Archivio | marzo 21, 2012

Lavoro, Camusso: colpiti i più deboli Napolitano: la riforma non è solo l’art. 18. La Cgil verso 16 ore di sciopero

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Lavoro, Camusso: colpiti i più deboli
Napolitano: la riforma non è solo l’art. 18

La Cgil verso 16 ore di sciopero: rischio licenziamenti indiscriminati, ci rivolgeremo al Parlamento. Bonanni: compromesso migliorabile. Angeletti: trattativa ancora aperta. Monti: questione chiusa. D’Alema: testo pericoloso e confuso

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Susanna Camusso in una recente immagine (Foto Ansa)ROMA – Ultimi dettagli nella riforma del mercato del lavoro, in attesa della chiusura che potrebbe arrivare venerdì, anche se l’accordo raggiunto ieri è di massima e la Cgil ha detto no alla riforma dell’articolo 18, proponendo un pacchetto di 16 ore di sciopero (di cui 8 generale). Domani alle 16 incontro decisivo sulla riforma del lavoro fra il ministro Fornero e la parti sociali. Parla invece del raggiungimento di una mediazione ragionevole il leader della Cisl, Raffaele Bonanni.

Camusso all’attacco. Monti «vuole poter dire che in Italia si licenzierà più facilmente»: nel pomeriggio arriva il duro intervento di Susanna Camusso, che sottolinea che «siamo di fronte a un esecutivo che scarica su lavoratori, pensionandi e pensionati» il risanamento e mostra «di non aver attenzione alla coesione sociale». La riforma dell’articolo 18 , che «non potrà essere applicata al settore pubblico», porta con sé «il rischio di un uso indiscriminato dei licenziamenti economici. Per noi la partita non è chiusa, ci rivolgeremo al Parlamento». «Non si può contrabbandare la necessità di nuove regole per il mercato del lavoro come il fatto che questo porta a una crescita del Paese», ha aggiunto, giudicando comunque positive alcune misure sulla flessibilità in entrata, ma rinviando il giudizio complessivo sulla riforma a quando vedrà la riforma più nel dettaglio. In mattinata Camusso aveva dichiarato che «la Cgil farà tutto ciò che serve per contrastare la riforma del mercato del lavoro. Farà le mobilitazioni necessarie, non sarà una cosa di breve periodo»

Sciopero. «Quando conosceremo l’iter parlamentare individueremo la data per lo sciopero generale», ha affermato la Camusso, riferendosi al pacchetto di sedici ore di sciopero contro le norme del governo per la riforma del lavoro e in particolare per l’articolo 18. «Il primo pacchetto di otto ore sarà per assemblee nei luoghi di lavoro, le altre otto ore, in un’unica giornata con manifestazioni territoriali, le articoleremo in ragione dei tempi e dei modi della discussione parlamentare».

Napolitano. «La riforma del mercato del lavoro non può essere identificata con la sola modifica dell’articolo 18: per poter dare un giudizio bisogna vedere il quadro di insieme – ha detto oggi il presidente Napolitano – Tutti sanno che domani ci sarà un incontro per meglio definire le riforme. E quindi è bene attendere il risultato di domani». Il presidente ha invitato tutte le parti alla moderazione spiegando che in queste ore ci deve essere «attenzione e misura nel giudizio da parte di tutti. Poi, naturalmente, dopo che il governo avrà dato la forma legislativa ai provvedimenti conseguenti, la parola passerà al Parlamento». «Abbiamo e avremo e risorse limitate. Dobbiamo capirlo tutti. Non possiamo scaricare questa montagna di debito pubblico sui giovani», ha aggiunto Napolitano nel pomeriggio da Vernazza, nel suo intervento al convegno sulla tutela del territorio. Il presidente ha ricordato che «con meno interessi da pagare potremmo avere 10, 20, 30 miliardi di euro da destinare alle priorità. La riduzione selettiva della spesa pubblica è la strada maestra. Non è vero -ha sottolineato- che non esistono priorità, sarebbe la negazione della politica».

Ue: riforma degna di sostegno. La Ue sostiene la riforma del lavoro italiana: «Ha intenzione di dinamizzare il mercato del lavoro, corrisponde al nostro obiettivo di creare un mercato più dinamico e la sua direzione è degna di sostegno» ha detto oggi il commissario Ue all’Occupazione Lazlo Andor.

Il governo va avanti, anche senza il consenso della Cgil. Dopo giorni di trattative serrate, la proposta che ieri il premier Mario Monti e il ministro del Lavoro, Elsa Fornero, hanno messo sul tavolo nel vertice a Palazzo Chigi prevede una consistente manutenzione dell’articolo 18. Il governo propone (tutti i dettagli sui licenziamenti) di lasciare il reintegro per i soli licenziamenti discriminatori mentre per i disciplinari ci sarà l’indennizzo o il reintegro; per gli economici solo l’indennizzo. Il reintegro nel posto di lavoro sarà possibile nei casi di licenziamento disciplinare considerato illegittimo dal giudice «nei casi gravi». L’indennità andrà da un minimo di 15 mesi a un massimo di 27 mesi tenendo conto dell’anzianità. «Né oggi né giovedì verrà firmato un accordo», ha detto Monti, riferendosi al nuovo incontro in calendario il 22, ribadendo che con le parti c’è stata «una consultazione», che «l’interlocutore principale è il Parlamento» e che «nessuno ha potere di veto. La Cgil ha espresso il proprio dissenso sull’articolo 18, tutti gli altri hanno espresso il loro consenso, quindi su questo per quanto riguarda il governo la questione è chiusa» e questo vuol dire che la proposta legislativa nel prossimo incontro fra il ministro Fornero e le parti sociali «non è più sottoposta a esame o analisi».

Bonanni. «Mi sembrava che Susanna Camusso volesse trovare una soluzione insieme a Cisl e Uil fino all’altro ieri, poi non capisco cosa sia successo» ha detto il segretario generale della Cisl, Raffaele Bonanni, secondo il quale sull’articolo 18 si è trovato un «compromesso onorevole». In serata, però, dal leader Cisl arriva una frenata: «Abbiamo trovato un compromesso che può essere ancora migliorato, se il Parlamento ci dà una mano noi gli diamo una mano. Stiamo lavorando in queste ore e abbiamo ancora due-tre giorni di tempo per modificare e migliorare il testo, perché non è definito». Lo afferma il leader della Cisl, Raffaele Bonanni.

Angeletti. L’assenso della Uil alla riforma del lavoro proposta dal governo è condizionata all’introduzione di modifiche. A ribadirlo è il segretario generale Luigi Angeletti, che in materia di articolo 18 chiede che venga prevista una verifica dei sindacati sulle motivazioni dei licenziamenti economici. Per la Uil, sottolinea Angeletti, la trattativa «non è chiusa» ma se non verranno apportate le modifiche richieste, «il nostro interlocutore diventa il Parlamento».

Pd. «E’ chiaro che su quel che c’è di buono nell’impostazione del governo – dice il segretario del Pd, Pier Luigi Bersani – e su quel che c’è da migliorare e da correggere, a questo punto dovrà pronunciarsi seriamente il Parlamento». In ogni caso, aggiunge, «non so se di accordo si può parlare». «Se devo concludere la vita dando il via libera alla monetizzazione del lavoro io non la concludo così. Non so come faremo ma dobbiamo chiedere dei passi avanti», è stato poi lo sfogo di Bersani. In serata arriva il duro intervento del presidente del Copasir: il testo sull’articolo 18 «è pericoloso e confuso» e «va migliorato»: così Massimo D’Alema al Tg3. «Non si stabilisce chi è che valuta se il licenziamento è discriminatorio, disciplinare o economico, occorre un vaglio, ad esempio in Germania è una valutazione affidata al giudice. Non si può lasciare solo all’impresa la decisione».

