Archive | marzo 23, 2012

Plastica riciclata contro l’emergenza rifiuti, quando essere green non basta contro la crisi

Di che stupirsi, quando in un Comune che ‘piange’ miseria (pare) come quello di San Remo pare venga pagato un consulente tecnico per i rifiuti urbani qualcosa come 150.000 euro l’anno (e che, pare…,  in diversi anni di simili emolumenti percepiti non abbia prodotto un solo straccio di documento utile a giustificare la necessità della sua consulenza) cosa volete che sia un cassonetto non realizzato in plastica riciclata? Perlomeno, un effetto positivo (per qualcuno) c’è stato: con il cambio di ditta appaltatrice negli ultimi due anni San Remo ha visto lievitare il costo della Tarsu. E questo non pare, ma è certo. Con non tanto sottili differenze: le abitazioni private pagano un 35% in più, le banche, i supermercati, le assicurazioni da 5 volte ad un terzo di meno, i negozi e gli esercizi pubblici un 20% in più… Si dirà, ma San Remo è una città di ricconi, è giusto che chi ha la seconda casa paghi salato. Allora voglio ricordare che esistono anche qualcosa come 60.000 abitanti che vivono stabilmente tutto l’anno in questa città di ricconi, ma che, per la quasi totalità, ricconi non sono. Capito l’antifona? A pagare sono sempre i soliti. Cioè noi.

mauro

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Plastica riciclata contro l’emergenza rifiuti, quando essere green non basta contro la crisi

Il caso di un’azienda di Battipaglia, alle prese con il Pubblico che non paga, nonostante l’impegno per il territorio

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BATTIPAGLIA (SALERNO) – Un’azienda leader nella produzione di cassonetti di plastica per la raccolta differenziata nella regione che da più di un decennio vive l’emergenza rifiuti. Accade anche questo in Campania dove da quasi 50 anni è presente Jcoplastic, società italiana nata nel 1963 per fornire cassette alle aziende agricole del territorio e che negli ultimi tre lustri è riuscita a diventare una delle principali produttrici di attrezzature in plastica e a primeggiare nel settore del riciclo e della gestione dei rifiuti. L’azienda che ha il suo quartier generale a Battipaglia (Sa) e che controlla altri 9 stabilimenti (una a Sant’Angelo Le Fratte, in provincia di Potenza, altri due in Italia e altri cinque in Europa) esporta in tutto il Vecchio Continente e nel mondo attrezzature supertecnologiche per i settori dell’ecologia, dell’agricoltura e dell’industria. Tuttavia quella della Jcoplastic è la classica storia di una azienda italiana di successo che con la crisi economica vede sempre più restringersi i margini di profitto nel Belpaese sia a causa dell’impoverimento del settore pubblico che stenta a pagare le commesse (solo nel 2011 la società campana ha speso 140.000 euro in parcelle per recuperare i crediti vantati con le municipalizzate) sia per la malaburocrazia che ritarda e rallenta anche le procedure più semplici. Morale della favola: gli investimenti e il know-how della società si spostano sempre di più verso gli stabilimenti degli altri paesi europei dove la sinergia tra pubblico e privato funziona davvero e questa delocalizzazione di risorse rende sempre meno centrale la produzione italiana.

