Archive | giugno 4, 2012

ROMA, EMERGENZA RIFIUTI – Sottile: «Il nuovo sito è Pian dell’Olmo» Abitanti di Riano in rivolta: «Vergogna!»

LEGGI: Malagrotta: l’Ue andrà alla Corte di Giustizia contro l’Italia

EMERGENZA RIFIUTI

Sottile: «Il nuovo sito è Pian dell’Olmo»
Abitanti di Riano in rivolta: «Vergogna!»

Bagarre al ministero dell’Ambiente, il prefetto lascia la sala
Bloccata la Tiberina. I residenti: «Faremo ricorso al Tar»

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Il prefetto Goffredo Sottile, commissario per l'emergenza rifiuti a Roma
Il prefetto Goffredo Sottile, commissario per l’emergenza rifiuti a Roma

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ROMA – Sarà Pian Dell’Olmo a ospitare la discarica che sostituirà Malagrotta. Lo ha comunicato il commissario per l’emergenza rifiuti a Roma, Goffredo Sottile, dopo la conclusione del vertice al ministero dell’Ambiente sull’emergenza rifiuti della Capitale. Circa un’ora di colloquio, quindi, tra il ministro, Corrado Clini, il neo commissario, Goffredo Sottile, ma anche il presidente della Regione Lazio, Renata Polverini, il sindaco di Roma, Gianni Alemanno, e il presidente della Provincia di Roma, Nicola Zingaretti. La scelta per la discarica temporanea è ricaduta su Pian dell’Olmo. «Io non mi devo vergognare di nulla – ha spiegato il prefetto Sottile – perchè tra i siti che mi erano stati proposti questo ha le caratteristiche. Faremo tutti i dovuti accertamenti. Io sono commissario dal 25 maggio e non avevo tempo di fare verifiche ma ne sono state fatte di molte e severe per vedere ciò che prescrivono le normative nazionali e comunitarie».

Gli abitanti di Riano bloccano la Tiberina (Jpeg)Gli abitanti di Riano bloccano la Tiberina (Jpeg)
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LA PROTESTA – L’annuncio, al ministero dell’Ambiente, è stato accolto da un coro di «no» e di «vergogna, vergogna» da parte dei cittadini della zona Pian dell’Olmo presenti in strada. E una delegazione di Riano, capeggiata dal vicesindaco del paese, Italo Arcuri, presente alla conferenza stampa, ha iniziato a urlare contro Sottile. A più riprese i contestatori sono stati invitati a lasciar parlare il prefetto e i giornalisti, fino a quando, dopo che il vicesindaco ha interrotto ancora una volta, il prefetto si è alzato e ha lasciato la sala. Subito dopo il tempestoso vertice i cittadini di Riano hanno lanciato un appuntamento per un presidio, che ha bloccato la Tiberina al km. 7.500, al bivio tra Quadro Alto e Pian dell’Olmo. L’invito al sit-in è circolato anche su Facebook: «Tutti al presidio di Pian dell’Olmo, ci si sta organizzando per mega manifestazione di protesta. Accorrete tutti». Al momento i partecipanti sono circa 500. E intanto è già probabile un altro ricorso al Tar del Lazio.

La protesta iniziata nella notte di domenica 3 giugno (Jpeg)La protesta iniziata nella notte di domenica 3 giugno (Jpeg)

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VICE SINDACO IN PIAZZA – Per dire no all’ipotesi Pian dell’Olmo, i cittadini di Riano si erano incatenati già domenica notte. Al sit-in anche Arcuri, secondo il quale il sindaco, Marinella Ricceri, aveva chiesto un incontro «urgente» al commissario Sottile: «Se il sito sarà Pian dell’Olmo – aveva detto il vice-sindaco – chiedo le dimissioni dei ministri della Sanità e dei Beni Culturali visto che a 500 metri ci sono una scuola e un’area sottoposta a vincolo archeologico e che oltretutto l’autorità del Bacino del Tevere considera la zona a rischio esondazione poiché è divisa dal fiume soltanto da una strada. Sarebbe una scelta sbagliata e pericolosa per la salute pubblica e noi ci opporremo con tutte le nostre forze».

