Archive | marzo 20, 2012

DOSSIER L’ESPRESSO – I Partiti e le mazzette che non finiscono mai

Le mazzette non finiscono mai

di Bruno Manfellotto

Esplode di nuovo il problema del finanziamento dei partiti, dei troppi soldi alla politica, delle spese fuori controllo. Come vent’anni fa quando nacque Mani pulite. Ma allora non è cambiato niente?

(09 febbraio 2012) Bruno Manfellotto Bruno Manfellotto

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Il paradosso vuole – ma sarà poi un paradosso? – che mentre si celebra il ventesimo anniversario di Mani pulite, di nuovo calda si faccia la questione morale. Con al centro, ancora, il finanziamento dei partiti – con i suoi illeciti e, se va bene, con i suoi intrallazzi – trasformato nel meccanismo arrogante dei rimborsi elettorali che fa perfino di Giuseppe Scopelliti un uomo da un milione di euro e del tesoriere dell’ex Margherita il dominus di un tesoretto di 20 milioni di euro destinati a un partito che non c’è più e finiti chissà dove e chissà a chi.

Tutto cominciò convenzionalmente il 17 febbraio del 1992, quando il socialista Mario Chiesa, durante una perquisizione, fece scivolare banconote per sette milioni di lire in uno sciacquone del Pio Alberto Trivulzio di cui era presidente lottizzato, frutto della prima tangentina rivelata del secondo millennio. Bettino Craxi minimizzò definendo il suo uomo “un mariuolo”, ma ciò non fermò la valanga scatenata dal pool di pm della Procura di Milano: l’intero panorama politico ne sarà devastato, la storia degli anni a venire condizionata. In carcere, come aveva profetizzato Mario Zamorani, finiranno migliaia di piccoli e grandi mariuoli.

Vent’anni dopo la faccenda è ancora lì, con l’aggravante di un generale imbarbarimento della lotta politica e di un avvilente decadimento delle truppe in campo: “Da Citaristi a Lusi”, sintetizza amaramente Bruno Tabacci. Del resto basta leggere Claudio Rinaldi, un rigoroso testimone del tempo che ci manca assai, per rendersi conto di quanto tutto si ripeta uguale a se stesso: basta cambiare nomi e circostanze ed ecco la violenta mazzettopoli degli anni Novanta trasformarsi nella squallida e generalizzata “accettazione di un sistema” (Gherardo Colombo) degli anni Duemila.

Del resto, la combattiva Lega di Bossi, che nacque e si impose sulle macerie dei partiti in agonia, che sostenne Di Pietro nella sua battaglia, ruppe l’alleanza con Berlusconi, poi urlò “Roma ladrona” e agitò cappi nell’aula della Camera, oggi investe in Tanzania i soldi del finanziamento pubblico, vota contro l’abolizione del vitalizio dei parlamentari e a favore della responsabilità civile dei magistrati.

Si legga dunque con questo spirito il dossier dell’”Espresso”, con i documenti originali che fotografano ciò che accadde, le testimonianze di chi c’era e capì, e le proposte per battere un mostro che tuttora ci perseguita. Certo, Tangentopoli non è stata esente da demagogie e forzature, ma la sacrosanta denuncia degli errori non deve cancellare il mare di corruzione e concussione che dilagò allora e, a quanto pare, sopravvive alla grande anche oggi. E tanto più spazio ha avuto la magistratura quanto più la politica s’è mostrata incapace di frenare le ruberie.
In vent’anni è stato fatto poco o nulla in direzione della moralizzazione della vita pubblica, anzi le uniche leggi approvate hanno aumentato i fondi ai partiti e diminuito i controlli, fino alla follia di escludere il finanziamento pubblico dall’orbita della Corte dei conti. Le forze politiche si sono ulteriormente blindate con una legge elettorale fatta apposta per perpetuare l’esistenza di ristrette oligarchie. Una blanda lotta all’evasione fiscale ha fornito la cornice in cui far crescere il malaffare. All’emergere di scandali (da Penati a Lusi) anche i meglio intenzionati non sono andati oltre generiche invettive moralistiche un po’ patetiche. E prova ne siano i sondaggi che fissano in un misero 9 per cento la fiducia nei partiti.

Francamente non si comprende questo suicidio di casta se non come un miope tentativo di personale sopravvivenza. Eppure la parentesi benefica del governo Monti – l’abbiamo scritto e scritto – darebbe la possibilità di approfittare per rigenerarsi, cambiare volti, linguaggi e contenuti. Così non è, e l’unica novità che si vede all’orizzonte è il tentativo di alcuni – Montezemolo, Tremonti, Passera – di sostituire l’organizzazione partito con la candidatura ad personam. E la guerra alle mazzette? Se si vuole davvero voltare pagina è da lì che si deve ricominciare.
Twitter@bmanfellotto

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Fondazioni, i soldi e il potere


L’inchiesta che fa tremare Rutelli

di Primo Di Nicola e Emiliano Fittipaldi

In una fluviale conferenza stampa, l’ex leader della Margherita ha cercato di difendersi dall’accusa più grave: quella sui soldi passati da Lusi alla sua fondazione e all’Api. Pubblichiamo qui di seguito l’articolo integrale de L’Espresso e il botta e risposta al Senato con i giornalisti (compresi i nostri)

L inchiesta che fa tremare Rutelli

Leggi Il comunicato del Cdr dell’Espresso

Video Gli ‘highlights’ della conferenza stampa

Damilano Una faccia un’intera generazione

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Obamacare: dal 2013 microchip sottocutanei per tutti i cittadini americani

