MALASANITA’ IN MALAPOLITICA – “La Maugeri deve risarcire lo Stato”. Formigoni attacca di nuovo Repubblica
Roberto Formigoni (ansa)
“La Maugeri deve risarcire lo Stato”
Formigoni attacca di nuovo Repubblica
La procura vuol contestare alla fondazione la “responsabilità oggettiva” per i 200 milioni ottenuti tramite Daccò.Sotto accusa le 15 delibere pilotate dalla Regione Lombardia
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di DAVIDE CARLUCCI
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MILANO – La fondazione Maugeri rischia di dover restituire allo Stato quel che ha guadagnato dalla Lombardia grazie ai buoni uffici di Pierangelo Daccò. La procura, infatti, è pronta a contestare al colosso pavese della sanità la legge 231 sulla responsabilità amministrativa delle persone giuridiche. E ora si sta cercando di capire a quanto ammonti l’utile illecitamente percepito dall’istituto: l’ipotesi è che grazie alle 15 delibere “pilotate” da Roberto Formigoni – ricompensato da Daccò con viaggi e regali per 7,8 milioni di euro – la Maugeri abbia ottenuto più di 200 milioni in dieci anni. E da quella cifra si partirà per calcolare la richiesta di risarcimento.
Il governatore, accusato di corruzione, non sembra aver cambiato idea: non si farà interrogare dai pm – Greco, Orsi, Pastore, Pedio e Ruta – che lo indagano e che ora stanno valutando se chiedere il giudizio immediato. In compenso, il presidente della Regione se la prende ancora una volta con Repubblica. “Perché – scrive su Twitter – Ezio Mauro non domanda a De Benedetti se mi fa attaccare vilmente da otto mesi per i suoi interessi nella sanità?”.
Ma le ombre sul sistema sanitario lombardo le gettano, nei verbali, i protagonisti dello scandalo. A cominciare dall’ex numero uno della fondazione, Umberto Maugeri. Interrogato dal gip Vincenzo Tutinelli, il manager, difeso dagli avvocati Fabrizio De Sanna e Carlo Enrico Paliero, spiega: “Devo pagare Daccò perché mi aiuta per tutti i problemi della Regione. Questo, confermo, è anomalo. Gli altri centri non hanno bisogno di questo”.
I rapporti con il Pirellone, Maugeri – che in alternativa poteva contare solo sull’amicizia con Mario Melazzini, neo direttore generale della Sanità – li delegava al direttore Costantino Passerino, interfaccia di Daccò. “Le richieste – dice Maugeri – su Daccò, sono andate via via aumentando. Quando Passerino andava a parlare in Regione, all’inizio era tranquillo. Poi, più preoccupato. Passerino mi poneva, e sempre più spesso, situazioni in cui occorreva prendere delle soluzioni che la Regione non ci dava…. Può immaginare come dobbiamo dialogare con la Regione per ogni determinata apparecchiatura…”. Passerino, interrogato il 3 maggio, fa un passo in più: “Dalle disponibilità all’estero che avevamo trasferito per i pagamenti a Daccò, prelevavamo per noi, annualmente, circa 700mila euro da dividere in parti uguali tra me e Maugeri per avere sempre fondi neri da usare in caso di pagamenti riservati. Non abbiamo però mai utilizzato tali disponibilità”.
Gli input sulle sperimentazioni cliniche promosse dalla Regione, spiega invece Maugeri, partivano da Pavia. Il pubblico al servizio dei privati. Grazie all’insider trading di Daccò, ma non solo: “Se Daccò attraverso i suoi giri in Regione diceva: “La Regione ha interesse che voi facciate letti di sub-acuti” – i pazienti reduci da interventi o con patologie croniche, ndr – per me era fondamentale, perché io allora concentro le mie attività su questo settore”. Chiede il giudice: “Ma prima o dopo che la Regione, con atti formali, esprimesse il suo orientamento?”. Risponde Maugeri: “Eh, certe volte faceva anche delle previsioni”. E l’idea dei subacuti, chiede il gip, era sua o della Regione? “… Era una nostra idea”.
La contropartita erano le “operazioni economiche svantaggiose” a vantaggio di Daccò e Antonio Simone, sottolinea il tribunale del Riesame nel negare il dissequestro dei beni congelati anche a Maugeri. Ad esempio, l’acquisto delle due residenze sanitarie a Milano con una “maggiorazione dei costi per un importo di 13 milioni”. Il tutto per creare plusvalenze a vantaggio dei due amici di Formigoni. “Il gatto e la volpe”, li chiamava Maugeri.
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Il pubblico e il privato
Evidentemente abituato a confondere tra pubblico e privato, il presidente Formigoni non sa più distinguere gli eventuali interessi (legittimi) di un’impresa dai diritti e doveri di un giornale. “Repubblica”, nella sua autonomia, gli rivolge semplicemente una domanda: può dimostrare di non essersi fatto pagare le vacanze da un intermediario della sanità regionale? Invece di divagare disperatamente basterebbe una risposta: che con ogni evidenza il presidente non può dare. E questo spiega perché la domanda rimane in campo, ogni giorno più pesante.
(08 settembre 2012)
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fonte repubblica.it































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