Archive | giugno 5, 2012

BARBARIE A CHIETI – Ragazzi gay aggrediti con sassi e bottiglie


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Ragazzi gay aggrediti con sassi e bottiglie

Il fatto davanti a un locale in cui era stata organizzata una serata gay-friendly. Una trentina di giovani sono stati prima insultati e poi attaccati da una cinquantina di teppisti, alcuni dei quali avevano le bandiere della locale squadra di calcio e maglie con simboli neonazisti

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di MARCO PASQUA

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Insultati e presi a sassate, davanti a un locale nel quale era stata organizzata una serata gay-friendly, nella notte di domenica, a Chieti scalo. Vittime di quello che è stato un vero e proprio assalto, che sarebbe durato circa un’ora, un gruppo di circa trenta ragazzi. Alcuni degli aggressori, una cinquantina in tutto, avevano le bandiere del Chieti Calcio ma anche maglie con simboli neonazisti che si richiamavano alle SS. A denunciare il caso è Andrea Cerrone, avvocato dell’associazione “Jonathan. Diritti in movimento”, che ha anche preannunciato una segnalazione formale all’autorità giudiziaria.

Il raid è avvenuto tra la mezzanotte e l’una di notte, di fronte al locale “La Fontana”, a piazzale Marconi. “Gli aggressori – racconta Cerrone a Repubblica.it – hanno atteso diverso tempo, prima di agire. Probabilmente aspettavano che il gruppo, inizialmente molto nutrito, si assottigliasse”. Prima hanno iniziato a insultare i presenti, con i classici epiteti omofobi (“questa piazza è sporca, via i fro…”), per poi passare a una vera e propria aggressione fisica. Secondo quanto riferito da alcuni testimoni, il branco ha iniziato a lanciare sassi e bottiglie, con il chiaro obiettivo di colpire e fare del male. “Una persona è stata ferita da un sasso alla caviglia, e un altro ragazzo è rimasto ferito al gomito”, riferisce ancora il legale. Il bilancio è di cinque feriti non gravi, ma non è escluso che possa aggravarsi, visto che si stanno ancora raccogliendo le testimonianze dei trenta ragazzi presenti.

Uno degli aggressori sarebbe anche stato armato, particolare ancora tutto da verificare: “Ha detto in dialetto ‘io caccio il ferro’ e, alzando la maglietta, ha mostrato il calcio di una pistola che spuntava dai pantaloni”, riferisce l’avvocato Cerrone. La polizia, chiamata da una delle vittime del raid neofascista, sarebbe arrivata con ampio ritardo (alcuni testimoni parlano di un’ora di attesa), provocando la fuga degli aggressori. Che, però, non si sono dati per vinti e non hanno desistito dai loro intenti. L’aggressione, infatti, sarebbe poi proseguita, anche nelle vie limitrofe: “Alcuni giovani hanno raccontato di essere stati inseguiti e insultati, mentre raggiungevano la loro auto”, fanno sapere dall’associazione “Jonathan”, che ora sta raccogliendo quante più testimonianze possibili.

Dalla Questura di Chieti riferiscono che gli interventi delle volanti sono stati complessivamente due: “La prima volta siamo stati contattati da un ragazzo che ha detto di essere stato offeso e colpito dal lancio di mele. Quando la volante è arrivata sul posto, pochi minuti dopo la chiamata al 113, non ha riscontrato la presenza di feriti”. La seconda richiesta di intervento risale alle 2: “Un’altra persona, che stava passeggiando con la fidanzata e, quindi, non c’entrava nulla con la serata del locale, ha lamentato di essere stata colpita da una bottiglia al braccio sinistro”.

Le associazioni del posto, tra le quali anche Arcigay, hanno ora dato mandato a Cerrone di istruire una denuncia. I ragazzi feriti sono stati invitati a farsi medicare al pronto soccorso, per essere refertati. Qualcuno si è già detto pronto a fornire le proprie generalità, altri temono ritorsioni, come spesso avviene nei casi di violenze omofobe. A loro, tramite Facebook, rivolge un appello Paolo Patané, presidente di Arcigay: “Ora ci vuole coraggio. Denunciamo senza paura questa gentaglia, perché la violenza non deve prevalere. Vediamo se questi presunti ‘maschi’ si sentono forti anche senza avere le pietre in mano”.