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Obamacare: dal 2013 microchip sottocutanei per tutti i cittadini americani

A cura della d.ssa Enrica Perucchietti

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Premessa
Se verrà confermato alla Casa Bianca nelle presidenziali del prossimo 6 novembre, Obama ha chiarito che renderà obbligatorio nel corso del 2013 l’inserimento del microchip sottocutaneo in tutta la popolazione americana. L’obiettivo è di creare un registro nazionale di identificazione che permetterà di “seguire meglio i pazienti avendo a disposizione tutte le informazioni relative alla loro salute”. Il nuovo progetto relativo alla salute (HR 3200) è stato adottato recentemente dal Congresso e alla pagina 1001, contiene l’indispensabile necessità per tutti i cittadini che usufruiscono del sistema sanitario di essere identificati con un microchip, il cui prototipo definitivo è allo studio della FDA (Food and Drug Administration) dal 2004.

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Un passo indietro
Né George Orwell, né Aldous Huxley nelle loro distopie si erano spinti così lontano da poter prevedere l’avvento di una popolazione controllata da microchip sottocutanei. 1984 e Il Mondo Nuovo ci hanno tramandato due sistemi totalitari che hanno preceduto sulla carta, con inquietante forza visionaria, innovazioni politiche che ci hanno reso progressivamente sempre più “trasparenti” e schiavi di fronte all’ingerenza statale.

Già nel 1932 Huxley era arrivato a prevedere addirittura un sistema in cui gli abitanti sono concepiti e prodotti industrialmente in provetta. Sotto il mito del progresso i cittadini vengono condizionati fin dall’infanzia con tecnologia e droghe e da adulti si ritrovano ad occupare ruoli sociali prestabiliti dalla nascita. La rinuncia a ogni emozione, privacy, libero arbitrio che contraddistingue il Grande Fratello di Orwell e lo stato totalitario di Huxley offrono però ancora in minima parte una via di fuga, di reazione anarchica alla violenza livellatrice dello Stato. In 1984 il protagonista Winston Smith può ancora provare almeno a ribellarsi, allontanandosi dai centri abitati e tramando con l’amante lontano dall’occhio onnipresente del Grande Fratello. Questo perché nel mondo immaginato da Orwell i cittadini non sono ancora totalmente “trasparenti”. Essi sono sottomessi a un controllo quasi totale ma non del tutto globale.

La transizione sta per essere attuata ora sotto l’amministrazione democratica di Barack Obama che si avvia alla riconferma nelle Presidenziali del 2012. A dimostrazione che il Presidente americano più che un outsider della politica si è rivelato in linea con gli interessi delle lobby, che non distinguono tra democratici o repubblicani. È la Casta americana che macina provvedimenti per il proprio tornaconto e che sulla propria agenda politica ha l’ennesimo chiodo da piantare nella bara della nostra privacy.

Microchip per tutti
“Se posso mettere un microchip al mio cane per ritrovarlo quando scappa, perché dovrebbe essere illegale fare lo stesso con un messicano?”. La provocazione a dir poco delirante è stata lanciata dal candidato repubblicano al Congresso USA Pat Bertroche. In attesa che la proposta di siglare gli stranieri irregolari o non regolari sul territorio sbarchi anche in terra Padana, l’argomentazione ha suscitato un putiferio in America. Il pensiero è corso subito ai tatuaggi dei deportati nei campi di concentramento nazisti.

Si sbaglierebbe chi ritenesse questo genere di proposta soltanto una provocazione estrema in materia di sicurezza. Il ricorso a microchip sottocutanei per  “mappare”, controllare e, chissà, manipolare a distanza gli individui non interessa soltanto gli stranieri. Le iniziative da stato fascista globale si stanno infatti insinuando in campo medico grazie anche ai democratici. Quale metodo migliore per controllare la popolazione che dotarla di microchip come le bestie dietro motivazioni sanitarie? Violare i diritti civili di stranieri per quanto illegale desterà sempre reazioni contrastanti, anche violente perché i detrattori della proposta faranno appello a concetti quali razzismo, violenza sui più deboli, etc. Ma se si convincesse invece la popolazione della necessità dell’inserimento di chip sottocutanei in ogni membro del Paese per il proprio bene – come nel caso di vaccini forzati per contrastare fantomatiche pandemie – allora si raccoglierebbero minori resistenze. Ci verrà detto che è per il nostro Bene e molti di noi cadranno nella trappola facendosi impiantare i dispositivi sottocutanei, senza riflettere prima sulle conseguenze.

