C’E’ LA CRISI? SALUTE! – Terzo valico, dal governo Berlusconi un miliardo in regalo ai privati (ma forse potrebbero essere 6)

Terzo valico, dal governo Berlusconi un miliardo in regalo ai privati


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L’esecutivo si è ritirato da un contenzioso quasi vinto con le imprese che nel 1991, senza gara, si aggiudicarono i lavori del Tav. Ora l’arbitrato potrebbe costare alle casse pubbliche una cifra a nove zeri

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di Ferruccio Sansa9 agosto 2011

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“Un regalo da un miliardo ai privati. Davvero non capisco: il governo aveva fatto ricorso alla Corte europea, sembrava sul punto di vincerlo e, all’improvviso, lo ha ritirato. Ora è in corso un arbitrato per il Terzo Valico tra Liguria e Lombardia che rischia di costare allo Stato una cifra a nove zeri”. Il senatore Enrico Musso – eletto nel Pdl, ma passato all’opposizione come rappresentante del Partito Liberale – ha presentato un’interrogazione parlamentare. Oggetto: il comportamento del governo nelle vicende dell’opera pubblica da 7 miliardi di euro. Risultato? “Il governo non mi ha risposto. C’è il rischio che lo Stato debba sborsare una somma enorme”. Nell’interrogazione il senatore ricorda che il governo Berlusconi ha fatto sorridere ripetutamente i privati: prima (nel 2002) ha ripristinato la norma che consentiva di affidare i mega appalti del Tav (e del Terzo Valico) senza gara europea. Poi ha ripristinato gli arbitrati, infine ha rinunciato a un ricorso quasi vinto.

È il 1991 quando il Tav, nato per realizzare l’Alta velocità, indica “i general contractors nella cerchia dei principali gruppi industriali italiani. Venivano scelti (senza gara) i consorzi Cepav Due-Eni per l’Alta Velocità, Cociv, Iricav Due, Iricav Uno, Cepav Uno ed erano stipulate con ciascuno le convenzioni”.

Da qui prenderanno il via decine di contenziosi che rischiano di prosciugare le casse delle Ferrovie e dello Stato. Racconta Antonio Di Pietro: “Ci sono imprese che guadagnano di più dai contenziosi con lo Stato che dall’esecuzione delle opere”. Ma il sistema Tav, ricostruisce Musso, nel 2001 scricchiola: “Il governo Amato dispone l’applicazione della normativa comunitaria in materia di appalti pubblici ai lavori delle tratte ad alta velocità, nello specifico per i lavori non ancora iniziati i cui corrispettivi non fossero stati definiti”. Le imprese rischiano di dover fare la gara europea. Ma, ricorda l’interrogazione, il governo Berlusconi corre in soccorso dei privati: addio gare, si torna alla concessione.

La battaglia, però, non è chiusa: nel 2007 il governo Prodi rimette una pezza. Tocca a Di Pietro, ministro delle Infrastrutture, che oggi racconta: “Molte imprese facevano carte false per vincere la gara e poi andare in contenzioso perché il 95 per cento degli arbitrati si concludono a favore del privato”. Ecco la proposta Di Pietro: “L’idea era di eliminare gli arbitrati. In Consiglio dei ministri fu accolta con favore, ma in Parlamento ci trovammo di fronte pressioni fortissime. Risultato: gli arbitrati furono ammessi soltanto per chi aveva già vinto gli appalti. Ma si misero limiti al risarcimento…”. La febbre da arbitrato, per Di Pietro, è alla radice di due mali: “Lo Stato spende molto di più e spesso le opere pubbliche restano bloccate durante il contenzioso”.

Ma la legge del 2007 ha un altro effetto: dispone che vengano revocate le concessioni rilasciate dalle Ferrovie dello Stato a Tav nel 1991 per la tratta Milano-Verona e la sub-tratta Verona-Padova, ma soprattutto quella del 1992 per il Terzo Valico.

