Casini gela il Pd: «Non puntello coalizioni morte»

Casini gela il Pd: «Non puntello coalizioni morte»
Il leader Udc disposto a un’alleanza dopo il voto: «Dopo Monti non si torna al passato»
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di Mario Stanganelli
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ROMA – Prosegue senza pause la tessitura di Pier Luigi Bersani di un’alleanza che veda le forze progressiste e moderate affrontare le prossime elezioni, quando verranno,con un progetto politico comune. Ieri il leader del Pd ha continuato i consueti contatti con Pier Ferdinando Casini, a cui lo lega, nell’immediato, una decisa opzione europeista e di sostegno al governo Monti.
Da parte sua il leader dell’Udc, ragionando con i suoi, ha ribadito che «dopo Monti non si torna al passato. Non farò – ha detto – la stampella a coalizioni morte». Questo mentre il segretario del partito, Lorenzo Cesa, chiedeva ai partiti della maggioranza di «impegnarsi meno nel teatrino della politica e a rimboccarsi le maniche per rafforzare l’azione dell’esecutivo. Le ultime giornate hanno dimostrato – ha osservato Cesa – che l’Europa potrà esserci e potrà darci una mano solo se continueremo un doloroso programma di risanamento».
Anche Bersani, da parte sua, ha affrontato il tema delle eventuali richieste della Ue all’Italia per il mantenimento del patto europeo, di cui – ha detto – il Pd si fa garante, sicuro che, «di fronte all’eventualità che, in modo concordato e mutualistico, si decidesse in Europa di assumere ulteriori condizioni o iniziative, il centrosinistra sarebbe perfettamente in grado di interpretarle».
Tra queste condizioni però, secondo Bersani, non ci potrà essere quella di «un governo di unità nazionale»: «Leggo su alcuni giornali – ha osservato il leader democrat – questa sovrapposizione tra eventuali esigenze di risposta ai programmi europei e governissimi. Non vedo su che cosa sia fondata. L’esperienza italiana è diversa. Il centrosinistra è sempre stato pilastro della fedeltà all’Europa. Fu il centrosinistra ad entrare nell’euro, con la destra che usciva dall’aula del Parlamento». Non discostandosi dall’argomento, Bersani che parlava a Cassano Magnago, culla della Lega, ha affermato che il centrosinistra deve aprirsi a chi «è disposto a fare argine a derive populiste, anti-euro e anti-Europa». Il Pd, ha aggiunto, «non intende regalare nessuno al berlusconismo, al populismo e al leghismo».
Tra i destinatari dei regali che il segretario del Pd non vuole fare, sembra esserci ormai stabilmente Antonio Di Pietro. Il quale, dopo aver annunciato la sua candidatura a premier, si rivolge all’elettorato del Pd «disorientato dalla scelta di dar vita a un rapporto contro natura» con l’Udc, promettendo di rappresentarne lui stesso gli ideali. Ma nella foga polemica Di Pietro non risparmia neanche Beppe Grillo, reo di rifiutare l’alleanza propostagli. L’ex pm fa presente che l’Idv è all’opposizione da dieci anni prima del comico genovese e anche se si dice contento che «ci siano altri che si riconoscono nelle nostre battaglie», rivendica «lo jus primae noctis» a chi ha cominciato per primo.
Oltre alle alleanze, argomento assai dibattuto è quello della riforma elettorale, anche se tutto sembra rinviato alla riapertura delle Camere a settembre. Ma un ultimo brivido estivo lo fa correre il senatore del pd Bianco che invita il collega pdl Quagliariello a discuterne sulle spiagge di Salina, magari davanti a una granita. Ma la cosa non va giù a Renato Schifani, contrario a patti in «segrete stanze», di qui il monito del presidente del Senato: «Ritengo doveroso che la riforma elettorale si faccia in Parlamento alla luce del sole. Per questo il comitato ristretto è stato autorizzato a riunirsi sempre, anche ad agosto».
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fonte ilmessaggero.it































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