Sì al sequestro, giallo per l’Ilva


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Sì al sequestro, giallo per l’Ilva

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Taranto – La Procura di Taranto non ha dubbi: con la decisione del tribunale del Riesame arrivata ieri , l’Ilva potrà continuare a utilizzare i suoi impianti non per produrre acciaio, ma per eseguire lavori di bonifica. Dall’altra parte il neo presidente del gruppo, Bruno Ferrante, sostiene invece che non si parli più di chiusura nel provvedimento dei giudici, e «questo lascia pensare che l’attività produttiva prosegua – ha detto Ferrante – sia pure finalizzata alla messa in sicurezza». Saranno soltanto le motivazioni della decisione del Riesame a sciogliere il giallo sul futuro dell’acciaieria tarantina. Non è infatti ancora chiaro se l’Ilva potrà continuare la produzione. Nel frattempo il Riesame ha confermato il sequestro dei sei impianti dell’area a caldo, finalizzandolo al risanamento dello stabilimento. Questo per il procuratore Sebastio è sufficiente per sostenere che: «l’impianto accusatorio è stato confermato». Ferrante, che ha voluto convocare subito una conferenza stampa, ha tuttavia ammesso: «Se mi dicessi soddisfatto, direi una bugia».

Ferrante ha ribadito che oggi in fabbrica la produzione prosegue regolarmente. «Taranto – ha continuato l’ex prefetto – resta strategica per tutto il gruppo Riva, dobbiamo proseguire il cammino. Da quando sono arrivato, il 10 luglio – ha aggiunto – ho incontrato una strada in salita. Mi auguro che alla fine si trovino spazi per una strada meno impervia». Per Ferrante è importante «fare sintesi tra le diverse istanze e le diverse valutazioni che riguardano la sicurezza degli impianti e l’impatto ambientale». Il nuovo leader si è detto fiducioso nelle indicazioni che emergono dal tavolo governo regionale-governo nazionale e da quanto emergerà anche in sede di discussione dell’Aia (autorizzazione integrata ambientale). «L’obiettivo è quello della messa in sicurezza dell’impianto, almeno così è detto, – ha precisato – e dell’impatto ambientale: questa è la strada che dobbiamo intraprendere».

Poi Ferrante ha rivolto un pensiero ad Emilio e Nicola Riva per i quali il tribunale come per Luigi Capogrosso ha confermato gli arresti domiciliari.

«Profonda amarezza per le misure restrittive per tre persone che auspicavamo ottenessero la libertà – ha commentato – è un «grande dolore per noi, per la società, per la famiglia Riva: il primo pensiero va a loro». Mentre sono stati scarcerati gli altri cinque dirigenti coinvolti nell’inchiesta per concorso in disastro ambientale. I giudici hanno disposto che «i custodi garantiscano la sicurezza degli impianti e li utilizzino in funzione della realizzazione di tutte le misure tecniche necessarie per eliminare le situazioni di pericolo e della attuazione di un sistema di monitoraggio in continuo delle emissioni inquinanti», confermando nel resto il decreto impugnato. Ferrante è stato nominato custode e amministratore di aree e impianti sotto sequestro dal 26 luglio scorso, «nella sua qualità – precisa il tribunale nel provvedimento – di presidente del Cda e di legale rappresentante di Ilva spa». Resta invece la nomina degli ingegneri Barbara Valenzano, Emanuela Laterza e Claudio Lofrumento voluti dal gip. E’ stato quindi revocato l’incarico a Mario Tagarelli, presidente dell’Ordine dei commercialisti di Taranto, incaricato dal gip Todisco degli aspetti amministrativi e della gestione del personale in vista dello spegnimento degli impianti.

Anche la nomina «a custode e amministratore delle aree e degli impianti in sequestro» del commissario dell’Ilva Ferrante, dice il procuratore Sebastio, ha una sua logica: spetta infatti all’azienda finanziare i lavori di messa a norma. «Il provvedimento – ribadisce – consente l’utilizzazione degli impianti non al fine della produzione ma affinchè si facciano i lavori di messa a norma.

Il che è logico – ragiona il procuratore – perchè‚ nel momento in cui si devono fare i lavori l’impianto deve funzionare altrimenti non si può verificare se questi sono stati fatti». Ora dunque, sostiene la procura, la palla passa in mano all’Ilva. «Se l’azienda, per mera ipotesi, dicesse “non intendiamo collaborare”, allora dopodomani si chiude».

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fonte ilsecoloxix.it

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