I cittadini di Riano al ministero dell'Ambiente durante il vertice (Jpeg)I cittadini di Riano al ministero dell’Ambiente durante il vertice (Jpeg)
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LE SANZIONI DELL’UE – Ma l’ipotesi più accreditata per la nuova discarica era sembrata fin da subito quella di Pian dell’Olmo, nel territorio del XX Municipio, al confine con il Comune di Riano. Sottile, che ha cercato la massima condivisione sulla scelta, per giorni ha analizzando le varie aree prese in esame dagli studi della Regione. Sulla decisione finale ha pesato anche il monito arrivato nei giorni scorsi dall’Ue, che ha concesso due mesi per rispettare le direttive comunitarie e ammassare nelle discariche del Lazio, compresa Malagrotta, «solo rifiuti trattati». Se anche stavolta le richieste di Bruxelles non dovessero essere ascoltate, il Lazio rischia pesantissime sanzioni.

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fonte roma.corriere.it

LA VERTENZA – Fiat-Fiom, il giudice di Modena manda il rebus alla Consulta

Fiat-Fiom, il giudice di Modena manda il rebus alla Consulta

Nuovo round dello scontro fra Marchionne e i metalmeccanici Cgil, esclusi dalla pratica sindacale per non aver firmato l’accordo di gruppo. Il Lingotto conduce per 11 verdetti a favore contro 7, ma l’ennesimo tribunale stavolta solleva la questione di legittimità costituzionale. Il ricorso sul caso degli stabilimenti Ferrari, Maserati e Cnh

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ROMAAl momento, in termini sportivi, il risultato è di 11 a 7 per la Fiat. In tanta incertezza, l’ennesimo tribunale chiamato a pronunciarsi sui ricorsi della Fiom ha ritenuto che i dubbi siano tali da richiedere il chiarimento della Corte Costituzionale. E’ stato il giudice di Modena a sollevare formalmente la questione di legittimità costituzionale rispetto all’esclusione dei delegati Fiom dalle attività sindacali all’interno delle fabbriche del gruppo Fiat.

La tesi del Lingotto, che nega la pratica sindacale alla Fiom non avendo essa sottoscritto il contratto di gruppo voluto da Sergio Marchionne, è stata finora ritenuta legittima da 11 dei 18 tribunali che finora si sono pronunciati nel merito. Altri sette hanno invece accolto il ricorso della Fiom, intimando alle aziende coinvolte di consentire l’attività sindacale alle tute blu della Cgil.

Stavolta, il giudice di Modena, chiamato a pronunciarsi sui ricorsi Fiom relativi agli stabilimenti Ferrari, Maserati e Case New Holland (Cnh), ha ritenuto “rilevante e non manifestamente infondata l’eccezione di legittimità costituzionale dell’articolo 19 della legge 300/1970 per contrasto con gli articoli 2,3 e 39 della Costituzione”. Di conseguenza, ha sospeso il giudizio di merito e disposto “l’immediata trasmissione degli atti alla Corte Costituzionale”.

“E’ evidente – commenta Giorgio Airaudo, segretario nazionale della Fiom per l’auto – che la Fiat ha operato ai limiti delle leggi e delle interpretazioni costituzionali ed è quindi ovvio che ci siano giudizi diversi tra i tribunali e che si sia arrivati al rinvio alla Corte Costituzionale. Non è solo opinione della Fiom. Va ripristinato il diritto dei lavoratori a scegliere il sindacato e la rappresentanza sindacale che vogliono, così come prevede la Costituzione”.

