Archivio | luglio 1, 2012

ISERNIA – Bufera sul vescovo: «I posseduti? Sono come i down»

 

Gemma vescovo Tv2000

Bufera sul vescovo: «I posseduti? Sono come i down»

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Hanno suscitato scalpore, e non poche polemiche, le parole di monsignor Andrea Gemma, vescovo emerito di Isernia, a proposito di un paragone quanto meno infelice da lui fatto tra i “posseduti dal demonio” e gli affetti dalla sindrome di Down. «Il posseduto dal diavolo ha le movenze e il portamento simile a un down», aveva detto il vescovo, esperto di esorcismi, durante la trasmissione “Vade retro”, andata in onda il 9 giugno su TV2000, il canale di proprietà della Cei.

Il parallelo tracciato dall’ex vescovo di Isernia ha molto irritato un gruppo di 52 genitori di ragazzi affetti dalla sindrome, che hanno deciso di scrivere una lettera di protesta a un quotidiano nazionale. «È un pregiudizio sbagliato, il parlare senza sapere, il voler a ogni costo giudicare senza conoscere. Esigiamo le scuse del vescovo», hanno lamentato. I familiari di persone Down non possono «accettare che queste affermazioni vengano espresse dal paladino dei più deboli». E quindi, come genitori «chiediamo le scuse dal vescovo». Il consiglio rivolto a mons. Gemma è «di passare un po’ del suo prezioso tempo con ragazzi disabili per conoscerli e confrontarsi con loro». «I nostri figli pur avendo questa condizione genetica che comporta dei ritardi cognitivi, non sono simili a degli indemoniati», afferma il gruppo dicendosi «amareggiato».

Non manca un’accusa di fondo verso la Chiesa: «Sono troppe le discriminazioni che arrivano dal clero verso le disabilità – denunciano i genitori -. Un rappresentante della Chiesa non può e non dovrebbe permettersi di apparire in tivù e rilasciare certe dichiarazioni».

Il conduttore della trasmissione “Vade retro”, David Murgia, in una nota seguita a uno scambio di email con il coordinatore della onlus CoorDown, Sergio Silvestre, ha detto: «Non c’è stato alcun accostamento e paragone tra indemoniati e persone down» e le polemiche nate in seguito alla sua messa in onda sono solo frutto di un «fraintendimento».

«Si è voluto estrapolare poco più di un minuto da un programma che ne dura 42. Per noi di Tv2000 – conclude la nota – le persone affette da Sindrome di Down sono prima di tutto nostri fratelli e non certo indemoniati. A loro rivolgiamo sempre – ha aggiunto – le nostre attenzioni e le nostre premure».

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fonte unita.it

LA SPORCA POLITICA – Dirigenti in pensione con norme pre-Fornero

 

Lavoro, Fornero si corregge

Dirigenti in pensione con norme pre-Fornero

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Di Bianca Di Giovanni

1 luglio 2012

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Una deroga di un anno sull’applicazione della riforma delle pensioni per i dirigenti della Pubblica amministrazione che dovessero risultare in esubero dopo il ridimensionamento della pianta organica. È una delle ultime novità filtrate dagli uffici che stanno lavorando al decreto sulla cosiddetta spending review. In altre parole, per quei dirigenti costretti a lasciare il lavoro per via dei tagli alla spesa, si concederebbe l’accesso alla pensione con il vecchio sistema delle quote (somma di anzianità contributiva e età anagrafica) fino al 31 dicembre 2012. Secondo alcune stime dei sindacati, nella scuola la norma potrebbe interessare tra le 12 e le 13mila persone: un’emorragia.

Non si cresce con i licenziamenti
È da un paio di settimane che sulla nuova manovra del governo (che il premier non vuole chiamare così) si rincorrono sempre le stesse voci: tagli alle spese per beni e servizi e alla sanità (piano Bondi più intervento di Balduzzi), riduzione delle Province e degli incentivi alle imprese (il primo già deciso con il salva-Italia, i secondi studiati da Giavazzi). Il risparmio totale dovrebbe arrivare a 8-10 miliardi quest’ anno, cioè in soli 6 mesi, e a 20 miliardi l’ anno prossimo.

Il sottosegretario Antonio Catricalà assicura che il provvedimento servirà alla crescita, ma se davvero ci saranno più licenziati e meno soldi alle imprese, non si vede proprio da dove venga la crescita. Senza contare il fatto che solo una settimana fa è stato varato il decreto sviluppo con il riordino degli incentivi.

Tagliarli oggi, dopo aver annunciato aiuti alla ricerca e all’innovazione, avrebbe il sapore della beffa. E non solo: significherebbe anche che nel braccio di ferro tra Corrado Passera e Vittorio Grilli torna a vincere il secondo. In effetti il decreto sulla spending review è stato “confezionato” interamente nelle stanze del Tesoro, da Grilli assieme al capo di gabinetto Vincenzo Fortunato e il suo inseparabile vice Marco Pinto (oggi anche nel cda della Rai) e il Ragioniere generale Mario Canzio. Certo, ad essere coinvolti sono tutti i ministeri con tagli che somigliano sempre di più a quelli lineari varati da Tremonti. Per ottenere i “risparmi intelligenti”, cioè la lotta agli sprechi, serve più tempo, bisognerà aspettare la legge di stabilità in autunno.

I 10 miliardi che si cercano oggi serviranno in parte a evitare l’aumento dell’Iva negli ultimi 4 mesi dell’ anno (4,2 miliardi), in parte per affrontare le maggiori spese del terremoto (circa un miliardo) e infine per coprire il “buco” di 3,4 miliardi di minori entrate (già certificate) rispetto a quanto il Tesoro stimava nel salva Italia. Gran parte dei ministri interessati avrebbero dovuto incontrarsi oggi per mettere a punto il testo. Appuntamento saltato causa finalissima degli europei di calcio a Kiev, a cui Mario Monti non ha voluto rinunciare. Così tutto slitta di 24 ore.

I ministri si vedranno domani alle 14,30. Gli incontri con parti sociali e Regioni sono stati spostati a martedì, non più a domani come era in precedenza. Resta il fatto che il tavolo si ridurrà a una semplice “informativa” di misure, su cui l’esecutivo procederà autonomamente.