IL SUCCESSO – La filosofia verde della società campana si nota appena si arriva nel suo quartier generale. La megastruttura che ospita gli uffici e la fabbrica della Jcoplastic è dotata di un impianto fotovoltaico da 1,5 megawatt unito a un impianto di cogenerazione da un megawatt che riesce ad alimentare l’intera fabbrica e a soddisfare il suo completo fabbisogno energetico. Negli stabilimenti di Jcoplastic lavorano 331 dipendenti che usano esclusivamente macchinari italiani: nel 2011 l’azienda ha fatturato circa 100 milioni di euro, metà realizzato in Italia e il resto nelle controllate europee che esportano anche verso l’America, l’Asia e l’Africa. Negli anni scorsi la società è riuscita a vendere i suoi prodotti ecologici alle municipalizzate delle principali capitali europee come Berlino, Stoccolma, Varsavia e Vienna. I prossimi investimenti sono indirizzati verso alcuni paesi molto sensibili al problema ambientale come Australia e Nuova Zelanda e ad alcune nazioni emergenti tra cui Argentina e Brasile. Uno degli ultimi successi dell’azienda salernitana è il cassonetto dei rifiuti superleggero: il contenitore, che pesa appena 5 kg e rende lo smaltimento dei rifiuti estremamente facile, è il cassonetto in materiale plastico più leggero del mondo. Altrettanto innovativo, ma di minor successo è Jcotracer, un sistema elettronico che grazie a un microchip installato nei cassonetti o nei contenitori permette di tracciare i percorsi dei container: il dispositivo consente non solo di sapere il tempo impiegato dal cassonetto per raggiungere la destinazione finale, ma anche il momento e il luogo esatto dove è avvenuto lo sversamento dei rifiuti.

http://images2.corriereobjects.it/Media/Foto/2012/03/23/impiantofotovoltaico.JPG?v=20120323185806
L’impianto fotovoltaico della Jcotracer

CRISI ECONOMICA – Nonostante i successi e la capacità di imporsi sui mercati continentali e internazionali, anche l’azienda campana, come tante piccole e medie imprese italiane, soffre l’attuale crisi economica. Negli ultimi anni i profitti sono drasticamente diminuiti in Italia, mentre continuano a crescere negli altri paesi: «Ormai abbiamo deciso di adottare una politica molto selettiva nel nostro paese – dichiara Antonio Foresti, amministratore delegato della società – Cerchiamo di evitare di lavorare con quelle municipalizzate che stentano a pagare le commesse. Purtroppo però quasi tutte le società controllate dai Comuni italiani ritardano troppo a lungo i pagamenti». Secondo Foresti, nel nostro paese non è premiata la capacità delle aziende che innovano e sono all’avanguardia in materia ecologica e per sopravvivere il suo gruppo, se nulla cambia in Italia, sarà costretto a investire esclusivamente all’estero: «Lo dico a malincuore, ma anche i paesi più vicini all’Italia offrono opportunità migliori – continua Foresti – Nonostante la vulgata corrente in Campania e in Italia vi sono diverse aziende efficienti che riciclano e sono ecosostenibili. Tuttavia vi è una totale mancanza di supporto da parte delle amministrazioni pubbliche. Siamo stati tra i primi al mondo a produrre cassonetti in plastica riciclata per la raccolta differenziata e da anni ci battiamo affinché siano adottati anche nelle città italiane. Da qualche anno sono in gran parte usati nelle principali città d’Europa, ma poco in quelle del nostro paese. In Italia questi tipi di contenitori non sempre sono preferiti e si continuano a usare quelli prodotti con le materie prime vergini più pesanti e meno sostenibili».

L’OPPORTUNISMO DEI TEDESCHI E LE DIVISIONI ITALIANE – Il grande cruccio di Foresti, che sembra rianimarsi solo quando ammira i macchinari “tutti italiani” mentre lavorano il materiale plastico, è l’incapacità delle amministrazioni pubbliche di riuscire a valorizzare le eccellenze tecnologiche del nostro paese: «I tedeschi erano in ritardo rispetto a noi in questo settore – continua l’amministratore delegato – ma le loro amministrazioni pubbliche hanno imposto che i cassonetti per la raccolta differenziata fossero tutti di plastica riciclata e costassero il meno possibile alle municipalizzate. Adesso basta girare per qualsiasi cittadina teutonica e si noterà che tutti i contenitori della differenziata sono neri (il colore che assume la plastica più economica quando è riciclata) e costano circa il 20% in meno rispetto a quelli prodotti con materiale vergine. Solo in Italia si presentano bandi pubblici in cui si chiedono cassonetti variopinti e anti-ecologici. Ciò non solo provoca un danno all’ambiente, ma costa di più alle tasche dei cittadini».

