Archivio | giugno 4, 2012

ROMA, EMERGENZA RIFIUTI – Sottile: «Il nuovo sito è Pian dell’Olmo» Abitanti di Riano in rivolta: «Vergogna!»

LEGGI: Malagrotta: l’Ue andrà alla Corte di Giustizia contro l’Italia

EMERGENZA RIFIUTI

Sottile: «Il nuovo sito è Pian dell’Olmo»
Abitanti di Riano in rivolta: «Vergogna!»

Bagarre al ministero dell’Ambiente, il prefetto lascia la sala
Bloccata la Tiberina. I residenti: «Faremo ricorso al Tar»

.

Il prefetto Goffredo Sottile, commissario per l'emergenza rifiuti a Roma
Il prefetto Goffredo Sottile, commissario per l’emergenza rifiuti a Roma

.

ROMA – Sarà Pian Dell’Olmo a ospitare la discarica che sostituirà Malagrotta. Lo ha comunicato il commissario per l’emergenza rifiuti a Roma, Goffredo Sottile, dopo la conclusione del vertice al ministero dell’Ambiente sull’emergenza rifiuti della Capitale. Circa un’ora di colloquio, quindi, tra il ministro, Corrado Clini, il neo commissario, Goffredo Sottile, ma anche il presidente della Regione Lazio, Renata Polverini, il sindaco di Roma, Gianni Alemanno, e il presidente della Provincia di Roma, Nicola Zingaretti. La scelta per la discarica temporanea è ricaduta su Pian dell’Olmo. «Io non mi devo vergognare di nulla – ha spiegato il prefetto Sottile – perchè tra i siti che mi erano stati proposti questo ha le caratteristiche. Faremo tutti i dovuti accertamenti. Io sono commissario dal 25 maggio e non avevo tempo di fare verifiche ma ne sono state fatte di molte e severe per vedere ciò che prescrivono le normative nazionali e comunitarie».

Gli abitanti di Riano bloccano la Tiberina (Jpeg)Gli abitanti di Riano bloccano la Tiberina (Jpeg)
.

LA PROTESTA – L’annuncio, al ministero dell’Ambiente, è stato accolto da un coro di «no» e di «vergogna, vergogna» da parte dei cittadini della zona Pian dell’Olmo presenti in strada. E una delegazione di Riano, capeggiata dal vicesindaco del paese, Italo Arcuri, presente alla conferenza stampa, ha iniziato a urlare contro Sottile. A più riprese i contestatori sono stati invitati a lasciar parlare il prefetto e i giornalisti, fino a quando, dopo che il vicesindaco ha interrotto ancora una volta, il prefetto si è alzato e ha lasciato la sala. Subito dopo il tempestoso vertice i cittadini di Riano hanno lanciato un appuntamento per un presidio, che ha bloccato la Tiberina al km. 7.500, al bivio tra Quadro Alto e Pian dell’Olmo. L’invito al sit-in è circolato anche su Facebook: «Tutti al presidio di Pian dell’Olmo, ci si sta organizzando per mega manifestazione di protesta. Accorrete tutti». Al momento i partecipanti sono circa 500. E intanto è già probabile un altro ricorso al Tar del Lazio.

La protesta iniziata nella notte di domenica 3 giugno (Jpeg)La protesta iniziata nella notte di domenica 3 giugno (Jpeg)

.

VICE SINDACO IN PIAZZA – Per dire no all’ipotesi Pian dell’Olmo, i cittadini di Riano si erano incatenati già domenica notte. Al sit-in anche Arcuri, secondo il quale il sindaco, Marinella Ricceri, aveva chiesto un incontro «urgente» al commissario Sottile: «Se il sito sarà Pian dell’Olmo – aveva detto il vice-sindaco – chiedo le dimissioni dei ministri della Sanità e dei Beni Culturali visto che a 500 metri ci sono una scuola e un’area sottoposta a vincolo archeologico e che oltretutto l’autorità del Bacino del Tevere considera la zona a rischio esondazione poiché è divisa dal fiume soltanto da una strada. Sarebbe una scelta sbagliata e pericolosa per la salute pubblica e noi ci opporremo con tutte le nostre forze».

I cittadini di Riano al ministero dell'Ambiente durante il vertice (Jpeg)I cittadini di Riano al ministero dell’Ambiente durante il vertice (Jpeg)
.

LE SANZIONI DELL’UE – Ma l’ipotesi più accreditata per la nuova discarica era sembrata fin da subito quella di Pian dell’Olmo, nel territorio del XX Municipio, al confine con il Comune di Riano. Sottile, che ha cercato la massima condivisione sulla scelta, per giorni ha analizzando le varie aree prese in esame dagli studi della Regione. Sulla decisione finale ha pesato anche il monito arrivato nei giorni scorsi dall’Ue, che ha concesso due mesi per rispettare le direttive comunitarie e ammassare nelle discariche del Lazio, compresa Malagrotta, «solo rifiuti trattati». Se anche stavolta le richieste di Bruxelles non dovessero essere ascoltate, il Lazio rischia pesantissime sanzioni.

.

fonte roma.corriere.it

LA VERTENZA – Fiat-Fiom, il giudice di Modena manda il rebus alla Consulta

Fiat-Fiom, il giudice di Modena manda il rebus alla Consulta

Nuovo round dello scontro fra Marchionne e i metalmeccanici Cgil, esclusi dalla pratica sindacale per non aver firmato l’accordo di gruppo. Il Lingotto conduce per 11 verdetti a favore contro 7, ma l’ennesimo tribunale stavolta solleva la questione di legittimità costituzionale. Il ricorso sul caso degli stabilimenti Ferrari, Maserati e Cnh

.

