Archive | settembre 1, 2011

GIUSTO? SBAGLIATO? – Libri, al via la «legge Levi»: Niente più sconti oltre il 15 per cento


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Non è difficile prevedere quale sarà l’orientamento di chi, i libri, li ama davvero e li compra: salvi rari casi, il mercato a cui si rivolgerà sarà solo più quello dell’usato e dei circuiti ‘reminder’. Gli e-book? Gli italiani non li amano, al contrario di quello che succede in America. Da noi non succederà mai che un autore sconosciuto possa vendere, anche se solo a 5 dollari per esemplare, un milione di copie di un romanzo come, di recente, è successo negli Usa. Gli e-book stancano la vista, sono scomodi da maneggiare e non hanno il ‘profumo’ del volume cartaceo. Più che un aiuto ai piccoli editori ed alle piccole librerie a me sembra un sonoro ‘autogol’. Scommettiamo che la grande distribuzione troverà immediatamente il modo per aggirare la legge? Come? Beh, ad esempio, regalando un terzo volume con l’acquisto dei primi due con lo sconto del 15%….

mauro

NUOVE NORME SUL PREZZO

Niente più sconti oltre il 15 per cento
Libri, al via la «legge Levi»

Allarme dei bibliotecari: non riusciremo più ad acquistare i volumi. Nessun limite invece sugli ebook

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Gli ultimi sconti oltre il 15% del prezzo di copertina
Gli ultimi sconti oltre il 15% del prezzo di copertina

MILANO- I detrattori lo hanno ribattezzato «provvedimento anti-Amazon» e sono convinti che finirà per uccidere la lettura. Secondo i sostenitori, invece, garantirà la ricchezza e il pluralismo dell’offerta culturale. Entra in vigore il primo settembre, dopo un acceso dibattito e oltre due anni di gestazione, la nuova legge sul prezzo dei libri, meglio nota come «legge Levi», dal nome del primo firmatario Ricardo Franco Levi, deputato del Partito Democratico.

LE NORME - Il testo (leggi) – approvato in via definitiva lo scorso 20 luglio con un consenso bipartisan – stabilisce un tetto massimo del 15 per cento allo sconto che tutti i venditori (dai piccoli librai, alla grande distribuzione, agli store online) possono applicare sul prezzo di copertina. Limiti di sconto vengono imposti anche agli editori: mai oltre il 25 per cento e solo nell’ambito di promozioni che non devono superare la durata di un mese né possono tenersi a dicembre.

EDITORI E LIBRAI – La legge raccoglie i consensi soprattutto delle librerie indipendenti e dei piccoli editori. I protagonisti del settore, cioè, che più hanno sofferto la concorrenza dell’e-commerce e di ineguagliabili campagne di sconti come quelle di Amazon o dei grandi gruppi editoriali. «Finalmente una normativa che corregge l’anomalia dell’Italia, Paese in cui i grandi editori sono anche venditori, con inevitabili squilibri sui prezzi» commenta Paolo Pisanti, presidente dell’Associazione librai italiani (Ali). «Una legge equilibrata che garantirà un’offerta plurale» commenta Marco Polillo, presidente dell’Associazione italiana editori (Aie). Sulla stessa linea Marco Cassini, cofondatore di Minimum Fax e uno degli animatori di Mulini a Vento, il gruppo di editori che si è a lungo battuto per la regolamentazione del prezzo dei libri. «La legge è un importante passo in avanti» sostiene Cassini. Pur ammettendo che «non è la migliore in assoluto e che alcuni aspetti, come ad esempio le sanzioni per chi non rispetta le regole, andrebbero comunque precisati».

I LETTORI – Il tetto agli sconti non piace invece per nulla a chi i libri li acquista e che, in tempi di tagli e manovre, potrà risparmiare di meno. Nelle scorse settimane si è accesa la protesta sui blog e ha avuto un sorprendente successo (oltre 2.500 firme in tre giorni) la petizione online promossa dall’Istituto Bruno Leoni perché il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano non firmasse la legge. Chi sostiene il provvedimento, in realtà, ritiene che l’impossibilità di fare grossi sconti avrà come conseguenza, sul medio e lungo termine, l’abbassamento del prezzo di copertina e che, quindi, i lettori non spenderanno di più. «Nessuno può garantirlo – ribatte però Serena Sileoni, ricercatrice del Bruno Leoni -. E comunque l’effetto immediato sarà che i lettori non compreranno o compreranno di meno». Critiche poi anche sull’«inefficacia» e la «pericolosità ideologica» della legge: «Basta registrare un sito di vendita all’estero per aggirarla – spiega la Sileoni -. Senza contare quanto anacronistico sia tentare di arginare l’e-commerce e lo sviluppo tecnologico».

