Rischio stop all’Ilva, sale la tensione: domani le motivazioni del Riesame
L’Ilva di Taranto
Rischio stop all’Ilva, sale la tensione
domani le motivazioni del Riesame
Taranto con il fiato sospeso perché dalle motivazioni apparirà chiara l’interpretazione dei giudici sulla facoltà d’uso degli impianti
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Domani o al massimo martedì. Taranto vive le sue ore contate in attesa delle motivazioni dell’ordinanza con la quale il Riesame ha confermato il decreto di sequestro degli impianti dell’Ilva. La città dei due mari è col fiato sospeso anche perché forse dalle motivazioni del Riesame apparirà chiara l’interpretazione dei giudici rispetto al nodo dei nodi: la facoltà d’uso degli impianti. Finora l’ unica cosa certa è che l’Ilva dovrà risanare i sei impianti dell’area a caldo sequestrati per disastro ambientale “senza prevedere alcuna facoltà d’uso” degli stessi “a fini produttivi” come ribadito dal gip Patrizia Todisco in un provvedimento che l’Ilva ha decido di “impugnare immediatamente”.
Tra Ilva e Procura della Repubblica di Taranto, dunque, si apre un nuovo fronte giudiziario. Il ricorso al Tribunale del Riesame contro il provvedimento del gip è stato depositato dai legali dell’azienda (sarà discusso dopo il 15 settembre), provvedimento che, come si ricorderà, fa seguito ad una relazione depositata da uno dei quattro custodi, l’ing. Barbara Valenzano, con la quale si chiedeva tra l’altro al giudice di specificare ruoli e compiti in questa fase delicatissima per lo stabilimento siderurgico. E il gip, nel giro di poche ore, ha messo nero su bianco. L’ingegner Valenzano (che per gli aspetti tecnico-operativi legati al risanamento degli impianti è affiancato da altri due ingegneri, Emanuela Laterza e Claudio Lofrumento) è gestore e responsabile degli interventi sugli impianti e dell’attuazione dei monitoraggi, con potere di spesa (previa autorizzazione dell’autorità giudiziaria) per le aree sottoposte a sequestro.
Una decisione, quella del gip, che ha provocato non poche tensioni visto che il ministero della Giustizia ha già chiesto e avuto tutti gli atti. Ma fondamentale sarà quello che i giudici del Riesame, Morelli, Ruberto e Romano, hanno scritto nelle motivazioni confermando il sequestro e concedendo all’Ilva la possibilità di utilizzare gli impianti sequestrati solo per provvedere ai lavori di messa a norma. Se dalle motivazioni dovesse arrivare la conferma di quanto sostenuto dal gip, l’Ilva potrebbe essere destinata a spegnere immediatamente gli impianti. E allora la vertenza entrerebbe in un vicolo cieco del quale non s’intravede la fine.
C’è poi un’altra questione. Con i provvedimenti del 10 e dell’11 agosto scorsi il giudice ha ordinato lo stop degli impianti sequestrati e ha revocato al presidente del Siderurgico, Bruno Ferrante, l’ incarico di custode e amministratore delle aree sequestrate.
Secondo i legali dell’Ilva, poiché il Riesame (che depositerà le motivazioni del provvedimento probabilmente domani) ha disposto — con il dispositivo depositato il 7 agosto — che i custodi “garantiscano la sicurezza degli impianti e li utilizzino in funzione della realizzazione di tutte le misure tecniche necessarie per eliminare le situazioni di pericolo e della attuazione di un sistema di monitoraggio in continuo delle emissioni inquinanti” intendeva significare “espressamente” che ha concesso la “utilizzazione degli impianti”. Altre censure sono rivolte al gip anche in relazione all’individuazione (ritenuta “giuridicamente errata, quindi illegittima”), fatta dal giudice con l’ordinanza, di Ferrante come “datore di lavoro ai fini prevenzionistici”.
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fonte bari.repubblica.it































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