Archivio | luglio 2, 2012

Spending review, tagli per non aumentare l’Iva. Sindacati pronti allo sciopero

Il Il presidente del Consiglio, Mario Monti e il ministro della P. A. Filippo Patroni Griffi (Ansa)

Spending review, tagli per non aumentare l’Iva
Sindacati pronti allo sciopero

Pd: “Non si tocchi il sociale”
Fli: “Monti batta i pugni”

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Sul campo due ipotesi: un decreto pesante da 7-8 miliardi o un provvedimento più leggero da 5-6 miliardi, rinviando il resto del pacchetto all’autunno. Vanno trovati anche i fondi per i terremotati

Roma, 2 luglio 2012 - A Palazzo Chigi una serie di riunioni dedicate alla spending review. Si tratta, riferisce una fonte della presidenza del Consiglio di “contatti di preparazione” in vista degli incontri che il presidente del Consiglio, Mario Monti, terrà domani con parti sociali ed enti locali e del varo del provvedimento. A palazzo Chigi sono arrivati il ministro per i Rapporti con il Parlamento, Piero Giarda, il responsabile della Funzione pubblica, Filippo Patroni Griffi, il viceministro dell’Economia, Vittorio Grilli, e il ministro dello Sviluppo economico, Corrado Passera.

LE IPOTESISi dovrà decidere l’entità dei tagli e, quindi, se fare un decreto pesante da 7-8 miliardi (ma la cifra potrebbe arrivare a 10) o scegliere un provvedimento più leggero, da 5-6 miliardi, rinviando il resto del pacchetto all’autunno. Palazzo Chigi e il Tesoro premono per la prima ipotesi ma le resistenze dei ministeri (in particolare quello della Salute), per misure che saranno soprattutto tagli lineari, potrebbe spingere a un intervento in due tempi.

Il decreto è atteso dopo gli incontri con parti sociali ed enti locali, rinviati a martedì, riunioni che potrebbero influire sulle scelte del governo, vista anche la forte preoccupazione dei sindacati per le nuove pesanti misure, che dovrebbero colpire anche il pubblico impiego.

Obiettivo principale del decreto resta evitare l’aumento dell’Iva a ottobre, trovare nuovi fondi per i territori colpiti dal terremoto in Emilia-Romagna (GUARDA IL MULTIMEDIA) e finanziare le spese inderogabili, come le missioni internazionali. Interventi strutturali avranno effetti anche sul 2013, ma un provvedimento leggero non sarebbe sufficiente a scongiurare l’incremento dell’Iva anche l’anno prossimo.

I pilastri del provvedimento saranno quattro. Una parte delle risorse arriverà dalle misure del commissario straordinario Enrico Bondi, con la razionalizzazione degli acquisti di beni e servizi. Una sforbiciata che riguarderà in parte la sanità, con tagli da 1-2 miliardi, soprattutto per la riduzione della spesa farmaceutica.

Il secondo e terzo pilastro saranno la riduzione delle Province e la scure sulle società pubbliche, alleggerendo Cda e tagliando enti strumentali, società e consorzi di Regioni, Province e Comuni. Possibili poi misure sul pubblico impiego, con interventi su buoni pasto e tredicesime, e soprattutto la riduzione dell’organico, con l’ipotesi per i dipendenti in esubero di mobilità per due anni o pensionamento con le vecchie regole (derogando alla riforma Fornero) per i sessantenni.

IL TAGLIO DEI TRIBUNALI – Finisce nel pacchetto sulla spending review anche il taglio dei tribunali legato alla revisione delle circoscrizioni giudiziarie. E dunque la discussione sul decreto di attuazione della legge delega 148 del 2011, che comporterà la cancellazione o l’accorpamento di centinaia tra tribunali e sezioni distaccate, avverrà nel Consiglio dei ministri dedicato alle misure di contenimento della spesa, che per il momento non è stato ancora convocato.

L’IRA DEI SINDACATI – Dopo la netta contrarietà di Bonanni ai tagli nella pubblica amministrazione, anche Camusso e Angeletti intervengono a difesa degli statali. “Vorrei ricordare che i lavoratori statali hanno già compiuto sacrifici con il blocco per tre anni dei contratti”, afferma il leader della Cgil, Susanna Camusso sulle ipotesi di strette sul settore pubblico nell’ambito della spending review.