La paura come metodo
Per la costituzione di uno stato totalitario che ceda  progressivamente il passo un nuovo ordine mondiale, il primo passo è manipolare il pensiero, le credenze delle persone, inserendo emozioni di terrore, destabilizzazione, rabbia, ansia, per poi proporre una soluzione alle paure collettive. È il sistema di azione-reazione descritto ampiamente da David Icke nei suoi saggi. Creare un sistema di paura pubblica con l’identificazione di un nemico visibile o invisibile che sia – terroristi, epidemie, crisi finanziarie -  alimentare costantemente queste paure fino al parossismo bombardando le persone con immagini o notizie quotidiane di violenza, scardinando ogni sicurezza per poi costringere i cittadini ad accettare delle limitazioni alla propria privacy come ovvie misure di sicurezza. Una limitazione delle proprie libertà civili. Da qui le ben note norme contenute nel Patriot Act, l’introduzione di telecamere, bodyscanner negli aeroporti o nei luoghi ad alto rischio attacco, satelliti, intercettazioni di conversazioni telefoniche o mail private etc. Un graduale allentamento delle libertà individuali per garantire la sicurezza dal nemico che si aggira tra noi. Un insieme di limitazioni che Obama, lungi dal sopprimere come promesso in campagna elettorale, sta portando avanti seguendo le orme di George W. Bush: con la notizia della “morte” di Osama bin Laden – vera o falsa che sia – gli USA si sono visti “costretti” a incrementare gli investimenti sul fronte Sicurezza. Dal 2001 a oggi la Difesa americana ha stanziato 2 mila miliardi di dollari in programmi di antiterrorismo. Ma anche in Europa siamo mappati, marchiati, monitorati e neanche ce ne rendiamo conto. O forse ci fa comodo non rendercene conto per aggrapparci a quell’idea di sicurezza effimera che ci propinano i governanti. Alle norme di controllo globale per garantire la sicurezza – attraverso l’accrescimento delle paure collettive – si affianca un processo più strisciante che affonda i propri tentacoli in quell’apparato che dovrebbe invece garantire la salute delle persone: la sanità. L’introduzione dei microchip passerà in primis dal campo psichiatrico, dove le vittime sono da sempre le più deboli…

I Verichip per salvarvi la vita
La FDA (Food and Drug Administration) ha infatti concesso il permesso alla vendita dei Verichip, prodotti in Florida dalla Applied Digital Solution, e al loro impiego in campo medico. Il dispositivo, della grandezza ormai di un granello di sabbia, verrebbe inserito sotto la pelle del braccio o della mano con una siringa. Contiene un numero per l’identificazione del paziente. Il portatore del dispositivo, una volta arrivato in ospedale anche in stato incosciente, se dotato di Verichip, sarebbe in grado di trasmettere una cifra legata alla cartella personale. In questo caso il beneficio promesso sarebbe la possibilità di effettuare diagnosi più veloci e la riduzione di rischi legati a somministrazione di farmaci sbagliati qualora vi siano delle intolleranze o allergie. Per favorire l’utilizzo del Verichip negli USA la Applied Digital ha gentilmente promesso gratuitamente a più di 200 ospedali e istituti privati gli scanner per leggere i dispositivi sottocutanei. Lo scenario di orwelliana memoria assume contorni più chiari in vista della Riforma Sanitaria di Obama: se tutti possono accedere alle cure, tutti possono essere altresì curati e sottoposti a trattamenti obbligatori quali vaccini o impianti…

I VeriChip sono già realtà
Vi sembrano teorie fantascientifiche?

Sappiate invece che il VeriChip è già approdato in Messico, dove la società distributrice Solusat ha già impiantato diverse migliaia di pazienti. Il dispositivo è arrivato anche in Europa. In Italia è ancora al vaglio.

Che cosa c’entra Obama con tutto questo?
Dietro l’estensione della riforma sanitaria a tutti i cittadini americani – che come spiego nel mio libro L’altra faccia di Obama avrà come conseguenza primaria l’arricchimento delle società di Assicurazione, non il benessere dei contribuenti – potrebbe esserci una ragione occulta, meno umanitaria del previsto.

La legge di riforma sanitaria introdotta da Obama fa infatti riferimento all’introduzione di un dispositivo di “registro di sistema” di classe 2 che viene descritto come “un dispositivo impiantabile di transponder a radiofrequenza che sia in grado di registrare i crediti, i dati di anamnesi del paziente – standardizzati e con immagini analitiche che permettano la condivisione degli stessi in diversi ambiti – oltre a qualsiasi altro dato ritenuto opportuno dal Segretario”. Insomma, per poter avere un’anamnesi immediata di un paziente, per poter monitorare i senzatetto e i pazienti psichiatrici – e magari gli stranieri – per razionalizzare la sanità, Obama ha pensato bene di inserirlo, anche se per ora non in via obbligatoria, all’interno della riforma. All’approvazione della Food and Drug Administration la percentuale della popolazione favorevole all’impianto del dispositivo, nel 2004, salì dal 9 al 19%. E se il chip venisse promosso, consigliato o addirittura obbligatorio per accedere alle cure statali a quanto salirebbe il consenso?

Se il Verimed nasce sul mercato civile per le sue applicazioni mediche, il Verichip più in generale può essere usato in vari campi della società, sicurezza, finanza, identificazione di emergenza, etc. Il chipping avviene in una ventina di minuti in anestesia locale. Una volta inserito sottopelle, il chip rimane invisibile a occhio nudo. Intanto una piccola quantità di energia in radiofrequenza parte dallo scanner e stimola il dispositivo inattivo che emette il numero di verifica tramite segnali in radiofrequenza. In questo modo il portatore del chip può essere sempre rintracciato, da qui l’idea di inserirlo tra i senzatetto e gli stranieri…

Il sistema di introduzione del chip tra la popolazione di una nazione avverrà infatti con la sua applicazione medica in forma di VeriMed; una volta raccolto il consenso della maggior parte dell’opinione pubblica potrà essere reso obbligatorio come certi vaccini ed esteso ad altre applicazioni: nel caso della riconferma di Obama alla casa Bianca, sembra infatti che il chippaggio dell’intera popolazione americana avverrà obbligatoriamente nel 2013.

Non occorre molta immaginazione per prevedere le conseguenze di tale progetto: una volta marchiati saremmo controllati da uno stato fascista globale, ben oltre l’Occhio elettronico del Grande Fratello, che poteva almeno sfuggire ad alcune zone out della società… Non bastava il controllo attraverso dispositivo GPS dei cellulari o dei navigatori satellitari, delle etichette nei vestiti, delle tracce lasciate da carte di credito, tessere fedeltà, bancomat etc. Con l’introduzione dei chip saremo sempre raggiungibili, controllati. Insomma, trasparenti.