Rosy Bindi. «Questo governo è sostenuto da diverse forze politiche e può andare avanti se rispetta la dignità di tutte le forze che lo sostengono», ha detto il presidente del Pd Rosy Bindi chiede che «il Parlamento sia davvero sovrano e possa modificare profondamente la riforma del lavoro». «Accogliamo volentieri l’invito del presidente Napolitano – afferma Bindi – a guardare tutta la riforma e proprio per questo in Parlamento va profondamente modificata, perché introduce la libertà di licenziare ma non fa passi avanti sui precari, le donne ed i giovani». Per Bindi il governo dovrebbe ascoltare il Pd: «nella cena di giovedì scorso si era concordato che si concludesse l’accordo con tutte le parti sociali», ha concluso.

Casini: migliorare la riforma ma non annacquarla.
«La riforma del mercato del lavoro è un atto coraggioso – sostiene il leader dell’Udc, Pier Ferdinando Casini – La si può migliorare in Parlamento, ma non può essere né annacquata né svilita in alcun modo». Parlando della trattativa, Casini sottolinea che «è inevitabile andare avanti, anche se spiace che la Cgil abbia abbandonato il tavolo. Il presidente del Consiglio ha fatto bene ad andare avanti, ha dimostrato coraggio e può contare su una solida maggioranza in Parlamento. In ogni caso auspico che si sappia distinguere tra la legittima protesta e un clima di violenza che non può trovare alcuno spazio».

Alfano: trovato equilibrio, non arretrare. «Con questa riforma l’Italia va avanti – sostiene il segretario del Pdl, Angelino Alfano – ed era giusto che andasse avanti perché si trovava indietro in tutte le classifiche europee e internazionali. Noi difenderemo questa riforma. Sull’articolo 18 si è trovato un buon punto di equilibrio sul quale non si deve arretrare in Parlamento».

Idv: pronti a un Vietnam parlamentare. «Diciamo al presidente del Consiglio che l’Italia dei Valori non starà a guardare – dice il portavoce dell’Idv, Leoluca Orlando – e che farà tutto quanto è in suo potere per evitare questo scempio dei diritti. Siamo pronti a un Vietnam parlamentare e a scendere in piazza con i lavoratori e i disoccupati».

Fiom: pronti a tutto, follia su articolo 18. «Una follia che cancella l’articolo 18» sostiene il leader della Fiom, Maurizio Landini, secondo cui la riforma sul lavoro «non riduce la precarietà, non estende gli ammortizzatori, ma rende solo più facili i licenziamenti. La contrasteremo con ogni mezzo, con ogni forma di protesta democratica, nelle fabbriche e nel Paese. Non è da escludere alcuna iniziativa». Landini sottolinea la «gravità del provvedimento» a partire dall’articolo 18: «Si dà la libertà alle imprese di licenziare senza giusta causa, con un po’ di soldi il padrone caccia il lavoratore fuori dalle fabbriche. Così si violano i principi costituzionali. Ma anche il resto di riforma ha ben poco e non crea un posto di lavoro che sia uno. Chiediamo ai partiti di cambiare la riforma».

Ichino: la riforma ci avvicina all’Europa. «La legislazione del lavoro in Italia e il suo totale disallineamento rispetto al resto d’Europa è uno degli ostacoli maggiori al nostro sviluppo – ha detto il senatore del Pd e giuslavorista Pietro Ichino -. L’allinearsi alla legislazione europea su questo terreno e alle sue tecniche normative è una precondizione per riaprire l’Italia a investimenti di cui abbiamo vitale bisogno. Vivere questo progetto di riforma dell’articolo 18 come una medicina amara e indigesta da ingerire con il naso tappato da parte del Pd a me sembra molto fuori luogo. E’ necessario combattere prioritariamente una battaglia contro il dualismo del mercato tra protetti e non protetti. Questa battaglia è il cuore di questo progetto del governo Monti che attinge in larga parte a materiale programmatico elaborato in questi anni all’interno del Pd».

Mercoledì 21 Marzo 2012 – 12:26    Ultimo aggiornamento: 20:25
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GOD SAVE AMERICA! – Bambini usati come cavie: viaggio shock nell’ “inferno” delle sperimentazioni sull’uomo / Il Castello costruito dall’AIDS

http://vaccineliberationarmy.com/wp-content/uploads/2012/01/image021.jpg
E se questo fosse vostro figlio? – Risultato di un comune vaccino contenente alluminio – fonte – articolo in PDF scaricabile: DOWNLOAD PAPER…

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Bambini usati come cavie: viaggio shock nell’ “inferno” delle sperimentazioni sull’uomo

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di Giorgia Maria Calabrò*

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Filadelfia 1913: un gruppo di sperimentatori medici “testano” la tuberculina su 15 bambini della casa per l’infanzia St. Vincent’s House. Alla fine dell’“esperimento” la maggior parte delle piccole cavie ha contratto la cecità permanente [1].

Davenport 1939: per verificare la sua teoria sulle basi della disartria sillabica, il dottor Wendell Johnson, effettua il famoso “esperimento mostro” su ventidue bambini allo Iowa Soldiers’ Orphans’ Home. Il dottor Johnson e i suoi laureandi sottopongono i bambini a una intensa pressione psicologica che provoca il passaggio da un linguaggio normale a una intensa balbuzie [2].

27 gennaio 1945: le truppe dell’Armata Rossa entrano nel campo di concentramento di Auschwitz e gli occhi del mondo si spalancano sull’orrore. Oltre alle camere a gas, ai forni crematori e ai cumuli di cadaveri c’è il “laboratorio” del dottor Josef Mengele: ambiente asettico, pareti bianche, pavimenti lucidi sono lo scenario, apparentemente innocuo e rassicurante, in cui “l’angelo della morte” utilizzava come cavie uomini, donne e bambini. Durante il processo di Norimberga l’umanità viene a conoscenza delle agghiaccianti sperimentazioni effettuate tra quelle mura. Nel tentativo di trasformare gli occhi dei bambini da scuri ad azzurri, Mengele iniettava nell’iride metilene blu, provocando nelle vittime atroci sofferenze e cecità. Al fine di verificare per quanti giorni i bambini riuscivano a sopravvivere senza bere né mangiare le piccole cavie erano private del cibo fino alla morte.

Particolare interesse suscitavano in Mengele i gemelli su cui egli sbizzarriva la sua fantasia criminale e le sue perversioni: trasfusioni incrociate di sangue, esperimenti sul midollo osseo effettuati senza alcuna anestesia, “analisi” dei capelli strappati insieme al cuoio capelluto. I gemelli venivano fotografati, sottoposti ai raggi X e a una lunga serie di esami, alcuni dei quali dolorosissimi, quindi se ne provocava la morte repentina con una iniezione di cloroformio al cuore o con un colpo alla testa. I loro organi interni venivano poi attentamente studiati. Pare che circa il 15% dei gemelli sia stato ucciso in questo modo atroce, mentre molti altri morirono durante le molteplici operazioni chirurgiche.