Sarà dunque la Consulta a stabilire se l’articolo 19 dello Statuto dei lavoratori – là dove afferma che “le rappresentanze sindacali aziendali possono essere costituite nell’ambito delle associazioni sindacali che siano firmatarie di contratti collettivi di lavoro applicati nell’unità produttiva” – confligga in qualche modo con gli articoli della Costituzione che tutelano i diritti e l’uguaglianza del cittadino e “l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale” del Paese.

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fonte repubblica.it

Arrestato a Berlino il porno killer canadese. Aveva ucciso e fatto a pezzi uno studente cinese / VIDEO: LUKA ROCCO MAGNOTTA ARRESTED

LUKA ROCCO MAGNOTTA ARRESTED

Pubblicato in data 04/giu/2012 da

The “Canadian psycho” is in police custody in Berlin, Germany, after having been discovered at an Internet cafe.

A 29-year-old Canadian man wanted in a gruesome slaying and dismemberment investigation has been arrested in Berlin, according to German police.

Luka Rocco Magnotta was arrested in the German capital at about 2 p.m. (local time) on Monday, Berlin police spokesperson Stefan Rieldich told CTV News.

Montreal police have yet to confirm the claim, but say they are aware of the report.

Meanwhile, Rieldich said Magnotta is being transported to a prison where he’ll be held for questioning. He is expected to appear in court on Tuesday.

A report in the German newspaper Bild suggests Magnotta was discovered at an Internet cafe. But Rieldich couldn’t confirm the exact location of the arrest.

An officer was able to confirm Magnotta’s identity, said Rieldich, but it’s unclear whether the suspect gave his name willingly or had documentation seized.

Magnotta, the subject of an Interpol “red notice,” is wanted in the death of Jun Lin, a 33-year-old Chinese student at Montreal’s Concordia University.

Lin’s torso was discovered in a suitcase outside the accused’s apartment last week. Police later linked the partial corpse to a severed hand and foot that were mailed to the offices of political parties in Ottawa.

Rieldich said Berlin city police are working with officers at a federal level, who are expected to begin sharing information with their Canadian counterparts.

Arrestato a Berlino il porno killer canadese
Aveva ucciso e fatto a pezzi uno studente cinese

Finita la fuga della pornostar ricercata dall’Interpol. È stato fermato in un internet cafè. Si era rifugiato anche in Francia


fonte immagine

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di Guido Olimpio

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MILANO – Luka Rocco Magnotta, il killer sadico canadese, sarebbe stato arrestato a Berlino. A rivelarlo il quotidiano tedesco «Bild». Secondo indiscrezioni il canadese è stato individuato e fermato in un Internet Cafè nel quartiere berlinese di Neukoelln. Ora gli agenti attendono la verifica attraverso le impronte digitali. Le notizie dalla Germania hanno seguito informazioni che ipotizzavano una possibile fuga dell’omicida in Romania o in un altro paese a bordo di un bus partito da Parigi. Proprio in Francia sono emerse diverse segnalazioni sulla presenza di Magnotta, il cui vero nome è Eric Newman. Uomo dalla doppia vita, porno attore, modello, l’omicida ha ucciso uno studente cinese a Montreal, lo ha sezionato e ne ha spedito dei resti a due partiti canadesi. Quindi ha raggiunto, con un volo di linea, Parigi. Ed ecco gli avvistamenti. Magnotta, 29 anni, ha dormito in

La foto segnaletica dell'Interpol (afp)La foto segnaletica dell’Interpol (afp)

una pensione in compagnia di un giovane forse conosciuto in un locale pubblico. Quindi è stato riconosciuto dal proprietario di un bar nella parte est di Parigi. E la polizia francese ne aveva individuato poi i movimenti seguendo le tracce – sembra – del suo cellulare.

