Moody’s e S&P a giudizio per frode mutui Usa, Deutsche Bank sotto inchiesta

Moody’s e S&P a giudizio per frode mutui Usa, Deutsche Bank sotto inchiesta
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ROMA – Moody’s e Standard & Poor’s dovranno difendersi in tribunale Usa dall’accusa di frode per aver assegnato rating inflazionati a titoli venduti da Morgan Stanley e garantiti dai mutui sub-prime.Lo ha stabilito il giudice distrettuale Shira Scheindlin, secondo quanto riferisce Bloomberg, respingendo il ricorso delle due agenzie di rating di liquidare il caso e accettando così la richiesta degli investitori istituzionali, fra cui l’Abu Dhabi Commercial Bank, avviata nel 2008.
Sempre negli Stati Uniti gli organi di vigilanza hanno avviato un’inchiesta su Deutsche Bank e altre tre banche europee per un presunto riciclaggio di denaro sporco. È quanto riferisce Bloomberg, che cita uno dei procuratori vicino alla vicenda. L’indagine vede impegnati l’Ufficio del Tesoro Usa per il controllo di asset esteri, la Federal Reserve, il Ministero della Giustizia e la Procura di New York.
Ultimo aggiornamento: 15:51
Siria, arrestato il vicepresidente disertore. La Turchia teme il contagio della guerra

Siria, arrestato il vicepresidente disertore
La Turchia teme il contagio della guerra
La tv di Stato smentisce. Il politico 74enne è stato anche ambasciatore a Roma
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BEIRUT – Nuova giornata di disordini nelle strade e nei palazzi del potere in Siria.Mentre a Damasco e Aleppo continuano i bombardamenti dell’esercito contro i ribelli, la notizia della fuga e del successivo arresto del vicepresidente Faruq al-Sharaa in Giordania ha sconvolto gli equilibri già fragili del paese arabo. Le voci sulla diserzione, diffuse dalla tv al Arabiya citando un portavoce dell’Esercito siriano libero, Luay al-Miqdad, sono state poi smentite dalla tv di Stato siriana, che ha pubblicato in sovrimpressione una frase attribuita al vicepresidente: «Non ho mai pensato di lasciare il mio incarico». La stessa tv panaraba saudita al Arabiya ha invece trasmesso la dichiarazione di Marwan Hajj Rifai, responsabile del Consiglio nazionale siriano (Cns), secondo il quale al Sharaa sarebbe ora agli arresti domiciliari. Nel frattempo l’ex primo ministro Riad Hijab, che ha defezionato a sua volta dal regime di Bashar al-Assad, sarebbe in Qatar per una visita di tre giorni. Lo rivelano due ribelli dell’Esercito libero siriano e un parente che accompagnano Hijab nel viaggio.
Al-Sharaa, 74 anni, è vicepresidente dal 2006. Tra i suoi numerosi incarichi anche quello di ambasciatore a Roma, la nomina risale al 1974. Secondo la fonte citata da al Arabiya, Shara era arrivato in Giordania passando dalla sua città natale, Daraa, circa 100 km a sud della capitale Damasco. La diserzione sarebbe avvenuta nella notte. Il quotidiano libanese Al Mustaqbal fornisce ulteriori dettagli: Shara è arrivato a Daraa tra martedì e mercoledì, accompagnato da due alti ufficiali dell’esercito fedele al presidente Bashar al Assad. Scoperto il tentativo di fuga, il presidente in persona avrebbe ordinato un pesante bombardamento nell’area, con l’obiettivo di uccidere Shara e addossare poi la colpa ai ribelli. Ieri poi, nella notte, Shara sarebbe riuscito a passare il confine illeso. Non è possibile verificare in modo indipendente queste informazioni.
