GIOCATORE DEL LECCE – Paura per Obodo rapito in Nigeria

Paura per Obodo
Rapito in Nigeria
Il centrocampista del Lecce, tesserato con l’Udinese, è stato sequestrato da uomini armati davanti a una chiesa. Il cognato: “La madre ha ricevuto una telefonata, le hanno chiesto 150 mila euro di riscatto”
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LAGOS (Nigeria) - Il centrocampista nigeriano del Lecce, Christian Obodo, è stato rapito questa mattina nella sua città natale, Warri, nella regione del Delta. Lo scrivono media locali, citando fonti governative. I rapitori, armati, hanno preso Obodo alle 9.20 locali di fronte a una chiesa. Obodo, 28 anni, è tesserato con l’Udinese. “I rapitori hanno telefonato questa mattina a casa della mamma di Christian chiedendo un riscatto di circa 150 mila euro”, ha detto Obidike Okechukwu, marito della sorella del giocatore del Lecce.
Okechukwu, che vive a Udine, ha precisato di avere appreso del sequestro da sua moglie che, proprio questa mattina, è giunta in Nigeria. Secondo l’uomo, la madre del centrocampista avrebbe risposto ai rapitori, in modo preoccupato, che oggi le banche sono chiuse e che, dunque, non c’è la possibilità materiale di pagare il riscatto. Successivamente, Okechukwu ha così raccontato la dinamica del sequestro: “Christian stava andando in chiesa, era da solo, intorno alle quattro del mattino ora italiana, quando alcune persone lo hanno preso e portato via”. In Nigeria, in questo momento, si trova anche il fratello di Christian, Kenneth, anche lui calciatore e in Italia, nel Pisa.
“Christian sta bene, siamo in contatto con i rapitori che vogliono un po’ di soldi”. Lo ha detto il fratello del calciatore, Kenneth Obodo, raggiunto telefonicamente dall’ANSA in Nigeria.
Obodo è arrivato in Italia nel 2001, scoperto dal Perugia. Nella stagione 2002-03 Serse Cosmi lo promuove titolare e lui ripaga la fiducia contribuendo alla qualificazione del club umbro in Coppa Intertoto e alla conquista delle semifinali di Coppa Italia. La stagione successiva è ancora tra i pilastri della squadra umbra che perderà lo spareggio con la Fiorentina retrocedendo in Serie B. Nella stagione 2004-05 passa in comproprietà proprio alla Fiorentina, con la quale disputa 33 partite e segnando 2 gol. A fine stagione, la squadra viola non riesce a riscattarlo alle buste e torna al Perugia che lo cede all’Udinese su richiesta del suo ex allenatore Serse Cosmi. Al primo anno con la squadra friulana gioca titolare disputando in totale 41 gare con due reti. Nel campionato 2006-07, è ancora un perno della squadra bianconera, ma poi subisce due infortuni che lo tengono fermo a lungo. Nell’estate 2009 viene operato al ginocchio destro per la ricostruzione del crociato e per questo salterà gran parte della stagione successiva. Poi passa in prestito con diritto di riscatto della comproprietà al Torino. Non riscattato dai granata, torna all’Udinese e a luglio 2011 passa in prestito al Lecce in cui ha giocato in questa stagione collezionando 23 presenze.
Con una nota il Lecce ha voluto esprimere la sua solidarietà alla famiglia di Christian Obodo. “L’U.S. Lecce, in merito al rapimento del calciatore Cristian Obodo, avvenuto in Nigeria, esprime la propria vicinanza al giocatore stesso e alla sua famiglia in questo momento di grande sgomento – si legge nel comunicato – con la speranza che la situazione si possa risolvere quanto prima e nel miglior modo possibile”.