Oltre che dal dottor Mengele le pseudo sperimentazioni sui bambini ebrei furono condotte anche dal medico nazista Kurt Heissmeyer che utilizzò i piccoli per ricercare una profilassi contro la tubercolosi iniettando loro il virus della malattia stessa

Il 20 aprile 1945, l’esperimento era fallito, i bambini erano malati e stremati e gli inglesi erano alle porte. Da Berlino giunse l’ordine di trasferirli nella scuola amburghese di Bullenhuser Damm e di eliminarli. Un’ora prima di mezzanotte ebbe inizio il loro massacro. Quella stessa notte i cadaveri dei bambini furono cremati.

1953: l’AEC (Atomic Energy Commission) sponsorizza studi sullo iodio condotti dall’università dello Iowa. Nel primo studio i ricercatori somministrano a donne incinte tra 100 e 200 microcurie di iodio-131 e analizzano poi i feti abortiti per capire a quale stadio e in che misura la sostanza radioattiva supera la barriera della placenta. Nel secondo studio i ricercatori somministrano a 12 maschi e 13 femmine nati da meno di 36 ore, e con un peso tra i 2,4 e i 3,8 kg, iodio-131 per via orale o con iniezioni intramuscolari e misurano in seguito la concentrazione della sostanza nella tiroide dei neonati[1].

1956: Presso il Willowbrook State School di New York (1956-1970), alcuni medici iniettarono il virus dell’epatite B attivo in 800 bambini orfani, istituzionalizzati e handicappati psichici, per studiare l’eziopatogenesi dell’epatite e per sviluppare un vaccino. Gli studi iniziarono nel 1956 e si protrassero sino al 1970, quando emersero all’attenzione del pubblico. Il modulo del consenso era stato redatto in modo ingannevole. Se i genitori si fossero rifiutati di esprimere il consenso alla sperimentazione disumana, l’istituto di cura non avrebbe ammesso i loro figli. Il centro di ricerca fu in seguito chiuso, ma i responsabili non subirono alcuna condanna e non si aprì nessun iter giudiziario.

Nello stesso anno ricercatori dell’esercito americano che conducono studi segreti sulle armi biologiche, rilasciano zanzare infettate con febbre gialla su Savannah e Avon Park, per studiare la capacità degli insetti di diffondere l’infezione[1].

Si manifestano casi di febbre, malattie respiratorie, mortalità prenatale, encefalite e tifo che causano il decesso di numerosi bambini.

1957: nel corso di uno studio compiuto dall’università del Tennessee sponsorizzato dall’AEC, i ricercatori iniettano circa sessanta rad di iodio-131 a neonati sani di due – tre giorni. In seguito a questa “sperimentazione” alcuni dei neonati diventano ciechi [1].

1962: i ricercatori del Laurel Children’s Center in Maryland testano antibiotici sperimentali per le acne su bambini e continuano anche dopo che oltre la metà delle giovani cavie ha sviluppato seri danni al fegato dovuti alle medicine sperimentali [3].

1963 – 1966: Saul Krugman, ricercatore della New York University, infetta deliberatamente oltre seicento bambini disabili con virus dell’epatite per seguire l’evolversi della malattia e sperimentare l’efficacia di un nuovo vaccino [3].

1967: da uno studio pubblicato nel Journal of Clinical Investigation, si evince che in quell’anno, un gruppo di ricercatori di un’università della Pennsylvania iniettò a donne in gravidanza cortisolo radioattivo. Lo scopo era quello di verificare se la sostanza possiede la capacità di attraversare la placenta e danneggiare il feto[1].

1988 – 2001: su alcuni bambini ricoverati in dodici orfanotrofi di New York viene testata una cura sperimentale contro il virus dell’HIV. I bambini, 465 alla fine del programma, soffrono di gravi effetti collaterali (tra cui incapacità di camminare, diarrea, vomito, gonfiore delle giunture e crampi). I dipendenti degli ospizi non sanno che stanno somministrando ai bambini infettati dall’HIV farmaci sperimentali invece dei trattamenti standard contro la malattia[4].

1995: Suzanne Starr, testimonia che un dottore aveva prelevato alcuni bambini dalle montagne del Colorado per esperimenti. In quanto parte del gruppo, Suzanne era stata sottoposta a sperimentazioni che includevano privazioni ambientali fino alla psicosi forzata, iniezioni, abusi sessuali, frequenti sedute di elettroshock e controllo della mente.

1996: viene sperimentata, in Nigeria, una profilassi contro la Meningite. Si tratta di un nuovo antibiotico prodotto dalla casa farmaceutica Pfizer, il Trovan. Le cavie sono 200 bambini che hanno contratto la malattia. E’ sconcertante che la terapia a base di questo antibiotico venga mantenuta anche molti giorni dopo che i piccoli pazienti non rispondono. Diciotto bambini muoiono[1].

Delaware 2003: Michael Daddio, di due anni, muore di insufficienza cardiaca congenita. Dopo il decesso i genitori scoprono che all’età di cinque mesi, invece di essere sottoposto all’operazione standard per eliminare il difetto come affermato dai clinici, i medici avevano eseguito un’operazione chirurgica sperimentale[5].

2005: in cambio di due milioni di dollari offerti dall’American Chemical Society,propone il Children’s Health Environmental Exposure Research Study (CHEERS), in cui si prevede di esporre i bambini indigenti di un’area della Florida a sostanze chimiche tossiche per capire quali effetti producono tali sostanze sui bambini [6].

2007 – 2008: la GlaxoSmithKline, una delle più importanti aziende nel campo farmaceutico, sperimenta in Argentina un farmaco su quattordici neonati provenienti da famiglie indigenti provocandone la morte. Le famiglie vengono risarcite con poco meno di tredicimila euro.

Questo viaggio virtuale nell’inferno delle sperimentazioni sull’infanzia non è esaustivo. Purtroppo gli episodi appena elencati sono solo una parte delle raccapriccianti verità che toccano soprattutto i bambini indigenti e senza istruzione, i disabili, i detenuti, i ricoverati negli istituti di igiene mentale.

Il problema del contemperamento tra la necessità di accrescere le conoscenze scientifiche e i diritti fondamentali dell’uomo è al centro del dibattito bioetico [8]. Il documento redatto nel 1992 dal Comitato Nazionale di Bioetica evidenzia alcune cautele da rispettare per far sì che la sperimentazione sia condotta in forma lecita. Punti nevralgici per la garanzia dei diritti del soggetto che vi si sottopone sono, secondo il CNB, l’approvazione del protocollo e del materiale informativo da parte di Comitati Etici e il consenso informato, che rappresenta il criterio etico-giuridico imprescindibile di ogni sperimentazione clinica.

Rispettando tali presupposti, la sperimentazione sull’uomo si configura non solo come lecita, ma addirittura doverosa, rispondendo al principio di solidarietà.

“La Legge per Tutti” ha voluto approfondire il tema insieme al prof. Mario Sirimarco, ricercatore presso l’Università di Roma “La Sapienza”. Di seguito il testo dell’interessante intervista concessaci.

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La legge per Tutti: Parliamo di sperimentazioni sugli uomini. Da un punto di vista scientifico è necessario che i nuovi farmaci e gli esperimenti della tecnica medica vengano effettuati sull’uomo dopo che siano stati testati sugli animali. È necessario per favorire il progresso scientifico e salvare la vita di altre persone. Ma come è possibile conciliare ciò, da un punto di vista bioetico, con la tutela della vita dell’uomo? Come è possibile, in altre parole, contemperare la necessità di accrescere le conoscenze in ambito scientifico con la necessità di rispettare la persona e i suoi diritti fondamentali?