Paola Concia, deputata del Pd, definisce l’episodio “inquietante”: “Siamo di fronte a un gruppo che si è organizzato per colpire dei ragazzi gay”. La parlamentare rivolge un appello alle forze dell’ordine: “Episodi del genere non vanno sottovalutati, e polizia e carabinieri devono imparare a rendersi accoglienti verso denunce di questo tipo. I ragazzi vanno spronati a presentarsi negli uffici di polizia e vanno sostenuti nelle loro denunce. Le vittime di omofobia sono spesso reticenti, perché non si sentono tutelate dalla legge, da una legge che non c’è. Di fronte ad un’aggressione del genere non si può rimanere in silenzio”. Posizione condivisa da Fabrizio Marrazzo, portavoce del Gay Center, che denuncia “l’assenza dello Stato su questi temi”: “Mancano azioni concrete contro l’omofobia. A partire da una legge specifica, che da noi è assente, fino alle azioni formative nelle scuole, spesso il primo centro di ‘formazionè dell’omofobia”.

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fonte repubblica.it

CRISI – Il rapinatore gentiluomo che si scusa prima del colpo: «Perdonatemi ho tre figli e ho perso il lavoro»

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Il rapinatore gentiluomo che si scusa prima del colpo: «Perdonatemi ho tre figli e ho perso il lavoro»

Due colpi nella stessa Farmacia, volto coperto e modi gentili. Bloccato prima del terzo tentativo

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VERONA – Ha rapinato per ben due volte, e a distanza di pochi giorni, la stessa farmacia di Verona. La seconda volta l’uomo, un 52enne del posto, si è anche giustificato con le vittime: «Ho tre figli e ho perso il lavoro, scusatemi»,

I colpi. L’uomo era discretamente attrezzato per le rapine: indossando passamontagna e guanti, si è fatto consegnare gli incassi, rispettivamente 1.400 euro la prima volta e 1.200 euro la seconda, scusandosi con i presenti e spiegando la propria difficile situazione familiare.

Bloccato prima di una nuova rapina. Qualche giorno fa l’uomo è stato scoperto da un poliziotto mentre si avvicinava con fare sospetto ad un’altra farmacia e messo alle strette, pur non avendo commesso alcun reato in quel frangente, ha confessato agli agenti le due precedenti rapine. L’uomo davanti ai poliziotti a espresso tutto il suo sconforto per la situazione personale ed anche la prostrazione per essersi ridotto a fare il rapinatore.

La gentilezza. Proprio per questi atteggiamenti – secondo fonti della Questura scaligera – e la piena confessione resa al magistrato per il momento non sono state disposte misure cautelari in attesa che si delinei il percorso giudiziario.

Martedì 05 Giugno 2012 – 16:51    Ultimo aggiornamento: 18:31

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fonte ilmattino.it

LA LETTERA – ‘Noi, medici tra i terremotati’


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‘Noi, medici tra i terremotati’

«Dopo la prima scossa abbiamo evacuato i degenti da soli, portando in braccio quelli che non potevano camminare. Poi siamo tornati dentro a recuperare le cartelle cliniche di tutti. E da allora lavoriamo giorno e notte, altrove o nei punti mobili». Un internista di Carpi (Modena) ci scrive

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LA LETTERA

di Fabio Gilioli

05 giugno 2012

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Caro direttore,

questa è una testimonianza dall’Ospedale a Carpi che, come forse sa, non è attualmente agibile. Sono stati momenti drammatici e la paura di nuovi eventi sismici e’ ancora tanta (la città di Carpi è praticamente abitata solo nelle tende e roulotte); solo la riduzione del numero delle scosse nelle ultime 48 ore sta dando un po’ più di fiducia alle persone. I degenti degli ospedali di Carpi e Mirandola sono stati collocati in altri ospedali (io ora sto scrivendo dall’Ospedale di Baggiovara, Modena, dove abbiamo recuperato un’area di circa 30 posti letto internistici). Ora rimane da definire il preoccupante aspetto di vasta area modenese senza due ospedali il cui recupero sarà da definire nelle prossime settimane.

