “negativo” sul Cavaliere e sul suo governo in un’intervista al Tempo. Alla domanda su che cosa sia cambiato nei loro rapporti, replica: “E’ venuto meno rispetto a quei principi che noi pensavamo lui avesse. E ricordi che l’ho avuto per sette anni nella loggia, quindi credo di conoscerlo. L’ho anche aiutato, quando ho potuto”. Berlusconi ha deluso il Gran maestro. Come mai? “Ma pensi anche questo puttanaio delle ultime settimane – risponde Gelli -. Sia chiaro, è vero che può fare ciò che gli pare e piace, come e quanto vuole, ma bisogna anche avere la capacità di ‘saperlo fare’, e poi esiste pur sempre un limite. Invece lui continua. Ha prima disfatto la famiglia, ora sta disfacendo l’Italia. Ma nessuno gli dice nulla. Ha commesso un reato? Se è vero ciò che gli viene attribuito (e credo che almeno in parte sia vero), allora sì: non avrebbe dovuto farlo, o, quantomeno, avrebbe dovuto utilizzare sistemi più riservati”.

Gelli parla poi del ‘Piano di rinascita democratica’, il piano eversivo della P2: ”Non solo lo rifarei, ma vorrei anche riuscire ad attuarlo, se solo avessi venti anni di meno. All’epoca, se avessimo avuto quattro mesi di tempo ancora, saremmo riusciti ad attuarlo. In quel momento avevamo in mano tutto: la Gladio, la P2 e un’altra organizzazione, che ancora oggi non è apparsa ufficialmente, non creata da noi ma da una persona che è ancora viva tutt’oggi, nonostante abbia oramai tanti anni. Avevamo tre organizzazioni, ancora quattro mesi di tempo e avremmo sicuramente messo in pratica il Piano. Che, sia chiaro, era valido allora e sarebbe valido anche adesso. Certo, servirebbero delle modifiche, ma attuando il Piano non saremmo arrivati alla situazione che, in Italia, si vive oggi”.

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28 gennaio 2011

fonte:  http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/01/28/anche-gelli-scarica-berlusconi-sta-disfacendo-litalia/88954/

Egitto, scontri e morti: governo si dimette. Il Paese sull’orlo della guerra civile / VIDEO: Protest in Egypt. Response to the brutality and tyranny of Mubarak’s regime..

Protest in Egypt. Response to the brutality and tyranny of Mubarak’s regime..

haimasoph | 28 gennaio 2011

Egypt’s chief prosecutor has ordered an investigation into the death of Khaled Saeed, a young man allegedly killed by police in the coastal city of Alexandria.

Activists and family members say the 28-year-old was tortured to death for possessing video material implicating members of the police in a drug deal.

The allegations were followed by protests in Alexandria and the Egyptian capital of Cairo where authorities responded with force.

Al Jazeera’s Rawya Rageh reports on how police brutality has once again put the country’s emergency law under attack.

Egitto, scontri e morti: governo si dimette
Il Paese sull’orlo della guerra civile

http://www.ilmessaggero.it/MsgrNews/HIGH/20110129_egitto_scontri_3.jpg

Almeno cento vittime. Spari sulla folla, assalto ai palazzi del potere. Respinto saccheggio al museo Egizio del Cairo: distrutte due mummie. El Baradei: intifada a oltranza. Obama: Usa con popolo egiziano

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ROMA – Nuovi scontri in Egitto e altri morti nel giorno in cui il governo si è dimesso. Il Paese è ormai sull’orlo della guerra civile e l’esercito promette pugno di ferro”. Dopo Il Cairo anche ad Alessandria i manifestanti sono in piazza e in molte altre città si spara e ci sono vittime. La tv satellitare araba al Jazeera sostiene che il suo corrispondente ha visto oggi più di 20 cadaveri di manifestanti ad Alessandria, mentre fonti ospedaliere riferiscono che 30 cadaveri, tra cui quelli di due bambini di 4 e 7 anni, sono stati portati ieri all’ospedale El Damardash del Cairo in seguito ai disordini di ieri. Secondo al Jazeera sono circa 100, di cui 5 nelle ultime ore.

Pugno di ferro durante il coprifuoco. Le forze armate hanno «invitato i cittadini ad evitare assembramenti e a rispettare il coprifuoco». L’esercito ha ricevuto l’ordine di usare il pugno di ferro.

Assalto al ministero dell’Interno. Nuove manifestazioni sono in atto in tutto il Paese anche oggi contro il presidente Hosni Mubarak, tra cui quella di Alessandria, dove alcune centinaia di persone si sono riunite davanti alla moschea al-Ibrahim, dove già ieri era partito un primo corteo contro il governo. Un migliaio di manifestanti ha dato l’assalto al ministero degli Interni e la polizia ha aperto il fuoco. È quanto riporta la televisione
satellitare Al Jazira. La folla ha tentato di espugnare anche il Dipartimento di pubblica sicurezza del Cairo. Uditi spari anche nei pressi della Zecca della Banca centrale d’Egitto.