Francesco Tortora

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fonte articolo

Secessione: la Sardegna approva un ordine del giorno

Secessione, la Sardegna approva un ordine del giorno

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DI ROBERTO GALULLO
ilsole24ore.com

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Il rischio secessione soffia da Cagliari e non solo dalla sede della Lega Nord di Via Bellerio a Milano. Per la prima volta nella storia italiana una Regione sottoporrà a verifica le ragioni della permanenza nello Stato, il fisco, il sistema dei diritti e dei doveri, gli obblighi di sussidiarietà e leale collaborazione tra istituzioni. In altre parole: le ragioni dello stare insieme.

Con 31 voti favorevoli e 25 contrari ieri il Consiglio regionale della Sardegna ha approvato l’ordine del giorno presentato da Partito sardo d’azione, Sel, Udc, Fli, Idv, Api. Ha votato a favore una parte del Pdl e contro tutto il PD e i Riformatori.

Ecco cosa dice l’ordine del giorno approvato: “Il Consiglio regionale, preso atto delle ripetute violazioni dei principi di sussidiarietà e di leale collaborazione da parte del Governo e dello Stato italiano nei confronti della Regione Sardegna, delibera di avviare una sessione speciale di lavori, aperta ai rappresentanti della società sarda, per la verifica dei rapporti di lealtà istituzionale, sociale e civile con lo Stato, che dovrebbero essere a fondamento della presenza e della permanenza della regione Sardegna nella repubblica italiana”.

«Accadrà tutto in modo pacifico e legale e senza esiti precostituiti. Per la prima volta la Sardegna giudicherà l’Italia, senza separatismi, senza eversione – si legge nel sito del Partito sardo d’azione – ma solo ponendo sul piatto una questione semplice: stare in uno Stato comporta la vigenza di un patto equilibrato e giusto, quale oggi questo patto non è. Adesso, per lo meno, se ne parla. L’altra novità è che il tema Sardegna attraversa gli schieramenti, si radica soprattutto nelle forze libere dal dogmatismo bipolare e scompagina le appartenenze per crearne di nuove e di più fresche. Da qui si deve partire per costruire una novità».

Roberto Galullo
Fonte: http://www.ilsole24ore.com
Link: http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2012-03-22/secessione-sardegna-approva-ordine-130102.shtml?uuid=Abur6NCF
22.03.2012

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ATTACCO TERRORISTICO FRANCESE: TUTTE LE CARATTERISTICHE DI UNA PSY-OP

E FALSE FLAG DELL’INTELLIGENCE

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DI KURT NIMMO
infowars.com

Mohammed Merah, il sospettato dell’uccisione di sette persone fuori da una scuola ebraica a Tolosa, in Francia, si inserisce nel modello di una risorsa di intelligence di al-Qaeda. Secondo la BBC, era nel mirino delle autorità francesi a causa dei viaggi che ha fatto in Afghanistan e nella “roccaforte militante” del Waziristan in Pakistan.

Più specificamente, Merah è stato gestito dal servizio di intelligence DCRI francese “per anni”, secondo Claude Gueant, ministro degli Interni.

Merah, un cittadino francese di origine algerina, fu arrestato il 19 dicembre 2007, e fu condannato a tre anni di carcere per aver piazzato bombe nella provincia meridionale di Kandahar in Afghanistan.

Nel mese di aprile del 2011, gli Stati Uniti hanno ammesso l’esistenza di prigioni militari segrete in Afghanistan, dove i sospetti terroristi sono detenuti e interrogati senza accuse.

Il famigerato centro di detenzione della base aerea di Bagram è gestito dal Joint Special Operations Command e dal Defense Counterintelligence and Human Intelligence Center della DIA (DCHC).

