ISERNIA – Bufera sul vescovo: «I posseduti? Sono come i down»
Bufera sul vescovo: «I posseduti? Sono come i down»
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Hanno suscitato scalpore, e non poche polemiche, le parole di monsignor Andrea Gemma, vescovo emerito di Isernia, a proposito di un paragone quanto meno infelice da lui fatto tra i “posseduti dal demonio” e gli affetti dalla sindrome di Down. «Il posseduto dal diavolo ha le movenze e il portamento simile a un down», aveva detto il vescovo, esperto di esorcismi, durante la trasmissione “Vade retro”, andata in onda il 9 giugno su TV2000, il canale di proprietà della Cei.
Il parallelo tracciato dall’ex vescovo di Isernia ha molto irritato un gruppo di 52 genitori di ragazzi affetti dalla sindrome, che hanno deciso di scrivere una lettera di protesta a un quotidiano nazionale. «È un pregiudizio sbagliato, il parlare senza sapere, il voler a ogni costo giudicare senza conoscere. Esigiamo le scuse del vescovo», hanno lamentato. I familiari di persone Down non possono «accettare che queste affermazioni vengano espresse dal paladino dei più deboli». E quindi, come genitori «chiediamo le scuse dal vescovo». Il consiglio rivolto a mons. Gemma è «di passare un po’ del suo prezioso tempo con ragazzi disabili per conoscerli e confrontarsi con loro». «I nostri figli pur avendo questa condizione genetica che comporta dei ritardi cognitivi, non sono simili a degli indemoniati», afferma il gruppo dicendosi «amareggiato».
Non manca un’accusa di fondo verso la Chiesa: «Sono troppe le discriminazioni che arrivano dal clero verso le disabilità – denunciano i genitori -. Un rappresentante della Chiesa non può e non dovrebbe permettersi di apparire in tivù e rilasciare certe dichiarazioni».
Il conduttore della trasmissione “Vade retro”, David Murgia, in una nota seguita a uno scambio di email con il coordinatore della onlus CoorDown, Sergio Silvestre, ha detto: «Non c’è stato alcun accostamento e paragone tra indemoniati e persone down» e le polemiche nate in seguito alla sua messa in onda sono solo frutto di un «fraintendimento».
«Si è voluto estrapolare poco più di un minuto da un programma che ne dura 42. Per noi di Tv2000 – conclude la nota – le persone affette da Sindrome di Down sono prima di tutto nostri fratelli e non certo indemoniati. A loro rivolgiamo sempre – ha aggiunto – le nostre attenzioni e le nostre premure».
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fonte unita.it
LA SPORCA POLITICA – Dirigenti in pensione con norme pre-Fornero
Dirigenti in pensione con norme pre-Fornero
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Una deroga di un anno sull’applicazione della riforma delle pensioni per i dirigenti della Pubblica amministrazione che dovessero risultare in esubero dopo il ridimensionamento della pianta organica. È una delle ultime novità filtrate dagli uffici che stanno lavorando al decreto sulla cosiddetta spending review. In altre parole, per quei dirigenti costretti a lasciare il lavoro per via dei tagli alla spesa, si concederebbe l’accesso alla pensione con il vecchio sistema delle quote (somma di anzianità contributiva e età anagrafica) fino al 31 dicembre 2012. Secondo alcune stime dei sindacati, nella scuola la norma potrebbe interessare tra le 12 e le 13mila persone: un’emorragia.
Non si cresce con i licenziamenti
È da un paio di settimane che sulla nuova manovra del governo (che il premier non vuole chiamare così) si rincorrono sempre le stesse voci: tagli alle spese per beni e servizi e alla sanità (piano Bondi più intervento di Balduzzi), riduzione delle Province e degli incentivi alle imprese (il primo già deciso con il salva-Italia, i secondi studiati da Giavazzi). Il risparmio totale dovrebbe arrivare a 8-10 miliardi quest’ anno, cioè in soli 6 mesi, e a 20 miliardi l’ anno prossimo.