ALLARME BIBLIOTECHE- Grande preoccupazione, infine, tra i bibliotecari. La legge Levi prevede che lo sconto che gli editori possono fare alle biblioteche che si riforniscono di libri è al massimo del 20 per cento. «Ma finora riuscivamo a ottenere riduzioni fino al 25-30 – denuncia Stefano Parise, presidente dell’Associazione italiana biblioteche (Aib) -. Solo nel polo che dirigo, Fondazione Per Leggere – Biblioteche Sud Ovest Milano, ho stimato che potremmo acquistare, e quindi offrire ai nostri utenti, 3.500 libri in meno all’anno». «L’Aib non è contraria a una regolamentazione del prezzo del libro – precisa ancora – ma, se come è scritto nel testo, si farà un bilancio della legge tra dodici mesi, chiediamo che per le biblioteche, già penalizzate dai pesanti tagli ai finanziamenti statali, non si applichino tetti di sconto».

EBOOK – Vantaggi, invece, potrebbero scaturire per il settore dei libri digitali. Sebbene rappresentino ancora una fetta esigua del mercato (o,3-0,4 per cento) e siano penalizzati dall’Iva al 20% (contro il 4% dei volumi cartacei), gli ebook non sono infatti soggetti alla legge Levi. E possono quindi essere ancora venduti con i discussi, ma vantaggiosi, saldi e promozioni da record.

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Alessia Rastelli
arastelli@corriere.it
01 settembre 2011 18:36

fonte:  http://www.corriere.it/cultura/11_settembre_01/sconti-libri-legge-levi_ca86c2a4-d468-11e0-b70d-4333dfe15096.shtml

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EVVIVA! – Yvonne torna a casa da paladina della libertà. Ad aspettarla ci sono figlio, sorella, una nipote e il vecchio fidanzato

Yvonne torna a casa dopo 98 giorni

Yvonne, a cow that has lived in the wild since eluding a trip to the slaughterhouse in May, has foiled all attempts to capture her. Now officials say that she's not to be disturbed.
Josef Enzinger/dapd – fonte

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È tornata. Dopo 98 giorni trascorsi alla macchia, nascosta nei boschi della Baviera, e quando ormai le ricerche da parte della polizia erano state ufficialmente sospese, Yvonne, la mucca più famosa d’Europa – e forse del mondo – è tornata tra i suoi simili di sua spontanea volontà, permettendo a un contadino di “acciuffarla”.

Il bovino era sfuggito al suo allevatore e al macello più di tre mesi fa, nascondendosi nei boschi di Muehldorf, in Baviera. Subito la storia della mucca amante della libertà era diventata un caso per i media di tutto il mondo. Soprattutto dopo che la polizia, ritenendola un pericolo pubblico, aveva tentato senza successo di catturarla in ogni modo.

Sulle sue tracce erano stati sguinzagliati, oltre alle forze dell’ordine, veterinari e cacciatori, con tanto di elicotteri e rilevatori di calore. Nulla. Persino il tentativo di attirarla in una trappola con un toro da monta e due compagne di mandria – il figlio Friesi e la sorella Waltraut – erano falliti. Su di lei era stato emanato un vero ordine di cattura, viva o morta, che aveva scatenato le ire degli animalisti, anche loro sulle tracce di Yvonne.