Verso una popolazione di “vetro”
Se in 1984 l’azione sovversiva contro il totalitarismo era ancora possibile anche se ardua, una volta impiantato il chip il controllo sarà globale. Chi è davvero disposto a rinunciare alla propria libertà pur di vivere in una società – forse più ordinata – ma controllata in tutto e per tutto fin nell’intimità, senza possibilità di autodeterminazione, di scelta? La distopia orwelliana è forse vicina più di quanto non si pensi? Il controllo capillare e pervasivo sarebbe completo in caso di chipping di tutta la popolazione: nessuno sfuggirebbe ai Sorveglianti. Ognuno di noi sarebbe un “uomo di vetro”, trasparente, sotto costante controllo, addomesticato. Lo sguardo del Governo ci seguirebbe in ogni attimo della nostra esistenza. L’occhio elettronico del Grande Fratello accompagnerebbe costantemente ogni nostra azione grazie alle frequenze emesse dal chip. E non si può escludere che le sperimentazioni di impulsi a distanza nel campo della guerra – che vedremo più avanti – per modificare il comportamento dei soldati non vengano adottate anche nella vita quotidiana.

La degenerazione della democrazia in totalitarismo sarebbe completa con la realizzazione di un sistema di ingerenza totale nella vita quotidiana dei cittadini: il rischio di una “gogna elettronica” avanzato dal giurista Stefano Rodotà, già presidente della Commissione scientifica dell’Agenzia per i diritti fondamentali dell’Unione Europea, pende davvero sulle nostre teste? Stiamo rinunciando alle nostre libertà individuali per l’illusione di più sicurezza e controllo sulle nostre strade? Dalla videosorveglianza sulle strade, negozi, luoghi pubblici alle banche date che da carte di credito, abbonamenti tv e web registrano ogni nostro consumo, tendenza, interesse. Siamo già controllati, schedati. La ricerca e l’attuazione di un sistema di trasparenza e controllo globale sono valori o rischiano di degenerare in un incubo collettivo? Fino a che punto siamo disposti a sacrificare il diritto alla privacy per l’illusione di sentirci più sicuri?

Una popolazione di ibridi
Con l’aumento degli attentati veri o presunti, del terrore, di stragi o sparizioni di bambini la popolazione mondiale si sentirà obbligata ad accettare l’inserimento dei chip sottocutanei per tutelarsi dalle “atrocità” che ogni giorno si sentono in televisione o ci raccontano i giornali. Con spontaneità l’obbligo ai microchip diventerà globale e la popolazione diventerà infine simile a un gregge schedato di pecore. Chi si rifiuterà di divenire un “ibrido di intelligenza elettronica e anima” – citando il dottor Peter Zhou, creatore del microchip Angelo Digitale – verrà bollato come probabile criminale, avendo sicuramente qualcosa da nascondere. Verrà segnalato alle autorità, costretto a piegarsi o a vivere fuori dalla società.

I VeriChip non sono gli unici dispositivi per ora sul mercato. La Motorola ha prodotto per la Mondex Smartcard dei dispositivi dotati di GPS che i Paesi dell’Unione Europea stanno pensando di adottare per la semplificazione dell’unificazione monetaria. Dall’anamnesi del paziente passiamo così alla giustificazione dell’impianto per i pagamenti! Così come il VeriChip misura 7 mm di lunghezza e 0,0775 di larghezza, contiene un transponder e una batteria a litio ricaricabile tramite la temperatura corporea. La Mondex, che ha acquisito il 51% del pacchetto azionario della Mastercard, ha speso 1,5 milioni di dollari per effettuare studi sul Biochip.

Da queste ricerche sarebbe emerso che i posti più adatti per inserire il dispositivo sarebbero il capo sotto la fronte e nella mano destra. In questo caso la ragione ufficiale per l’impianto sarà la facilitazione del pagamento in sostituzione di denaro corrente o carta di credito, a cui si andrà ad affiancare la procedura di riconoscimento della persona e il ritrovamento di persone scomparse, siano essi bambini oppure criminali… Insomma una carta d’identità elettronica munita di GPS per essere rintracciati ovunque. Ed ecco che il Grande Fratello è realtà! Inoltre per evitare la clonazione dell’impianto o meglio l’estrazione individuale del chip, il dispositivo contiene litio che nell’ipotetico tentativo di estrazione si romperebbe creando una vescica sottocutanea e la dispersione di sostanze chimiche dannose. Oltre, ovviamente, a essere rintracciati immediatamente dai Sorveglianti…