Mario Sirimarco: Sul punto si è espresso il Comitato Nazionale di Bioetica con il parere del 17 novembre 1992, dove si è evidenziato come la sperimentazione dei farmaci sull’uomo e sugli animali ne garantisce da un lato la sicurezza e l’efficacia, ma dall’altro pone problematiche etiche, giuridiche e scientifiche di grande importanza. Il CNB ritiene la sperimentazione sull’uomo, se attuata in maniera corretta e tale da non comportare rischi significativi, senza dubbio lecita. Essa è addirittura doverosa in quanto, oltre alle motivazioni terapeutiche, risponde ad un principio di solidarietà, dato che con la ricerca si raccolgono informazioni che, pur non avendo un’utilità immediata per chi vi si sottopone, entrano a far parte di un patrimonio comune che anticipa l’evoluzione della terapia. La sperimentazione non terapeutica richiede particolari cautele, quali l’approvazione del protocollo e del materiale informativo da parte di appositi Comitati etici, e dovrebbe essere in genere effettuata su soggetti capaci di intendere e di volere, previa acquisizione di un valido consenso informato.

La sperimentazione terapeutica configura invece un vero e proprio trattamento medico, seppur ancora di tipo sperimentale, ma richiede comunque un controllo rigoroso dei vantaggi per il soggetto che vi si sottopone e deve essere condotta dopo aver acquisito il consenso informato. Nella sperimentazione clinica dei nuovi farmaci devono essere sempre rispettate le procedure di buona pratica clinica, che devono essere portate a conoscenza dei ricercatori e dei Comitati etici che sovrintendono alle sperimentazioni.

Quanto alla sperimentazione sugli animali, essa deve rispondere ai criteri dettati dalle norme internazionali che tutelano ogni forma di vita. I modelli alternativi di sperimentazione farmacologica rappresentano un’opportunità di grande interesse, ma non possono sostituire completamente la sperimentazione sull’uomo e sugli animali.

Il documento sottolinea l’importanza della cosiddetta “farmacovigilanza”, cioè l’attività di sorveglianza sul farmaco eseguita prima e dopo la sua commercializzazione. Durante lo sviluppo clinico è infatti agevole avere una raccolta completa di tutti gli eventi avversi e stabilirne la prevalenza, per cui ogni medico deve esercitare questo tipo di controllo con sollecitudine per l’interesse comune.

Il Comitato raccomanda la promozione della ricerca scientifica di base, ricordando che molti farmaci sono nati dallo studio di processi naturali e non da sperimentazioni sugli animali o sull’uomo. Inoltre, il parere denuncia il problema dei cosiddetti “farmaci orfani”, destinati alla cura di gravi patologie, ma che non vengono sviluppati per ragioni economiche. Lo Stato e le Organizzazioni Internazionali dovrebbero pertanto predisporre degli incentivi affinché l’industria farmaceutica, protagonista indiscusso dello sviluppo farmacologico, investa anche nei settori di ricerca meno remunerativi.

LLPT: Il consenso volontario e informato delle persone che si sottopongono a sperimentazioni mediche rappresenta il criterio etico-giuridico imprescindibile di ogni sperimentazione clinica. Esso è infatti  manifestazione della libertà di disporre del proprio corpo. In alcuni casi, chi si sottopone a trattamenti sperimentali riceve una retribuzione economica. Dunque, proprio perché esiste questo condizionamento economico, è corretto affermare che l’individuo sia pienamente libero di scegliere? Come peraltro si concilia questa libertà con il divieto, previsto dal nostro ordinamento, degli atti di disposizione del proprio corpo (tant’è che per la donazione del rene è dovuta intervenire una apposita legge speciale)

M.S.: Credo che la scelta di sottoporsi a trattamenti sperimentali sia comunque una scelta libera che non presupponga alcun tipo di forzatura. Nessuno, infatti, costringe il soggetto che dà la sua disponibilità a svolgere su di sé sperimentazioni farmacologiche: il fatto che riceva un compenso per farlo di per sé non rappresenta una costrizione e certamente non costituisce una violazione dell’autonomia personale. Del resto vi sono numerose attività faticose e rischiose che gli uomini scelgono di svolgere in cambio di denaro e nessuno si scandalizza o sostiene che si tratta di limitazioni dell’autonomia di queste persone. Altra cosa è invece il commercio di organi vitali, come il rene, perché è ritenuto offensivo della dignità umana e assai pericoloso per la salute. Tuttavia non è esatto affermare che vi è il divieto degli atti di disposizione del corpo umano nel nostro ordinamento: in realtà esso riguarda solo gli organi e tessuti vitali, mentre per quelli non vitali non sussiste divieto.

LLPT: Sulla base del principio di autonomia, al paziente viene riconosciuta la libertà di operare delle scelte, ottenendo adeguate informazioni sulle sperimentazioni cui si sottopone. Tuttavia, trattandosi di terapie sperimentali, nemmeno i medici sono in grado di fornire certezze o risultati precisi. Detto ciò, possiamo affermare che l’autodeterminazione del paziente sia effettiva? Non corriamo il rischio di cadere in una profonda ipocrisia?

M.S.: Effettivamente il tema dell’incertezza della scienza è centrale nel dibattito bioetico sviluppatosi negli ultimi tempi. A questa incapacità della scienza di offrire certezze deve supplire il diritto che diventa il protagonista indiscusso della scena. Ultimamente, infatti, soprattutto per quanto concerne il settore biologico, si assiste alla difficoltà da parte della scienza di garantire quella che dovrebbe essere la sua caratteristica più specifica: prevedere i fenomeni per poter elaborare leggi scientifiche. Ciò, di fatto, costringe il diritto a farsi carico di questo deficit scientifico, inducendolo a risolvere per via normativa i dubbi e le irresolutezze che la scienza pone.

Ora per quanto concerne nello specifico il problema dell’effettiva autodeterminazione del paziente, affinché essa possa essere realmente garantita, occorre dare applicazione al principio del consenso informato che consiste nell’accettazione volontaria da parte di un paziente del trattamento che gli viene proposto da un medico. Il consenso deve sempre essere richiesto, in quanto è l’unica espressione che autorizza un qualsiasi atto medico. Una volta concesso, il consenso da parte del paziente può essere revocato in qualsiasi momento.
L’obbligo di richiedere il consenso si può estrapolare da alcuni articoli della Costituzione, del Codice Penale, del Codice Civile, del Codice di Deontologia Medica; inoltre è stato ribadito da una Convenzione del Consiglio d’Europa (Oviedo 1997) sui diritti dell’uomo e sulla biomedicina, ratificata anche dall’Italia.

In pratica, però, in Italia non esiste, nel Diritto Sanitario, una normativa univoca ed esauriente, per cui la materia si presta ad alcune ambiguità.

