Il tuffo a nove anni per salvare un bimbo che affogava in piscina

Lorenzo con la mamma e il fratello – fonte immagine
BRAVO LORENZO
C’è soltanto una nota stonata in tutta questa storia: il ‘premio’ della mamma; una gita da McDonald non è il massimo della vita e, dal punto di vista alimentare è pure punitivo oltre che diseducativo. Sarebbe per lui (enon solo per lui, ovviamente) molto utile che qualcuno gli insegnasse i principi della corretta alimentazione, affinché la qualità di vita da adulto possa risultare essere delle migliori.
Poi: la reazione istintiva del salvataggio… questa descrizione del gesto di Lorenzo è alquanto riduttiva. Un Lorenzo che non ama la fatica dello sport, un Lorenzo che si perde a osservare i fiori o a leggere Topolino, fornisce il ritratto di un bambino riflessivo e fors’anche sognatore, un bambino ricco di dialogo interiore, un bambino che ha saputo cogliere in un attimo la gravità e l’emergenza di una situazione che è clamorosamente sfuggita agli sguardi degli adulti (bagnino compreso); non solo: ne coglie i particolari, dopo aver pensato a un ‘gioco’ del bimbo più piccolo, pancia in giù sul fondo, bocca aperta, assoluta immobilità. Tutto questo si risolve in una frazione di secondo, da lì l’unica scelta possibile per Lorenzo: tuffarsi e tirarlo su. Non gridare aiuto, perché intuisce che è questione di attimi prima che il bimbo affoghi. Lorenzo è da elogiare perché è un bambino dotato, ne siamo sicuri, con un notevole Q.I. (come siamo sicuri che questo aspetto sia ignorato sia dagli insegnanti che dai genitori) è da elogiare perché è tutto fuorché un bambino ‘coraggioso’. Non ha la stoffa dell’eroe, ma ha fatto l’unica scelta possibile. E in questo si è dimostrato più ‘maturo’ e adulto di tanta gente di mia conoscenza, che l’età di Lorenzo l’ha superata da moltissimi anni…
mauro
#BUONE NOTIZIE – Lorenzo, il mini rugbista, che ha salvato Leonardo dal fondo della piscina
Il tuffo a nove anni per salvare un bimbo
Il racconto abbracciando la mamma: «Pensavo facesse il gioco dell’apnea Ma era sotto per troppo tempo»
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di Giusi Fasano
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Lorenzo durante un allenamento di mini-rugbyMagari diventeranno amici per sempre. O forse non si incontreranno mai. Leonardo ha cinque anni e l’altro giorno stava annegando. Lorenzo ne ha nove e gli ha salvato la vita. Ci vuole istinto, fiato, coraggio. Lorenzo ha visto quel bambino immobile sul fondo della piscina, «starà facendo il gioco dell’apnea» ha immaginato. Uno, due, tre… dieci e vince chi resiste di più. Ma il piccolo era sotto da troppo tempo, nessun bambino può resistere così tanto. Istinto. Lorenzo si è tuffato e le sue braccia hanno tagliato l’acqua veloci come non mai. Pochi istanti e le sue mani hanno stretto forte un braccino di Leonardo. Fiato e coraggio. Adesso non poteva più mollare o quel bimbetto non ce l’avrebbe fatta. Ancora due bracciate, soltanto due, e Lorenzo ha raggiunto il bordo vasca. «Ho urlato ed è arrivato il bagnino che l’ha tirato fuori dall’acqua» ripete a sua madre Paola. «Quel bimbo non si muoveva, aveva la bocca aperta, vomitava». L’ha portato via l’elisoccorso, intubato. Ancora qualche istante e non avrebbe avuto scampo, invece gli è bastato un giorno di rianimazione per tornare a giocare.
È stato Pietro, dieci anni, a raccontare tutto a casa: «Mamma oggi Lorenzo l’ha fatta davvero grossa» ha esordito per descrivere l’impresa di suo fratello. «Mi aspettavo che parlasse di una marachella, di un dispetto qualsiasi» riassume Paola. Però stavolta aveva ragione Pietro, era «davvero grossa». Non è cosa di tutti i giorni salvare la vita a qualcuno. «L’ho tirato su perché sennò moriva» semplifica Lorenzo con gli amichetti che lo chiamano per dirgli «bravissimo» dopo aver letto la storia sul quotidiano locale la Tribuna (siamo a Castelfranco Veneto, in provincia di Treviso).
«Lui non chiede la medaglia da eroe» giura sua madre, «solo che c’è rimasto malissimo perché qualcuno all’inizio ha detto che a tuffarsi è stato il bagnino». Offeso ma non scoraggiato Lorenzo ha spiegato a tutti che «non è vero», che lui le bugie non le dice e che appena quel bambino sarebbe stato bene gli sarebbe tanto piaciuto andare a trovarlo.
La reazione istintiva del salvataggio con il passare dei giorni ha lasciato il posto a pensieri che spaventano un po’. Ogni tanto Lorenzo torna con i ricordi alle bracciate veloci, a quell’immagine: «Era fermo, faccia in giù.. poi aveva la bocca aperta e non respirava…».
Come racconta Paola, Lorenzo non è tagliato per le azioni che richiedono fatica. Lui e suo fratello giocano a rugby ma mentre Pietro prende le cose sul serio «Lorenzo è capace di fermarsi mentre gioca per guardare un fiore spuntato nel campo o una formica. Gli allenamenti li fa ma quando finisce la partita si sente molto meglio».
Un personaggio, nel suo piccolo. Un futuro da romanticone. Nella sua squadra tutti ricordano di quella volta che se ne stava a bordo campo con un fumetto fra le mani. «Allora? Ti muovi per favore? Stiamo aspettando solo te» lo ha chiamato per l’ennesima volta l’allenatore. «Un momento, sto leggendo Topolino » ha risposto lui serafico strappando una risata a tutti. Se proprio qualcuno perde la pazienza davanti alla sua flemma, lui se la cava quasi sempre con un abbraccio. Proprio come fa a scuola per conquistare le maestre quando le cose si mettono male perché non ha studiato abbastanza: «Il più delle volte loro si commuovono e ci cascano» dice sua madre «perché gli abbracci di Lorenzo sono irresistibili».
Dopo il salvataggio di Leonardo, Lorenzo ha stretto forte sua madre ogni volta che la memoria lo ha riportato sul fondo della piscina e lo ha tenuto lì sotto troppo a lungo: «Se ci penso mi viene un po’ paura» ha confessato. Poi ha saputo che quel bambino sta bene e soltanto in quel momento ha chiesto «festeggiamo?». Il premio è stato una gita da McDonald. Un hamburger mostruoso per quanto era grosso. E passa la paura.
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fonte corriere.it































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