Lavoro, Camusso: colpiti i più deboli Napolitano: la riforma non è solo l’art. 18. La Cgil verso 16 ore di sciopero

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Lavoro, Camusso: colpiti i più deboli
Napolitano: la riforma non è solo l’art. 18

La Cgil verso 16 ore di sciopero: rischio licenziamenti indiscriminati, ci rivolgeremo al Parlamento. Bonanni: compromesso migliorabile. Angeletti: trattativa ancora aperta. Monti: questione chiusa. D’Alema: testo pericoloso e confuso

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Susanna Camusso in una recente immagine (Foto Ansa)ROMA – Ultimi dettagli nella riforma del mercato del lavoro, in attesa della chiusura che potrebbe arrivare venerdì, anche se l’accordo raggiunto ieri è di massima e la Cgil ha detto no alla riforma dell’articolo 18, proponendo un pacchetto di 16 ore di sciopero (di cui 8 generale). Domani alle 16 incontro decisivo sulla riforma del lavoro fra il ministro Fornero e la parti sociali. Parla invece del raggiungimento di una mediazione ragionevole il leader della Cisl, Raffaele Bonanni.

Camusso all’attacco. Monti «vuole poter dire che in Italia si licenzierà più facilmente»: nel pomeriggio arriva il duro intervento di Susanna Camusso, che sottolinea che «siamo di fronte a un esecutivo che scarica su lavoratori, pensionandi e pensionati» il risanamento e mostra «di non aver attenzione alla coesione sociale». La riforma dell’articolo 18 , che «non potrà essere applicata al settore pubblico», porta con sé «il rischio di un uso indiscriminato dei licenziamenti economici. Per noi la partita non è chiusa, ci rivolgeremo al Parlamento». «Non si può contrabbandare la necessità di nuove regole per il mercato del lavoro come il fatto che questo porta a una crescita del Paese», ha aggiunto, giudicando comunque positive alcune misure sulla flessibilità in entrata, ma rinviando il giudizio complessivo sulla riforma a quando vedrà la riforma più nel dettaglio. In mattinata Camusso aveva dichiarato che «la Cgil farà tutto ciò che serve per contrastare la riforma del mercato del lavoro. Farà le mobilitazioni necessarie, non sarà una cosa di breve periodo»

Sciopero. «Quando conosceremo l’iter parlamentare individueremo la data per lo sciopero generale», ha affermato la Camusso, riferendosi al pacchetto di sedici ore di sciopero contro le norme del governo per la riforma del lavoro e in particolare per l’articolo 18. «Il primo pacchetto di otto ore sarà per assemblee nei luoghi di lavoro, le altre otto ore, in un’unica giornata con manifestazioni territoriali, le articoleremo in ragione dei tempi e dei modi della discussione parlamentare».

Napolitano. «La riforma del mercato del lavoro non può essere identificata con la sola modifica dell’articolo 18: per poter dare un giudizio bisogna vedere il quadro di insieme – ha detto oggi il presidente Napolitano – Tutti sanno che domani ci sarà un incontro per meglio definire le riforme. E quindi è bene attendere il risultato di domani». Il presidente ha invitato tutte le parti alla moderazione spiegando che in queste ore ci deve essere «attenzione e misura nel giudizio da parte di tutti. Poi, naturalmente, dopo che il governo avrà dato la forma legislativa ai provvedimenti conseguenti, la parola passerà al Parlamento». «Abbiamo e avremo e risorse limitate. Dobbiamo capirlo tutti. Non possiamo scaricare questa montagna di debito pubblico sui giovani», ha aggiunto Napolitano nel pomeriggio da Vernazza, nel suo intervento al convegno sulla tutela del territorio. Il presidente ha ricordato che «con meno interessi da pagare potremmo avere 10, 20, 30 miliardi di euro da destinare alle priorità. La riduzione selettiva della spesa pubblica è la strada maestra. Non è vero -ha sottolineato- che non esistono priorità, sarebbe la negazione della politica».

Ue: riforma degna di sostegno. La Ue sostiene la riforma del lavoro italiana: «Ha intenzione di dinamizzare il mercato del lavoro, corrisponde al nostro obiettivo di creare un mercato più dinamico e la sua direzione è degna di sostegno» ha detto oggi il commissario Ue all’Occupazione Lazlo Andor.