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fonte repubblica.it
Evasore totale girava con una motovedetta della Gdf trasformata in yacht
Evasore totale girava con una motovedetta della Gdf trasformata in yacht
Solcava i mari a bordo di una classe “Meattini”, messa all’asta dalle Fiamme gialle e trasformata in barca di lusso, ma non pagava un euro di tasse dal 2006. La Finanza di Busto Arsizio si è “ripresa” la barca e ha denunciato l’imprenditore e il legale rappresentante dell’azienda per evasione e frode fiscale
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di Alessandro Madron | 9 giugno 2012
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Girava con un’ex motovedetta della Guardia di finanza trasformata in un lussuoso yacht, ma non pagava le tasse dal 2006. Un evasore totale è stato scoperto e denunciato dagli uomini delle fiamme gialle di Busto Arsizio che hanno stimato in oltre 1 milione di euro l’ammontare dei tributi non versati dall’imprenditore. I finanzieri si sono così ripresi la “loro” imbarcazione, che è stata posta sotto sequestro. Ma andiamo con ordine. L’imprenditore, attivo nel settore della fabbricazione di articoli e materie plastiche, è finito sotto la lente della Gdf di Busto Arsizio, che lo hanno sottoposto ad un rigido controllo fiscale. I militari hanno riscontrato che l’uomo non ha presentato le dichiarazioni dei redditi ed Iva fin dal 2006, sottraendosi così al pagamento delle imposte negli ultimi sei anni. Si parla di cifre importanti.
Le attività di ricostruzione del volume d’affari, particolarmente laboriose anche per la mancanza della contabilità e dei documenti di natura fiscale, hanno permesso alle fiamme gialle di accertare redditi occultati per circa 1,3 milioni di euro, nonché imposte evase per oltre 1 milione di euro. Inoltre, i militari hanno accertato che l’imprenditore aveva emesso almeno 1,2 milioni di euro di fatture false per operazioni inesistenti, a beneficio di sei società compiacenti, sempre attive settore della trasformazione delle materie plastiche. Nel corso delle operazioni di verifica, gli uomini della Guardia di Finanza hanno scoperto ulteriori due società evasori totali, riconducibili allo stesso amministratore e, a garanzia dei debiti col fisco, hanno quindi sequestrato un’imbarcazione da diporto di 20 metri.
Non una barca qualsiasi, ma un natante che era stato messo all’asta proprio dalla Guardia di Finanza alcuni anni prima, poi acquistato dall’amministratore evasore che nel tempo lo ha sapientemente riparato, ristrutturato e dotato delle migliori strumentazioni di bordo, fino a renderlo un lussuoso yacht, con i proventi occultati al fisco. La vecchia imbarcazione, classe “Meattini”, che pattugliava le coste con la livrea della Guardia di Finanza è quindi tornata allo Stato, pur con una diversa veste. L’amministratore della società sottoposta al controllo fiscale e i legali rappresentati delle società utilizzatrici delle fatture false sono stati denunciati all’autorità giudiziaria per distruzione ed occultamento dei documenti contabili, evasione e frode fiscale.
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fonte ilfattoquotidiano.it
Terremoto: terra trema 4 volte in 30 minuti in Emilia. Scossa 4.5 in Friuli
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Terremoto: terra trema 4 volte in 30 minuti in Emilia. Scossa 4.5 in Friuli
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17:47 09 GIU 2012
(AGI) – Roma, 9 giu. – La terra trema ancora in Emilia. Una scossa di terremoto e’ stata avvertita dalla popolazione in provincia di Modena. Le localita’ prossime all’epicentro sono Medolla, Mirandola e Cavezzo. Secondo i rilievi registrati dall’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia l’evento sismico e’ stato registrato alle ore 15.25 con magnitudo 3.4. Sono in corso le verifiche da parte della Sala Situazione Italia del Dipartimento della Protezione Civile. In mezz’ora, fino alle 16, sui sono susseguite altre tre scosse di intensita’ 2.3 e 2.4. In tutto, dalla mezzanotte, in Emuilia la terra ha tremato 14 volte, ma le scosse in rapida successione, di cui quella di 3.4 e’ stata la piu’ forte. Forte scossa di terremoto alle prime luci di questa mattina tra le province di Belluno e Pordenone. La scossa, riferisce l’Ingv, e’ stata registrata alle 4.04, con una magnitudo di 4.5 gradi e una profondita’ di 7,1 km. La localita’ piu’ prossima all’epicentro e’ Claut (Pordenone). Dalle prime informazioni della Protezione Civile del Friuli Venezia Giulia sono numerose le chiamate di cittadini allarmati ai vigili del fuoco, ma non sono segnalati danni a persone o cose. L’epicentro, riferisce la Protezione Civile del Friuli Venezia Giulia, e’ stato localizzato tra i comuni di Pieve d’Alpago e Chies d’Alpago, entrambi in provincia di Belluno al confine con la provincia di Pordenone.