Ovunque sparatorie e sangue.
Un agente di polizia è morto oggi a Suez nell’assalto compiuto dai manifestanti contro il commissariato del quartiere di al-Arbayn. Scontri e violenze a Ismailia e nel Sinai. Secondo fonti locali nella prima località si registrano oggi due morti e 50 feriti ed è stato appiccato il fuoco alla sede della sicurezza nazionale. Nel Sinai due poliziotti sono stati uccisi, secondo le fonti secondo le quali altri cinque sono stati rapiti. Diversi colpi d’arma da fuoco sarebbero stati avvertiti all’interno del carcere di Tura, nella zona sud della capitale egiziana Il Cairo. Il penitenziario di Tura è il più grande dell’Egitto. Tre poliziotti sono rimasti uccisi negli scontri fra polizia e manifestanti avvenuti oggi durante un attacco alla sede per la sicurezza a Rafah, al confine con la Striscia di Gaza. Spari sui manifestanti ad Alessandria. Nella notte segnalati numerosi saccheggi nei centri comemrciali della capitale.

Respinto saccheggio museo Egizio al Cairo. Il capo delle antichità egiziane, Zahi Hawass, ha affermato che è stato respinto in mattinata un tentativo di saccheggio al Museo Egizio. Lo riferisce la televisione di stato egiziana, affermando che l’esercito presidia la zona. I saccheggiatori sono riusciti comunque a entrare nel Museo Egizio e a distruggere due mummie di faraoni, prima di essere respinti dalla polizia.

Autorità vietano dirette tv. Le autorità egiziane hanno ordinato ai giornalisti della tv satellitare al-Arabiya di interrompere i collegamenti in diretta dal Cairo. Lo riferisce la stessa emittente con sede a Dubai. La redazione della tv araba al Cairo si trova a pochi passi da piazza Tahrir, nel centro del Cairo, e ha ospitato numerosi esponenti dell’opposizione al regime di Hosni Mubarak.

Si dimette segretario partito di Mubarak pronto a fuggire.
Fonti dell’aeroporto del Cairo hanno riferito che Ahmad Ezz, uno degli uomini d’affari più in vista del paese e segretario aggiunto del partito di Mubarak il Pnd ha chiesto di preparare il suo jet privato per andare nella località egiziana del Mar Rosso di Hurghada con la famiglia e da lì potrebbe dirigersi in qualsiasi località straniera. Ezz si è dimesso da segretario generale del Partito nazional democratico

Il governo egiziano si è dimesso stamattina e un nuovo esecutivo dovrebbe essere formato entro oggi. Lo ha annunciato il portavoce del governo dopo che il presidente egiziano Hosni Mubarak la scorsa notte aveva chiesto all’esecutivo di dimettersi in seguito alle proteste di piazza scatenatesi in tutto il paese. «Il presidente annuncerà chi sarà il prossimo primo ministro – ha detto il portavoce, aggiungendo che – il governo dovrebbe essere formato molto rapidamente, entro oggi».

El Baradei: Mubarak se ne deve andare. L’ex direttore generale dell’Aiea e leader di uno dei movimenti di opposizione egiziani ha detto oggi in un’intervista a France 24 che il presidente Hosni Mubarak «deve andarsene». «Se il regime non cade, l’intifada del popolo continuerà»: lo ha detto l’esponente dell’opposizione egiziana Mohamed El Baradei in una dichiarazioni alla tv Al Jazeera.

L’Esercito egiziano ha assunto la responsabilità della gestione della sicurezza nel centro del Cairo. Secondo quanto riferisce l’inviato della tv araba al-Jazeera,gli agenti di polizia si sono ritirati dalle vie principali del centro della capitale egiziana. Nella zona di piazza Tahrir, dove è in corso una manifestazione contro Mubarak, si vedono carri armati mentre blindati dell’esercito sono dispiegati intorno ai palazzi del potere.

Esteso il coprifuoco. Le autorità egiziane hanno deciso di estendere l’orario del coprifuoco decretato ieri per le città del Cairo, di Alessandria e di Suez. Secondo quanto rende noto la tv di Stato egiziana, il coprifuoco oggi inizierà alle 16 ora locale, le 15 in Italia, e terminerà alle 8 del mattino del giorno successivo.

Al Cairo come ad Alessanndria ci sarebbe in totale circa 100mila manifestanti contrari al regime del presidente Hosni Mubarak che si stanno radunando nel centro delle due città. I manifestanti sono concentrati nella zona della centralissima piazza Tahrir al Cairo urlando slogan fra cui «vattene, vattene», per chiedere le dimissioni anche del presidente egiziano Hosni Mubarak. Secondo il gruppo islamico Fratelli musulmani, i dimostranti in piazza Tahrir e in piazza Abdel Munim Riad, a pochi passi l’una dall’altra nel centro del Cairo, sarebbero 500mila.