LLPT: La problematica relativa alle sperimentazioni sull’uomo ha implicazioni non solo in ambito scientifico, ma soprattutto in ambito etico e morale. I limiti individuati dalla scienza si rivelano arbitrari. È possibile individuare un criterio oggettivo, un parametro saldo che concili scienza ed etica

M.S: Questa domanda nasconde il seguente interrogativo: quale atteggiamento occorre assumere nei confronti del progresso scientifico? La filosofia oggi si pone tale quesito e offre diverse risposte, spesso contrastanti: da un lato si propone una “filosofia del dominio”, che conduce a forme di interventismo febbrile, a modificazioni non pianificate, a edificazioni che sono in realtà distruttive; sottovaluta, in nome del suo attivismo, le conseguenze, l’imprevedibilità, la complessità delle situazioni. Dall’altro lato si prospetta una “filosofia della sottomissione”, la quale, timorosa delle conseguenze del progresso, in special modo di quello biotecnologico, insiste sulla pericolosità ed empietà di qualunque intervento. Si serve della nozione di complessità per mostrare l’inopportunità di ogni modifica e di ogni costruzione. All’incomposto attivismo dei dominatori si contrappone una sorta di estremismo della cautela. Come da più parti sostenuto, entrambe le impostazioni andrebbero respinte a vantaggio di una “filosofia della responsabilità”, che si ponga in una posizione intermedia fra l’affermazione di una indiscutibile e incontenibile legittimità dello sfruttamento della natura e l’estremizzazione dell’esigenza, quasi religiosa, della sua tutela.

È necessario riconoscere i benefici delle tecnologie, ma al tempo stesso, porre dei limiti al loro utilizzo quando si ritiene che ce ne sia bisogno. Tutto ciò va fatto mantenendo un perfetto equilibrio fra le opposte esigenze di progresso dell’umanità e di protezione della natura. Occorre sostituire all’etica intesa come sistema coerente e chiuso di regole, un’etica flessibile che sappia valutare i costi, stabilire le priorità, definire i valori, attribuire le responsabilità, garantire l’equa condivisione dei rischi e dei vantaggi, e che sappia far questo restando aperta al mutamento continuo delle circostanze e delle condizioni di vita e all’evoluzione degli stessi valori, orientandosi e ri-orientandosi ogni volta che sia necessario. Una simile etica, potrebbe essere definita come un sistema aperto tra altri sistemi aperti. Bisogna prendere coscienza che l’etica tradizionale non risulta più del tutto adeguata alle attuali esigenze, dovendo fare i conti con una nuova realtà rispetto al passato. Inoltre non va trascurato un aspetto fondamentale: l’uomo, oggi, tende a dare all’etica riferimenti poco precisi, essendo divenuto al tempo stesso sia soggetto che oggetto delle azioni di cui si giudica la moralità. In altre parole, egli, ormai, non si limita a rivolgere la propria azione esclusivamente al mondo delle cose, come avveniva in passato, ma la dirige sempre di più verso se stesso, verso la sua biologia.

[1] Fonte: http://www.newstarget.com.

[2] Alliance for Human Research Protection.

[3] Human Experiments: A Chronology of Human Research by Vera HassnerSharav.

[4] New York City ACS, Doran.

[5] Willened Evans, “Parents of Babies Who Died in Delaware Tests Weren’t Warned”.

[6] Organic consuming association.

[7] Art 9 comma 1 Cost.“La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica”, Art. 33 comma 1 “L’arte e la scienza sono libere e libero ne è l’insegnamento”.

[8] Bioetica, etimologicamente dal greco antico “Bios” vita, “etos” costume. Il termine viene coniato nel 1971 dall’oncologo americano Van Rensselaer Potter che la definisce “etica applicata alla vita, scienza della sopravvivenza.”

La foto in copertina è stata prelevata dal sito: www.ansuitalia.it

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*Giorgia Maria Calabrò

Giorgia Maria Calabrò1989.Laureanda in giurisprudenza presso l’Università della Calabria. “Leggere, come io l’intendo, vuol dire profondamente pensare” (Vittorio Alfieri)

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Il Castello costruito dall’AIDS 1/2

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By Ivan Ingrillì on February 27, 2012

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Il presente articolo tratta di abusi farmaceutici che avvengono in un orfanotrofio di New York. Il lavoro di investigazione e di scrittura di questo pezzo è stato svolto durante il periodo che va dall’estate all’inverno del 2003 e pubblicato nel Gennaio del 2004 e con successivi aggiornamenti occasionali. E’ servito per gettare le basi per le investigazioni riportate nella pellicola della BBC “Guinea Pig Kids” che hanno portato alla successiva investigazione dell’Associated Press e altri articoli di punta del New York Times. Le indagini sono in corso.

Liam Scheff. E-mail: liamscheff@yahoo.com

Versione Inglese - http://www.altheal.org/toxicity/house.htm

Versione Francese - http://www.sidasante.com/journal/maison.htm

Introduzione:

Nel Washington Heights, a New York c’e’ un edificio in mattoni di quattro piani chiamato Incarnation Children Center (ICC). Questo ex convento ospita stabilmente quei bambini che sono stati rimossi dalle loro abitazioni dall’ACS (Agency for Child Services, i servizi sociali). I bambini sono di colore, ispanici e poveri. Molte delle loro madri hanno avuto storie di abusi di droga e sono morte. Una volta portati all’ICC, i bambini diventano soggetti alle sperimentazioni dei farmaci sponsorizzate dalla NIAID (Istituto Nazionale delle Allergie e delle Malattie Infettive, una divisione del NIH, l’Istituto Sanitario Nazionale), dalla NICHD (Istituto Nazionale della Salute del Bambino e dello Sviluppo Umano) in congiunzione con alcune delle più grandi compagnie farmaceutiche – GlaxoSmithKline, Pfizer, Genentech, Chiron/Biocine e altri.

I farmaci che vengono somministrati ai bambini sono tossici e portano a conseguenze conosciute quali mutazioni genetiche, collasso degli organi, bone morrow death, malformazioni fisiche, danni celebrali e disfunzioni dermiche che possono essere fatali. Se i bambini rifiutano i farmaci, vengono bloccati e forzati nella loro assunzione. Se la resistenza continua vengono portati al Columbia PresyterianHospital dove un chirurgo gli piazza un tubo che attraverso l’addome arriva nello stomaco. Da qui in poi i farmaci verranno iniettati direttamente dentro il loro intestino.

Nel 2003, due bambini dell’età di 6 e 12 anni, ebbero dei collassi debilitanti a causa della tossicità dei farmaci. Il più piccolo divenne cieco. Morirono entrambe dopo poco tempo. Un altro ragazzo di 14 anni è morto recentemente. Un bambino di 8 anni ha dovuto subire due interventi chirurgici per rimuovere degli enormi grumi di grasso dal suo collo che gli erano stati provocati dai farmaci.

Questa non è fantascienza. E’ ricerca. Ricerca sull’AIDS. I bambini dell’ICC sono nati da madri che erano risultate positive al HIV e che si erano auto-diagnosticate positive.  In qualsiasi caso ne ai genitori ne ai piccoli pazienti è stata svelata una questione cruciale: il test dell’AIDS è di fatto estremamente inaccurato (1,2). Il test dell’HIV reagisce a circa una settantina di disturbi comuni che generano dei falsi positivi. Condizioni comuni come i raffreddori, herpes, tubercolosi, abuso di droghe, vaccinazioni e, attenzione, le gravidanze in corso e quelle recenti (3,4,5). Qui si tratta di un doppio errore perché i fattori che causano il falso positivo nelle gestanti possono essere trasmessi al loro bambino a cui viene attribuito la stessa diagnosi errata.