Manipolazione a distanza
Tra i teorici del complotto a insistere sull’ipotesi di un progetto segreto di ricerca sul controllo mentale mediante microchip, a fianco di David Icke si schiera la meno nota dottoressa Rauni-Leena Luukanen-Kilde, ex medico finlandese nota tra gli appassionati di ufologia per i suoi saggi nel campo UFO. La Rauni Kilde sostiene che sia possibile controllare il comportamento delle persone e influenzarne a distanza le azioni medianti l’impianti di microchip nel cervello, simili a quelli che le entità aliene impianterebbero nell’encefalo degli addotti nella zona ipofisaria. Sul giornale Spekula la Rauni Kilde pubblicò un lungo articolo sugli impianti sottocutanei mettendo in guardia gli americani dal pericolo di controllo di massa imminente. Ecco alcuni stralci: “È tecnicamente possibile inserire ad ogni neonato un microchip che potrebbe servire per identificare una persona per il resto della sua vita. Simili piani sono stati discussi segretamente negli Stati Uniti, senza nessuna esposizione delle questioni relative alla privacy […] Gli esseri umani con impianti possono essere seguiti ovunque: le funzioni cerebrali possono essere monitorate a distanza da supercomputers e persino alterare mediante il cambiamento delle frequenza. Cavie di esperimenti segreti sono stati detenuti, soldati, malati di mente, bambini portatori di handicap, audiolesi, ciechi, omosessuali, donne single, anziani, scolari e qualsiasi gruppo di persone considerato marginale dalle elites di sperimentatori”. La Rauni Kilde cita come esempi di primi esperimenti i dispositivi cerebrali impiantati chirurgicamente nel 1974 nello stato dell’Ohio, ma anche in Svezia a Stoccolma: “Elettrodi cerebrali furono inseriti nei crani di bambini, nel 1946, senza che i genitori ne fossero a conoscenza. Negli anni ’50 e ’60, impianti elettrici furono usati nel tentativo di cambiare il comportamento umano e i suoi atteggiamenti. Influenzare il funzionamento del cervello umano divenne un obiettivo importante dei servizi segreti e militari”. E ancora: “Il sistema elettronico di sorveglianza della NSA può simultaneamente seguire e gestire milioni di persone. Ognuno di noi ha un’unica frequenza di risonanza bioelettrica nel cervello, proprio come abbiamo impronte digitali uniche. Con stimoli cerebrali completamente decodificati dalle frequenze elettromagnetiche, segnali elettromagnetici pulsanti possono essere inviati al cervello creando la voce desiderata ed effetti visivi, perché vengano percepiti dal soggetto prescelto. È una forma di guerra elettronica”. Stando alla teoria della Rauni Kilde sarebbe possibile non solo la costituzione di un esercito composto da cyber soldati da controllare a distanza, ma anche la manipolazione di individui normalissimi che potrebbero essere “accesi” in qualsiasi momento e indotti a credere alla realtà di impulsi elettromagnetici quali allucinazioni visive o uditive creati ad hoc. Allo stesso modo si potrebbe torturare una persona dotata di microchip causandole dolore insopportabile e piegandola alla propria volontà.

Retroingegneria: chi copia chi?
La persona dotata di chip può esser manipolata in molti modi. Usando frequenze diverse, si può modificare la vita emotiva di una persona creando una specie di realtà virtuale – come sembra accada anche nelle abductions - attraverso la stimolazione dell’encefalo: “La si può rendere aggressiva o letargica. La sessualità può venire influenzata artificialmente. I segnali del pensiero e le riflessioni del subconscio possono essere letti, i sogni influenzati e persino indotti, tutto senza che la persona con l’impianto lo sappia o acconsenta”. La somiglianza con i rapimenti alieni pone alcuni quesiti che approfondisco in L’altra faccia di Obama: chi copia chi? I militari terrestri hanno adottato la retroingegneria aliena piegandola ai propri obiettivi, oppure le abductions si riducono per lo più a MILABS, ovvero rapimenti da parte di militari che ricostruiscono scenari virtuali in cui sarebbero entità extraterrestri ad agire sugli addotti? Come se questo scenario non fosse abbastanza agghiacciante, ecco aggiungersi in parallelo all’irradiamento tramite impulsi elettromagnetici, i metodi chimici di controllo delle masse. E qua il pensiero corre alle misteriose scie chimiche di più recente comparsa e agli esperimenti che ufficialmente dovrebbero modificare il clima. Droghe, sostanze chimiche tossiche  e gas da inalazione potrebbero essere diffusi nell’aria o negli acquedotti. Se negli USA il metodo per influenzare la popolazione a scegliere di farsi impiantare un microchip passerà molto probabilmente per la via della riforma sanitaria, in Europa i governi sembrano aver scelto la strada della moneta unica: sostituire il denaro corrente, carte di credito e bancomat con un chip. La crisi, il caos economico non sarebbero altro che scorciatoie per condurre la popolazione il più velocemente possibile verso il controllo globale. “Quando le nostre funzioni cerebrali saranno ormai connesse ai supercomputers, tramite impianti radio e microchips, sarà ormai troppo tardi per protestare. Questa minaccia può essere sconfitta solo istruendo il pubblico” ha avvisato la Rauni Kilde. E con uno scenario del genere meglio essere pronti e passare per pazzi che farsi trovare impreparati, o come diceva Karl Popper, “il prezzo della libertà è la costante vigilanza”.

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Le bombe chimiche ‘dimenticate’ che avvelenano l’Italia / VIDEO: L’arsenale segreto dei veleni di stato

Bombe chimiche dimenticate
“Minacciano le città”

Secondo Legambiente sono a rischio anche Napoli e Roma. “Nessuna bonifica effettuata sui residuati delle guerre mondiali e dei raid sul Kosovo”

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di GIOVANNI VALENTINI

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ROMA – Si dice “bomba” in senso generalmente metaforico: per dire una notizia o un fatto clamoroso, destinato a scoppiare suscitando reazioni e polemiche. Ma qui diciamo “bombe”, al plurale, in senso stretto: cioè ordigni esplosivi. Per maggior precisione, bombe chimiche. Sono quelle che, a più di mezzo secolo dalla fine della seconda Guerra mondiale, giacciono ancora in fondo ai nostri mari e ai nostri laghi o sul nostro territorio, minacciando l’ambiente e la salute dei cittadini.