Il sottosegretario Antonio Catricalà assicura che il provvedimento servirà alla crescita, ma se davvero ci saranno più licenziati e meno soldi alle imprese, non si vede proprio da dove venga la crescita. Senza contare il fatto che solo una settimana fa è stato varato il decreto sviluppo con il riordino degli incentivi.
Tagliarli oggi, dopo aver annunciato aiuti alla ricerca e all’innovazione, avrebbe il sapore della beffa. E non solo: significherebbe anche che nel braccio di ferro tra Corrado Passera e Vittorio Grilli torna a vincere il secondo. In effetti il decreto sulla spending review è stato “confezionato” interamente nelle stanze del Tesoro, da Grilli assieme al capo di gabinetto Vincenzo Fortunato e il suo inseparabile vice Marco Pinto (oggi anche nel cda della Rai) e il Ragioniere generale Mario Canzio. Certo, ad essere coinvolti sono tutti i ministeri con tagli che somigliano sempre di più a quelli lineari varati da Tremonti. Per ottenere i “risparmi intelligenti”, cioè la lotta agli sprechi, serve più tempo, bisognerà aspettare la legge di stabilità in autunno.
I 10 miliardi che si cercano oggi serviranno in parte a evitare l’aumento dell’Iva negli ultimi 4 mesi dell’ anno (4,2 miliardi), in parte per affrontare le maggiori spese del terremoto (circa un miliardo) e infine per coprire il “buco” di 3,4 miliardi di minori entrate (già certificate) rispetto a quanto il Tesoro stimava nel salva Italia. Gran parte dei ministri interessati avrebbero dovuto incontrarsi oggi per mettere a punto il testo. Appuntamento saltato causa finalissima degli europei di calcio a Kiev, a cui Mario Monti non ha voluto rinunciare. Così tutto slitta di 24 ore.
I ministri si vedranno domani alle 14,30. Gli incontri con parti sociali e Regioni sono stati spostati a martedì, non più a domani come era in precedenza. Resta il fatto che il tavolo si ridurrà a una semplice “informativa” di misure, su cui l’esecutivo procederà autonomamente.
Il Consiglio dei ministri si terrà probabilmente giovedì, dopo il passaggio di Monti al Senato (martedì pomeriggio) e alla amera (mercoledì) Serve infatti un’intesa con le Camere, a cui starebbe lavorando Piero Giarda per stabilire il calendario. Fatti i calcoli, infatti, si rischia di varare un decreto e poi non poterlo convertire, visto che il Parlamento va in ferie dopo la prima settimana d’agosto. È anche possibile, quindi, che si trovi l’accordo su un testo, da varare solo alla ripresa. A meno che i parlamentari non accettino di tirare per le lunghe. la spina della sanità Uno dei capitoli più spinosi riguarda la sanità.
Il ministro Renato Balduzzi avrebbe “ritagliato” risparmi per circa un miliardo, ma il Tesoro ne chiede almeno il doppio, se non il triplo. Con queste cifre è impensabile che si tocchi soltanto la spesa per gli acquisti di beni e servizi. Così nel mirino finiscono anche i servizi alle persone, cosa che allarma Regioni e sindacati, questi ultimi sul piede di guerra anche sul taglio agli statali: «Siamo pronti alla mobilitazione», minaccia il leader Cisl Raffaele Bonanni, «si tratterebbe della quinta iniqua manovra contro i lavoratori pubblici», gli fa eco Michele Gentile per la Cgil. Il fondo nazionale è già fermo a 108 miliardi, con un taglio nel biennio 2013-14 di circa 8 miliardi. Con ulteriori interventi si arriverebbe a una riduzione di 11 miliardi complessiva.
Il piano Bondi, oltre agli acquisti di beni e servizi (anche nella sanità) coinvolge anche gli affitti degli uffici della pubblica amministrazione, per un risparmio complessivo di circa 4 miliardi. Attraverso l’ accorpamento di direzioni generali, di dipartimenti, tribunali e prefetture si dovrebbero recuperare circa 800 milioni. Questo è solo metà del percorso. Ecco perché molti temono che sarà l’intervento sui pubblici a fare la differenza (la partita sulle società pubbliche sia statali che degli enti locali richiederà più tempo). Per questo si ipotizza di estendere a tutti i ministeri quanto già deciso per quello dell’Economia nell’ultimo decreto varato, che sarà convertito entro il 4 agosto: una riduzione del 20% dell’organico dei dirigenti, attraverso accorpamenti di agenzie e dipartimenti, e del 10% degli altri dipendenti.