Tutto risolto? Per niente. Come ricorda l’interrogazione, nel 2008 arriva il decreto legge del governo Berlusconi: “Disposizioni urgenti per lo sviluppo economico la semplificazione, la competitività, la stabilizzazione della finanza pubblica e la perequazione tributaria”. In mezzo a decine di articoli, ricorda Musso, passa la norma che “dispone la prosecuzione, senza soluzione di continuità, delle convenzioni siglate da Tav”. Insomma, torna Berlusconi e la palla ripassa ai privati.

Non è finita. L’ultimo capitolo, finora inedito, potrebbe costare caro. Tra le polemiche ha preso il via un contenzioso fra il governo (all’epoca Prodi) e i consorzi Cepav Due-Eni per l’Alta Velocità, Cociv, Iricav Due. Dal Tar del Lazio la parola passa alla Corte di Giustizia Europea. Nel 2008 l’Avvocato Generale, Verica Trstenjak, produce il suo parere. Che per i privati non suona favorevole. Primo, si privilegia il mercato: “L’interesse della Comunità ad una situazione di mercato libera da discriminazioni deve essere preso pienamente in considerazione nella valutazione degli interessi contrapposti”. Sembrano poi mettersi limiti ai risarcimenti: “Il beneficiario può opporsi ad una correzione che gli sottrae un vantaggio di cui ha goduto fino a questo momento solo a condizione che sia in buona fede”. L’avvocato generale prosegue: “Non convincono argomenti come quello concernente la tutela del legittimo affidamento invocato dai consorzi”.

Il parere dell’Avvocato non è vincolante, ma di solito apre le porte alla decisione della Corte. Il governo sembra destinato a vincere (risparmiando miliardi). E qui ecco il terzo “regalo” del centrodestra ai privati: “Nel 2008 – conclude Musso – a un passo dalla sentenza, il governo e i privati rinunciano alla causa. Si passa all’arbitrato”. Ma perché il governo Berlusconi ha abbandonato una causa che sembrava vinta dallo Stato? Quanto costerà l’arbitrato? Il Fatto Quotidiano ha provato a chiederlo al viceministro delle Infrastrutture, Roberto Castelli, che ha comunicato di “non essere disposto a rispondere sull’argomento”. Nessuna risposta neanche all’interrogazione dell’onorevole Musso. Ma si sa: l’arbitrato sul Terzo Valico rischia di costare un miliardo.

da il Fatto quotidiano del 9 agosto 2011

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Ecco il numero di agosto, in edicola

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se ne parlava già…

FS verso il fallimento per la TAV

6 miliardi di Euro. Gli arbitrati scaturiti dall’Alta Velocità rischiano di far fallire le Ferrovie dello Stato

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Nel 2006 i costo dell’Alta Velocità sono arrivati alla stratosferica cifra di 32 miliardi di euro. L’Alta Velocità doveva costare meno di 6 (quando è stata progettata nel 1991). Ora 6 miliardi di euro costituiscono solo il costo delle varie vertenze legali
FS  verso  il  fallimento  per  la  TAV
FS verso il fallimento per la TAV

A  rivelarlo  è  un  Memorandum  riservato   delle  FFSS  e due  articoli del  Fatto Quotidiano. Due  articoli  del  Fatto  Quotidiano  che stanno   mandando  letteralmente in  crisi  Mauro  Moretti (Amministratore  Delegato  Ferrovie  dello  Stato  Spa).

- “FS,  Bomba da  6  miliardi”   (FQ – 8  agosto 2010 – Alfredo  Faieta e Stefano  Feltri)

- “Nei  bilanci FS i  costi  nascosti della  TAV. Il  rischio di  perdere gli  arbitrati con  le  imprese minaccia  i  conti” (FQ – 12  agosto  2010 – Stefano  Feltri).