Dal Golfo di Napoli al litorale pugliese nel basso Adriatico, dai fondali pesaresi al lago di Vico (Viterbo) fino all’area industriale di Colleferro, in provincia di Frosinone, l’inventario delle armi chimiche compilato da Legambiente disegna la mappa di un pericolo occulto che incombe sulla nostra sicurezza. Un’eredità invisibile dell’ultima guerra o piuttosto un’ipoteca nascosta che grava tuttora sulla sicurezza della popolazione. Oltre ai siti inquinati di cui si conosceva già l’esistenza, l’indagine dell’associazione ambientalista ne ha individuati altri sulla base di diversi documenti militari. Ma a tutt’oggi non risulta che siano state svolte indagini accurate per localizzarli esattamente e quantificarne il materiale pericoloso. Né tantomeno lavori di bonifica. Si sa però che il “campionario” di queste sostanze chimiche comprende liquidi irritanti come l’iprite o la lewisite; l’arsenico, tossico e cancerogeno; e ancora il fosgene, un gas asfissiante.

LA DISCARICA DEL BASSO ADRIATICO
Sono oltre 30 mila – secondo il dossier di Legambiente – gli ordigni inabissati nel sud dell’Adriatico, lungo la costa pugliese, di cui 10 mila solo nel porto di Molfetta e di fronte a Torre Gavetone, a nord di Bari. Agli arsenali chimici dispersi sui fondali durante la seconda guerra mondiale, si sono aggiunte le bombe inesplose sganciate dagli aerei della Nato durante il conflitto del Kosovo nel 1999. Fra il 1946 e il 2000, molti pescatori della zona hanno fatto ricorso a cure ospedaliere, dopo essere entrati in contatto con aggressivi chimici provenienti da residuati bellici. Le analisi dei sedimenti marini hanno rilevato gravi conseguenze anche nei pesci, causate da sostanze come l’iprite e concentrazioni di arsenico superiori ai valori di soglia. Mentre la bonifica procede a rilento, la Regione Puglia ha stanziato intanto 2 miliardi di euro per favorire il ripopolamento della fauna ittica.

L’ARSENALE CHIMICO DI PESARO
Nel settembre del ’43, subito dopo l’armistizio, il quartier generale tedesco ordinò di conquistare tutti i depositi di gas sul territorio italiano, tra cui quello di Urbino, per evitare che cadessero in mani nemiche. Il materiale venne trasportato su camion fino a Pesaro e Fano, per essere caricato su un treno. Ma, in seguito all’avanzata anglo-americana, i tre vagoni con 84 tonnellate di testate all’arsenico rientrarono a Pesaro, vennero svuotati da squadre speciali e buttati in acqua. Così 4.300 grandi bombe C500T furono caricate su barconi e nell’agosto del ’44 ben 1.316 tonnellate di iprite finirono in mare dove ancora oggi continuano a essere potenzialmente molto pericolose.

LE BOMBE NEL GOLFO DI NAPOLI
Alcuni documenti militari americani, denominati “rapporti Brankowitz”, parlano del Golfo di Napoli e del mare intorno all’isola di Ischia come siti per lo smaltimento di arsenali chimici. Durante la presidenza Clinton, per un dovere di trasparenza, si decise di rendere pubblici gli atti. Ma, dopo l’attentato alle Torri Gemelle, George W. Bush impose di nuovo il segreto. Una “Bozza” di 139 pagine, redatta il 27 aprile 1987 da William R. Brankowitz, contiene un “sommario storico sul movimento delle armi chimiche”. A pagina 5 si legge che nell’aprile del ’46 una quantità non specificata di bombe al fosgene è partita da “Auera” (probabilmente si tratta di Aversa, base militare americana) con destinazione il mare aperto: presumibilmente, venne effondata al largo della costa campana.

A NORD E A SUD DI ROMA
La “Città della Chimica”, una gigantesca base di oltre 20 ettari, fu voluta da Mussolini e realizzata sulle rive del lago di Vico (Viterbo). Conclusa nel 2000 la bonifica del sito, le autorità militari dichiararono che non esistevano ulteriori rischi di contaminazione. Ma nel novembre 2009 l’Arpa (Agenzia regionale protezione ambientale) del Lazio rilevò in un’alga tossica la presenza di diverse sostanze chimiche inquinanti. Finalmente, nel marzo 2010, le autorità militari hanno riconosciuto la necessità di ulteriori interventi di bonifica all’interno del centro chimico. A Colleferro, provincia di Frosinone, dopo la prima guerra mondiale il calo della produzione di esplosivi impose la ristrutturazione della BPD, l’azienda fondata dall’ingegner Leopoldo Parodi Delfino e dal senatore Giovanni Bombrini. Negli anni ’70 e ’80, gli scarti della produzione furono interrati all’interno del sito industriale, con “ripercussioni devastanti” sull’intera Valle del Sacco. Ma, secondo Legambiente, la produzione bellico-chimica è proseguita fino ai giorni nostri, prima in direzione dell’Iraq e poi della Libia.

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L’arsenale segreto dei veleni di stato

Caricato da in data 03/mar/2011

realizzazione multimediale Kataweb a cura di Gianluca Di Feo.

USCIRE DAL NUOVO EVO OSCURO – Avremmo dato psicofarmaci ad Einstein? – La Crisi, un brano di Albert Einstein

http://m2.paperblog.com/i/31/317964/la-crisi-secondo-albert-einstein-L-9Py0L8.jpeg

AVREMMO DATO PSICOFARMACI AD EINSTEIN?

perché l’antiautoritarismo è considerato un problema di salute mentale

di Bruce Levine, psicologo, AlterNet – 20 febbraio 2012

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Nella mia carriera di psicologo, ho parlato con centinaia di persone a cui erano state in precedenza diagnosticate da altri malattie psichiatriche e mi colpisce: 1) come molti di quelli diagnosticati siano essenzialmente anti-autoritari; e 2) come non lo siano affatto i professionisti che hanno effettuato la diagnosi.

