BERLUSCONISMI – Monti al Meeting di Rimini: siamo vicini alla fine della crisi / L’ALTERNATIVA? – Decrescita felice e socialismo utopico

http://i.res.24o.it/images2010/SoleOnLine5/_Immagini/Notizie/Italia/2012/08/monti-ANSA-258x258.jpg?uuid=76317fc6-ea21-11e1-b123-30d8117bf931

Monti al Meeting di Rimini: siamo vicini alla fine della crisi. L’euro è un valore morale

.

di

.

Il momento è tra i più difficili, ma alla fine del tunnel della recessione si intravede la luce della ripresa. «È un momento che per certi versi vedo avvicinarsi». Lo ha detto il premier Mario Monti parlando al Meeting di Cl a Rimini e riferendosi al momento di uscita dalla crisi. «Voi siete giovani per la crescita», ha aggiunto, rivolgendosi alla platea. L’occasione gli è stata fornita dall’incontro inaugurale della kermesse sul tema: «i giovani per la crescita», al quale il premier ha partecipato. Il presidente del Consiglio, che ha parlato per circa un’ora e un quarto, ha chiuso il suo intervento citando Alcide De Gasperi: «bisogna essere volitivi e tenaci – ha detto Monti, riprendendo le parole dello statista – nel seguire le linee che ci siamo prefissi. E se non é possibile oggi, domani».

«Un’intera generazione sta pagando un costo altissimo»
«Qui oggi vorrei chiedervi: ma siamo veramente in crisi? Un anno fa pensavamo meno di oggi di essere in crisi ma credo che lo fossimo di più» ha detto il Professore. «Un’intera generazione – ha sottolineato – sta pagando il conto salatissimo del disimpegno delle classi politiche degli ultimi anni. Un sistema poco equilibrato mette un’ipoteca sul futuro dei giovani italiani». «Per me è un onore e una gioia essere qui», ha poi aggiunto, ricordando che l’anno scorso la kermesse era stata aperta dal Capo dello Stato Giorgio Napolitano.

Il Professore: mi trovo premier in un momento non facile
«In un istante imprevedibile della mia vita mi trovo – ha affermato Monti – , per un istante, a guidare un governo chiamato a svolgere un’attività non semplice in un momento tra i non più facili». «Piuttosto che far tremare le vene ai polsi – ha continuato il Professore – bisogna trovare un moderato understatement e trovare coraggio». Il presidente del Consiglio ha parlato di «miracolo di responsabilità da parte dei partiti di maggioranza»: nel suo intervento al meeting ha ricordato che «questo non è un momento di grande popolarità per le forze politiche in Italia ed altrove. Ma noi – ha affermato Monti – abbiamo il miracolo quotidiano di forze politiche, soprattutto tre: negli ultimi anni hanno dedicato grande attenzione, tempo e risorse a combattersi, e non era facile prevedere che quelle stesse forze avrebbero avuto un soprassalto di responsabilità».

«Speravamo che le riforme avessero un impatto maggiore sui tassi»
«Mai – ha chiarito il presidente del Consiglio – abbiamo pensato che le risorse fatte con intensità in questi mesi, lavoro, pensioni, spending review, liberalizzazioni, facessero partire immediatamente la crescita. Quello che invece speravamo – ha poi aggiunto – é che l’insieme di queste riforme desse luogo ad una rimiduzione dei tassi di interesse più rapidamente di come sta avvenendo».

«L’euro è un valore morale, cambiata la condotta dei Paesi»
«L’euro – ha spiegato Monti – è il pinnacolo della costruzione europea, è come la Madonnina sul Duomo di Milano, sarebbe una tragedia se diventasse, per incapacità nostra, un fattore di disgregazione che rianima i pregiudizi del Nord contro il Sud e viceversa». La moneta unica, ha continuato il premier, «certamente ha un aspetto altamente tecnico, ma è molto di più, è un valore morale, perché per restare e partecipare alla moneta unica i paesi si sarebbero impegnati ad essere più disciplinati nei propri conti pubblici». Per il presidente del Consiglio «l’euro, che in questo momento ci mette un po’ in agitazione, ha cambiato veramente la condotta dei Paesi».

