Archivio | luglio 7, 2012

ASSE CONFINDUSTRI-CGIL – Tagli, Squinzi e Camusso a Monti: no alla macelleria sociale

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Tagli, Squinzi e Camusso a Monti: no alla macelleria sociale

Asse Confindustria-Cgil, il presidente degli industriali attacca: «Un voto al premier? Tra il 5 e il 6». Sanità, Bersani: si rischia un esodati bis. Il governo: «Nessun taglio alle cure dei malati»

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ROMA – E’ stato pubblicato la scorsa notte nella Gazzetta ufficiale on line il decreto contenente “Disposizioni urgenti per la revisione della spesa pubblica con invarianza dei servizi a i cittadini”.Il decreto entra in vigore oggi. Il testo è composto da 25 articoli, 23 relativi alle disposizioni, il 24° sulla copertura finanziaria e il 25° con l’indicazione della data di entrata in vigore. Dopo i tagli della spending review contenuti nella versione finale del decreto varato due notti fa dal governo, i sindacati sono in rivolta. Si va dai posti letto negli ospedali, alle province, agli statali (-10% per i funzionari e – 20% per i dirigenti, oltre alla riduzione dei buoni pasto), alla pagella on line.

Bersani: sulla sanità si rischia il bis degli esodati. «Nel decreto sulla spending review ci sono cose buone, ma ce ne sono anche altre da correggere – dice il leader del Pd, Pier Luigi Bersani – E soprattutto c’è il rischio che sui tagli sulla sanità si faccia «il bis della vicenda esodati». Bersani considera un “errore tecnico” i tagli sulla sanità, perché manca la «sufficiente comprensione» di come funziona il Ssn. «Nel decreto – dice il leader del Pd – ci sono cose buone e le appoggeremo con convinzione. Ci sono anche cose da correggere. Quello che soprattutto non va riguarda il taglio delle risorse agli enti locali, già troppo indeboliti, e l’intervento sulla sanità. In particolare, per ciò che riguarda la sanità, l’errore è prima di tutto tecnico. Non c’è sufficiente comprensione di come funzioni nella realtà il servizio sanitario. Si rischia il bis della vicenda “esodati”: avere cioè più confusione che risparmio. Siamo pronti a ragionare su altre soluzioni discutendo con il governo e le Regioni e in Parlamento. Ci auguriamo che tutte le forze politiche che vogliano impegnarsi costruttivamente su un tema così delicato e che in particolare il Pdl sia disposto ad occuparsi, oltre che della RAI, anche della salute degli italiani».

Casini: spartiacque chiaro tra sprechi e serietà. «Lo spartiacque è chiaro – scrive su twitter il leader dell’Udc, Pier Ferdinando Casini – Chi si illude di sopravvivere, difendendo sprechi e corporazioni, e chi sceglie la serietà. Ci sono costi da pagare e forse voti da perdere. Confidiamo nell’intelligenza degli italiani».

Balduzzi: nessun taglio alle cure dei pazienti. I tagli alla sanità, dice il ministro della Salute, Renato Balduzzi, non riguarderanno i servizi ma prevedono «risparmi» che sono «necessari», con la possibilità per le Regioni di ricontrattare tutte le misure purché i saldi restino invariati. «La Sanità – aggiunge – è stata chiamata a contribuire per il 20% dell’intera operazione di revisione della spesa e abbiamo cercato di farlo senza intaccare direttamente i servizi offerti ai cittadini ma agendo con misure per spendere meglio. Noi abbiamo fatto la nostra parte, ma la nostra non è l’ultima parola. Non solo perchè comunque dovrà pronunciarsi il Parlamento ma anche perché il decreto stesso prevede che se si trova l’accordo con le Regioni entro la fine di luglio, nel Patto sulla Salute 2012-2015 si possono rivedere e modificare gli strumenti per il 2013 e 2014, scegliendone altri più idonei. Naturalmente a saldi finanziari invariati. È un lavoro comune con le Regioni, dalla prossima settimana riprendiamo gli incontri». Inoltre il taglio dei piccoli ospedali non sarà deciso per decreto: la razionalizzazione spetta alle Regioni e in caso di inadempienza «scatteranno i poteri sostitutivi – dice Balduzzi – Sono convinto che la sanità non sia a rischio e che il sistema potrà continuare ad assicurare ai cittadini il diritto alla salute sancito dalla Costituzione».

Camusso: manovra non dichiarata. «Questo provvedimento è in realtà una manovra non dichiarata che, nella sostanza, salvo pochissimi punti, è un taglio lineare, ancora una volta degli enti locali, delle Regioni e della sanità – ha detto il segretario della Cgil Susanna Camusso – Quindi, al di là delle dichiarazioni rassicuranti, la verità è che si mettono in discussione i servizi alle persone che erano già stati abbondantemente tagliati dalle finanziarie precedenti».

«Manovra recessiva». «Le categorie stanno già lavorando – dice Camusso – Noi abbiamo occasioni frequenti in cui ci parliamo ma deve essere chiaro che bisogna costruire le condizioni sia per cambiare questo provvedimento che non va bene ma anche per riportare d’attualità il tema del lavoro e della crescita. E’ necessario riportare al centro del dibattito il tema del lavoro e della crescita perché si continuano a fare provvedimenti recessivi».