Il Consiglio dei ministri si terrà probabilmente giovedì, dopo il passaggio di Monti al Senato (martedì pomeriggio) e alla amera (mercoledì) Serve infatti un’intesa con le Camere, a cui starebbe lavorando Piero Giarda per stabilire il calendario. Fatti i calcoli, infatti, si rischia di varare un decreto e poi non poterlo convertire, visto che il Parlamento va in ferie dopo la prima settimana d’agosto. È anche possibile, quindi, che si trovi l’accordo su un testo, da varare solo alla ripresa. A meno che i parlamentari non accettino di tirare per le lunghe. la spina della sanità Uno dei capitoli più spinosi riguarda la sanità.

Il ministro Renato Balduzzi avrebbe “ritagliato” risparmi per circa un miliardo, ma il Tesoro ne chiede almeno il doppio, se non il triplo. Con queste cifre è impensabile che si tocchi soltanto la spesa per gli acquisti di beni e servizi. Così nel mirino finiscono anche i servizi alle persone, cosa che allarma Regioni e sindacati, questi ultimi sul piede di guerra anche sul taglio agli statali: «Siamo pronti alla mobilitazione», minaccia il leader Cisl Raffaele Bonanni, «si tratterebbe della quinta iniqua manovra contro i lavoratori pubblici», gli fa eco Michele Gentile per la Cgil. Il fondo nazionale è già fermo a 108 miliardi, con un taglio nel biennio 2013-14 di circa 8 miliardi. Con ulteriori interventi si arriverebbe a una riduzione di 11 miliardi complessiva.

Il piano Bondi, oltre agli acquisti di beni e servizi (anche nella sanità) coinvolge anche gli affitti degli uffici della pubblica amministrazione, per un risparmio complessivo di circa 4 miliardi. Attraverso l’ accorpamento di direzioni generali, di dipartimenti, tribunali e prefetture si dovrebbero recuperare circa 800 milioni. Questo è solo metà del percorso. Ecco perché molti temono che sarà l’intervento sui pubblici a fare la differenza (la partita sulle società pubbliche sia statali che degli enti locali richiederà più tempo). Per questo si ipotizza di estendere a tutti i ministeri quanto già deciso per quello dell’Economia nell’ultimo decreto varato, che sarà convertito entro il 4 agosto: una riduzione del 20% dell’organico dei dirigenti, attraverso accorpamenti di agenzie e dipartimenti, e del 10% degli altri dipendenti.

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fonte unita.it

 

DATI USA – Tumori della pelle in aumento fra i giovani: colpa dei lettini solari


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Tumori della pelle in aumento fra i giovani

Cresciuto di otto volte in quarant’anni il numero dei casi di melanoma nelle donne, di quattro volte negli uomini

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di Elena Meli

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MILANO – Alcuni tumori per fortuna stanno diventando sempre più rari, ma i tumori della pelle sono in netta controtendenza: secondo dati raccolti dalla Mayo Clinic di Rochester, negli Stati Uniti, i tassi di melanoma galoppano e sono soprattutto le giovani donne ad ammalarsi oggi più spesso di ieri.

DATI – I ricercatori hanno analizzato informazioni contenute nel Rochester Epidemiology Project, un database che da anni raccoglie informazioni su tutte le prestazioni sanitarie erogate ai cittadini di Olmsted County, la contea di cui fa parte Rochester; si sono quindi focalizzati sulle nuove diagnosi di melanoma in persone dai 18 ai 39 anni, dal 1970 al 2009. Il risultato dell’indagine, pubblicato sui Mayo Clinic Proceedings, non lascia spazio ai dubbi: in questo lasso di tempo l’incidenza di melanoma è aumentata di otto volte nelle giovani donne fra i 20 e i 40 anni, di quattro volte fra gli uomini. «Nell’arco dell’esistenza la probabilità di melanoma è maggiore per gli uomini, ma nelle fasce d’età più giovani è vero il contrario», specifica Jerry Brewer, il dermatologo della Mayo Clinic che ha coordinato lo studio. Lo specialista ammette che un incremento nel numero di casi se lo aspettava, ma non così tanto; c’è di buono che la mortalità è nel frattempo diminuita, perché le diagnosi sono sempre più spesso tempestive consentendo cure risolutive.

DONNE – «Per fortuna oggi le persone sono più informate e chiedono aiuto al medico se vedono cambiamenti dei nei o della pelle – dice Brewer –. Questo fa sì che oggi molti melanomi vengano intercettati quando non sono ancora profondi e quindi più difficili da trattare». Secondo lo specialista molta responsabilità per questo incremento nel tasso di melanomi è dovuto all’abitudine di abbronzarsi coi lettini solari: tutti sanno che fanno male e un recente studio ha dimostrato che le lampade abbronzanti fatte dagli under 40 aumentano di circa il 70 per cento il rischio di tumori cutanei. «Eppure tutti i giovani, e soprattutto le ragazze, continuano a usare i lettini solari. Dobbiamo continuare a fare informazione fra i ragazzi, cercare di dissuaderli dall’abbronzatura a tutti i costi», osserva il dermatologo, che ha anche raccontato l’esperienza di una sua paziente, una ventunenne fanatica dell’abbronzatura artificiale, che dopo essere fortunatamente guarita da un melanoma su una gamba è diventata una sorta di “testimonial” nelle scuole, per educare gli studenti ai pericoli del sole e della pelle scura a tutti i costi. Di certo è opportuno non abbassare la guardia: anche in Italia i dati non sono rassicuranti, perché secondo i dati della Fondazione Melanoma ogni anno si registrano 7mila nuovi casi di melanoma e l’età dei pazienti si sta abbassando.