ROMAAl momento, in termini sportivi, il risultato è di 11 a 7 per la Fiat. In tanta incertezza, l’ennesimo tribunale chiamato a pronunciarsi sui ricorsi della Fiom ha ritenuto che i dubbi siano tali da richiedere il chiarimento della Corte Costituzionale. E’ stato il giudice di Modena a sollevare formalmente la questione di legittimità costituzionale rispetto all’esclusione dei delegati Fiom dalle attività sindacali all’interno delle fabbriche del gruppo Fiat.

La tesi del Lingotto, che nega la pratica sindacale alla Fiom non avendo essa sottoscritto il contratto di gruppo voluto da Sergio Marchionne, è stata finora ritenuta legittima da 11 dei 18 tribunali che finora si sono pronunciati nel merito. Altri sette hanno invece accolto il ricorso della Fiom, intimando alle aziende coinvolte di consentire l’attività sindacale alle tute blu della Cgil.

Stavolta, il giudice di Modena, chiamato a pronunciarsi sui ricorsi Fiom relativi agli stabilimenti Ferrari, Maserati e Case New Holland (Cnh), ha ritenuto “rilevante e non manifestamente infondata l’eccezione di legittimità costituzionale dell’articolo 19 della legge 300/1970 per contrasto con gli articoli 2,3 e 39 della Costituzione”. Di conseguenza, ha sospeso il giudizio di merito e disposto “l’immediata trasmissione degli atti alla Corte Costituzionale”.

“E’ evidente – commenta Giorgio Airaudo, segretario nazionale della Fiom per l’auto – che la Fiat ha operato ai limiti delle leggi e delle interpretazioni costituzionali ed è quindi ovvio che ci siano giudizi diversi tra i tribunali e che si sia arrivati al rinvio alla Corte Costituzionale. Non è solo opinione della Fiom. Va ripristinato il diritto dei lavoratori a scegliere il sindacato e la rappresentanza sindacale che vogliono, così come prevede la Costituzione”.

Sarà dunque la Consulta a stabilire se l’articolo 19 dello Statuto dei lavoratori – là dove afferma che “le rappresentanze sindacali aziendali possono essere costituite nell’ambito delle associazioni sindacali che siano firmatarie di contratti collettivi di lavoro applicati nell’unità produttiva” – confligga in qualche modo con gli articoli della Costituzione che tutelano i diritti e l’uguaglianza del cittadino e “l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale” del Paese.

.

fonte repubblica.it

Arrestato a Berlino il porno killer canadese. Aveva ucciso e fatto a pezzi uno studente cinese / VIDEO: LUKA ROCCO MAGNOTTA ARRESTED

LUKA ROCCO MAGNOTTA ARRESTED

Pubblicato in data 04/giu/2012 da

The “Canadian psycho” is in police custody in Berlin, Germany, after having been discovered at an Internet cafe.

A 29-year-old Canadian man wanted in a gruesome slaying and dismemberment investigation has been arrested in Berlin, according to German police.

Luka Rocco Magnotta was arrested in the German capital at about 2 p.m. (local time) on Monday, Berlin police spokesperson Stefan Rieldich told CTV News.

Montreal police have yet to confirm the claim, but say they are aware of the report.

Meanwhile, Rieldich said Magnotta is being transported to a prison where he’ll be held for questioning. He is expected to appear in court on Tuesday.

A report in the German newspaper Bild suggests Magnotta was discovered at an Internet cafe. But Rieldich couldn’t confirm the exact location of the arrest.

An officer was able to confirm Magnotta’s identity, said Rieldich, but it’s unclear whether the suspect gave his name willingly or had documentation seized.

Magnotta, the subject of an Interpol “red notice,” is wanted in the death of Jun Lin, a 33-year-old Chinese student at Montreal’s Concordia University.

Lin’s torso was discovered in a suitcase outside the accused’s apartment last week. Police later linked the partial corpse to a severed hand and foot that were mailed to the offices of political parties in Ottawa.

Rieldich said Berlin city police are working with officers at a federal level, who are expected to begin sharing information with their Canadian counterparts.

Arrestato a Berlino il porno killer canadese
Aveva ucciso e fatto a pezzi uno studente cinese

Finita la fuga della pornostar ricercata dall’Interpol. È stato fermato in un internet cafè. Si era rifugiato anche in Francia


fonte immagine

.

di Guido Olimpio

.

MILANO – Luka Rocco Magnotta, il killer sadico canadese, sarebbe stato arrestato a Berlino. A rivelarlo il quotidiano tedesco «Bild». Secondo indiscrezioni il canadese è stato individuato e fermato in un Internet Cafè nel quartiere berlinese di Neukoelln. Ora gli agenti attendono la verifica attraverso le impronte digitali. Le notizie dalla Germania hanno seguito informazioni che ipotizzavano una possibile fuga dell’omicida in Romania o in un altro paese a bordo di un bus partito da Parigi. Proprio in Francia sono emerse diverse segnalazioni sulla presenza di Magnotta, il cui vero nome è Eric Newman. Uomo dalla doppia vita, porno attore, modello, l’omicida ha ucciso uno studente cinese a Montreal, lo ha sezionato e ne ha spedito dei resti a due partiti canadesi. Quindi ha raggiunto, con un volo di linea, Parigi. Ed ecco gli avvistamenti. Magnotta, 29 anni, ha dormito in

La foto segnaletica dell'Interpol (afp)La foto segnaletica dell’Interpol (afp)

una pensione in compagnia di un giovane forse conosciuto in un locale pubblico. Quindi è stato riconosciuto dal proprietario di un bar nella parte est di Parigi. E la polizia francese ne aveva individuato poi i movimenti seguendo le tracce – sembra – del suo cellulare.