Squinzi: evitare macelleria sociale.
«Dobbiamo evitare una macelleria sociale ma si deve semplificare la pubblica amministrazione perché dobbiamo evitare ridondanze che vanno eliminate». Lo ha detto il presidente di Confindustria Giorgio Squinzi a Serravalle Pistoiese per un dibattito proprio con Susanna Camusso.

Leader sindacale e capo degli industriali insieme all’attacco del governo. «La spending review non è una seria accetta che interviene su sprechi e problemi» ma è una manovra «che deve fare cassa e taglia orizzontalmente su tutto», ha detto Camusso. Parole che hanno trovato d’accordo Squinzi il quale ha sottolineato che tuttavia la spending review «è un primo passo perché Monti ci ha detto che l’obiettivo era il posticipo dell’aumento dell’Iva, fondi ai terremotati e gli esodati. Le motivazioni vanno nella direzione giusta», «questo – ha aggiunto – deve essere considerato un primo intervento ma c’è fare ancora moltissimo».

«Pensare da formiche». «Abbiamo vissuto 30 anni da cicale, ora cominciamo a pensare da formiche», detto Squinzi. Il presidente di Confindustria ha poi aggiunto che, tuttavia, lo rende molto perplesso il fatto che «siamo rientrati nel pareggio di bilancio prima degli altri Paesi europei, bene questo mi sembra esagerato perché siamo ad una detrazione dei consumi drammatica».

«A Monti do tra il 5 e il 6». «Un voto al governo Monti? 6 meno meno, no meglio tra il cinque e il sei», ha detto inoltre Giorgio Squinzi. «Il mio giudizio – ha aggiunto – è ancora un po’ sospeso perché da un governo tecnico mi sarei aspettato cose che non sono state ancora fatte, per esempio nel sostegno alla ricerca. Il governo dei tecnici è una parentesi, ma deve tornare la
politica».

I tagli agli ospedali. Entro il 30 novembre si dovrà raggiungere lo standard di 3,7 posti letto per 1000 abitanti, arrivando a un taglio stimato in circa 18mila letti tra pubblico e privato accreditato, con una quota di pubblico “puro” che deve essere «non inferiore al 40% del totale». Nella norma sulla rideterminazione dei posti letto si specifica anche che la riduzione deve avvenire «esclusivamente attraverso la soppressione di unità operative complesse».

Con i nuovi parametri per i posti letto «rischiano di saltare circa 1.000 reparti ospedalieri» e altrettanti primari. È il calcolo stimato dalla Cgil Medici. Con questi tagli, dice Massimo Cozza, si «compromettono i servizi per i cittadini» che avranno meno possibilità di ricoveri senza alternative sul territorio.

Monti: 1,2 miliardi dal 2014 per i nuovi esodati. Il decreto legge, dice il premier Mario Monti a proposito degli esodati, «estende la clausola di salvaguardia ad altri 55mila soggetti che hanno maturato i requisiti successivamente al dicembre 2011. L’importo complessivo è di 1,2 miliardi a partire dal 2014».

La sforbiciata alle 107 Province italiane decisa dal Governo terrà conto di due criteri: l’estensione (probabilmente 3mila km quadrati) e la popolazione (numero di abitanti inferiore a 350 mila). Il processo di revisione prevede però, entro la fine dell’anno, anche una fase di accorpamento, mediante una procedura che vede il governo trasmettere la propria deliberazione con i criteri esatti al Consiglio delle autonomie locali, istituito in ogni regione, che verrà poi approvato dallo stesso Consiglio entro 40 giorni.

Le città metropolitane. Addio anche alle province di Roma, Torino, Milano, Venezia, Genova, Bologna, Firenze, Bari, Napoli e Reggio Calabria, dove nasceranno entro il 2014 le città metropolitane.

«È stata ridisegnata l’architettura istituzionale dello Stato sul territorio. L’Italia, con il taglio delle Province, compie una vera e propria svolta nell’assetto dello Stato. Basta con i microfeudi» afferma il ministro della Funzione Pubblica Filippo Patroni Griffi, commentando il dimezzamento delle province.

«È una mannaia» per i servizi pubblici. «Pagano sempre i lavoratori e i cittadini», mentre «manca il coraggio per colpire i poteri forti»: tutte le sigle dei lavoratori pubblici di Cgil e Uil (Fp-Cgil,Flc-Cgil,Uil-Fpl, Uil-Pa e Uil-Rua) bocciano il dl spending review e non escludono «uno sciopero generale di categoria a settembre».

Con la stretta sul pubblico impiego si riaccende la protesta sul fronte sindacale, che però si presenta diviso: Cgil e Uil puntano a alzare i toni annunciando un autunno caldo con tanto di possibile sciopero generale mentre la Cisl di Raffaele Bonanni dice sì «alla mobilitazione» ma in favore di una «riorganizzazione» della macchina amministrativa. Nonostante le proteste, il ministro della Funzione Pubblica Filippo Patroni Griffi rivendica comunque il merito di aver aperto la strada a un cambiamento epocale dove il merito avrà più spazio: «Basta – dice infatti – promozioni facili. Ora la parola d’ordine deve essere riequilibrare. Non deve più accadere che in un ufficio pubblico ci siano più dirigenti che funzionari».