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La scossa e’ stata avvertita nel pordenonese ma anche a Udine e a Trieste, e molte persone sono scese in strada allarmate.
Centinaia le telefonate alla sala operativa della Protezione Civile, tuttavia al momento non risultano danni a persone o cose. Una scossa di magnitudo 3 e’ stata registrata in Emilia alle 7.47 di questa mattina. La scossa, riferisce l’Ingv, ha avuto come epicentro Finale Emilia, con una profondita’ di 8,5 km. Questa notte lo sciame sismico ha continuato a far tremare l’Emilia, con quattro scosse, tutte di lieve entita’ con una gradazione massima di 2.4. L’allarme lanciato ieri dalla Commissione grandi rischi era finalizzato “a mettere in sicurezza gli edifici”. Lo precisa il presidente della Commissione Luciano Maiani, dopo le polemiche per il rapporto giudicato dai sindaci emiliani troppo allarmistico. “Non possiamo sapere con precisione quando verranno nuove scosse – ha detto Maiani a Skytg24 – potrebbero anche verificarsi a distanza di qualche mese o di qualche anno.
Bene ha fatto il governo a estendere l’emergenza per un anno, per permettere la messa in sicurezza degli edifici, che e’ il punto che piu’ influenza una efficace azione di prevenzione”.
L’obiettivo della commissione, ha ribadito Maiani, e’ “la messa in sicurezza degli edifici”.
Nelle tre regioni colpite dal sisma, Emilia Romagna, Lombardia e Veneto, sono 16.425 le persone assistite grazie al lavoro del Sistema nazionale della protezione civile, suddivise in 44 campi di accoglienza, 62 strutture al coperto (scuole, palestre e caserme, vagoni letto offerti da Ferrovie dello Stato e Genio Ferrovieri) e negli alberghi che hanno offerto la loro disponibilita’ grazie alla convenzione siglata con Federalberghi e Assohotel. In Emilia Romagna i cittadini assistiti sono 14.804. Nello specifico, 9.926 sono ospitati nei 34 campi tende, 2.566 nelle 47 strutture al coperto e 2.312 in albergo. Proseguono, intanto, i sopralluoghi svolti da squadre di rilevatori in edifici pubblici e privati, le strutture gia’ controllate sono 4.030. Di questi, 1.582 sono state classificate agibili, 683 temporaneamente inagibili, 235 parzialmente inagibili, 75 temporaneamente inagibili da rivedere con approfondimenti e 1.455 inagibili. Nella Regione Lombardia, invece, all’interno dei 10 campi allestiti nella provincia di Mantova, risultano assistite 1.260 persone, cui se ne aggiungono 322 che hanno trovato sistemazione nelle 11 strutture al coperto, per un totale di 1.583 persone. Nella Regione Veneto, invece, i cittadini assistiti sono 38, tutti accolti in 2 strutture al coperto.
Le forze messe in campo dal Servizio nazionale di protezione civile sono 5.065: volontari delle colonne mobili delle Regioni, delle Province Autonome e delle organizzazioni nazionali, operatori ed esperti della protezione civile, vigili del fuoco, personale delle forze armate e dell’ordine, e delle altre strutture operative, a cui si aggiunge il personale delle strutture territoriali di protezione civile.