Il DCHC “sarà responsabile dello sviluppo di ‘operazioni di controspionaggio offensive” … funzionalità del Dipartimento della Difesa, che può comportare sforzi per penetrare, ingannare e disattivare attività di intelligence straniere dirette contro le forze Usa,” ha riferito Secrecy News nel 2008 dopo che il governo ha annunciato la creazione del DCHC.

Il Pentagono e la CIA sono specializzati nella creazione di terroristi, come parte di una cosiddetta dottrina della guerra segreta e non convenzionale risalente alla fine della seconda guerra mondiale (vedi Michael McClintock di strumenti per governare: la Guerilla degli Stati Uniti, Controinsurrezione e antiterrorismo, 1940 – 1990 per un esame approfondito).

Anche se praticamente ignorato dai mass media, è un fatto assodato che la CIA e l’intelligence pakistana hanno creato quella che oggi è conosciuta come al-Qaeda dai resti dei mujaheddin afghani dopo la guerra sotto copertura da 3 miliardi di dollari della CIA contro l’Unione Sovietica in Afghanistan .

Fu il cosiddetto Safari Club – organizzato sotto la CIA e con la partecipazione delle agenzie di intelligence di Francia, Egitto, Arabia Saudita, Marocco e Iran (sotto lo Scià) – che iniziò subito a diffondere la minaccia in gran parte artificiosa del terrorismo internazionale, prima e durante la guerra costruita dalla CIA in Afghanistan (vedi Peter Dale Scott, Avvio della Guerra al Terrore degli Stati Uniti: la CIA, 9/11, Afghanistan e Asia centrale ).

I servizi segreti sono specializzati nella segreta – non tanto segreta – creazione di terroristi che vengono poi utilizzati per fornire una cinica raison d’être per il lancio di interventi militari in tutto il mondo e anche come pretesto per costruire ed espandere uno Stato di polizia di sorveglianza a livello nazionale.

Un esempio da manuale di questo processo è il fallimento di mutanda bomber, nel giorno di Natale 2009 – in seguito rivelato come un evento sotto falsa bandiera – che è stato sfruttato per fare pressione per l’installazione di porno body scanner che emettono pericolose radiazioni negli aeroporti degli Stati Uniti.

Il fatto che Mohammed Merah era sotto la custodia del Joint Special Operations Command in Afghanistan – e la sua presunta permanenza nel carcere di Sarposa, secondo quanto riferito orchestrata dai talebani (anch’essa creata dalla CIA e dall’ISI pakistano) – sollevano certamente domande sull’attacco in Francia, dove, presto, si terrà un’elezione nazionale.

Il Telegraph riferisce che gli attacchi di Merah presumibilmente connesso ad al-Qaeda, giocheranno in favore dell’elezione del candidato del Front National Marine Le Pen, che probabilmente non diventerà mai il presidente della Francia.

Tuttavia, ha fornito a Nicolas Sarkozy un pretesto per mettere la parte meridionale della nazione in massima allerta e per annullare le campagne dei contendenti alla presidenza. Sarkozy potrà trarre vantaggi dagli attacchi terroristici e giocare il ruolo di leader forte nel corso di una crisi nazionale.

“E’ probabile che a breve termine il presidente Nicolas Sarkozy ne trarrà vantaggio. Immediatamente si è fatto carico. Si è precipitato sulla scena. Ha sospeso la sua campagna. Ha parlato come presidente della repubblica”, scrive Gavin Hewittdella BBC.

Versione originale:

Kurt Nimmo
Fonte: http://www.infowars.com
Link: http://www.infowars.com/french-terror-attack-all-the-hallmarks-of-an-intelligence-psy-op-and-false-flag/
22.03.2012

Versione italiana:

Fonte: http://ilupidieinstein.blogspot.it
Link: http://ilupidieinstein.blogspot.it/2012/03/attacco-terroristico-francese-tutte-le.html
22.03.2012

Traduzione a cura di ANNA MOFFA

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ASSURDO TOTALE – Il Tar multa il sindaco anti slot-machine. Voleva proteggere i minorenni di Verbania