Ci tenevo a sottolineare una fatto finora non evidenziato da alcun organo di informazione. L’ospedale di Carpi, circa 200 posti letto, è stato evacuato il giorno del terremoto – dopo la prima scossa avvenuta alle 9 – in circa 40 minuti dal solo personale sanitario che si è letteralmente portato “in spalla per quattro piani” anche i degenti non autosufficienti ponendoli al sicuro nell’area antistante il nosocomio (in attesa dei soccorsi forniti dalla protezione civile). Nessuno è stato abbandonato e il tutto è avvento senza una precedente formazione su piani di evacuazione.

Aggiungo che, molti di noi, sono tornati pochi minuti dopo l’evacuazione, all’interno dell’ospedale (che verrà poi colpito da altri due terrificanti eventi sismici alle 10 e alle 13) per recuperare le cartelle cliniche dei pazienti affinché questi potessero essere inviati negli altri nosocomi accompagnati dalla documentazione sanitaria utile per proseguire le cure in corso. Tutto questo può sembrare banale e scontato ma credetemi in quei frangenti il panico è il padrone assoluto della tua vita e quindi riflettere e muoversi in modo organizzato è estremamente complesso (ribadisco senza alcuna specifica formazione in merito a eventi di questo tipo). Nelle ore e nei giorni successivi il lavoro del personale sia di Carpi che di Mirandola è poi proseguito senza interruzione anche in ospedali distanti o nei punti sanitari mobili, senza sosta, pur avendo ognuno di noi la propria casa interessata da questo evento sismico.

Sarebbe stato bello che gli organi di informazione si fossero accorti di tutto questo per segnalare, anche senza enfasi, che esiste anche una sistema sanitario che funziona, fatto di uomini e donne, medici, infermieri e personale ausiliario di cui si può essere orgogliosi anche nelle emergenze più estreme.

Un caro saluto

Fabio Gilioli
Medico internista dell’Ospedale di Carpi, Modena

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fonte espresso.repubblica.it

ENERGIA – Rinnovabili, la Ue boccia l’Italia “Troppa burocrazia e tempi lunghi”

Rinnovabili, la Ue boccia l'Italia "Troppa burocrazia e tempi lunghi"

Rinnovabili, la Ue boccia l’Italia
“Troppa burocrazia e tempi lunghi”

La Commissione ha criticato duramente il nuovo decreto del ministro dello sviluppo economico che riforma il sistema degli incentivi per le energie rinnovabili. “Procedure amministrative troppo difficili”. Le reazioni: “Richiamo sacrosanto”, dicono dal Pd. “Rivedere il decreto, per stare in Europa” sottolineano da Legambiente

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BRUXELLESLa bacchettata arriva da Bruxelles. La Commissione europea ha inviato una lettera di richiamo all’Italia in cui critica severamente il nuovo decreto del ministero dello sviluppo economico che riforma il sistema di incentivi per le energie rinnovabili. Le nuove norme che impone il decreto, in discussione domani alla riunione stato-regioni, renderanno “molto difficile, se non impossibile, per i produttori indipendenti accedere al finanziamento dei propri progetti”, scrive l’esecutivo comunitario in una missiva dei servizi del commissario all’energia, Guenter Oettinger.

“Insieme alla riduzione degli incentivi finanziari”, si legge nella lettera inviata lunedì, “le procedure amministrative che si applicano agli incentivi devono essere semplificate. L’introduzione del meccanismo dei registri per i nuovi progetti di energia rinnovabile potrebbero aumentare l’onere burocratico per gli operatori di mercato e diminuire la sicurezza degli investitori sul fatto che i progetti si qualifichino per il sostegno finanziario”. Una preoccupazione, nota Bruxelles, aumentata dall’attuale “clima finanziario difficile”.

Inoltre “l’obbligo di registrare i progetti con una capacità superiore ai 12 kw per il fotovoltaico e ai 50 kw per altri progetti di tecnologie di produzione di elettricità rinnovabile potrebbe funzionare come un deterrente capace di paralizzare proprio il segmento di mercato di piccola scala che la riforma mira a rendere prioritario”.