Il governo va avanti, anche senza il consenso della Cgil. Dopo giorni di trattative serrate, la proposta che ieri il premier Mario Monti e il ministro del Lavoro, Elsa Fornero, hanno messo sul tavolo nel vertice a Palazzo Chigi prevede una consistente manutenzione dell’articolo 18. Il governo propone (tutti i dettagli sui licenziamenti) di lasciare il reintegro per i soli licenziamenti discriminatori mentre per i disciplinari ci sarà l’indennizzo o il reintegro; per gli economici solo l’indennizzo. Il reintegro nel posto di lavoro sarà possibile nei casi di licenziamento disciplinare considerato illegittimo dal giudice «nei casi gravi». L’indennità andrà da un minimo di 15 mesi a un massimo di 27 mesi tenendo conto dell’anzianità. «Né oggi né giovedì verrà firmato un accordo», ha detto Monti, riferendosi al nuovo incontro in calendario il 22, ribadendo che con le parti c’è stata «una consultazione», che «l’interlocutore principale è il Parlamento» e che «nessuno ha potere di veto. La Cgil ha espresso il proprio dissenso sull’articolo 18, tutti gli altri hanno espresso il loro consenso, quindi su questo per quanto riguarda il governo la questione è chiusa» e questo vuol dire che la proposta legislativa nel prossimo incontro fra il ministro Fornero e le parti sociali «non è più sottoposta a esame o analisi».

Bonanni. «Mi sembrava che Susanna Camusso volesse trovare una soluzione insieme a Cisl e Uil fino all’altro ieri, poi non capisco cosa sia successo» ha detto il segretario generale della Cisl, Raffaele Bonanni, secondo il quale sull’articolo 18 si è trovato un «compromesso onorevole». In serata, però, dal leader Cisl arriva una frenata: «Abbiamo trovato un compromesso che può essere ancora migliorato, se il Parlamento ci dà una mano noi gli diamo una mano. Stiamo lavorando in queste ore e abbiamo ancora due-tre giorni di tempo per modificare e migliorare il testo, perché non è definito». Lo afferma il leader della Cisl, Raffaele Bonanni.

Angeletti. L’assenso della Uil alla riforma del lavoro proposta dal governo è condizionata all’introduzione di modifiche. A ribadirlo è il segretario generale Luigi Angeletti, che in materia di articolo 18 chiede che venga prevista una verifica dei sindacati sulle motivazioni dei licenziamenti economici. Per la Uil, sottolinea Angeletti, la trattativa «non è chiusa» ma se non verranno apportate le modifiche richieste, «il nostro interlocutore diventa il Parlamento».

Pd. «E’ chiaro che su quel che c’è di buono nell’impostazione del governo – dice il segretario del Pd, Pier Luigi Bersani – e su quel che c’è da migliorare e da correggere, a questo punto dovrà pronunciarsi seriamente il Parlamento». In ogni caso, aggiunge, «non so se di accordo si può parlare». «Se devo concludere la vita dando il via libera alla monetizzazione del lavoro io non la concludo così. Non so come faremo ma dobbiamo chiedere dei passi avanti», è stato poi lo sfogo di Bersani. In serata arriva il duro intervento del presidente del Copasir: il testo sull’articolo 18 «è pericoloso e confuso» e «va migliorato»: così Massimo D’Alema al Tg3. «Non si stabilisce chi è che valuta se il licenziamento è discriminatorio, disciplinare o economico, occorre un vaglio, ad esempio in Germania è una valutazione affidata al giudice. Non si può lasciare solo all’impresa la decisione».

Rosy Bindi. «Questo governo è sostenuto da diverse forze politiche e può andare avanti se rispetta la dignità di tutte le forze che lo sostengono», ha detto il presidente del Pd Rosy Bindi chiede che «il Parlamento sia davvero sovrano e possa modificare profondamente la riforma del lavoro». «Accogliamo volentieri l’invito del presidente Napolitano – afferma Bindi – a guardare tutta la riforma e proprio per questo in Parlamento va profondamente modificata, perché introduce la libertà di licenziare ma non fa passi avanti sui precari, le donne ed i giovani». Per Bindi il governo dovrebbe ascoltare il Pd: «nella cena di giovedì scorso si era concordato che si concludesse l’accordo con tutte le parti sociali», ha concluso.

Casini: migliorare la riforma ma non annacquarla.
«La riforma del mercato del lavoro è un atto coraggioso – sostiene il leader dell’Udc, Pier Ferdinando Casini – La si può migliorare in Parlamento, ma non può essere né annacquata né svilita in alcun modo». Parlando della trattativa, Casini sottolinea che «è inevitabile andare avanti, anche se spiace che la Cgil abbia abbandonato il tavolo. Il presidente del Consiglio ha fatto bene ad andare avanti, ha dimostrato coraggio e può contare su una solida maggioranza in Parlamento. In ogni caso auspico che si sappia distinguere tra la legittima protesta e un clima di violenza che non può trovare alcuno spazio».