Voleva proteggere i minorenni di Verbania

Il Tar multa il sindaco anti slot-machine

Aveva ordinato che fossero spente al mattino
I giudici: ordinanza illegittima, sanzione da 1,3 milioni

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di  GIAN ANTONIO STELLA

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I ragazzini bigiano la scuola per giocare alle slot-machine fino a diventare schiavi della droga del gioco? Non è un problema sanitario ma di ordine pubblico. Quindi il sindaco stia alla larga e non danneggi le società-casinò. Lo dice una sentenza del Tar contro il Comune di Verbania. Chiamato a pagare quasi un milione e mezzo di euro sulla base di una legge vecchia come il cucco del 1931.

Sono passati ottantuno anni,da quando Mussolini fece il «suo» Codice penale firmato da Alfredo Rocco. Era l’anno in cui il Canada diventò uno Stato sovrano, la Spagna cacciò il Re e si fece Repubblica e Guglielmo Marconi schiacciò un bottone a Pisa per illuminare il Cristo Redentore a Rio. Insomma: era tantissimo tempo fa. Quando i manuali di polizia dicevano che «la moglie non può essere commerciante senza il consenso espresso o tacito del marito». O che «è indiscutibile come il danno che dall’adulterio della donna ricade sul marito sia infinitamente più grave del danno che dall’adulterio del marito ricade sulla moglie: una moglie tradita, dice il Moggione, può essere compianta, un uomo ingannato è ridicolo se ignora, disonorato se sopporta, vituperevole se accetta cinicamente il suo stato».

Da oltre sessant’anni Fëdor Dostoevskij aveva raccontato ne «Il giocatore» come la febbre del gioco possa essere una malattia rovinosa. Ma certo mancava del tutto, a quei tempi, la consapevolezza attuale della gravità esplosiva del problema. Anche perché negli ultimi anni, ricordiamolo, la situazione è precipitata. A causa della scelta oscena dello «Stato biscazziere», dal 2000 a oggi siamo passati infatti da 4 a 76 miliardi di euro giocati legalmente, più almeno un’altra decina nel circuito illegale. Una catastrofe per decine di migliaia di famiglie. Con una spesa annuale, dalle slot machine ai casinò online sui quali lo Stato pilucca vergognosamente lo 0,14%, di 1.260 euro pro capite.

Davanti alla deflagrazione del problema, il 30 maggio 2005, quando i soldi buttati nel gioco erano quintuplicati rispetto ai cinque anni prima, la giunta comunale di Verbania, allora di centrosinistra e guidata da Claudio Zanotti, giustamente convinto di avere la responsabilità della salute dei cittadini, decise dunque di mettere un argine sugli orari. Così da scoraggiare almeno la tentazione di tanti scolari di bigiare la scuola per andare a giocare alle macchinette. E fece un’ordinanza stabilendo che queste potessero essere in funzione soltanto dalle 3 del pomeriggio alle 10 di sera. Una scelta condivisa anche dall’opposizione che governa oggi la città con il sindaco Marco Zacchera: «Verbania ha 31.500 abitanti e la sola società Euromatic (poi ci sono le ditte concorrenti!) gestiva all’instaurarsi della causa (oggi sono perfino di più) ben 402 apparecchi. Non so se mi spiego: uno ogni 78 abitanti. Altro che Las Vegas!».

Quale sia il risultato di 15 sale gioco più centinaia di macchinette sparse per i bar lo racconta Aurora Martini, responsabile dei servizi sociali del Comune: «Il problema è enorme. Donne della piccolissima borghesia che col gratta e vinci si sono rovinate arrivando a rubare i soldi al marito e ai figli. Pensionati che si fanno fuori la pensione e i risparmi. Vecchi assediati dall’usura che non escono più di casa e muoiono in modo “strano” dopo avere mostrato un tale terrore da non aprire la porta neppure ai ragazzi del centro sociale che portavano loro il pasto caldo. Gente che smette di pagare l’affitto e non viene buttata in strada solo perché abita in case pubbliche e gli enti, sbagliando, fanno finta di non vedere».