Elena Meli

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fonte corriere.it

Mali, non si placa la furia degli islamisti. A Timbuctu continua la distruzione dei mausolei

Mali, non si placa la furia degli islamisti Con zappe e scalpelli contro i santuari (ansa)

Mali, non si placa la furia degli islamisti
Con zappe e scalpelli contro i santuari

A Timbuctu continua la distruzione dei mausolei. Le autorità del Paese chiedono l’intervento delle Nazioni Unite. E dal Marocco un appello agli stati arabi affinchè si fermi la distruzione

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TIMBUCTU - Zappe e scalpelli. Una furia iconoclasta che si abatte sulle tombe dei santi musilmani. A Timbunctu continua la distruzione dei mausolei da parte degli islamisti. Un giornalista locale ha riferito di aver visto decine di filo-qaedisti dirigersi verso il cimitero di Djingareyber, nel sud dell’antica città carovaniera, dal 1998 patrimonio mondiale dell’umanita. “Sono vicino al mausoleo di Cheick el-Kebir: lo stanno distruggendo”, ha raccontato l’uomo che ha voluto rimanere anonimo. Gli islamisti prendono di mira i santuari considerati l’eredità di un mondo idolatra. “Gridavano ‘Allah akbar’, Dio è grande, e hanno detto che volevano distruggere le tombe. Eravamo in molti a guardare la distruzione del mausoleo. Ma non possiamo fare nulla contro questi pazzi”.

Il cimitero oggetto delle violenze si trova a sud di Timbuctu, nel sobborgo dell’omonima moschea di Djingareybe, fatta costruire nel 1327 dal sultano del Mali Kankan Moussa, di ritorno da un pellegrinaggio alla Mecca. I miliziani qaedisti che da marzo, dopo il colpo di Stato a Bamako, occupano il nord del Mali, vogliono un’applicazione rigorosa della ‘sharia’ e considerano ‘haram’ (proibito) ogni forma di adorazione politeista, che metta cioè accanto a Dio altri ‘santi’, sia pure uomini pii e devoti; e dunque i santuari sono considerati idolatri. “Dio è unico. Tutto questo è ‘haram’.

Che cos’è l’Unesco?”, ha detto ieri un portavoce di Ansar Dine, uno dei gruppi legati ad al-Qaeda che hanno occupato il nord del Mali, approfittando del caos a Bamako. A marzo un colpo di Stato nella capitale maliana ha spianato la strada ai ribelli tuareg separatisti (tra l’altro discendenti di coloro che nel V sec. fondarono Timbuctu) che hanno così acquisito il controllo di un’area più grande della Francia. Poche settimane più tardi, però, ad aprile Ansar Dine, un gruppo qaedista che combatteva al loro fianco, ha preso il sopravvento e scalzato i tuareg da tutte le posizioni di potere. Adesso il timore della comunità internazionale è che gli islamisti di Ansar Dine trasformino questa sterminata zona desertica in una roccaforte per le attività terroristiche quaediste.

Sabato, all’indomani della decisione dell’Unesco di dichiarare la città come un sito in pericolo di estinzione a causa della perdurante violenza, alcuni gruppi di miliziani hanno distrutto almeno tre mausolei. Il ministro della Cultura e del turismo del Mali, Diallo Fadima Toure, ha chiesto all’Onu di fare qualcosa per preservare il patrimonio artistico-culturale del suo Paese: “Il Mali esorta le Nazioni Unite affinchè prendano misure concrete per fermare questi crimini contro il patrimonio culturale del mio popolo”, ha detto Toure nel corso della riunione annuale dell’Unesco, a San Pietroburgo. Oltre a tre moschee storiche, Timbuctu è sede di 16 cimiteri e mausolei, secondo il sito dell’Unesco. E il Marocco chiede un intervento degli stati islamici.

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fonte repubblica.it

Pensioni, stop ai pagamenti in contanti, oltre i 1000 euro solo carta o assegno

 

Pensioni, stop ai pagamenti in contanti
oltre i 1000 euro solo carta o assegno

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ROMA – Da oggi stop ai pagamenti in contanti se l’importo supera i 1.000 euro per le pensioni. Entra, infatti, in vigore, dopo un paio di rinvii,la norma del decreto Salva-Italia sulla tracciabilità dei pagamenti. Lo stop era entrato già in vigore con il decreto salva-Italia. La regola vale anche per le pubbliche amministrazioni.

L’obbligo di aprire un conto. L’aspetto più delicato riguarda i pensionati che dovevano entro ieri aprire un conto corrente sul quale poter accreditare gli assegni superiori alla soglia massima del cash consentito, appunto 1.000 euro. Per chi non si è messo in regola, da oggi scatta una fase transitoria: per tre mesi l’Inps continuerà a disporre i pagamenti mensili in attesa che il pensionato effettui la scelta delle modalità alternative alla riscossione in contanti. I pagamenti disposti saranno sospesi da Poste italiane o dalle banche, che verseranno le somme in un conto di servizio transitorio, per trasferirle poi, senza oneri per il beneficiario, sul conto corrente o libretto aperto dal pensionato.

In caso contrario, le somme accantonate saranno restituite all’Inps una volta decorso il termine del 30 settembre 2012. In ogni caso, l’Inps assicurerà il pagamento delle somme spettanti nel momento in cui gli interessati provvederanno all’apertura di un conto corrente o libretto. Nel caso in cui un pensionato non abbia avuto la possibilità, per motivi di salute o per provvedimenti giudiziari restrittivi della libertà personale, di aprire il conto, spetterà ai delegati alla riscossione, aprire un conto corrente bancario o postale o un libretto postale. L’associazione dei consumatori Adiconsum ricorda che «in virtù del decreto Salva-Italia è possibile aprire il cosiddetto conto di base che presenta condizioni particolarmente vantaggiose o addirittura zero costi per le categorie più deboli. Ricordiamo – avverte ancora l’associazione – che il decreto ha efficacia anche sui libretti postali o bancari al portatore (anonimi) sui quali non potranno essere depositati più di 999,99 euro».