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fonte agi.it
“Il traffico di droga della Colombia arricchisce le banche di Usa ed Europa”

“Il traffico di droga della Colombia arricchisce le banche di Usa ed Europa”
A rivelarlo una ricerca dell’Università delle Ande di Bogotà, la più dettagliata mai realizzata sull’economia degli stupefancenti. Alle nazioni “produttrici” restano le briciole: il 2,6% rimane in Colombia, mentre il restante 97,4% è un’enorme torta che si spartiscono malavita organizzata e operatori finanziari di Vecchio e Nuovo Continente
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Il traffico di stupefacenti arricchisce le reti criminali, ma anche le banche. Soprattutto quelle europee e statunitensi. A rivelarlo è una ricerca dell’Università delle Ande di Bogotà, la più dettagliata mai realizzata sull’economia della droga. Alle nazioni “produttrici”, spiegano gli autori dello studio, restano le briciole: di tutto il denaro generato dalla produzione e dal traffico di coca, infatti, solo il 2,6% rimane in Colombia, mentre il restante 97,4% è un’enorme torta che si spartiscono malavita organizzata e operatori finanziari di Europa e Stati Uniti. I motivi? Da una parte l’ipocrisia delle nazioni “consumatrici” (Usa, Gb e Spagna in testa), più impegnate a mostrare che a ottenere risultati nella lotta alla droga; dall’altra le restrizioni del sistema bancario colombiano, che a differenza di quello occidentale non facilita il riciclaggio di denaro.
Perché in Colombia si deve impazzire a livello burocratico per depositare duemila dollari mentre le banche statunitensi permettono “la qualunque”, con la scusa delle leggi sulla privacy? È ciò che si chiedono gli economisti Alejandro Gaviria e Daniel Mejía, nella ricerca “Anti-Drugs Policies In Colombia: Successes, Failures And Wrong Turns” (Ediciones Uniandes, 2011), lavoro che fa parte di un’iniziativa del governo colombiano per rivedere le politiche globali sulla droga. “In Colombia – afferma Gaviria – le banche ti fanno domande che non ti farebbero mai negli Stati Uniti”, dove “ci sono rigide leggi sul segreto bancario”. Eppure, la quantità di denaro riciclato è molto più elevata negli Usa: “È abbastanza ipocrita, no?”, si chiede l’economista. “L’intero sistema gestito dalle autorità dei Paesi consumatori si limita a cacciare i pesci piccoli, l’anello più debole della catena, e mai quelli grossi o i sistemi finanziari, in cui si fanno i grandi affari”, rincara la dose il collega Mejía, co-autore dello studio.
Per svolgerlo, i ricercatori hanno eseguito numerosi sondaggi e interviste a soggetti operanti nel mondo politico, sociale ed economico. Tutti in qualche modo coinvolti nelle sanguinose guerre per la droga che hanno sconvolto per anni il Paese sudamericano. L’anno preso in considerazione è il 2008, e le conclusioni sono a dir poco sconcertanti: dei 300 miliardi di dollari provenienti dalla produzione di cocaina, solo 7,8 rimangono in Colombia. Capitali che vanno altrove, aggiungendo al disastroso impatto del narco-traffico sulla società e la politica colombiane una costante perdita economica.
“La società colombiana non ottiene alcun vantaggio economico dal traffico di stupefacenti – puntualizza Gaviria – mentre enormi profitti vengono realizzati dalle reti di distribuzione criminali nei Paesi consumatori”. “Se i Paesi come la Colombia beneficiassero economicamente dal traffico di droga, ci sarebbe un po’ senso in tutto questo”, aggiunge lo studioso: “Invece, abbiamo pagato il prezzo più alto per i profitti di qualcun altro”. Un problema che riguarda da tempo la Colombia, e ora anche il Messico, dove le guerre fra narcos fanno decine di migliaia di morti ogni anno.
Ma come è possibile tutto ciò? “In Europa e in America il denaro si disperde”, spiegano gli economisti: “Una volta che raggiunge il Paese consumatore entra nel sistema”, dopo di che non se ne sa quasi più nulla. Non solo, “Si preferisce stare dietro alla micro-economia della coca, o alle coltivazioni in Colombia, anche se l’entità monetaria di queste realtà è generalmente minuscola”.
“Sappiamo che le autorità americane o britanniche conoscono ben più di quel che dicono”, affermano i ricercatori: “Ma è tabù perseguire le grandi banche”. “È un prolungamento del loro modo di operare in patria – accusa Mejía – Ci si concentra sulle fasce disagiate della popolazione, solamente per mostrare di avere ottenuto dei risultati. Trasferendo ancora una volta i costi delle guerre per la droga sui più poveri, ma non sul sistema finanziario ed i grandi business che muovono le fila di tutto”.