CANNIBALISMO E MANIE DI GRANDEZZA – Con manie di grandezza, psicopatico, Magnotta aveva preparato da tempo la sua fuga ma invece di starsene nascosto si è fatto vedere in giro in alcuni locali della capitale francese. E non poteva passare inosservato: in un bar era in compagnia di un uomo definito dai testimoni «un gigante». A questi elementi se ne sono aggiunti altri individuati dalla polizia francese durante indagini frenetiche. C’era il timore che potesse uccidere di nuovo in quanto aveva minacciato di farlo. E’ dunque possibile che il killer abbia cercato un nascondiglio in Germania. E la mossa sembra essere stata fatale.

*

Tutti i volti del porno killer Tutti i volti del porno killer     Tutti i volti del porno killer     Tutti i volti del porno killer     Tutti i volti del porno killer     Tutti i volti del porno killer

*

Guido Olimpio
twitter@guidoolimpio

.

fonte corriere.it

Emanuela Orlandi, Mirella Gregori e la pista dei preti pedofili a Boston

La missiva che annunciava l’uccisione dell’ostaggio e’ stata spedita da Boston


fonte immagine

Emanuela Orlandi, Mirella Gregori e la pista dei preti pedofili a Boston

I legami con la città dello scandalo: una lettera col timbro postale di «Kenmore Station» e le telefonate dell’«Amerikano»

.

di Fabrizio Peronaci

.

ROMA – C’è un filo robusto - rimasto sottotraccia nelle decine di faldoni dell’inchiesta aperta da 29 anni presso la Procura di Roma – che lega la scomparsa di Emanuela Orlandi e Mirella Gregori allo scandalo dei preti pedofili a Boston. Una vicenda che nel 2002 sconvolse la Chiesa cattolica, lasciò sgomenti milioni di fedeli americani per i sistematici abusi su minori coperti dai vertici ecclesiastici e portò alle dimissioni dell’arcivescovo Bernard Francis Law, poi tornato a Roma nel 2005 in qualità di arciprete della basilica di Santa Maria Maggiore.

Mirella, Emanuela. Due ragazzine quindicenni accomunate da un atroce destino: la prima sparì nel piazzale di Porta Pia il 7 maggio 1983, dopo aver detto alla mamma che doveva incontrarsi con gli amici, e la seconda (figlia del messo pontificio di Wojtyla) il successivo 22 giugno, all’uscita della lezione di flauto a Sant’Apollinare. Un duplice mistero che da tre decenni fa perdere il sonno agli investigatori. E che – considerata l’ipotesi di una mai chiarita Vatican connection – solletica fantasie, ambizioni e congetture di stuoli di giallisti, detective, giornalisti, persino veggenti. L’ultimo colpo di scena, il 14 maggio, ha portato all’apertura della tomba del boss Enrico De Pedis, sepolto nella basilica a ridosso della scuola di musica della «ragazza con la fascetta».

Una manifestazione per la Orlandi (Corbis)
Una manifestazione per la Orlandi (Corbis)

.

Ma ora c’è di più. Un timbro, un fermo posta: entrambi localizzati in Kenmore Station, nel centro di Boston. L’uno agli atti, l’altro no. Il primo risale alle prime rivendicazioni dell’ affaire Orlandi-Gregori, il secondo fu usato dall’associazione pedofila Nambla (North American Man Boy Lover Association) ed è emerso 19 anni dopo. Vale la pena spiegarlo, questo indizio principe. Metterlo a fuoco, contestualizzarlo.

Macchina indietro di 29 anni: luglio 1983. Il Papa è da poco rientrato dai bagni di folla nella sua Polonia, le elezioni in Italia hanno appena spianato la strada a Bettino Craxi ma, sul doppio sequestro, è buio totale. Quello di Mirella è «silente» ormai da due mesi e lascia attoniti i genitori, gestori di un bar vicino alla stazione Termini, mentre quello di Emanuela, inaspettatamente, deflagra: è Giovanni Paolo II, con l’appello del 3 luglio all’Angelus («Sono vicino alla famiglia Orlandi, la quale è in afflizione per la figlia…»), a proiettare uno dei tanti casi di missing people in una dimensione planetaria. L’effetto è immediato. Il 5 luglio a casa del «postino» papale arriva la prima telefonata del cosiddetto «Amerikano», italiano incerto e poche battute in inglese, che getta sul piatto una richiesta secca: libereremo «tua figliola», dice, in cambio della scarcerazione di Ali Agca.

Vincenzo Parisi, del Sisde, traccerà il seguente profilo dell’inquietante personaggio: «Straniero, verosimilmente anglosassone, livello culturale elevatissimo, appartenente (o inserito) nel mondo ecclesiale, formalista, ironico, calcolatore…». Trattativa vera o di facciata, quella sull’attentatore di Wojtyla? Un dato è certo: di contatti con la Santa Sede, attraverso il famoso codice «158», il dominus dell’intera vicenda ne ebbe più d’uno.

Il giallo infiamma l’estate. A luglio l’«Amerikano» telefona ancora, lancia ultimatum sulla vita di Emanuela. Ma all’improvviso smette, tace. Agosto viene così «riempito» da un altro soggetto, il Fronte Turkesh, i cui messaggi (scoprirà l’ex giudice Ferdinando Imposimato) altro non sono che depistaggi della Stasi e del Kgb per tenere sotto scacco l’odiato Papa anticomunista e filo-Solidarnosc.

