Roma, maxi-piantagione di marijuana nel vecchio tunnel della metro

Roma, maxi-piantagione di marijuana nel vecchio tunnel della metro
Sulla Casilina. Si lavoravano 340 chili di droga

La maxi piantagione (foto Stanisci – Toiati) – GUARDA LA PHOTOGALLERY
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di Luca Lippera
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ROMA – Altro che funghi, altro che agricoltori. Sette metri sotto terra, in una città praticamente sconosciuta dove si intrecciano gallerie, aziende spesso avvolte nel mistero e frammenti della Storia, la Guardia di Finanza ha scoperto la più grande coltivazione di marijuana mai saltata fuori nella capitale.
La zona è quella del Mandrione, tra la Casilina e la Tuscolana, e i cunicoli furono costruiti durante il Fascismo quando Mussolini pensava a una metropolitana per la futura periferia est. Mai riconversione avrebbe potuto essere più totale. Gli uomini delle Fiamme Gialle, là sotto, hanno trovato una piantagione di droga mai vista a Roma: estensione quasi mezzo ettaro, novecento piante, trecentoquaranta chili di sostanza, un’impresa da milioni euro che proliferava dietro un paravento: i funghetti coltivati, appunto.
Gli uomini del gruppo di Pronto Impiego del comando provinciale, guidati dal colonnello Stefano Corsi, hanno fatto bingo quasi per caso e lo hanno onestamente ammesso. L’area, in via degli Angeli, confina con alcuni tratti di campagna. «Stavamo facendo un controllo lungo una scarpata hanno spiegato gli investigatori quando, dal basso, dove poi abbiamo trovato l’ingresso del tunnel, abbiamo sentito, fortissimo, l’odore inconfondibile della marijuana». I finanzieri si sono spinti all’interno guidati dal fiuto. C’erano i funghi, certo, ma alle spalle di finto muro è saltata fuori la piantagione sotterranea.
Organizzatissima, tecnologicamente avanzata, forte di almeno ottanta lampade alogene (costosissime) per fornire calore e luce artificiale alle piantine di droga.
L’area appartiene al Demanio dello Stato e la galleria altro paradosso è vicina a uno dei caveau della Banca d’Italia. Il titolare della fungaia, Orlando Ciorba, 58 anni, affittuario del terreno, è stato arrestato con l’accusa di detenzione e traffico di sostanze stupefacenti. Il tipo, con diversi precedenti, non è nuovo alle cronache. La polizia nel 2002 lo arrestò ritenendolo coinvolto nel sequestro di una giovane romana, Antonella Caponeri, figlia di un direttore di banca, liberata dagli agenti in una villa a Formello pochi giorni dopo il rapimento, avvenuto nel giugno di un anno prima.
Ma l’arresto di Ciorba, da ieri in carcere a Regina Coeli, non chiude il cerchio. Secondo gli uomini della Finanza, l’estensione della piantagione e la quantità della droga «inducono a pensare che attorno alla fungaia non fungaia ruotassero almeno una ventina di persone». Ciorba, in questa ottica, sarebbe «solo una delle pedine di chissà quale organizzazione» e non viene escluso che «la merce venisse smistata su tutto il territorio nazionale grazie a un sistema produttivo a ciclo continuo». Le indagini quindi sono solo all’inizio. Perché nelle profondità della periferia, umidità, silenzio, clima reso tropicale dalle lampade, la catena di montaggio sfornava dosi senza sosta.
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fonte ilmessaggero.it































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