Alcune centinaia di detenuti comuni, presenti ieri sera nelle celle di sicurezza di alcuni commissariati del Cairo, sarebbero riusciti a fuggire nella notte approfittando del caos che regnava in città. Secondo alcuni testimoni, i detenuti sarebbero evasi rubando armi nelle gendarmerie.

Le università del Cairo, di Alessandria e di Marsa Matruh hanno sospeso gli esami previsti per oggi negli atenei a causa della crisi in corso in Egitto. Lo riefrisce la tv satellitare ‘al-Arabiyà. Tra le fila dei manifestanti, nelle proteste contro il presidente Hosni Mubarak, ci sono infatti molti studenti universitari.

Stanno ritornando gradualmente a funzionare le linee di telefonia cellulare in Egitto. Secondo la tv al-Arabiya, già in queste ore in alcune aree è possibile utilizzare i cellulari. Nella giornata di ieri la compagnia Vodafone egiziana aveva reso noto che le compagnie telefoniche avevano ricevuto l’ordine dal governo di fermare il servizio di telefonia mobile.

Summit capi di Stato arabi. Il re del Bahrein, Hamed Bin Isa Al Khalifa, ha proposto al presidente egiziano, Hosni Mubarak, di convocare un summit dei capi di stato arabi per decidere come affrontare le crescenti proteste contro il carovita che interessano quasi tutti i paesi della regione.

Obama: gli Usa al fianco popolo egiziano. «Gli Stati Uniti sostengono il diritto di libera associazione e la libertà di esprimersi in Egitto, come in tutto il mondo: tutti i governi hanno il dovere di governare sulla base del consenso». Lo ha detto il presidente americano, Barack Obama, sottolineando che «gli Stati Uniti sono a fianco del popolo egiziano».

Mubarak mantenga impegni. Barack Obama ha riferito di aver parlato a lungo, oltre trenta minuti, con il presidente egiziano. Quindi ha affermato di aver chiesto a Mubarak «passi concreti a favore dei diritti del popolo egiziano», allargando la democrazia del suo Paese e assicurando maggiori opportunità economiche per il suo popolo. «Gli ho detto – ha aggiunto Obama – che si deve assumere la responsabilità di dare un senso alle sue parole e prendere misure concrete conseguenti con le sue promesse». Contestualmente Obama ha riferito di aver esortato Mubarak a «non usare la violenza nei confronti di chi manifesta contro la sua presidenza». «Il popolo egiziano – ha sottolineato Obama – ha diritti che sono universali. Tra questi c’è il diritto di riunirsi pacificamente, di esprimere liberamente il proprio pensiero e scegliere il proprio destino».

Sabato 29 Gennaio 2011 – 09:48    Ultimo aggiornamento: 15:22
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Dolceacqua (Imperia): sabato incontro con Silvia Baraldini / “Ore d’aria”, un film in cerca di distribuzione

Dolceacqua: sabato incontro con Silvia Baraldini

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Si tratta di un”iniziativa organizzata da La Scintilla di Ventimiglia, dall’Associazione Italia Cuba di Imperia e dall’Insurreale

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Nel cuore pulsante di Dolceacqua, presso i locali dell’Insurreale, in Via Liberazione 15, avrà luogo una serata insieme a Silvia Baraldini. L’iniziativa  è stata organizzata per sabato da La Scintilla di Ventimiglia, dall’Associazione Italia Cuba di Imperia e dall’Insurreale. Prima dell’incontro dibattito che prenderà il via alle ore 21 si terrà un momento conviviale con una cena-buffet a partire dalle ore 20.

“La Storia di Silvia Baraldini è innanzitutto la storia di una grande rivoluzionaria ed antimperialista che ha combattuto il mostro dall’interno, negli USA, entrando a far parte delle Black Panthers e poi dell’Organizzazione Comunista Rivoluzionaria ’19 Maggio’. – spiegano gli organizzatori – Sempre dalla parte dei neri, delle donne, dei ‘senza voce’, Silvia è instancabile nel denunciare le brutalità della polizia e le operazioni sporche della CIA contro gli oppositori politici. Negli USA viene arrestata e condannata a 43 anni di carcere duro, di deprivazione sensoriale e di torture. Silvia Baraldini diventerà a livello internazionale un simbolo di lotta anticapitalista, una bandiera per il movimento antagonista, comunista e libertario. Grazie ad una grande e permanente mobilitazione e ad una continua pressione dal 1999 Silvia viene trasferita in Italia e dal 2006 esce definitivamente dal carcere per ritornare ad essere quello che è sempre stata: una Donna Libera”.

C.S.