CANNIBALISMO E MANIE DI GRANDEZZA – Con manie di grandezza, psicopatico, Magnotta aveva preparato da tempo la sua fuga ma invece di starsene nascosto si è fatto vedere in giro in alcuni locali della capitale francese. E non poteva passare inosservato: in un bar era in compagnia di un uomo definito dai testimoni «un gigante». A questi elementi se ne sono aggiunti altri individuati dalla polizia francese durante indagini frenetiche. C’era il timore che potesse uccidere di nuovo in quanto aveva minacciato di farlo. E’ dunque possibile che il killer abbia cercato un nascondiglio in Germania. E la mossa sembra essere stata fatale.

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Tutti i volti del porno killer Tutti i volti del porno killer     Tutti i volti del porno killer     Tutti i volti del porno killer     Tutti i volti del porno killer     Tutti i volti del porno killer

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Guido Olimpio
twitter@guidoolimpio

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fonte corriere.it

Emanuela Orlandi, Mirella Gregori e la pista dei preti pedofili a Boston

La missiva che annunciava l’uccisione dell’ostaggio e’ stata spedita da Boston


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Emanuela Orlandi, Mirella Gregori e la pista dei preti pedofili a Boston

I legami con la città dello scandalo: una lettera col timbro postale di «Kenmore Station» e le telefonate dell’«Amerikano»

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di Fabrizio Peronaci

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ROMA – C’è un filo robusto - rimasto sottotraccia nelle decine di faldoni dell’inchiesta aperta da 29 anni presso la Procura di Roma – che lega la scomparsa di Emanuela Orlandi e Mirella Gregori allo scandalo dei preti pedofili a Boston. Una vicenda che nel 2002 sconvolse la Chiesa cattolica, lasciò sgomenti milioni di fedeli americani per i sistematici abusi su minori coperti dai vertici ecclesiastici e portò alle dimissioni dell’arcivescovo Bernard Francis Law, poi tornato a Roma nel 2005 in qualità di arciprete della basilica di Santa Maria Maggiore.

Mirella, Emanuela. Due ragazzine quindicenni accomunate da un atroce destino: la prima sparì nel piazzale di Porta Pia il 7 maggio 1983, dopo aver detto alla mamma che doveva incontrarsi con gli amici, e la seconda (figlia del messo pontificio di Wojtyla) il successivo 22 giugno, all’uscita della lezione di flauto a Sant’Apollinare. Un duplice mistero che da tre decenni fa perdere il sonno agli investigatori. E che – considerata l’ipotesi di una mai chiarita Vatican connection – solletica fantasie, ambizioni e congetture di stuoli di giallisti, detective, giornalisti, persino veggenti. L’ultimo colpo di scena, il 14 maggio, ha portato all’apertura della tomba del boss Enrico De Pedis, sepolto nella basilica a ridosso della scuola di musica della «ragazza con la fascetta».

Una manifestazione per la Orlandi (Corbis)
Una manifestazione per la Orlandi (Corbis)

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Ma ora c’è di più. Un timbro, un fermo posta: entrambi localizzati in Kenmore Station, nel centro di Boston. L’uno agli atti, l’altro no. Il primo risale alle prime rivendicazioni dell’ affaire Orlandi-Gregori, il secondo fu usato dall’associazione pedofila Nambla (North American Man Boy Lover Association) ed è emerso 19 anni dopo. Vale la pena spiegarlo, questo indizio principe. Metterlo a fuoco, contestualizzarlo.

Macchina indietro di 29 anni: luglio 1983. Il Papa è da poco rientrato dai bagni di folla nella sua Polonia, le elezioni in Italia hanno appena spianato la strada a Bettino Craxi ma, sul doppio sequestro, è buio totale. Quello di Mirella è «silente» ormai da due mesi e lascia attoniti i genitori, gestori di un bar vicino alla stazione Termini, mentre quello di Emanuela, inaspettatamente, deflagra: è Giovanni Paolo II, con l’appello del 3 luglio all’Angelus («Sono vicino alla famiglia Orlandi, la quale è in afflizione per la figlia…»), a proiettare uno dei tanti casi di missing people in una dimensione planetaria. L’effetto è immediato. Il 5 luglio a casa del «postino» papale arriva la prima telefonata del cosiddetto «Amerikano», italiano incerto e poche battute in inglese, che getta sul piatto una richiesta secca: libereremo «tua figliola», dice, in cambio della scarcerazione di Ali Agca.