Intanto continuano i bombardamenti dell’esercito siriano sulle principali città del Paese, dove è in corso la ribellione contro il regime di Bashar al-Assard. I comitati di coordinamento locale denunciano oggi bombardamenti sui sobborghi di Damasco di Nahr Aisha, Dahaleel e Hajar al-Aswad. Inoltre, proseguono gli attivisti, gli aerei da guerra continuano a colpire la città di Azaz, nella provincia di Aleppo, mentre in vari distretti si registrano violenti combattimenti.
La questione turca. «Erdogan ci aveva promesso “zero problemi con i vicini”, ma oggi siamo ai ferri corti con tutti i paesi confinanti, Iraq, Iran, Armenia, Grecia, Cipro, e siamo sull’orlo della guerra con Damasco» tuona, mentre sorseggia un caffè turco, Ahmet, giovane studente alawita di Antiochia. Sulla frontiera con la Siria, molti sono convinti che la guerra sia a un passo. La tensione cresce e così la rivolta contro la politica muscolare sulla crisi siriana del premier islamico sunnita Recep Tayyip Erdogan, che ha sposato la causa dei ribelli sunniti rompendo l’amicizia personale con l’alawita Bashar al Assad.
Gli ultimi sviluppi fanno paura. Due turchi sono stati rapiti in Libano dai miliziani sciiti dell’Hezbollah, vicino al regime di Damasco, per ritorsione contro il sequestro in Siria di un loro compagno da parte dei ribelli. Ankara ieri ha chiesto ai propri cittadini di non andare in Libano. Il Paese dei Cedri potrebbe essere il primo contagiato dalla guerra siriana. Altri turchi, simpatizzanti di Al Qaida, sono stati uccisi dalle forze governative ad Aleppo. E sul lato turco della frontiera, dove gli alawiti sono maggioranza, continuano ad arrivare migliaia di profughi e disertori siriani sunniti.
Un cocktail potenzialmente esplosivo. Ankara moltiplica le manovre militari sul confine e minaccia di intervenire in Siria per impedire che il nord curdo diventi un rifugio per i separatisti curdi del Pkk, che vogliono l’autonomia del Kurdistan turco. Ma i sondaggi mostrano che non solo gli alawiti della frontiera ora temono una guerra. Il 60% dei turchi non appoggia la linea dura di Erdogan sulla Siria e non vuole un coinvolgimento militare. Al valico di frontiera di Reyhanli, vicino a Antiochia, intanto continua ininterrotto il flusso dei profughi in arrivo, per lo più donne sunnite velate e minori. Vengono da Aleppo e Idlib. Ora sono quasi 70mila nei campi turchi. Nelle ultime ore è arrivato anche un altro generale disertore, subito trasferito al campo di Hacipasa, a 20 chilometri da Antiochia, rigorosamente off limits per i giornalisti. Un mare di tende bianche allestito in mezzo ai campi e circondato da una barriera in acciaio. «No Press!», intima al cronista che si avvicina il soldato che difende la porta d’ingresso blindata.
Qui vivono gli ufficiali disertori con le famiglie, circa 3mila persone. E da qui i 27 generali passati in Turchia secondo l’Esercito siriano libero (Esl) disegnano la strategia militare dei ribelli. Per lo meno di quelli che accettano di fare capo all’Esl. Gli “stranieri” – in parte vicini a Al Qaida – agiscono per conto proprio. Ma la presenza sempre più numerosa di rifugiati, disertori e ribelli protetti dal governo turco suscita le proteste crescenti della popolazione locale alawita (un ramo “liberal” dello sciismo). Gli ospedali di Antiochia sono pieni di ribelli siriani feriti. Il servizio sanitario è sull’orlo del collasso. Gli esuli siriani costano alla Turchia 300 milioni di dollari e gli aiuti promessi dall’estero non arrivano. «Non ci amano molto qui, ammette Brahim, un giovane arrivato da Aleppo. Per evitare problemi ho tolto il braccialetto con la scritta “Siria libera”: mi guardavano male».
