ASSE CONFINDUSTRI-CGIL – Tagli, Squinzi e Camusso a Monti: no alla macelleria sociale

Tagli, Squinzi e Camusso a Monti: no alla macelleria sociale
Asse Confindustria-Cgil, il presidente degli industriali attacca: «Un voto al premier? Tra il 5 e il 6». Sanità, Bersani: si rischia un esodati bis. Il governo: «Nessun taglio alle cure dei malati»
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ROMA – E’ stato pubblicato la scorsa notte nella Gazzetta ufficiale on line il decreto contenente “Disposizioni urgenti per la revisione della spesa pubblica con invarianza dei servizi a i cittadini”.Il decreto entra in vigore oggi. Il testo è composto da 25 articoli, 23 relativi alle disposizioni, il 24° sulla copertura finanziaria e il 25° con l’indicazione della data di entrata in vigore. Dopo i tagli della spending review contenuti nella versione finale del decreto varato due notti fa dal governo, i sindacati sono in rivolta. Si va dai posti letto negli ospedali, alle province, agli statali (-10% per i funzionari e – 20% per i dirigenti, oltre alla riduzione dei buoni pasto), alla pagella on line.
Bersani: sulla sanità si rischia il bis degli esodati. «Nel decreto sulla spending review ci sono cose buone, ma ce ne sono anche altre da correggere – dice il leader del Pd, Pier Luigi Bersani – E soprattutto c’è il rischio che sui tagli sulla sanità si faccia «il bis della vicenda esodati». Bersani considera un “errore tecnico” i tagli sulla sanità, perché manca la «sufficiente comprensione» di come funziona il Ssn. «Nel decreto – dice il leader del Pd – ci sono cose buone e le appoggeremo con convinzione. Ci sono anche cose da correggere. Quello che soprattutto non va riguarda il taglio delle risorse agli enti locali, già troppo indeboliti, e l’intervento sulla sanità. In particolare, per ciò che riguarda la sanità, l’errore è prima di tutto tecnico. Non c’è sufficiente comprensione di come funzioni nella realtà il servizio sanitario. Si rischia il bis della vicenda “esodati”: avere cioè più confusione che risparmio. Siamo pronti a ragionare su altre soluzioni discutendo con il governo e le Regioni e in Parlamento. Ci auguriamo che tutte le forze politiche che vogliano impegnarsi costruttivamente su un tema così delicato e che in particolare il Pdl sia disposto ad occuparsi, oltre che della RAI, anche della salute degli italiani».
Casini: spartiacque chiaro tra sprechi e serietà. «Lo spartiacque è chiaro – scrive su twitter il leader dell’Udc, Pier Ferdinando Casini – Chi si illude di sopravvivere, difendendo sprechi e corporazioni, e chi sceglie la serietà. Ci sono costi da pagare e forse voti da perdere. Confidiamo nell’intelligenza degli italiani».
Balduzzi: nessun taglio alle cure dei pazienti. I tagli alla sanità, dice il ministro della Salute, Renato Balduzzi, non riguarderanno i servizi ma prevedono «risparmi» che sono «necessari», con la possibilità per le Regioni di ricontrattare tutte le misure purché i saldi restino invariati. «La Sanità – aggiunge – è stata chiamata a contribuire per il 20% dell’intera operazione di revisione della spesa e abbiamo cercato di farlo senza intaccare direttamente i servizi offerti ai cittadini ma agendo con misure per spendere meglio. Noi abbiamo fatto la nostra parte, ma la nostra non è l’ultima parola. Non solo perchè comunque dovrà pronunciarsi il Parlamento ma anche perché il decreto stesso prevede che se si trova l’accordo con le Regioni entro la fine di luglio, nel Patto sulla Salute 2012-2015 si possono rivedere e modificare gli strumenti per il 2013 e 2014, scegliendone altri più idonei. Naturalmente a saldi finanziari invariati. È un lavoro comune con le Regioni, dalla prossima settimana riprendiamo gli incontri». Inoltre il taglio dei piccoli ospedali non sarà deciso per decreto: la razionalizzazione spetta alle Regioni e in caso di inadempienza «scatteranno i poteri sostitutivi – dice Balduzzi – Sono convinto che la sanità non sia a rischio e che il sistema potrà continuare ad assicurare ai cittadini il diritto alla salute sancito dalla Costituzione».