Da quest’anno la pagella sarà online, così come le iscrizioni alle istituzioni scolastiche (però per gli anni successivi), i registri dei professori e tutte le comunicazioni fra insegnanti e famiglie. Lo prevede la versione finale del dl sulla spending review. «A decorrere dall’anno scolastico 2012-2013 – si legge nel testo – le iscrizioni alle istituzioni scolastiche statali di ogni ordine e grado per gli anni scolastici successivi avvengono esclusivamente in modalità on line attraverso un apposito applicativo che il ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca mette a disposizione delle scuole e delle famiglie.

Le istituzioni scolastiche ed educative «redigono – si legge ancora – la pagella degli alunni in formato elettronico» e «i docenti adottano registri on line e inviano le comunicazioni agli alunni e alle famiglie in formato elettronico». Entro 60 giorni dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del decreto il ministero predispone infine un Piano per la dematerializzazione delle procedure amministrative in materia di istruzione, università e ricerca e dei rapporti con le comunità dei docenti, del personale, studenti e famiglie.

Sabato 07 Luglio 2012 – 08:54
Ultimo aggiornamento: 23:52
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ESCLUSIVO L’ESPRESSO – Siria, Finmeccanica aiutava il tiranno

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Finmeccanica aiutava il tiranno

Dai nuovi file segreti di WikiLeaks emerge che il colosso italiano ha fornito un sistema di comunicazioni al regime siriano impegnato nella repressione. E l’assistenza dall’Italia arrivava anche durante gli scontri

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di Stefania Maurizi

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Una rete di comunicazione formidabile al servizio di un regime sanguinario, che stermina e tortura i suoi cittadini. Quindicimilaottocento morti in sedici mesi: è questa la contabilità della guerra civile in cui è sprofondata la Siria a partire dal 18 marzo 2011, quando le forze governative hanno cominciato a sparare sulla popolazione. E anche oggi gli apparati della repressione possono contare sulla tecnologia avanzata italiana, fornita dalla Selex Elsag del gigante Finmeccanica. Lo rivela un database di 2.434.899 documenti ottenuti da WikiLeaks: sono i “Syria Files” a cui “l’Espresso” ha avuto accesso esclusivo per l’Italia.

Dalle centinaia di migliaia di missive spuntano i rapporti commerciali tra Selex Elsag e l’ente del regime Syrian Wireless Organisation. Una mail interna dei siriani lascia capire come componenti del sistema fornito dalla Selex siano stati ordinati per essere spediti alla polizia di Muadamia, un sobborgo di Damasco, proprio a ridosso dei giorni in cui era teatro di violenti scontri. I vertici italiani di Selex e Finmeccanica erano consapevoli che i loro prodotti sarebbero finiti nelle mani dei pretoriani di Bashar al-Assad? Un’altra e-mail preannuncia l’arrivo degli ingegneri della Selex a Damasco, per istruire all’uso della rete di comunicazione, da impiegare anche sugli elicotteri: porta la data del febbraio 2012, quando il dramma del paese era già diventato un caso mondiale.

Finmeccanica ha venduto alla Siria uno dei suoi prodotti leader: il sistema Tetra, una rete per le comunicazioni che permette conversazioni e trasmissione di dati e ha avuto un successo commerciale mondiale. E’ affidabile, sicuro e garantisce il funzionamento in qualunque situazione. Non è un apparato dichiaratamente militare, ma può diventarlo: permette comunicazioni criptate a prova di intercettazione e collega qualunque veicolo, elicotteri inclusi. Alcune componenti di Tetra, come i programmi di cifratura, sono “dual use” e l’esportazione deve essere autorizzata dal governo italiano. Il contratto con Damasco risale invece al 2008, quando il feeling tra l’Italia e la Siria era ottimo e la primavera araba lontanissima. L’accordo da 40 milioni di euro venne siglato con una società greca, la Intracom-Telecom, e prevede la fornitura di Tetra alla Syrian Wireless Organisation, l’ente del governo siriano. Le mail rivelate adesso da WikiLeaks mostrano come i rapporti con la casa madre italiana per il programma siriano siano stati intensi e continui.

Lo schema del business è semplice: Selex e la greca Intracom vendono Tetra alla Syrian Wireless Organisation attraverso la branca siriana della ditta di Atene: la Intracom Siria. Proprio da questa azienda viene inviato in magazzino un ordine per 500 radio mobili VS3000 della Selex. «Questa fornitura andrà al deposito della polizia di Muadamia», recita il messaggio, che porta la data del 7 maggio 2011. Pochi giorni prima Muadamia era stata teatro di rivolte contro la dittatura e in Siria, ormai, dilagava il fuoco della ribellione. A fine maggio 2011, i siriani si mostrano interessati «a un’espansione del 25 per cento del progetto», senza peraltro specificarne le finalità. Il 25 luglio, Selex fa sapere di essere disposta a parlarne con la Syrian Wireless Organisation.