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fonte ilmessaggero.it
Mutui, tassi cresciuti del 103% in un anno. Per pagarli se ne va un terzo del reddito

Mutui, tassi cresciuti del 103% in un anno
Per pagarli se ne va un terzo del reddito
Dati Confartigianato. Crollo per le compravendite (-17,8%) e crisi profonda per l’edilizia (97.800 posti in meno)
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ROMA – È caro-mutui: a maggio 2012 il tasso d’interesse sui prestiti alle famiglie si attesta al 4,12% (+103% su un anno). Una situazione difficile: gli italiani per pagare devono sborsare il 30,9% del reddito. Crollo per le compravendite (-17,8%) e crisi profonda per l’edilizia (-97.800 posti). Lo annuncia Confartigianato.
Le cifre parlano chiaro: tra giugno 2011 e giugno 2012 – spiega Confartigianato – le imprese del settore costruzioni, pari a 899.602, sono diminuite dell’1,36%. In calo dell’1,17% anche le imprese artigiane, che sono la fetta più consistente del settore edile: 577.588, vale a dire il 64,2% del totale. Negative le conseguenze sull’occupazione: tra giugno 2011 e marzo 2012 è diminuita del 5,1%, pari a 97.800 posti di lavoro in meno.
Per quanto riguarda i tassi Confartigianato mette in luce che quello sui mutui alle famiglie per l’acquisto di abitazioni è sensibilmente sceso fino al minimo di 2,51% in giugno 2010: successivamente è tornato a crescere, ma a maggio 2012 si attesta sul 4,12%. Il tasso medio sui mutui a maggio 2012 è così di 103 punti base superiore rispetto ad un anno fa e di 161 punti base superiore rispetto al precedente punto di minimo di giugno 2010.
A fine 2011 lo stock di mutui alle sole famiglie consumatrici (al lordo delle cartolarizzazioni e per gli ultimi dati disponibili) – dice Confartigianato – è pari a 317.868,7 milioni di euro, ripartiti per l’80,7% nel Centro-Nord e per il restante 19,3% nel Mezzogiorno. Le prime cinque regioni assorbono complessivamente il 63,2% dello stock dei mutui alle famiglie: la Lombardia (24,0%), Lazio (12,7%), Emilia-Romagna (9,5%), Veneto (9,3%) e Piemonte (7,7%). Per quanto riguarda la dinamica su base annuale dello stock, a fronte di un aumento nazionale del 3,9%, l’aumento maggiore è quello di 4,8% registrato nel Mezzogiorno, seguito dal Centro a +4,4%, Nord-Ovest e Nord-Est entrambi sul +3,5%. A livello regionale gli aumenti maggiori sono quelli di Abruzzo (9,7%), Trentino-Alto Adige (8,9%) e Umbria 7,6% mentre in coda si trovano Emilia-Romagna (2,4%), Liguria (2,9%) e Valle d’Aosta (3,1%).
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fonte ilmessaggero.it
Ingroia: abuso intercettare Napolitano? Monti sbaglia: è la politica che sconfina

Ingroia: abuso intercettare Napolitano? Monti sbaglia: è la politica che sconfina
“La procura di Palermo non ha commesso alcuna violazione e ha solo applicato la legge”
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ROMA - «Ho apprezzato le dichiarazioni del premier Monti – ha detto oggi il pm palermitano Antonio Ingroia – quando, il 23 maggio scorso, in occasione della commemorazione di Capaci, ha sostenuto che l’unica ragion di Stato è quella dell’accertamento della verità. Non condivido, invece, le ultime rilasciate dal nostro presidente del Consiglio sull’operato della Procura di Palermo, ma ovviamente ognuno ha il diritto di sostenere le proprie opinioni».
Le dichiarazioni di Monti. Le parole di Ingroia si riferiscono alle dichiarazioni di Monti sulle intercettazioni delle conversazioni del presidente della Repubblica. Il premier aveva ritenuto un grave abuso l’ascolto delle conversazioni di Napolitano con l’ex ministro Mancino da parte dei pm palermitani.