Settembre, mese chiave dell’intrigo. Il 4 l’«Amerikano» riappare e fa trovare una busta dentro un furgone Rai, contenente un messaggio a penna e uno spartito di Emanuela. Ancora: al bar dei Gregori, il 12, giunge una telefonata choc. Un anonimo elenca i vestiti indossati e la marca della biancheria intima di Mirella, che solo la madre conosce. È un complice dell’«Amerikano»? Entrambe le ragazze sono in suo pugno?
Ed eccoci al 27 settembre 1983, all’ulteriore rivendicazione (o messinscena?) che, riletta oggi, fa correre brividi lungo la schiena. Richard Roth, corrispondente da Roma della Cbs , riceve una lettera che preannuncia «un episodio tecnico che rimorde la nostra coscienza». Gli investigatori, scrive l’ Ansa il giorno dopo, sono sicuri: si tratta dei «veri rapitori di Emanuela» o di «quelli che l’hanno tenuta prigioniera». Sulla busta c’è il timbro di partenza: Kenmore. Ma a quale episodio «tecnico» si allude? «L’imminente uccisione dell’ostaggio».

Non basta: una perizia grafologica accerta che il messaggio del 4 settembre e questo del 27 sono opera della stessa mano. L’«Amerikano» si è spostato sulla East coast? O ha trasmesso i suoi scritti a qualcuno, forse per continuare i depistaggi?

Tale pista all’epoca non fu percorsa ma adesso, alla luce dei nuovi indizi, potrebbe riprendere quota. Gennaio 2002, Boston: scoppia lo scandalo. Il cardinale Law è accusato di aver coperto per molti anni sacerdoti pedofili della diocesi. Maggio 2002, si apre il processo davanti alla Corte di Suffolk: Law nella deposizione risponde a monosillabi, si scusa per aver controllato poco i «collaboratori». 7 giugno 2002: fuori dal tribunale le mamme delle vittime (per lo più maschietti, ma non solo) protestano. E, dentro, l’interrogatorio è incalzante: «È emerso in una precedente deposizione – attacca il rappresentante dell’accusa – che 32 uomini e due ragazzi hanno formato il gruppo Nambla. Per contattarlo si può scrivere presso il Fag Rag, Box 331, Kenmore Station, Boston… Cardinale Law, ha inteso?». Pausa. Nell’aula risuona una frase sibilata, poco più di un soffio.

«I do», risponde l’arcivescovo. Sì, è vero. Il Fag Rag , che sta per «Giornalaccio omosessuale», faceva quindi proseliti per conto del temutissimo sodalizio pedofilo degli States, proprio dalla stazione da cui partì la lettera su Emanuela. Nella sequenza di omissioni e depistaggi che da sempre alimenta il giallo della «ragazza con la fascetta», la pista di Boston, 29 anni dopo, fa balenare il più spaventoso e sconvolgente degli scenari.

Fabrizio Peronaci

4 giugno 2012 | 13:39

.

fonte corriere.it

VIDEO – Commemorate the 23rd Anniversary of Tiananmen Square Protests 天安門事件23周年記念

Children hold candles during a vigil marking the anniversary of the Tiananmen Square crackdown, in Hong Kong on June 4, 2011. PHOTO:AFP – fonte

Commemorate the 23rd Anniversary of Tiananmen Square Protests 天安門事件23周年記念

Pubblicato in data 03/giu/2012 da

この動画はChessHui, kaixi1234, haha169 さんたちがアップされている動画に、英語と中国語のメッセージを付け加えて3年前に作成したものを修正して再掲した動画です。(アップロードの時期からChessHuiと­いう方が作者だと思われます。)

オリジナル動画
http://www.youtube.com/watch?v=fQ24Oyo4VnA
http://www.youtube.com/watch?v=LAwgG_f3xfI
http://www.youtube.com/watch?v=AGJoaHr2QdM

 

Tienanmen, 23 anni dal massacro, sul web gli scatti inediti dei soldati / 23 years after Tiananmen, China is still paying

Tienanmen, sul web gli scatti inediti dei soldati

Tienanmen, sul web gli scatti inediti dei soldati

.

A 23 anni dal massacro di piazza Tienanmen a Pechino il blogger cinese Zola Zhou diffonde in rete le prime immagini dei soldati protagonisti. Era il 4 giugno 1989 quando centinaia di studenti e cittadini sono stati uccisi dall’esercito nazionale intervenuto per stroncare il movimento pro-democrazia. Le fotografie originali appartengono alla moglie di un soldato che Zola ha conosciuto in treno. ”1095 giorni fa – scrive il giovane blogger nel post che accompagna le immagini inedite. Poi continua il suo commento ricordando la violenza subita dai manifestanti del movimento Occupy durante le proteste. Dice: ”Occupy Wall Street was nothing. Occupy Tiananmen Square on June 4, 1989 was the real shit”.

Tienanmen, sul web gli scatti inediti dei soldati
Tienanmen, sul web gli scatti inediti dei soldati

.

fonte repubblica.it

______________________________________________________________

http://cpj.org/css/images/header1.jpg

23 years after Tiananmen, China is still paying

.

.
A police officer patrols as part of heavy security at Tiananmen Square in Beijing. (AFP/Mark Ralston)

A police officer patrols as part of heavy security at Tiananmen Square in Beijing. (AFP/Mark Ralston)
.