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fonte unita.it
DATI USA – Tumori della pelle in aumento fra i giovani: colpa dei lettini solari

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Tumori della pelle in aumento fra i giovani
Cresciuto di otto volte in quarant’anni il numero dei casi di melanoma nelle donne, di quattro volte negli uomini
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di Elena Meli
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MILANO – Alcuni tumori per fortuna stanno diventando sempre più rari, ma i tumori della pelle sono in netta controtendenza: secondo dati raccolti dalla Mayo Clinic di Rochester, negli Stati Uniti, i tassi di melanoma galoppano e sono soprattutto le giovani donne ad ammalarsi oggi più spesso di ieri.
DATI – I ricercatori hanno analizzato informazioni contenute nel Rochester Epidemiology Project, un database che da anni raccoglie informazioni su tutte le prestazioni sanitarie erogate ai cittadini di Olmsted County, la contea di cui fa parte Rochester; si sono quindi focalizzati sulle nuove diagnosi di melanoma in persone dai 18 ai 39 anni, dal 1970 al 2009. Il risultato dell’indagine, pubblicato sui Mayo Clinic Proceedings, non lascia spazio ai dubbi: in questo lasso di tempo l’incidenza di melanoma è aumentata di otto volte nelle giovani donne fra i 20 e i 40 anni, di quattro volte fra gli uomini. «Nell’arco dell’esistenza la probabilità di melanoma è maggiore per gli uomini, ma nelle fasce d’età più giovani è vero il contrario», specifica Jerry Brewer, il dermatologo della Mayo Clinic che ha coordinato lo studio. Lo specialista ammette che un incremento nel numero di casi se lo aspettava, ma non così tanto; c’è di buono che la mortalità è nel frattempo diminuita, perché le diagnosi sono sempre più spesso tempestive consentendo cure risolutive.
DONNE – «Per fortuna oggi le persone sono più informate e chiedono aiuto al medico se vedono cambiamenti dei nei o della pelle – dice Brewer –. Questo fa sì che oggi molti melanomi vengano intercettati quando non sono ancora profondi e quindi più difficili da trattare». Secondo lo specialista molta responsabilità per questo incremento nel tasso di melanomi è dovuto all’abitudine di abbronzarsi coi lettini solari: tutti sanno che fanno male e un recente studio ha dimostrato che le lampade abbronzanti fatte dagli under 40 aumentano di circa il 70 per cento il rischio di tumori cutanei. «Eppure tutti i giovani, e soprattutto le ragazze, continuano a usare i lettini solari. Dobbiamo continuare a fare informazione fra i ragazzi, cercare di dissuaderli dall’abbronzatura a tutti i costi», osserva il dermatologo, che ha anche raccontato l’esperienza di una sua paziente, una ventunenne fanatica dell’abbronzatura artificiale, che dopo essere fortunatamente guarita da un melanoma su una gamba è diventata una sorta di “testimonial” nelle scuole, per educare gli studenti ai pericoli del sole e della pelle scura a tutti i costi. Di certo è opportuno non abbassare la guardia: anche in Italia i dati non sono rassicuranti, perché secondo i dati della Fondazione Melanoma ogni anno si registrano 7mila nuovi casi di melanoma e l’età dei pazienti si sta abbassando.