Oggi è rispuntata, come dal nulla, e si è messa a ruminare vicino a quattro vitelloni al pascolo nei pressi del paesino di Eigelsberg bei Ampfing, come si fosse stancata della solitudine. Il proprietario delle bestie si è accorto subito della mucca-star, ha aperto il recinto e Yvonne è entrata tranquillamente con il resto della mandria. Il bovino è stato successivamente identificato da un veterinario grazie alla targhetta sull’orecchio. Sta bene: è sana e tranquilla, dicono i testimoni. La mucca stasera stessa verrà sedata e trasportata dal nuovo proprietario, un animalista della zona che l’aveva acquistata per evitare che fosse uccisa. Nella sua nuova casa ritroverà figlio, sorella, una nipote e il vecchio fidanzato. Al fortunato contadino che l’ha “acciuffata” spettano i 10 mila euro di ricompensa che il tabloid “Bild” aveva offerto.

sda-ats

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01 settembre 2011

fonte:  http://www.swissinfo.ch/ita/rubriche/notizie_d_agenzia/mondo_brevi/Yvonne_torna_a_casa_dopo_98_giorni.html?cid=31040536

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Israele, i semi dell’odio / China to recognize a Palestinian state (solo in inglese)

Israele, i semi dell’odio

In previsione della discussione all’Onu per l’indipendenza palestinese, Tel Aviv arma i coloni


Israeli settlers armed with automatic rifles in Hebron/Coloni israeliani armati di fucili automatici a Hebron – fonte immagine

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Se vuoi la pace, prepara la guerra, raccomandava Vegezio. Il quale deve essere un riferimento bibliografico dell’esercito israeliano, visto che in previsione della discussione alle Nazioni Unite – il 20 settembre prossimo – della risoluzione sulla nasciata dello Stato palestinese si cautela. Da cosa? Dai moti palestinesi. Come? Armando fino ai denti la parte più aggressiva della sua società: i coloni.

Il piano si chiama Operation Summer Seeds, Semi d’Estate, e comporta l’addestramento a tecniche di controinsurrezione per i coloni. Lo ha rivelato il quotidiano israeliano Ha’aretz, rendendo pubblico un documento riservato del ministero della Difesa. Nel testo si ipotizza il voto favorevole dell’Assemblea generale dell’Onu al riconoscimento dello Stato di Palestina. Secondo gli analisti israeliani questo potrebbe causare ”disordini di massa”, con manifestazioni presso ”snodi stradali, comunità israeliane e centri di istruzione, tentativi di danneggiare i simboli del governo israeliano o sparatorie o anche atti terroristici, ma in ogni scenario – assicura il documento – il livello di preparazione è alto per fronteggiare incidenti lungo le barriere confini israeliani”.

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Israeli settlers teach their children to kill Palestinians/I coloni israeliani insegnano ai loro figli a uccidere i palestinesi – fonte immagine

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Secondo il ministero della Difesa, i coloni sono i bersagli più esposti e vanno aiutati a proteggersi. Come? Oltre alle tecniche di guerriglia, anche con una fornitura a spese dei contribuenti israeliani di gas, granate assordanti e tutto un armamentario che in tutti i paesi civili è monopolio assoluto della polizia e dell’esercito. Invece in Israele verranno forniti ai coloni. Ma chi sono i coloni?

Si tratta di integralisti religiosi, che non hanno mai accettato la divisione della Palestina storica. Fossero palestinesi, li chiamerebbero terroristi. Gruppi integralisti, che dopo il 1967 hanno occupato e continuano ad occupare terre che per le Nazioni Unite sono dei palestinesi. Erano anche a Gaza, fino a quando l’allora premier Ariel Sharon, nel 2005, non ne decise lo sgombero per motivi tattici. Restano su gran parte della Cisgiordania, dove secondo non meglio precisati riferimenti biblici ritengono di essere depositari di una missione divina.

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Jewish settler attack two little girls & an elderly woman/Coloni ebrei attaccano due bambine e una donna anziana – fonte immagine

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Tutta la comunità internazionale, anche gli Usa, condannano le occupazioni dei coloni. Il governo israeliano, che li condanna solo a parole, ma li strumentalizza, li utilizza come un fronte avanzato. Da sempre. E ancora oggi. In due basi militari, quella di Shiloh e quella di Lachish, l’esercito ha riunito i ‘responsabili della sicurezza’ delle colonie illegali. L’allerta scatterà il 19 settembre. Vegezio sarebbe soddisfatto.

