Archivio | agosto 26, 2011

Acqua, petrolio del XXI secolo. Si chiude a Stoccolma la settimana mondiale. L’Italia brilla per gli sprechi

Acqua, petrolio del XXI secolo. Si chiude a Stoccolma la settimana mondiale

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Chiude in Svezia l’evento organizzato dallo Stockholm water institute. Esperti di 130 paesi hanno discusso l’approvvigionamento globale delle risorse idriche. In vista di un futuro prossimo in cui il pianeta sarà abitato da 9 miliardi di persone. La situazione italiana non brilla soprattutto per gli sprechi, che arrivano anche al 47% delle risorse erogate

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Sta per finire la “Settimana mondiale dell’acqua”, evento organizzato come ogni anno dallo Stockholm International Water Institute (SIWI). Esperti provenienti da 130 Paesi e rappresentanti di oltre 200 organizzazioni internazionali si stanno confrontando in questi giorni nella capitale svedese sulle problematiche relative al “petrolio del XXI secolo”. Obiettivo: “Andare oltre la retorica e fornire soluzioni alle sfide globali per l’acqua, l’ambiente e lo sviluppo”. Come? Elaborando proposte operative per combattere gli sprechi di acqua nelle aree urbane dei Paesi sviluppati. Se l’anno scorso il tema è stato quello della qualità dell’acqua, infatti, quest’anno al centro dei dibattiti c’è la crescente urbanizzazione del pianeta. Un fenomeno che di questo passo, entro la metà del secolo, potrà portare due miliardi di persone a non avere accesso all’acqua potabile. Uno spunto di riflessione anche per l’Italia, Paese che spreca fino al 47% delle sue risorse idriche. Complici stili di vita incuranti di questa preziosa risorsa e, soprattutto, una rete idrica ormai “ridotta a un colabrodo”.

Oggi, nel mondo un miliardo e 600mila persone vivono direttamente le conseguenze della siccità: carestie, pestilenze, migrazioni di massa. Una situazione destinata a peggiorare. Secondo le previsioni, infatti, quando nel 2050 la popolazione globale supererà i nove miliardi di individui, per garantire la sicurezza alimentare sarà necessario il doppio dell’acqua già oggi utilizzata. A rivelarlo è un rapporto dell’Unep, il Programma delle Nazioni Unite per l’Ambiente, presentato proprio questa settimana in occasione dell’evento di Stoccolma.

Primo problema sul quale concentrare gli sforzi, quindi, per gli esperti è la corretta gestione dell’acqua. Un aspetto cruciale, in un pianeta in cui oltre la metà della popolazione vive in aree urbane, ed in cui l’agricoltura è responsabile del 70% dell’utilizzo mondiale di oro blu. “Se non si modificheranno gli attuali regimi alimentari e le correnti pratiche agricole”, avverte l’Unep, “questa percentuale potrebbe salire al 90%”.

Al mondo sono già 830 milioni le persone che, nelle zone urbane, mancano dei servizi di base di approvvigionamento idrico. Lo ha ricordato Gunilla Carlsson, ministro svedese per gli Aiuti internazionali, che nel suo discorso di apertura ha ricordato come la carenza e la cattiva gestione dell’acqua siano nel mondo la seconda causa di morte infantile. Per Carlsson servono quindi “nuove tecnologie e nuove politiche”.

Una necessità anche per il nostro Paese. “In Italia siamo molto indietro sulla gestione sostenibile dei corsi d’acqua”, denuncia Andrea Agapito, responsabile acque di Wwf Italia: “Siamo gli ultimi in Europa nell’applicazione della direttiva quadro Acque 2000/60/CE per la protezione delle acque superficiali e sotterranee”. Non solo, sottolinea Agapito, “Attualmente lo Stato dà concessioni consentendo un prelievo di quantità d’acqua superiore rispetto a quella che i corsi d’acqua sono in grado di fornire”.

Sovrasfruttamento, dunque, ma soprattutto spreco: vera piaga italiana, dovuta in particolare alle pessime condizioni in cui versa la rete idrica nazionale. Secondo dati Istat, infatti, in Italia quasi la metà dell’acqua potabile viene dispersa prima di raggiungere le nostre case. Un fenomeno molto grave, diffuso particolarmente in regioni come Puglia, Sardegna e Abruzzo, in cui per ogni 100 litri di acqua erogata se ne riversano in rete, perdendoli, altri 80.

