FEMMINICIDIO IN ITALIA – Una donna uccisa ogni due giorni, 98 vittime nel 2012

Una donna uccisa ogni due giorni femminicidio, 98 vittime nel 2012

Una donna uccisa ogni due giorni
Femminicidio, 98 vittime nel 2012

I numeri arrivano da Telefono Rosa. Un’escalation di violenza che da maggio, dalla manifestazione a Montecitorio per denunciare il dramma, ha visto altre quarantatre vittime. Mussolini: “Contrastare attivamente il fenomeno”, Patti Pravo: “Imparare a difendersi”

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ROMA - Sono ben novantotto le donne vittime di violenza uccise da inizio anno in Italia, quasi una ogni due giorni. La novantottesima ha il volto della trentenne uccisa oggi a Padova 1 dal proprio compagno. I numeri, forniti da Telefono Rosa, mostrano un’escalation di violenza apparentemente inarrestabile.
Lo scorso maggio, quando le donne scesero in piazza Montecitorio per denunciare il dramma della violenza, erano 55 quelle che erano state uccise per lo più per mano di partner, mariti e padri possessivi. Chiedevano quale sarebbe stata la prossima vittima: da allora, ben altre 43 hanno perso la vita.

Mussolini: “Servono condanne esemplari”. Secondo la deputata Pdl Alessandra Mussolini, per fermare l’escalation di violenza sulle donne “servono condanne esemplari. Le leggi ci sono, ma se questi casi non solo non diminuiscono ma addirittura sono in costante aumento vuol dire che va fatto di più, significa che il sistema non funziona”.
“Il femminicidio “, ricorda la deputata commentando i dati, “è un omicidio di genere, commesso per scelta. E le donne spesso non denunciano o per problemi economici o per paura di non essere tutelate, nonostante le leggi ci siano, quando i loro aggressori tornano a piede libero. Temono vendette e hanno paura”. Per Mussolini, “il problema è l’assenza di condanne esemplari: tra attenuanti e patteggiamenti, questi assassini spesso si ritrovano ai domiciliari dopo appena qualche mese”.
“Per questo”, spiega Mussolini, “avevo pensato a una norma per eliminare patteggiamento e rito abbreviato per i reati commessi su donne e bambini. Tuttavia, si tratterebbe di una misura inconstituzionale. Io credo però – aggiunge – che sarebbe giusto pensare a una norma transitoria, quanto meno per contrastare attivamente il fenomeno. Ci ritroviamo troppo spesso davanti a condanne lievi, quasi come si trattasse di vicende di colore. E’ un approccio superficiale, mentre le donne hanno paura”.

Patti Pravo: “Imparare a difendersi”. “Contro la violenza che arriva dagli estranei bisogna difendersi con ogni mezzo, contro quella che matura in famiglia bisogna pretendere, e offrire, un rapporto paritario”. Patty Pravo commenta così i dati di Telefono Rosa, premettendo a tutto la sua “solidarietà a qualunque donna sia vittima di qualsiasi violenza”.
La sua personale ma pubblica ribellione contro il ruolo passivo, di vittima, nel rapporto con l’uomo, Patty Pravo l’ha iniziata nel 1968, quando incise La bambola, e oggi alle donne consiglia: “Alla violenza non si risponde con la violenza ma bisogna difendersi, bisogna volersi difendere e imparare a farlo. In tutti i modi possibili, anche imparando le arti marziali. Questo però vale quando si ha a che fare con un estraneo. In famiglia, con chi ti dovrebbe essere vicino, bisogna cominciare prima, da subito. Impostare il rapporto nel modo giusto”.

“Le donne non devono mai mettersi in una situazione di sottomissione, non subirla, non accettarla, nè imporla, perchè succede anche questo. La violenza in famiglia è trasversale a tutte le condizioni economiche, sociali, culturali, e si combatte pretendendo e offrendo parità, rispetto”, esorta Pravo che chiede poi alle istituzioni, alle associazioni di “affiancare alla capacità di ascolto sostegni concreti, legali, pratici, alle donne in difficoltà.
Non lasciandole sole su nessun fronte”.

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fonte repubblica.it

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