In ogni generazione ci saranno autoritari e anti-autoritari. Sebbene la persona media difficilmente sia dotata del carisma e dell’azione efficace che ispira gli altri alla rivolta di successo, ogni tanto un Tom Paine, un Cavallo Pazzo o un Malcolm X si fa avanti. Così gli autoritari emarginano finanziariamente chi minaccia il sistema, criminalizzando gli anti-autoritari, etichettandoli psicopatologici e commercializzando farmaci per “curarli”.

Gli anti-autoritari, per determinare la legittimità dell’autorità, valutano se essa sa di che cosa sta parlando, se è onesta e se si preoccupa delle persone che sono sotto la sua autorità. E quando scoprono che l’autorità è illegittima, le si oppongono – a volte in modo aggressivo, a volte passivo-aggressivo (ricordiamo Gandhi), a volte con saggezza e altre senza.

Alcuni attivisti lamentano quanto pochi siano gli anti-autoritari oggi. Uno dei motivi potrebbe essere che molti anti-autoritari naturali sono ora psicopatologizzati e medicati prima di poter maturare la coscienza politica delle autorità più oppressive della società. I professionisti della salute mentale, INFATTI, diagnosticano l’anti-autoritarismo una malattia.

Diventare psicologo o psichiatra significa saltare attraverso molti cerchi, che richiedono una notevole conformità alle autorità, comprese quelle per cui manca un sincero rispetto. La selezione e la socializzazione dei professionisti della salute mentale tende ad eliminare molti anti-autoritari. Gradi e credenziali sono principalmente distintivi di conformità. Così per molti di loro, le persone che rifiutano questa conformità sembrano essere di un altro mondo – un mondo diagnosticabile…

Ho trovato che la maggior parte dei professionisti della salute mentale sono non solo straordinariamente compatibili con le autorità, ma anche inconsapevoli della vastità della loro obbedienza. E mi è inoltre diventato chiaro come l’anti-autoritarismo dei loro pazienti crei in loro un’enorme ansia che, a sua volta, alimenta la diagnosi e le terapie.

Se uno come me che ha fatto il suo dovere, studiato e ricevuto buoni voti e che tra i bambini della classe operaia con cui era cresciuto ero considerato relativamente compatibile con le autorità, è stato etichettato nelle scuole di specializzazione come avente “problemi con l’autorità”, come sarebbero stati considerati i bambini che si occupavano dei loro interessi, ma a cui non importava abbastanza della scuola da conformarcisi?

Un articolo del Psychiatric Times del 2009 afferma che i problemi più comuni di salute mentale nei bambini e adolescenti sono l’ADHD (definito come scarsa attenzione e distraibilità, scarso autocontrollo e impulsività e iperattività) e l’ODD, alias disturbo di opposizione insolente (definito come un “un modello di comportamento negativistico, ostile e insolente”, che include il fatto che “spesso sfida o si rifiuta attivamente di soddisfare le richieste di adulti o le regole” e ” spesso discute con gli adulti.”)

Lo psicologo Russell Barkley, una delle principali autorità riconosciute della salute mentale sull’ADHD, dice che quelli affetti da ADHD hanno deficit in ciò che egli chiama “comportamento assoggettato alle regole” in quanto sono meno sensibili alle regole delle autorità ufficiali e meno sensibili alle conseguenze positive o negative. Giovani con l’ODD, secondo le autorità tradizionali di salute mentale, pure hanno questa cosiddetta mancanza di comportamento assoggettato alle regole, ed è quindi estremamente comune per i giovani ricevere una “doppia diagnosi” di AHDH e ODD.

Albert Einstein, da giovane, avrebbe probabilmente ricevuto una diagnosi ADHD e forse pure una ODD. Albert non prestava attenzione ai suoi insegnanti, fu bocciato due volte agli esami di ingresso all’università e aveva difficoltà a tenersi il lavoro. Tuttavia, Ronald Clark, biografo di Einstein (Einstein: The Life and Times) afferma che i problemi di Albert non derivavano da deficit di attenzione, ma piuttosto dal suo odio per la disciplina prussiana, autoritaria, nelle scuole. Einstein disse: “gli insegnanti nella scuola elementare mi apparvero come sergenti e nella palestra gli insegnanti erano come luogotenenti.” All’età di 13 anni, Einstein leggeva la difficile Critica della ragion pura di Kant- perché ne era interessato. Clark ci dice anche che Einstein si rifiutò di prepararsi agli esami di ammissione all’università come ribellione contro l’”insopportabile” percorso stabilito dal padre verso una ” professione pratica “. Una volta ammesso, un professore disse ad Einstein: “Tu hai una difetto: non ti si può dire nulla.” Le esatte caratteristiche di Einstein che sconvolsero così tanto le autorità erano esattamente le stesse che gli permisero di eccellere.

Molte persone con ansia grave e/o depressione sono anche anti-autoritari. Spesso un dolore importante nella loro vita che alimenta la loro ansia e/o la depressione è la paura che il loro disprezzo per le autorità illegittime causerà loro di essere economicamente e socialmente emarginati, mentre allo stesso tempo temono che la conformità a tali autorità illegittime li condurrà alla morte esistenziale.