Molti di noi non conoscevano queste cose prima d’ora. E’ senza ombra di dubbio il più grande segreto della medicina. Tuttavia anche se è un fatto ben noto tra i ricercatori dell’HIV che il test dell’Aids sia estremamente inaccurato, non viene detto ai medici e certamente non viene detto ai bambini dell’ICC che vengono usati come le cavie da laboratorio per testare i farmaci di nuova generazione per l’AIDS. L’ICC viene gestito dal “Presbyterian Hospital Columbia University” in affiliazione alla “Catholic Home Charities” dell’arcidiocesi di New York.

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Sean e Dana Newberg sono due bambini provenienti dall’ICC. La loro madre faceva uso di droghe e non era in grado di occuparsi di loro nella maniera appropriata, le vennero quindi tolti l’affidamento fino a quando non furono adottati da una loro prozia, Mona. Mona Newberg è laureata ed insegna nella scuola pubblica di New York. Adottò i due bambini quando Sean aveva 3 anni e Dana ne aveva compiuti 6. Aveva già cresciuto il loro fratello maggiore al quale non era mai stato fatto il test dell’HIV e non aveva mai preso farmaci per l’AIDS. Il ragazzo è cresciuto, è sano ed è arruolato nella Marina.

La loro madre faceva uso di cocaina e di crack da quando era adolescente. Le venne fatto il test dell’HIV negli ultimi anni ’80 e ne risultò positiva. “Lei ebbe altri 3 figli prima di Sean e Dana” afferma Mona. “Nessuno ci ha detto che il test reagisse anche all’abuso di droga, per non parlare della reazione alla gravidanza stessa. E’ un test senza validità scientifica”.

A causa dei risultati del test i dottori del Columbia Presbyterian misero sotto mono-terapia di AZT il piccolo Sean quando aveva appena 5 mesi. L’uso della monoterapia a base di AZT viene oggi considerata una negligenza medica a causa delle gravi debilitazioni, spesso fatali, che ne derivano, come l’anemia.

Dana ha trascorso i primi 4 anni della sua vita nella “Hale House”, un orfanotrofio per i bambini con genitori con storie di abusi di droga. Hale House partecipava ad una sperimentazione del farmaco AZT mentre Dana si trovava li. “Non abbiamo potuto ottenere i dati dalla Hale House, per questo motivo non so cosa sia successo mentre era li,” racconta Mona. “Non ho mai dato a Dana i farmaci da quando è con me, ma quando è arrivata aveva con se una ricetta per l’AZT”

Sean è stato rianimato per due volte a causa del farmaco per l’AIDS chiamato Nevirapine. Dana venne messa sotto terapia per l’AIDS nel 2002 anche se non era malata. Da quando venne messa sotto terapia farmacologica, Dana ha sviluppato il cancro.

Entrambi i bambini sono stati presi dall’ICC e tenuti li contro la loro volontà e le richieste di Mona per una ragione – Mona aveva messo in discussione la sicurezza dei farmaci per l’AIDS quali l’AZT, Nevirapine e il Kaletra smettendo di somministrarli ai bambini perché li facevano stare male. Durante l’estate e l’autunno del 2003, sono andato a visitare Mona, Sean, Dana e l’ICC. Ho parlato con Mona della sua esperienza e a riguardo della sua decisione. (I nomi di Sean, Dana e Mona sono nomi richiesti da loro per proteggere la loro identità, ma le storie sono accurate e inalterate)

LS: Cosa ti ha portato a mettere in dubbio la sicurezza dei farmaci?

Mona: Quando per la prima volta ho preso con me Sean aveva 3 anni, era un vegetale. Non aveva mai mangiato cibo solido. Aveva un tubo che passava dal naso e arrivava dentro il suo stomaco. I farmaci per l’AIDS alterano le papille gustative. L’AZT, specialmente, fa si che i bambini non mangino perché non sopportano il sapore del cibo. Le infermiere somministravano a Sean l’AZT, Bactrim e sei lattine di Pediasure ogni giorno tramite questo tubo che è stato nel suo stomaco per più di 2 anni. Nessuno si è mai preso la briga di cambiarlo.

Quando mi è stato affidato Sean ho continuato a somministrargli i farmaci che gli erano stati prescritti per circa 5 mesi. Ma dopo ogni cucchiaiata diventava più debole. Ho pensato – aspetta un attimo – questa roba lo dovrebbe far star meglio, perché sta peggiorando?

Sean sudava la notte e aveva la febbre 24 ore al giorno. Non aveva energie. Non riusciva a giocare. Non riusciva a stare per 10 minuti in piedi senza cadere. Le infermiere venivano con regolarità per le trasfusioni di sangue per combattere l’anemia da AZT. Dopo le trasfusioni entrava in uno stato comatoso per due giorni. Diventava come una bambola inerte.

Ogni volta che davo a Sean i farmaci diventava più debole e malato. Io non sapevo cosa fare ma non volevo che morisse. Per questo ho smesso tutto quello che apparentemente sembrava ucciderlo. Ho smesso di dargli l’AZT. Ho interrotto il Bactrim. Ho fermato le infermiere che venivano per le trasfusioni.

Non è stato immediato, ma Sean ha cominciato a migliorare. La febbre si placava. Riusciva a mangiare. Guadagnava peso. In un paio di mesi  è riuscito a correre e a giocare con altri bambini. Sean è nato con una disfunzione polmonare a causa dell’abuso di droga della madre ma anche i suoi polmoni migliorarono. Non riuscivo a crederci. Quando Sean nacque, i dottori dissero a sua madre che lui sarebbe morto. Le hanno detto di comprargli una bara. E’ a malapena sopravvissuto. Quando ho smesso di dargli le medicine è stato bene per la prima volta nella sua vita.

Ero così felice che dissi a tutti – compresi i medici e gli infermieri – quello che stava succedendo. Non sapevo che non dovevo farlo. Quando l’ospedale venne a conoscenza che non gli stavo più dando le medicine, contattarono l’ACS (Agency for Child Service). Un dipendente dell’ACS si presentò alla mia porta e mi disse che dovevo registrare i bambini presso un medico infettivologo – il Dr. Howard al Beth Israel. In quel periodo stavo portando Sean e Dana da un medico Naturopatico ed erano entrambi forti e sani. Gli dissi che avevamo già un medico. Mi rispose “molto male, dovete andare dal Dr. Howard adesso”

Il Dr. Howard fu terribile per i bambini. Ha completamente ignorato l’unica cosa che al momento infastidisse Sean (la sua condizione polmonare) e insistì sul fatto che dovesse intraprendere una nuova terapia farmacologica per l’HIV. Lui ci disse, “C’è un nuovo farmaco miracoloso. E’ appena arrivato sul mercato. Vi garantisco che se lo darete a Sean assisterete ad un miracolo.”

LS: Quale era questo farmaco?

Mona: Nevirapine. Il Dr. Howard mise Sean sotto Nevirapine. La salute di Sean è peggiorata immediatamente. Si ammalò, i polmoni si congestionarono, perse peso, gli zigomi si affossarono e il fegato e la milza cominciarono a rovinarsi. Sei mesi dopo l’assunzione di Nevirapine ebbe un completo collasso degli organi. Venne tenuto in rianimazione per due settimane presso l’Ospedale Berth Israel. Cominciai a fare delle ricerche sulla Nevirapine e trovai il farmaco causava il collasso degli organi e la morte. Quando Sean finalmente uscì dall’ospedale, Howard lo mise in uno ospizio. Sei mesi prima era sano. E adesso, mi dissero, dovevo prepararmi per la sua morte.