Elena Meli
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fonte corriere.it
Mali, non si placa la furia degli islamisti. A Timbuctu continua la distruzione dei mausolei
(ansa)
Mali, non si placa la furia degli islamisti
Con zappe e scalpelli contro i santuari
A Timbuctu continua la distruzione dei mausolei. Le autorità del Paese chiedono l’intervento delle Nazioni Unite. E dal Marocco un appello agli stati arabi affinchè si fermi la distruzione
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TIMBUCTU - Zappe e scalpelli. Una furia iconoclasta che si abatte sulle tombe dei santi musilmani. A Timbunctu continua la distruzione dei mausolei da parte degli islamisti. Un giornalista locale ha riferito di aver visto decine di filo-qaedisti dirigersi verso il cimitero di Djingareyber, nel sud dell’antica città carovaniera, dal 1998 patrimonio mondiale dell’umanita. “Sono vicino al mausoleo di Cheick el-Kebir: lo stanno distruggendo”, ha raccontato l’uomo che ha voluto rimanere anonimo. Gli islamisti prendono di mira i santuari considerati l’eredità di un mondo idolatra. “Gridavano ‘Allah akbar’, Dio è grande, e hanno detto che volevano distruggere le tombe. Eravamo in molti a guardare la distruzione del mausoleo. Ma non possiamo fare nulla contro questi pazzi”.
Il cimitero oggetto delle violenze si trova a sud di Timbuctu, nel sobborgo dell’omonima moschea di Djingareybe, fatta costruire nel 1327 dal sultano del Mali Kankan Moussa, di ritorno da un pellegrinaggio alla Mecca. I miliziani qaedisti che da marzo, dopo il colpo di Stato a Bamako, occupano il nord del Mali, vogliono un’applicazione rigorosa della ‘sharia’ e considerano ‘haram’ (proibito) ogni forma di adorazione politeista, che metta cioè accanto a Dio altri ‘santi’, sia pure uomini pii e devoti; e dunque i santuari sono considerati idolatri. “Dio è unico. Tutto questo è ‘haram’.
Che cos’è l’Unesco?”, ha detto ieri un portavoce di Ansar Dine, uno dei gruppi legati ad al-Qaeda che hanno occupato il nord del Mali, approfittando del caos a Bamako. A marzo un colpo di Stato nella capitale maliana ha spianato la strada ai ribelli tuareg separatisti (tra l’altro discendenti di coloro che nel V sec. fondarono Timbuctu) che hanno così acquisito il controllo di un’area più grande della Francia. Poche settimane più tardi, però, ad aprile Ansar Dine, un gruppo qaedista che combatteva al loro fianco, ha preso il sopravvento e scalzato i tuareg da tutte le posizioni di potere. Adesso il timore della comunità internazionale è che gli islamisti di Ansar Dine trasformino questa sterminata zona desertica in una roccaforte per le attività terroristiche quaediste.
Sabato, all’indomani della decisione dell’Unesco di dichiarare la città come un sito in pericolo di estinzione a causa della perdurante violenza, alcuni gruppi di miliziani hanno distrutto almeno tre mausolei. Il ministro della Cultura e del turismo del Mali, Diallo Fadima Toure, ha chiesto all’Onu di fare qualcosa per preservare il patrimonio artistico-culturale del suo Paese: “Il Mali esorta le Nazioni Unite affinchè prendano misure concrete per fermare questi crimini contro il patrimonio culturale del mio popolo”, ha detto Toure nel corso della riunione annuale dell’Unesco, a San Pietroburgo. Oltre a tre moschee storiche, Timbuctu è sede di 16 cimiteri e mausolei, secondo il sito dell’Unesco. E il Marocco chiede un intervento degli stati islamici.
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fonte repubblica.it
Pensioni, stop ai pagamenti in contanti, oltre i 1000 euro solo carta o assegno
Pensioni, stop ai pagamenti in contanti
oltre i 1000 euro solo carta o assegno
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ROMA – Da oggi stop ai pagamenti in contanti se l’importo supera i 1.000 euro per le pensioni. Entra, infatti, in vigore, dopo un paio di rinvii,la norma del decreto Salva-Italia sulla tracciabilità dei pagamenti. Lo stop era entrato già in vigore con il decreto salva-Italia. La regola vale anche per le pubbliche amministrazioni.
L’obbligo di aprire un conto. L’aspetto più delicato riguarda i pensionati che dovevano entro ieri aprire un conto corrente sul quale poter accreditare gli assegni superiori alla soglia massima del cash consentito, appunto 1.000 euro. Per chi non si è messo in regola, da oggi scatta una fase transitoria: per tre mesi l’Inps continuerà a disporre i pagamenti mensili in attesa che il pensionato effettui la scelta delle modalità alternative alla riscossione in contanti. I pagamenti disposti saranno sospesi da Poste italiane o dalle banche, che verseranno le somme in un conto di servizio transitorio, per trasferirle poi, senza oneri per il beneficiario, sul conto corrente o libretto aperto dal pensionato.