“Prima di parlare di nuovi tagli - sottolinea – cominciamo a veder quali risultati hanno prodotto quelli già attuati. Il nostro paese ha un esplicito problema di reddito, ancora più accentuato al sud. Con strette ulteriori la crisi si avviterà su se stessa”. Quanto all’incontro governo parti sociali in calendario domani, Camusso avverte: “di tagli lineari non se ne parla, cosa diversa è incidere su un miliardo e mezzo di consulenze e società costituite dalle amministrazioni solo per garantire posti di potere ad alcuni”.

Se fossero confermate le indiscrezioni sulle misure sul pubblico impiego, i sindacati “reagiranno”, dice anche il segretario generale della Uil, Luigi Angeletti. Dunque su questo tema è possibile lo sciopero generale unitario Cgil, Cisl e Uil? “Temo che il proseguimento di questa politica economica del governo ci costringerà a fare uno sciopero”.

Oggi intanto nuovo affondo di Bonanni: “Se si faranno tagli tanto per farli, si faranno solo più guai. A quel punto, faremo iniziative in tutta Italia. Vedremo cosa faranno e poi ci regoleremo di conseguenza. Faremo quello che serve, se occorrerà uno sciopero generale lo faremo, ma ci sono mille modi per protestare”, ha detto il leader Cisl a Tgcom24.

BERSANI: NON SI TOCCHI IL SOCIALE - “Sarebbe inaccettabile se la spending review andasse a toccare la risposta sociale”, afferma il segretario del Pd, Pier Luigi Bersani, a margine della conferenza programmatica del Pd di Livorno. ”Bisogna andare a fondo, bisogna vedere. Credo che nessuno auspichi – ha aggiunto – l’aumento dell’Iva, a cui ci ha inchiodato la coppia Berlusconi-Tremonti e quindi dobbiamo trovare altre soluzioni, discutendo della spesa della Pubblica Amministrazione, senza andare a toccare la sostanza e la risposta sociale, cosa che per noi non sarebbe accettabile”. Per il Pd “si tratta di guardare le carte – ha concluso Bersani – perché da noi non viene mai demagogia, siamo un partito di Governo, si deve arrivare ad un obiettivo: c’è modo e modo, discutiamo. Non credo una spending review o i tagli siano una cosa – ha concluso – solo dei funzionari del Tesoro”.

BOCCHINO: MONTI BATTA I PUGNI – “Sulla spending review Monti faccia come in Europa, battendo i pugni sul tavolo dei partiti senza farsi condizionare, senza vertici e senza compromessi”, è l’invito del vicepresidente di Fli, Italo Bocchino. “I tagli alla spesa pubblica sono una rivoluzione che solo Monti può fare, dimostri di essere un fuoriclasse che non si fa condizionare” conclude Bocchino.

UDC: NO A FIGLI E FIGLIASTRI NELLA P.A. – “E’ chiaro che nessuna categoria di dipendenti pubblici deve essere esclusa. Per essere credibile la spending review non può prevedere figli e figliastri. Solo a queste condizioni sarebbe accettabile prepensionare categorie altamente qualificate come ad esempio quelle dei prefetti e degli ambasciatori. Rinunciare a tali figure arrecherebbe un danno per la Pubblica Amministrazione e quindi per i cittadini stessi e cio’ sarebbe inaccettabile”. Lo dichiarano i presidenti dei gruppi parlamentari Udc di Camera e Senato, Gian Luca Galletti e Gianpiero D’Alia.

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fonte qn.quotidiano.net

Messico, Peña Nieto eletto presidente. Il Pri torna al potere dopo 12 anni

http://www.ilmessaggero.it/MsgrNews/MED/20120702_penan.jpg

Messico, Peña Nieto eletto presidente
Il Pri torna al potere dopo 12 anni

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ROMA – Dopo 12 anni di esilio all’opposizione il Partito Rivoluzionario Istituzionale (Pri) torna al potere in Messico grazie alla chiara vittoria nelle urne alle elezioni presidenziali di domenica di Enrique Peña Nieto,telegenico avvocato quarantacinquenne. Il Pri, che ha governato il paese dal 1929 al 2000, si è imposto con un vantaggio di circa otto punti sul suo principale avversario, il progressista Andres Manuel Lopez Obrador.

«Assumo con emozione, impegno e pieno senso della responsabilità il mandato che mi è stato affidato», ha dichiarato Peña Nieto nella sua prima dichiarazione dopo che l’Istituto Federale Elettorale (Ife) ha reso note le cifre del suo Conteggio Rapido, una proiezione statistica dei risultati in base a campioni rappresentativi di tutti i circuiti elettorali del paese, che gli attribuiscono fra il 37,9 e il 38,55% dei voti.