Inoltre persone che hanno avuto nella loro vita pensieri e comportamenti così bizzarri da essere estremamente spaventosi per le loro famiglie e se stessi e che erano stati diagnosticati con schizofrenia e altre psicosi, si sono pienamente ripresi e conducono una vita produttiva. Tra questi, non ho incontrato una persona che non avrei considerato un forte anti-autoritario. Una volta recuperate, hanno imparato a canalizzare il loro anti-autoritarismo in più costruttivi fini politici, tra cui la riforma del trattamento mentale.

Gli autoritari, per definizione, esigono obbedienza incondizionata e così ogni resistenza alla loro diagnosi e trattamento ha creato un’ansia enorme per i professionisti autoritari della salute mentale; tali professionisti, sentendoli fuori controllo, li hanno etichettati “non rispondenti al trattamento” con aggravamento delle loro diagnosi e hanno aumentato loro i farmaci. Questo è stato talmente sconvolgente per questi anti-autoritari, che essi hanno reagito a volte in modi che li hanno fatti sembrare ancora più spaventosi alle loro famiglie.

Ci sono anti-autoritari che fanno uso di farmaci psichiatrici per aiutarsi a “funzionare”, ma spesso rifiutano le spiegazioni delle autorità psichiatriche sul perché essi hanno difficoltà di funzionamento. Così, ad esempio, possono prendere Adderall (un’anfetamina prescritta per l’ADHD) pur sapendo che il loro problema di attenzione non è il risultato di uno squilibrio biochimico del cervello ma piuttosto causato da un lavoro noioso. E allo stesso modo, molti anti-autoritari in ambienti altamente stressanti occasionalmente assumono benzodiazepine prescritte come Xanax anche se sanno che sarebbe più sicuro non prenderne.

E’ mia esperienza che molti anti-autoritari etichettati con diagnosi psichiatriche solitamente non rifiutano tutte le autorità, ma semplicemente quelle che hanno valutato essere illegittime, e purtroppo ce ne è una grande quantità al giorno d’oggi.

Il pubblico viene sempre più portato a equiparare disattenzione, rabbia, ansia e forte disperazione a una condizione medica e a cercare cure mediche piuttosto che rimedi politici. Quale modo migliore per mantenere lo status quo che visualizzare disattenzione, rabbia, ansia e depressione come problemi biochimici di coloro che sono mentalmente malati piuttosto che normali reazioni a una società sempre più autoritaria?

La realtà è che la depressione è fortemente associata a dolori sociali e finanziari. E’ molto più probabile essere depressi se si è disoccupati, sottoccupati, a carico della pubblica assistenza, o in debito (per la documentazione, vedere “aumento del  400% nell’uso delle pillole anti-depressive”). E i bambini etichettati con ADHD (come documentato nel mio libro Commonsense ribellion) dimostrano più attenzione quando sono pagati, o quando un’attività è nuova, o li interessa o viene scelta da loro .

In un precedente medioevo le monarchie autoritarie si sono alleate con istituzioni religiose autoritarie. Quando il mondo è uscito da questa età buia per entrare nell’Illuminismo, c’è stata una sferzata di energia. Gran parte di questo rilancio ha avuto a che fare con lo scetticismo verso istituzioni autoritarie e corrotte e il riappropriarsi della fiducia nella propria mente. Siamo ora in un altro medioevo, solo le istituzioni sono cambiate. Abbiamo un disperato bisogno di anti-autoritari che interroghino, sfidino e resistano alle nuove autorità illegittime per riconquistare la fiducia nel nostro buon senso.

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Il Comitato dei Cittadini per i Diritti Umani raccomanda di informarsi attentamente, di non accettare facili diagnosi psichiatriche sia per se stessi che per i propri figli, ma richiedere accurate analisi mediche e richiedere l’applicazione del consenso informato secondo il Codice di Deontologia Medica art. 33, 34 e 35.

Comitato dei Cittadini per i Diritti Umani onlus

Email info@ccdu.org

www.ccdu.org

Fonte dell’articolo:

http://www.alternet.org/

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fonte da cui è stato reperito

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La Crisi secondo Albert Einstein

Questo brano è di Albert Einstein
scritto in riferimento alla crisi del 1929.
Lo scritto è tratto dal suo libro
“Il mondo come lo vedo io” del 1934

“Non pretendiamo che le cose cambino,
se continuiamo a fare le stesse cose.
La crisi può essere una grande benedizione
per le persone e le nazioni,
perché la crisi porta progressi.

La creatività nasce dall’angoscia
come il giorno nasce dalla notte oscura.
E’ nella crisi che sorge l’inventiva, le scoperte e le grandi strategie.
Chi supera la crisi supera sé stesso senza essere superato.
Chi attribuisce alla crisi i suoi fallimenti e disagi, inibisce il proprio talento e dà più valore ai problemi che alle soluzioni.
La vera crisi è l’incompetenza.
Il più grande inconveniente
delle persone e delle nazioni
è la pigrizia nel cercare soluzioni e vie di uscita ai propri problemi.

Senza crisi non ci sono sfide,
senza sfide la vita è una routine, una lenta agonia.

Senza crisi non c’è merito.
E’ nella crisi che emerge il meglio di ognuno,
perché senza crisi tutti i venti sono solo lievi brezze.
Parlare di crisi significa incrementarla,
e tacere nella crisi è esaltare il conformismo.
Invece, lavoriamo duro.

Finiamola una volta per tutte con l’unica crisi pericolosa,
che è la tragedia di non voler lottare per superarla.”

Albert Einstein

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