È proprio per questo che, nel nostro Paese, non mancano attività di sensibilizzazione sul risparmio idrico. A quest’ultimo, ad esempio, la Campagna permanente “Un anno contro lo spreco” ha dedicato l’intero 2011. L’iniziativa, promossa da Last Minute Market, società “spin-off” dell’Università di Bologna nata da un’idea del preside della Facoltà di Agraria, Andrea Segrè, ha infatti lo scopo di “influire sull’opinione pubblica, contribuendo alla diffusione di una nuova cultura dell’utilizzo delle risorse”.

Una sfida raccolta anche dal mondo dell’arte, che con lo spettacolo teatrale “H2Oro – l’acqua, un diritto dell’umanità”, di Ercole Ongaro e Fabrizio De Giovanni, oltre a sostenere il diritto all’acqua per tutti, vuole anche “riflettere sui paradossi e gli sprechi del Belpaese, per passare dalla presa di coscienza a nuovi comportamenti”.

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Uragano Irene, 250mila in fuga da New York

Uragano di dimensioni storiche

Irene, 250mila in fuga da New York

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L’uragano si rafforza, ha per diametro un terzo della costa atlantica. Tra i pericoli anche lo tsunami. Gli analisti stimano danni per 13,9 miliardi. La Farnesina raccomanda agli italiani residenti e di passaggio di seguire scrupolosamente le indicazioni delle Autorità locali

Uragano IreneUragano Irene

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New York,

Cresce l’allerta su tutta la costa orientale degli Stati Uniti per l’avvicinarsi di Irene, uragano di categoria 3, in una scala da 1 a 5, già battezzato dalla Cnn ”Monster Hurricane”. Le Autorità Usa prevedono che il fenomeno arriverà a toccare sabato le coste del North Carolina. E’ previsto che l’uragano raggiunga l’area di New York nella tarda serata di sabato o nelle prime ore di domenica. In Virginia e Maryland è stato dichiarato lo stato di emergenza, sono state evacuate le località turistiche dell’Atlantico.

250mila persone in fuga da New York
Il sindaco di New York, Michael Bloomberg, ha annunciato di aver ordinato evacuazioni obbligatorie per i concittadini residenti nelle zone basse della metropoli. L’allontanamento dalle case dovrà essere completato entro le 17 di domani, ora locale, mentre il sistema di trasporto pubblico verrà fermato dal pomeriggio, ha precisato il sindaco in conferenza stampa. Tra le zone più a rischio ci sono Coney Island, sulla costa a Brooklyn, parti di Staten Island, Battery Park nella parte meridionale di Manhattan, per un totale di 250mila persone interessate. Le autorità cittadine hanno anche messo in piedi squadre di soccorso per ripristinare l’energia elettrica in caso di black out. Anche i privati cittadini si stanno preparando all’emergenza, coprendo le finestre con pezzi di compensato e, nei porti turistici, tirando a secco le barche.

Come Katrina
Craig Fugate, il capo della Fema, la protezione civile americana, ha prospettato uno scenario di estrema gravità, spiegando che in alcune delle zone investite da Irene si potrebbero avere gli stessi effetti provocati da Katrina , il catastrofico uragano che investì la Louisiana nel 2005 provocando l’inondazione di metà New Orleans, con case distrutte dalle inondazioni. Inoltre il timore di Fema e dipartimento per la sicurezza Interna è quello di “black out che potrebbero durare anche giorni” a causa delle interruzioni delle linee elettriche provocate da alberi e pali della luce abbattuti dai venti.

Obama: “Prepararsi al peggio”
Barack Obama, in una dichiarazione diffusa da Martha’s Vineyard, ha dichiarato: “E’ una tempesta estremamente pericolosa”. Irene rischia di essere un “uragano di dimensioni storiche” e “dobbiamo essere preparati al peggio”, ha aggiunto. Il presidente, che ha anticipato a questa sera il rientro a Washington previsto per domani, ha rivolto un appello ai residenti delle zone più minacciate dalla furia dell’uragano a seguire attentamente l’evolversi della situazione.

I consigli della Farnesina per i nostri connazionali in Usa
Mentre l’uragano Irene sta per raggiungere le coste orientali degli Stati Uniti, l’unita di crisi della Farnesina e la rete diplomatico-consolare negli Usa, in collaborazione con l’autorita locali, sono in stretto contatto con gli italiani che vivono in quelle zone. Il ministero degli Esteri raccomanda ai connazionali residenti o di passaggio a New York di seguire scrupolosamente le indicazioni dell’Ufficio della Protezione civile della citta, incaricato di gestire l’emergenza, che ha suddiviso l’area urbana in zone soggette a diversi livello di rischio.