Il presidente eletto ha affermato che i cittadini messicani «hanno parlato con assoluta chiarezza», esprimendo la loro scelta a favore di un «cambiamento con direzione», e ha chiesto ai dirigenti di tutti i partiti di collaborare lealmente con il prossimo governo nella sua azione, indicando come priorità la lotta contro la disoccupazione e il narcotraffico: «Con il crimine organizzato non vi sarà nè patto nè tregua», ha assicurato.

L’appello alla «riconciliazione nazionale» di Pena Nieto non sembra però aver avuto alcun effetto su Lopez Obrador (a cui l’Ife attribuisce fra il 30,9 e il 31,86% dei voti), che tuttavia non ha denunciato specificatamente brogli o irregolarità, ma ha detto che «esistono informazioni in nostro possesso che indicano qualcosa di diverso da quello che dicono le cifre ufficiali», precisando che «non voglio squalificare quello che è stato reso noto ufficialmente: semplicemente noi non abbiamo i dati».

La presa di posizione del candidato della sinistra ha risvegliato lo spettro delle denunce sulla legittimità del voto, che avevano portato lo stesso Lopez Obrador a disconoscere pubblicamente la sua sconfitta nel 2006 da parte di Felipe Calderon, il presidente uscente, per meno di un punto percentuale. Il primo candidato che ha ammesso pubblicamente la sua sconfitta è stata Josefina Vazquez Mota, del Partito di Azione Nazionale (Pan,destra) a cui la proiezione dell’Ifa attribuisce fra il 25,1e il 26,03% dei voti, e lo stesso ha fatto poco dopo Gabriel Quadri, del Partito Nuova Alleanza (Panal, ambientalista) che avrebbe ottenuto fra il 2,27 e il 2,57% dei voti, e che ha chiesto esplicitamente a Lopez Obrador di riconoscere la sua sconfitta, segnalandogli che al farlo Vazquez Mota aveva dato «una prova di maturità e senso civile che dovrebbe prendere ad esempio».

Molti analisti hanno segnalato durante la campagna elettorale che l’atteggiamento di Lopez Obrador dopo le elezioni del 2006 – quando il leader progressista si è lanciato in una campagna di reclamo della presidenza sulle piazze del paese che è durata mesi – è stato appunto uno dei fattori che hanno portato a una sensibile riduzione della popolarità che aveva ottenuto come presidente del governo del Distretto Federale, ossia Città del Messico.

Alla sinistra resta comunque un premio di consolazione: il suo candidato al governo del Distretto Federale, Miguel Angel Mancera, ha ottenuto una vittoria schiacciante, con oltre il 60% dei voti, e 30 punti di distanza dal rivale più vicino, mantenendo la capitale messicana solidamente in mano all’opposizione progressista, che la governa ininterrottamente dal 1997.

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fonte ilmessaggero.it

Il soldato israeliano e il calcio al bimbo palestinese /VIDEO: Hebron: border police officer kicks a palestinian child, 29/06/2012, raw footage

Hebron: border police officer kicks a palestinian child, 29/06/2012, raw footage

Pubblicato in data 02/lug/2012 da

http://www.btselem.org/video/201200629_soldier_kicks_boy

ב-29.6.2012 תיעד צלם מתנדב של בצלם שוטר מג”ב הבועט בילד פלסטיני בעת ששוטר נוסף אוחז בו, ברחבה הסמוכה למערת המכפלה, בעיר חברון. הילד, עבד א-רחמאן בורקאן בן ה-9, מתגורר בסמוך. באירוע נראה שוטר מג”ב אורב מעבר לפינה, וכאשר הילד מגיע, השוטר רץ אליו, תופס אותו בחזקה בזרועו ואומר לו “למה אתה עושה בלגאן?”. השוטר גורר את הילד, הצועק, במשך כמה שניות על הקרקע, ואז מגיע שוטר נוסף ובועט בו. לאחר מכן השוטר משחרר את אחיזתו בילד והוא בורח מהמקום, ושני השוטרים מתרחקים משם גם הם. האירוע צולם מחלון ביתו של המתנדב, שהחל בצילום כשהבחין שהשוטר הסתתר מאחורי קיר הבית.

A B’Tselem video volunteer documented an Israeli Border Police officer kicking a Palestinian child while another officer held the boy. The incident took place on the 29th of June 2012 near the Tomb of the Patriarchs, in Hebron’s H2 area. The child, Abd a-Rahman Burqan, who is nine years old, lives with his family near the parking lot used by Israeli vehicles outside of the Tomb. The video shows a Border Police officer ambushing a child from around the corner. As the child walks past, the officer grabs him by the arm and says: “why are you making trouble?” The officer then drags the child, who is screaming, on the ground for a few seconds. A second Border Police officer then appears and kicks the boy. The officer then lets the child go. He runs away, and the two Border Police officers leave the scene as well. The incident was filmed by a volunteer in B’Tselem’s camera distribution project, from inside his home. The volunteer told B’Tselem that he began to film when he noticed the officer hiding behind the wall. B’Tselem will refer the case to the Justice Ministry’s Department for the Investigation of Police.

