Chi è Vittorio Arrigoni, l’attivista italiano rapito a Gaza

IL PROFILO

Arrigoni, attivista “social” con la vocazione per l’utopia

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Blogger e scrittore, il ragazzo sequestrato era impegnato in azioni con pescatori e contadini, ai confini dei territori e delle acque. Già arrestato nel 2008, residente nella Striscia di Gaza, comunica col mondo attraverso i social network

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di TIZIANO TONIUTTI

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Arrigoni, attivista "social" con la vocazione per l'utopia

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ROMA  -  Vittorio Arrigoni è abituato a spingersi ai confini, anche a quelli con l’utopia. Al bordo delle acque territoriali e dei campi coltivabili, ai confini tra Palestina e Israele, aiutando pescatori e contadini a seminare e raccogliere anche dove si spara e dove non è raccomandabile arrivare.
Arrigoni è un un attivista per i diritti umani dell’International Solidarity Movement, un pacifista che arriva al limite delle zone di guerra, “Utopia” il suo soprannome. E informa il mondo di cosa gli capita tra una minaccia di morte e una campagna di sostegno attraverso internet, i social network, Youtube.
Il suo blog, seguitissimo, “Guerrilla Radio” come una canzone dei Rage Against The Machine, che “Vik da Gaza City” aggiorna con il suo nome di battaglia, e non quello registrato all’anagrafe di Besana Brianza, in Lombardia, trentasei anni fa. Sull’assedio di Gaza da parte degli israeliani Arrigoni ha anche scritto un libro, ‘Restiamo umani”, in cui ha ricostruito dal punto di vista dei pacifisti le tre settimane di attacchi sanguinosi subiti dai palestinesi. E dal suo trasferimento nella Striscia, collabora con il Manifesto. Con Radio Capital ha realizzato diversi collegamenti dalla Striscia soprattutto nei giorni caldi della missione internazionale “Free Gaza”.

Arrigoni ha partecipato a diverse azioni in favore della popolazione della Striscia di Gaza, dove vive da tre anni. E per il sito stoptheism.com, avverso all’International Solidarity Movement, “Utopia” veniva indicato come bersaglio numero uno per le forze armate israeliane. Un identikit completo, con immagini e e dettagli per identificarlo, tra cui il tatuaggio sulla spalla.

Le autorità israeliane avevano già bloccato l’attivista il 18 novembre del 2008, arrestandolo  insieme a un americano e un britannico, membri del Movimento di Solidarietà Internazionale. Assieme a loro, 14 pescatori palestinesi. Secondo i  guardacoste della marina israeliana, Arrigoni con gli attivisti e i pescatori si trovavano al di fuori della zona di pesca autorizzata dalle autorità israeliane. Ancora prima, il 16 settembre, Vittorio Arrigoni era stato lievemente ferito mentre, insieme con una collega, aveva accompagnato in mare i pescatori.

Sul suo profilo Facebook, Arrigoni ha una sezione fotografica intitolata “Intifada marina”. C’era anche lui tra i pacifisti sulle imbarcazioni di “Free Gaza”, nell’agosto 2008. Navigavano verso le coste della Striscia, per  forzare il blocco israeliano portando aiuti umanitari alla popolazione.

I proventi sono stati devoluti interamente al Center for Democracy and Conflict Resolution, per finanziare progetti di assistenza ai bimbi rimasti gravemente feriti o traumatizzati durante l’assedio. Lui, Vittorio, “nonostante offerte allettanti come una tournee in giro per l’Italia con Noam Chomsky”, aveva raccontato di aver deciso di “rimanere all’inferno, qui a Gaza”.

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14 aprile 2011

fonte:  http://www.repubblica.it/esteri/2011/04/14/news/arrigoni_profilo-14948263/

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3 responses to “Chi è Vittorio Arrigoni, l’attivista italiano rapito a Gaza”

  1. lucio casimiro armellini says :

    Arrigoni è morto.Come cristiano praticante sono addolorato anche se non conoscevo Arrigoni nè avevo notizie della sua appartenena a movimenti pacifisti contro ogni guerra o violenza di chicchessia.Per questo sono triste.Ma mi chiedo se essere contro la violenza da parte di chiunque debba necessariamente trovare una persona accanto a gente mussulmana ed integralista come Hammas.Non penseremo,spero,che Hammas sia il Cristo in terra o no?L’Europa intera ritiene Hammas ed il movimento come reazionario e non riconosciuto o sbaglio? Coloro che vogliono davvero la pace si ispirano certamente al Cristianesimo che a parte il periodo oscuro delle Crociate e del potere temporale della Chiesa,dovrebbe ispirare,esso si, ogni movimento pacifista senza schierarsi con Hammas o con chicchessia.Ripeto,piango la morte violenta di una persona perbene ma la non violenza non può schierarsi con reazionari integralisti islamici.

  2. ali198686 says :

    Anche io sono cattolica praticante… e dei cattolici praticanti proprio detesto questo atteggiamento di ritenersi superiori. Non è detto che chi vuole veramente la pace debba per forza appartenere a una confessione religiosa, conosco schiere di laici che NEL SILENZIO operano il bene e fanno volontariato anche in paesi piegati dalla guerra, senza andare in giro a sbandierare che i cattolici sono i migliori.
    Hammas è un movimento integralista, su questo non ci piove, ma i nostri partigiani cos’erano? Secondo i fascisti erano un simpatico gruppo di montanari che ogni tanto faceva azioni di disturbo? Anche a loro veniva data la caccia, e con questi anche tutti coloro che offrivano appoggio, protezione, rifornimenti…
    L’unica arma in mano al popolo palestinese è Hammas, non hanno diritto a un esercito, non sono neanche liberi di andare a spasso dove vogliono… quando un uomo decide di sacrificare la sua persona (pensiamo ad esempio ai kamikaze) per migliorare la propria condizione vuol dire che non ha più niente da perdere… Prova a immedesimarti in un ragazzo palestinese, consapevole che ad esempio tra 2 giorni dovrà immolarsi facendosi esplodere nel bel mezzo di un mercato, uccidendo gente che non ha nessuna colpa… vedrai che la tua visione potrebbe anche cambiare…

    Onore ad Arrigoni, morto per vivere il suo ideale e stare accanto a gente oppressa

  3. aron2201sperber says :

    per l´economia italiana senza il petrolio di Gheddafi ci saranno grandi guai.

    pero magari si riuscira a guaradare alla propria storia con un po piu di onesta:

    http://strage80bologna.wordpress.com/

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