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26 gennaio 2011

fonte: http://www.sanremonews.it/2011/01/26/leggi-notizia/argomenti/politica-1/articolo/dolceacqua-sabato-incontro-con-silvia-baraldini.html

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Il sorriso di Silvia Baraldini

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di Barbara Sorrentini

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“Ore d’aria”, il film di Antonio Bellia sulla storia di Silvia Baraldini è in cerca di una distribuzione.
Il regista aspira ad un passaggio televisivo, perché quello sarebbe il luogo più adatto per far conoscere la storia di quell’italiana emigrata da ragazzina negli Stati Uniti e poi entrata a collaborare con le Black Panters per difendere i diritti degli afro americani. Arrestata nell’82 con l’accusa di aver partecipato a diverse azioni terroristiche, dopo lunghissime ed estenuanti trattative burocratiche, la Baraldini è rientrata in Italia nell’estate del ’99 per finire di scontare la sua pena. Oggi è ancora agli arresti domiciliari per motivi di salute.

Franco Bellia, già regista del documentario “Peppino Impastato: storia di un siciliano libero” che ha ispirato la sceneggiatura de “I cento passi” di Marco Tullio Giordana, ha raccontato il percorso di lavoro di “Ore d’aria: la storia di Silvia Baraldini”.

Quando hai iniziato a pensare ad un documentario su Silvia Baraldini?
Un anno e mezzo fa, quando ho avuto i primi contatti con Silvia e sono riuscito a completare il lavoro dopo un periodo molto lungo che ha visto la collaborazione di Gianni Minà, Lucio Manisco, Gianni Troiani, Emiliano Pecis, Ersilia Salvato, Renata Talassi e Oliviero Diliberto, che hanno partecipato con le loro testimonianze. C’è stato un aiuto anche da parte dell’Archivio del Movimento Operaio e dei musicisti che mi hanno dato i loro brani gratuitamente (NEST, CSI, GoodMorningBoy, PGR).

Entriamo nel dettaglio della struttura del film: ci sono le interviste alla gente che ha incontrato e aiutato la Baraldini e poi, soprattutto, c’è lei che racconta.

Sì, è una lunga intervista anche quella con Silvia, naturalmente questo è il perno del film. Nel documentario Silvia racconta se stessa, mentre tutti gli altri contestualizzano il periodo storico che via via si va raccontando: sono 30 anni di storia, dagli anni ’60 ad oggi. Si tratta di un lungo percorso storico che passa dalle Black Panters, alle proteste contro la guerra in Vietnam, fino al suo arresto, la lunga carcerazione e finalmente al suo ritorno in Italia.

Com’è stato il rapporto con Silvia durante il lavoro?

E’ stato ottimo, ed è stato possibile realizzare questo documentario probabilmente soltanto grazie a questo rapporto di fiducia che si è instaurato quasi immediatamente con Silvia e che mi ha permesso di lavorare in tranquillità. La situazione era molto delicata, ma Silvia si è affidata totalmente al progetto. E alla fine le è piaciuto, è stata la prima a vedere il film finito.

Dove avete girato?
A casa sua, a Roma, perché lei era già agli arresti domiciliari. Io le ho fatto una serie di interviste che poi ho montato con delle sequenze negli Stati Uniti e immagini d’archivio sui movimenti delle Black Panters e contro la guerra in Vietnam.
Roma e gli Stati Uniti sono stati i due centri geografici del mio lavoro.

C’è un racconto o un momento della chiacchierata con Silvia riportata nel film che ti ha colpito particolarmente?
Beh, sono tanti, ma forse due mi hanno colpito più degli altri. Uno si riferisce al periodo in cui Silvia ha cominciato a fare politica, che ha coinciso con un momento molto drammatico per gli Stati Uniti, come il durissimo scontro tra le Black Panters e l’FBI. Nel racconto di Silvia poi è, ovviamente, molto forte la sua esperienza in carcere, soprattutto in quello di Massima Sicurezza a Lexinton, dove è stata rinchiusa per 19 anni e qualsiasi diritto umano veniva atrocemente calpestato.
Un’altra cosa che mi ha colpito è il grande coraggio, la grande dignità e coerenza con cui lei racconta questo suo periodo. E poi la cosa più commovente è il rapporto con la madre, è rimasto incompiuto, perché quando la mamma è morta Silvia non ha potuto vederla o starle vicino poco tempo prima. Questo è stato un momento molto duro da superare, per Silvia.
Nel documentario però escono anche delle cose positive: c’è il sorriso di Silvia che è stupendo. E’ la forza maggiore del film, perché buca lo schermo. E’ stupenda.
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ORE D’ARIA:
la storia di Silvia Baraldini

http://www.altrocinema.it/archivio/archivi/images_articoli/baraldini02.jpg

Regia: Antonio Bellia
Fotografia: Marco Pasquini
Montaggio: Julia Salerno
Produzione: Eka Cult
Formato: panoramico
Girato DV Cam;
Master: DV Cam e Beta Sp
Durata: 58’