Il soldato israeliano e il calcio al bimbo palestinese

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Tel Aviv – Desta polemiche in Israele la divulgazione di un video di un minuto che mostra due agenti della Guardia di frontiera israeliana che a Hebron (Cisgiordania) percuotono un bambino palestinese di nove anni, Abed a-Rahman. Il primo lo strattona ruvidamente per un braccio, trascinandolo a terra. Poco dopo sopraggiunge il secondo, che sembra assestargli una pedata alla schiena; subito dopo si allontana aggiustandosi il berretto sulla testa.

L’intero incidente si conclude in pochi istanti, dopo i quali il bambino si allontana piangendo.

Il video è stato divulgato dalla Ong israeliana per i diritti civili Betzelem ed ha avuto risonanza immediata nei media locali.

Richiesto di un commento, un portavoce della Guardia di frontiera ha detto che a prima vista il comportamento dei due agenti è incompatibile con «i valori» della unità. Secondo il portavoce si tratta di un episodio «raro», che «non rappresenta le attività della Guardia di Frontiera». Sulla vicenda, ha concluso, è stata avviata un’inchiesta.

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CONCESSIONARI IN RIVOLTA – Mercato auto a picco: -24%. Dura accusa al Governo

 

http://www.repubblica.it/images/2012/06/27/120344203-2fcb26b9-aea8-45e7-be1d-d336e689c04f.jpg
11929-2012. Cambiano i tempi ma non la crisi. E basta un’immagini per spiegarla. La foto ritoccata dal fotografo Massimo Zelinotti racconta il dramma, oggi come allora, del mercato dell’auto italiano ed Europeo.
Si tratta di una provocazione, ovvio, ma all’orizzonte non si vedono prospettive. E – considerando invece che in Brasile grazie agli incentivi le vendite sono aumentate di ben il 70% – fa ancora più dispiacere vedere che in Italia hanno già perso il posto di lavoro 4000 persone nel bienno 2011-2012 (lo stesso numero degli operai di Termini Imerese) nel settore della distribuzione e dell’indotto dell’auto.
Insomma non è un problema di Ferrari o Porsche che non si vendono più: è un problema di operai che perdono il posto di lavoro.
http://www.repubblica.it/images/2012/06/27/120717161-c5971b5a-d8d1-467a-9041-b71f85939570.jpg
La foto originale utilizzata per il fotomontaggio

Mercato auto a picco: -24%
Dura accusa al Governo

Concessionari in rivolta: “Abbiamo lanciato da tempo il mayday, ma il Governo Monti sembra esser sordo a ogni istanza di un comparto che dà lavoro a 1.200.000 addetti, 220.000 dei quali probabilmente non avranno protezione”. Forte presa di posizione anche dell’Unrae sul “Salva Italia”. La quota del gruppo Fiat intanto è salita al 30,68% rispetto al 30,27 di giugno del 2011

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di VINCENZO BORGOMEO

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Dossier

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Mercato auto a picco nel mese di giugno: le vendite hanno fatto segnare un tragico meno 24,42%. Il che significa appena 128.388 autovetture vendute, contro le 169.870 del giugno 2011 (nel mese di maggio 2012 sono state invece immatricolate 147.707 macchine con una variazione di -13,90% rispetto a maggio 2011, durante il quale ne furono immatricolate 171.558).

Male anche l’usato: sempre a giugno, sono stati registrati 333.143 trasferimenti di proprietà di vetture di seconda mano, con una variazione di -12,56% rispetto a giugno 2011, durante il quale ne furono registrati 381.012 (Nel mese di maggio 2012 sono stati invece registrati 380.007 Trasferimenti di proprietà di auto usate, con una variazione di -9,17% rispetto a maggio 2011, durante il quale ne furono registrati 418.371). Insomma nel mese di giugno 2012 il volume globale delle vendite (461.531 Autovetture) ha dunque interessato per il 27,82% auto nuove e per il 72,18% auto usate.

Nel frattempo però la quota del gruppo Fiat a giugno è salita al 30,68% rispetto al 30,27 di giugno del 2011 e nel periodo gennaio-giugno i marchi del gruppo Fiat (Jeep inclusa) hanno totalizzato immatricolazioni per 240.497 unità, in calo del 20% rispetto alle 300.708 del periodo gennaio-giugno 2011. Una piccola buona notizia di ripresa che nulla toglie però alla difficoltà del momento.

