Il rischio della deriva razzista in Europa

Rischio deriva razzista in Europa
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Dopo il muro “anti-migranti”, dal 4 agosto scorso, nel silenzio dei media italiani, la polizia greca ha organizzato la più grande retata di massa della storia europea del dopo nazifascismo: 4.500 agenti mobilitati per arrestare stranieri per strada, su base etnica e del colore della pelle; denominata incongruamente «Zeus Xenios» (il dio dell’ospitalità), l’operazione, condannata da Amnesty International e Human Rights Watch, ha portato al fermo di 7.361 persone e 1.600 migranti in posizione irregolare sono destinati all’espulsione, negando loro il diritto all’asilo. Il ministro dell’ordine pubblico Nikos Dendias ha giustificato l’operazione dicendo che la Grecia nella presente crisi economica non si può permettere “un’invasione d’immigrati” e richiamato alla “sopravvivenza nazionale”, in un’aggressiva retorica che cavalca quella della neo-nazista Alba Dorata. La retata collettiva si deve, infatti, leggere nel contesto dei crescenti attacchi e aggressioni a sfondo razziale (quasi 500 negli ultimi sei mesi) ai danni dei migranti, colpiti con sbarre di metallo, pugni di ferro, mazze e coltelli: nell’esplosione della violenza xenofoba in Grecia.
Ma la situazione del nostro vicino, non è un caso unico in un’Europa che ovunque espelle, deporta e detiene in campi di concentramenti (chiamati Cie) ed è gravida di un mostro neo nazional rivoluzionario. In un’Europa, che ha di nuovo il volto del filo spinato, dei pogrom anti-rom e dell’annullamento del diverso, serpeggia un “disumano” rimosso, tabù. Come se il nuovo regime economicista avesse già anestetizzato le menti, incapaci di vedere oltre lo spread, le disuguaglianze, oltre i pareggi di bilanci, le vere pulsioni (non coscienti) in corso. E una classe politica ignorante della tragica storia occidentale, preferisse leggere grafici (di Moody’s), quando dovrebbe studiare Erich Fromm e Joseph Gabel e prendere sul serio il monito di Gáspár Miklós Tamás sulla formazione del nuovo fascismo europeo difensivo. La politica, al meno lei, non ha il diritto di fare suo l’assunto assai divulgato stando al quale il nazismo sarebbe cosa del passato e il razzismo «un effetto collaterale della modernità» (Alberto Burgio), quando sta risorgendo con nuova violenza dall’Ungheria alla Norvegia, con milizie fasciste e attacchi anti-migranti; e l’impoverimento di massa rischia di aver per effetto un’ondata di rigetto populista anti-europeo e anti-migrante.
La cecità della politica di fronte alle profonde mutazioni in corso deriva dal suo non essersi mai interessata (e di esserne ancora terrorizzata) alla dimensione nascosta, invisibile ai sensi, ma esistente: al latente. Ciò a causa di una cultura razionalista che ha appiattito l’essere umano sulla dimensione unicamente materiale, utilitaristica dei bisogni, negando la sua dimensione profondamente non materiale e senza coscienza. Anche un bambino coglierebbe che la crisi odierna non è solo economica ma in primis antropologica e forse, peggio, psichica: collasso dell’identità europea. Tutte mutazioni chiavi di cui non si discute, meglio farsi ossessionare da “spread” e “scudo”, in un nuovo immaginario di guerra civile suicida, piuttosto che pensare un’alternativa economica più umana e che fiorisce già. Intanto quei veri suicidi /omicidi, depressioni, pulsioni e attacchi anti-diversi, appaiono come i segni precursori di una violenza e forse, di una demartiana “apocalisse culturale”.
La sinistra e la politica tutta non può più, oggi, sfuggire ad un discorso scientifico sulla psicopatologia e la violenza invisibile (il suo studio dovrebbe essere inserito nel curriculum dei leader) e ad una ricerca sul non cosciente delle “pulsioni”. Di fronte ai movimenti sotterranei e tellurici in corso nella psiche Europa, sembra urgente interessarsi alla realtà umana (che non è solo bisogni ma esigenze di realizzazione di un’identità sana, in dialettica con il diverso da sé) fare uscire le interpretazioni psichiatriche dai libri, farne uso “politico” per afferrare quello che serpeggia, sotto, nell’inconscio europeo (se un tale esiste). Per interpretare le dinamiche inconsce e le inedite conseguenze sociali, in parte ancora sconosciute delle misure di austerità (salva finanza – ammazza società), che si profilano già come mostruose.
Una sinistra davvero nuova deve “reagire”, praticare una “contro-cultura” risanante, è una responsabilità e necessità storica che non può più ignorare.
pubblicato sull’edizione nazionale del 20 agosto 2012, “L’opinione” p.16
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