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Per contatti con Eka Cult
Paolo Naselli Flores
055-8420962 Fax 055-8421826
urtovox@infinito.it

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INAUGURAZIONE DELL’ANNO GIUDIZIARIO – Calogero: da Berlusconi comportamenti lesivi della dignità di organi dello Stato

L’INAUGURAZIONE DELL’ANNO GIUDIZIARIO

Calogero: da Berlusconi comportamenti
lesivi della dignità di organi dello Stato

L’intervento del pg Pietro Calogero: «Il caso Ruby mette a rischio il rapporto governo-magistrati». Romei Pasetti interrompe il «lungo» discorso filogovernativo di Ionta (Dap) e i giudici applaudono

Pietro Calogero, procuratore generale della Corte d’Appello di Venezia (Vision)Pietro Calogero, procuratore generale della Corte d’Appello di Venezia (Vision)

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VENEZIA – Duro attacco del procuratore generale Pietro Calogero al presidente del consiglio Silvio Berlusconi nel corso del’inaugurazione dell’anno giudiziario di Venezia. «Chi ha ripetutamente accusato i pm di Milano – ha detto nel suo discorso il magistrato – di violare scientemente le regole sulla competenza e di costruire gravi ipotesi di reato su fatti ridicoli e inesistenti, di fare un uso politico della giustizia e di complottare per rovesciare il verdetto del voto popolare, chi ha preannunciato e invocato una punizione ai magistrati per le gravi violazioni asseritamente commesse, non può francamente dolersi se l’interprete obiettivo e sereno giudica i suddetti comportamenti oggettivamente lesivi della dignità di organi dello Stato». Pur senza mai nominarlo, il discorso del procuratore generale, già a capo della procura di Padova, fa chiari riferimenti alle ultime azioni e parole del presidente del consiglio dei ministri Silvio Berlusconi. «Il caso Ruby – ha detto ancora Calogero – ha portato alla crisi del rapporto tra governo e magistratura con grave turbamento della società civile». Queste le parole del procuratore generale della Corte d’Appello di Venezia, nel corso dell’inaugurazione dell’Anno Giudiziario, a cui hanno partecipato anche il sindaco di Venezia Giorgio Orsoni (per la prima volta in veste di primo cittadino della città lagunare) e il patriarca Angelo Scola.

Franco Ionta (Vision)
Franco Ionta (Vision)

Manuela Romei Pasetti (Vision)
Manuela Romei Pasetti (Vision)

IONTA INTERROTTO – Prima dell’intervento del procuratore, aveva parlato Franco Ionta, capo del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria, inviato dal ministro della Giustizia Angelino Alfano. L’intervento, che ha citato l’informatizzazione della giustizia e l’impegno del governo, è durato più del doppio dei 15 minuti previsti dal programma. Ionta è stato per questo interrotto dalla presidente della Corte d’Appello di Venezia Manuela Romei Pasetti. L’interruzione ha provocato gli applausi e l’ovazione dei magistrati presenti in sala. Da parte sua, Romei Pasetti ha detto che bisogna «resistere al fascino di cedere alle difficoltà». Il suo intervento, come anticipato nei giorni scorsi, è stato tutto incentrato sulle croniche difficoltà dell’amministrazione della giustizia. La presidente della Corte d’Appello di Venezia ha sottolineato come i tempi della giustizia incidano, ad esempio, sul carcere preventivo che diventa strumento di punizione prima ancora della condanna. Una giustizia – ha sottolineato – che moltiplica i riti e la burocrazia invece di stare al passo con la crescita della società ed essere quindi di servizio. Ha sottolineato come «non si riesce a smaltire l’arretrato e ad affrontare le sopravvenienze con più di mille procedimenti a ruolo per giudice». Occorre uno scatto di efficienza – ha detto ancora – e scelte coraggiose per il sistema giustizia, come indicato anche dal Capo dello Stato.

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A. Zo.
29 gennaio 2011

fonte:  http://corrieredelveneto.corriere.it/veneto/notizie/cronaca/2011/29-gennaio-2011/caso-ruby-mette-crisi-rapporto-governo-magistrati-181356168135.shtml

ROMA – 1,4 milioni per un sito web: nuova bufera su Alemanno

1,4 milioni per un sito web: nuova bufera su Alemanno

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Polemica dopo la rivelazione della cifra pagata dal Comune per il portale costruito per la partecipazione di Roma all’Expo di Shanghai. Il sindaco spiega: “E’ una piattaforma per tutti gli eventi internazionali”. Ma il Pd si rivolge alla Corte dei conti

1,4 milioni per un sito web: nuova bufera su Alemanno

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Oltre un milione trecentosettantamila euro. Per un sito internet che finora è stato aggiornato per una settimana scarsa. Nei giorni della partecipazione della città di Roma, con un suo stand, all’Expo 2010 di Shangai. Poi niente più. E così quando la cifra viene svelata, quando la notizia inizia a diffondersi, un’altra bufera si abbatte su Roma capitale e sul sindaco Gianni Alemanno. Con il Pd che già annuncia un esposto alla Corte dei conti. Perché la cifra spesa appare “esorbitante” e “senza nessuna giustificazione”, dal momento che il Campidoglio ha già un proprio portale. E allora si tratterebbe, denunciano i democratici della capitale, di un “uso vergognoso di fondi pubblici: 350 mila euro per ognuno dei quattro giorni in cui il sito è stato a pieno regime”.