Forte, infatti, l’urlo di dolore della rete di vendita italiana: “Con la chiusura di giugno – spiega Filippo Pavan Bernacchi presidente di Federauto, l’associazione che rappresenta i concessionari di auto – il primo semestre del 2012 si inabissa come il Titanic. Solo che il nostro iceberg si chiama recessione. Abbiamo lanciato da tempo il mayday, ma il Governo Monti sembra esser sordo a ogni istanza di un comparto che dà lavoro a 1.200.000 addetti, 220.000 dei quali probabilmente non avranno protezione”.

Per questo Federauto auspica una iniziativa urgente del Ministro Passera che ci si augura non voglia nascondersi dietro la “foglia di fico” del provvedimento di iniziativa parlamentare sull’auto elettrica e i veicoli a basse emissioni di CO2. Provvedimento insufficiente, controproducente che farebbe solo sprecare denaro pubblico.

Noi, in questo contesto, abbiamo paragonato – forzando il concetto ovviamente – il 2012 al 1929, con un’elaborazione grafica del nostro fotografo MASSIMO ZELINOTTI, ma poi a guardare i numeri siamo davvero tornati parecchio indietro: perché il calo di giugno è superiore a quello medio dei primi cinque mesi (-18,9%) e il consuntivo del primo semestre si attesta a quota 814.179 con un calo sullo stesso periodo dello scorso anno del 19,7%. “Quindi – Secondo il Centro Studi Promotor GL events, proiettando il risultato dei primi sei mesi su base annua si ottiene una previsione di immatricolazioni per l’intero 2012 di 1.403.000 unità, volume questo estremamente basso, tanto che per trovare un livello analogo bisogna tornare indietro nella serie storica delle immatricolazioni di 33 anni, risalendo fino al 1979″.

Come finirà? L’Unrae, associazione costruttori esteri, accusa duramente il Governo: “Ad un anno dall’entrata in vigore della “Manovra Estiva 2011″ e di quella “Salva Italia” che hanno interessato il settore auto per, rispettivamente, 3,6 e 5,1 miliardi di euro, l’auto tira le somme dei primi 6 mesi 2012. A fronte, infatti, di 8,7 miliardi di euro di maggior introito fiscale previsto dalle due manovre (estate 2011 e Salva Italia), lo Stato ha in realtà perso: 1,25 miliardi di minor gettito IVA nei primi 6 mesi; saranno 2,3 miliardi a fine
anno, l’equivalente di una piccola manovra; 65 milioni di euro di minor incasso IPT in 6 mesi, con una previsione di mancato
introito a fine anno pari a 100 milioni di euro, rispetto allo scorso anno, nonostante il passaggio da IPT fissa a IPT a “geografia variabile”, che avrebbe dovuto assicurare un aumento di oltre 400 milioni alle casse delle province; Superbollo: dei 168 milioni di euro previsti, lo Stato ne perderà più di 100″.

Particolarmente grave la situazione delle supercar. “Chissenefrega” verrebbe da dire in una situazione di crisi come questa? Non proprio: a rimetterci sono gli operai non i ricchi: “sono già quasi 7.000 le Porsche usate che hanno lasciato l’Italia per essere vendute in altri mercati europei la cui fiscalità è in linea con le esigenze di una mobilità libera, sicura e che non penalizza la passione. E i posti di lavoro delle concessionarie di auto sono ormai a rischio. Anche alla filiale di Padova” spiegano alla Porsche Italia.

Fra l’altro il caso del superbollo andrebbe studiato sui banchi di scuola perché è un po’ il simbolo stesso della lotta all’auto. Questa tassa – si stima – porterà appena 168 milioni di euro, ma ha condannato gran parte del sistema di distribuzione/assistenza, ecc. Con il risultato finale di avere – a fine anno – la perdita secca di circa 4000 posti di lavoro. Anche ai fini della lotta all’evasione è discutibile la crociata anti-auto: “Non c’è nulla di più trasparente dell’acquisto di un’automobile. Ogni operazione di acquisto passa attraverso il bonifico bancario tracciabile, pertanto  -  dice Luigi de Vita Tucci, direttore generale del Centro Porsche Padova  -   facilmente verificabile da chi ha il compito di controllare lo stato patrimoniale della persona fisica o della sua società”.