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fonte ilmessaggero.it

Lega, al via l’era Maroni: “Segretario senza ombre”. Bossi in lacrime cita la Bibbia


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Lega, al via l’era Maroni: “Segretario senza ombre”. Bossi in lacrime cita la Bibbia

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ultimo aggiornamento: 01 luglio, ore 16:17
Assago (Mi) – (Adnkronos/Ign) – L’ex ministro dell’Interno eletto nuovo segretario: “Garantisco lo stesso impegno che ho messo negli ultimi tre anni alla lotta alla mafia. Io sono uno di voi, la mia porta sarà sempre aperta”. Bossi infiamma la platea: “I ladri stanno a Roma. Chi pensava che la Lega morisse non ha capito bene”. Maroni era l’unico candidato alla segreteria

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Assago (Mi), 1 lug. (Adnkronos/Ign) – Roberto Maroni è il nuovo segretario della Lega Nord. A eleggerlo all’unanimità è stato il congresso federale per alzata di mano. “Bossi è mio fratello, lo porterò sempre nel cuore”, è stato il commento del neo eletto, a fugare ogni dubbio su possibili dissidi.

E il Senatur non riesce a trattenere le lacrime e salendo sul palco cita un eloquente passo della Bibbia, quello nel quale “al re Salomone si presentano due donne e vogliono entrambe un bambino. Salomone non sa decidere di chi è il bambino e dice alle sue guardie ‘tagliatelo in mezzo’”. Con la voce rotta Bossi prosegue ricordando che “una delle donne grida ‘no, no non tagliatelo, datelo all’altra, non tagliate il bambino perché il bambino è suo”. “Così questo ho fatto io – chiosa Bossi – lo dico perché avverto che alcuni ancora non lo hanno capito”.

In settimana Maroni nominerà la sua squadra che lo affiancherà “in questo difficile e complicato, ma affascinante e meraviglioso nuovo incarico”, ha detto il neo segretario. Ci saranno “tre vicesegretari con un segretario vicario, un numero due che sarà naturalmente del Veneto”. “Cominciamo a lavorare subito”, insiste Maroni che fa un appello ai militanti: “Io sono uno di voi, voglio che mi consideriate uno di voi. La mia porta sarà sempre aperta, sono a disposizione dei militanti. Ho cominciato come militante e voglio che mi consideriate un semplice militante della Lega momentaneamente incaricato di un compito che fa tremar le vene nei polsi”. “Stiamo tutti insieme – questo l’appello di Maroni – statemi vicino perché ho bisogno di sentire il calore e la passione dei militanti, dei nostri meravigliosi militanti. Non c’è niente che valga di più nella Lega. Voi siete i nostri diamanti, la nostra ricchezza, la nostra forza e il nostro futuro. Grazie a tutti, amici. Viva la grande Lega nord”.

Nel discorso che lo ha portato all’elezione Maroni ha messo le mani avanti: “Facciamo subito patti chiari e amicizia lunga, non me lo ha ordinato il medico di fare il segretario federale, anzi so bene cosa vuol dire farlo in un movimento vivo di tanti straordinari militanti e di tantissime sezioni. Vuol dire ‘farsi un mazzo così”, ha esordito. “Significa correre ovunque e ascoltare tutti. Non me lo ha ordinato il medico, anzi – ha scherzato – mi ha ordinato di non farlo”.

Ma “farò il segretario, se il congresso mi eleggerà e garantisco lo stesso impegno che ho messo negli ultimi tre anni alla lotta alla mafia”.

“Io voglio fare il segretario federale come deve essere fatto e come prevede lo statuto: senza tutele, senza commissariamenti, senza ombre ma con il coinvolgimento di tutti”.

“Da candidato segretario voglio indicare quello che deve essere la Lega non la nuova Lega come qualcuno sostiene ma la Lega e basta, nata per l’indipendenza della Padania. Abbiamo passato momenti duri e difficili e non sarà facile recuperare la fiducia dei cittadini e di chi ci ha votato ma soprattutto di chi non ci vota più perché considera la Lega uguale agli altri partiti. Io sono qui però perché ci credo e voglio che la Lega torni a essere potentissima come è stata negli ultimi decenni. In ogni caso l’articolo 1 del nostro statuto non sarà mai modificato perché il nostro progetto non cambia, quello di realizzare la Padania come una regione europea”.

“Noi non siamo contro l’Europa e l’euro – ha scandito Maroni – a condizione che si possa creare una nuova Europa con le regioni che nell’euro ci stanno, cioè la Padania e le altre regioni del mitteleuropa”.

“Via da Roma se può essere la strada” e “via da Roma significa – ha chiarito Maroni – che del problema delle alleanze chi se ne frega, certamente non ci può essere nessuna alleanza con i partiti che sostengono il governo Monti. Vuol dire via dalle poltrone romane, fuori dalla Rai e da questi posti di potere che non ci hanno portato nulla”.

“Basta piangerci addosso. Non ne posso più. E’ successa una cosa brutta e non credo ai complotti. Abbiamo cominciato a fare pulizia e continueremo a farla”.

La Lega “deve diventare il primo partito di tutte le regioni della Padania. Il nostro obiettivo è riconquistare il territorio e questa è la chiave del nostro successo e la nuova fase deve passare da qua. Non vorrei più – ha concluso – che fosse Monti a rappresentare la Padania in Europa”. “Il governo Monti è il vero nemico della Padania” e “il primo obiettivo è licenziare il governo Monti senza possibilità di reintegro”.

A scaldare la platea leghista prima dell”incoronazione’ di Maroni, è stato l’intervento di Umberto Bossi. “Non ci sono ladri nella Lega i ladri sono altri e stanno a Roma”, ha affermato dal palco il neo presidente del Carroccio. “Tutto quello che è avvenuto in casa della Lega – ha aggiunto – è stato studiato a tavolino”.

“Qualcuno ha aperto la fortezza dall’interno: avevamo un amministratore sbagliato”, dice. “Faccio fatica ancora adesso – ha ammesso Bossi – a credere che un nostro amministratore fosse legato alla ‘ndrangheta. Chi lo sapeva doveva dircelo”.

Bossi si è tolto quindi anche qualche sassolino dalla scarpa: “Chi alzava le scope avrebbe fatto meglio a non farlo perché non aveva capito che la cosa era organizzata”, ha scandito ricordando la serata del 10 aprile a Bergamo in difesa dell’”orgoglio padano” durante la quale migliaia di militanti agitavano le scope in segno di pulizia all’interno del partito. “Se si andasse in fondo – ha detto Bossi – si capisce che avrebbero fatto meglio a non alzarle troppe. C’era addirittura uno, un po’ ridicolo che alzava la scopa e gridava ma poi il suo autista al posto di farlo pagare al Comune lo faceva pagare alla Lega”.