Vincenzo Parisi, del Sisde, traccerà il seguente profilo dell’inquietante personaggio: «Straniero, verosimilmente anglosassone, livello culturale elevatissimo, appartenente (o inserito) nel mondo ecclesiale, formalista, ironico, calcolatore…». Trattativa vera o di facciata, quella sull’attentatore di Wojtyla? Un dato è certo: di contatti con la Santa Sede, attraverso il famoso codice «158», il dominus dell’intera vicenda ne ebbe più d’uno.

Il giallo infiamma l’estate. A luglio l’«Amerikano» telefona ancora, lancia ultimatum sulla vita di Emanuela. Ma all’improvviso smette, tace. Agosto viene così «riempito» da un altro soggetto, il Fronte Turkesh, i cui messaggi (scoprirà l’ex giudice Ferdinando Imposimato) altro non sono che depistaggi della Stasi e del Kgb per tenere sotto scacco l’odiato Papa anticomunista e filo-Solidarnosc.

Settembre, mese chiave dell’intrigo. Il 4 l’«Amerikano» riappare e fa trovare una busta dentro un furgone Rai, contenente un messaggio a penna e uno spartito di Emanuela. Ancora: al bar dei Gregori, il 12, giunge una telefonata choc. Un anonimo elenca i vestiti indossati e la marca della biancheria intima di Mirella, che solo la madre conosce. È un complice dell’«Amerikano»? Entrambe le ragazze sono in suo pugno?
Ed eccoci al 27 settembre 1983, all’ulteriore rivendicazione (o messinscena?) che, riletta oggi, fa correre brividi lungo la schiena. Richard Roth, corrispondente da Roma della Cbs , riceve una lettera che preannuncia «un episodio tecnico che rimorde la nostra coscienza». Gli investigatori, scrive l’ Ansa il giorno dopo, sono sicuri: si tratta dei «veri rapitori di Emanuela» o di «quelli che l’hanno tenuta prigioniera». Sulla busta c’è il timbro di partenza: Kenmore. Ma a quale episodio «tecnico» si allude? «L’imminente uccisione dell’ostaggio».

Non basta: una perizia grafologica accerta che il messaggio del 4 settembre e questo del 27 sono opera della stessa mano. L’«Amerikano» si è spostato sulla East coast? O ha trasmesso i suoi scritti a qualcuno, forse per continuare i depistaggi?

Tale pista all’epoca non fu percorsa ma adesso, alla luce dei nuovi indizi, potrebbe riprendere quota. Gennaio 2002, Boston: scoppia lo scandalo. Il cardinale Law è accusato di aver coperto per molti anni sacerdoti pedofili della diocesi. Maggio 2002, si apre il processo davanti alla Corte di Suffolk: Law nella deposizione risponde a monosillabi, si scusa per aver controllato poco i «collaboratori». 7 giugno 2002: fuori dal tribunale le mamme delle vittime (per lo più maschietti, ma non solo) protestano. E, dentro, l’interrogatorio è incalzante: «È emerso in una precedente deposizione – attacca il rappresentante dell’accusa – che 32 uomini e due ragazzi hanno formato il gruppo Nambla. Per contattarlo si può scrivere presso il Fag Rag, Box 331, Kenmore Station, Boston… Cardinale Law, ha inteso?». Pausa. Nell’aula risuona una frase sibilata, poco più di un soffio.

«I do», risponde l’arcivescovo. Sì, è vero. Il Fag Rag , che sta per «Giornalaccio omosessuale», faceva quindi proseliti per conto del temutissimo sodalizio pedofilo degli States, proprio dalla stazione da cui partì la lettera su Emanuela. Nella sequenza di omissioni e depistaggi che da sempre alimenta il giallo della «ragazza con la fascetta», la pista di Boston, 29 anni dopo, fa balenare il più spaventoso e sconvolgente degli scenari.

