Archive | marzo 10, 2012

«Funerali di Stato per Placido Rizzotto». Il Web si mobilita


Placido Rizzotto

«Funerali di Stato per Rizzotto». Web si mobilita

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Parte da Twitter la proposta di un funerale di Stato per Placido Rizzozzo. A farla sono il presidente degli europarlamentari Pd, David Sassoli, e Cesare Damiano capogruppo Pd nella Commissione Lavoro della Camera. «Anche a distanza di tanti anni, la nostra Repubblica ha il dovere di non dimenticare coloro che si sono battuti per la legalità», scrive Sassoli.

«Oggi più che mai la sua figura è attuale e credo sia giusto che lo Stato italiano ne celebri la memoria. Per questo ringraziamo la polizia e la magistratura che a distanza di anni hanno continuato testardamente a perseguire la verità», aggiunge Damiano.

La richiesta viene subito condivisa da centinaia di twitteri, fino a farla rimbalzare poi su Fb e tra i blogger. Walter Veltroni la rilancia dal suo account: «@giubberosse @robertosaviano @EnricoLetta @rosy_bindi Funerali di stato per Placido Rizzotto:sarebbe giusto». «Fateci vedere una cosa giusta ogni tanto: #funeralidistatoperplacidorizzotto», twitta Roberto Cuillo. E Yuri Paterniti ‏scrive: Funerali di Stato per #Placido Rizzotto? Sarebbe davvero un bel gesto rispettoso nei confronti della famiglia e di chi continua a lottare».

In molti, su Fb, hanno sostituito la propria immagine di profilo con quella del sindacalista e rilanciano la proposta. Raffaele Scassellati, presidente di una sezione ANPI di Torino, scrive: «Ho letto la proposta degli onorevoli Cesare Damiano e Davide Sassoli per i funerali di Stato a Placido Rizzotto dopo quanto emerso dall’identificazione dei resti e ritengo che merita di essere commemorato con tutti gli onori, in quanto, oltre che un valoroso sindacalista, si era distinto anche come partigiano dopo l’8 settembre, unendosi alla Brigata Garibaldi ed aveva anche costituito la sezione ANPI a Corleone e lui ne era il segretario».

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Placido Rizzotto, il sindacalista che sfido’ Liggio. Omicidio senza colpevoli. Boss e 2 imputati furono assolti


Placido Rizzotto, il segretario della camera del lavoro di Corleone assassinato dalla mafia il 10 marzo del 1948.

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L’uccisione di Placido Rizzotto, di cui sono stati riconosciuti i resti 64 anni dopo la morte, maturo’ in un contesto storico e politico segnato dalle lotte contadine contro il feudo e dalla violenta reazione del blocco agrario e mafioso. Nell’immediato dopoguerra, quando veniva reclamata la riforma agraria giunta solo nel 1950 con i decreti Gullo, furono uccisi in Sicilia numerosi capilega e sindacalisti.

Anche Rizzotto, socialista, era un sindacalista: tornato dalla guerra partigiana nella Carnia, aveva organizzato i contadini e i braccianti ed era diventato segretario della Camera del lavoro. Aveva promosso anche la cooperativa agricola ”Bernardino Verro” per ottenere l’assegnazione delle terre incolte. Entro’ subito in contrasto con i gabelloti e con la cosca mafiosa guidata dal medico Michele Navarra, poi ucciso nel 1958 dagli uomini di Luciano Liggio.

La sfida alla mafia lo condusse alla morte. Il 10 marzo 1948 venne sequestrato e poi ucciso sotto gli occhi di un pastorello di 12 anni, Giuseppe Letizia, che fece i nomi di Luciano Liggio e del suo amico Pasquale Criscione prima di essere ricoverato in ospedale in preda a un delirio febbrile. Questa, almeno, era la diagnosi dei medici. Subito dopo il ragazzo mori’ per una ”tossicosi” provocata dai farmaci. E’ rimasto il sospetto che fosse stato avvelenato nell’ospedale di cui era primario il dottor Navarra. Le indagini sul sequestro del sindacalista subirono una svolta quando a Corleone arrivo’ il giovane tenente dei carabinieri Carlo Alberto Dalla Chiesa che nel 1949 arresto’ Pasquale Criscione e Vincenzo Collura.

Liggio rimase latitante. I due indiziati confessarono la partecipazione alla soppressione di Rizzotto e accusarono Liggio di esserne l’autore. Dissero che il sindacalista era stato torturato, ucciso, squartato e il suo corpo gettato in una foiba a Roccabusambra, a pochi chilometri da Corleone.

In effetti in fondo alla scarpata furono recuperati i resti di almeno tre persone. Da alcuni oggetti i familiari riconobbero quelli di Rizzotto. Ma la certezza che fossero proprio quelli del sindacalista della Cgil non c’e’ mai stata.

I due arrestati intanto ritrattarono le confessioni e furono assolti con Liggio per insufficienze di prove: la sentenza fu confermata in appello e dalla Cassazione nel 1961.

Dopo un lungo silenzio sulla fine di Placido Rizzotto c’e’ stato un interesse e una mobilitazione, alimentato dal film di Pasquale Scimeca, da una puntata di ”Blu notte” e da uno sceneggiato televisivo.

A Corleone e’ nata anche una cooperativa intestata a Rizzotto che ora gestisce terreni confiscati alla mafia.

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