Del resto, ammettono gli autori di una ricerca sul narco-traffico che sembra più un’accusa al sistema liberista e finanziario, nei Paesi occidentali sarebbe un “suicidio politico” non fare altrimenti, “vista la situazione economica e considerate le grandi quantità di denaro riciclato” in gioco.
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fonte ilfattoquotidiano.it
QUANDO C’E’ BUON CUORE – Anziana ruba un pacchetto di caramelle, il direttore la insegue , gli agenti pagano

Un’anziana signora al supermercato (Foto by Archivio2), Eco di Bergamo
Anziana ruba un pacchetto di caramelle, il direttore la insegue , gli agenti pagano
L’ammontare del furto della donna, 76 anni: 78 centesimi
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MILANO – Era di 78 centesimi l’ammontare di un furto di caramelle commesso da un’anziana, venerdì mattina, in un supermercato. Ma alla fine, alla donna, che ha 76 anni, e che si era detta mortificata di averle prese, gliele hanno regalate i poliziotti intervenuti, sulle prime, per denunciarla. È accaduto in un supermarket Pam in corso XXII Marzo. Il responsabile del punto vendita, un 37enne, non aveva esitato a rincorrere la donna, a bloccarla e chiamare la polizia. Quando gli agenti di una Volante sono arrivati sul posto, però, la donna, mortificata per quanto fatto e spaventata ha ammesso: «Volevo le caramelle, ma non avevo soldi». A quel punto, in accordo con la direzione, che non ha sporto denuncia, sono stati i poliziotti a pagare le caramelle dell’anziana. Alcuni clienti, presenti in quel momento, li hanno applauditi.
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fonte corriere.it
Trattativa tra Stato e mafia: Indagato l’ex ministro Mancino

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Trattativa tra Stato e mafia
Indagato l’ex ministro Mancino
Dopo la deposizione in aula al processo Mori, la sua posizione è cambiata. Il pm aveva lasciato chiaramente intendere di ritenere falsa la testimonianza dell’ex titolare del Viminale. Che ancora una volta nega il suo coinvolgimento
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L’ipotesi di reato è quella di falsa testimonianza. Con questa accusa è stato indagato dalla procura di Palermo l’ex ministro dell’Interno, Nicola Mancino nell’ambito dell’inchiesta sulla cosiddetta “trattativa” tra Stato e mafia. Ma lui, ancora una volta, nega ogni suo coinvolgimento. L’indagine dovrebbe essere chiusa nel giro di pochi giorni.
La posizione di Mancino, è cambiata nelle ultime settimane, dopo la sua deposizione al processo al generale Mario Mori il 24 febbraio scorso.
LEGGI / La deposizione di Mancino
In tribunale quel giorno i pm Antonio Ingroia e Nino Di Matteo avevano detto che “qualche uomo delle istituzioni mente”.
I pm ritengono che Mancino, insediatosi al Viminale il primo luglio 1992, sapesse della trattativa che prevedeva di cedere al ricatto dei boss in cambio della rinuncia all’aggressione terroristica e ai progetti di uccisione di altri uomini politici. E che ora l’ex presidente del Senato ed ex vicepresidente del Csm neghi l’evidenza per coprire “responsabilità proprie e di altri”.
L’ex ministro della Giustizia Claudio Martelli ha più volte sostenuto di essersi lamentato con lui per il comportamento dei Ros. Nel giugno ’92, secondo i magistrati, Mori e il capitano Giuseppe De Donno avrebbero infatti comunicato all’allora direttore degli affari penali del Ministero di via Arenula, Liliana Ferraro l’avvio dell’interlocuzione con Vito Ciancimino “per ottenere una copertura politica – sostengono i pm – dall’ex sindaco mafioso sulla trattativa”.
LEGGI / I ricordi di Claudio Martelli
Mancino ha sempre negato. Il 24 febbraio aveva però detto che Martelli gli avrebbe accennato di “attività non autorizzate del Ros” e che lui gli avrebbe risposto di parlarne alla procura di Palermo. Mancino inoltre ha sempre negato di avere incontrato il giudice Paolo Borsellino il giorno del suo insediamento al Viminale.