In caso contrario, le somme accantonate saranno restituite all’Inps una volta decorso il termine del 30 settembre 2012. In ogni caso, l’Inps assicurerà il pagamento delle somme spettanti nel momento in cui gli interessati provvederanno all’apertura di un conto corrente o libretto. Nel caso in cui un pensionato non abbia avuto la possibilità, per motivi di salute o per provvedimenti giudiziari restrittivi della libertà personale, di aprire il conto, spetterà ai delegati alla riscossione, aprire un conto corrente bancario o postale o un libretto postale. L’associazione dei consumatori Adiconsum ricorda che «in virtù del decreto Salva-Italia è possibile aprire il cosiddetto conto di base che presenta condizioni particolarmente vantaggiose o addirittura zero costi per le categorie più deboli. Ricordiamo – avverte ancora l’associazione – che il decreto ha efficacia anche sui libretti postali o bancari al portatore (anonimi) sui quali non potranno essere depositati più di 999,99 euro».
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fonte ilmessaggero.it
Lega, al via l’era Maroni: “Segretario senza ombre”. Bossi in lacrime cita la Bibbia

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Lega, al via l’era Maroni: “Segretario senza ombre”. Bossi in lacrime cita la Bibbia
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Assago (Mi), 1 lug. (Adnkronos/Ign) – Roberto Maroni è il nuovo segretario della Lega Nord. A eleggerlo all’unanimità è stato il congresso federale per alzata di mano. “Bossi è mio fratello, lo porterò sempre nel cuore”, è stato il commento del neo eletto, a fugare ogni dubbio su possibili dissidi.
E il Senatur non riesce a trattenere le lacrime e salendo sul palco cita un eloquente passo della Bibbia, quello nel quale “al re Salomone si presentano due donne e vogliono entrambe un bambino. Salomone non sa decidere di chi è il bambino e dice alle sue guardie ‘tagliatelo in mezzo’”. Con la voce rotta Bossi prosegue ricordando che “una delle donne grida ‘no, no non tagliatelo, datelo all’altra, non tagliate il bambino perché il bambino è suo”. “Così questo ho fatto io – chiosa Bossi – lo dico perché avverto che alcuni ancora non lo hanno capito”.
In settimana Maroni nominerà la sua squadra che lo affiancherà “in questo difficile e complicato, ma affascinante e meraviglioso nuovo incarico”, ha detto il neo segretario. Ci saranno “tre vicesegretari con un segretario vicario, un numero due che sarà naturalmente del Veneto”. “Cominciamo a lavorare subito”, insiste Maroni che fa un appello ai militanti: “Io sono uno di voi, voglio che mi consideriate uno di voi. La mia porta sarà sempre aperta, sono a disposizione dei militanti. Ho cominciato come militante e voglio che mi consideriate un semplice militante della Lega momentaneamente incaricato di un compito che fa tremar le vene nei polsi”. “Stiamo tutti insieme – questo l’appello di Maroni – statemi vicino perché ho bisogno di sentire il calore e la passione dei militanti, dei nostri meravigliosi militanti. Non c’è niente che valga di più nella Lega. Voi siete i nostri diamanti, la nostra ricchezza, la nostra forza e il nostro futuro. Grazie a tutti, amici. Viva la grande Lega nord”.
Nel discorso che lo ha portato all’elezione Maroni ha messo le mani avanti: “Facciamo subito patti chiari e amicizia lunga, non me lo ha ordinato il medico di fare il segretario federale, anzi so bene cosa vuol dire farlo in un movimento vivo di tanti straordinari militanti e di tantissime sezioni. Vuol dire ‘farsi un mazzo così”, ha esordito. “Significa correre ovunque e ascoltare tutti. Non me lo ha ordinato il medico, anzi – ha scherzato – mi ha ordinato di non farlo”.
Ma “farò il segretario, se il congresso mi eleggerà e garantisco lo stesso impegno che ho messo negli ultimi tre anni alla lotta alla mafia”.