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31 agosto 2011

fonte:  http://it.peacereporter.net/articolo/30207/Israele%2C+i+semi+dell%27odio

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Regioni contro la manovra “Cambiarla o conflitto istituzionale”

Regioni contro la manovra
“Cambiarla o conflitto istituzionale”

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Governo alla ricerca di nuove misure per assicurare la copertura finanziaria, entro oggi va depositato il maxiemendamento. Errani: “Squilibri inaccettabili” e la Cgil conferma lo sciopero per il 6 settembre

Regioni contro la manovra "Cambiarla o conflitto istituzionale" Manifestazione della Cgil a Bologna contro la manovra finanziaria

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ROMA – Regioni sul piede di guerra contro la manovra finanziaria: c’è “uno squilibrio inaccettabile” tra i tagli allo Stato centrale e quelli alle autonomie”, ha detto il leader dei governatori Vasco Errani sottolineando che la manovra va cambiata o ci sarà “un conflitto istituzionale” per scelta del governo.

“Mercoledì prossimo – ha aggiunto Errani -, durante la conferenza straordinaria delle Regioni, avanzeremo una proposta di autoriforma delle Regioni sui costi delle strutture e delle istituzioni, anche a Costituzione invariata. Occorre una riforma complessiva, attraverso il codice delle autonomie, anche per la governance del Paese”. L’invito al governo è quello di “non attendere la riforma costituzionale, ma di costruire una riforma istituzionale attraverso la Carta delle autonomie”. A margine della conferenza delle Regioni, il presidente del Veneto Luca Zaia ha chiesto espressamente al governo “un segnale di modifica, di volontà di migliorare” la manovra.

Al Senato, intanto, il decreto è nel caos, mentre il governo è alla ricerca di nuove misure per assicurare la copertura finanziaria. Dopo la giornata di impasse di ieri, è prevista per oggi la presentazione del maxiemendamento. L’ipotesi di bloccare il riscatto di laurea e militare per le pensioni è stata ritirata dopo la sollevazione dei sindacati di categoria e la scoperta della incostituzionalità della norma prevista, e si fanno avanti nuove idee. Mentre il tempo stringe – l’esecutivo deve presentare entro le 15 il maxiemendamento – il buco si allarga: il nodo rimane quello delle coperture che potrebbero arrivare con nuove norme di lotta all’evasione, e per i grandi evasori si ipotizza il carcere.

Berlusconi ostenta sicurezza: “Non abbiamo timori di sorta sulla copertura della manovra. Ci stiamo lavorando e siamo sicuri di far bene. Sono vigile sui provvedimenti che stiamo predisponendo”, dice il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, in un colloquio con “Il Tempo”, assicurando che la copertura ci sarà”, ma malumori e difficoltà, all’interno della maggioranza, rimangono. E per Susanna Camusso, leader della Cgil, i motivi dello sciopero proclamato dal sindacato per il 6 settembre rimangono tutti: “si sta facendo una gran confusione”, dice, “gran parte manovra resta iniqua, i grandi patrimoni non danno nulla ma vengono salvaguardati e chi lavora viene pesantemente colpito”. L’agitazione, quindi, è confermata.

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01 settembre 2011

fonte:  http://www.repubblica.it/economia/2011/09/01/news/manovra_regioni_va_cambiata-21110201/?rss

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9-11 Cospirazione e propaganda (quarta puntata)

01/09/2011

9-11 Cospirazione e propaganda (4)

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Dieci anni dopo gli attentati dell’11 settembre, un’inchiesta per ripercorrere la genesi del mito, le storie degli scettici e la diffusione del dubbio di massa

(Segue dalla terza puntata)

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La ricostruzione degli eventi prodotta dall’inchiesta ufficiale, insomma, lasciò insoddisfatti i familiari delle vittime, alcuni dei commissari, e migliaia di altre persone che attendevano certezze storiche dal proprio governo. Chi per riconciliarsi col dubbio, chi per contrastare con solidi argomenti le teorie del complotto che andavano moltiplicandosi su internet.
Se la scarsa penetrazione delle indagini si può spiegare in parte con la mancanza di fondi e collaborazione, lo stesso non può dirsi per le omissioni. Il fatto che nel rapporto non si faccia menzione del crollo del World Trade Center 7 (23) – la terza torre che si schiantò al suolo alle 16:54 dell’11 settembre 2001, in meno di sette secondi, senza essere stata colpita da alcun un aereo – è stato da allora il principale argomento nelle mani del critici per ipotizzare l’esistenza di un complotto. Il Nist (National Institute for Standard and Tecnology), che curò la ricostruzione del crollo delle Twin Towers, pubblicherà un rapporto sul Wtc7 solo nel novembre 2008 (24).