La decisione di iscrivere Mancino è stata adottata dai magistrati del pool coordinato dal procuratore aggiunto Antonio Ingroia, alla vigilia della chiusura dell’indagine sulla presunta trattativa tra Stato e mafia. Tutte le posizioni dei nove personaggi sotto indagine sono ancora al vaglio dei pm: da stabilire infatti, spiega la procura quale sarà, per ciascuno dei coinvolti, l’imputazione finale.
Si va da un ventaglio di ipotesi di reato che, oltre alla falsa testimonianza, abbracciano il favoreggiamento aggravato, il concorso nella violenza o minaccia a un corpo politico, amministrativo o giudiziario o – ipotesi estrema – il concorso in associazione mafiosa.
Nell’indagine sono coinvolti i generali Mario Mori e Antonio Subranni, l’ex tenente colonnello Giuseppe De Donno, l’ex ministro dc Calogero Mannino, il senatore del Pdl Marcello Dell’Utri, i boss Totò Riina, Bernardo Provenzano e Nino Cinà. E ora anche Mancino.
LEGGI / Il coinvolgimento di Dell’Utri
LEGGI / L’indagine su Mannino
Proprio ieri, poi, è stato riascoltato come teste, dai pm del pool, un altro ex ministro dell’Interno, Vincenzo Scotti, a proposito di alcuni fatti da lui raccontati nel recente libro “Pax mafiosa o guerra?”, e per altre circostanze raccolte dai magistrati negli ultimi giorni. Obiettivo dell’accusa, chiarire le ragioni del siluramento del “duro” Scotti, sostituito al Viminale, nei giorni caldi del ’92, tra la strage di Capaci e quella di via D’Amelio, proprio da Mancino.
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fonte palermo.repubblica.it
Terremoto: trema il Friuli, sisma 4.5. In Emilia “non attesa forte scossa”
Terremoto in Emilia – Finale Emilia (Modena)
Terremoto: trema il Friuli, sisma 4.5
In Emilia “non attesa forte scossa”
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13:24 09 GIU 2012
(AGI) – Roma, 9 giu. – Forte scossa di terremoto alle prime luci di questa mattina tra le province di Belluno e Pordenone.
La scossa, riferisce l’Ingv, e’ stata registrata alle 4.04, con una magnitudo di 4.5 gradi e una profondita’ di 7,1 km. La localita’ piu’ prossima all’epicentro e’ Claut (Pordenone).
Dalle prime informazioni della Protezione Civile del Friuli Venezia Giulia sono numerose le chiamate di cittadini allarmati ai vigili del fuoco, ma non sono segnalati danni a persone o cose. L’epicentro, riferisce la Protezione Civile del Friuli Venezia Giulia, e’ stato localizzato tra i comuni di Pieve d’Alpago e Chies d’Alpago, entrambi in provincia di Belluno al confine con la provincia di Pordenone. La scossa e’ stata avvertita nel pordenonese ma anche a Udine e a Trieste, e molte persone sono scese in strada allarmate. Centinaia le telefonate alla sala operativa della Protezione Civile, tuttavia non risultano danni a persone o cose.
Una scossa di magnitudo 3 e’ stata registrata in Emilia alle 7.47 di questa mattina. La scossa, riferisce l’Ingv, ha avuto come epicentro Finale Emilia, con una profondita’ di 8,5 km. Questa notte lo sciame sismico ha continuato a far tremare l’Emilia, con quattro scosse, tutte di lieve entita’ con una gradazione massima di 2.4.
L’allarme lanciato ieri dalla Commissione grandi rischi era finalizzato “a mettere in sicurezza gli edifici”. Lo precisa il presidente della Commissione Luciano Maiani, dopo le polemiche per il rapporto giudicato dai sindaci emiliani troppo allarmistico. “Non possiamo sapere con precisione quando verranno nuove scosse – ha detto Maiani a Skytg24 – potrebbero anche verificarsi a distanza di qualche mese o di qualche anno.