Ingroia: è la politica che sconfina. «Più in generale – aggiunge – non posso non osservare che questi anni sono stati teatro di reciproche accuse e invasioni di campo. Io credo però che da parte nostra, della magistratura, non ci siano mai stati sconfinamenti; semmai ci sono stati da parte della politica. Detto questo: mi auguro che al più presto possibile si stabilisca un clima di maggiore collaborazione istituzionale».
«Preoccupato per il progetto di legge Alfano, sollevato dalle parole di Zagrebelski». «Sullo specifico tema delle intercettazioni – ha aggiunto Ingroia – ribadisco forte preoccupazione qualora si dovesse rimettere in moto il progetto di legge dell’ex ministro Alfano, in parte approvato dal Parlamento, perchè comporterebbe una grave limitazione agli strumenti di contrasto alla criminalità organizzata. Costituisce, invece, motivo di sollievo leggere le parole di un profondo conoscitore della costituzione come Gustavo Zagrebelski, presidente emerito della Corte costituzionale, che ci ha assicurato che la procura di Palermo non ha commesso alcuna violazione e ha solo applicato la legge».
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fonte ilmessaggero.it
Cina: flottiglia giapponese sfida Pechino, verso isole contese
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Cina: flottiglia giapponese sfida Pechino, verso isole contese
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14:10 18 AGO 2012
(AGI) – Ishigaki (Giappone), 18 ago. – Una flottiglia di 20 imbarcazioni giapponesi, con a bordo alcuni parlamentari nazionalisti, e’ salpata da Ishigaki alla volta dell’arcipelago conteso con la Cina delle isole chiamate Diaoyu in dai cinesi e Senkaku dai giapponesi. Si tratta di un gruppo di isole disabitate nel Mar Cinese Orientale. Pechino stamane ha intimato al Giappone di “porre fine immediatamente a ogni azione tesa a minare la propria sovranita’ territoriale”.
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fonte agi.it
ILVA,TUMORI, E GIOCHI SPORCHI DELLA POLITICA – Acciaio e dintorni (di Cosimo Argentina)

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Acciaio e dintorni
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di Cosimo Argentina
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Negli anni sessanta a Taranto costruirono l’Italsider, una delle più grandi acciaierie d’Europa, l’area industriale più grande del mondo occidentale, un colosso con bocche a strisce rosse e bianche e lingue di fuoco da inferno sulla crosta terrestre.
I tarantini negli anni settanta avrebbero fatto un giro di valzer con un lebbroso pur di entrare nell’Italsider. I pescatori lasciarono le barche, i ciabattini chiusero le botteghe e i militari mollarono le stellette. Tutti negli altiforni, tutti a nuotare nella bramma, nell’amianto e nei gas tossici, tutti a inzuppare il ditino nella ricotta del diavolo. Tutti a pesce sul posto fisso. A ognuno il suo elmetto antinfortunio e la sua tuta. Tutti a marcare il cartellino, smarcare il tesserino, tutti marchiati sulle natiche dalla Cassa del Mezzogiorno che aveva deciso che a Taranto sarebbe arrivato il progresso.
La Maledizione prese forma quando l’acqua della costa cominciò a sapere di piscio di gatto e i pesci presero a venir fuori incatramati; le vasche delle acciaierie cominciarono a versare sterco prima a lido Azzurro, poi a Chiatona, alla foce del Patemisco e poi si acchiapparono tutta la costa occidentale. Le gambe cominciarono a essere tranciate, la cancrena s’avviluppò agli stinchi degli operai. I morti bruciati vivi nelle cokerie vennero allineati in bare senza coperchio e i miasmi vennero combattuti da colline da avanspettacolo che dovevano fermare nubi assassine e gas che di esilarante avevano solo il cancro. Cancro ai polmoni. Cancro esilarante. Le carni in suppurazione richiamarono sciacalli, avvoltoi e poi la fauna cadaverica. Un’intera classe politica dovette fare i conti con l’ombra della siderurgia e cercò riparo tra le garze imbevute di pus annodate e sostituite a pieno regime negli ospedali della città.