La mega  bugna  degli  arbitrati  sull’Alta  Velocità  è  l’ennesima malversazione di  Mauro  Moretti (di  cui  son corresponsabili in  solido anche i   predecessori Elio  Catania, Lorenzo  Necci & Giancarlo  Cimoli  sia  ben  inteso). Che  il  sistema AV/AC (Alta  Velocità  Alta Capacità) aveva  del  marcio  se  n’erano  già  accorti qualche  anno  fa i  signori dell’A.V.C.P. (Autorità per  la  Vigilanza sui  Contratti Pubblici di  Lavori Servizi  e  Forniture). Lo rivela una  lettera  del 1° agosto  2008 inviata a  Rete   Ferroviaria  Italiana  SpaTav  Spa, Fiat  Spa, Consorzio  Iricav Uno  ad  oggetto: “Sistema  Ferroviario Alta  Velocità/Alta  Capacità. Indagine  relativa  agli  interventi gestiti da  TAV  Spa. Riscontro dei  soggetti  interessati ai  rilievi  formulati dall’Autorità con  risoluzione del  19  dicembre 2007”.

I  due  Consiglieri  Relatori (Alessandro  Botto e Andrea  Camanzi)  e il  Presidente  dell’A.V.C.P. (Luigi  Giampaolino)  hanno  infatti contestato la  committenza  dei  contratti in  esclusiva (a  trattativa  privata  e  senza  alcuna  gara  d’appalto)   ai  tre General  Contractors: ENI, FIATIRI   “Il   Consiglio dell’Autorità nella  seduta  del 19/20 dicembre  2007 ha  approvato  un  atto  di  risoluzione con il  quale in  riferimento alla  realizzazione degli  interventi relativi alle  linee  ferroviarie Roma-Napoli-Bologna-Firenze,  in  corso  di  avanzata  esecuzione,  ha  evidenziato  il  mancato  rispetto dei  principi  che  regolano il  settore  degli appalti  pubblici… Tutti  i  soggetti  interessati  hanno in  primo  luogo  evidenziato come  l’importo che  viene  indicato  come il  Prezzo  Forfetario di  cui  alla  convenzione  originaria fosse  in  realtà  stabilito …  senza  tener  conto  di  una  effettiva  valutazione  dell’opera”.

Tradotto  brutalmente: trasparenza  zero e zero concorrenza. Nella  TAV totale discriminazione del  mercato a  favore  dei soli  3  General  Contractors (Eni,  Fiat  e  Iri) che  si  son  gestiti la  TAV in  regime  di monopolio esclusivo alla  faccia del  libero  mercato  e  della  libera  concorrenza.  Tant’è  vero  che sulla  questione General  Contractors per  la  TAV la  Commissione  Europea  è  intervenuta con  una  procedura  d’infrazione  contro  l’Italia  (in data 30  marzo  2004).

E’  ovvio  che  il  ricorso al  libero  mercato,  alla  sana  concorrenza  tra  le  imprese,   nonchè il  ricorso a  procedure  concorsuali,  avrebbe avuto  un  impatto positivo  sulla  TAV  in  termini di economicità  e d’efficienza.

L’Autorità ha  evidenziato  in  primo  luogo come,  con  successivi atti  integrativi alla  Convenzione  iniziale, sia  sia  affidato  ai  General  Contractors un’opera  sostanzialmente diversa  da  quella prevista  nell’atto  originario …  a  seguito di  definizione di  un  Prezzo  Forfetario notevolmente  superiore a  quello  indicato nelle  Convenzioni  originarie, in  quanto  ipotesi  non contemplata da  dette  Convenzioni, si  conferma  tuttavia  che,  con  gli  Atti  Integrativi, sono  stati  affidati  ai  General  Contractors contratti  di  ben  maggiore  importo rispetto a  quelli  che  inizialmente -  e  sia  pure  di  larghissima  massima – preventivati,  pèr  opere  che, nel  corso  della  redazione  della  progettazione esecutiva sono  state  definite ed  hanno  recepito  sostanziali  nuove  istanze da  parte  del Committente…”.