«Gli evasori distruggono la società: non chiamiamoli furbi»
Il Professore ha parlato anche della Rai. «Abbiamo fatto molto di concreto per invitare la politica ad accomodarsi fuori da luoghi forse da essa un po’ troppo invasivamente occupati dal passato», ha detto. Il capo del Governo ha parlato anche della piaga dell’evasione fiscale, mettendo in evidenza che «un impegno straordinario e forse sgradevole contro l’evasione fiscale fa parte del recupero di fiducia dei cittadini verso lo Stato e verso i cittadini fra loro». «La Rai è indipendente dal presidente del Consiglio – ha poi aggiunto – ma darò ai suoi vertici l’amichevole suggerimento di non fare usare più l’aggettivo “furbi” nei servizi dei tg che descrivono la lotta contro l’evasione fiscale». «Non si possono trasmettere – ha concluso – neppure in modo subliminare dei disvalori che distruggono la società italiana».

.

fonte ilsole24ore.com

________________________________________________


Diego Fusaro – fonte immagine

Vogliamo fare un regalo all’estensore dell’articolo sotto riportato, e cioè il buon Guido C., che consiste nel consiglio (per la verità assai prezioso per tutti gli intellettuali di casa nostra, e non solo)  della lettura del libro di Diego Fusaro ‘Bentornato Marx!’. Il nostro amico si confonde (non avendo mai letto Il Capitale e altre opere o scritti di Carl Marx, se non opinioni da altri riportate), anzi, confonde Marx con il marxismo. Accusare Marx di essere “apostolo della mercificazione e della violenza” è errore marchiano e inaccettabile per un’intelligenza brillante come quella del buon Guido. Fu Marx a dire di se stesso: “L’unica cosa che so è che non sono marxista”.

mauro

.

http://www.comedonchisciotte.org/images/conmain.jpg

Decrescita felice e socialismo utopico

.

di GUIDO CERONETTI
lastampa.it

.

Potrei definirlo così, il Pil, lodato quando e dove cresce (non importa il come), deplorato unicamente quando e dovunque non cresca: un fantasma che infesta le menti (dalle più semplici alle meglio fornite di strumenti per dominare). Se lamente se ne libera, e apre le finestre alla verità, il pensiero liberato arriverà a ragionamenti diversi, a conclusioni finora non pensabili. Come questa: che l’idea della Decrescita del Pil èmigliore dell’idea fissa, cara a tutti i poteri che ci opprimono – dai governi alle mafie – che la Crescita (del Pil, funesto infestatore) non abbia nessuna alternativa possibile.

Ne parlo con Maurizio Pallante, inventore del movimento e della formula alternativa della Decrescita Felice, senza riportare nulla dal suo libro con questo titolo (Edizioni per la decrescita felice, 2005) perché con quest’uomo singolare, romano di nascita, abitante nella zona più verde della provincia astigiana, sessantacinquenne, ho l’occasione di un rapporto di amicizia e di un colloquio diretto.

Voglio ancora osservare, prima di interpellarlo, come in questa formidabile crisi del pensiero, cominciata molto tempo prima di quella della Lehman Brothers, siano presenti molti segni indicati con premonizione in tutte le trattazioni sul significato della Tecnica, di Martin Heidegger: basterebbe a «qualcosa di più alto» allacciare tutti i discorsi obbligatori e facili (talmente facili che li abbiamo imparati amemoria dai giornali) che si fanno dappertutto sull’economia, vista come un soffocante assoluto senza il minimo scrupolo di obbiettività.Ma dove tutto si relativizza, dove tutto è visto come puramente relativo e dissacrabile, ha senso assolutizzare il Pil, le cifre aziendali, le pensioni, le tasse, i conti della spesa, la Crescita di merci che non portano per niente a diminuzioni di infelicità o a più ricchezza nei rapporti umani?

Emendate il linguaggio e avrete trovato una chiave. Liberate la mente da una formica di falso e vi toglierete dallo stomaco il peso di un elefante.