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26 agosto 2011

fonte:  http://www.rainews24.it/it/news.php?newsid=155876

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ROMA – Altri otto bambini contagiati salgono a 24 i positivi alla Tbc / Tbc, mamma denuncia: unità di crisi? Pressapochisti, test a mia figlia tra 2 mesi

Altri otto bambini contagiati
salgono a 24 i positivi alla Tbc

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Sono tre femmine e cinque maschi i neonati venuti a contatto con il bacillo all’ospedale Gemelli. In totale sono stati effettuati 1.016 controlli.  Entro il 31 agosto tutti i neonati interessati saranno sottoposti a visita e test

Altri otto bambini contagiati  salgono a 24 i positivi alla Tbc

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Altri otto bambini, nati al Gemelli di Roma, sono risultati positivi al test della tubercolosi. A renderlo noto, la Regione Lazio che specifica:  “sono emersi altri 8 esami positivi, di cui 3 femmine e 5 maschi, le famiglie dei quali sono state avvisate. Cinque dei neonati positivi sono nati nel mese di marzo, uno nel mese di aprile, uno nel mese di giugno e uno nel mese di luglio”. Salgono così a 24 i neonati finora contagiati dal bacillo.

L’Unità di coordinamento che gestisce i controlli sui nati al Policlinico Gemelli è tornata a riunirsi oggi, per fare il punto della situazione sulle operazioni in corso. Gli esperti ricordano che “la positività al test non significa malattia ma esprime l’avvenuto contatto con il bacillo. Pertanto, su tutti i neonati sono stati già programmati ulteriori controlli e sarà attivata la profilassi prevista dal protocollo”. Questo iter evita il rischio di sviluppare la malattia a seguito dell’avvenuto contatto con il micobatterio.

L’Unità di coordinamento precisa inoltre che “dei neonati risultati positivi fino ad oggi e sottoposti agli ulteriori controlli previsti, nessuno è risultato ammalato”. Oggi sono stati fissati ulteriori 156 appuntamenti, per un totale a tutt’oggi di oltre 1.016 appuntamenti. Entro il 31 agosto tutti i bambini interessati saranno stati sottoposti a visita e test.

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26 agosto 2011

fonte:  http://roma.repubblica.it/cronaca/2011/08/26/news/altri_otto_bambini_contagiati_salgono_a_24_i_positivi_alla_tbc-20920358/?rss

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Tbc, mamma denuncia: unità di crisi?
Pressapochisti, test a mia figlia tra 2 mesi

Polverini avvia indagine sanitaria. In procura sentito il direttore sanitario. Presto i pm ascolteranno l’infermiera malata

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ROMA – Una unità di crisi che cerca solo di non finire in crisi. E’ questo il succo della denuncia di una mamma che ha partorito al Gemelli nel maggio scorso e che all’ansia per la tubercolosi dell’infermiera aggiunge la difficoltà di far visitare la figlia. «Intanto è bene far sapere – sostiene Simonetta M. – che nessuno mi ha contattato e che le notizie le ho apprese dagli organi di informazione. Qualche giorno fa sono finalmente riuscita parlare con l’unità di crisi. Al telefono mi è stato risposto di aspettare, che sarei stata contattata per fissare un appuntamento ma che sarebbero stati necessari un paio di mesi perché i neonati di maggio sarebbero stati visitati per ultimi».

La mamma ha protestato, vuole sapere subito come sta la figlia e soprattutto al telefono ha replicato che la Regione ha promesso il controllo di tutti i neonati entro il 31 agosto. Niente da fare. La donna non si è persa d’animo e questa mattina ha telefonato di nuovo. «Ho chiesto quando era stato programmato il controllo per mia figlia dato che ad oggi, 26 agosto, nessuno mi aveva ancora chiamato. Ho capito che non c’è nessuna pianificazione e la persona al telefono mi ha risposto che sarei potuta andare il giorno successivo. Ma per me sarebbe stato impossibile, vivo in un’altra provincia del Lazio, la bambina ha appena tre mesi, bisogna organizzarsi. La risposta è stata lapidaria e sbrigativa: avrebbe scritto sulla scheda che “la mamma rinuncia al controllo”. Ma non è vero: io voglio sottoporre ai test mia figlia, voglio stare tranquilla e nel mio caso, è stato necessario arrabbiarsi per pretendere di poter fare il test – aggiunge Simonetta M. -. A questo punto suppongo che al 31 agosto risulterà che sono stati contattati tutti i genitori, che purtroppo molti non era raggiungibili e altri hanno rifiutato il controllo. E’ una gestione dell’emergenza a dir poco pressapochista».