Ma che importa, a chi su quelle macchinette fa business? Ed ecco che la società Euromatic e un bar a essa collegato hanno fatto ricorso al Tar di Torino. Il quale, senza neppure porsi il problema che il Codice Rocco sia incartapecorito rispetto ai tempi d’oggi, alle emergenze sopravvenute, alla decisione dell’Oms di considerare quella del gioco una patologia individuale e sociale, invece di sollevare il tema davanti alla Corte costituzionale, ha preso la legge di ottant’anni fa che vedeva la questione delle bische e del gioco come un problema esclusivamente di ordine pubblico, e l’ha applicata così com’è. Una scelta paragonabile a quella di entrare in Facebook con penna d’oca e calamaio.

Ed ecco il verdetto: «Mediante la previsione di un orario di “disattivazione” degli apparecchi da gioco il Comune si è arrogato una potestà normativa che non trova sostegno in alcuna disposizione legislativa…». Infatti, stando anche alla sentenza 237 della Suprema corte del 2006, «i profili relativi all’installazione degli apparecchi e congegni automatici da trattenimento o da gioco presso esercizi aperti al pubblico, sale giochi e circoli privati» disciplinati dal regio decreto del 1931 «afferiscono alla materia “ordine pubblico e sicurezza”» di «competenza esclusiva dello Stato».

Del tutto indifferente ai drammi delle patologie, la sentenza prosegue ribadendo quindi che «si tratta di una materia che si riferisce alla prevenzione dei reati e al mantenimento dell’ordine pubblico». Di conseguenza, con quella ordinanza fatta senza alcuna «copertura» legislativa, il Comune ha inciso «negativamente su situazioni soggettive dei privati connesse alla libertà di iniziativa economica». E non si permettesse di rivendicare il diritto di fissare gli orari degli esercizi pubblici perché può farlo «unicamente “al fine di armonizzare l’espletamento dei servizi con le esigenze complessive e generali degli utenti” e non anche per finalità inerenti alla sicurezza pubblica».

Una posizione, sia chiaro, formalmente ineccepibile. Tanto che gli avvocati del Comune hanno consigliato a Zacchera di non fare neppure ricorso al Consiglio di Stato: sarebbero soldi buttati. La legge è platealmente inadeguata ma finché non viene scaraventata nel cestino è legge. A quel punto la Euromatic, passata in giudicato la sentenza, ha chiesto «il risarcimento di tutti i danni patrimoniali e non patrimoniali derivanti dall’attuazione di tale regolamento per via delle illegittime, quanto gravose, limitazioni dal medesimo recate all’orario di attivazione degli apparecchi da gioco».

Quanto? «Le perdite subite dalla società Euromatic srl in conseguenza della colpevole attività posta in essere dall’ente locale sono state prudenzialmente stimate in circa 1.350.000 euro». Non basta: «A ciò dovranno aggiungersi i pregiudizi da perdita di chance indotti dallo sviamento di clientela verso Comuni limitrofi o prodotti di gioco congeneri e/o diversi dagli apparecchi…». «Per la miseria!», è sbottato il sindaco davanti all’enormità della cifra, «E quanto guadagnano queste società? L’Agenzia delle Entrate è al corrente di questi affaroni?»
Il tocco finale è così peloso da essere irresistibile: «La società comunica che una parte dei proventi che saranno liquidati in suo favore all’esito del giudizio instaurato dinanzi al Tar saranno devoluti a un’associazione locale contro il gioco patologico e problematico». Troppa grazia, signori biscazzieri… Troppa grazia…

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Due donne, la t-shirt e Diliberto “Non stupitevi di questo odio”

“Sono loro che fanno di tutto per farsi odiare. Ha visto come si presentano? Scortati, cordoni di polizia, camionette”