The annual crackdown on commemorations of the June 4 anniversary of the brutal suppression of student-led demonstrations based in Tiananmen Square in 1989 Beijing is under way, according to Agence France-Presse. What’s concerning is the number of writers and activists for whom “crackdown” is the new normal.

Two high-profile cases have brought the stresses of constant home surveillance and intimidation into the international media. Blind legal activist Chen Guangcheng’s flight from his 19-month house arrest has made him a household name, and facilitated his temporary relocation to New York City this week. Bizarrely, the LA Times reported Monday that despite his escape, his village remains under security lockdown, patrolled by plain-clothed security officials and paramilitaries. Artist and documentarian Ai Weiwei, who was held incommunicado for 80 days last year, also faces continual interaction with secret police, according to the U.K. Daily Telegraph. The Canadian Globe and Mail documents the security cameras surrounding the artist’s Beijing compound–and reports that Ai is followed whenever he leaves.

Neither Chen Guangcheng nor Ai Weiwei is a professional journalist, but both were targeted for highlighting injustice–Chen advocated for victims of forced abortion, Ai for children killed as shoddily constructed schools collapsed in the 2008 Sichuan earthquake. Both also responded to extralegal police harassment by recording and publicizing it: Chen’s supporters helped him broadcast a video of his confinement on the Internet, and Ai turned footage of an encounter with police into a documentary. We have them to thank for our increased understanding of what dozens, maybe hundreds of others experience in China if they criticize the government.

The Chinese state believes these individuals pose a threat to “stability,” as exiled writer Yu Jie outlines in an opinion piece in The Washington Post this week. In fact, what they threaten is information control–the system the propaganda department has used to scrub challenges to Communist Party rule, like Tiananmen, from the record.

To defend that system, China is prepared to go a long way. Domestic law enforcement agencies have outspent the military for two years in a row, according to The Associated Press. Over a quarter of one county’s 6,700 officials are employed under a stability budget, and neighbors and colleagues of activists are paid to keep tabs on them, the AP reported.

That spending is misguided. China’s economy is growing at its slowest pace since 1999 and local government debt is running at approximately 10.7 trillion yuan (US$1.7 trillion), according to Reuters. Social unrest fused with political discontent to take a student-led pro-democracy protest mainstream back in 1989. If the downswing continues, it is financial hardship that will fuel the kind of mass incidents top leaders fear, not the comparatively few writers and dissidents they are working so hard to isolate.

With a leadership change due later this year, pressure on the regime’s critics will only increase. But it is essential that the next political generation relax censorship of Tiananmen. The tragic history contains a truth that still applies today: Information is not the enemy. Controlling and distorting it will undermine social harmony, not strengthen it. And silence is not stability.

*

Terremoto Emilia: nuova scossa 3.9. Allerta maltempo, piove sugli sfollati

Terremoto Emilia: nuova scossa 3.9 Allerta maltempo, piove sugli sfollati

Terremoto Emilia: nuova scossa 3.9
Allerta maltempo, piove sugli sfollati

.

(AGI) – Roma, 4 giu. – Continua a tremare la terra in Emilia.
Nel giro di poche ore, secondo quanto ha comunicato la Protezione Civile, dalle 7,26 si e’ susseguita una serie di scosse la prima delle quali, con magnitudo 2.5 ed epicentro nelle localita’ prossime a Novi di Modena, Concordia e San Possidonio e Moglia nel mantovano.

Ai funerali di don Ivan applausi e commozione

La terra ha tremato ancora alle 8,55 con magnitudo 3.9 e la scossa e’ stata avvertita dalla popolazione tra le province di Modena e Mantova. Alle 9,21, una nuova scossa e’ stata registrata con magnitudo 3.2 e le localita’ prossime all’epicentro sono state sempre Concordia, San Possidonio e Mirandola.

Allerta maltempo: nel pomeriggio temporali piu’ violenti

NOTTE CON PIU’ DI 30 SCOSSE

Sono state 35 le scosse registrate da mezzanotte a poco prima delle sette dall’istituto di geofisica in Emilia. Le piu’ forti si sono registrate intorno all’una e quaranta a pochi minuti di distanza con epicentro nelle campagne fra Medolla, Mirandola e Cavezzo e hanno avuto una magnitudo 3.2.

Guarda il video

Lo ‘sciame’ arriva dopo la scossa di ieri sera, con magnitudo 5.1 che ha distrutto la torre di Novi di Modena e altri campanili pericolanti.
Intanto con il maltempo, nelle tendopoli si montano altri letti, per dare accoglienza agli eventuali sfollati che finora hanno dormito nelle tende private montate davanti casa o nei parchi.

‘DILUVIA’ SUGLI SFOLLATI, SI MONTANO ALTRI LETTI

Una violenta pioggia si sta abbattendo dalle prime ore di questa mattina in Emilia, sui comuni gia’ colpiti dal terremoto delle ultime settimane. La protezione civile sta allestendo nelle decine di tendopoli sparse su tutta la provincia, dei nuovi letti per consentire cosi’ agli sfollati che non avevano ancora richiesto l’assistenza delle tendopoli e che dormivano in tende private posizionate in parchi pubblici o giardini, di trovare riparo dalla pioggia.

.

fonte agi.it

Freedom flottilla, a due anni dal massacro nulla è cambiato a Gaza


Turkey marks 2nd anniversary of deadly Israeli attack on Mavi Marmara – il video qui

Freedom flottilla, a due anni dal massacro nulla è cambiato a Gaza

.

Chantal Meloni

di Chantal Meloni | 1 giugno 2012

.