Ma, ha tuonato il Senatur, “chi pensava che la Lega morisse, non ha capito bene”. “Io non ero preoccupato per la Lega ma ero preoccupato che morisse un sogno, quello della Padania e lo dico a tutti quegli imbecilli che fanno parte della Lega ma girano con il tricolore”. Secondo Bossi, più volte interrotto dal grido ‘Secessione, secessione’, “i simboli valgono se vengono utilizzati bene e io credo sempre nella Padania. Sono anche convinto che se ci fossero 20 milioni di ragazzi della prima guerra mondiale non sparerebbero da quella parte ma contro i nemici di Roma e il centralismo italiano”.

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fonte adnkronos.com/IGN

L’industria della salute controlla la scienza e la società

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L’industria della salute controlla la scienza e la società

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http://lalternativaitalia.blogspot.it
  Pubblicato da Gabriele Milani

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La produzione su scala industriale di farmaci è un fenomeno relativamente recente. Con l’imporsi della teoria dell’origine microbica delle malattie, con Louis Pasteur e Robert Kock, nella seconda metà dell’Ottocento, e la comparsa dei primi farmaci relativamente efficaci [come la mitica Aspirina per febbre e dolori, messa in produzione dalla Bayer nel 1899, e il Salvarsan contro la sifilide, inventato dall'immunologo tedesco Paul Ehrlich ai primi del Novecento], decolla anche l’industria del farmaco.

E’ la fase eroica della medicina moderna. Finalmente, non solo si potevano descrivere le malattie, ma anche trovarne una causa in un agente patogeno e utilizzare una “pallottola magica” che lo sopprimeva. Il cerchio era chiuso. Il paradigma forte e compatto.
Certo, non per tutte le malattie si poteva risalire a una causa e poche ancora si potevano curare con le pallottole magiche. Ma era solo una questione di tempo, di accumulo di conoscenze scientifiche. In questo quadro, i produttori di pallottole magiche svolgevano un ruolo centrale.
Ma è solo con la messa in produzione della penicillina, scoperta da Alexander Fleming nel 1929, iniziata a essere prodotta su larga scala dal 1941, che l’industria decolla. Nei due decenni successivi, battezzati dagli storici l’età dei farmaci, c’è una vera e propria esplosione nella scoperta e nella produzione di farmaci, tra cui certamente rilevante è il cortisone, nel 1949.
Negli ultimi decenni, la salute diventa uno dei più floridi e profittevoli settori economici nei Paesi ricchi.
Il motore dell’industria della salute è ovviamente quella del farmaco. Solo in Europa, queste attività danno lavoro a più di mezzo milione di persone. Per stare a casa nostra, solo nell’area milanese operano più di tremila aziende, con oltre cinquantamila addetti e un giro d’affari che supera i diceci miliardi di euro.
A livello mondiale, il settore conosce una forte concentrazione in poche mani: un piccolo gruppo di supercolossi, che gli angloamericani chiamano “Big Pharma“, con fatturati vertiginosi.
Tanto per fare un esempio, la Pfizer da sola detiene più del 10% del mercato mondiale, con oltre 48 miliardi di dollari. Negli ultimi anni questa tendenza alla concentrazione monopolistica è talmente cresciuta, che ha portato il numero delle attuali grandi aziende da trenta a dodici. I margini di profitto diventeranno sempre più elevati.
Si potrebbe quindi obiettare: e allora? … E’ normale che chi produce, soprattutto in un campo che richiede grandi investimenti per la ricerca, punti a realizzare profitti.
Dove sta il problema? … Il problema non sta nella ricerca del profitto, sta nella rete che l’industria ha teso per garantire la massimizzazione del profitto.
In proposito, di solito si pensa all’informatore farmaceutico che corrompe il medico prescrittore con regali e benefici [la Corte di Cassazione ha sentenziato che si commette non solo "comparaggio" ma vera e propria "corruzione in atti d'ufficio"], oppure al dirigente d’azienda che mette sul conto svizzero di un primario la tangente per l’acquisto, da parte dell’ospedale, di kit e macchinari diagnostici. Certo, tutto questo è documentato ed è anche stato sentenziato in via definitiva dalla Corte di Cassazione, dal famoso caso Poggiolini e De Lorenzo [ex Ministro che prese tangenti per rendere obbligatorio il vaccino anti-epatite B che, in sostanza, è somministrato illegalmente!] in avanti, e ha sicuramente effetti di distorsione dell’intervento medico, ma non sembra l’aspetto principale della questione. Infatti, la corruzione è un fenomeno che si verifica a valle.
A monte c’è la sistematica distorsione della conoscenza. E’ questo l’aspetto più preoccupante e pesante come un macigno.

