LA SPORCA POLITICA – Dirigenti in pensione con norme pre-Fornero
Dirigenti in pensione con norme pre-Fornero
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Una deroga di un anno sull’applicazione della riforma delle pensioni per i dirigenti della Pubblica amministrazione che dovessero risultare in esubero dopo il ridimensionamento della pianta organica. È una delle ultime novità filtrate dagli uffici che stanno lavorando al decreto sulla cosiddetta spending review. In altre parole, per quei dirigenti costretti a lasciare il lavoro per via dei tagli alla spesa, si concederebbe l’accesso alla pensione con il vecchio sistema delle quote (somma di anzianità contributiva e età anagrafica) fino al 31 dicembre 2012. Secondo alcune stime dei sindacati, nella scuola la norma potrebbe interessare tra le 12 e le 13mila persone: un’emorragia.
Non si cresce con i licenziamenti
È da un paio di settimane che sulla nuova manovra del governo (che il premier non vuole chiamare così) si rincorrono sempre le stesse voci: tagli alle spese per beni e servizi e alla sanità (piano Bondi più intervento di Balduzzi), riduzione delle Province e degli incentivi alle imprese (il primo già deciso con il salva-Italia, i secondi studiati da Giavazzi). Il risparmio totale dovrebbe arrivare a 8-10 miliardi quest’ anno, cioè in soli 6 mesi, e a 20 miliardi l’ anno prossimo.
Il sottosegretario Antonio Catricalà assicura che il provvedimento servirà alla crescita, ma se davvero ci saranno più licenziati e meno soldi alle imprese, non si vede proprio da dove venga la crescita. Senza contare il fatto che solo una settimana fa è stato varato il decreto sviluppo con il riordino degli incentivi.
Tagliarli oggi, dopo aver annunciato aiuti alla ricerca e all’innovazione, avrebbe il sapore della beffa. E non solo: significherebbe anche che nel braccio di ferro tra Corrado Passera e Vittorio Grilli torna a vincere il secondo. In effetti il decreto sulla spending review è stato “confezionato” interamente nelle stanze del Tesoro, da Grilli assieme al capo di gabinetto Vincenzo Fortunato e il suo inseparabile vice Marco Pinto (oggi anche nel cda della Rai) e il Ragioniere generale Mario Canzio. Certo, ad essere coinvolti sono tutti i ministeri con tagli che somigliano sempre di più a quelli lineari varati da Tremonti. Per ottenere i “risparmi intelligenti”, cioè la lotta agli sprechi, serve più tempo, bisognerà aspettare la legge di stabilità in autunno.
I 10 miliardi che si cercano oggi serviranno in parte a evitare l’aumento dell’Iva negli ultimi 4 mesi dell’ anno (4,2 miliardi), in parte per affrontare le maggiori spese del terremoto (circa un miliardo) e infine per coprire il “buco” di 3,4 miliardi di minori entrate (già certificate) rispetto a quanto il Tesoro stimava nel salva Italia. Gran parte dei ministri interessati avrebbero dovuto incontrarsi oggi per mettere a punto il testo. Appuntamento saltato causa finalissima degli europei di calcio a Kiev, a cui Mario Monti non ha voluto rinunciare. Così tutto slitta di 24 ore.
I ministri si vedranno domani alle 14,30. Gli incontri con parti sociali e Regioni sono stati spostati a martedì, non più a domani come era in precedenza. Resta il fatto che il tavolo si ridurrà a una semplice “informativa” di misure, su cui l’esecutivo procederà autonomamente.
Il Consiglio dei ministri si terrà probabilmente giovedì, dopo il passaggio di Monti al Senato (martedì pomeriggio) e alla amera (mercoledì) Serve infatti un’intesa con le Camere, a cui starebbe lavorando Piero Giarda per stabilire il calendario. Fatti i calcoli, infatti, si rischia di varare un decreto e poi non poterlo convertire, visto che il Parlamento va in ferie dopo la prima settimana d’agosto. È anche possibile, quindi, che si trovi l’accordo su un testo, da varare solo alla ripresa. A meno che i parlamentari non accettino di tirare per le lunghe. la spina della sanità Uno dei capitoli più spinosi riguarda la sanità.
Il ministro Renato Balduzzi avrebbe “ritagliato” risparmi per circa un miliardo, ma il Tesoro ne chiede almeno il doppio, se non il triplo. Con queste cifre è impensabile che si tocchi soltanto la spesa per gli acquisti di beni e servizi. Così nel mirino finiscono anche i servizi alle persone, cosa che allarma Regioni e sindacati, questi ultimi sul piede di guerra anche sul taglio agli statali: «Siamo pronti alla mobilitazione», minaccia il leader Cisl Raffaele Bonanni, «si tratterebbe della quinta iniqua manovra contro i lavoratori pubblici», gli fa eco Michele Gentile per la Cgil. Il fondo nazionale è già fermo a 108 miliardi, con un taglio nel biennio 2013-14 di circa 8 miliardi. Con ulteriori interventi si arriverebbe a una riduzione di 11 miliardi complessiva.
Il piano Bondi, oltre agli acquisti di beni e servizi (anche nella sanità) coinvolge anche gli affitti degli uffici della pubblica amministrazione, per un risparmio complessivo di circa 4 miliardi. Attraverso l’ accorpamento di direzioni generali, di dipartimenti, tribunali e prefetture si dovrebbero recuperare circa 800 milioni. Questo è solo metà del percorso. Ecco perché molti temono che sarà l’intervento sui pubblici a fare la differenza (la partita sulle società pubbliche sia statali che degli enti locali richiederà più tempo). Per questo si ipotizza di estendere a tutti i ministeri quanto già deciso per quello dell’Economia nell’ultimo decreto varato, che sarà convertito entro il 4 agosto: una riduzione del 20% dell’organico dei dirigenti, attraverso accorpamenti di agenzie e dipartimenti, e del 10% degli altri dipendenti.
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fonte unita.it
































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