Non stanno proprio così le cose, replica subito Alemanno a chi grida allo scandalo per la notizia apparsa sulle pagine di Repubblica Roma. “Il portale non serviva soltanto per l’expo di Shangai, ma è una struttura permanente della realtà web del nostro Comune, per tutte le iniziative che hanno carattere internazionale”. E Telecom Italia, la società cui è stata affidata la realizzazione, conferma che la gestione del portale è stata avviata nel luglio 2009: “Le attività – sottolinea l’azienda in una nota – si sono concretizzate nella realizzazione e fornitura della piattaforma tecnologica, comprensiva di: hardware, software di base e applicativo, servizi di sviluppo delle pagine web, servizi di ospitalità dell’infrastruttura presso il Datacenter Telecom Italia di Pomezia, servizi di manutenzione e conduzione della piattaforma, banda necessaria per l’erogazione dei servizi via internet, sia a livello nazionale che internazionale”.

Ma la polemica non accenna a placarsi. Anche perché sull’Expo 2010 pende già la tegola di una gestione poco limpida ad opera del delegato del sindaco, il consigliere comunale Francesco Maria Orsi, sotto indagine della procura di Roma per riciclaggio, reimpiego di proventi frutto di reato, corruzione e cessione di sostanze stupefacenti in occasione di festini con prostitute. Orsi, a quanto pare, non ha previsto una copertura delle spese, né pagato le aziende che hanno partecipato all’esposizione in Cina nel padiglione della capitale. Ma questa è, almeno in parte, un’altra storia.

Quello del sito da 1 milione e 370 mila euro è uno “scandalo” a sé, denunciano infatti le opposizioni. Perché finora della piattaforma per eventi internazionali di cui parlano il sindaco e Telecom Italia, si è vista solo la pagina dell’Expo (con tanto di traduzione, si noti bene, in inglese e in cinese). Dunque, sostiene il capogruppo Pd in Campidoglio Umberto Marroni, quella che racconta Alemanno appare al momento “una balla colossale”. Anche perché, fa notare la Repubblica, esistono almeno altri due siti, quello per la candidatura alle Olimpiadi 2020 e quello per gli Stati generali della città, che della piattaforma milionaria non fanno parte. Senza considerare il sito messo in piedi dall’ex assessore alla cultura Umberto Croppi, o meglio, dallo staff dell’assessorato, usando una piattaforma gratuita. Costo? “Appena 30 euro”.

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Guarda anche:
Sesso e droga: nei guai un consigliere comunale
Una nuova giunta per dimenticare gaffe e parentopoli

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29 gennaio 2011

fonte:  http://tg24.sky.it/tg24/cronaca/2011/01/29/bufera_su_sito_comune_roma_expo_shanghai.html

IL ‘CAVALIERE’ E LA GIUSTIZIA – Ripartono i processi. C’è un «caso Mills»

Un giudice non vuole tornare nel collegio

Ripartono i processi. C’è un «caso Mills»

Le intercettazioni per Ruby sono costate 25 mila euro

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INTERCETTAZIONI..

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MILANO – Tutte le intercettazioni dell’inchiesta che indaga Berlusconi, tra gli elementi alla base delle ipotesi di concussione dei poliziotti della Questura e di prostituzione minorile di Ruby, sono sinora costate allo Stato, e quindi alla collettività, poco più di 25 mila euro. Meno di quanto un paio di feste ad Arcore sembra siano costate al Cavaliere in soldi e regali alle ospiti. E poco più della metà dei soldi che la 18enne brasiliana Iris, trenta volte ospite serale nelle residenze del premier, annota sulla sua agenda di aver ricevuto dal presidente del Consiglio. Una cifra piuttosto contenuta, dunque, a dispetto delle stime che lo stesso presidente del Consiglio nei suoi videomessaggi ha accreditato nei giorni scorsi, prospettando che la Procura di Milano avesse concentrato «intercettazioni a tappeto sui miei ospiti», uno «spiegamento di forze da retata antimafia» e «il continuo monitoraggio dal gennaio 2010 di tutte le persone che entravano e uscivano dalla mia residenza privata ad Arcore».