Oggi è la ricorrenza del massacro della Mavi Marmara. Mavi che? Immagino che non tutti si ricordino di quando avvenuto due anni fa, anche perché in effetti quasi nessuno ne parla piú.

Eppure i fatti erano gravissimi e provocarono vero sgomento a livello internazionale: nove civili innocenti e disarmati furono uccisi, moltissimi altri feriti e arrestati dopo essere stati assaltati dalla marina israeliana in acque internazionali.  La Mavi Marmara era la barca turca che faceva parte della flottilla salpata nel maggio del 2010 da vari porti del Mediterraneo con l’obiettivo di forzare, di rompere l’illegittimo blocco di Gaza che imprigiona una popolazione di oltre un milione e mezzo di persone da ormai 6 anni ininterrottamente.

Si trattò di un attacco sproporzionato nei loro confronti, condannato gravemente a livello internazionale, un crimine palese di cui tuttavia il governo israeliano si è ostinatamente rifiutato di chiedere scusa, cercando di fare passare gli attivisti per dei simil-terroristi, creando anche un pesante incidente diplomatico con la Turchia.

A due anni di distanza le famiglie dei nove attivisti uccisi (otto di nazionalità turca e un turco/americano) attendono ancora giustizia. Diverse commissioni di indagine a livello interno, israeliano, internazionale, ONU – tra cui lo scandaloso rapporto Palmer, su cui ho giá avuto modo di esprimermi, come anche altri, in modo estremamente critico - sono state messe in piedi; ma al di lá della condanna generica per quanto avvenuto, nessuna di queste commissioni ha avuto il potere di giudicare sulle responsabilità concrete di chi autorizzò e decise quella sciagurata operazione di arrembaggio delle navi della flottilla diretta a Gaza.

Per una volta lascio da parte lo sconfortante quadro a livello giuridico, per raccontarvi la mia personale esperienza di quel momento.

Quando tutto ciò è avvenuto ero a Kampala, in Uganda. Per una strana e beffarda coincidenza l’attacco alla flottilla è coinciso precisamente con l’apertura della mega conferenza di revisione della Corte Penale Internazionale, a Kampala per l’appunto. Praticamente il più importante consesso sul diritto penale internazionale degli ultimi anni, la prima occasione – a 12 anni dalla firma del trattato istitutivo – per modificare lo Statuto della Corte e trarre le fila di questi primi anni di attività.

Delegati di circa 90 stati erano lì riuniti, insieme ai membri della Corte, centinaia di Ong da tutto il mondo, insigni accademici, esperti, parlamentari e funzionari europei, i più alti rappresentanti dell’Onu, incluso il Segretario Generale Ban Ki Moon. Io mi trovavo lì in quanto studiosa della materia ma, essendo Kampala capitata in mezzo al mio periodo ‘gazano’, ero lì anche in veste di rappresentante del Palestinian Centre for Human Rights che peraltro a sua volta, essendo l’unica organizzazione palestinese lì presente, si faceva in qualche modo portavoce di tutte le istanze provenienti dalle vittime dei crimini commessi nei territori occupati.

La mattina del 1 giugno 2010, all’apertura della conferenza, lo shock per quanto avvenuto la notte precedente era visibile su tutte le facce. Non si parlava d’altro; i delegati erano totalmente increduli, sgomenti; si seguivano i fatti sui telegiornali (che a un certo punto parlavano di 20 morti) e il clima che si respirava era quasi surreale. Ricordo bene quella sensazione: ciò che era accaduto era semplicemente troppo immenso e la coincidenza con la conferenza della Corte Penale Internazionale troppo pazzesca perché non ci fossero immediate conseguenze, cambiamenti, decisioni a livello internazionale.

Con il mio collega irlandese Daragh ci siamo messi subito freneticamente al lavoro: anzitutto partì una durissima lettera di denuncia firmata da decine di organizzazioni da tutto il mondo. Dal nostro punto di vista non si trattava solo delle vittime della flottilla; quei morti erano la conseguenza di un crimine piú grande: il blocco di Gaza.

Ciò di cui avevamo bisogno era una presa di posizione immediata del Consiglio di Sicurezza dell’Onu! In fondo proprio con le nostre orecchie la sera prima avevamo ascoltato il Segretario Generale (che veniva insignito del neo istituito premio per la giustizia penale internazionale) dichiarare con aria rassicurante “You can count on me!”, rivolto ad immaginarie vittime di crimini internazionali. Ricordo che abbiamo letteralmente rincorso Ban Ki Moon per due giorni (prima che partisse) per consegnargli a mano una lettera che chiedeva al Segretario Generale che il Consiglio di Sicurezza dell’Onu riferisse subito la questione alla Corte Penale Internazionale.

Ovviamente non siamo neppure riusciti a consegnargli la lettera. Il senso di frustrazione di quelle ore è difficile da descrivere. Frustrazione che del resto è solo cresciuta nei successivi due anni, in cui, non solo i responsabili di quel massacro non sono stati puniti, ma soprattutto i civili di Gaza continuano a soffrire imprigionati in un blocco illegale, con effetti devastanti, di cui la comunitá internazionale pare ormai essersi disinteressata.

.

fonte ilfattoquotidiano.it

Il lato (dis)umano degli ogm

Monsanto Indian Farmer Suicide


Caricato da in data 26/giu/2007

______________________________________________

fonte immagine

Il lato (dis)umano degli ogm

.

Donatella Pavan

di Donatella Pavan | 29 maggio 2012 , parte seconda 2 giugno 2012

.