Mentre l’organizzazione dell’unità di crisi viene contestata, il direttore sanitario del Gemelli è stato sentito in Procura come persona informata dei fatti. Andrea Cambieri ha avuto un colloquio con il procuratore aggiunto Leonardo Frisani titolare dell’inchiesta insieme al pm Alberto Pioletti. Al magistrato Cambieri ha spiegato perché tra la scoperta della malattia dell’infermiera e la decisione di sottoporre ad accertamenti i nati nel periodo marzo e luglio scorsi siano trascorse almeno 3 settimane. Il medico ha spiegato tutto sostenendo in pratica che ritardi non ci sono stati e che quella ventina di giorni sono serviti per organizzare con Asl e Regione Lazio, la procedura di avvertimento dei genitori dei piccoli nati al Gemelli tra marzo e luglio ma anche la struttura e il personale per i controlli.

Polverini avvia indagine sanitaria. Intanto la presidente della Regione Lazio, Renata Polverini, nella qualità di commissario ad acta per la Sanità, ha decretato l’attivazione di un’indagine sanitaria, epidemiologica e amministrativa. Lo ha comunicato la Regione spiegando che la commissione avrà ampi poteri e servirà ad approfondire e chiarire quanto accaduto al policlinico Gemelli. L’indagine dovrà terminare in tre mesi. Il provvedimento prevede la costituzione di una Commissione formata da sette componenti particolarmente qualificati, dei quali 6 esterni all’ amministrazione, e sarà presieduta da Vincenzo Vullo, professore ordinario di Igiene presso l’Università La Sapienza di Roma.

L’infermiera colpita da tbc continua ad essere ricoverata nell’ospedale Spallanzani. Dalla documentazione raccolta dai carabinieri del Nas risulta essere stata sottoposta, anni fa, al vaccino contro la tbc. Le sue attuali condizioni le consentono di essere ascoltata dagli inquirenti ma attraverso di uno schermo protettivo per evitare contagi. L’incontro tra la donna e i pm dovrebbe avvenire nei prossimi giorni. Sempre nei prossimi giorni gli inquirenti hanno programmato le audizioni di altri dirigenti ospedalieri: tra questi il medico responsabile della sicurezza del reparto di neonatologia del Gemelli, al quale competono le precauzioni del personale infermieristico destinato al reparto.

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pubb

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Venerdì 26 Agosto 2011 – 11:50    Ultimo aggiornamento: 21:31
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LIBIA – Tripoli, orrore in un ospedale 200 cadaveri in decomposizione / VIDEO: Bodies found in Tripoli hospital

Bodies found in Tripoli hospital

Caricato da in data 25/ago/2011

The bodies of 15 men have been found at a hospital in Tripoli.

The rebels claim they were political activists who were killed by Gaddafi’s men, as the rebels stormed his Bab Al Aziziya compound.

Al Jazeera’s James Bays reports from the hospital in Tripoli.

(warning – you may find some of these images disturbing.)

“I cecchini del rais…” L’orrore si accompagna al disgusto di una cronaca acriticamente allineata. Il primo pensiero, alla notizia, che è subito venuto è stato che se questa guerra non fosse iniziata quelle persone sarebbero ancora vive; e si occuperebbero del loro lavoro, della loro famiglia e affetti, del loro tempo libero – perché no? – facendo musica, scrivendo o disegnando. O facendo l’amore. Qualcuno ha sulla coscienza questi cadaveri – come di molti altri – e non sono sicuro che sia il rais… O almeno, non solo.

mauro

26/08/2011 – TRAGICA SCOPERTA IN LIBIA

Tripoli, orrore in un ospedale
200 cadaveri in decomposizione

I cadaveri rinvenuti nell’ospedale di Abu Slim

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I corpi sono stati rinvenuti nel quartiere di Abu Slim. A causa del conflitto i feriti non hanno ricevuto le cure necessarie

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Venticinque cadaveri erano sui letti. Gli altri sono stati trovati sparsi nei diversi reparti dell’ospedale di Abu Salim, abbandonato dai medici, in fuga dai miliziani di Gheddafi. Oltre duecento cadaveri sono stati ritrovati oggi, secondo l’inviato della Bbc. Mentre 17 sopravvissuti sono stati trasferiti dalla Croce rossa in un altro presidio sanitario della capitale.