Camusso: manovra non dichiarata. «Questo provvedimento è in realtà una manovra non dichiarata che, nella sostanza, salvo pochissimi punti, è un taglio lineare, ancora una volta degli enti locali, delle Regioni e della sanità – ha detto il segretario della Cgil Susanna Camusso – Quindi, al di là delle dichiarazioni rassicuranti, la verità è che si mettono in discussione i servizi alle persone che erano già stati abbondantemente tagliati dalle finanziarie precedenti».
«Manovra recessiva». «Le categorie stanno già lavorando – dice Camusso – Noi abbiamo occasioni frequenti in cui ci parliamo ma deve essere chiaro che bisogna costruire le condizioni sia per cambiare questo provvedimento che non va bene ma anche per riportare d’attualità il tema del lavoro e della crescita. E’ necessario riportare al centro del dibattito il tema del lavoro e della crescita perché si continuano a fare provvedimenti recessivi».
Squinzi: evitare macelleria sociale. «Dobbiamo evitare una macelleria sociale ma si deve semplificare la pubblica amministrazione perché dobbiamo evitare ridondanze che vanno eliminate». Lo ha detto il presidente di Confindustria Giorgio Squinzi a Serravalle Pistoiese per un dibattito proprio con Susanna Camusso.
Leader sindacale e capo degli industriali insieme all’attacco del governo. «La spending review non è una seria accetta che interviene su sprechi e problemi» ma è una manovra «che deve fare cassa e taglia orizzontalmente su tutto», ha detto Camusso. Parole che hanno trovato d’accordo Squinzi il quale ha sottolineato che tuttavia la spending review «è un primo passo perché Monti ci ha detto che l’obiettivo era il posticipo dell’aumento dell’Iva, fondi ai terremotati e gli esodati. Le motivazioni vanno nella direzione giusta», «questo – ha aggiunto – deve essere considerato un primo intervento ma c’è fare ancora moltissimo».
«Pensare da formiche». «Abbiamo vissuto 30 anni da cicale, ora cominciamo a pensare da formiche», detto Squinzi. Il presidente di Confindustria ha poi aggiunto che, tuttavia, lo rende molto perplesso il fatto che «siamo rientrati nel pareggio di bilancio prima degli altri Paesi europei, bene questo mi sembra esagerato perché siamo ad una detrazione dei consumi drammatica».
«A Monti do tra il 5 e il 6». «Un voto al governo Monti? 6 meno meno, no meglio tra il cinque e il sei», ha detto inoltre Giorgio Squinzi. «Il mio giudizio – ha aggiunto – è ancora un po’ sospeso perché da un governo tecnico mi sarei aspettato cose che non sono state ancora fatte, per esempio nel sostegno alla ricerca. Il governo dei tecnici è una parentesi, ma deve tornare la
politica».
I tagli agli ospedali. Entro il 30 novembre si dovrà raggiungere lo standard di 3,7 posti letto per 1000 abitanti, arrivando a un taglio stimato in circa 18mila letti tra pubblico e privato accreditato, con una quota di pubblico “puro” che deve essere «non inferiore al 40% del totale». Nella norma sulla rideterminazione dei posti letto si specifica anche che la riduzione deve avvenire «esclusivamente attraverso la soppressione di unità operative complesse».
Con i nuovi parametri per i posti letto «rischiano di saltare circa 1.000 reparti ospedalieri» e altrettanti primari. È il calcolo stimato dalla Cgil Medici. Con questi tagli, dice Massimo Cozza, si «compromettono i servizi per i cittadini» che avranno meno possibilità di ricoveri senza alternative sul territorio.