Dalla scorsa estate i combattimenti aumentano, viene assediata la città di Hama con la morte di oltre cento civili. Da Damasco premono per avere i sistemi di cifratura Tea3, necessari per criptare le comunicazioni. Li domandano alla Selex per settimane, ma per questi apparati che possono avere impiego militare è necessario il via libera del governo di Roma. E, recitano le mail, «la decisione finale delle autorità italiane è stata rinviata a fine giugno». Quando alcune componenti da riparare vengono spedite negli stabilimenti di Firenze, i siriani ne cancellano la memoria «per ragioni di sicurezza». E’ solo una procedura di tutela della riservatezza o i terminali contenevano dati compromettenti? Certo è che, per l’assistenza tecnica, i greci indirizzano Damasco sull’Italia: «E’ meglio chiedere al venditore (Selex) perchè qui non abbiamo la necessaria esperienza con la tecnologia Selex».

Infine un messaggio del 2 febbraio 2012 annuncia l’arrivo a Damasco degli ingegneri della Selex per istruire i tecnici della Intracom Syria sull’uso di varie componenti della tecnologia Tetra, tra i cui i terminali degli elicotteri. Nell’e-mail non si specifica se si tratti di elicotteri della polizia o anche militari. I velivoli di entrambi i corpi però stanno avendo un ruolo chiave nella repressione: i mitragliamenti dal cielo contro ribelli e popolazione sono segnalati da tutti gli osservatori. Il giorno dopo nella sola città di Homs vengono massacrati 200 civili.

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fonte espresso.repubblica.it

METEO – Ancora caldo africano con Minosse. Giorni di fuoco fino a metà mese


fonte immagine turistipercaso.it

Ancora caldo africano con Minosse
Giorni di fuoco fino a metà mese

Il terzo anticiclone subtropicale proveniente dall’Africa sahariana è già arrivato sulla nostra penisola riportando le temperature sopra la media stagionale. Previsti, per 8 giorni, afa e caldo torrido, soprattutto al centro sud. Al nord ancora qualche pioggia e aria fresca e da metà mese si torna a respirare un pò ovunque

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IL METEO

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NEANCHE IL TEMPO di riprendere fiato. Negli ultimi giorni avevamo avuto l’illusione che il caldo ci avesse concesso una piccola tregua: Caronte, l’anticiclone africano che ha imperversato sulla nostra penisola per più di una settimana portando caldo torrido e afa, finalmente in allontanamento e una fresca aria atlantica che ha valicato le Alpi, hanno per pochi giorni fatto scendere la colonnina di mercurio di qualche grado al centro sud, portando anche maltempo e forti nubifragi al nord. Nelle regioni settentrionali le temperature si sono abbassate notevolemente raggiungendo anche i 17 gradi (come successo a Torino) in linea, quindi, con le medie stagionali. facendo cessare completamente la sensazione di afa.

Ma è stata niente più che una piccola pausa, allertano i meterologi. Perchè è già arrivato Minosse, la terza (e più violenta) ondata di aria calda sahariana che da oggi soffierà sull’Italia, stringendola per 8 giorni in una morsa di fuoco con temperature che raggiungeranno i 41 gradi su Sardegna, Sicilia e Puglia, e i 35-37 al centrosud. Anche Roma con i suoi 37.5 gradi non sarà da meno. Ancora parzialmente salvo il nord che continuerà a respirare grazie al passaggio di veloci e forti temporali, ma vedrà progressivamente salire la colonnina di mercurio.

Minosse esprimerà la sua massima potenza tra lunedì 9 e martedì 10 e continuerà la sua avanzata almeno fino al 15 luglio. L’anticiclone, infatti, si rinvigorirà di nuovo da venerdi 13 e nel weekend del 14-15 luglio, facendo schizzare le temperature in Sicilia fino a 44 gradi. Dopo metà mese dovrebbe arrivare un periodo più mite ovunque e a tratti piovoso al nord, rassicurano i metereologi. Non ci resta che aspettare.

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fonte repubblica.it

MAFIA/STATO – Prima la trattativa, poi la resa


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Prima la trattativa, poi la resa

Vent’anni dopo emerge sempre più chiara la verità su una stagione oscura. Con le sue stragi, da Capaci a via D’Amelio. E le condizioni poste da Cosa Nostra allo Stato. Fino alle parole di Giuseppe Graviano su Berlusconi

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di Lirio Abbate

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Giuseppe Graviano parla al figlio nella sala colloqui del carcere. E senza preoccuparsi delle microspie spiega: «C’è chi ha detto che mi ha fatto una cortesia la magistratura e chi diceva che mi ha fatto una cortesia Berlusconi perché non lo ho accusato. Ed allora mi fanno tutti questi soprusi perché vogliono che accuso… Che dico che Berlusconi è amico mio, che Berlusconi è quello che ha fatto fare le stragi, che il 20 per cento di quello che ha Berlusconi è mio, cioè una parte del Milan, Mondadori, Mediaset, mi sono spiegato?». Il padrino di Brancaccio da anni è abituato a lanciare messaggi: «Questi non sono fatti di nessuno, che io non devo raccontare a nessuno se è la verità oppure no. Sono cose mie». Il boss, uno dei più feroci, assieme al fratello Filippo ha gestito l’attacco di Cosa nostra allo Stato seminando bombe nelle città italiane in quel 1993 rimasto impresso come l’anno del terrore: quello in cui è morta la Prima Repubblica, quello in cui è cambiata la geografia del potere. E in cui la mafia ha dialogato con partiti e istituzioni per definire nuovi equilibri. La fase più calda di una trattativa nata già nel 1991 e sviluppata attraverso un intreccio di contatti, perché mafia e politica vanno a braccetto e seguono sempre linee indirette e trasversali.

