CHI ‘SFOGLIA’ LA MARGHERITA – Fra’ Lusi da Pereto sconta il carcere in convento

 

Fra’ Lusi sconta il carcere in convento

L’ex tesoriere della Margherita Luigi Lusi è da ieri nel monastero di Santa Maria dei bisognosi a Pereto

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E adesso chiamatelo «fra’ Luigi». L’ex tesoriere della Margherita Luigi Lusi è da ieri pomeriggio nel monastero di Santa Maria dei bisognosi a Pereto, in provincia de L’Aquila. Il Gip di Roma Simonetta D’Alessandro ha infatti accolto l’istanza di scarcerazione presentata dai legali del senatore del Pd indagato per appropriazione indebita e ha concesso i domiciliari a Lusi. Che però non potrà trascorrerli nella sua abitazione, dove è già «confinata» la moglie Giovanna Petricone, a sua volta indagata nell’inchiesta sugli oltre 25 milioni di euro sottratti dai conti della Margherita.

Lusi è arrivato in monastero intorno alle 5 del pomeriggio a bordo di un suv nero, accompagnato dai suoi avvocati. Completamente sbarbato e visibilmente dimagrito, aveva con sé alcuni faldoni di documenti sotto il braccio e due valigie con gli effetti personali. A padre Giancarlo, rettore del monastero, l’ex tesoriere ha detto «Grazie per avermi accolto» e si è dimostrato disponibile a iniziare un percorso di recupero spirituale. La stessa struttura, peraltro, funge da comunità di recupero per tossicodipendenti e persone affette da turbe psichiche. Lusi, per espressa richiesta del gip D’Alessandro, vivrà in una stanza singola sprovvista di telefono e internet, per evitare che possa comunicare con l’esterno e avere «colloqui con ogni probabilità inquinanti e preparatori di disegni calunniosi». Il senatore potrà incontrare la moglie e la figlia di due anni una volta alla settimana nella biblioteca del monastero. La sua vita tra i frati sarà contrassegnata dalla preghiera (la prima alle 7 di ogni mattina) e dall’impegno nelle attività della comunità, con turni di pulizia e in cucina.

Lusi era entrato a Rebibbia il 20 giugno scorso, dopo il voto del Senato che autorizzava il suo arresto. È rimasto in carcere per 90 notti. Già ai primi di settembre i suoi legali Luca Petrucci e Renato Archidiacono avevano presentato un’istanza di scarcerazione che era stata respinta dal gip per le dichiarazioni «renitenti e ambigue» rilasciate dall’indagato durante gli interrogatori. I legali ora si godono questo piccolo «successo»: «Accogliamo con piacere la decisione del giudice – ha detto Petrucci – d’ora in poi si può intraprendere un percorso che porterà alla soluzione del problema e passerà anche dalla restituzione di tutti gli immobili di competenza della Margherita. Il patrimonio verrà posto a disposizione dei liquidatori del partito». «Il senatore è sereno – ha dichiarato invece Archidiacono – è stata una sua scelta personale quella di fare gli arresti domiciliari nel santuario, perché vuole compiere un percorso spirituale, insieme con le persone che vivono all’interno».
Nelle sei pagine dell’ordinanza che dà il via libera alla scarcerazione il gip D’Alessandro ha auspicato che Lusi «nella situazione interinale possa operare la restituzione del denaro trasferito in Canada, con inequivoco sintomo di affrancamento dal sistema criminale in cui egli sembra essere vissuto». Inoltre è stato spiegato che la scelta del monastero di Santa Maria dei bisognosi, «una struttura di assoluta serietà del mondo cattolico più impegnato e credibile», è stata subordinata a una preventiva ricognizione da parte dei carabinieri che ne hanno verificato l’effettiva idoneità.

«È un figlio di Dio e lo accoglieremo con spirito evangelico», ha commentato padre Giancarlo, rettore della comunità che attualmente ospita 22 persone. «Sapevo da tempo che sarebbe arrivato, avevo parlato con avvocati e magistrati. No, non conosco Lusi di persona – ha continuato – certo, una idea dei fatti ce l’ho ma noi abbiamo un approccio senza pregiudizi, perché le persone hanno una dignità che va al di là dei singoli sbagli».

Intanto proprio ieri l’ex presidente della Margherita e Francesco Rutelli e l’ex presidente dell’assemblea dei Dl, Enzo Bianco, hanno consegnato al ministro dell’Economia, Vittorio Grilli, i cinque milioni di euro che costituiscono una prima tranche di risorse di avanzo patrimoniale del partito. «Era un impegno che avevamo preso, che è stato mantenuto e che continuerà», ha assicurato Rutelli. «Tutte le risorse di avanzo patrimoniale e tutte quelle che verranno ricavate alla conclusione del processo saranno date allo Stato», ha continuato l’ex leader della Margherita, specificando che «dopo 8 mesi di indagini si è visto che il partito era <WC>composto da persone per bene e che quanto successo era ascrivibile alla responsabilità di un singolo». Nessun commento, invece, sulla nuova vita di Lusi in monastero.

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fonte iltempo.it

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