“Inoltre – continua Loris Casadei, direttore generale di Porsche Italia – il settore delle auto ad alte prestazioni, individuato attraverso il parametro della potenza, ha generato una fuga di clienti destinata a rendere poco credibile la previsione di incasso dal cosiddetto superbollo, che lo Stato indica in 168 milioni di euro. Il calo delle vendite stimato al 40% determinerà un minor gettito da IPT, IVA e bollo, valutato attorno ai 105 milioni di euro, e un aumento degli stock di vetture usate con deprezzamenti stimati del 30%, con conseguente notevole danno per gli operatori commerciali. Soprattutto, come raccontato anche dalla stampa quotidiana, sta aumentando il numero dei clienti che cercano di disfarsi delle auto ad elevate prestazioni. Gli accertamenti sono giusti, ma la criminalizzazione generalizzata sta allontanando proprio quel tipo di clientela che, avendo disponibilità economica, può meglio alimentare le entrate dello Stato”.

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fonte repubblica.it

Germania, il capo dei servizi segreti si dimette per lo scandalo della cellula neonazista. Distrutto il fascicolo sul gruppo


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L’Italia aveva dato l’allarme, ma i colleghi tedeschi hanno ignorato l’informativa

Germania, il capo dei servizi segreti si dimette per lo scandalo della cellula neonazista

Fromm è accusato di aver distrutto il fascicolo sul gruppo

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I servizi segreti sapevano della cellula neonazista. Sapevano che erano in grado di uccidere. Anzi, secondo le accuse, lo avevano già fatto. Ma non li hanno fermati. Addirittura li avrebbero usati come informatori. Così il capo dei servizi interni tedeschi, Heinz Fromm, a pochi giorni dalla pensione, ha rassegnato le sue dimissioni al ministro dell’Interno Hans-Peter Friedrich.

TERRORISMO DI DESTRA- Continua l’inchiesta sul gruppo neonazista tedesco «Clandestinità nazionalsocialista» (Nsu), accusato di aver ucciso almeno dieci persone di origini straniere in Germania dal 2000 al 2010. Omicidi rimasti insoluti fino al 2011. Poi la svolta, gli inquirenti sono riusciti a collegarli alla cellula terroristica. L’inchiesta sta cercando di far luce sui numerosi punti oscuri della vicenda. Uno di questi è appunto il ruolo dei servizi segreti tedeschi.

L’AGENZIA- E infatti, secondo le accuse, i servizi segreti sapevano delle attività del gruppo che operava soprattutto in Turingia. Anche perché nel 2003 dall’Italia sarebbero arrivate informative sul gruppo che a sua volta finanziava frange in Alto Adige. Un allarme quantomeno sottovalutato. Tutti i documenti relativi alla Nsu dell’agenzia tedesca Verfassungsschutz sono stati distrutti nel momento in cui è stata avviata l’inchiesta nel novembre 2011. Il sospetto che si sta facendo largo a Berlino è che i servizi non solo sapessero, ma usassero componenti dell’organizzazione come informatori. Così le dimissioni di Fromm sono arrivate al titolare del ministero dell’Interno. Dimissioni accettate.

IN ITALIA- Ma l’inchiesta non si ferma. Si cercano legami con altri gruppi europei. Una sorta di rete, secondo il pm di Bolzano Guido Rispoli, attiva anche in Italia. Infatti secondo il magistrato la cellula tedesca ha finanziato gruppi sudtirolesi. «In Alto Adige resta alta l’attenzione sui gruppi neonazisti ed ai loro collegamenti con la Germania dalla quale è accertato che provengano forme di finanziamento», ha dichiarato alla stampa tedesca.

B.Arg.

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fonte corriere.it

AUTOMOBILI – Il freno automatico salvavita che i costruttori snobbano / VIDEO: Autonomous emergency braking

Autonomous Emergency Braking Systems – Euro NCAP


Pubblicato in data 13/giu/2012 da

Il freno automatico salvavita che i costruttori snobbano

L’Euro Ncap lo inserirà nei suoi criteri di valutazione dal 2014, ma non è ancora disponibile sul 79% delle vetture

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Il freno automatico sulla Volkswagen up!Il freno automatico sulla Volkswagen up!
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MILANO – Dallo smartphone nella plancia alle centraline invisibili disseminate sotto le lamiere, l’elettronica sta cambiando il modo di guidare e di vivere l’auto. In meglio, secondo l’Euro Ncap, l’ente europeo che fa i crash test dei nuovi modelli in commercio. Perché chip e sensori possono dare una mano importante alla sicurezza stradale. Soprattutto quelli di nuova generazione, come l’«Aeb» (Autonomous emergency braking, il freno automatico d’emergenza) ancora poco noto, ma tremendamente efficace, dicono gli esperti di Bruxelles, nel ridurre le conseguenze di un incidente.