Alfano: trovato equilibrio, non arretrare. «Con questa riforma l’Italia va avanti – sostiene il segretario del Pdl, Angelino Alfano – ed era giusto che andasse avanti perché si trovava indietro in tutte le classifiche europee e internazionali. Noi difenderemo questa riforma. Sull’articolo 18 si è trovato un buon punto di equilibrio sul quale non si deve arretrare in Parlamento».

Idv: pronti a un Vietnam parlamentare. «Diciamo al presidente del Consiglio che l’Italia dei Valori non starà a guardare – dice il portavoce dell’Idv, Leoluca Orlando – e che farà tutto quanto è in suo potere per evitare questo scempio dei diritti. Siamo pronti a un Vietnam parlamentare e a scendere in piazza con i lavoratori e i disoccupati».

Fiom: pronti a tutto, follia su articolo 18. «Una follia che cancella l’articolo 18» sostiene il leader della Fiom, Maurizio Landini, secondo cui la riforma sul lavoro «non riduce la precarietà, non estende gli ammortizzatori, ma rende solo più facili i licenziamenti. La contrasteremo con ogni mezzo, con ogni forma di protesta democratica, nelle fabbriche e nel Paese. Non è da escludere alcuna iniziativa». Landini sottolinea la «gravità del provvedimento» a partire dall’articolo 18: «Si dà la libertà alle imprese di licenziare senza giusta causa, con un po’ di soldi il padrone caccia il lavoratore fuori dalle fabbriche. Così si violano i principi costituzionali. Ma anche il resto di riforma ha ben poco e non crea un posto di lavoro che sia uno. Chiediamo ai partiti di cambiare la riforma».

Ichino: la riforma ci avvicina all’Europa. «La legislazione del lavoro in Italia e il suo totale disallineamento rispetto al resto d’Europa è uno degli ostacoli maggiori al nostro sviluppo – ha detto il senatore del Pd e giuslavorista Pietro Ichino -. L’allinearsi alla legislazione europea su questo terreno e alle sue tecniche normative è una precondizione per riaprire l’Italia a investimenti di cui abbiamo vitale bisogno. Vivere questo progetto di riforma dell’articolo 18 come una medicina amara e indigesta da ingerire con il naso tappato da parte del Pd a me sembra molto fuori luogo. E’ necessario combattere prioritariamente una battaglia contro il dualismo del mercato tra protetti e non protetti. Questa battaglia è il cuore di questo progetto del governo Monti che attinge in larga parte a materiale programmatico elaborato in questi anni all’interno del Pd».

Mercoledì 21 Marzo 2012 – 12:26    Ultimo aggiornamento: 20:25
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fonte articolo
fonte vignetta

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One response to “Lavoro, Camusso: colpiti i più deboli Napolitano: la riforma non è solo l’art. 18. La Cgil verso 16 ore di sciopero”

  1. Alessandro Castelli says :

    A mio modestissimo parere sembra proprio che se fanno la riforma, poi possono fare anche gli investimenti per l’occupazione…ma mi sa tanto di arma a doppio taglio: in parte appare giustificata l’idea del “dinamismo” del mercato del lavoro che propongono, ma sembra anche una gran fregatura per tanti altri lavoratori…..Credo personalmente che se proprio ‘sto lavoro dovrà diventare “dinamico” perché non si trovano anche altre idee? Se aumentassero prima i Servizi e l’occupazione, aumenterebbero la ricchezza e il Ben-essere generale… Soprattutto per le fasce più deboli! Purtroppo sono i capitali che muovono le economie, ma se non si cambia davvero, il disagio sociale continua ad aumentare! E i capitali veri, guarda caso, restano fermi nelle banche e aumentano solo la ricchezza dei “potenti”i..! Credo sinceramente che qualcosa di buono sia stato fatto da questo governo, ma l’impostazione di base è sempre e soltanto la stessa: in una società dove valgono solo i soldi e che purtroppo ancora servono e certamente aiutano a vivere, cerchiamo almeno di far si che con questi soldi creino veramente sicurezze per il futuro…e magari tra 500 anni, anche l’Uomo capirà che neanche la moneta servirà più….

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