La manipolazione delle conoscenze

Si possono fare molti soldi, dicendo alle persone sane che sono malate“. Così inizia un citatissimo articolo scritto per il British Medical Journal da un giornalista scientifico, un medico di base e un professore di farmacologia clinica, il cui titolo esplicita l’argomento: Vendere le malattie: l’industria farmaceutica e il mercato della malattia.
Gli autori dimostrano, con numerosi esempi, che c’è una costante azione, da parte dell’industria farmaceutica, di medicalizzazione della società, al fine di allargare il mercato.
Uno studioso di Sanità, Gianfranco Domenighetti [nel libro Etica, conoscenza e sanità], così descrive le strategie di allargamento del mercato messe in atto dall’industria e dagli altri anelli della rete: “Anticipazione della diagnosi, screening e altre procedure assimilabili, che tendono ad estendere il dominio della malattia sul piano temporale della vita. Abbassamento della soglia tra normalità e patologia, che tende ad estendere il dominio della malattia sul piano quantitativo. Attribuzione della qualifica di patologico a condizioni esistenziali comuni, che tendono ad estendere il dominio della malattia sul piano quantitativo“.
La promozione degli screening rappresenta probabilmente “il più grosso business per creare ammalati” scrive Domenighetti.
Tipico esempio è lo screening del PSA [Antigene Prostatico Specifico], che è stato proposto a tappeto in Europa e negli Stati Uniti d’America a maschi cinquantenni, anche in buona salute, con effetti nulli sul controllo della mortalità per tumore alla prostata, con molti effetti negativi derivanti dalla diffusione ingiustificata della chirurgia della prostata e con molti effetti positivi per i produttori del test e dei farmaci.
Ma l’esplosione di questa strategia di allargamento del mercato la tocchiamo tutti i giorni col bombardamento vaccinale al quale vogliono sottoporre i nostri figli, addirittura con uno scriteriato calendario vaccinale da 0 a 100 anni, con la diffusione dei test genetici che fondano la cosiddetta “medicina predittiva“.
La strategia della “medicina predittiva” è quella che piace tanto a giornali e televisioni e anche al mercato della Sanità. Quella che scrutando i geni pensa di trovare il gene dell’autismo, quello del cancro e magari anche quello dell’immortalità!
Ma come sappiamo, e come ricorda [per esempio] il Prof. Paolo Vineis, “il ruolo dei geni nel provocare malattie viene spesso equivocato. Il determinismo genetico è un chiaro errore metodologico, eppure lo ritroviamo spesso nelle pagine dei giornali e delle stesse riviste scientifiche” [dal manuale Etica, ambiente e biotecnologie].
L’altro pilastro della strategia di marketing è l’abbassamento della soglia che divide il normale dal patologico. Gli esempi li abbiamo sotto gli occhi: la soglia del colesterolo e quella della pressione arteriosa sono diventate talmente mobili verso il basso che si fa fatica a catturare l’ultimo limite. Al punto che, ormai, è frequente sentire cardiologi che dicono che meno colesterolo si ha e meglio è, stravolgendo la fisiologia e la biochimica, che ci insegnano come questa molecola è comunque essenziale per la sintesi degli ormoni steroidei [ormoni sessuali, cortisolo, e altri di minor peso].
Dal punto di vista conoscitivo, adottare questo punto di vista significa passare dal concetto di equilibrio dei valori [del colesterolo, della glicemia, della pressione arteriosa, etc etc] a quello di nemici interni da annientare.

L’esempio eclatante riferito alle vaccinazioni lo troviamo con il tetano:

  • Il bacillo del tetano vive come innocuo commensale nel tratto intestinale di molti animali e anche dell’uomo stesso. Qualsiasi persona sana potrebbe albergare il bacillo del tetano nel suo intestino.
  • Le spore tetaniche sopravvivono nel nostro corpo per mesi o anni senza germinare: la loro sopravvivenza, germinazione o eliminazione dipendono dalla forza del nostro sistema immunitario.
  • Il bacillo del tetano non è un germe di per se stesso pericoloso, ma è pericolosa la tossina che produce e che non viene prodotta in presenza di ossigeno. Ecco perché la prima terapia antitetanica è il corretto trattamento delle ferite.
Eppure, il nostro Ministero della Salute ha stabilito che va considerato come protettivo un tasso plasmatico dieci volte maggiore a quello proposto dagli studi scientifici internazionali [superiore a 0,1 UI/ml invece di 0,01 UI/ml], in questo modo risultano non protetti anche molti soggetti adeguatamente protetti.
Il concetto di salute che è alla base non è più quello di equilibrio, che la persona ricerca in prima persona, ma è quello di difesa da nemici esterni e interni, da realizzarsi con armi che vengono fornite dall’esterno sotto forma di pillole, vaccini e simili.
Roy Moynihan, tanto per tornare all’esempio del colesterolo, in un suo recente libro [Selling Sickness] fa notare che la decisione di abbassare la soglia del colesterolo negli USA, dopo molte traversie, è stata presa nel 2004 da un gruppo di 9 [nove] esperti federali, di cui 8 [otto] hanno interessi con le industrie che producono farmaci per abbassare il colesterolo. Le nuove Linee Guida, solo negli USA, hanno, di colpo, creato 25 milioni di malati in più, facendo passare da 12 a 36 milioni le persone che dovrebbero ricevere un farmaco per abbassare il colesterolo.
Per non parlare poi delle Linee Guida sull’ipertensione, per le quali, nel giro di pochi anni, si è passati da una pressione di 140/90 considerata normale a 120/80. Nella primavera del 2003, gli esperti chiariscono che se si raggiungono quei valori di 120/80 la persona deve essere considerata in “pre-ipertensione”. In sostanza, per questi signori, una persona, per essere considerata sana, dovrebbe viaggiare sempre sul filo del rasoio dell’ipotensione!
Anche in questo caso è ovvio che abbassare la soglia significa alzare le prescrizioni di farmaci, e comunque medicalizzare uno stato normale.
Altri esempi massicci sono rappresentati dagli sforzi di etichettare come malattie delle normali condizioni come perdere i capelli, avere un calo del desiderio sessuale dopo una certa età, non riuscire da piccoli a stare inchiodati in un banco di scuola per molte ore di fila, etc etc.
Eppure, i soliti incalliti detrattori che si permettono addirittura di tacciare per “complottisti” degli stimati professionisti e soprattutto i genitori che hanno assistito impotenti alla regressione autistica del proprio figlio causata dai vaccini, proseguono ad affermare che le industrie hanno dalla loro la ricerca e una solida documentazione scientifica, che viene pubblicata su riviste di grande prestigio.
Questi detrattori, a volte perfino pagati sotto banco dalle stesse industrie, sembrano dimenticare il segreto nelle procedure riguardanti il sistema regolatorio dei farmaci, i conflitti d’interesse della cricca dei vaccini e nella pratica clinica, i risultati di una ricerca tutta italiana [The unbearable lightness of health science reporting] che misura il grado di attendibilità, trasparenza ed equilibrio della divulgazione scientifica sui quotidiani e i settimanali di casa nostra, la risposta non lascia spazio all’ottimismo. Quando si parla di salute al grande pubblico, devono essere soppesati tutti gli aspetti in gioco: i benefici di un vaccino o di una terapia non farmacologica, ma soprattutto i rischi per il paziente e i costi per il sistema. E va cercata e svelata la presenza di eventuali conflitti di interesse, se cioè esiste un legame di natura finanziaria fra l’azienda produttrice e la fonte di informazione: medici, riviste, associazioni, giornalisti. Perchè se l’esperto è a libro paga dell’industria, questo condiziona inevitabilmente il punto di vista. E chi legge, ha tutto il diritto di saperlo!
Addirittura tre pezzi da novanta dell’editoria medica sono scesi in campo sull’argomento: Marcia Angell e Jerome Kassirer [ex Direttori del "New England Journal of Medicine] e Richard Smith [ex Direttore - per venticinque anni - del "British Medical Journal"].
Richard Smith, con dovizia di particolari, mostra tutti i trucchi usati dalle industrie farmaceutiche per ottenere risultati favorevoli ai loro studi clinici. Si va dal confrontare il proprio farmaco con un concorrente noto per avere una scarsa efficacia, oppure con un dosaggio o troppo basso o troppo alto del concorrente, oppure a giocare a fini statistici sul numero delle persone coinvolte nello studio, sull’analisi dei cosiddetti sottogruppi, fino a evitare di pubblicare gli studi che danno risultati negativi.
L’industria, infatti, essendo la principale promotrice di ricerca, ne detta anche le condizioni riguardo all’uso e alle proprietà dei dati raccolti, che rimangono saldamente nelle sue mani, e quindi può decidere se saranno pubblicati o no, a seconda del vantaggio o dello svantaggio che ne può ricavare.
L’ex Direttore del British Medical Journal descrive poi i legami e la dipendenza dell’editoria medica dall’industria farmaceutica, non solo tramite la pubblicità, che, scrive, “almeno è visibile“, ma, soprattutto, tramite pratiche come l’acquisto, da parte delle compagnie, di riproduzioni di molte migliaia di copie di articoli pubblicati e favorevoli ai loro prodotti. Per i giornali medici queste copie sono fonte di forti ingressi finanziari e, soprattutto, hanno costi bassissimi.
In sostanza Smith conclude affermando che “i giornali medici sono l’estensione del settore marketing delle industrie farmaceutiche“. Per uscire da questa incresciosa situazione, propone, con una serie di accorgimenti, di recidere il cordone ombelicale tra stampa medica e industrie e di incrementare la presenza pubblica nel campo degli studi controllati.
L’analisi di Kassirer è più centrata sulla corruzione, sul “fiume di denaro che dalle industrie arriva ai medici“, come scrive nel suo libro denuncia, il cui titolo è tutto un programma, On the take [Nel taschino] e, affinchè il messaggio sia chiaro, l’editore, che è nientemeno che la Oxford University Press, mette in copertina un primo piano di un camice bianco con una mazzetta di dollari nel taschino!
E’ un vero e proprio libro-shock [del quale consiglio vivamente la lettura], anche pe la fonte: Kassirer infatti è un monumento della medicina americana, non è certo un contestatore alternativo che agita la folla nè uno straccione [come qualche stupido dalle parti di Belluno mi ha scritto in messaggio privato]. L’emerito Professore della Tufts University, insignito di molti riconoscimenti, non si rivolge ai suoi colleghi, ma ai cittadini perchè “c’è poca possibilità che i conflitti finanziari di interesse diventino meno diffusi e influenti senza un’attenzione attiva da parte della gente“. E prosegue: “E’ tempo di svelare la complessità e l’estensione della complicità tra medici e industria”, perchè la gente deve essere sicura di “avere il medico al suo fianco, e non dall’altra parte“.
Il libro di Marcia Angell, The truth about the drug companies [La verità sulle aziende farmaceutiche], è tutto dedicato all’industria farmaceutica, documentando i suoi enormi tassi di profitto, superiori a qualsiasi altro settore, e le strategie davvero non limpide per produrre dati, che poi vengono rivenduti a medici e cittadini.
Sconvolgente è la strategia che la ditta produttrice di un noto antiepilettico, ha usato per allargare l’uso di questo farmaco e una serie di altre indicazioni. Angell descrive la procedura nei minimi particolari: organizzazione di piccoli studi senza alcun valore, produzione di articoli scritti dai ricercatori dell’azienda e fatti firmare [dietro lauti compensi] a professori universitari e a leader della materia, organizzazione di meeting a cui partecipano i suddetti accademici [ancora generosamente ricompensati] rivolti a un pubbico di medici [anch'essi ospiti coccolati dell'azienda e talvolta pagati come "consulenti"]. Con questo farmaco “d’acqua fresca” la strategia ha funzionato a tal punto da portarlo, nel 2003, a fatturare 2.3 miliardi di dollari.
L’aspetto più grave della pervasiva intrusione dell’industria nella gestione della salute è proprio quello di essere un potente fattore di condizionamento delle conoscenze. E’ evidente infatti che, essendo la gran parte della ricerca mondiale in mano all’industria, il campo epistemologico, e cioè la definizione delle domande a cui rispondono ricercatori e scienziati, sarà ampiamente strutturato dalle esigenze delle industrie farmaceutiche.
Questo vuol dire che possiamo fare a meno dell’industria dei farmaci? … Vuol dire che sogniamo un ritorno a un’era pre-scientifica e pre-tecnologica?
No, sulla scorta delle analisi di autorevoli membri dell’establishment medico, come Kassirer, Angell, Smith e altri, è possibile immaginare un forte controllo pubblico sull’attività di aziende che non producono caramelle, ma beni essenziali per la salute. Non si tratta di penalizzare nessuno. Si tratta di interrompere l’inquinamento delle conoscenze scientifiche da parte dell’industria, così come si tratta di salvarci la pelle come individui e come specie, perchè, come insegnano i danni da vaccino, i costi umani [prevalentemente innocenti, inconsapevoli, bambini] in questa situazione sono molto, molto, molto, molto pesanti.
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Assad e il petrolio che non puzza

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Assad e il petrolio che non puzza

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DI ROBERT FISK
The Independent

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In coincidenza con la Conferenza di Ginevra sulla Siria, trapela da Damasco una clamorosa indiscrezione. Il presidente siriano Assad potrebbe resistere più a lungo di quanto si pensi – e per di più con il consenso tacito degli occidentali ansiosi di assicurarsi nuove vie del petrolio e del gas verso l’Europa prima della caduta del regime. Secondo una fonte vicina al partito Baath, americani, russi ed europei stanno negoziando un accordo che consentirebbe ad Assad di rimanere alla testa della Siria per altri due anni almeno in cambio di concessioni politiche all’Iran e all’Arabia Saudita sia in Libano che in Iraq.