Due donne, la t-shirt e Diliberto
“Non stupitevi di questo odio”

La donna della maglietta che ha messo nei guai Diliberto dice solo: “Ho fatto una leggerezza, mi dispiace”. Ma parla l’amica che era con lei alla manifestazione davanti alla Camera

http://www.repubblica.it/images/2012/03/22/191506588-c03b2edb-d3b4-4080-b486-0e53a2a21571.jpg

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di ANNALISA CUZZOCREA

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ROMA - Era lì per il marito, che doveva andare in pensione tra qualche mese e invece aspetterà degli anni. Era andata a protestare davanti a Montecitorio insieme ad altre persone: aziende diverse, storie diverse, in comune solo la rabbia contro il governo, e contro la politica. La signora della maglietta che ha messo in imbarazzo il segretario del Pdci Oliviero Diliberto – la t-shirt nera con la scritta “La Fornero al cimitero” – non vuole spiegare.
Dice solo: “La mia è stata una leggerezza, vorrei che la cosa fosse messa a tacere, mi dispiace”.

Per lei parla un’amica, la donna bionda con la giacca rossa che nel video pubblicato da Repubblica.it 1 conversa con Diliberto. M.G.R. è una lavoratrice Ibm e aveva sul petto un altro slogan: “Senza stipendio, senza pensione, grazie Fornero”. Anche lei doveva andare in pensione all’inizio del 2013, e aveva accettato uno “scivolo” di un anno che adesso non la porterà da nessuna parte. Ha un marito pensionato, un figlio che studia all’università. E non giudica, non se la sente di condannare quella maglietta.

Quello slogan è gravissimo. Lei avrebbe indossato una maglietta così?
“Quello non è lo slogan dell’Ibm, la signora non c’entra niente con noi, ma quella maglietta l’aveva già indossata un’altra volta, al ministero del Lavoro, e non era successo niente. Stavolta c’è stato tanto scandalo solo perché si è voluta strumentalizzare la presenza di Diliberto”.

E’ uno slogan orrendo e violento.
“Può non piacere, ma ognuno fa le sue scelte. Tutto questo scandalo non lo capisco, ci sono cose in Italia di cui vergognarsi veramente, come le persone che stanno in Parlamento anche se sono state condannate. E invece, ci si dovrebbe vergognare per una maglietta?”.

Se istiga all’odio sì.
“Ma lei le ha viste le reazioni su certi siti? A quella donna le persone fanno i complimenti, le chiedono “Dove l’hai presa la t-shirt, la voglio anch’io”. Mi fanno ridere quelli che parlano di istigazione alla violenza, noi siamo gente che va a volto scoperto, che ha sempre pagato le tasse, e che nonostante questo prende sempre le botte. La vera
violenza è in chi decide delle nostre vite nel totale disprezzo di quel che ci accade”.

Secondo lei Diliberto l’aveva letta, quella scritta?
“Il video è chiarissimo. Ma poi, che doveva fare? Dire “Vade retro signora, se la tolga”. Lei gli ha parlato della figlia che ha fatto un esame all’università con lui, poi hanno fatto la foto, e l’ho fatta anch’io”.

Come mai vi eravate già incontrati, voi dell’Ibm e quella signora? C’è un gruppo di protesta dei cosiddetti “esodati”?
“Io ho conosciuto qualcuno su Facebook, nel gruppo “Giulemanidallepensioni”. Parliamo di come ci sentiamo, della rabbia che proviamo. Non dormiamo più la notte, molti vanno avanti ad ansiolitici. Spesso ci siamo detti che non avremmo mai immaginato di provare sentimenti così forti: un tale disgusto. E odio, sì. Odio. Ma sono loro che fanno di tutto per farsi odiare. Ha visto come si presentano? Scortati, cordoni di polizia, camionette. I reali scandinavi possono andare tra la gente in bicicletta. Se loro hanno paura è perché sanno bene quanta rabbia generano le decisioni che prendono sulla pelle della gente”.

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