A giudicare invece dal costo di tutte le intercettazioni, circa 25.000 euro, soltanto pochi “bersagli”, come le utenze di Lele Mora e della stessa Ruby, sono stati intercettati continuamente dalla fine di luglio 2010 a metà gennaio 2011: nel caso dell’altra quarantina di persone “ascoltate”, e specialmente nel caso delle ragazze ospiti delle feste, le intercettazioni non sono state indiscriminate, ma sono state attivate per singoli segmenti di tempo, cioè qualche giorno per volta, a ridosso di circostanze investigative ritenute potenzialmente interessanti.

La Procura non pare discostarsi dall’intenzione annunciata il 14 gennaio di chiedere il giudizio immediato in un paio di settimane. E a febbraio ripartiranno anche i processi a Berlusconi «scongelati» dalla sentenza con la quale la Consulta ha in parte dichiarato incostituzionale e in parte “riscritto” la legge sul legittimo impedimento del premier a comparire in udienza. Con tutti i problemi legati ai giudici milanesi nel frattempo passati ad altri incarichi. Soprattutto nel processo di Tribunale in cui il presidente del Consiglio è imputato di aver corrotto il teste David Mills.

La presidente Francesca Vitale da mesi ha preso servizio in Corte d’Appello: ora i vertici degli uffici giudiziari milanesi l’hanno “applicata” al processo Mills, ma contro il suo parere. Vitale motiva il proprio no a proseguire il processo con il fatto che, da quando il suo collegio era subentrato al precedente (Gandus-Dorigo-Caccialanza) diventato incompatibile a giudicare il premier per aver già ritenuto colpevole Mills nel dibattimento-stralcio, prima della legge sul legittimo impedimento erano state celebrate soltanto due udienze; e l’attività istruttoria in ipotesi da rifare era consistita “solo” nel salvataggio delle prove già acquisite e nella ammissione dei nuovi testi chiesti da difese e pm. Inoltre per Vitale non ci sarebbero precedenti di “applicazioni” analoghe dalla Corte d’Appello (salvo uno ma in un processo dove c’erano 17 detenuti), il suo carico di lavoro in Appello sarebbe poco conciliabile con il dibattimento in Tribunale, e a complicare il tutto ci sarebbe una specificità della sua quinta sezione d’Appello, competente sui mandati d’arresto europei: una volta al mese deve essere di turno sabato e domenica, e il sabato è uno dei due giorni, con il lunedì, usabili per fare i processi nei quali imputato e avvocati sono parlamentari, visto che il venerdì c’è spesso il Consiglio dei ministri. Vitale potrà quindi presentare entro 10 giorni “osservazioni” al Consiglio giudiziario contro la propria “applicazione” al processo, alla quale tuttavia non si sottrarrebbe qualora le fosse riconfermata.

Più tranquilla per ora, ma non meno delicata in prospettiva, la ripresa il 28 febbraio del processo a Berlusconi per frode fiscale sui diritti tv Mediaset. Il presidente del processo, Edoardo D’Avossa, da tempo è diventato presidente del Tribunale della Spezia. Il Csm ha ora riconfermato la sua “applicazione” al processo Mediaset per i giorni di udienze milanesi, ma la durata massima è 2 anni. Siccome già più di metà si è consumata, D’Avossa scadrà come un giudice-yogurt tra 11 mesi, epoca per la quale il processo dovrà essere concluso, altrimenti tutto finirà nel cestino. E 11 mesi non sono molti in rapporto al numero di testi ancora da ascoltare, specie perché alcuni all’estero richiederanno rogatorie non agevoli.

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Luigi Ferrarella
Giuseppe Guastella
29 gennaio 2011

fonte:  http://www.corriere.it/cronache/11_gennaio_29/ripartono_processi_cb4f68ba-2b7d-11e0-8f5d-00144f02aabc.shtml

APPUNTAMENTI – In piazza e su internet, monta la protesta contro il Cavaliere

In piazza e su internet, monta la protesta contro il Cavaliere

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Oggi a Milano il primo appuntamento. Poi. il 5 febbraio, la grande iniziativa di Libertà e Giustizia con Eco, Saviano, Zagrebelsky, Ginsborg. Poi il 13 in contemporanea Santoro, le donne in molte città. E i sit-in ad Arcore

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di CARMINE SAVIANO

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In piazza e sul web. Decine di iniziative, una protesta multiforme con al centro un solo messaggio: “Berlusconi, dimettiti”. Tanti settori della società civile sono in movimento. Associazioni, gruppi, comitati. Che da oggi, e per le prossime settimane, non lasceranno niente di intentato. Un fronte comune. Il cui spettro emotivo va dal disgusto all’indignazione. Che nasce dal vedere istituzioni e discorso pubblico degradati come mai nella storia della Repubblica. L’altra Italia. Quella che con Berlusconi e il Bunga Bunga, con gli abusi di potere e le menzogne, non ha, e non vuole avere, niente a che fare.