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fonte corriere.it

Crisi: scudo anti-spread, Olanda e Finlandia contro Monti


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Crisi: scudo anti-spread, Olanda e Finlandia contro Monti

I due Paesi annunciano che bloccheranno gli acquisti di Bond sui mercati obbligazionari da parte del fondo di salvataggio Ue

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Il presidente del Consiglio europeo Herman Van Rompuy (Reuters/Lenoir)Il presidente del Consiglio europeo Herman Van Rompuy (Reuters/Lenoir)
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Scudo anti-spread: Olanda e Finlandia si mettono di traverso. I due Paesi, secondo quanto riportato dalla Reuters, hanno annunciato che bloccheranno gli acquisti di bond sui mercati obbligazionari da parte del fondo permanente di salvataggio della zona euro. Andando contro quello definito da più parti come il successo dell’Italia di Mario Monti, tornata a casa con l’accordo sullo scudo, sul Patto per la crescita e sulla ricapitalizzazione diretta delle banche. Il governo finlandese avrebbe affermato, in un’informativa inviata a una commissione del Parlamento, di aver agito per impedire che il piano diventi operativo: «A causa dell’intervento della Finlandia, e tra gli altri, dell’Olanda – recita l’informativa del primo ministro Jyrki Katainen – la possibilità di operazioni dell’Esm sul mercato secondario è stata bloccata».

IL VERTICETutto nonostante la decisione dei leader europei della scorsa settimana, di mettere a disposizione i fondi di salvataggio per stabilizzare i mercati. Un tema che richiede l’unanimità e che secondo Helsinki «non è stata raggiunta» al vertice di Bruxelles.
La notizia arriva proprio nel giorno in cui Berlino commenta pubblicamente le decisioni prese dal Consiglio presieduto da Herman Van Rompuy, e cerca di cambiare quell’idea di sconfitta del cancelliere Angela Merkel: «Nel vertice di Bruxelles sono state prese decisioni importanti, concrete» ha detto il portavoce del governo tedesco Steffen Seibert, che ha ribadito: «I nostri principi sono stati mantenuti». Dichiarazioni di risposta a quella sindrome di sconfitta di cui si è parlato nei giorni scorsi.

MERCATI - Le Borse europee hanno risposto al vertice del 28-29 giugno, con un avvio di seduta misto. Londra avanza dello 0,47% a 5.597,33 punti, il Dax di Francoforte sale dell’1%, Parigi mostra un incremento dell’1,08% mentre Piazza Affari si accontenta di un +0,18% . Debole invece l’Ibex di Madrid, che lascia sul terreno lo 0,05% , come il Ftse Athex 20 di Atene, che arretra dello 0,05% a 227,02 punti. La notizia che Finlandia e Olanda, paesi virtuosi in termini di bilancio, si siano opposti al piano, ha contribuito a creare nuova incertezza riguardo al summit Ue della scorsa settimana e l’euro è sceso sotto quota 1,26 dollari, fino al minimo di seduta di 1,2584.

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fonte corriere.it

CRISI – Disoccupazione giovanile al 36,2%. A maggio il dato più alto di sempre

Disoccupazione giovanile al 36,2%
A maggio il dato più alto di sempre

Quello registrato tra i ragazzi tra i 15 e i 24 che cercano lavoro è il tasso più alto da quando sono iniziate le serie storiche nel 1992. Il tasso di disoccupazione totale tra la popolazione resta oltre il 10% (-0,1% rispetto ad aprile e +1,9% rispetto a un anno fa). In Europa i tassi più bassi in Austria, Olanda, Lussemburgo e Germania. Eurozona all’11,1%

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MILANO - Il tasso di disoccupazione giovanile (15-24 anni), ovvero l’incidenza dei disoccupati sul totale di quelli occupati o in cerca di lavoro, a maggio è al 36,2%. Lo rileva l’Istat nei suoi dati provvisori resi noti questa mattina. Si tratta del tasso più alto sia dall’inizio delle serie storiche mensili (ovvero dal gennaio del 2004) che da quelle trimestrali (iniziate nel quarto trimestre del 1992). La disoccupazione giovanile quindi sale ancora, aumentando di 0,9 punti percentuali su aprile e così mettendo a segno un record storico (finora mai era stato registrato un tasso più alto).
Ecco che a maggio oltre uno su tre dei giovani “attivi” è in cerca di un lavoro. Mentre se si rapporta il dato dei disoccupati tra i 15 e i 24 anni sul totale della popolazione nella stessa fascia d’età risulta in cerca di un impiego più di uno su dieci anni, il 10,5%.