SILENZI D’ORO. Gli uomini che sono stati al centro di questa trama adesso hanno un’età e sono ai margini della scena nazionale. Tutti tranne i boss di Brancaccio, che continuano a essere ricchi. E a sentirsi potenti, grazie ai segreti di quella stagione di trame. Giuseppe Graviano lo dichiara con rabbia e orgoglio al figlio, parlando di Berlusconi e dei suoi affari: «Queste persone così potenti dipendono da me». Poi si alza dalla sedia, allarga le braccia e con la mano destra si batte il petto scandendo: «Qui tutto dipende da me». Queste frasi sono state registrate due anni fa, ma proprio il destino dei Graviano permette di capire quali siano stati i capisaldi del dialogo intessuto tra istituzioni e padrini: la difesa dei patrimoni criminali e la garanzia di una detenzione meno opprimente. I fratelli palermitani sono in cella da diciott’anni ma vivono nel lusso: si fanno comprare tutto, dai pasti alla carta igienica. La moglie di Giuseppe fa shopping nel centro di Londra e di Milano, il figlio – concepito durante la carcerazione, a conferma della sua capacità di ingannare i controlli più severi – andrà a studiare in un collegio svizzero. Il loro è un silenzio d’oro. E la detenzione speciale, quel 41 bis che era in cima ai pensieri dei capi della Cupola nei colloqui con gli emissari delle istituzioni, oggi non pare preoccuparli più di tanto. All’indomani del processo a Marcello Dell’Utri, quando si rifiutò di deporre e confutare le parole del suo ex braccio destro Gaspare Spatuzza, gli è stato revocato anche l’isolamento diurno per “scadenza dei termini”. In realtà, stando a quanto apprende “l’Espresso” da fonte riservata, l’obiettivo dei mafiosi durante la trattativa non era tanto il carcere duro quanto le “carceri dure”: i penitenziari dell’Asinara e Pianosa, dove erano stati concentrati boss e picciotti dall’estate 1992. E dove difensori e parlamentari denunciavano maltrattamenti e vessazioni. Strutture chiuse fra il ’97 e il ’98, mentre poco alla volta gli aspetti più rigidi del “41 bis” sono stati alleggeriti. I boss avevano ottenuto una serie di benefici molto prima, proprio nel 1993, proprio nel momento delle stragi. Quando le bombe hanno messo in ginocchio la credibilità delle istituzioni e loro si sono inseriti nel grande gioco della politica attraverso la trattativa, una e trina: condotta da canali diversi ma con identiche finalità. Oggi tre procure – Palermo, Caltanissetta, Firenze – portano avanti inchieste su questi piani criminali, con decine di indagati: uomini di mafia, di Stato e di partito. Istruttorie che hanno messo in luce alcuni snodi comuni, lasciando però vaste zone d’ombra.

FASE UNO. La partita è cominciata prima di Capaci. I giudici sono convinti che Cosa nostra abbia cercato nuovi referenti già nel 1991. E’ allora che i corleonesi smettono di fidarsi della Democrazia cristiana: il maxiprocesso sta per approdare in Cassazione e rischia di obbligare i boss all’ergastolo o alla latitanza a vita. Totò Riina, ormai dittatore nella Cupola dopo lo sterminio dei rivali, guarda al Psi di Bettino Craxi, che ha posizioni critiche verso la magistratura. Il grande capo viene informato dei rapporti tra Vittorio Mangano, l’ex fattore di Arcore, e Marcello Dell’Utri: vuole impadronirsene per arrivare a Silvio Berlusconi e tramite lui a Craxi. Ma gli approcci sono infruttuosi. Il padrino allora prende in considerazione anche un’ipotesi “militare”: abbattere lo Stato con il tritolo e fare spazio alla rivolta federalista che stava nascendo sotto le bandiere della Lega Nord. I corleonesi prendono contatto con figure vicine a Umberto Bossi, con massoni, uomini della ‘ndrangheta e imprenditori per creare tante leghe regionali: si parla persino di golpe. Poi nel 1992 arriva il verdetto della Suprema Corte, che conferma le sentenze e spinge Riina a scatenare la vendetta. L’uccisione di Salvo Lima, proconsole andreottiano nell’isola, apre nuovi scenari. I politici collusi comprendono di essere in pericolo e tutto ciò innesca una seconda fase di trattative: come previsto dal padrino, tanti cominciano a temere e cercano soluzioni.