Due morti al giorno, questo dicono, statistiche, paga il banco. Venghino signori, puntate, puntate e le vostre giocate verranno decuplicate… venghino. Vedrete le donne che hanno abortito nel rione Tamburi, gli storpi dell’altoforno numero 3, i vegetali ridotti all’oblio da dosi massicce di anidride carbonica mescolata Dio sa a quali sostanze da un Frankenstein giapponese.
L’Ilva oggi è più vasta di Taranto. Accanto ci sono le raffinerie, la Cementir e tutto l’indotto. Una parte del siderurgico è ferma; anche se il fatturato ha cifre da spruscio l’acciaio non tira più come una volta e le leghe leggere e le fibre in carbonio si sono acchiappate un mercato che prima il dio metallo gestiva come un tiranno tutto ferro e denaro. Ma se cerchi di circumnavigare l’area ti accorgi che è sconfinata. Dentro c’è di tutto. Chiese, masserie, cittadelle, mense, fiamme mitologiche, vortici, formicai…
L’Ilva ha modificato un intero territorio.
La città si è ingrandita dieci volte. Sono sorti i quartieri satellite. La malavita ha fiutato l’affare tentando più volte l’assalto per la gestione dell’indotto e per scartavetrare di tangenti tutti quelli che si avvicinavano al giocattolo. Gli ambientalisti erano e sono di due tipi: i puliti e i pilotati funzionali al sistema e che dal sistema vengono manipolati. Ancora oggi l’Ilva è una macchina per far soldi. I tumori sono il fio del progresso, un dazio che la nostra civiltà deve pagare per far sì che ogni famiglia si fregi del possesso di due televisori, una lavatrice, un minipim, una lavastoviglie, una villa al mare, la scuola di ballo per la figlia e un windsurf per il pargolo, la parabolica e l’amante calda e silenziosa.
Il sistema si regge sull’agonia dell’industria pesante. I nostri tubi hanno alimentato la transiberiana, i gasdotti giapponesi e quelli dell’astro nascente cinese. Il Moloch siderurgico è una grande avida bocca che ingoia investimenti e sputa mazzette, pezzi di cadaveri, colon e pancreas fottuti, uomini grigi che montano per il secondo turno, granchi deformati dall’inquinamento e quartieri operai sorti come baraccopoli sui rifiuti industriali. Gli uomini degli altiforni hanno occhi spenti e trascinano in casa la puzza del metallo bruciato che però è nobilitata dal profumo del pane guadagnato con onestà. La chimera del posto fisso, della fatica non soggetta agli elementi atmosferici come invece è la pesca ha maciullato valori e usi locali. Basta alzarsi alle 5 per arare i campi e pregare tutti i santi in paradiso affinché non si scateni un’alluvione devastatrice. Basta comprare merletti a un soldo per poterli rivendere a un soldo e un quarto di centesimo e restare tutta la vita in una bottega di 20 metri quadri a mangiare polvere e ammuffire sotto il peso della forfora. Basta attraversare in lungo e in largo la Puglia con campionari di tessuti sempre un anno indietro rispetto alla moda. Ecco la soluzione: l’Ilva. Un contratto firmato davanti al Gatto e alla Volpe e con l’aiuto di Mangiafuoco il futuro offriva prepensionamento, secondo lavoro in nero e cassa malattia. E se a qualcuno esplodeva il fegato o gli partivano le corde vocali poco male, signori miei, siamo tutti parte di un unico grande ingranaggio i cui gangli per quanto difettosi sono sì essenziali ma comunque intercambiabili.
E la politica? A Taranto l’uomo medio è convinto che la politica ha fatto la sua parte.
