FIRMA L’APPELLO – Russia: Pussy Riot, abbiamo sbagliato ma siamo innocenti / L’appello di Amnesty International

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Russia: Pussy Riot, abbiamo sbagliato ma siamo innocenti

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18:44 07 AGO 2012

(AGI) – Mosca, 7 ago. – Tra polemiche e appelli internazionali si e’ chiuso il settimo giorno del processo che sta dividendo la Russia: quello alla band punk femminista Pussy Riot, di cui tre membri sono state accusate di “teppismo” e “incitamento all’odio religioso” e rischiano tre anni di carcere come chiesto oggi dall’accusa per aver inscenato, a febbraio, una “preghiera punk” nella cattedrale di Cristo Salvatore a Mosca in cui chiedevano alla Vergine di liberare il Paese da Vladimir Putin, che da li’ a poche settimane e’ tornato presidente della Russia.

Dopo aver portato in aula testimoni che, tra richiami all’inferno e invettive contro il femminismo, hanno raccontato il trauma e l’”offesa” subita come fedeli dalla performance delle ragazze, il procuratore ha chiesto per Nadezhda Tolokonnikova (22 anni), Maria Aliokhina (24) e Ekaterina Samukevitch (29) tre anni di detenzione ciascuna. In custodia preventiva da cinque mesi, le tre giovani, mamme di figli piccoli, rischiavano fino a sette anni, ma pare che l’appello da Londra di Putin, che il 2 agosto aveva invocato una pena “non troppo severa”, abbia ‘addolcito’ l’accusa. Le Pussy Riot – giudicate da Amnesty International “prigioniere di coscienza” – si sono scusate del gesto, ma hanno ribadito la loro innocenza, sostenendo che la loro era solo un’”azione politica”, con la quale non si voleva insultare la religione. Commentatori ortodossi sui media russi hanno fatto notare che le tre imputate “non potevano non conoscere il significato altamente simbolico della cattedrale”, emblema della rinascita religiosa in Russia dopo 70 anni di ateismo di Stato e “monumento ai morti per la fede sotto l’Unione sovietica”.

Proprio il Patriarca di Mosca, appena scoppiato il caso lo scorso inverno, aveva chiesto una pena esemplare per le giovani senza mostrare segni di clemenza, come da allora invocano anche numerosi fedeli. E dall’aula del blindato tribunale Khamovniki a Mosca, dove si sta svolgendo il processo, le tre imputate hanno puntato il dito proprio contro il capo della Chiesa russo-ortodossa. “Non siamo noi ad aver trasformato Cristo Salvatore in una tribuna politica – ha denunciato Ekaterina Samukevitch – ma il patriarca Kirill, che prima delle elezioni ha cercato spesso di convincere i fedeli a votare Putin”. Il legale della difesa, Nikolai Polozov, ha detto che ogni verdetto della corte, tranne quello di non colpevolezza, sara’ ritenuto illegale. Un’altro avvocato delle ragazze, Violetta Volkova, ha annunciato che fara’ ricorso alla Corte europea dei diritti umani per la violazione dei diritti delle detenute durante il processo. Le tre Pussy Riot hanno denunciato nei giorni scorsi di essere state private del sonno, di non aver ricevuto cibo e di non aver potuto incontrare privatamente i loro avvocati. Il giudice Marina Syrova, di cui la band punk ha chiesto ieri la sostituzione, accusandola di essere politicamente di parte, ha anche rifiutato diversi testimoni portati dalla difesa, tra cui il blogger anti-Putin Alexei Navalny. Il processo e’ aggiornato a domani mattina.

Durante la settimana di udienze, oltre alle proteste di chi fuori dall’aula denunciava la violazione della liberta’ di opinione, e’ successo di tutto: malori delle imputate, allarmi bomba e lanci di verdure. In pochi mesi, il caso delle Pussy Riot ha varcato i confini nazionali e le ragazze hanno raccolto la solidarieta’ della musica internazionale dai Red Hot Chili Peppers a Sting ed Eddie Vedder, ex voce dei Pearl Jam. Anche Madonna e’ scesa in campo. “Sono contro la censura, per questo spero che i giudici siano clementi e le liberino presto”, ha detto la pop-star, che stasera si esibira’ proprio nella capitale russa dove ci si aspetta una presa di posizione piu’ forte. (AGI) .