In piazza. Si parte oggi. Alle 15 a Milano. Dove in Piazza della Scala inizia la prima di una lunga serie di mobilitazioni che vede protagoniste le donne italiane. Saranno lette testimonianze e appelli. Simbolo: una sciarpa bianca, in “segno di lutto per lo stato in cui versa il Paese”. Poi il 5 febbraio. Di nuovo Milano. Dove Libertà e Giustizia 1, forte dell’appello per le dimissioni del premier firmato da più 80mila cittadini, darà vita a un pomeriggio per la Costituzione. Ospiti Umberto Eco, Gustavo Zagrebelsky, Paul Ginsborg e Roberto Saviano.

Una domenica ad Arcore. Il 6 febbraio ci si sposta in Brianza, nelle terre del Cavaliere. Ad Arcore il Popolo Viola sta mettendo in piedi una manifestazione nella “tana del Sultano”. L’intento è arrivare sotto casa di Berlusconi. E pretendere, pacificamente, che rassegni le dimissioni. I viola si faranno portatori di un messaggio: “Vada in Procura a discolparsi per i gravi reati di cui è indagato”. Il 12 febbraio cambia la location ma i protagonisti restano gli stessi. Ancora i viola. Che, con lo slogan “L’Italia non è una Repubblica fondata sulla prostituzione”, daranno vita a rumorosi sit-in a base di pentole, mestoli, padelle e coperchi. Le adesioni crescono di ora in ora. Da New York a Barcellona. Da Napoli a Trieste.

Il 13 febbraio. Tutto sembra convergere verso domenica 13 febbraio. E’ in quella data che si concentrerà la maggior parte delle manifestazioni. Roma, Milano. Non esiste ancora un coordinamento unico dei gruppi e delle associazioni. Ma gli appelli vanno in quella direzione. Articolo 21: “Il 13 febbraio Berlusconi prepara la piazza a Milano contro i pm. Perché non scendiamo lo stesso giorno in piazza, a Roma, per la Costituzione?”. Stesso tenore per il messaggio lanciato in rete dal Popolo Viola: “Manifestiamo insieme il 13 febbraio. Dimostriamo di volere la legalità costituzionale, la dignità delle donne e la difesa delle istituzioni democratiche”. Qualcosa in più si saprà il due febbraio, dopo una riunione, a Roma, dei gruppi protagonisti.

Donne. Il 13 è già confermata la mobilitazione delle donne in tante città italiane. Lo slogan: “Se non ora quando?”. Il manifesto: “Un modello di relazione tra donne e uomini, ostentato da una delle massime cariche dello Stato, incide profondamente negli stili di vita e nella cultura nazionale, legittimando comportamenti lesivi della dignità delle donne e delle istituzioni”. Tante le adesioni. Tra le altre: Francesca e Cristina Comencini, Silvia Avallone, Valeria Parrella, Giulia Bongiorno, Anna Finocchiaro, il segretario della Cgil Susanna Camusso, Inge Feltrinelli, Flavia Perina, Margherita Buy, Laura Morante, Licia Colò e Claudia Mori.

Solidarietà ai magistrati. Ancora il tredici. A Milano. Dove si prepara una manifestazione all’esterno del Tribunale di Milano. A lanciare l’iniziativa Barbara Spinelli, Marco Travaglio e Michele Santoro. Senza bandiere e simboli di partiti, in “difesa dell’indipendenza della magistratura, della libertà d’informazione e dei valori fondamentali della Costituzione”. Per i tre giornalisti, “la gravità della situazione è data dal fatto che chi cerca di fare il proprio mestiere, che sia quello del magistrato o del giornalista, viene subito identificato come nemico e posto sotto attacco per annientarne il lavoro”.

Sul web. In rete la protesta dilaga. Un censimento delle iniziative virtuali è impossibile. Ne nascono di continuo a ogni ora. Alcuni contenuti raggiungono migliaia di condivisioni. Come il video dell’Associazione Filomena. Un elenco dedicato alle tante donne per cui vale la pena restare in Italia e cercare di cambiare le cose. E poi centinaia di gruppi, raccolte di firme, appelli. Da “Adesso Basta, Berlusconi vattene”, fino a “Licenziamo Berlusconi, re di Bunga Bunga e del Granducato di Padania”. E l’ironia e il cinismo non risparmiano nessuno. Emilio Fede, Lele Mora, Alfonso Signorini, Augusto Minzolini, Nicole Minetti. La nazionale del Bunga Bunga, i megafoni del Sultano, Quelli del Postribolo, e chi più ne ha più ne metta. E in rete ci si informa. Una linea virtuale di resistenza al racconto, che rovescia e deforma fatti e verità, imposto e ostentato da Silvio Berlusconi.

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29 gennaio 2011

fonte:  http://www.repubblica.it/politica/2011/01/29/news/manifestazioni_settimana-11805877/?rss

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