PANICO NEL GOVERNO. I pm evidenziano il ruolo di Calogero Mannino, allora il ministro siciliano più influente. Che si sarebbe dato da fare per fermare i killer. C’è una sola persona in grado di gestire situazioni così delicate: Vincenzo Parisi, nominato capo della polizia nel 1984 dal ministro dell’Interno Oscar Luigi Scalfaro. E sarà lui a fare scudo al neopresidente Scalfaro quando agenti e cittadini infuriati lo accerchiano ai funerali dei poliziotti uccisi insieme a Paolo Borsellino. Davanti ai pm, nella deposizione del dicembre 2010, Scalfaro ne ha difeso la memoria: «Parisi è persona che io ho stimato fortissimamente, e lo stimo tutt’ora nello stesso modo. Con lui avevo un rapporto un po’ personale di fiducia».Per la procura di Palermo l’allora capo della polizia sarebbe stato uno dei due registi «sul piano esecutivo» della trattativa, perché era «dentro le istituzioni». Il secondo sarebbe stato Mario Mori, oggi imputato di favioreggiamento a Provenzano, in quei mesi responsabile operativo dei carabinieri del Ros, che operava sul territorio ed aveva – per le indagini che svolgeva – contatti con i mafiosi. C’è una terza figura a cui, secondo gli atti giudiziari, Parisi avrebbe chiesto di attivarsi: Bruno Contrada, nel 1992 alto dirigente del Sisde alla guida dell’intelligence antimafia. L’ex 007 è stato poi condannato per i suoi rapporti con i boss. E le ipotesi sul suo ruolo nei colloqui sono una novità assoluta, emersa dagli ultimi accertamenti dei pm. Mannino lo avrebbe incontrato subito dopo l’omicidio Lima. E il ministro del governo Andreotti avrebbe contattato anche il capo del Ros, Antonio Subranni. Da qui comincia l’iniziativa di Mori e del suo fidato ufficiale, Giuseppe De Donno. Che vanno ad agganciare Vito Ciancimino, ex sindaco di Palermo e corleonese doc. Grazie a questa mobilitazione, Mannino sarebbe riuscito a ottenere un primo risultato: i boss si sarebbero impegnati a non far fuoco sui politici.

UN CRATERE A CAPACI. L’esplosione che uccide Giovanni Falcone, la moglie e la scorta segna la svolta. In tutto il Paese scatta la massima emergenza. A Roma la ricerca di un accordo con la mafia diventa ancora più urgente. Ma Riina rilancia con l’attentato di via D’Amelio. Perché il padrino abbia deciso questo secondo attacco e se dietro ci siano altri ispiratori resta un mistero, non chiarito dal lavoro della procura di Caltanissetta. Dopo Capaci, però, nel governo guidato da Giuliano Amato c’è stato un cambiamento importante: all’improvviso viene sostituito il ministro dell’Interno. Vincenzo Scotti si risveglia su un’altra poltrona, rimpiazzato da Nicola Mancino. Le indagini si sono concentrate su questa scelta, con l’ipotesi che Scotti fosse stato giudicato “scomodo” per la gestione della trattativa. A ispirare la rimozione sarebbe stato Parisi, forte della fiducia del Quirinale. Mancino non è accusato di avere avuto un ruolo nei contatti con Cosa nostra: oggi è sotto inchiesta ma perché accusato di aver mentito ai pm.A gennaio 1993 Riina viene arrestato dagli uomini di Mori. Il discusso Massimo Ciancimino, riferendo confidenze del padre, sostiene che la cattura sia merito di Bernardo Provenzano, diventato l’interlocutore delle istituzioni. In quei mesi picciotti e boss detenuti vengono rinchiusi a Pianosa e all’Asinara, i loro beni sequestrati con leggi speciali, i soldati mandati a presidiare l’isola. Ma i corleonesi irriducibili proseguono nel disegno stragista con raffiche di ordigni: a Roma, Firenze e Milano. Il potere però si sta sgretolando: le indagini di Mani Pulite e la crisi economica stanno cambiando tutto: c’è un grande vuoto politico. Dall’aprile 1993 il governo tecnico, guidato da Carlo Azeglio Ciampi, tenta di portare il Paese fuori dalla bufera. E fermare le stragi. Calogero Mannino si sarebbe dato ancora da fare, esercitando – come scrivono i pm – «indebite pressioni finalizzate a condizionare in senso favorevole a detenuti mafiosi la concreta applicazione del 41 bis». Tutto si sarebbe concretizzato, con l’avallo di Parisi e del vice direttore generale delle carceri Francesco Di Maggio (entrambi morti da alcuni anni), nella mancata proroga di oltre 300 provvedimenti di carcere duro per detenuti legati alle mafie, decisa dall’ex ministro della Giustizia Giovanni Conso nell’autunno del 1993. Sulle circostanze di questa decisione, che ha sempre affermato di aver preso «in solitudine», Conso è ora accusato di non aver detto la verità ai pm, e per questo è indagato.

NUOVI REFERENTI. Stando alle inchieste, sin dall’omicidio di Lima, Marcello Dell’Utri si era interessato al modo per raccogliere i voti dell’onorevole democristiano. Nel 1992, all’indomani del delitto, chiede a Ezio Cartotto, un ex dc esperto di pianificazione, di studiare un progetto politico per infilarsi nel vuoto del Paese. E si convince che c’è spazio per costruire un partito vincente. Con l’aiuto di Cesare Previti, che ha il polso del caos nella capitale, persuade Silvio Berlusconi a scendere in campo. I corleonesi Bagarella e Brusca tentano di agganciare il Cavaliere, e Dell’Utri si sarebbe proposto come «interlocutore degli esponenti di vertice di Cosa nostra». Ma chi sarebbe arrivato più vicino al risultato è proprio Giuseppe Graviano: nel gennaio 1994 confida al suo braccio destro, oggi pentito, di avere trovato un accordo con Dell’Utri e Berlusconi. «Ci siamo messi il Paese nelle mani».

