Per l’Ilva l’Aia potrebbe non bastare

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Per l’Ilva l’Aia potrebbe non bastare
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di Mariano Maugeri
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Gli altoforni si spengono o non si spengono? Le cokerie si fermano o non si fermano? E i parchi minerali traslocano (e si impermeabilizzano) o non traslocano?
Sembra un quiz ma è la situazione dell’Ilva in queste ore. Le domande purtroppo si rincorrono come le inquietudini dei tarantini. E quella ineludibile, che terrà col fiato sospeso tutti gli attori in campo, è la seguente: il procuratore capo Franco Sebastio e il Gip Patrizia Todisco si accontenteranno del recepimento nell’Aia firmata dal ministro Clini delle prescrizioni contenute nelle sentenze emesse fino ad oggi?
Formalmente è un interrogativo senza risposta. In base alla divisioni dei poteri, che regge la Costituzione repubblicana, il potere giudiziario e quello esecutivo corrono su binari paralleli. Codici alla mano, significa che il treno della giustizia, ormai lanciato alla sua massima velocità, deve obbligatoriamente arrivare fino in fondo. Se l’assunto è corretto, al ministro Clini non resta che impugnare davanti alla Consulta il conflitto di attribuzione, oppure, in subordine, far emanare dal Consiglio dei ministri un decreto legge che stabilisca, un po’ come accadde nel 2008 con le discariche campane nel pieno della catastrofe di monnezzopoli, che l’acciaieria è una fabbrica d’interesse nazionale, sottraendola così al codice ed eleggendola a una tutela extragiudiziale da economia di guerra. Scelte estremamente impegnative per chiunque, in particolar modo per un esecutivo di tecnici a sei mesi dal voto. Senza calcolare che tra Clini e la Todisco c’è un terzo incomodo: la Regione Puglia. Venerdì il ministro ha ricordato che i quattro anni impiegati per partorire l’Aia della Prestigiacomo (quella con 462 prescrizioni) fu frutto anche del defatigante gioco di interdizione delle amministrazioni pugliesi. Un avvertimento. Al quale l’assessore regionale al l’Ambiente, Lorenzo Nicastro, che è pure un ex magistrato, risponde in modo perentorio: «L’Aia un percorso concluso? Nient’affatto. A noi non interessa un provvedimento che spari a salve. Abbiamo bisogno di un’autorizzazione ambientale che sia esattamente sovrapponibile alle prescrizioni della magistratura, altrimenti sarebbe vulnerabile, praticamente inutile. Nessuno mette in discussione che la competenza amministrativa spetti al ministro, ma deve essere altrettanto chiaro che se non si terrà conto delle indicazioni dei periti e di quelle dei custodi i giudici disapplicheranno il provvedimento».
Chiara la scelta di campo della Regione Puglia. Le scelte chiave le hanno già fatte giudici e periti («guai se Clini pensasse di non accogliere le loro indicazioni» insiste l’assessore). Dunque non resta che renderle esecutive.
Una linea che è possibile ricavare anche da molti passaggi della sentenza del Gip Todisco, datata 26 settembre, confortata dal riesame, per capire che di margini di trattabilità davvero ne esistono pochissimi. Scrive il «Gip: «Il giudice del riesame ha ben specificato l’ordine delle priorità chiarendo come obiettivo primario del sequestro e dell’attività dei custodi l’eliminazione delle emissioni nocive e l’utilizzazione degli impianti solo a tali fini e non a fini produttivi, escludendo qualsiasi facoltà d’uso». Tesi confortata anche dal procuratore Sebastio. Che commenta: «Il mandato affidato ai custodi, che sono i nostri tecnici, è chiaro: far cessare l’inquinamento. Proprio in questi giorni si sta predisponendo lo stop dell’altoforno 1. Ovvio però che se emergessero fatti nuovi li prenderemo in considerazione. Non siamo folli. E aspettiamo che l’Aia sia approvata definitivamente per leggerla con attenzione».
Sebastio ci tiene a fare una precisazione di ordine giuridico-comportamentale. E spiega: «Il nostro percorso è e rimane diverso da quello dell’autorità amministrativa, con la quale non possiamo né trattare né sederci al tavolo di discussione». Come dire: che nessuno si aspetti il miracolo da un summit tra tutte le parti in causa. Il calvario dell’Ilva non è un film, dice con realismo il capo della procura tarantina. Ma nessuno può escludere che possa diventarlo.
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fonte ilsole24ore.com































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