Il tasso di disoccupazione tra la popolazione nel suo complesso a maggio è al 10,1%, in lieve calo (-0,1 punti percentuali) a confronto con aprile, quando toccò un massimo dall’inizio della serie storica mensile (gennaio 2004). Mentre sale di 1,9 punti percentuali su base annua. Si tratta della prima diminuzione, anche se lieve, del tasso di disoccupazione da febbraio del 2011, quindi da quasi un anno e mezzo. Tuttavia i tecnici dell’Istat spiegano che il quadro resta “sostanzialmente stazionario” con la disoccupazione che rimane su “valori molto elevati”.

Il tasso di disoccupazione nel paesi della zona euro a maggio è salito all’11,1%, quando ad aprile era all’11% e nel maggio 2011 era al 10%. Nell’intera Unione Europea, la disoccupazione a maggio è cresciuta al 10,3% dal 10,2% di aprile, quando un anno fa era al 9,5%. Lo comunica Eurostat in una nota. Nel mese di maggio 2012 sono rimaste senza lavoro 24.868 persone nei 27 paesi dell’unione, di cui 17.561 Nell’area euro. In confronto ad aprile, il numero di persone senza lavoro è aumentato di 151mila unità nell’intera unione e di 88mila nell’area euro. In confronto al maggio 2011, la disoccupazione riguarda 1,9 milioni di persone in più nei 27 paesi, di cui 1,8 milioni nella zona della valuta unica.

Tra gli stati membri si va dai tassi minimi di Austria (4,1%), Olanda (5,1%), Lussemburgo (5,4%) e Germania (5,6%), ai massimi di Spagna (24,6%) e Grecia (21,9% il dato di marzo 2012). Per quanto riguarda la disoccupazione giovanile, quella che interessa i ragazzi sotto i 25 anni di età, nel mese di maggio ha registrato un tasso del 22,6% nell’area euro e del 22,7% nell’intera unione europea. Nel maggio di un anno fa, i due dati erano rispettivamente al 20,5% e al 21%. Si calcola che nell’unione a maggio ci fossero 5,517 milioni di under 25 senza lavoro, di cui 3,4 nella zona euro, con un aumento rispettivamente di 282mila e 254mila unità in confronto al maggio 2011. I tassi più bassi li registrano Germania (7,9%) e Austria (8,3%), mentre i livelli più alti sono di Grecia (52,1%, dato di marzo 2012) e Spagna (52,1%).

Nel dettaglio, in Italia il il tasso di disoccupazione maschile diminuisce di 0,1 punti percentuali nell’ultimo mese portandosi al 9,3%; anche quello femminile segna una variazione negativa di 0,1 punti e si attesta all’11,2%. Invece su base annua il tasso di disoccupazione maschile sale di 1,9 punti percentuali e quello femminile di 1,8 punti.Il numero dei disoccupati a maggio, pari a 2 milioni e 584 mila, diminuisce dello 0,7% rispetto ad aprile, con un calo di 18 mila unità. La flessione riguarda sia gli uomini sia le donne. Invece su base annua si registra una crescita del 26%, ovvero di 534 mila unità.

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fonte repubblica.it

Cellulari: entrano in vigore tetti Ue, chiamate e sms costano meno

Cellulari: entrano in vigore tetti Ue, chiamate e sms costano meno

Cellulari: entrano in vigore tetti Ue, chiamate e sms costano meno

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(ASCA) – Roma, 2 lug - Il costo del traffico dati non potra’ superare i 70 centesimi a megabyte (Mb), iva esclusa, entro i confini dell’Unione: sono entrati ieri in vigore i nuovi limiti tariffari per chi usa cellulari, smartphone e tablet anche all’estero, nei Paesi dell’Ue.

Le misure, le prime di una lunga serie, porteranno progressivamente il costo del Mb a 45 centesimi fra un anno e a 20 centesimi il primo luglio 2014.

Per chi telefona le chiamate vocali non potranno superare i 29 centesimi al minuto (Iva esclusa), i 24 dal 2013 e i 19 centesimi dal 2014, contro l’attuale soglia massima di 30 centesimi. Per chi riceve, invece, si pssera’ dagli 11 centesimi al minuto a 8 (Iva esclusa), poi a 7 tra un anno e a 5 tra due. Due centesimi in meno per gli sms: si passa dagli 11 centesimi ai 9 a partire da questo mese, 8 nel 2013 e 6 nel 2014.

rba/red

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fonte asca.it

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