La commissione chiede anche una “differenziazione” nella riduzione delle tariffe elettriche a seconda della “maturità” delle diverse tecnologie. Il richiamo di Bruxelles sollecita poi “periodi di transizione più lunghi di quelli attualmente previsti” per poter “accompagnare l’adattamento del mercato ai nuovi sistemi d’incentivi e proteggere gli investimenti esistenti”, considerando anche che “le procedure d’attuazione delle procedure dei nuovi meccanismi d’asta non sono ancora stati definiti”.

Non sono ancora stati adottati, infine, lamenta la Commissione, “i sistemi di sostegno per le fonti rinnovabili nel settore del riscaldamento e raffreddamento”. Oltre alla “necessità di un’adozione tempestiva” di queste misure, la Ue chiede “chiarezza sulla continuazione” del sistema di sostegno ai progetti di efficienza energetica e “la definizione degli obiettivi per il 2020 del sistema di ‘certificati bianchi'”.

Le reazioni. “Il richiamo che arriva all’Italia dalla Commissione Europea sul decreto rinnovabili è sacrosanto”, commenta Ermete Realacci, responsabile green economy del Pd. “Ora si cambi, accogliendo le richieste che vengono anche dalle regioni 1, per migliorare il provvedimento che così come è rischia di bloccare il settore con inutili e vessatori appesantimenti burocratici”. “E’ una netta bocciatura, che non può che indurre il Governo a rivedere drasticamente l’impianto del decreto, a partire dal meccanismo dei ‘registri'”, dichiarano i senatori Francesco Ferrante e Roberto Della Seta.

Dura la replica del presidente di Legambiente Vittorio Cogliati Dezza che sottolinea: “Per stare in Europa, non si possono affossare le energie pulite. L’invito di Bruxelles a rivedere da capo a fondo il nuovo decreto sulle energie rinnovabili è un chiaro avvertimento sulla necessità di non sacrificare le fonti rinnovabili e i meccanismi che le incentivano”. E conclude: “Una vera e propria bocciatura su un terreno, quello delle politiche energetiche per contrastare i cambiamenti climatici e della semplificazione, che da anni rappresenta un cavallo di battaglia per l’Unione. Occorre rivedere subito l’impianto del decreto, per dare una prospettiva di sviluppo a lungo termine alle fonti pulite e tagliare le emissioni di CO2″.

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fonte repubblica.it

EMILIA – Operai costretti a firmare liberatorie e tornare in fabbrica. Le vittime sono salite a 25

Un capannone crollato Un capannone crollato

Operai costretti a firmare liberatorie e tornare in fabbrica

Si contano ormai 638 scosse dall’inizio della sequenza sismica che dal 20 maggio scorso sta percorrendo l’Emilia Romagna. Nell`insieme, sono 25 le persone che hanno perso la vita e oltre 350 i feriti. La Cgil denuncia: alcune aziende che non hanno la certificazione per la ripresa produttiva fanno firmare liberatorie individuali ai lavoratori e li fanno lavorare”

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Modena, 05-06-2012

Si contano ormai 638 scosse dall’inizio della sequenza sismica che dal 20 maggio scorso sta percorrendo l’Emilia Romagna, delle quali 13 di magnitudo pari o superiore a 4: l`ultima domenica 3 giugno alle 21.21. Nell`insieme, sono 24
le persone che hanno perso la vita e oltre 350 i feriti; quasi un milione gli abitanti coinvolti nei comuni prossimi all`epicentro, oltre 77.000 le imprese industriali e artigianali, a cui si aggiungono 14.000 imprese agricole.

E le ultime scosse hanno avuto “effetti nefasti anche a livello psicologico, quando sembrava che il peggio fosse passato e si trattasse di avviare la ricostruzione”: a fare il bilancio è Paola Gazzolo, assessore regionale alla Sicurezza territoriale, Protezione civile, Difesa del suolo e della costa, che oggi ha fatto all`Assemblea legislativa un aggiornamento sulla situazione nei territori investiti dalle scosse di terremoto, dopo la prima comunicazione effettuata dal presidente della Giunta, Vasco Errani, nella seduta del 23 maggio. Ma c’è anche un aspetto oltre a quello della speculazione su parmigiano e latte che è giusto denunciare: secondo la Cgil molte aziende starebbero facendo firmare delle liberatorie ai lavoratori per far loro riprendere l’attività produttiva anche in assenza di certificazione sullagibilità dei capannoni. “Alcune aziende che non hanno la certificazione per la ripresa produttiva fanno firmare liberatorie individuali ai lavoratori e li fanno lavorare”. La denuncia giunge da Antonio Mattioli della Cgil Emilia Romagna, riferendosi ad alcune imprese colpite dal sisma in Emilia. “Al peggio non c’e’ mai fine” commenta il sindacalista, parlando di “dramma nel dramma”.