La Russia, dal canto suo, conserverebbe la base militare di Tartous in Siria e un rapporto solido con qualunque governo dovesse insediarsi a Damasco con il sostegno dell’Iran e dell’Arabia Saudita. Il recente ammorbidimento della posizione di Mosca sulla Siria rientra nel quadro di una nuova intesa in virtù della quale l’Occidente potrebbe essere disposto a tollerare la presidenza di Assad pur di evitare una sanguinosa guerra civile.

Secondo fonti siriane al momento l’esercito di Assad è sottoposto ad una forte pressione da parte dei ribelli che annoverano forze islamiste e nazionaliste, con battaglie che provocano diverse decine di morti ogni giorno. Da quando la rivolta ha avuto inizio, circa 17 mesi fa, sarebbero stati assassinati o caduti in azione almeno 6.000 soldati. Circola anche voce che combattenti siriani vengano addestrati da mercenari giordani in una base utilizzata dalle autorità occidentali.

Le trattative Russia-Usa hanno una importante conseguenza politica: il riconoscimento da parte delle due superpotenze dell’influenza dell’Iran sull’Iraq e dei rapporti con gli alleati di Hezbollah in Libano mentre l’Arabia Saudita e il Qatar verrebbero incoraggiati a garantire maggior diritti ai musulmani sunniti in Libano e Iraq. Bagdad, divenuta l’epicentro del potere sciita nella regione, rappresenta da tempo una preoccupazione per l’Arabia Saudita che appoggia la minoranza sunnita in Iraq.

Ma il vero obiettivo dei colloqui riguarda l’intenzione dell’Occidente di garantirsi la sicurezza degli approvvigionamenti di petrolio e gas dagli Stati del Golfo, via Siria, senza dover dipendere da Mosca. “La Russia potrebbe chiudere il rubinetto in qualunque momento e questo le conferisce un enorme potere politico”, dice una fonte che desidera conservare l’anonimato. “Stiamo parlando di due oleodotti diretti in Occidente: uno proveniente dal Qatar e dall’Arabia Saudita attraverso la Giordania e la Siria; un altro proveniente dall’Iran attraverso l’Iraq meridionale a prevalenza sciita e la Siria. Entrambi sono destinati a raggiungere il Mediterraneo e l’Europa. Per questo sono disposti a lasciare Assad al suo posto per altri due anni, se necessario”.

Naturalmente i diplomatici che stanno portando avanti questo negoziato dovrebbe essere trattati con un pizzico di scetticismo. Non facciamo che ascoltare sfuriate dei leader occidentali contro il regime siriano colpevole di torture e massacri e poi veniamo a sapere che i diplomatici occidentali sono disposti a chiudere un occhio sull’altare della realpolitik che in Medio Oriente significa semplicemente petrolio e gas.

In altre parole gli europei sono disposti a tollerare la presenza di Assad fino alla fine della crisi. Gli Stati Uniti sono dello stesso parere mentre anche la Russia si è convinta che la stabilità è più importante di Assad.

È chiaro che Assad avrebbe dovuto riformare profondamente il paese alla morte di suo padre Hafez nel 2000. A quell’epoca l’economia siriana era in condizioni assai migliori della Grecia di oggi. Ma i moderati furono messi a tacere. “Assad non ha più alcun controllo personale su quanto avviene in Siria”, dice una gola profonda del regime. “Il fatto è che non ha alcuna voglia di viaggiare per il Paese e parlare con la gente”.

Secondo molti ufficiali dell’esercito siriano, Assad continua a sperare in una “soluzione all’algerina”. In Algeria, dopo l’annullamento delle elezioni democratiche, l’esercito negli anni ’90 scatenò una guerra spietata contro i ribelli e i guerriglieri islamisti ricorrendo alla tortura e ai massacri e facendo oltre 200.000 vittime. La guerra civile algerina aveva molte cose in comune con quella che si combatte oggi in Siria: neonati con la gola tagliata, famiglie massacrate da misteriosi “gruppi armati” paramilitari, città intere bombardate dalle forze governative.

Ma ciò che dà più speranza ad Assad è il fatto che l’Occidente non smise di sostenere il regime algerino fornendo armi e appoggio politico pur continuando a blaterare di diritti civili. Le riserve petrolifere e di gas dell’Algeria si rivelarono più importanti delle centinaia di migliaia di civili morti.

I siriani dicono che Jamil Hassan, comandante dei servizi segreti dell’Aeronautica, è diventato l’uomo forte del regime al posto di Maher, fratello di Bashar, che comanda la Quarta Divisione dell’esercito. Un interrogativo non ha ancora avuto risposta: Assad è consapevole della straordinaria importanza politica di quanto sta accadendo in Siria? C’è chi ne dubita.

Fonte: http://www.ilfattoquotidiano.it/
Link: http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/06/30/assad-e-il-petrolio-che-non-puzza/279927/
30.06.2012

© The Independent

Traduzione di Carlo Antonio Biscotto

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fonte comedonchisciotte.org

Choc in Germania: la metà dei 15enni non sa se il nazismo fu una dittatura

Choc in Germania: la metà dei 15enni non sa se il nazismo fu una dittatura

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Berlino, 30 giu. (Adnkronos/dpa) – Circa la metà dei 15enni tedeschi non è in grado di dire se il nazismo sia stata una dittatura o un sistema democratico. “E’ molto allarmante”, commenta Klaus Schroeder, autore dello studio, realizzato dalla Libera Università di Berlino fra 7500 ragazzi di 15 anni.

Solo la metà dei ragazzi ha risposto senza esitare che Adolf Hitler fu un dittatore. Nell’ex Germania est la percentuale è calata a un terzo dei ragazzi. La metà degli stessi ragazzi, interrogati sul regime della defunta Ddr risponde che si trattava di una democrazia. E solo il 60% di loro dichiara che l’attuale governo della Germania riunificata e’ democratico.

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fonte adnkronos.com/IGN

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