ONDA LUNGA. Le indagini sul merito della trattativa non vanno oltre questa data. Ma a tenere banco oggi sono le polemiche, nate dalla convinzione che alcuni dei protagonisti abbiano mentito ai pm. Come Mancino, che ha invocato il sostegno del Quirinale in difesa delle sue ragioni. Parlando con il magistrato Loris D’Ambrosio, consigliere giuridico del presidente Napolitano, Mancino chiede un intervento sui pm. E quando i pm di Caltanissetta chiudono l’indagine su via d’Amelio, nella quale viene stigmatizzato il comportamento di alcuni politici, l’ex ministro fa altre rimostranze. Stavolta con l’allora procuratore generale della Cassazione, Vitaliano Esposito, che chiede di esaminare il provvedimento dei magistrati nisseni e a Mancino dice: «Comunque io sono chiaramente a sua disposizione. Adesso vedo questo provvedimento e poi magari ne parliamo. Se vuole può venire quando vuole». E Mancino replica: « Guagliò, così come vengo vado sui giornali…»

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fonte espresso.repubblica.it

SPECIALE CASA SICURA – Tutti i segreti del ladro pentito. I consigli della Polizia di Stato. Gli antifurti, le serrature, i costi

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Tutti i segreti del ladro pentito. I consigli della Polizia di Stato. Gli antifurti, le serrature, i costi

Naviga nello speciale-video del Mattino.it dedicato interamente alla sicurezza delle nostre abitazioni

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di Marco Piscitelli
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NAPOLI – «Vi spiego come i ladri entrano nelle vostre abitazioni sfruttando i punti deboli delle case». A parlare è un ex ladro napoletano «senza volto» e pentito, che ha deciso di svelare i “trucchi” del mestiere in una intervista-video. Con un solo obiettivo: aiutare i cittadini a difendersi dai topi di appartamento.

Questa intervista ed altre tre compongono lo speciale “Casa-sicura” del Mattino.it: uno spazio interamente dedicato alla protezione delle nostre abitazioni, che mai come in questo «caldo» periodo dell’anno finiscono nel mirino dei ladri.

Attraverso i consigli del Commissario capo della Polizia di Stato, Gennaro Corrado, della Questura di Napoli (attentissima in questo periodo a contrastare il dilagante fenomeno), di un esperto di sistemi di antifurto elettronici, l’ingegnere Emilio Maltese, e di un esperto di sistemi di sicurezza meccanici, Francesco Cafasso, i lettori potranno conoscere i principali sistemi disponibili sul mercato per proteggersi dai raid dei topi di appartamento. Oltre alle regole da seguire – scrupolosamente – per evitare sgradite sorprese al rientro dalle vacanze.


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fonte ilmattino.it

NON SOLO IN RUSSIA – India: feroci alluvioni provocano morte e distruzione / Turchia: 6 morti per forti temporali / VIDEO

Devastating India floods leave 95 dead, millions homeless

Pubblicato in data 04/lug/2012 da

(CNN) — Flooding described by India’s prime minister as the worst in recent times, has left at least 95 people dead and almost 2 million others homeless in the country’s remote Assam state.

The Brahmaputra river overflowed during monsoon rains over the past week, flooding more than 2,000 villages and destroying homes in the northeast of the country, officials said.

Most of the dead were swept away by the fast-flowing water, while 16 were reported to have been buried by landslides caused by the heavy rains.

Prime Minister Manmohan Singh told journalists Monday that almost half a million people were living in relief camps, and the remaining of the displaced were staying with relatives or living in the open, using tarpaulin sheets for shelter.

Read more: http://edition.cnn.com/2012/07/04/world/asia/india-flooding-deaths/index.html

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India: feroci alluvioni provocano morte e distruzione

http://www.3bmeteo.com/images/newarticles/w250/d075224e90a96dc0b83bebfcbd42d87e_alluvioni_india.jpg
Pesantissime alluvioni in Assam, India nord orientale

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a cura di

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Alluvioni devastanti sull’India settentrionale, almeno 95 i morti, in particolare nello Stato di Assam - Le piogge monsoniche stanno infatti risultando particolarmente abbondanti proprio sull’India nord orientale, battuta continuamente da calde ed umide correnti sudoccidentali, richiamate da una depressione termica tra India nord occidentale e Pakistan. Le piogge torrenziali hanno causato in particolare lo straripamento del fiume Brahmaputra, da cui la peggiore alluvioni dell’Assam in tempi recenti, con oltre 2000 villaggi coinvolti. Solamente negli ultimi sette giorni sono caduti fino ad oltre 200mm di pioggia.

Migliaia le case distrutte, oltre 2 milioni di civili costretti all’evacuazione della Regione. La maggior parte delle vittime è stata indotta dal trascinamento nella furia delle acque, circa 16 invece per frane e smottamenti; il bilancio è costretto drammaticamente  a salire stante il numero elevato di dispersi. I soccorsi sono stati effettuati per gran parte via elicottero. Per il resto della settimana sono attese piogge a tratti ancora molto forti, in particolare nei settori settentrionali dell’Assam dove potrebbero esserci nuove alluvioni.