“Stiamo ricevendo segnalazioni su alcune aziende che cercano di baipassare l’ordinanza del dipartimento della protezione civile, facendo firmare ai lavoratori liberatorie individuali sulla responsabilita’ civile e penale nel caso di danni provocati dal terremoto” prosegue Mattioli, per il quale “non ci sono aggettivi per
giudicare un atteggiamento del genere se non quelli della irresponsabilita’ e dell’indecenza”.

 Muore una donna all’ospedale: sono 25 le vittime del sisma
Cresce il numero delle vittime del terremoto in Emilia: ora sono 25. Ieri sera all’ospedale Maggiore di Bologna è morta Sandra Gherardi, 46 anni, di Cento, nel Ferrarese. La donna era ricoverata in coma dal 29 maggio quando era stata colpita alla testa, per strada, da oggetti caduti da un tetto.

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fonte rainews24.it

‘RINCO’ D’ITALIA – Silvio: “Il nuovo leader del PDL? Jerry Scotti!”. Ma il ‘designato’ smentisce


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La «pazza idea» di Silvio è Gerry Scotti?

Per twitter (e Libero) l’ex premier avrebbe individuato nel presentatore il nuovo leader del Pdl. Ma lui smentisce

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di Matteo Cruccu

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MILANO – L’aveva detto Berlusconi nei giorni scorsi: dopo un lungo periodo in cui si è messo il silenziatore, ligio nel sostegno a Mario Monti, ora «è in vena di pazze idee». E questa – l’ultima che imperversa su tutti i social, twitter in testa – sarebbe «pazzissima»: Gerry Scotti a capo del Pdl. Anzi di Italia Pulita, come si chiamerebbe il movimento che l’ex premier ha intenzione di contrapporre al Cinque Stelle di Grillo. Secondo alcuni sondaggi, la formazione legata al comico avrebbe addirittura raggiunto il Pdl in termini di preferenze.

«GERRY CANDIDATO: L’ACCENDIAMO?» - E chi meglio del popolarissimo conduttore, idolo di casalinghe e pensionati, potrebbe impersonare il volto pacioso e sereno del cambiamento? Peccato che il diretto interessato paia non averne alcuna intenzione. Proprio a Twitter, dove sta imperversando il tormentone con battute annesse («Gerry Candidato: l’accendiamo?» oppure «al Pdl è rimasto solo l’aiuto da casa»), il presentatore affida la sua smentita «Ai buoni intenditori: non commento una notizia che non esiste. Coraggio a chi ne ha bisogno, ossia a tutti».

«MANCO PER IDEA»- Se non bastasse, interviene anche il suo agente, Massimo Villa:«Manco per idea: nessuno lo ha interpellato, nessuno gli ha chiesto niente. In politica Gerry ha già dato e non ha intenzione di ripetere l’esperienza». Che però poi ammette: «Può darsi che Berlusconi ci abbia anche pensato, Gerry avrebbe tutte le caratteristiche del volto nuovo. Però, niente, non ne vuole sapere. E comunque l’idea è di Libero».

«CI VORREBBE UNO COME LUI» - Già. In realtà, è stato il quotidiano di Belpietro ad aver lanciato la «pazza» idea con un articolo di Maria Giovanna Maglie il 25 maggio scorso. E ad averla ribadita martedì, appoggiandosi questa volta però a un presunto virgolettato di Berlusconi: «Che ne so…ci vorrebbe uno alla Gerry Scotti» avrebbe detto il Cavaliere.

CON CRAXI - Ma da Gerry, appunto, niente. Parlamentare dal 1987 al 1992 (nell’ultimo Psi di Craxi), il presentatore di Mediaset ha più volte detto che quella è stata solo «una brutta esperienza». Di lui si ricorda una polemica contro l’allora DC sull’annoso dilemma se «il rock fosse la musica del diavolo o meno». E la non assidua frequentazione dei lavori alla Camera. Ma, chissà, vent’anni sono tanti: adesso potrebbe anche ripensarci.