Giochi sporchi, quelli della politica, si dice in giro, da circo sanguinario, facendo del pachiderma siderurgico un cavallo di battaglia. I politici sono visti dal tarantino medio come alligatori che, a corto di gnu, si sono fiondati sulla polpa della città dicendo questo e quest’altro, attaccando e contrattaccando il giusto e lo sbagliato, e l’ambiente di qui e il benessere di qua… e il lavoro e l’assenza di lavoro sbandierata ai quattro venti. Lo spettro esibito, quello dei nuovi possibili morti di fame, è servito eccome per far ingoiare la merda ai tarantini e far venire quante più mosche possibili attratte dal caramellato.
Anche perché l’Ilva, come una cagna sempre disponibile, ha fatto campare non solo i tarantini ma una fetta di meridione. Dalla provincia di Lecce, Brindisi, Foggia… dalla Lucania e dalla Calabria, tutti si sono abbeverati e tutti hanno ciucciato le mammelle procaci salvo poi prendere le distanze dai soliti molli tarantini che si sono fatti fottere la terra e la speranza da un paio di vecchi volponi di mercanti di fumo tossico e acciaio.
Alla fine diciamo che è finita così: tutti hanno goduto con la puttana dello Ionio e poi nessuno, incrociandola sul viale principale del paese, ha avuto il coraggio di ricambiare il saluto.
E i tarantini? Fottuti. Fregati, insomma, senza neanche il lenimento della vaselina.
L’Ilva ha salvato Taranto, hanno detto… anche la squadra di calcio cittadina dal fallimento, hanno aggiunto i bene informati. Qualche migliaio di euro, cielo color piombo e tutti felici e contenti.
Una storia del tubo, insomma.
[Questo testo sull'arrivo dell'Italsider (oggi Ilva) a Taranto è tratto dalla raccolta Nud'e cruda. Taranto mon amour, Effigie Edizioni, Milano 2006, pp. 66-69. Lo pubblichiamo oggi, ringraziando l'autore, per mantenere viva l'attenzione sulla possibile chiusura della più grande fabbrica di morte d'Europa, alla vigilia della manifestazione del 17 agosto per Ambiente, Salute, Reddito, Occupazione!]
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fonte carmillaonline.com
Giallo sulla defezione del vicepresidente siriano

bonbardamenti ad Aleppo – foto Epa / Keystone – fonte immagine
Al Arabiya: “E’ in Giordania”
Giallo sulla defezione del vicepresidente siriano
Secondo la tv sl Arabiya, cita il vicepresidente è scomparso da due giorni e annuncerà la decisione di disertare a breve. Con lui avrebbero disertato altri due alti ufficiali
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Damasco, 18-08-2012
Il vicepresidente siriano Faruq al Sharaa è a Damasco e prosegue il suo lavoro: così l’ufficio di Sharaa ha smentito, tramite un comunicato citato dalla tv al Manar del movimento sciita libanese Hezbollah, le notizie della diserzione del vicepresidente e della sua fuga da Damasco.
Secondo la tv al Arabiya invece il vicepresidente siriano Farouq al-Shara “ha disertato” ed è arrivato in Giordania. L’emittente cita un portavoce dell’Esercito siriano libero, Luay al-Miqdad. Secondo la fonte, Shara è scomparso da due giorni e annuncerà la decisione a breve. Con lui avrebbero disertato altri due alti ufficiali.
Al-Shara, 74 anni, è vicepresidente dal 2006. Tra i suoi numerosi incarichi anche quello di ambasciatore a Roma, la nomina risale al 1974.
Secondo la fonte citata da al Arabiya, Shara è arrivato in Giordania passando dalla sua città natale, Daraa, circa 100 km a sud della capitale Damasco. La diserzione sarebbe avvenuta nella notte.
Il quotidiano libanese Al Mustaqbal fornisce ulteriori dettagli: Shara è arrivato a Daraa tra martedì e mercoledì, accompagnato da due alti ufficiali dell’esercito fedele al presidente Bashar al Assad. I tre si sarebbero nascosti, in attesa che le condizioni fossero favorevoli alla fuga, con l’aiuto dell’Esl. Scoperto il tentativo di fuga, il presidente in persona avrebbe ordinato un pesante bombardamento nell’area, con l’obiettivo di uccidere Shara e addossare poi la colpa ai ribelli. Ieri poi, nella notte, Shara sarebbe riuscito a passare il confine illeso. Non è possibile verificare in modo indipendente queste informazioni.