Morti di stenti, o uccisi dal regime, secondo le denunce dei residenti riportate dall’emittente britannica. Cosa sia davvero accaduto non è ancora chiaro. La struttura, rimasta isolata per una settimana, è una delle macabre scoperte avvenute dopo la liberazione di uno dei quartieri a sud di Tripoli, saldamente nelle mani dei lealisti fino a ieri, quando c’è stato l’attacco definitivo dei ribelli. Le sale spettrali dell’ospedale, la cui facciata è costellata di fori di proiettili, hanno rivelato un disastro umanitario, immerso negli effluvi dei cadaveri in decomposizione.

L’odore nauseabondo si sentiva da giorni, sempre più forte, anche per il caldo: gli impianti di climatizzazione non funzionavano più. Ma avvicinarsi è stato impossibile per giorni. Lo conferma la testimonianza di una madre, Zine Mohammed al-Zadma, che per giorni ha perduto ogni contatto col figlio: «È stato ferito a Bab al Aziziya. Ma non sapevo che fosse arrivato qui. È la prima volta che lo vedo, oggi, dopo cinque giorni. Non sapevo dove fosse. E non si poteva entrare nell’ospedale: c’erano morti ovunque. Alla fine l’ho ritrovato».

Da sei giorni i cecchini del rais tenevano a distanza dal quartiere le forze ribelli. E così medici, infermieri, parenti dei pazienti ricoverati nell’ospedale di Abu Salim si sono tenuti a distanza, per non venire uccisi dalle pallottole. Dentro erano rimasti in tre: un solo medico, uno studente in medicina e un infermiere. Ma era impossibile occuparsi di tutti quei malati: «Ne sono morti a centinaia nei giorni scorsi, e molti corpi sono stati già evacuati – ha detto il giovane aspirante medico, Mohammed Younes -. È un disastro, ma non abbiamo potuto fare di più. Non ci sono più farmaci, non c’è personale medico. Sono scappati tutti per paura dei cecchini».

Secondo Yunes, molti altri corpi potrebbero venire trovati nell’ospedale di Abu Salim: «In questi giorni, in vari ospedali della città ne sono morti a centinaia». Oggi la Croce rossa ha potuto finalmente entrare nell’ospedale e mettere in salvo i sopravvissuti: «I feriti – ha spiegato un infermiere dell’organizzazione – saranno portati nell’ospedale centrale di Tripoli, che ancora funziona».

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fonte:  http://www3.lastampa.it/esteri/sezioni/articolo/lstp/417096/

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CINEMA – Minà: “Il mio viaggio tra i giovani nell’isola di Fidel che resiste”

Minà: “Il mio viaggio tra i giovani nell’isola di Fidel che resiste”

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Alle Giornate degli Autori della Mostra di Venezia il docufilm itinerante “Cuba in the age of Obama”. Ritratto di un Paese che “con la sua vita spartana sta sopportando bene la crisi”. E sullo sfondo il rapporto irrisolto con gli Usa. E in Italia? “Informazione carente, io epurato dalla Rai da anni”

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di CLAUDIA MORGOGLIONE

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Minà: "Il mio viaggio tra i giovani nell'isola di Fidel che resiste" Gianni Minà in una scena del film

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I SENTIERI della rivoluzione di Fidel Castro lui, Gianni Minà, li ha già percorsi altre volte, come inviato e come regista. Ma Cuba in the age of Obama – docufilm di scena il 7 e l’8 settembre alla prossima Mostra del cinema di Venezia, all’interno delle Giornate degli autori – è e vuole essere il coronamento delle precedenti esperienze e riflessioni del giornalista. Il tutto raccontato nella forma del viaggio, un tour inedito dall’Avana a Guantanamo ascoltando soprattutto i giovani: studenti di medicina, d’arte, di danza. “Per mostrare – spiega Minà – una realtà su cui l’informazione è carente: visto che nessuno racconta queste cose, le faccio vedere io”.

LE IMMAGINI 1 / IL VIDEO 2

Gianni Minà, com’è nato questo progetto?
“Sono trent’anni che frequento Cuba, anche dopo la fine delle ideologie: comunismo, capitalismo… Mi piaceva tentare di capire dopo 50 anni come mai sia sopravvissuta, smentendo sempre tutti. E’ ancora lì, e soffre meno i fallimento dell’economia globale e neoliberale: questo perché è un paese che ha una vita spartana, c’è molta solidarietà tra le gente. Da piccolo esperto di Cuba e di America Latina, vedo come si sia sviluppata lì una coscienza collettiva e solidale: questo è il suo segreto. Anche il dissidente, che è più ricco, non nega il suo aiuto”.

Quale episodio che vediamo nel film l’ha colpita particolarmente?
“Noi giornalisti andiamo in un Paese, prendiamo un  taxi, parliamo col tassista e riteniamo di aver capito tutto. Ma anch’io, una traversata così nelle viscere dell’isola non l’avevo mai fatta. Mi ha colpito che è l’unico paese che, anche nelle zone interne, non solo nelle città, ha tutte le cose fondamentali per la sopravvivenza e per la vita: una casa col bagno, un’organizzazione educativa, una sanità che funziona benissimo. Cose che in America Latina non hanno tutti. Cuba ha organizzato  ponti arei per operare agli occhi 500 mila persone che la fame aveva fatto ammalare: anche questo è un modo di fare diplomazia. Così come aver formato 10 mila medici di altri Paesi dell’area”.

Tante luci. E le ombre?
“Il partito, che è presente ovunque. A me che ho avuto la fortuna di non aver frequentato partiti in Italia, e infatti da anni sono epurato in Rai, la cosa mi sorprende negativamente”.

C’è poi l’annoso dibattito sui diritti umani violati.
“In Colombia hanno scoperto una fossa comune con duemila cadaveri. Ma lì il presidente non è stato citato al Tribunale dell’Aja. E in Messico, con i tanti omicidi e il narcotraffico? Ma di cosa stiamo parlando? Gli ultimi dissidenti a Cuba li hanno liberati quest’anno mandandoli con tutte le famiglie in Spagna. Ma loro vogliono tornare. Certo, a volte anche la risposta cubana, con la sindrome dell’assedio, è troppo dura: comincino gli Usa a non rompere tanto le scatole, e andrà meglio”.

La parola Obama nel titolo non è casuale…
“Come tutte le persone sinceramente democratiche, so che se non si otterrà da lui, un cambio delle relazioni non lo avremo per chissà quanto tempo. Per ora c’è poca roba: giusto aprire un pochino ai viaggi a Cuba. E poi qualche giorno fa c’è stato un passo indietro: Cuba è stata inserita nell’elenco degli Stati canaglia, promotori del terrorismo. Oltre al danno una beffa: basta pensare che le vittime cubane di attentati organizzati in Florida sono state tremila…”.

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26 agosto 2011

fonte:  http://www.repubblica.it/spettacoli-e-cultura/2011/08/26/news/cuba_obama-20899534/?rss

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CILE, PROTESTA STUDENTI – Un 14enne muore negli scontri / VIDEO: Riots in Santiago, Chile (Aug. 25 footage)

Le manifestazioni contro il governo. i giovani chiedono una riforma dell’istruzione

Caricato da in data 26/ago/2011

General strike against government policy Pinera, a boy was killed during clashes with police.

Cile, un 14enne muore negli scontri

Nella seconda notte di proteste il giovane è stato colpito da un proiettile sparato dalla polizia. Arrestati in 1.400

Gli scontri tra studenti e polizia (Ap)
Gli scontri tra studenti e polizia (Ap)

MILANO-Un adolescente è morto nella seconda notte di scontri tra manifestanti e polizia a Santiago in Cile. Il ragazzo, Manuel Gutierrez 14 anni, è stato colpito da un proiettile vicino a un posto di blocco. Inoltre sono state arrestate 1.394 persone. E feriti 153 agenti delle forze dell’ordine e 53 civili. Il sottosegretario dell’Interno Rodrigo Ubilla ha chiesto che venga fatta chiarezza, in tempi rapidi, su quanto accaduto. È quanto riporta stamani il quotidiano cileno on-line «El Mercurio».

LE RICHIESTE- Per due giorni gli studenti hanno bloccato il Paese, con l’aiuto dei lavoratori, contro il governo Sebastian Pinera. E chiedono l’abbassamento delle tasse per l’accesso all’istruzione pubblica si erano uniti migliaia di lavoratori, che rivendicano, tra l’altro, un’equa distribuzione dei profitti della vendita del rame, del quale il Cile è uno dei più grandi produttori al mondo. Da mesi protestano e fanno sentire la loro voce. A guidarli Camila Vallejo, il presidente della Fech, federazione degli studenti universitari. La ragazza è oramai nota in tutto il mondo per aver riportato in piazza i cileni. E per la sua avvenenza.

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Redazione online
26 agosto 2011 17:18

fonte:  http://www.corriere.it/esteri/11_agosto_26/cile-scontri-proteste_dc0b519a-cff2-11e0-8b29-ded5cf627aec.shtml

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Siria : mani spezzate al vignettista satirico

Siria : mani spezzate al vignettista satirico

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Siria : mani spezzate al vignettista satirico
Siria : mani spezzate al vignettista satirico
Siria : mani spezzate al vignettista satirico

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Il ministero degli interni siriano ha aperto un’inchiesta sull’aggressione subita dal celebre vignettista siriano Ali Farzat, noto per la sua satira contro il regime, sequestrato e pestato da quelli che attivisti hanno definito membri dei servizi di sicurezza. Il figlio dell’artista ha intanto fatto sapere che suo padre ha lasciato ieri l’ospedale di Damasco dove era stato ricoverato dopo l’aggressione, ed è tornato a casa “per timore di subire nuovi attacchi”. Farzat – prosegue il figlio – è stato caricato su un pulmino e picchiato e ad ogni colpo gli aggressori urlavano: “Questo è perché disegni per la libertà! E questo è perché disegni contro i tuoi signori”.

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26 agosto 2011

fonte:  http://www.repubblica.it/esteri/2011/08/26/foto/siria_mani_spezzate_al_vignettista_satirico-20897687/1/?rss

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LA RICERCA – «La bisessualità esiste, ecco le prove»

La ricerca

«La bisessualità esiste, ecco le prove»

La Northwestern university degli Usa: smentite le teorie negazioniste

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Anche l’uomo può essere bisex. Non eterosessuale, né omosessuale. Bisex. In realtà, nell’antichità, tale situazione era nota (vi sono testimonianze in tal senso) e non destava curiosità scientifiche. Mentre al contrario il fenomeno veniva osservato e documentato in molte specie animali.
Ora però una ricerca appena terminata, e di prossima pubblicazione sul Journal Biological Psychology , sembrerebbe inoppugnabile. Le conclusioni? «Anche nell’uomo la bisessualità è una realtà». È firmata da un team della Northwestern university di Chicago, non nuova a studi sul tema. Nel 2005 ricercatori della stessa università erano giunti a conclusioni diametralmente opposte. Un curioso dietrofront scientifico. Lo studio appena concluso ha verificato come gli uomini, che si definiscono bisex, risultano effettivamente eccitati dalla visione di due tipi di film a sfondo hard. Uno in cui sono i maschi ad avere rapporti sessuali tra di loro, l’altro in cui sono donne le interpreti. Al contrario, i maschi omosessuali o eterosessuali non hanno le stesse reazioni di fronte a entrambi i film.

L’autore del nuovo studio è Allen Rosenthal, dottorando in psicologia alla Northwestern university . Il suo team ha reclutato un gruppo di uomini, dalle caratteristiche etniche eterogenee, dell’area di Chicago: 35 autodefinitisi bisex, 31 omosessuali, 34 eterosessuali. I risultati finali hanno portato al curioso dietrofront scientifico rispetto alle tesi («La bisessualità nell’uomo non esiste») affermate nel 2005. La spiegazione: «La ricerca di 6 anni fa non era stata sufficientemente rigorosa nel reclutare i partecipanti». Resta ora da fare lo stesso test nelle donne che, a livello di cronaca, hanno confessato più spesso degli uomini tendenze bisex.
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Mario Pappagallo
25 agosto 2011 23:04

fonte:  http://www.corriere.it/cronache/11_agosto_25/bisessualita-esiste-duncan-james-pappagallo_53ce1de4-cedf-11e0-9639-95c553466c70.shtml

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Austria: segrega e violenta per 41 anni due figlie disabili

Indagini su un uomo di 85 anni

Austria: segrega e violenta per 41 anni due figlie disabili

L’episodio a Braunau, dove nacque Hitler


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MILANO – In Austria parlano di una «nuova casa degli orrori». Un uomo di 85 anni è indagato dalla polizia per aver segregato e violentato per 41 anni due sue figlie mentalmente disabili, dal 1970 a maggio di quest’anno a St. Peter am Hart, un villaggio non distante da Braunau, nella regione dell’Austria superiore. Braunau è tristemente nota per essere il luogo di nascita di Adolf Hitler.