Quel che va dicendo da qualche anno Maurizio Pallante in Italia èmolto semplice, e nello stesso tempo implica una rivoluzione del pensiero alla quale aderisce sempre più gente, incredula nelle prediche del Potere legale, sempre più distaccata dalla politica, e una quantità di giovani intelligenti che l’enorme pallone di menzogne sospeso sul mondo allontana da tutto, disperatamente. Sulla copertina dell’Espresso del 2 agosto leggevo «In vacanza con lo Spread»: ed è con questo tipo di attrazioni triviali che si vende svago ai lettori?

In vacanza andateci con Isaac Singer, Georges Simenon, Wells, Dostoevskij, per cui non è necessario ungersi la pelle, e pestate lo Spread sul bagnasciuga, con un disinfettante pronto.

Più formale, Pallante mi spiega così la Decrescita, come la va raccontando nelle sale e nei libri: «Vedi, per capire che cos’è la decrescita e come possa aiutarci a contrastare una crisi che resiste a tutte le  misure di politica economica, dobbiamo bene distinguere tra oggetti e servizi che rispondono a un bisogno o soddisfano un desiderio (definibili come beni) e oggetti e servizi che si scambiano con e per il profitto in denaro (definibili comemerci). Il Pil e la Crescita non possono considerare altro che lemerci e la loro produzione incessante. Merci però non sono beni.La Decrescita, che nessun politico ammetterebbe come un’opportunità felice, non è una diminuzione indiscriminata del Pil,ma selettiva, e totalmente da reimpostare. Introduce elementi di valutazione qualitativa del fare umano e consentirebbe di creare occupazione utile, non distruttiva per l’ambiente. Aprirebbe una fase più evoluta della storia umana…».

A Pallante non è difficile persuadere a me – ecologista dal tempo delle bombe di Bikini – le sue buone ragioni.Ma la tendenza, in Italia e dovunque, è implacabilmente l’altra, che risponde al pensiero unico dominante.Ame, ormai vecchio, vien voglia di gettare la spugna.È la boxe di un nano disperato contro un gigantesco bruto!

«Guarda che il cambiamento di rotta, vogliano o no saperne i poteri dominanti, sta diventando sempre più inevitabile. Abbiamo esempi che nessun analista può fingere di ignorare. Crollata l’Unione Sovietica, che comprava a Cuba tutta la produzione di zucchero, la salvezza di Cuba fu l’autoproduzione di beni, per mangiare non per acquistare il superfluo. Accadde lo stesso in Argentina. In Grecia, oggi, si salvano dalla crisi tutti quelli che invece di urlare sulle piazze riscoprono il lavoro dellemani e producono per se stessi i beni corrispondenti ai bisogni. In Italia è già così in parecchi settori di economia silenziosa: la famiglia che autoproduce i beni non conosce disoccupazione. È l’offerta di merci sumerci tutte prodotte qua e là nel mondo, a rendere folle l’economia dei potenti. Il profitto perdente sta creando panico e suicidi.Ma il tuo nano disperato ha delle possibilità di sottrarsi ai pugni del bruto, e senza gettare la spugna! Perciò la popolarità dell’idea di decrescita è alta».

Da questo colloquio amichevole emerge «chi per lungo silenzio parea fioco»: le grandi ombre premarxiane dei Thoreau, dei Fourier, dei Saint-Simon, dei Gandhi, della società fabiana, dei Malthus, dei Tolstoij, che tuttora indicano altri cammini, altre vie… E il primo kibbuzismo sionista che cos’è stato? Non ha più nulla da insegnare al mondo? Era un’idea grande, una rivoluzione portatrice di pace…

Il socialismo disprezzato come utopistico da Marx, apostolo della mercificazione e della violenza, risorge anche nelle parole chiarificatrici e nei volti nuovi della Decrescita Felice.

Guido Ceronetti
Fonte: http://www.lastampa.it
Link: http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplRubriche/editoriali/gEditoriali.asp?ID_blog=25&ID_articolo=10437
19.08.2012

.

fonte comedonchisciotte.org

Lascia un Commento

Fill in your details below or click an icon to log in:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

Iscriviti

Ricevi al tuo indirizzo email tutti i nuovi post del sito.

Unisciti agli altri 186 follower

%d bloggers like this: