“Ponte di Messina, via i fondi statali”. Il governo d’accordo, il ministro no

MATTEOLI: UN MINISTRO TROPPO ‘ALTERO’…
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“Ponte di Messina, via i fondi statali”
Il governo d’accordo, il ministro no

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Il documento dell’Idv impegna l’esecutivo a revocare gli 1,7 miliardi già previsti per l’opera e destinati in parte all’Anas. Il viceministro Misiti annuncia il parere favorevole dell’esecutivo, ma Matteoli smentisce: “E’ solo la sua opinione personale, noi siamo contrari”. E, a stretto giro lui rettifica: “Da escludere che non si realizzi”

 

ROMA - Niente più finanziamenti statali per la realizzazione del ponte sullo Stretto di Messina: è l’impegno che il governo deve assumere in seguito all’approvazione di una mozione dell’Idv sul trasporto pubblico locale da parte dell’Aula della Camera. Il documento è stato approvato con l’accordo del governo e l’astensione dei deputati di maggioranza.

La mozione aveva ricevuto parere favorevole da parte del governo, espresso in aula dal viceministro Aurelio Misiti, nonostante l’Idv non avesse accolto le modifiche richieste dallo stesso esponente dell’esecutivo. Il testo impegna il governo “alla soppressione dei finanziamenti” previsti “per la realizzazione del ponte sullo Stretto di Messina, pari complessivamente a un miliardo e 770 milioni di euro, di cui 470 milioni per il solo anno 2012 quale contributo ad Anas s.p.a. per la sottoscrizione e l’esecuzione – a partire dal 2012 – di aumenti di capitale della società Stretto di Messina spa”. Il costo iniziale previsto per il ponte sullo Stretto – 3,7 chilometri di lunghezza e 64 metri d’altezza – è di 6 miliardi di euro.

Lo scorso 16 ottobre, il ministro delle Infrastrutture, Altero Matteoli, aveva detto che il ponte sullo Stretto di Messina verrà realizzato “a prescindere 1dall’eventuale finanziamento della Ue, in quanto le risorse per il manufatto saranno reperite sul mercato, come previsto dal piano finanziario allegato al progetto definitivo”. Il Ponte – aveva puntualizzato Matteoli – per il governo resta una priorità essenziale per lo sviluppo del sistema dei trasporti dell’Italia”. Un modo per mettere le mani avanti, visto che tre giorni dopo l’Unione europea annunciava l’esclusione del Ponte dal piano delle opere ritenute strategiche 2 e prioritarie per lo sviluppo dei trasporti in Europa.

Un’ora dopo il voto si è aperto l’ennesimo giallo sulle scelte del governo. Il ministro delle infrastrutture è intervenuto contestando l’operato del suo viceministro: “Evidentemente – ha detto Altero Matteoli – il viceministro Misiti, se è vero quanto è stato riferito, ha espresso un parere a titolo personale, che non corrisponde a quanto pensa il Governo né tantomeno il sottoscritto”. Matteoli ha aggiunto che si è trattato solo di “un incidente parlamentare” che comunque non può superare la volontà politica del governo e i provvedimenti legislativi (incluso l’allegato Cipe sulle infrastrutture) che sostengono la realizzazione del Ponte.

A stretto giro è arrivata la precisazione dello stesso Misiti: “E’ da escludere categoricamente che il Governo possa scegliere di non realizzare il Ponte sullo Stretto”, ha detto il viceministro ai trasporti e alle infrastrutture, ricostruendo le tappe della vicenda. “Il viceministro – si legge in una nota – nel dare il parere a nome del governo ha proposto una riformulazione della mozione dell’Italia dei valori che di fatto escludesse la possibilità di ricorrere a fondi della società stretto di Messina spa. La riformulazione non è stata accolta e tuttavia si è lasciata al governo la discrezionalità di trovare tali fondi da varie fonti”. Pertanto, aggiunge Misiti, “è da escludere categoricamente che il governo possa scegliere di non realizzare il ponte sullo stretto. Quindi la posizione del governo è netta e quella personale dell’onorevole Misiti ancora di più”.

Per Massimo Donadi, presidente dei deputati dell’Idv, oggi è “prevalso in buon senso”. Ora, dichiara, “ci auguriamo che il governo mantenga fede agli impegni assunti”. Sulla stessa linea Fabrizio Vigni, presidente nazionale Ecologisti democratici, che chiede al governo di abbandonare un progetto non prioritario e di destinare le risorse alle vere emergenze per il Sud.

La società Stretto di Messina mette le mani avanti e in una nota precisa di ritenere che il voto della Camera favorevole alla mozione Idv “non pregiudichi lo stanziamento dei fondi già previsti per la realizzazione del ponte sullo Stretto di Messina, ciò anche alla luce delle valutazioni espresse al riguardo dal ministro delle Infrastrutture, Altero Matteoli”.

Legambiente e Wwf, invece, non nascondono la loro soddisfazione. “Finalmente una buona notizia”, dice Vittorio Cogliati Dezza, presidente nazionale di Legambiente. “Speriamo che questa sia realmente la battuta finale dell’annoso, e ormai noioso, film sull’ipotetica realizzazione del ponte sullo Stretto di Messina e l’occasione per investire sui veri problemi del Paese”, aggiunge.

E il Wwf chiede che ora “si cancelli la Ponte sullo stretto spa, concessionaria interamente pubblica, a questo punto del tutto inutile” e il governo destini gli 8,5 miliardi di euro totali previsti per il ponte sullo stretto di Messina per altri interventi, come “la messa in sicurezza del territorio del Sud e al potenziamento delle opere ferroviarie e stradali in Sicilia e Calabria e la chiusura dei cantieri della A3 Salerno-Reggio Calabria”.

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27 ottobre 2011

fonte:  http://www.repubblica.it/economia/2011/10/27/news/ponte_di_messina_niente_fondi_statali-23971946/?rss

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(clicca sull’immagine per scaricare il Pdf)

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One response to ““Ponte di Messina, via i fondi statali”. Il governo d’accordo, il ministro no”

  1. gianni tirelli says :

    PICCOLI CERVELLI E GRANDI OPERE

    La TAV é un progetto a tal punto faraonico che, per via dei costi esorbitanti (che nel tempo quintuplicherebbero) e dei tempi biblici ai quali siamo abituati, non saremmo, comunque, in grado di realizzare. Vista l’inutilità acclarata e, dati alla mano, dimostrata, di quest’opera (ad l’eccezione dei profitti dei soliti noti che mettono sul piatto 6.000 posti di lavoro – dono della loro riconosciuta generosità) potremmo a questo punto (per incentivare l’occupazione), erigere piramidi di calcestruzzo nel deserto o un bel muro di mattoni forati che separi le regioni del sud dal resto del continente, a mo di mini muraglia cinese! Una buona idea sarebbe di demolire il Colosseo per ricostruirlo in cemento armato nella sua originaria completezza e bellezza – o un bel tunnel sottomarino, a otto corsie, che colleghi Piombino alla Sardegna! In questo modo, il PIL schizzerebbe ai massimi di sempre e, un’iper/occupazione, costringerebbe i lavoratori italiani a doppi e tripli turni di lavoro. Ecco!! Queste, sono le ingegnose strategie di mercato dei moderni Cervelloni della politica italiana!! La verità è che questo dannato paese è alla bancarotta, e non può permettersi, per molti anni a venire, nessun grande lusso. Tanto più se un tale lusso, inutile, troppo costoso e di cattivo gusto, antepone ai bisogni essenziali dei cittadini, i profitti dei soliti quattro papponi scaduti.

    Gianni Tirelli

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