La nuova casad egli orrori presso Braunau (Ap)
La nuova casad egli orrori presso Braunau (Ap)

SALVATE – Le due donne, di 53 e 45 anni, riporta il quotidiano Oberösterreichischen Nachrichten, sarebbero state abusate per decenni dal loro padre, Gottfried W. E sarebbero scappate quando l’uomo non è stato più in grado di rialzarsi dopo che la più anziana l’ha gettato per terra mentre cercava di usarle violenza e voleva lasciarlo morire lì. Due giorni dopo un’assistente sociale, che andava di tanto in tanto a trovare la famiglia, lo ha trovato e ha chiamato i soccorsi.

IL RACCONTO – Anche la madre delle due donne, morta nel 2008, subiva violenze. L’aguzzino aveva proibito alle figlie, che dormivano su una tavola di legno in cucina, di parlare gli assistenti sociali e le minacciava con armi. Dopo le cure in ospedale, l’uomo si trova ora in un centro per anziani. La vicenda è venuta alla luce solo ora dopo che per mesi le due vittime non aveva fatto menzione di quanto era successo nella nuova casa degli orrori.

PRECEDENTI – Il caso ricorda altri due clamorosi avvenuti recentemente in Austria. Quello di Josef Fritzl, condannato dopo aver imprigionato e violentato per 24 anni la propria figlia segretata in cantina e dalla quale aveva avuto numerosi figli. E quello di Natascha Kampusch, sequestrata per otto anni da un conoscente.

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Redazione online
25 agosto 2011 21:40
fonte:  http://www.corriere.it/esteri/11_agosto_25/austria-violenta-figlie_11785f5a-cf0b-11e0-9639-95c553466c70.shtml

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MESSICO, ‘PIZZO’ RIFIUTATO – Danno fuoco a un casinò Almeno 53 morti a Monterrey – VIDEO

México: 53 mortos no incêndio de um casino

Pubblicato in data 26/ago/2011 da

É um dos piores ataques dos últimos anos numa cidade mexicana. Pelo menos 53 pessoas morreram na sequência de um incêndio num casino em Monterrey, no norte do México, esta quinta-feira.

De acordo com o governador local, um grupo de homens armados deitou líquido inflamável no casino, ao que tudo indica gasolina. Outras testemunhas dizem que seis homens a bordo de dois carros lançaram granadas para o local.

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Violenza in Messico

Danno fuoco a un casinò
Almeno 53 morti a Monterrey

Il rifiuto di versare il pizzo dietro l’attacco messo a segno da sei uomini. Il presidente Calderon: atto di barbarie

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(Reuters)
(Reuters)

MILANO – Sono almeno 53 le vittime dell’incendio appiccato da uomini armati in un casinò di Monterrey, nel nord del Messico. Lo ha riferito il governatore dello Stato Nuevo Leon, Rodrigo Medina, precisando che l’attacco è stato messo a segno da sei uomini, arrivato al «Casinò Royale» di Monterrey a bordo di due veicoli. I vigili del fuoco hanno impiegato quasi quattro ore per domare le fiamme. Il direttore della Protezione civile ha spiegato che un numero così alto di vittime è dovuto al fatto che, sentendo le esplosioni, molte persone si sono rifugiate nelle toilette e negli uffici invece di utilizzare le uscite di emergenza, non immaginando che l’incendio si sarebbe propagato così velocemente. Secondo la stampa locale, i casinò di Monterrey sarebbero oggetto di attacchi perché i proprietari si rifiutano di versare il pizzo a organizzazioni criminali legate al traffico di droga.

«ATTO ABOMINEVOLE» – Il presidente messicano Felipe Calderon ha condannato l’attacco su Twitter: «È con profonda costernazione che esprimo la mia solidarietà a Nuevo Leon e alle vittime di questo atto abominevole di terrore e barbarie». Calderon ha quindi chiesto al ministro dell’Interno, Francisco Blake, di raggiungere Monterrey per guidare personalmente l’inchiesta.

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26 agosto 2011

fonte:  http://www.corriere.it/esteri/11_agosto_26/monterrey-fuoco-casino-vittime_db494280-cfa2-11e0-8b29-ded5cf627aec.shtml

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