Proseguono le violenze
Almeno 74 persone sono state uccise nelle violenze di ieri in diverse parti della Siria. Lo fa sapere l’Osservatorio siriano per i diritti umani di Londra, precisando che 19 delle vittime sono state registrate ad Aleppo.
Le forze governative hanno bombardato pesantemente alcuni quartieri nella parte ovest di Damasco e si sono scontrate con ribelli. Moaz al-Shami, un attivista che si trova nella capitale, ha descritto i bombardamenti come “incessanti” e ha riferito che cecchini stanno sparando dalle montagne Qassioun, che sovrastano la citta.
Ad Aleppo ci sono stati combattimenti soprattutto nella zona sudoccidentale e nei pressi dell’aeroporto, a circa 15 chilometri a sudest del centro storico. L’agenzia di stampa ufficiale Sana ha riferito che “terroristi armati” sono stati respinti da entrambi i lati dello scalo.
Il nuovo inviato di Onu e Lega Araba
Parte con scarsissima fiducia nelle sue possibilità, la missione del nuovo inviato di Onu e Lega Araba per la crisi siriana. L’algerino Lakhdar Brahimi, rispondendo alle domande della rete all news francese France 24, ha spiegato di “non essere sicuro” di riuscire a porre fine alla guerra civile che in 17 mesi ha causato oltre 20.000 morti. Il sostituto di Kofi Annan, che ha gettato la spugna dopo 5 mesi di falliti tentativi di mediare tra il regime di Assad e l’opposizione, si è detto comunque “certo”, del fatto, che cercherà “di fare tutto il possibile, faro del mio meglio”.
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fonte rainews24.it
STRANO MA VERO – Il cibo è davvero biologico? Te lo dice l’iPhone con Lapka

Il cibo è davvero biologico? Te lo dice l’iPhone!
È un kit di 4 sensori in grado di testare il cibo che stiamo per mangiare
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Con tutti i pesticidi usati nel corso degli anni, l’inquinamento ambientale, i prodotti geneticamente modificati, le colture e gli allevamenti “pompati” con chissà quale diavolerie chimica o tecnologica, non sappiamo davvero più cosa compriamo e soprattutto cosa mangiamo. Uno strumento “investigativo” personale a misura di iPhone, quindi, non è un’idea malvagia.
Mangio o non mangio? - Non siamo i soli ad avere qualche dubbio sulla qualità del cibo che mangiamo. Anche Vadik Marmeladov, l’inventore di Lapka, deve aver avuto il sentore che qualcosa non andava in quello che ingurgitava. Lui però, a differenza nostra, si è dato da fare e ha progettato un kit di sensori speciali a misura di iPhone che, con lo zampino di un’applicazione sviluppata ad hoc, è in grado di valutare se un alimento è davvero biologico, o è solo un’etichetta per vendere di più e a un prezzo maggiorato.
Sentiamo un po’… – I quattro sensori, lavorando all’unisono, sono in grado di fare un check-up istantaneo al cibo. Basta collegarli all’iPhone, come una normale periferica, infilzare la sonda d’acciaio nell’alimento che desta qualche sospetto e aspettare il responso sulla concentrazione di nitrati, ossia quelle sostanze solitamente usate nei fertilizzanti chimici. Gli altri tre sensori non sono lì, ovviamente, per bellezza e, nel frattempo, misurano la temperatura, l’umidità ambientale, le radiazioni e le frequenze elettromagnetiche. So a cosa stai pensando… lo voglio anche io! Bene, sembra che il kit per fare la radiografia al cibo sarà disponibile entro l’anno al prezzo di circa 200 dollari. Neanche tanto…
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fonte jacktech.it































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