“Io voglio fare il segretario federale come deve essere fatto e come prevede lo statuto: senza tutele, senza commissariamenti, senza ombre ma con il coinvolgimento di tutti”.
“Da candidato segretario voglio indicare quello che deve essere la Lega non la nuova Lega come qualcuno sostiene ma la Lega e basta, nata per l’indipendenza della Padania. Abbiamo passato momenti duri e difficili e non sarà facile recuperare la fiducia dei cittadini e di chi ci ha votato ma soprattutto di chi non ci vota più perché considera la Lega uguale agli altri partiti. Io sono qui però perché ci credo e voglio che la Lega torni a essere potentissima come è stata negli ultimi decenni. In ogni caso l’articolo 1 del nostro statuto non sarà mai modificato perché il nostro progetto non cambia, quello di realizzare la Padania come una regione europea”.
“Noi non siamo contro l’Europa e l’euro – ha scandito Maroni – a condizione che si possa creare una nuova Europa con le regioni che nell’euro ci stanno, cioè la Padania e le altre regioni del mitteleuropa”.
“Via da Roma se può essere la strada” e “via da Roma significa – ha chiarito Maroni – che del problema delle alleanze chi se ne frega, certamente non ci può essere nessuna alleanza con i partiti che sostengono il governo Monti. Vuol dire via dalle poltrone romane, fuori dalla Rai e da questi posti di potere che non ci hanno portato nulla”.
“Basta piangerci addosso. Non ne posso più. E’ successa una cosa brutta e non credo ai complotti. Abbiamo cominciato a fare pulizia e continueremo a farla”.
La Lega “deve diventare il primo partito di tutte le regioni della Padania. Il nostro obiettivo è riconquistare il territorio e questa è la chiave del nostro successo e la nuova fase deve passare da qua. Non vorrei più – ha concluso – che fosse Monti a rappresentare la Padania in Europa”. “Il governo Monti è il vero nemico della Padania” e “il primo obiettivo è licenziare il governo Monti senza possibilità di reintegro”.
A scaldare la platea leghista prima dell”incoronazione’ di Maroni, è stato l’intervento di Umberto Bossi. “Non ci sono ladri nella Lega i ladri sono altri e stanno a Roma”, ha affermato dal palco il neo presidente del Carroccio. “Tutto quello che è avvenuto in casa della Lega – ha aggiunto – è stato studiato a tavolino”.
“Qualcuno ha aperto la fortezza dall’interno: avevamo un amministratore sbagliato”, dice. “Faccio fatica ancora adesso – ha ammesso Bossi – a credere che un nostro amministratore fosse legato alla ‘ndrangheta. Chi lo sapeva doveva dircelo”.
Bossi si è tolto quindi anche qualche sassolino dalla scarpa: “Chi alzava le scope avrebbe fatto meglio a non farlo perché non aveva capito che la cosa era organizzata”, ha scandito ricordando la serata del 10 aprile a Bergamo in difesa dell’”orgoglio padano” durante la quale migliaia di militanti agitavano le scope in segno di pulizia all’interno del partito. “Se si andasse in fondo – ha detto Bossi – si capisce che avrebbero fatto meglio a non alzarle troppe. C’era addirittura uno, un po’ ridicolo che alzava la scopa e gridava ma poi il suo autista al posto di farlo pagare al Comune lo faceva pagare alla Lega”.
Ma, ha tuonato il Senatur, “chi pensava che la Lega morisse, non ha capito bene”. “Io non ero preoccupato per la Lega ma ero preoccupato che morisse un sogno, quello della Padania e lo dico a tutti quegli imbecilli che fanno parte della Lega ma girano con il tricolore”. Secondo Bossi, più volte interrotto dal grido ‘Secessione, secessione’, “i simboli valgono se vengono utilizzati bene e io credo sempre nella Padania. Sono anche convinto che se ci fossero 20 milioni di ragazzi della prima guerra mondiale non sparerebbero da quella parte ma contro i nemici di Roma e il centralismo italiano”.