Fabrizio Peronaci

4 giugno 2012 | 13:39

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fonte corriere.it

VIDEO – Commemorate the 23rd Anniversary of Tiananmen Square Protests 天安門事件23周年記念

Children hold candles during a vigil marking the anniversary of the Tiananmen Square crackdown, in Hong Kong on June 4, 2011. PHOTO:AFP – fonte

Commemorate the 23rd Anniversary of Tiananmen Square Protests 天安門事件23周年記念

Pubblicato in data 03/giu/2012 da

この動画はChessHui, kaixi1234, haha169 さんたちがアップされている動画に、英語と中国語のメッセージを付け加えて3年前に作成したものを修正して再掲した動画です。(アップロードの時期からChessHuiと­いう方が作者だと思われます。)

オリジナル動画
http://www.youtube.com/watch?v=fQ24Oyo4VnA
http://www.youtube.com/watch?v=LAwgG_f3xfI
http://www.youtube.com/watch?v=AGJoaHr2QdM

 

Tienanmen, 23 anni dal massacro, sul web gli scatti inediti dei soldati / 23 years after Tiananmen, China is still paying

Tienanmen, sul web gli scatti inediti dei soldati

Tienanmen, sul web gli scatti inediti dei soldati

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A 23 anni dal massacro di piazza Tienanmen a Pechino il blogger cinese Zola Zhou diffonde in rete le prime immagini dei soldati protagonisti. Era il 4 giugno 1989 quando centinaia di studenti e cittadini sono stati uccisi dall’esercito nazionale intervenuto per stroncare il movimento pro-democrazia. Le fotografie originali appartengono alla moglie di un soldato che Zola ha conosciuto in treno. ”1095 giorni fa – scrive il giovane blogger nel post che accompagna le immagini inedite. Poi continua il suo commento ricordando la violenza subita dai manifestanti del movimento Occupy durante le proteste. Dice: ”Occupy Wall Street was nothing. Occupy Tiananmen Square on June 4, 1989 was the real shit”.

Tienanmen, sul web gli scatti inediti dei soldati
Tienanmen, sul web gli scatti inediti dei soldati

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fonte repubblica.it

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23 years after Tiananmen, China is still paying

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A police officer patrols as part of heavy security at Tiananmen Square in Beijing. (AFP/Mark Ralston)

A police officer patrols as part of heavy security at Tiananmen Square in Beijing. (AFP/Mark Ralston)
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The annual crackdown on commemorations of the June 4 anniversary of the brutal suppression of student-led demonstrations based in Tiananmen Square in 1989 Beijing is under way, according to Agence France-Presse. What’s concerning is the number of writers and activists for whom “crackdown” is the new normal.

Two high-profile cases have brought the stresses of constant home surveillance and intimidation into the international media. Blind legal activist Chen Guangcheng’s flight from his 19-month house arrest has made him a household name, and facilitated his temporary relocation to New York City this week. Bizarrely, the LA Times reported Monday that despite his escape, his village remains under security lockdown, patrolled by plain-clothed security officials and paramilitaries. Artist and documentarian Ai Weiwei, who was held incommunicado for 80 days last year, also faces continual interaction with secret police, according to the U.K. Daily Telegraph. The Canadian Globe and Mail documents the security cameras surrounding the artist’s Beijing compound–and reports that Ai is followed whenever he leaves.

Neither Chen Guangcheng nor Ai Weiwei is a professional journalist, but both were targeted for highlighting injustice–Chen advocated for victims of forced abortion, Ai for children killed as shoddily constructed schools collapsed in the 2008 Sichuan earthquake. Both also responded to extralegal police harassment by recording and publicizing it: Chen’s supporters helped him broadcast a video of his confinement on the Internet, and Ai turned footage of an encounter with police into a documentary. We have them to thank for our increased understanding of what dozens, maybe hundreds of others experience in China if they criticize the government.