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fonte agi.it

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Russia: Pussy Riot sotto processo!

Data di pubblicazione dell’appello: 02.08.2012 – Status dell’appello: aperto

UA: 122/12 Index: EUR 46/030/2012

Pussy Riot ©Игорь Мухин
Pussy Riot ©Игорь Мухин

Il 30 luglio, è iniziato il processo alle tre componenti del gruppo punk femminista Pussy Riot presso il tribunale distrettuale Khamovnicheskii di Mosca. All’udienza preliminare del 20 luglio, il tribunale ha prolungato di sei mesi la detenzione delle tre ragazze. Gli avvocati hanno presentato un appello.

Maria Alekhina, Ekaterina Samusevich e Nadezhda Tolokonnikova, tre componenti del gruppo punk russo Pussy Riot, sono sotto processo a Mosca per il reato di “vandalismo per motivi di odio religioso” e rischiano fino a sette anni di carcere per aver cantato un brano di protesta, a febbraio, nella principale chiesa ortodossa della capitale della Federazione russa.

Gli avvocati di Nadezhda Tolokonnikova, Maria Alekhina e Ekaterina Samutsevich hanno presentato diversi ricorsi contro la detenzione delle tre ragazze, ma sono stati respinti. Il 9 luglio, il tribunale municipale di Mosca ha accolto l’argomentazione dell’accusa secondo la quale il crimine era grave e potevano scappare. Il tribunale non ha tenuto conto del fatto che oltre 50 personalità del mondo della cultura e uomini d’affari in Russia avevano accettato di garantire per la loro cauzione.

L’ufficio del procuratore ha firmato un atto d’accusa e ha trasmesso il caso al tribunale l’11 luglio, dopo aver ricevuto la documentazione degli investigatori. Il 4 luglio, il tribunale distrettuale di Taganskii ha accettato la richiesta degli inquirenti di limitare al 9 luglio il termine ultimo entro il quale le tre donne e i loro difensori avrebbero potuto familiarizzare col fascicolo e preparare la difesa. Il giudice non ha preso in considerazione le obiezioni degli avvocati che hanno considerato insufficiente il tempo a disposizione per preparare una difesa approfondita. Gli avvocati e le imputate hanno avuto a disposizione il fascicolo di circa 3000 pagine e 10 ore di registrazioni video solo per tre o quattro ore al giorno, dopo di che questi materiali venivano riportati al centro di custodia cautelare. Le imputate hanno dovuto lavorare separatamente e senza poter fare delle fotocopie.

Durante la seconda parte dell’udienza preliminare, il 23 luglio, il giudice ha concesso agli avvocati tempo fino al 27 luglio per familiarizzare con i materiali del caso e preparare la loro difesa, ma ha respinto le loro richieste di rinviare il caso per ulteriori indagini e per ascoltare testimoni, tra cui il presidente Putin e il capo della Chiesa ortodossa russa. Il tribunale ha respinto la richiesta della difesa di consultare altri esperti di psicologia e linguistica per stabilire se le azioni delle tre donne abbiano realmente incitato all’odio religioso. Due dei tre rapporti commissionati ad esperti non hanno trovato elementi a sostegno delle accuse, contrariamente al terzo.

Moscow Central Administrative District Prosecutor
Denis Gennadievich Popov
Prosecutor’s Office of the Central Administrative District
ul. L.Tolstogo, 8, str.1
Moscow 119021
Russian Federation
Fax: +7 499 245 77 56
Email: prokcao@mosproc.ru

Egregio procuratore,

Le scrivo come sostenitore di Amnesty International, l’organizzazione non governativa che dal 1961 opera in difesa dei diritti umani, ovunque siano violati.

Esprimo preoccupazione per la situazione di Maria Alekhina, Ekaterina Samutsevich e Nadezhda Tolokonnikova che posso essere considerate prigioniere di coscienza, perché detenute e accusate solo per aver esercitato il loro diritto alla libertà d’espressione.

Le chiedo che siano rilasciate immediatamente e incondizionatamente.

La invito a garantire alle tre donne il diritto a un giusto processo.

La ringrazio per l’attenzione.

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