Inferno in Siria, tank a Damasco. Sanzioni: Veto di Pechino e Mosca all’Onu

Le immagini aeree del fumo che si alza dai quartieri di Damasco

Inferno in Siria, tank a Damasco
Veto di Pechino e Mosca all’Onu

Cina e Russia: no alle sanzioni. Gli Usa: ora avanti anche senza le Nazioni Unite. Combattimenti nella capitale: “Oltre 200 i morti”

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MULTIMEDIA

Voci da Treimsa, villaggio siriano dei 200 morti

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In una Damasco atterrita, da dove molti civili sono fuggiti negli ultimi due giorni, l’esercito siriano intensifica gli attacchi ai ribelli – con i carri armati apparsi per la prima volta in città – mentre Russia e Cina pongono nuovamente il veto ad una risoluzione del Consiglio di Sicurezza dell’Onu che prevedeva sanzioni contro il regime.

Le posizioni si irrigidiscono all’indomani del misterioso attentato in cui ieri sono morti tre dirigenti governativi, mentre imperversa, da una parte e dall’altra, la guerra di propaganda. Il presidente Bashar al Assad è apparso in televisione questa sera mentre riceveva il nuovo ministro della Difesa, Fahd Jassem al Faijr, dopo che una fonte diplomatica occidentale aveva parlato di una sua fuga nella città di Latakia e della moglie in Russia. Notizie entrambe smentite dall’ambasciatore siriano a Mosca.

Nelle prime ore del mattino gli insorti dell’Esercito libero siriano (Esl) avevano detto che si preparavano ad «attaccare la sede della tv di Stato», mentre nel pomeriggio «testimoni» citati dalla Reuters hanno affermato che i ribelli avevano attaccato il quartier generale della polizia. La disparità delle forze in campo – soprattutto degli armamenti – è evidente, con l’esercito che continua a bombardare, usando anche gli elicotteri, le posizioni dei ribelli. Per quest’ultimi, tuttavia, è già un successo non indifferente il fatto di continuare a resistere nella capitale, al quinto giorno di combattimenti di un’offensiva che l’Els ha denominato ’operazione vulcano Damascò. Quindici soldati governativi e tre ribelli, secondo l’Osservatorio nazionale per i diritti umani in Siria (Ondus), sono stati uccisi nel solo quartiere di Qabun, nel nord della città, che oggi ha visto la battaglia più sanguinosa, e dove i carri armati sono entrati nel pomeriggio.

Scontri a fuoco sono avvenuti anche nel quartiere di Mezzeh, dove hanno sede uffici governativi e la televisione. E bombardamenti sono segnalati a Midan, più a sud, oltre che in vari sobborghi della capitale. L’Ondus afferma inoltre che gli insorti hanno preso il controllo di un varco di frontiera con la Turchia, quello di Bab al Hawa, il primo dall’inizio della rivolta. L’Ondus fornisce un bilancio di quasi 110 morti morti in tutto il Paese dopo i 230 stimati ieri. Secondo i Comitati locali di coordinamento dell’opposizione, «decine di civili» sono morti ieri in un bombardamento su un corteo funebre a Al Hejeira, alla periferia di Damasco.

Compatti nel criticare il veto i paesi occidentali. Russia e Cina «sono dalla parte sbagliata della storia», la loro decisione – è il commento della Casa Bianca – avrà ripercussioni per lungo tempo su come sono visti dal popolo siriano perchè «non c’è dubbio che il futuro della Siria non includerà Bashar al Assad», i cui «impegni sono inesistenti». «La decisione di una piccola minoranza del Consiglio di Sicurezza è deplorevole» aggiunge l’amministrazione americana, chiedendo alla comunità di unirsi per fare il possibile. Gli Stati Uniti – precisa l’ambasciatrice americana al palazzo di Vetro, Susan Rice – lavoreranno al di fuori del Consiglio di Sicurezza per fare pressione su Assad. La Gran Bretagna valuta il veto «indifendibile», basato su argomentazioni «irrazionali»: Russia e Cina hanno scelto di non sostenere il lavoro dell’inviato speciale Annan. Hanno negato – mette in evidenza la Francia – gli strumenti richiesti da Annan per la pace. La Germania definisce il veto un’occasione perduta.

Insieme a nuove sanzioni per il regime, la Ue ha preannunciato un piano umanitario di emergenza in caso di un massiccio esodo di profughi. Ventimila rifugiati, hanno detto fonti della sicurezza di Beirut, si sono riversati in Libano solo nelle ultime 24 ore, mentre il ministro degli Esteri italiano Giulio Terzi ha detto che i profughi all’interno della Siria sono due milioni. Uno dei drammi del conflitto che aveva in mente il capo degli osservatori dell’Onu, il generale norvegese Robert Mood, quando oggi ha fatto appello ad entrambe le parti perchè scelgano la via della pace, che «è sempre migliore, anche quando si può vincere la guerra». Mood ha condannato, come aveva fatto il segretario generale delle Nazioni Unite, l’attentato di ieri in cui sono stati eliminati tre uomini chiave della strategia anti-insurrezione, tra i quali Assef Shawkat, cognato di Assad. Un attacco portato al cuore del regime, che deve aver richiesto un’organizzazione e una professionalità ad altissimo livello e del quale si sa ancora ben poco. Non è chiaro infatti se a compierlo sia stato un kamikaze come affermato dal regime o qualcuno che ha piazzato una bomba a tempo. Mentre a rivendicare l’azione sono state due organizzazioni: l’Els e il gruppo islamico ribelle Liwa al Islam. Il premier turco Recep Tayyip Erdogan ha detto che il suo Paese, tra i più ostili al regime di Damasco, non ha alcuna responsabilità nell’accaduto. E, intanto, i ribelli siriani hanno preso il controllo di un varco di frontiera con la Turchia e subito dopo di quello di Boukamal al confine con l’Iraq, i primi dall’inizio della rivolta contro il regime del presidente Bashar al Assad.

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fonte lastampa.it

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