Monti: 1,2 miliardi dal 2014 per i nuovi esodati. Il decreto legge, dice il premier Mario Monti a proposito degli esodati, «estende la clausola di salvaguardia ad altri 55mila soggetti che hanno maturato i requisiti successivamente al dicembre 2011. L’importo complessivo è di 1,2 miliardi a partire dal 2014».
La sforbiciata alle 107 Province italiane decisa dal Governo terrà conto di due criteri: l’estensione (probabilmente 3mila km quadrati) e la popolazione (numero di abitanti inferiore a 350 mila). Il processo di revisione prevede però, entro la fine dell’anno, anche una fase di accorpamento, mediante una procedura che vede il governo trasmettere la propria deliberazione con i criteri esatti al Consiglio delle autonomie locali, istituito in ogni regione, che verrà poi approvato dallo stesso Consiglio entro 40 giorni.
Le città metropolitane. Addio anche alle province di Roma, Torino, Milano, Venezia, Genova, Bologna, Firenze, Bari, Napoli e Reggio Calabria, dove nasceranno entro il 2014 le città metropolitane.
«È stata ridisegnata l’architettura istituzionale dello Stato sul territorio. L’Italia, con il taglio delle Province, compie una vera e propria svolta nell’assetto dello Stato. Basta con i microfeudi» afferma il ministro della Funzione Pubblica Filippo Patroni Griffi, commentando il dimezzamento delle province.
«È una mannaia» per i servizi pubblici. «Pagano sempre i lavoratori e i cittadini», mentre «manca il coraggio per colpire i poteri forti»: tutte le sigle dei lavoratori pubblici di Cgil e Uil (Fp-Cgil,Flc-Cgil,Uil-Fpl, Uil-Pa e Uil-Rua) bocciano il dl spending review e non escludono «uno sciopero generale di categoria a settembre».
Con la stretta sul pubblico impiego si riaccende la protesta sul fronte sindacale, che però si presenta diviso: Cgil e Uil puntano a alzare i toni annunciando un autunno caldo con tanto di possibile sciopero generale mentre la Cisl di Raffaele Bonanni dice sì «alla mobilitazione» ma in favore di una «riorganizzazione» della macchina amministrativa. Nonostante le proteste, il ministro della Funzione Pubblica Filippo Patroni Griffi rivendica comunque il merito di aver aperto la strada a un cambiamento epocale dove il merito avrà più spazio: «Basta – dice infatti – promozioni facili. Ora la parola d’ordine deve essere riequilibrare. Non deve più accadere che in un ufficio pubblico ci siano più dirigenti che funzionari».
Da quest’anno la pagella sarà online, così come le iscrizioni alle istituzioni scolastiche (però per gli anni successivi), i registri dei professori e tutte le comunicazioni fra insegnanti e famiglie. Lo prevede la versione finale del dl sulla spending review. «A decorrere dall’anno scolastico 2012-2013 – si legge nel testo – le iscrizioni alle istituzioni scolastiche statali di ogni ordine e grado per gli anni scolastici successivi avvengono esclusivamente in modalità on line attraverso un apposito applicativo che il ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca mette a disposizione delle scuole e delle famiglie.
Le istituzioni scolastiche ed educative «redigono – si legge ancora – la pagella degli alunni in formato elettronico» e «i docenti adottano registri on line e inviano le comunicazioni agli alunni e alle famiglie in formato elettronico». Entro 60 giorni dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del decreto il ministero predispone infine un Piano per la dematerializzazione delle procedure amministrative in materia di istruzione, università e ricerca e dei rapporti con le comunità dei docenti, del personale, studenti e famiglie.
Ultimo aggiornamento: 23:52































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