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Il potere decisionale sulla direzione delle indagini della Commissione era nelle mani del direttore esecutivo, che curò anche la stesura del testo finale: Philip Zelikov, uno dei teorici della politica Neocon e molto vicino a due alti esponenti del governo Bush: Carl Rowe e Condoleezza Rice. Zelikov negò di avere avuto contatti con loro durante i lavori della Commissione, ma venne poi smentito dal reporter del New York Times che seguì le udienze: Philip Shennon (25), che nel 2008 pubblicò un libro-denuncia intitolato “La Commissione. La storia incensurata dell’indagine sul 9/11″ (26). Sempre nel 2008, quattro anni dopo la pubblicazione del rapporto finale, il New York Times pubblicò un intervento scritto dai due presidenti della commissione, Kean e Hamilton (27). I due rivelarono che molte delle informazioni citate dalla commissione erano state ottenute dalla Cia mediante la tortura di prigionieri (28), e che la documentazione audio-video richiesta di quegli interrogatori era stata distrutta. Due anni prima gli stessi Kean e Hamilton avevano pubblicato un memoriale intitolato “Senza Precedenti: la storia dietro le quinte della Commissione sul 9/11″ (29), in cui criticavano le condizioni in cui avevano dovuto operare, e concludevano che: “C’erano tutte le condizioni per ritenere che fosse stata istituita per fallire” (30).

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Nel luglio 2004, in contemporanea con la pubblicazione del rapporto ufficiale, i comitati dicittadini Citizens’ Watch pubblicarono un rapporto sulle omissioni della Commisione. E nel settembre dello stesso anno organizzarono a New York una contro-indagine indipendente, The Citizens’ Commission Omission Hearings (31), in cui si analizzarono, pur con limitatissime risorse economiche e soprattutto legali, le questioni lasciate aperte dalla Commissione. Le 32 pagine del loro resoconto finale raccontano una storia diversa dalle 571 ufficiali, sono due ricostruzioni alternative ma non interamente complementari, scritte nero su bianco.
I due fronti però, sui media, per le strade e nelle case degli americani, erano già divisi da tempo. Il gioco della verità si era spostato dalle carte alla rete, dai rapporti ai documentari, e non soltanto.
(Domani la quinta puntata)

Naoki Tomasini
Note:
23. http://www.youtube.com/watch?v=AsJQKpnkZ10
24. http://www.nist.gov/public_affairs/techbeat/tbx2008_1120_wtc7.htm
25. http://www.nytimes.com/2008/02/04/books/04thom.html
26. The Commission: The Uncensored History of the 9/11 Investigation.
27. Stonewalled by the Cia. http://www.nytimes.com/2008/01/02/opinion/02kean.html
28. http://groups.google.com/group/alt.conspiracy/browse_thread/thread/a36ec676643d5424
29. “Without Precedent: The Inside Story of the 9/11 Commission”.
30. “So there were all kinds of reasons we thought we were set up to fail”.
31. http://www.justicefor911.org/Appendix7_911OmissionsHearings_111904.php

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01 settembre 2011

fonte:  http://it.peacereporter.net/articolo/30202/9-11+Cospirazione+e+propaganda+%284%29

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Mavi Marmara: domani all’Onu rapporto ufficiale. Se entro domani la Turchia non riceve le scuse di Israele scattano le sanzioni

Mavi Marmara: domani all’Onu rapporto ufficiale

Ankara ha avvertito che, se entro domani non riceverà scuse ufficiali per l’attacco alla nave umanitaria turca, scatteranno sanzioni contro Israele

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ll ministro degli Esteri turco, Ahmet Davutoglu, ha dichiarato che il governo israeliano ha un giorno per chiedere scusa pubblicamente per l’attacco alla Mavi Marmara, la nave turca attaccata il 31 maggio 2010 mentre trasportava aiuti umanitari nella Striscia di Gaza. Il raid aveva provocato la morte di diversi attivisti turchi e Tel aviv non ha mai presentato scuse ufficiali per l’accaduto.

Domani è prevista la pubblicazione del rapporto Onu sulla vicenda (Rapporto Palmer) e Davutoglu ha dichiarato che, qualora le scuse non dovessero arrivare, la Turchia imporrà delle sanzioni contro Tel Aviv.

Secondo funzionari diplomatici turchi, Israele aveva già rimandato tre volte le scuse ufficiali e Ankara aveva atteso “pazientemente”. Recentemente i due Paesi erano in procinto di risolvere la questione ma Tel Aviv si è “tirata indietro” all’ultimo momento.

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01 settembre 2011

fonte:  http://it.peacereporter.net/articolo/30242/Mavi+Marmara%3A+domani+all%92Onu+rapporto+ufficiale

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ESCLUSIVO L’ESPRESSO – Lampedusa, la prigione dei bambini

Esclusivo l’Espresso

Lampedusa, la prigione dei bambini


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Hanno pochi anni, a volte perfino pochi mesi. Sono venuti dall’Africa sui barconi. Adesso sono rinchiusi a centinaia nel centro di detenzione dell’isola. Dove restano per settimane tra malattie, incidenti e un caldo infernale. L’inviato dell’Espresso è riuscito a entrare in questo carcere di cui nessuno vuole parlare

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di Fabrizio Gatti

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(01 settembre 2011)

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Non dorme nessuno stanotte.Il mondo dei grandi è in rivolta. La stanza rimbomba sotto una grandinata di colpi. Omar comunque non sa cosa siano una rivolta e la grandine. E’ un neonato, ha due mesi. Nemmeno suo fratello Hamza, 3 anni, e sua sorella Maha, 7, capiscono da dove arrivi questo rumore spaventoso.Infatti non grandina.Sull’isola di Lampedusa d’estate non succede mai. Sono i sassi che cadono contro le pareti e il tetto in lamiera. Lanciano pietre ovunque.Una notte ordinaria nel centro di detenzione per immigrati e rifugiati. Omar, Hamza e Maha sono piccoli carcerati. Da settimane non possono uscire dal recinto di filo spinato e lamiere arroventati dal sole.

Sono sbarcati alle quattro e un quarto del mattino, sabato 6 agosto. A quell’ora Omar è apparso sul molo con i due fratellini. Lui era stretto nelle braccia del papà, scappato con la moglie dalla guerra. I genitori, emigrati dal Sudan in Libia anni fa per lavoro, li hanno protetti dagli spari, dalle bombe. E dalla fatica della traversata. E’ sopravvissuto sano e forte, Omar. Uscirà invece di qui, quando uscirà, con una brutta ustione alla coscia destra. Una notte uno dei dipendenti assunti per l’emergenza, che la retorica si ostina a chiamare volontari, l’ha messo sotto l’acqua bollente. Voleva lavarlo. Si è sbagliato.

Cose che succedono nella prigione dei bambini. Tutto è precario. Tutto è pericoloso.

E’ per questo che i bambini non andrebbero mai rinchiusi in un posto così. C’è anche la piccola Chideria. Nata in Libia il 6 maggio 2011, è l’unica sopravvissuta tra i bimbi del suo barcone approdato il 4 agosto. I piccoli compagni di viaggio sono morti uno dopo l’altro.

Chideria l’hanno liberata con i genitori nigeriani soltanto dopo tre settimane. Così piccola si è fatta 20 giorni di reclusione. Si è anche ammalata. Un certificato sanitario di Medici senza frontiere che riscontrava sintomi persistenti di bronchite, pus dagli occhi e punture da insetto multiple è rimasto inascoltato fino a mercoledì 24 agosto. Sono stati necessari l’esposto di un avvocato, Alessandra Ballerini, legale dell’associazione Terre des hommes e l’intervento del Tribunale dei minori di Palermo.

Altri due minorenni, 16 e 17 anni, sono stati feriti dalle pietre lanciate dalla sezione adulti durante la rivolta notturna di martedì scorso. E proprio in queste ore c’è preoccupazione per un caso sospetto di tubercolosi. Una donna tunisina, trasportata in elicottero a Palermo. Tossiva sangue. E’ il secondo caso questa estate.

A fine agosto sono 225 i bambini e gli adolescenti rinchiusi da settimane nelle due strutture di detenzione di Lampedusa: 111 nel “Centro di primo soccorso e accoglienza” di Contrada Imbriacola, 114 nella base in disuso dell’Aeronautica militare. A poche decine di metri dai radar di scoperta aerea e di difesa antimissile. E dai campi elettromagnetici. La maggior parte ha più di 13 anni ed è partita senza genitori. Omar, Hamza e Maha sono i più piccoli.