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fonte adnkronos.com/IGN
L’industria della salute controlla la scienza e la società

L’industria della salute controlla la scienza e la società
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http://lalternativaitalia.blogspot.it
Pubblicato da Gabriele Milani
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La produzione su scala industriale di farmaci è un fenomeno relativamente recente. Con l’imporsi della teoria dell’origine microbica delle malattie, con Louis Pasteur e Robert Kock, nella seconda metà dell’Ottocento, e la comparsa dei primi farmaci relativamente efficaci [come la mitica Aspirina per febbre e dolori, messa in produzione dalla Bayer nel 1899, e il Salvarsan contro la sifilide, inventato dall'immunologo tedesco Paul Ehrlich ai primi del Novecento], decolla anche l’industria del farmaco.
La manipolazione delle conoscenze
L’esempio eclatante riferito alle vaccinazioni lo troviamo con il tetano:
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Il bacillo del tetano vive come innocuo commensale nel tratto intestinale di molti animali e anche dell’uomo stesso. Qualsiasi persona sana potrebbe albergare il bacillo del tetano nel suo intestino.
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Le spore tetaniche sopravvivono nel nostro corpo per mesi o anni senza germinare: la loro sopravvivenza, germinazione o eliminazione dipendono dalla forza del nostro sistema immunitario.
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Il bacillo del tetano non è un germe di per se stesso pericoloso, ma è pericolosa la tossina che produce e che non viene prodotta in presenza di ossigeno. Ecco perché la prima terapia antitetanica è il corretto trattamento delle ferite.
Assad e il petrolio che non puzza

Assad e il petrolio che non puzza
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DI ROBERT FISK
The Independent
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In coincidenza con la Conferenza di Ginevra sulla Siria, trapela da Damasco una clamorosa indiscrezione. Il presidente siriano Assad potrebbe resistere più a lungo di quanto si pensi – e per di più con il consenso tacito degli occidentali ansiosi di assicurarsi nuove vie del petrolio e del gas verso l’Europa prima della caduta del regime. Secondo una fonte vicina al partito Baath, americani, russi ed europei stanno negoziando un accordo che consentirebbe ad Assad di rimanere alla testa della Siria per altri due anni almeno in cambio di concessioni politiche all’Iran e all’Arabia Saudita sia in Libano che in Iraq.
La Russia, dal canto suo, conserverebbe la base militare di Tartous in Siria e un rapporto solido con qualunque governo dovesse insediarsi a Damasco con il sostegno dell’Iran e dell’Arabia Saudita. Il recente ammorbidimento della posizione di Mosca sulla Siria rientra nel quadro di una nuova intesa in virtù della quale l’Occidente potrebbe essere disposto a tollerare la presidenza di Assad pur di evitare una sanguinosa guerra civile.
Secondo fonti siriane al momento l’esercito di Assad è sottoposto ad una forte pressione da parte dei ribelli che annoverano forze islamiste e nazionaliste, con battaglie che provocano diverse decine di morti ogni giorno. Da quando la rivolta ha avuto inizio, circa 17 mesi fa, sarebbero stati assassinati o caduti in azione almeno 6.000 soldati. Circola anche voce che combattenti siriani vengano addestrati da mercenari giordani in una base utilizzata dalle autorità occidentali.
Le trattative Russia-Usa hanno una importante conseguenza politica: il riconoscimento da parte delle due superpotenze dell’influenza dell’Iran sull’Iraq e dei rapporti con gli alleati di Hezbollah in Libano mentre l’Arabia Saudita e il Qatar verrebbero incoraggiati a garantire maggior diritti ai musulmani sunniti in Libano e Iraq. Bagdad, divenuta l’epicentro del potere sciita nella regione, rappresenta da tempo una preoccupazione per l’Arabia Saudita che appoggia la minoranza sunnita in Iraq.