Bene ha fatto il governo a estendere l’emergenza per un anno, per permettere la messa in sicurezza degli edifici, che e’ il punto che piu’ influenza una efficace azione di prevenzione”.
L’obiettivo della commissione, ha ribadito Maiani, e’ “la messa in sicurezza degli edifici”.
Nelle tre regioni colpite dal sisma, Emilia Romagna, Lombardia e Veneto, sono 16.425 le persone assistite grazie al lavoro del Sistema nazionale della protezione civile, suddivise in 44 campi di accoglienza, 62 strutture al coperto (scuole, palestre e caserme, vagoni letto offerti da Ferrovie dello Stato e Genio Ferrovieri) e negli alberghi che hanno offerto la loro disponibilita’ grazie alla convenzione siglata con Federalberghi e Assohotel. In Emilia Romagna i cittadini assistiti sono 14.804. Nello specifico, 9.926 sono ospitati nei 34 campi tende, 2.566 nelle 47 strutture al coperto e 2.312 in albergo. Proseguono, intanto, i sopralluoghi svolti da squadre di rilevatori in edifici pubblici e privati, le strutture gia’ controllate sono 4.030. Di questi, 1.582 sono state classificate agibili, 683 temporaneamente inagibili, 235 parzialmente inagibili, 75 temporaneamente inagibili da rivedere con approfondimenti e 1.455 inagibili.
Nella Regione Lombardia, invece, all’interno dei 10 campi allestiti nella provincia di Mantova, risultano assistite 1.260 persone, cui se ne aggiungono 322 che hanno trovato sistemazione nelle 11 strutture al coperto, per un totale di 1.583 persone. Nella Regione Veneto, invece, i cittadini assistiti sono 38, tutti accolti in 2 strutture al coperto. Le forze messe in campo dal Servizio nazionale di protezione civile sono 5.065: volontari delle colonne mobili delle Regioni, delle Province Autonome e delle organizzazioni nazionali, operatori ed esperti della protezione civile, vigili del fuoco, personale delle forze armate e dell’ordine, e delle altre strutture operative, a cui si aggiunge il personale delle strutture territoriali di protezione civile.
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fonte agi.it
Vaticano, monito alla Procura: sullo Ior rispettate la sovranità

“The Vatican Bank is a major shareholder in the Beretta arms manufacturing corporation. Here, a bishop with a weapon. ”
- fonte immagine
Vaticano, monito alla Procura: sullo Ior rispettate la sovranità
Tra i nomi in mano alla procura politici e imprenditori. Gotti Tedeschi: volevo chiarezza. La Santa Sede smentisce
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di Massimo Martinelli
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ROMA – Il manuale della diplomazia è stato rispettato alla virgola, ma il tono è durissimo: il Vaticano non digerisce inchieste sullo Ior, sui suoi correntisti, nè tantomeno sul dossier raccolto da Ettore GottiTedeschi nella settimana prima di essere sfiduciato dal vertice della banca della Santa Sede, quando pensava addirittura di essere in pericolo di vita.
Quello che appare come un altolà alle autorità giudiziarie romane e napoletane è arrivato ieri sera, poche ore dopo che il procuratore di Roma, Giuseppe Pignatone, aveva incaricato il Nucleo Valutario della Gdf di indagare sul contenuto dei cinquanta faldoni di documenti sequestrati in casa di Gotti Tedeschi pochi giorni fa. All’interno dei quali, secondo indiscrezioni, ci sarebbe la lista completa dei correntisti laici dello Ior, compresi i politici italiani e stranieri e i capitani d’industria e gli imprenditori che attualmente e in passato hanno scelto di affidare i loro capitali alle casse discrete della banca vaticana. La quale, grazie alla sua particolare struttura, consentiva di triangolare all’estero, anche in banche diverse, ingenti somme di denaro aggirando qualsiasi controllo.
E operazioni del genere, ovviamente, interessavano anche la criminalità organizzata per le operazioni di riciclaggio internazionale. Il materiale era talmente delicato che lo stesso ex presidente dello Ior ne aveva realizzato un estratto che, quando cominciò a temere per la sua incolumità, consegnò ad un notaio affinché in caso di disgrazia lo inviasse a tre persone di sua fiducia (il giornalista Massimo Franco, un avvocato e il segretario del Pontefice, padre Georg Ganswein).