Di cotone transgenico e di contadini indiani suicidi ho sentito parlare per la prima volta agli inizi degli anni 2000, nel corso di una serie di inchieste che avevo fatto sul cotone biologico e sugli ogm. Allora si trattava di casi isolati e come tali difficili da leggere in modo più strutturato. Ora i casi isolati si sono trasformati in una vera strage silenziosa: dal 1995 ad oggi, stando ai dati del rapporto annuale “Accidental death and suicides in India” del National Crime Records Bureau, che fa capo al Ministry of Home Affaire, sono quasi 260.000 i contadini che si sono suicidati per debiti, un fenomeno purtroppo diffuso in diversi paesi, ma che in India ha punte sempre più preoccupanti. I dati, rielaborati dal giornalista indiano P. Sainath del quotidiano “The hindu”, tra i massimi esperti indiani di tematiche agricole e rurali nel paese, rivelano una stretta correlazione tra i contadini che si suicidano e la massiccia diffusione di coltivazioni ogm, e, in particolare, a quelle del cotone. Lo racconta “Behind the label“, “L’altra faccia del cotone”, di Cecilia Mastrantonio e Sebastiano Tecchio prodotto da Barbara Ceschi, documentario-inchiesta “indoitaliano” appena stato presentato a Firenze, nel corso di Terra Futura, fiera del consumo critico.

Negli ultimi nove anni le sementi ogm hanno letteralmente colonizzato il territorio indiano. Oggi sono ogm il 90% dei campi di cotone indiani con pesanti ripercussioni sull’habitat in cui sono coltivati (l’India è il secondo produttore al mondo di cotone). Un circolo vizioso infernale dove i contadini scelgono il cotone ogm sperando in raccolti più abbondanti, mentre al contrario i campi trattati alla lunga diventano sterili e richiedono più concimi e antiparassitari. Non solo, nel film-inchiesta viene documentata la morte di migliaia di capi di bestiame che si nutrono degli scarti del cotone con gravi ripercussioni sul reddito già basso dei contadini. Obbligati a comprare sementi ogm perché quelle convenzionali sono sparite, si trovano a pagarle 4000 rupie il chilo (prima ne costavano 1600) quando la semente tradizionale ne costava solo 9. Come se non bastasse, pensano di acquistare un prodotto indiano ma la tecnologia di base, racconta Vandana Shiva nel documentario ed è visibile nell’etichetta dei barattoli di sementi ripresi nei negozi, è di proprietà della Monsanto alla quale le aziende che producono i 29 marchi di semi esistenti in India devono pagare forti royalties. I contadini s’indebitano così pesantemente che in molti casi l’unica via d’uscita che intravedono è il suicidio, dal momento che i tassi d’interesse delle banche vanno dal 36 al 60%.

Al di là di tutto c’è un altro aspetto odioso e socialmente rilevante: l’esistenza di semi “industriali” da gestire secondo regole esterne alla cultura locale (tutte le confezioni di sacchetti sono di 450 gr., cioè 1 pound ) toglie ai contadini la competenza sul proprio lavoro.

La speranza si chiama cotone biologico, copre solo il 4% della produzione indiana, ma se ci impegniamo a comprarlo può aumentare.

***

Il lato (dis)umano degli ogm, parte seconda

.

Non m’aspettavo una risposta così forte rispetto al mio articolo e mi fa piacere che abbia suscitato tutto questo interesse. Il mio intento nello scriverlo era di segnalare ad un pubblico evoluto l’esistenza di un documentario interessante, Behind the Label. La conferma che lo è l’ho avuta dai vostri infiniti commenti. A questo proposito vorrei segnalarvi che:

1) Il numero dei contadini che coltivano cotone ogm e cotone bt è impossibile da determinare, visto che non sono noti neanche i dati dell’ultimo censimento (2011) sul numero totale degli addetti all’agricoltura. I dati si desumono dalla produzione e  mostrano che il 90% del cotone indiano è prodotto con ogm e solo il 4% invece è biologico (dati dei vari ministeri, affermazione Monsanto). Bisogna calcolare che per gli agricoltori biologici il cotone è una delle diverse colture che vengono messe in campo, mentre gli altri agricoltori producono in genere in regime di monocoltura (solo cotone, solo melanzane, etc.).  Questo vuol dire che se il cotone fallisce, come capita specialmente negli anni in cui il monsone è secco, chi ha anche altre colture sopravvive, chi pratica la monocoltura ha un danno secco che deriva dalla perdita totale dell’investimento.

A questo proposito è interessante l’analisi fatta da Greenpeace nella ricerca “Picking Cotton: The choice between organic and etically-engineered cotton for farmers in South India”. Hanno comparato la qualità di vita dei contadini che coltivano cotone bt con quelli che coltivano cotone biologico: l’analisi fa emergere chiaramente che la scelta del cotone bt è molto più onerosa rispetto a quella del cotone biologico.

2) A proposito della relazione tra coltivazioni ogm e suicidi dei contadini: si tratta di un’associazione per deduzione come capita tutte le volte che ci si addentra in ambiti di indagine sconosciuti e di scarso interesse per chi ha i mezzi per finanziare la ricerca (v. multinazionali). Posto che il problema dei suicidi tra gli agricoltori indiani è presente da diversi anni, l’introduzione ufficiale del cotone bt nel 2002 non ha migliorato la situazione: sono aumentati i suicidi tra gli agricoltori anche a fronte di una diminuzione degli addetti. Quello che si può dedurre dai dati del rapporto annuale Accidental Deaths & Suicides in India del National Crime Records Bureau è che su un totale di 256.913 agricoltori che si sono suicidati in India dal 1995 al 2010 i dati mostrano che gli ultimi 8 anni sono peggiori rispetto ai precedenti 8.