Il racconto su Lampedusa deve cominciare da loro. Nell’autunno 2005 “l’Espresso” aveva denunciato le condizioni disumane nel centro di detenzione. Qualcosa di importante è migliorato. Adesso c’è maggiore trasparenza e minore isolamento: nonostante il divieto di ingresso ai giornalisti, le associazioni e l’Alto commissariato delle Nazioni unite per i rifugiati possono monitorare da vicino l’attività delle forze dell’ordine.

Altro però è peggiorato. Per i bambini: nel 2005 i più piccoli venivano trasferiti in poche ore in strutture aperte. Per i migranti in cerca di lavoro: la crisi economica e la detenzione amministrativa prolungata fino a diciotto mesi stanno innescando una bomba sociale già esplosa con le rivolte nei Cie, i centri di espulsione. Per il rispetto della legalità: adulti, teenager e bambini vengono illegalmente reclusi a Lampedusa fino a due mesi senza nessuna convalida da parte di un giudice, come prevede la Costituzione. E per le casse dello Stato: dalle auto elettriche consegnate alla Guardia di finanza fino agli inutili quad per i pompieri. Mentre perfino albergatori e ristoratori sono sull’orlo della rivolta: la prefettura ha arretrati da marzo nei pagamenti di pasti e camere per le centinaia di poliziotti, carabinieri e finanzieri di rinforzo sull’isola. Nel frattempo la gestione è passata dalla Misericordia, un tempo di area Udc, alla società LampedusAccoglienza imparentata a sinistra con la Legacoop.

(Su ‘l’Espresso’ in edicola domani l’inchiesta completa di Fabrizio Gatti e il diario di una settimana nel centro di detenzione di Lampedusa)

Il giornale in edicola_________________________________________________________________________________________________________________________________

  Lampedusa, quei bimbi dietro le sbarre

Nell’autunno 2005 “l’Espresso” aveva denunciato le condizioni disumane nel centro di detenzione. Qualcosa di importante è migliorato. Adesso c’è maggiore trasparenza e minore isolamento: nonostante il divieto di ingresso ai giornalisti, le associazioni e l’Alto commissariato delle Nazioni unite per i rifugiati possono monitorare da vicino l’attività delle forze dell’ordine.  Altro però è peggiorato. Nel 2005 i più piccoli venivano trasferiti in poche ore in strutture aperte
Io clandestino a Lampedusa di F. GATTI

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IL VIDEO

E la chiamano accoglienza

Omar, Hamza e Maha sono piccoli carcerati. Sono sbarcati a Lampedusa alle quattro e un quarto del mattino, sabato 6 agosto. Arrivavano dall’Africa. Da settimane sono chiusi nel recinto di filo spinato e lamiere arroventati dal sole. Vivono stretti in dormitori di fortuna ricavati tra le celle

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RE LE INCHIESTE

Guantanamo, Italia
Quel Cie è un lager

Guantanamo, Italia Quel Cie è un lagerLa giornalista di Repubblica, Raffaella Cosentino, è riuscita a entrare nella grande “gabbia” del Centro di identificazione ed espulsione di Palazzo San Gervasio dove il ministro Maroni ha vietato l’ingresso della stampa. Un video girato dagli immigrati dietro la rete di acciaio a maglie strette: i tentativi di fuga, gli scontri con la polizia. I documenti

Se fanno paura le scarpe da tennis di FABRIZIO GATTI

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LA SCHEDA

Il mare ne ha uccisi
almeno 11mila

 Il mare ne ha uccisi almeno 11mila Dal 1988 a oggi il numero delle vittime recensite dalla rassegna stampa dell’Osservatorio di Fortresse Europe è di 11.656. “Sono annegate nel Mediterraneo e nell’Oceano Atlantico verso le Canarie. Metà delle salme non sono mai state recuperate”

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Wikileaks

I cablo segreti:
“Negati tutti i diritti”

 I cablo segreti:  "Negati tutti i diritti" Ecco come i diplomatici americani raccontano la visita a Lampedusa nel 2009. Con giudizi molto negativi sui respingimenti

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L’ANALISI

Perché muoiono i migranti

 Perché muoiono i migranti Le false promesse di Berlusconi. Gli errori di Maroni. Una politica estera fatta di barzellette, bugie e figuracce. Cronaca di un fallimento politico che parte da lontano. E che ora ha terribili ricadute sul piano umanitario

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