Matteo Cruccu
twitter@ilcruccu

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RAPPORTO CENSIS: “Sanità negata per 9 milioni di italiani”


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“Sanità negata per 9 milioni di italiani”
L’allarme del Censis nel rapporto-salute

La sanità pubblica arranca, quella privata vola. Ma in troppi non possono permettersi le prestazioni sanitarie e finiscono per rinunciarci. La ricerca denuncia i troppi tagli al settore, che hanno prodotto un peggioramento dei servizi. E considera la sanità integrativa una risorsa per raggiungere l’equità

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ROMALa sanità è negata a 9 milioni di italiani. 2,4 milioni di anziani, 5 milioni di coppie con figli, 4 milioni di residenti nel Mezzogiorno, costretti a rinunciare alle prestazioni di cui hanno bisogno per ragioni economiche. Apocalitto lo scenario mostrato dal Censis nel suo rapporto Rbm Salute, promosso in collaborazione con Munich Re e presentato al Welfare Day.

Con una sanità pubblica sempre più in affanno, esplode il ricorso a quella privata che fa registrare un +25,5% negli ultimi dieci anni. Una crescita esponenziale, lungi però dall’essere considerata come una valida alternativa. Perchè non tutti possono permettersi le cure private e chi non può pagare di tasca propria finisce per rinunciare alle prestazioni o per cercare quelle a basso costo sul web.

D’altra parte, stando alla ricerca, una politica aggressiva di tagli, piani di rientro e spending review hanno determinato un crollo verticale del ritmo di crescita della spesa pubblica per la sanità. I numeri parlano chiaro: si è passati da un tasso di incremento medio annuo del 6% nel periodo 2000-2007, a solo il +2,3% nel periodo 2008-2010. La flessione si registra soprattutto nelle regioni con piani di rientro, dove dal +6,2% all’anno nel periodo 2000-2007, si è scesi a meno dell’1% di crescita media annua nel periodo 2008-2010.

In controtendenza la spesa sanitaria privata, che aumenta del 2,3% negli anni 2008-2010 (quelli della crisi). Uno 0,1% in più rispetto al periodo 2000-2007, quando faceva registrare un +2,2%.

Anche la sensazione degli italiani riguardo alle prestazioni del proprio servizio nazionale, non sono incoraggianti. Per il 31,7% , la sanità nella propria regione è in peggioramento, con un balzo di 10 punti percentuali in più nel 2012 rispetto al 2009, quando a sostenere questa tesi, erano il 21,7%. Le persone che avvertono invece un miglioramento sono diminuite di oltre 7 punti percentuali.

Nel 2015 è previsto un gap di circa 17 miliardi di euro tra le esigenze di finanziamento della sanità e le risorse disponibili nelle regioni. I tagli alla sanità pubblica abbassano la qualità delle prestazioni e generano iniquità. Per questo, spiega il Censis, è prioritario trovare nuove risorse aggiuntive per impedire che meno spesa pubblica significhi più spesa privata e meno sanità per chi non può pagare.

La sanità complementare in Italia è un universo composto da centinaia di Fondi integrativi, a beneficio di oltre 11 milioni di assistiti, che svolgono un ruolo ampiamente sostitutivo e colmano i vuoti dell’offerta pubblica. La ricerca di Rbm Salute-Censis ha riguardato 14 Fondi sanitari per oltre 2 milioni di assistiti e importi richiesti per prestazioni pari a oltre 1,5 miliardi di euro nel triennio 2008-2010. Il 55% degli importi dei Fondi integrativi ha riguardato prestazioni sostitutive (ricovero ospedaliero, day hospital, ecc.) fornite in alternativa a quelle dei Livelli essenziali di assistenza (Lea) del Servizio sanitario. Il restante 45% degli importi ha riguardato prestazioni integrative (cure dentarie, fisioterapia, ecc.).

Tra le varie tipologie di Fondi integrativi esistenti, sono i Fondi aziendali, rispetto a quelli istituiti dalla contrattazione collettiva nazionale, a garantire in misura maggiore la copertura anche alle famiglie degli iscritti (inclusi i più vulnerabili, minori e anziani).

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fonte repubblica.it

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