Ma il vero obiettivo dei colloqui riguarda l’intenzione dell’Occidente di garantirsi la sicurezza degli approvvigionamenti di petrolio e gas dagli Stati del Golfo, via Siria, senza dover dipendere da Mosca. “La Russia potrebbe chiudere il rubinetto in qualunque momento e questo le conferisce un enorme potere politico”, dice una fonte che desidera conservare l’anonimato. “Stiamo parlando di due oleodotti diretti in Occidente: uno proveniente dal Qatar e dall’Arabia Saudita attraverso la Giordania e la Siria; un altro proveniente dall’Iran attraverso l’Iraq meridionale a prevalenza sciita e la Siria. Entrambi sono destinati a raggiungere il Mediterraneo e l’Europa. Per questo sono disposti a lasciare Assad al suo posto per altri due anni, se necessario”.
Naturalmente i diplomatici che stanno portando avanti questo negoziato dovrebbe essere trattati con un pizzico di scetticismo. Non facciamo che ascoltare sfuriate dei leader occidentali contro il regime siriano colpevole di torture e massacri e poi veniamo a sapere che i diplomatici occidentali sono disposti a chiudere un occhio sull’altare della realpolitik che in Medio Oriente significa semplicemente petrolio e gas.
In altre parole gli europei sono disposti a tollerare la presenza di Assad fino alla fine della crisi. Gli Stati Uniti sono dello stesso parere mentre anche la Russia si è convinta che la stabilità è più importante di Assad.
È chiaro che Assad avrebbe dovuto riformare profondamente il paese alla morte di suo padre Hafez nel 2000. A quell’epoca l’economia siriana era in condizioni assai migliori della Grecia di oggi. Ma i moderati furono messi a tacere. “Assad non ha più alcun controllo personale su quanto avviene in Siria”, dice una gola profonda del regime. “Il fatto è che non ha alcuna voglia di viaggiare per il Paese e parlare con la gente”.
Secondo molti ufficiali dell’esercito siriano, Assad continua a sperare in una “soluzione all’algerina”. In Algeria, dopo l’annullamento delle elezioni democratiche, l’esercito negli anni ’90 scatenò una guerra spietata contro i ribelli e i guerriglieri islamisti ricorrendo alla tortura e ai massacri e facendo oltre 200.000 vittime. La guerra civile algerina aveva molte cose in comune con quella che si combatte oggi in Siria: neonati con la gola tagliata, famiglie massacrate da misteriosi “gruppi armati” paramilitari, città intere bombardate dalle forze governative.
Ma ciò che dà più speranza ad Assad è il fatto che l’Occidente non smise di sostenere il regime algerino fornendo armi e appoggio politico pur continuando a blaterare di diritti civili. Le riserve petrolifere e di gas dell’Algeria si rivelarono più importanti delle centinaia di migliaia di civili morti.
I siriani dicono che Jamil Hassan, comandante dei servizi segreti dell’Aeronautica, è diventato l’uomo forte del regime al posto di Maher, fratello di Bashar, che comanda la Quarta Divisione dell’esercito. Un interrogativo non ha ancora avuto risposta: Assad è consapevole della straordinaria importanza politica di quanto sta accadendo in Siria? C’è chi ne dubita.
Fonte: http://www.ilfattoquotidiano.it/
Link: http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/06/30/assad-e-il-petrolio-che-non-puzza/279927/
30.06.2012
© The Independent
Traduzione di Carlo Antonio Biscotto
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fonte comedonchisciotte.org
Choc in Germania: la metà dei 15enni non sa se il nazismo fu una dittatura

Choc in Germania: la metà dei 15enni non sa se il nazismo fu una dittatura
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Berlino, 30 giu. (Adnkronos/dpa) – Circa la metà dei 15enni tedeschi non è in grado di dire se il nazismo sia stata una dittatura o un sistema democratico. “E’ molto allarmante”, commenta Klaus Schroeder, autore dello studio, realizzato dalla Libera Università di Berlino fra 7500 ragazzi di 15 anni.
Solo la metà dei ragazzi ha risposto senza esitare che Adolf Hitler fu un dittatore. Nell’ex Germania est la percentuale è calata a un terzo dei ragazzi. La metà degli stessi ragazzi, interrogati sul regime della defunta Ddr risponde che si trattava di una democrazia. E solo il 60% di loro dichiara che l’attuale governo della Germania riunificata e’ democratico.
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fonte adnkronos.com/IGN


































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