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fonte 3bmeteo.com

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Deadly flash floods slam northern Turkey

Pubblicato in data 04/lug/2012 da

At least eight people died in the northern Turkish city of Samsun after torrential rains triggered flash floods, Dogan News Agency reported on Wednesday (July 4). Heavy rains caused a river to burst its banks as water raged through the streets sweeping away cars and flooding homes. Three children were reportedly among those killed. Authorities are trying to identify the body of a woman who died after being swept away by the water. Floods and landslides are common along Turkey’s Black Sea region at this time of year.

http://www.reuters.com/video/2012/07/04/deadly-flash-floods-slam-northern-tur…

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Turchia: sei morti per la pioggia

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TURCHIA ALLUVIONIE’ emergenza in Turchia a causa dei forti temporali che hanno interessato ieri e oggi la zona mediorientale del Mar Nero. La stima fatta dalle autorità soccorritrici è per ora di 6 morti, causate da alluvioni e crolli di abitazioni. Secondo quanto ha diffuso l’emittente locale Ntv, tra i deceduti sarebbero purtroppo presenti almeno 4 minori.

Il bilancio più tragico è quello relativo alla cittadina di Samsun, nella parte settentrionale del Paese, dove le mura di una casa hanno ceduto lasciando senza vita sotto le macerie un uomo i suoi due figli e due minori esterni al nucleo familiare. L’altro corpo rinvenuto esanime è stato quello di una donna, anche lei schiacciata nel crollo della propria abitazione.

La situazione sembrerebbe particolarmente critica soprattutto nell’area costiera nei pressi del Mar Nero, dove le alluvioni hanno bloccato strade e costretto allo sgombero di alcuni edifici.

Fenomeni di questo tipo non sono nuovi, purtroppo, per la regione turca. Nel  non lontano 2009 delle piogge torrenziali protrattesi per più di 48 ore avevano provocato 31 decessi tra la popolazione.

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fonte direttanews.it

Russia, oltre 70 morti per alluvione. Colpita Krasnodar, sul Mar Nero / Update: people die in torrential rains in Gelendzhik, Russia

Pubblicato in data 06/lug/2012 da

50 people have died as a result of heavy rains in Krasnodar Territory in southern Russia. This was reported by rescue services.

On Friday the city of Gelendzhik recorded some 96 millimeters of precipitation in just 6 hours, forcing the authorities to introduce a state of emergency. Security concerns led to the shutting down of 17 power substations, leaving about 20 thousand people without electricity.

In total, more 500 experts are involved in eliminating the aftermaths of the natural disaster

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Russia, oltre 70 morti per alluvione
Colpita Krasnodar, sul Mar Nero

Tra le vittime anche un bambino. Gli allagamenti provocati dalle piogge torrenziali hanno travolto la parte meridionale dello Stato. Nella regione di Gelendzhik, oltre 22mila persone e un ospedale sono rimasti senza elettricità. Treni e arterie stradali interrotte. Bloccato anche l’export di petrolio

Russia, decine di morti per alluvione Colpita Krasnodar, sul Mar Nero (ansa)

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MOSCA – Oltre 70 morti – ma il bilancio sale di ora in ora -, per una tempesta accompagnata da onde impressionanti, da violente alluvioni e da slavine, nella regione russa di Krasnodar, sul Mar Nero. Gli ultimi dati parlano di 78 vittime, 56 delle quali solo a Krymsk, mentre il grande porto di Novorossiisk ha bloccato i carichi delle navi e interrotto l’export di petrolio.

Nella regione di Gelendzhik, oltre 22mila persone e un ospedale sono rimasti senza elettricità. Il traffico sulla ferrovia Krymskaya-Bakanskaya e sull’arteria stradale Krasnodar-Novorossiisk è stato interrotto. Da Mosca è partito un aereo di soccorsi diretto a Krasnodar e sono iniziate le operazioni di evacuazione in molte zone con circa 13mila persone rimaste senza casa.

Il premier Dmitri Medvedev ha chiesto alle autorità locali di venire costantemente informato della vicenda, affermano le agenzie russe, mentre anche una trentina di treni nel distretto si sono fermati. Stando al portavoce dipartimento per le emergenze, Igor Zhelyabin, la furia “è stata davvero impressionante. Anche i semafori sono stati portati via dal vento. Centinaia di case sono state portate via dal vento”.

La compagnia petrolifera che gestisce l’export del petrolio, Transneft, ha fermato tutte le sue navi, ha detto il portavoce Igor Dyomin: “Abbiamo bloccato le spedizioni, a causa della tempesta. La regione è in pieno collasso per i trasporti”. La polizia ha innalzato il numero di agenti “anche per evitare atti di sciacallaggio di massa”, ha detto un portavoce.

“Finora sono stati rinvenuti 56 corpi, nel distretto di Krymsk, mentre altre nove persone sono morte a Gelendzhik, una località balneare sul Mar Nero, e due nel porto di Novorossiisk”, ha detto Igor Zhelyabin, portavoce della polizia regionale aggiungendo che “gli agenti stanno accrescendo la loro presenza per evitare atti di sciacallaggio di massa”.

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fonte repubblica.it

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