Così ieri sera la sala stampa vaticana ha diramato un comunicato in cui si afferma che la Santa Sede «ripone nell’autorità giudiziaria italiana la massima fiducia che le prerogative sovrane riconosciute al Vaticano dall’ordinamento internazionale siano adeguatamente vagliate e rispettate». Per maggiore chiarezza, il comunicato prosegue precisando che la Santa Sede conferma «la sua piena fiducia nelle persone che dedicano la loro opera con impegno e professionalità allo Ior». E aggiunge: in Vaticano si «sta esaminando con la massima cura l’eventuale lesività delle circostanze, nei confronti dei diritti propri e degli organi della Santa Sede».
La mossa, decisamente inaspettata anche per gli organi inquirenti, nasconde evidentemente tutto il fastidio per il doppio faro giudiziario che si è acceso da Roma e da Napoli sulle vicende della banca vaticana, che ancora oggi non rientra nella cosiddetta white list degli istituti di credito in regola con le norme antiriciclaggio previste dalle direttive europee.
Era questa la grande operazione che Ettore Gotti Tedeschi stava cercando di realizzare, anche grazie alla creazione di un’autorità finanziaria di controllo interna alla Santa Sede fortemente voluta dal Santo Padre nei primi mesi del 2011, che avrebbe consentito allo Ior di rientrare nei parametri indicati dalla Ue. Ma sui poteri di quell’autorità, la Aif, si è combattuta la battaglia tra Gotti Tedeschi da una parte e due potentissimi avvocati dall’altra, l’americano Jeffrey Lena (sostenitore degli interessi dei grandi investitori a stelle e strisce) e l’italiano Michele Briamonte, considerato vicino alla comunità israeliana in Italia e amico personale del ministro degli Esteri Lieberman. E proprio loro hanno ottenuto che l’operazione trasparenza voluta da Gotti Tedeschi non riguardasse il periodo precedente l’aprile del 2011.
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fonte ilmessaggero.it
TERREMOTO – Nella notte forte scossa tra Veneto e Friuli. Gente in strada, ma nessun danno
Nella notte sisma tra Veneto e Friuli Gente in strada, ma nessun danno
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(AGI) – Roma, 9 giu. – Forte scossa di terremoto alle prime luci di questa mattina tra le province di Belluno e Pordenone.
La scossa, riferisce l’Ingv, e’ stata registrata alle 4.04, con una magnitudo di 4.5 gradi e una profondita’ di 7,1 km. La localita’ piu’ prossima all’epicentro e’ Claut (Pordenone).
Dalle prime informazioni della Protezione Civile del Friuli Venezia Giulia sono numerose le chiamate di cittadini allarmati ai vigili del fuoco, ma non sono segnalati danni a persone o cose. L’epicentro, riferisce la Protezione Civile del Friuli Venezia Giulia, e’ stato localizzato tra i comuni di Pieve d’Alpago e Chies d’Alpago, entrambi in provincia di Belluno al confine con la provincia di Pordenone. La scossa e’ stata avvertita nel pordenonese ma anche a Udine e a Trieste, e molte persone sono scese in strada allarmate.
Alla Protezione civile del Fvg non risultano al momento danni per la forte scossa. Il movimento tellurico ha avuto suo epicentro, secondo i dati dell’Ingv, nelle localita’ di Chies D’Alpago, Pieve d’Alpago, Tambre (Belluno), e Cimolais, Claut, Erto e Casso (Pordenone). Tanta paura e numerosissime le chiamate arrivate al centralino di Vigili del Fuoco e Protezione civile, ma al momento non risultano danni.
Continuano comunque le verifiche della Protezione civile nelle zone dell’epicentro e in quelle adiacenti. Numerose le persone che sono scese in strada, impaurite, al momento della scossa, che sono pero’ rientrate in casa, una volta constatata l’assenza di danni (AGI) .
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fonte agi.it
































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