The Chinese state believes these individuals pose a threat to “stability,” as exiled writer Yu Jie outlines in an opinion piece in The Washington Post this week. In fact, what they threaten is information control–the system the propaganda department has used to scrub challenges to Communist Party rule, like Tiananmen, from the record.

To defend that system, China is prepared to go a long way. Domestic law enforcement agencies have outspent the military for two years in a row, according to The Associated Press. Over a quarter of one county’s 6,700 officials are employed under a stability budget, and neighbors and colleagues of activists are paid to keep tabs on them, the AP reported.

That spending is misguided. China’s economy is growing at its slowest pace since 1999 and local government debt is running at approximately 10.7 trillion yuan (US$1.7 trillion), according to Reuters. Social unrest fused with political discontent to take a student-led pro-democracy protest mainstream back in 1989. If the downswing continues, it is financial hardship that will fuel the kind of mass incidents top leaders fear, not the comparatively few writers and dissidents they are working so hard to isolate.

With a leadership change due later this year, pressure on the regime’s critics will only increase. But it is essential that the next political generation relax censorship of Tiananmen. The tragic history contains a truth that still applies today: Information is not the enemy. Controlling and distorting it will undermine social harmony, not strengthen it. And silence is not stability.

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Terremoto Emilia: nuova scossa 3.9. Allerta maltempo, piove sugli sfollati

Terremoto Emilia: nuova scossa 3.9 Allerta maltempo, piove sugli sfollati

Terremoto Emilia: nuova scossa 3.9
Allerta maltempo, piove sugli sfollati

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(AGI) – Roma, 4 giu. – Continua a tremare la terra in Emilia.
Nel giro di poche ore, secondo quanto ha comunicato la Protezione Civile, dalle 7,26 si e’ susseguita una serie di scosse la prima delle quali, con magnitudo 2.5 ed epicentro nelle localita’ prossime a Novi di Modena, Concordia e San Possidonio e Moglia nel mantovano.

Ai funerali di don Ivan applausi e commozione

La terra ha tremato ancora alle 8,55 con magnitudo 3.9 e la scossa e’ stata avvertita dalla popolazione tra le province di Modena e Mantova. Alle 9,21, una nuova scossa e’ stata registrata con magnitudo 3.2 e le localita’ prossime all’epicentro sono state sempre Concordia, San Possidonio e Mirandola.

Allerta maltempo: nel pomeriggio temporali piu’ violenti

NOTTE CON PIU’ DI 30 SCOSSE

Sono state 35 le scosse registrate da mezzanotte a poco prima delle sette dall’istituto di geofisica in Emilia. Le piu’ forti si sono registrate intorno all’una e quaranta a pochi minuti di distanza con epicentro nelle campagne fra Medolla, Mirandola e Cavezzo e hanno avuto una magnitudo 3.2.

Guarda il video

Lo ‘sciame’ arriva dopo la scossa di ieri sera, con magnitudo 5.1 che ha distrutto la torre di Novi di Modena e altri campanili pericolanti.
Intanto con il maltempo, nelle tendopoli si montano altri letti, per dare accoglienza agli eventuali sfollati che finora hanno dormito nelle tende private montate davanti casa o nei parchi.

‘DILUVIA’ SUGLI SFOLLATI, SI MONTANO ALTRI LETTI

Una violenta pioggia si sta abbattendo dalle prime ore di questa mattina in Emilia, sui comuni gia’ colpiti dal terremoto delle ultime settimane. La protezione civile sta allestendo nelle decine di tendopoli sparse su tutta la provincia, dei nuovi letti per consentire cosi’ agli sfollati che non avevano ancora richiesto l’assistenza delle tendopoli e che dormivano in tende private posizionate in parchi pubblici o giardini, di trovare riparo dalla pioggia.

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fonte agi.it

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