Tradotto:  In  assenza  di  qualsivoglia  concorrenza Eni,  Fiat  e  Iri si  son  gestiti  la  TAV  come cazzo hanno  voluto gonfiando  i  prezzi  a dismisura ed escogitando l’escamotage  degli  “Atti  Integrativi” per aggirare  e  fottere la  Convenzione  Originaria.

La lettera/schiaffo dell’Autorità di  Vigilanza  sui  Contratti prosegue  su un tono  altero (ci  perdoni  lo  spirito  il  Ministro  dei  Trasporti  Matteoli):

“…TAV  Spa  avrebbe  potuto valutare  di  sciogliere il  contratto, stante  la  rilevante  difformità economica (nel  caso  della  Tratta  BO-FI il  costo  dell’intera  opera con  l’Atto  Integrativo del  7.5.1996 e  l’Accordo  del 20.12.1999  è  quasi  triplicato) applicandosi comunque  le  disposizioni di  carattere  generale relative  alla   risoluzione dei  contratti  ed, in  particolare ravvisandosi  nel  caso  di  specie l’ipotesi  di eccessiva onerosità  sopravvenuta …”.

Prosegue  la  lettera/mazzata:

“…per  quanto  attiene alla differenza  dei  costi,  nei  tratti  affidati ad  imprese  terze,  tra  il  corrispettivo all’impresa  esecutrice ed  il  corrispettivo erogato  da TAV  ai General  Contractors … si  osserva  che gli  elementi  forniti dagli  interessati,  generici  e non sopportati da  elementi analitici, non  hanno  consentito  di  operare un  confronto, neanche  di  larghissima approssimazione. E’  evidente come  l’assenza  di  un  confronto in  tal  senso  lasci del  tutto  inalterate  le  osservazioni circa  la  diseconomicità della  procedura  attuata rispetto  ad  una  procedura  concorsuale,  sviluppata  sulla  base di  adeguata  progettazione, che  avrebbe  rimesso al  mercato  la  definizione del  prezzo  dell’opera…”

Semplificando:  i  General  Contractors laddove  hanno  subappaltato i  lavori hanno lucrato  di  brutto dando  le  briciole alle  imprese  subappaltatrici  facendo  delle  creste  mostruose sugli appalti. Un  vero  furto  con  destrezza. Le  imprese  che  materialmente hanno eseguito le  opere hanno  preso  quattro  soldi ed  i  General  Contractors  senza  muovere  un  dito  si  son  presi  la  fetta  più  consistente della  torta. Questo  dimostra  che  l’opera  in  realtà  poteva  costare  molto  di  meno. Se TAV/FS  avessero  baypassato di  General  Contractors e  avesse  affidato  i  lavori  direttamente  alle  imprese  esecutrici (tramite appalti ad  evidenza  pubblica  come  avviene  in  tutti  i  paesi del  mondo  civilizzato) lo  Stato avrebbe  risparmiato  una  montagna  di  soldi (i quattrini sottratti  con  destrezza  dai  General  Contractors).

TAV Spa ha  replicato  in  modo  serafico a questa  valanga  di  contestazioni dicendo: “… al  riguardo  TAV ha  assicurato  che  porrà la  massima  attenzione alla  definizione dei  contenziosi  in corso,  affinché  con  i  general  contractors non  siano  alterate di  fatto  le  statuizioni contrattuali…”.

Infatti  ora pende  una  mannaia  di  oltre  6  miliardi  di  euro  su TAV/FS per  gli  arbitrati  sull’alta  velocità (prudenzialmente si  stima  che  almeno  il  70 %  di  questo  ammontare  sarà  certamente  da  pagare). Il  problema  è  che  se  FS dovrà  sborsare  sti  quattrini (o  dovesse  diventare  insolvente) saremmo  tutti  noi  a doverne  pagarne  le  spese.

In  quest’evenienza … Buon  TAV  a  tutti!

http://piemonte.indymedia.org/../attachments/jan2010/berlusconi_brinda.jpg

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19 agosto, 2010

fonte:  http://piemonte.indymedia.org/article/9699

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