Una volta riportato a casa, ho messo di dargli la Nevirapine e riuscì nuovamente a mangiare. Cominciò a riprendere un pochino di peso. Sean era molto debole dopo essere stato in rianimazione con tutti quei tubi. Era diventato magrissimo ma finalmente cominciava a recuperare. Quando portavo Sean dal Dr. Howard, lui rimaneva sempre sorpreso di vedere che Sean stesse migliorando. Howard mi chiese “E’ sicura che gli stia dando i farmaci signora Newberg?”

LS: Mentre migliorava, lui sospettò che lei non stesse dando a Sean la Nevirapine?

MONA: Esatto. Si preoccupava solamente quando Sean non era malato. I medici che curano l’AIDS pensano sempre che c’e’ qualcosa che non va quando non stai morendo.

Dopo di ciò Howard cominciò a trattenere Sean in ospedale per periodi più lunghi di tempo mentre per i problemi polmonari solitamente lo curavamo a casa. Howard tenne Sean per 25 giorni e somministrò personalmente a Sean la Nevirapine. Sean fini in cura intensiva per collasso degli organi interni. Venne nuovamente messo in rianimazione per due settimane. Si prese un’infezione da stafilococco in ospedale perché Howard non voleva mandarlo via. Aveva otto anni e voleva solamente tornare a casa.

Un mese dopo l’ospedale finalmente lo dismise. L’ACS mi chiamò per un’incontro. I dipendenti dell’ACS mi dissero che avrei dovuto portare Sean all’ICC fino a che non si fosse ristabilito. Mi dissero che l’ICC era un  posto meraviglioso. Mi dissero che in quattro mesi lui sarebbe tornato forte abbastanza per tornare a casa. Presso l’ICC gli venne tolto il Nevirapine e cominciarono a somministrargli il Viracept, Epivir, Zerit e il Bactrim. A Sean giovò smettere l’assunzione del Nevirapine ma in definitiva i nuovi farmaci lo “non lo fecero stare così male”. Aveva problemi a camminare e le sue gambe e le sue braccia divennero ancora più esili.

Ho visitato Sean all’ICC per cinque mesi. Poi quando chiesi di poterlo portare a casa mi dissero: “Non raccomandiamo che Sean lasci questo posto. Lei ha una reputazione di mancata somministrazione delle medicine”

LS: L’ICC ha rifiutato di lasciar tornare a casa Sean?

Mona: Esatto. L’hanno trattenuto per un anno e mezzo. Ho dovuto prendere un avvocato per portarlo fuori di li.

LS: Cosa è stato l’ICC per Sean?

Mona: C’erano bambini in carrozzina, le stampelle, con deformazioni. C’erano neonati sotto AZT. Le loro teste erano deformate, con grandi occhi distanziati e affossati. I farmaci provocano gravi problemi di sviluppo. Molti bambini sono deformi, hanno arti deboli e gli stomaci rigonfi. Molti stanno affrontando le disaliità. I bambini dell’ICC sono costantemente medicati con tutti i tipi di farmaci. Quando un bambino rifiuta i farmaci gli infermieri lo trattengono per la somministrazione forzata. Sean voleva andaresene da quell’inferno.

Durante le mie visite ho notato molti bambini all’ICC che camminavano in giro con tubi che pendevano da sotto le loro magliette e mi domandavo cosa fossero. Un giorno ho visto un infermiera arrivare con un vassoio pieno di medicine e siringhe e l’ho vista ignettare questi farmaci dentro questi tubi che uscivano dai loro stomachi. Non riuscivo a crederci. Pensavo, o mio Dio, cosa stà succedendo qui?

Ogni bambino che aveva un tubo nello stomaco assumeva i farmaci in questa maniera, da i bambini di 3 anni fino agli adolescenti. Ho provato orrore. Non riuscivo a comprendere. Quando ho visto cosa veniva fatto pensai che sicuramente non poteva essere legale.

Ho espresso le mie preoccupazioni ai lavoratori dell’ACS che si occupavano del caso di Sean. Gli ho detto “Sapete cosa stanno facendo a quei bambini li dentro? Tutto questo mi ricorda il Nazismo tedesco”. Mi rispose “Stanno facendo cose meravigliose per quei bambini” . Ho chiamato Albany, la capitale statale, e ho parlato con Dan Tietz del dipartimento dello stato di New York dell’Istituto di Salute dell’AIDS. Mi disse “Cosa dobbiamo fare se questi piccoli bambini rifiutano di prendere i farmaci? Come facciamo a salvargli la vita se non eseguiamo queste operazioni?”


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 LS: Chi esegue queste operazioni?

Mona: I bambini vengono mandati al Columbia-Presbyterian per l’operazione. I chirurghi le eseguono.

Una volta ero all’ICC e ho visto un ragazzo di 14 anni di nome Daniel rifiutare le pillole. Lo vidi scappare dell’infermiera quando arrivò per portargli le sue medicine. Il ragazzo disse “Quelle medicine mi fanno stare male e io non le voglio”. Suo zia era li, e lei disse “Le medicine lo fanno stare molto male”.

L’operatrice dell’ACS che si occupava del caso, Wendy Wack, arrivò e disse molto chiaramente alla zia “Daniel rifiuta di prendere le sue medicine, chiameremo l’Agency for Child Welfare e ti porteremo via Daniel” Sua zia firmò e loro portarono via Daniel. Quando tornò indietro, qualche settimana dopo, aveva il tubo nel suo stomaco.

LS: Anche Sean aveva il tubo?

Mona: No. Lui non voleva quel tubo nel suo stomaco. Lui era stato sufficientemente li per sapere che se si rifiutano le medicine ti mettono il tubo nello stomaco. Ne era terrorizzato, per questo non ha mai rifiutato i farmaci.

I bambini dell’ICC che non hanno il tubo tendono a stare molto meglio e vivono molto più a lungo di quelli a cui viene messo.

Una volta parlavo con un bambino chiamato Amir. Aveva 6 anni. Il suo stomaco si stava gonfiando. Mi disse “Il mio stomaco si gonfia e’ troppo grande, mi hanno operato” e mi mostrò una piccola cicatrice. Amir aveva il tubo da molto tempo, lui era uno di quei neonati trattati con l’AZT. La sua faccia avava un forma allargata. A causa dei farmaci gli venne la lipodistrofia. Aveva degli enormi grumi di grasso sulla schiena e sul collo. Lo avevano operato già due volte per l’asportazione, ma i grumi ricrescono.

Jesus, il piccolo amico di Sean era appena morto. Aveva 12 anni e aveva il tubo. Ebbe un infarto causato dai farmaci. C’era una piccola ragazza, Mia. Anche lei aveva il tubo. Ebbe un ictus e rimase cieca. Anche lei è morta recentemente. Carrie, una bambina di14 anni è morta l’anno scorso. Anche lei aveva il tubo. Poi c’e’ una bambina di 3 anni, Patricia, lei ha il tubo da quando è arrivata. Stà andando a casa con il tubo ancora inserito  ma non credo che lo utilizzerà.

I parlavo spesso dei farmaci con gli operatori. So tutto su di loro e loro erano molto amichevoli nei miei confronti. Gli dissi “Questi farmaci stanno uccidendo i bambini”. Mi risposero “Lo sappiamo”.

LS: Erano d’accordo con te?

Mona: Si, ma cosa potevano fare, loro si occupavano solamente dei bambini. I dottori e le infermiere davano le medicine. Dire ad un medico che i farmaci ti fanno ammalare è inutile. Ti guardano come se non capissero. Non gli interessa. La complicità è l’obiettivo principale dell’ICC. Tutti i bambini dell’ICC vengon tutti da famiglie che sono già soggette al regime farmaceutico.