Circa 135.756 agricoltori si sono tolti la vita nel periodo 2003-2010 mentre il totale precedente era di 121.157. Circa 14.599 agricoltori in più in 8 anni a fronte di una diminuzione significativa degli addetti al settore.

Il maggior numero di suicidi in agricoltura avviene principalmente in 5 stati: Maharashtra, Karnataka; Andra Pradesh, Madhya Pradesh e Chattisgarh. Particolare la situazione del Maharasthra (più di 50.000 suicidi nel periodo considerato) dove nella zona del Vidharba il fenomeno ha assunto dimensioni preoccupanti anche per chi è scettico sulla relazione fra suicidi e coltivazione di cotone ogm, come l’International Food Policy Research Institute. Per leggere il dato: il Maharasthra e l’Andra Pradesh sono gli stati che, insieme al Gujarat, producono le quantità maggiori di cotone.

3) Nell’Andra Pradesh l’uso di cotone bt è passato dal 1% nel 2002 al 95% nel 2009, proprio sull’Andra Pradesh, il terzo stato indiano per produzione di cotone (gli altri sono il Maharastra e il Gujarat ) è incentrato lo studio “Picking the cotton” (vedi sopra). Sono state selezionate 27 piccole aziende (circa 2 ettari) che producono cotone bt e cotone organico e ne è stata messa a confronto la resa del cotone, i guadagni, i debiti e la qualità di vita.

Il risultato è che i contadini che coltivano cotone biologico rispetto a quelli che coltivano cotone bt hanno speso nel 2008/2009 e nel 2009/2010 circa la metà di quelli che coltivano cotone bt. Grazie al fatto che tendono a fare rete tra loro e a servirsi del microcredito accedono al prestito a condizioni più favorevoli. A pagina 9 dello studio già citato si legge infatti:

“Bt cotton farmers spent about 80% more money for paying the cost of loans than organic cotton farmers (74% more in 2009, 84% more in 2008; see Figure 1). This higher cost of loans is a direct consequence of the much higher cost of cultivation (seeds, pesticides and fertilisers) for Bt cotton farmers. As their cost of cultivation is much higher, Bt cotton farmers take loans for between 80% and 60% higher amounts than organic farmers (for 2009 and 2008 respectively, see Table 3). Consequently, due to much higher loan amounts and subsequence higher frequency of payment defaulting, Bt cotton farmers are not given more favourable loans by banks and microcredit groups. Thus Bt cotton farmers depend mostly on private moneylenders for their loans, and this explains the higher interest rates paid by Bt cotton farmers”.

4) A proposito del Bacillus Thuringensis nella coltura ogm non c’entra niente con quello che se ne fa in agricoltura biologica. Questo batterio del suolo, largamente usato anche in agricoltura biologica, nel cotone bt viene introdotto nel Dna del seme e specializzato per produrre una tossina: quando il verme inizia a mangiare una parte qualsiasi della pianta di cotone la tossina ne attacca l’intestino e il verme muore.  In pratica si introduce nei geni di una pianta un batterio: per questo si chiama cotone geneticamente modificato. In agricoltura biologica nessuno penserebbe di manipolare il Dna di una pianta introducendovi specie non vegetali, quindi non vi è nessuna parentela fra le due pratiche…

Di fatto molti parassiti con il tempo sono diventati resistenti alla tossina, non muoiono più e per essere debellati richiedono l’uso di pesticidi.

5) Mi permetto di segnalarvi due miei pezzi sugli ogm, che hanno per tema l’impegno che le multinazionali mettono nell’introdurre gli ogm in Europa e i possibili danni dei cibi ogm.

Qualche indicazione bibliografica

Eyhorn F, Ramakrishnan M and Mäder P. 2007. The viability of cotton-based organic farming systems in India. International Journal of Agricultural Sustainability 5: 25-38.

Glover D. 2009. Undying promise: agricultural biotechnology’s pro-poor narrative, ten years on. STEPS Working Paper 15, Brighton: STEPS Centre.

Gruère GP, Mehta-Bhatt P and Sengupta D. 2008. Bt cotton and farmer suicides in India. Reviewing the evidence. International Food Policy Research Institute. Discussion Paper No. 808.

Hofs J-L, Fok M and Vaissayre M. 2006. Impact of Bt cotton adoption on pesticide use by smallholders: A 2-year survey in Makhatini Flats (South Africa). Crop Protection 25: 984-988.

Kuruganti K. 2009. Bt cotton and the myth of enhanced yields. Economic and Political Weekly Vol. xliv No. 22: 29-33.

Monsanto. 2010. Cotton in India: Cry1Ac resistance in Indian pink bollworms. 03/05/2010.

Nemes N. 2010. Seed security among organic cotton farmers in South India. Institute for Social Sciences of the Agricultural Sector, Department of Rural Communication and Extension. Universität Hohenheim, Stuttgart-Hohenheim, Germany. 

Pemsl DE, Gutierrez AP and Waibel H. 2008. The economics of biotechnology under ecosystem disruption. Ecological Economics 66: 177-183.

 Raney T. 2006. Economic impact of transgenic crops in developing countries. Current Opinion in Biotechnology 17: 174-178.

Ti potrebbero interessare anche

.
Il Fatto Quotidiano
fonti
Iscriviti

Ricevi al tuo indirizzo email tutti i nuovi post del sito.

Unisciti agli altri 200 follower