LS: L’ICC è parte di un programma nazionale per la sperimentazione dei farmaci per l’AIDS. Hai mai firmato una deroga che permetta loro di usare i tuoi bambini nella sperimentazione dei farmaci?

Mona: No, mai. Ma l’ACS ha firmato al mio posto quando mi sono rifiutato di dare i farmaci a Sean. Quando ho detto “No”, l’ACS ha impugnato la scheda e mi ha detto “La firmerò io. Tu non hai bisogno di farlo”. Cambiano in continuazione farmaco e nessuno mi ha mai chiesto l’autorizzazione.

Attualmente, la maggior parte dei bambini dell’ICC sono trattati con il Kaletra. Il Kaletra è stato approvato molto velocemente. E’ stato rilasciato prima che la fase di test fosse terminata. Ma qualcosa sul Kaletra era conosciuto. Causa il cancro. C’è scritto sull’etichetta che il farmacco causa il cancro nei test sugli animali.

Ho combattuto per un anno per riportare Sean a casa. L’ICC voleva assegnarlo ad una famiglia adottiva dove qualcuno sarebbe stato pagato per somministrargli i farmaci tutti i giorni. Ho dovuto affidarmi ad un avvocato per portarlo fuori di li. Il mio avvocato è riuscito ad ottenere tutti i dati medici di Sean dall’ICC e mi ha detto “Sean è stato torturato all’ICC. E’ stato torturato”.

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Farmaci utilizzati nei test clinici condotti all’ICC, il Columbia Presbyterian a centinaia di ospedali pediatrici nazionali che parteciapano ai test sull’AIDS.

Farmaco: Retrovir (AZT); Compagnia Farmaceutica: GlaxoSmithKline; 

  • Tossicità conosciuta (etichettatura): “Il Retrovir (azt è stato associato a tossicità ematologica, unclua neutropenia e anemia grave…”, “l’uso prolungato del retrovir è stato associato con sintomatologia miopatia (degenerazione muscolare)”, “acidosi lattica, grave epatomegalia   (gonfiore del fegato) con stentorei (degenerazione dei grassi), inclusi casi fatali, sono state ripostare con l’utilizzo da molecole analoghe [restrovir, Epivir, Zerit] singolarmente o in combinazione…”
  • Indicazioni terapeutiche (etichettatura): “Il Retrovir non è la cura dell’HIV”, “Gli effetti a lungo termine del Retrovir non sono conosciuti”, “Le conseguenze per l’esposizione a lungo termine per l’utero e il feto al Retrovir non sono conosciute, inclusa la possibilità di cancro.”

Farmaco: Epivir (3TC, Lamivudine); Compagnia Farmaceutica: GlaxoSmithKline; 

  • Tossicità conosciuta (etichettatura): (vedi sopra) “I genitori o i tutori dovrebbero essere avvisati ti monitorare i pazienti pediatrici per sintomi o segnali di pancreatiti”
  • Indicazioni terapeutiche (etichettatura): “Epivir non è la cura dell’HIV”, “I pazienti dovrebbero essere avisati che gli effetti dell’uso a lungo termine dell’Epivir non sono attualmente conosciuti”.

Farmaco: Zerit (Stavudine); Compagnia Farmaceutica: BristolMeyersSquibb

  • Tossicità conosciuta (etichettatura): (vedi sopra) “acidosi lattiche fatali sono stare riportate nelle donne incinta che hanno ricevuto una combinazione di Dinaosine e Stavudine con altri farmaci antiretrovirali”
  • Indicazioni terapeutiche (etichettatura): “Zerit non è la cura per l’infezione da HIV”, “Le informazioni dell’utilizzo a lungo termine non sono conosciute”

Farmaco: Viramune (Nevirapine); Compagnia Farmaceutica: Boeringer-Ingelheim

  • Tossicità conosciuta (etichettatura): “i Pazienti dovrebbero essere informati: della possibilità di gravi problemi epatici o reazioni cutanee associate al Viramune che possono portare alla morte.”, Gravi e mortali casi di epatotossicità [danni al fagato], incluse necrosi epatiche e collasso del fegato, sono stati riportati pazienti durante l’uso di Viramune”, “reazioni epidermiche gravi e potenzialmente mortali e mortali… sono inclusi casi di Sindrome di Stevens-Johnson, necrosi dermica… “
  • Indicazioni terapeutiche (etichettatura): “Viramune non è la cura per l’infezione da HIV-1″

Farmaco: Ritonavi (Norvir); Compagnia Farmaceutica: Abbott Laboratories

  • Tossicità conosciuta (etichettatura): “Ridistribuzioine/accumulamento di grasso corporeo inclusa obesità, accumulazione di grasso nella zona dorsocervicale, atrofia periferica, allargamento del petto”, “Disfunzioni lipidiche”, “incremento sostanziale della concentrazione dei trigliceridi e del colesterolo totali”
  • Indicazioni terapeutiche (etichettatura): “Norvir non è la cura per l’infezione da HIV-1″

Farmaco: Kaletra (Ritonavir + Lopinavir); Compagnia Farmaceutica: Abbott Laboratories

  • Tossicità conosciuta (etichettatura): (vedi sopra) “Gli studi a lungo termine sugli effetti carcinogenetici del Kaletra negli animali non sono stati terminati”, “Nei maschi del ratto… aumento del dosaggio incide sull’aumento sia dei adenomi e i carcinomi (tumori maligni) nel fegato”
  • Indicazioni terapeutiche (etichettatura): “Kaletra non è la cura per l’infezione da HIV-1″, “Gli studi a lungo termine degli effetti del Kaletra non sono attualmente conosciti”

Otto dei oltre 200 studi farmaceutici in corso o recenti condotti all’ICC:

http://www.icc-pedsaids.org/page4.htm       www.clinicaltrials.gov

  • The Effect of Anti-HIV Treatment on Body Characteristics of HIV-Infected Children
  • Conditions: HIV Infections; HIV Wasting Syndrome; Lipodystrophy
    Sponsors: NIAID and NICHD
  • The Effects of Anti-HIV Therapy on the Immune System of HIV-Positive Children
    Sponsors: NIAID and NICHD
  • Comparison of Stavudine Used Alone or in Combination with Didanosine in HIV-Infected Children
     Sponsor: NIAID
  • HIV Levels in Cerebrospinal Fluid and Brain Function in Patients Receiving Anti-HIV Drugs
    Sponsors: NIAID, NINDS (Nat. Inst. Neurological Disorders and Strokes), NARC (Neurologic AIDS Reseach Consortium)
  • A Study of Lopinavir/Ritonavir in Infants with HIV
    Sponsors: NIAD, NICHD
  • A Study to Compare Different Drugs Used to Prevent Serious Bacterial Infections in HIV-Positive Children
    Sponsors: NIAID, Pfizer, Glaxo
  • The Safety and Effectiveness of Valacyclovir HCI in the Treatment of Herpes Simplex or Varicella/Zoster Infections in HIV-1 Infected Children
    Sponsors: NIAID, Glaxo
  • The Safety and Effectiveness of Treating Advanced AIDS Patients between the Ages 4 and 22 with Seven Drugs, Some at Higher than Usual Doses
    Sponsor: NIAID, NICHD…


leggi la seconda parte cliccando questo link: Il castello costruito dall’AIDS 2/2 
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